Chapter 12
L'inaugurazione delle Corse dei Tori a Madrid è assai più importante d'un cangiamento di Ministero; un mese prima n'è sparso l'annunzio in tutta la Spagna; da Cadice a Barcellona, da Bilbao ad Almeria, nei palazzi dei Grandi e nei tugurii dei poveri, si parla degli artisti e delle razze dei tori; si istituiscono corse di piacere fra le provincie e la Capitale; chi è corto a quattrini, fa dei risparmi per potersi procurare un bel posto nel Circo il giorno solenne; i padri e le madri promettono ai figliuoli studiosi che ce li condurranno; gli amanti lo promettono alle belle; i giornali assicurano che si avrà una buona _stagione_; i _toreros_ scritturati, che si vedon già per Madrid, son segnati a dito; corre voce che i tori sono già arrivati, c'è chi li ha visti, si briga per andarli a vedere; son tori dei pascoli del duca di Veragua, del marchese de la Merced, dell'eccellentissima signora vedova di Villaseca, stupendi, formidabili; s'apre l'ufficio per gli abbonamenti, accorrono in folla i dilettanti, i servitori delle famiglie nobili, i sensali, gli amici incaricati dagli assenti; il primo giorno l'Impresario ha incassato cinquantamila lire, il secondo, trenta, in una settimana cento mila; Frascuelo, il famoso _matador_, è arrivato; è arrivato il Cuco, è arrivato il Calderon; ci son tutti; ancora tre giorni! migliaia di persone non parlan d'altro, vi son signore che sognano il Circo, ministri che non han più il capo agli affari, vecchi dilettanti che non stan più nella pelle; operai, poveri che non fumano più il _cigarrito_ per aver quei pochi soldi il giorno dello spettacolo. Finalmente s'arriva alla vigilia: il sabato mattina, prima dell'alba, in una stanza a terreno della strada d'Alcalà, si cominciano a vendere i biglietti; v'è già una folla di gente prima che s'apra la porta; urlano, si pigiano, si picchiano; venti guardie civili colla rivoltella alla cintura duran fatica a ottener un po' di quiete; fino a notte è un via vai incessante. Spunta il giorno sospirato: lo spettacolo comincia alle tre; a mezzodì muove gente da tutte le parti verso il Circo; il Circo è all'estremità del borgo di Salamanca, al di là del Prado, fuori di porta Alcalà; tutte le strade che vi conducono, sono corse da una processione di popolo; nei dintorni dell'edifizio è un formicolaio; arrivano drappelli di soldati e di volontarii della libertà, preceduti dalle bande musicali; una turba d'acquaioli e d'aranciai empiono il cielo di grida; i rivenditori di biglietti corrono qua e là chiamati da cento voci; disgraziato chi non ha ancora il suo biglietto! pagherà il doppio, il triplo, il quadruplo! ma che importa? si pagò un biglietto anche cinquanta, anche ottanta lire! Si aspetta il Re, si dice che verrà pure la Regina; cominciano ad arrivare le carrozze dei pezzi grossi; il duca Fernan Nunez, il duca di Abrantes, il marchese de la Vega de Armijo, una folla di grandi di Spagna, le deesse dell'aristocrazia; i ministri, i generali, gli ambasciatori, tuttociò che v'è di bello, di splendido e di potente nella grande città. S'entra nel Circo per molte porte; prima d'entrare s'è già assordati.
