Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro
Part 33
[1141] Purg. I 71 segg. Cfr. _de Mon._ II 5: «Si aggiunga anche l'ineffabile sacrifizio del severissimo custode della libertà Marco Catone... _il quale_ per accender nel mondo l'amor di libertà, mostrò quanto valesse la libertà, quando preferì partirsi dalla vita libero, che rimaner in esso senza la libertà». A farne il balivo del Purgatorio fu poi condotto il Poeta certo anche dal Virgiliano: _His dantem iura Catonem_ (_Aen._ VIII 670), che consuona con questo luogo di Cicerone (_De fin._ IV 22, 61): «_Nos cum te, M. Cato, studiosissimum philosophiae, iustissimum virum, optimum iudicem, religiosissimum testem audiremus..._». Dal _de Fine bonorum_, Dante cita dopo due righe un luogo intorno ai Decii.
[1142] Conv. IV 28.
[1143] Purg. XXXI 103 segg.
[1144] ib. 111, VII 34 segg.
[1145] Purg. I 75.
[1146] Vedi a pag. 242.
[1147] _Aen._ VIII 670.
[1148] Par. XXXII 8 segg. Nè in Inf. IV 55 segg.
[1149] _Aen._ VI 640 sq.
[1150] Conv. III 12.
[1151] Prima dice: «lo studio che suole precedere la generazione dell'amistà».
[1152] Purg. XXII 73.
[1153] Conv. III 13.
[1154] Inf. I 86 seg.
[1155] Conv. I 2.
[1156] Conv. III 14.
[1157] Inf. II 54 segg.
[1158] Par. XXXI 102.
[1159] Conv. III 12.
[1160] ib.
[1161] ib. e 13 e _passim_.
[1162] Conv. III 15.
[1163] Conv. II 16. Filosofia, perchè accompagnata da amore. Vedi pag. seg.
[1164] Conv. II 13.
[1165] Conv. II 2.
[1166] Par. XXXIII 16 segg.
[1167] V. N. 10: «quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti i vizii e regina delle virtù».
[1168] V. N. 5, 29, 11, 21 (Sonetto v. 9 seg. cfr. v. 7), 26 (Sonetto v. 6).
[1169] V. N. 39.
[1170] V. N. [Sonetto XXV].
[1171] Purg. XXXI.
[1172] Conv. II 13.
[1173] Conv. III 15.
[1174] ib.
[1175] Conv. II 13.
[1176] Par. XVII 131.
[1177] Conv. I 7.
[1178] Conv. II 16.
[1179] V. N. 28.
[1180] Conv. I 3.
[1181] Conv. II 9.
[1182] Conv. Canzone «Voi che intendendo».
[1183] Epist. VII.
[1184] «Sulle orme del Veltro, Messina, 1897»: al qual libro, tutto acume e forza, rimando il lettore per ciò che si riferisce al Veltro.
[1185] Purg. XX 13 segg.
[1186] Mi pare verisimile che nel concepire le coppie Lia e Matelda, Beatrice e Rachele, Dante avesse nel pensiero l'essere, ognuna delle due mogli del Patriarca, con un'ancella; Rachele con Bala, l'_inveterata_, Lia con Zelfa, l'_os hians_. Io penso ai segni _«veteris» flammae_ che Dante conosce all'apparir di Beatrice (Purg. XXX 48); io penso alla bocca di Matelda che si apre al canto. Vedasi a pag. 445. Ne riparleremo. Ad ogni modo, qual trasformazione, sì di Bala e sì di Zelfa! E non voglio intendere che Dante imaginasse Beatrice (tutt'altro!) su Bala e Matelda su Zelfa, ma che cogliesse qualche cenno, qualche nota di simiglianza
[1187] Conv. III 12.
[1188] Vedi a pag. 445.
[1189] Si aggiunga che Dante dice d'essere stato _cieco_, allora. Purg. XXVI 58. Vedi a pag. 285 nota 1.
[1190] Cfr. a pag. 173 e cfr. Par. XIII 104.
[1191] Aggiungi in fine, che Gerione, sozza imagine di frode, è detto bestia malvagia come la lupa.
[1192] A pag. 119, nota 2, continua la nota così: Crudeltà è divisa in due maniere. L'una è forza e l'altra è bugia. Forza è come di leone, bugia è come di volpe (nel cod. è _simia_, nel francese è _gorpil_); l'una e l'altra è pessima cosa e inumana etc. Il _Moralium dogma_ è nell'ed. Romagnollana del Tesoro tradotto.
[1193] Aggiungi la cit. del Par. XIII 104.
[1194] A pag. 199 aggiungi le cit. riguardanti l'espressione «natura umana» da Par. VII 85, XIII 86. Cfr. pag. 307.
[1195] A pag. 236 e a pag. 242 aggiungere l'espressione di Virgilio a Catone: Minos me non lega. Purg. I, 77.
[1196] Si legga, per il concetto di Grazia che vien dalla Misercordia (vedi pag. 451) _Summa_ 1a 2ae 111, 3. Così, per l'operare e il cooperare. L'importantissima definizione della Grazia che agisce _per inspirationem_ flagrantissimae et luminosissimae _caritatis_, è in Aur. Aug. _de gratia Christi_ I 38.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (desio/desìo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.