Entrai: il Circo è immenso. Visto di fuori non presenta nulla di notevole, è un edifizio rotondo, basso, senza finestre, intonacato di giallo; ma all'entrare, si prova un senso vivissimo di meraviglia. È un Circo per un popolo, ci stanno diecimila spettatori, ci potrebbe armeggiare un reggimento di cavalleria. L'arena è circolare, vastissima, da contener dieci dei nostri circhi equestri, cinta da una barriera di legno, alta fin quasi al collo d'un uomo, munita dalla parte interna d'un piccolo rilievo, a pochi palmi da terra, sul quale mettono il piede i _toreros_ per saltar al di là, quando il toro gl'insegue. Dopo questa barriera, ve n'è un'altra più alta, perchè il toro salta sovente al di là della prima; fra questa e quella corre tutt'intorno all'arena una corsía, larga un po' più d'un metro, nella quale vanno e vengono i _toreros_ prima del combattimento, e stanno durante il combattimento i servitori del Circo, i falegnami pronti a riparare ai guasti che può fare il toro, le guardie, i venditori d'aranci, i dilettanti che godono dell'amicizia dell'Impresario, i pezzi grossi ai quali è concesso di fare un buco nel regolamento. Al di là della seconda barriera, s'alza una gradinata di pietra; al di là della gradinata i palchi; sotto i palchi corre una galleria occupata da tre giri di sedili. I palchi son grandi da capire ciascuno due o tre famiglie; il palco del Re è una gran sala; accanto al palco del Re, v'è quello del Municipio, dal quale il Sindaco, o qualcuno per lui, presiede allo spettacolo. V'è il palco dei Ministri, del Governatore, degli Ambasciatori; ogni famiglia nobile n'ha uno; i giovanotti _bontonisti_, come direbbe il Giusti, n'hanno uno in molti; ci son poi i palchi d'affitto, che costano un subisso. Tutti i posti delle gradinate son numerati; ciascuno ha il suo biglietto; l'entrata si fa senza il menomo disordine. Il Circo è diviso in due: la parte dove batte il sole, la parte all'ombra; in questa si paga di più; nell'altra va il basso popolo. L'arena ha quattro porte a intervalli quasi uguali fra loro: la porta per la quale entrano i _toreros_, quella per i tori, quella pei cavalli, quella per gli annunziatori dello spettacolo, sotto il palco del Re. Al di sopra della porta per la quale entrano i tori, s'alza una specie di terrazza, che si chiama il _toril_: fortunato chi ci può trovar posto! Su questa terrazza, sur un palchetto, stanno coloro che, a un cenno che si fa dal palco del Municipio, suonan la tromba e il tamburo per annunziare l'uscita del toro. In faccia al Toril, dalla parte opposta dell'Arena, sulla gradinata, c'è la banda musicale. Tutta la gradinata è divisa in scompartimenti, ognuno dei quali ha la sua porta d'entrata. Prima che cominci lo spettacolo, il popolo può entrar nell'Arena, e girare per tutti i recessi dell'edifizio; si va a vedere i cavalli, chiusi in un cortile, destinati la maggior parte, ahimè! a morire; si va a vedere i chiusi oscuri entro cui son serrati i tori, che si fan poi passare dall'uno all'altro, fino a un corridoio, dal quale si slancian nell'arena; si va a vedere l'Infermeria dove son trasportati i _toreros_ feriti; una volta c'era da veder pure una Cappella, nella quale celebravasi la messa durante il combattimento, e i _toreros_ andavano a pregare prima d'affrontare la belva; si va presso la porta principale d'entrata, dove sono esposte le _banderillas_ che saranno confitte nel collo ai tori, e dove si vede una folla di _toreros_ vecchi, quale storpio, quale senza un braccio, quale colle stampelle, e di _toreros_ giovani, che non sono ancora ammessi agli onori del Circo di Madrid; si compra un numero del giornale il _Buletin de los Toros_ che promette meraviglie per la _funcion_ del giorno; ci si fa dare dai custodi il programma dello spettacolo, e un fogliolino stampato, diviso in colonne, per notarvi i colpi di picca, le stoccate, le cadute, le ferite; si gira per gl'interminabili corridoi e le interminabili scale in mezzo a una folla che va e viene, sale e scende gridando e strepitando, da far tremar l'edifizio; e finalmente si ritorna al proprio posto.
Il Circo è pieno zeppo ed offre uno spettacolo del quale è impossibile, a chi non l'abbia visto, di formarsi un'immagine; è un mare di teste, di cappelli, di ventagli, di mani che s'agitano in aria; dalla parte dell'ombra, dove sono i signori, tutto nero; dalla parte del sole, dov'è il basso popolo, mille colori vivissimi di vestiti, di ombrellini, di ventagli di carta, un'immensa mascherata; non c'è più posto per un bambino; la folla è compatta come una falange, nessuno può uscire, si stenta a muovere le braccia. E non è un brulichío, uno strepito come negli altri teatri; è diverso; è un'agitazione, una vita affatto propria del Circo; tutti gridano, si chiamano, si salutano, con un'allegrezza frenetica; i bambini e le donne strillano, gli uomini più gravi folleggiano come giovinetti; i giovani, a gruppi di venti, di trenta insieme, vociando in cadenza, e battendo le canne sulle gradinate, annunziano al rappresentante del Municipio che è l'ora; nei palchi è un ribollimento da piccionaja di teatro diurno; al gridío assordante della folla si mescono gli urli d'un centinaio di rivenditori che gettano aranci da tutte le parti; suona la banda, i tori muggiscono, rumoreggia la folla accalcata di fuori; è uno spettacolo che dà le vertigini; prima che la lotta cominci, si è già stanchi, ebbri, smemorati.
All'improvviso s'alza un grido:--_El Rey!_--Il Re è arrivato; è arrivato in una carrozza tirata da quattro cavalli bianchi, montati da servitori vestiti del pittoresco costume andaluso; le vetriere che chiudono il palco reale s'aprono; il Re entra con un folto corteo di ministri, di generali, di maggiordomi. La Regina non c'è; si prevedeva: si sa che ha orrore di codesto spettacolo; oh! ma il Re non ci poteva mancare, c'è sempre venuto; si dice che ne va matto. È l'ora, si comincia. Mi ricorderò per tutta la vita del freddo che sentii nelle vene in quel punto.
Squilla la tromba: quattro guardie del Circo, a cavallo, con cappello e pennacchio alla Enrico IV, mantellina nera, giustacore, stivaloni, spada, entrano dalla porta che è sotto il palco del Re, e fanno a lento passo il giro dell'Arena; la gente sgombra, ognuno va al suo posto, l'Arena riman vuota. I quattro cavalieri si vanno a mettere a due a due dinanzi alla porta, ancora chiusa, che fa fronte al palco reale. I diecimila spettatori hanno l'occhio là, si fa un silenzio generale; di là deve uscir la _cuadrilla_, tutti i _toreros_, in gran gala, che vengono a presentarsi al Re e al popolo. La banda suona, la porta s'apre, s'ode uno scoppio immenso d'applausi, i _toreros_ si avanzano. Vengon primi i tre _espadas_, Frascuelo, Lagartijo, Cayetano, i tre famosi, vestiti del costume di Figaro nel _Barbiere di Siviglia_, di raso, di seta, di velluto ranciato, incarnato, azzurro, coperti di ricami, di frangie, di galloni, di filigrane, di lustrini, di ciondolini d'oro e d'argento, che nascondon quasi tutto il vestito; avvolti in ampie cappe gialle e rosse; con calze bianche, cintura di seta, un gruppo di treccie sulla nuca, un berretto di pelo. Vengon dopo i _banderilleros_ e i _capeadores_, uno stuolo, anch'essi coperti d'oro e d'argento; poi i _picadores_ a cavallo, a due a due, con una gran lancia nel pugno, un cappello grigio, basso, di grandissima tesa, una giacchettina ricamata, un paio di calzoni di pelle di bufalo gialla, imbottiti e guarniti al di dentro di lamine di ferro; poi i _chulos_, o servitori, vestiti dei loro panni di gala; e tutti insieme attraversano maestosamente l'Arena, dirigendosi verso il palco del Re. Nulla si può immaginare di più pittoresco di quello spettacolo: vi son tutti i colori d'un giardino, tutti gli splendori d'un corteo reale, tutta la gaiezza d'una frotta di maschere, tutta l'imponenza d'una schiera di guerrieri; a chiuder gli occhi, non si vede che un barbaglio d'oro e d'argento. E son uomini bellissimi, i _picadores_ alti e tarchiati come atleti; gli altri sottili, svelti, di forme scultorie, visi bruni, occhi grandi e fieri; figure di gladiatori antichi, vestite con uno sfarzo da principi asiatici.
Tutta la _cuadrilla_ si arresta dinanzi al palco del Re e saluta; l'Alcade fa cenno che si può cominciare; cade dal palco nell'Arena la chiave del _toril_ dove son chiusi i tori; una guardia del Circo la raccoglie e la rimette al custode che si va a piantare accanto alla porta, pronto ad aprire. Lo stuolo dei _toreros_ si scioglie, gli _espadas_ saltano al di là della barriera, i _capeadores_ si sparpagliano per l'Arena agitando le loro _capas_ rosse e gialle, dei _picadores_ alcuni si ritirano ad aspettare il loro turno, gli altri spronano il cavallo e vanno ad appostarsi a sinistra del _toril_, alla distanza di una ventina di passi l'un dall'altro, colle spalle volte alla barriera, e la lancia in resta. È un momento d'agitazione, d'ansietà inesprimibile; tutti gli sguardi son fissi alla porta dalla quale uscirà il toro; tutti i cuori battono; un silenzio profondo regna in tutto il Circo; non si sente che il muggito del toro che s'avanza di chiuso in chiuso, nell'oscurità della sua vasta prigione, quasi gridando:--Sangue! Sangue!--I cavalli tremano, i _picadores_ impallidiscono;--ancora un istante;--squilla la tromba, la porta si spalanca, un toro enorme si slancia nell'Arena; un grido formidabile, scoppiato a un punto da dieci mila petti, lo saluta. La strage comincia.
Ah! si ha un bell'avere la fibra forte: in quel momento si diventa bianchi come cadaveri!
Io non ricordo che in confuso ciò che seguì nei primi istanti; non so dove avessi la testa. Il toro si slanciò contro il primo _picador_, poi retrocedette, riprese la corsa, e si slanciò contro il secondo; seguì una lotta, non ricordo; di lì a un minuto il toro si slanciò contro il terzo; poi corse in mezzo all'Arena, si fermò e guardò. Guardai io pure e mi copersi il viso colle mani. Tutta la parte dell'Arena che il toro aveva percorso era rigata di sangue; il primo cavallo giaceva in terra, col ventre squarciato, colle viscere sparse; il secondo, col petto aperto da una larga ferita da cui sgorgava il sangue a fiotti, andava qua e là barcollando; il terzo, ch'era stato buttato a terra, si sforzava di rialzarsi; i _chulos_, accorsi in fretta, sollevavano da terra i _picadores_, toglievan la sella e le briglie al cavallo morto, cercavan di mettere in piedi il ferito; un urlìo d'inferno risuonava da tutte le parti del Circo. Così comincia per lo più lo spettacolo. I primi a ricever l'urto del toro sono i _picadores_; l'aspettano di piè fermo, e gli piantano la lancia tra capo e collo nell'atto ch'ei s'abbassa per dar la cornata al cavallo. La lancia, si noti, non ha che una piccola punta, che non può aprire una ferita profonda, e i _picadores_ debbono, facendo forza col braccio, tener il toro lontano, e salvare la cavalcatura. Ci vuol un colpo d'occhio sicuro, un braccio di bronzo e un cuore intrepido; non sempre ci riescono; anzi non ci riescono il più delle volte, e il toro pianta le corna nella pancia del cavallo, e il _picador_ cade a terra. Allora i _capeadores_ accorrono, e mentre il toro sbarazza le corna dalle viscere della sua vittima, gli agitano le _capas_ sugli occhi, lo distraggono, si fanno inseguire, e lasciano in salvo il cavaliere caduto, che i _chulos_ vanno a soccorrere, per rimetterlo in sella se il cavallo regge ancora, o portarlo all'infermeria, se si è sfracellata la testa.
Il toro, fermo in mezzo all'Arena, colle corna insanguinate, anelante, guardava intorno come per dire:--Ne avete assai?--Uno stuolo di _capeadores_ gli corse incontro, l'attorniò, e cominciarono a provocarlo, a aizzarlo, a farlo correre di qua e di là, scotendogli le cappe sugli occhi, facendogliele passare sulla testa, attirandolo e sfuggendolo con rapidissime giravolte, per tornare a provocarlo e a sfuggirlo daccapo; e il toro a dar dietro or all'uno ora all'altro, a inseguirli fino alla barriera, e là a picchiar cornate contro gli assiti, a scalpitare, a far capriole, a muggire, a riconfiggere le corna, passando, nel ventre dei cavalli morti, a far degli sforzi per saltare nella corsia, a correr l'Arena da tutte le parti. Intanto erano entrati altri _picadores_ per sostituire i due ai quali era stato ucciso il cavallo, e s'eran posti, lontani l'un dall'altro, dalla banda del _toril_, colla lancia in resta, aspettando che il toro assalisse. I _capeadores_ lo tirarono destramente da quel lato: il toro, visto il primo cavallo, gli si slanciò contro a capo basso. Ma questa volta il suo assalto andò fallito; la lancia del _picador_ gli si confisse nella spalla, e resistette; il toro s'ostinò, ponzò, fece impeto con tutta la sua mole; ma invano; il _picador_ tenne duro, il toro dette indietro, il cavallo fu salvo, e uno scoppio fragoroso d'applausi salutò il salvatore. L'altro _picador_ fu meno fortunato: il toro lo assalì, egli non riuscì a piantar la lancia, il corno formidabile penetrò nel ventre del cavallo colla rapidità d'una spada, si dibattè nella ferita, si ritrasse: gli intestini del povero animale caddero e rimasero sospesi dondolando come un sacco quasi fino a terra; il _picador_ rimase in sella. Qui si vide un'orrenda cosa. Invece di scendere, il _picador_, visto che la ferita non era mortale, diè una spronata e s'andò ad appostare da un'altra parte per aspettare un secondo assalto: il cavallo attraversò l'Arena con le viscere fuor, del corpo, che gli battevan nelle gambe e gl'intralciavano il passo; il toro l'inseguì per qualche momento, e si fermò. In quel punto s'udì uno squillo di tromba: era il segnale che i _picadores_ dovevano ritirarsi, s'aperse una porta, se n'andarono l'un dopo l'altro al galoppo; rimasero due cavalli morti, e qua e là guazzi e righe di sangue, che due _chulos_ copriron di terra.
Dopo i _picadores_ vengono i _banderilleros_. Pei profani è la parte dello spettacolo, perchè meno cruenta, più dilettevole. Le _banderillas_ sono frecciuole lunghe un due palmi, ornate di carta colorata, munite d'una punta metallica formata in modo che, una volta confitta nelle carni, non se ne può più staccare, e il toro agitandosi e scuotendola non fa che configgerla più addentro. Il _banderillero_ prende due di queste freccie, una per mano, e si va a piantar ritto una quindicina di passi davanti al toro, e alzando le braccia e gridando, lo provoca ad assalirlo. Il toro gli si slancia contro; il _banderillero_, alla sua volta, corre verso il toro; questi abbassa la testa per dargli le corna nel ventre, quegli gli pianta le _banderillas_ nel collo, una di qua e una di là, e con una rapidissima giravolta si salva. Se si china, se gli fallisce un piede, se esita un secondo, è infilato come un ranocchio. Il toro mugge, sbuffa, salta e si mette a inseguire i _capeadores_ con uno spaventoso furore; in un minuto tutti son saltati nella corsia, l'arena è sgombra, la belva col muso schiumante, cogli occhi sanguigni, col collo rigato di sangue, pesta la terra, si dibatte, percuote la barriera, domanda vendetta, vuol uccidere, ha bisogno di strage, nessuno s'attenta ad affrontarla, gli spettatori empiono l'aria di grida:--Avanti! coraggio! L'altro _banderillero_!--l'altro _banderillero_ si fa innanzi e pianta le sue freccie, poi un terzo, poi di nuovo il primo. Quel giorno gliene piantaron otto; la povera bestia, quando si sentì configger le ultime due, mandò un muggito lungo, straziante, orrendo, e slanciatosi dietro ad uno dei suoi nemici, lo inseguì sino alla barriera, spiccò un salto, e cascò con lui nella corsia; i dieci mila spettatori si levarono in piedi tutti in un punto, gridando:--Lo ha ucciso!--Ma il _banderillero_ s'era scansato. Il toro corse e ricorse avanti e indietro fra le due barriere, sotto una pioggia di bastonate e di pugni, sin che s'abbattè in una porta aperta, rientrò nell'arena, e la porta si richiuse. Allora tutti i _banderilleros_ e tutti i _capeadores_ gli si slanciarono di nuovo intorno; uno passandogli dietro, gli diè uno strappo alla coda, e disparve come un fulmine; un altro, trapassando rapidissimamente, gli avvolse la _capa_ intorno alle corna; un terzo spinse l'audacia sino ad andargli a togliere con una mano un piccolo nastro di seta che aveva attaccato sulla groppa; un quarto, più temerario di tutti, puntò un'asta in terra, mentre il toro correva, e spiccato un salto, gli passò al di sopra e andò a cascare dall'altra parte, buttando l'asta tra le gambe dell'animale stupefatto. E tutto questo facevano con una rapidità da prestigiatori e una grazia da ballerini, come se avessero scherzato con una pecora! E intanto la folla immensa faceva rimbombare il circo di risa, di applausi, di grida di gioia, di meraviglia, di terrore.