Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro

Part 31

Chapter 314,108 wordsPublic domain

[287] In un mistico, Hugo de S. Victore (Op. Migne III 847), trovo, per esempio, tre _cinctoria_ che _nos stringunt et cohibent_: il ricordarsi della morte, il decoro della pudicizia, l'amor religioso. Di quest'ultimo si cingono, a dir vero, i cittadini angelici _insistentes charitati_. Ma il mistico dichiara (ib. 761, 762) che ne fu cinto Giovanni nell'Apocalissi e principalmente ne usò il Cristo, e che è contro la superbia.

[288] Vedi più avanti.

[289] Aug. _Op. Imp. contra Iul._ I 74.

[290] Par. XIII 39.

[291] I dieci peccati di Malebolge, a cui conduce Gerione, si trovano tutti nella tentazione del serpente.

[292] Trovo inutile arrecare testimonianze di questi concetti che ognun conosce, e di cui sono gremite le pagine dei padri e dei dottori. Tuttavia si veda, per un esempio, Aug. _Op. Imp. contra Iul._ VI 14.

[293] Vedi, p. es., Aug. _contra duas epist. Pel._ I 30.

[294] Aug. _de pecc. mer. et rem._ II 36.

[295] id. ib. 55. E altrove.

[296] _ad Rom._ 7, 23.

[297] _Summa_, _passim_: p. es. 1a 2ae 82, 4.

[298] Questo concetto è espresso nelle cornici superiori del purgatorio in cui gli esempi sono di mali peggiori procacciati da minori.

[299] Ambr. in Aug. _Op. imp. contra Iul. Pel._ I 71: «la carne, prima che infettata dal veleno del pestifero serpente, apprendesse quella sacrilega fame...» Già avvertii che la mala volontà (il veleno) fu prima, la fame (del pomo; figuratamente la concupiscenza) fu dopo. Per altro i padri e i dottori non sono d'accordo. A ogni modo senza la corruzione della concupiscenza, il peccato non avrebbe avuto luogo.

La soave Suor Agnese, sorella delle mie sorelle, che prega per me, diceva: La cintura? Quando l'abbiamo alla vita, il diavolo ha paura e sta lontano e non ci tenta. Guai se la lasciamo! Subito si avvicina.

Mi perdona il lettore questo ricordo?

[300] Inf. XI 25.

[301] Inutile recare testi. Tuttavia vedi _Summa_ 1a 48, 1, 1a 2ae 1, 1 etc. I violenti, per la mancanza d'intelletto, vengono a rassomigliare, come vedremo, più agli incontinenti che sono sopra loro, che agli altri maliziosi che sono più sotto.

[302] Inf. I 111. «Prima» unisco con invidia, come si dice primi parenti, e peccato primo, e principio del peccare etc. Ma poco monta anche non unirla.

[303] _Summa_ 1a 2ae 72, 2.

[304] _Summa_ 2a 2ae 118, 6.

[305] _Summa_ 2a 2ae 118, 1.

[306] _Summa_ 2a 2ae 118, 3.

[307] Purg. XX 10 seg.

[308] Purg. XVII 118.

[309] Inf. XII 47 e segg. XI 37 segg.

[310] Purg. XVII 126.

[311] Inf. I 41 segg.

[312] Inf. III 4 seg.

[313] Vedi per ciò Minerva Oscura. E ci torneremo anche qui.

[314] Inf. XIX 71.

[315] Purg. XX 93.

[316] Purg. XXXII 154.

[317] Purg. VI 104.

[318] Par. XXVII 121.

[319] Par. XV 3. Vedremo, che è di Aur. Aug. _de lib. arb_. III 48.

[320] Inf. XII 49.

[321] Par. XXX 139.

[322] Par. V 79. Cupido è usato anche in senso buono in Par. V 89.

[323] Par. XXVII 121 segg. Vedi più sopra.

[324] Par. V 79 segg. e Par. XXX 139 segg.

[325] Par. XVI segg.

[326] Purg. XVII 104 seg.

[327] ib. 97 seg.

[328] Purg. XVII 100 seg.

[329] _Summa_ 1a 2ae 26, 2.

[330] Purg. XIX 109.

[331] ib. 121 seg. 118 seg.

[332] Purg. XIX 121 segg.

[333] _Summa_ 2a 2ae 418, 5.

[334] _Summa_: _passim_ per es. 1a 2ae 73, 5.

[335] _Summa_ 1a 2ae 84, 2. Ed è concetto accolto da Dante che, come assomma le cause della perdizione nella cupidigia, così dice che principio del cadere fu la superbia (Par. XXIX 55).

[336] _Summa_ 2a 2ae 35, 2.

[337] Purg. XIV 148.

[338] Purg. XVII 118 segg. E cfr. XV 49 segg.

[339] Purg. XIV 145.

[340] Inf. XIII 70 segg.

[341] Vedi Minerva Oscura, e più avanti.

[342] Aur. Aug. _de lib. arb._ III, 48.

[343] Inf. I 88, II 119 seg.

[344] Inf. XVI 106.

[345] Conv. IV 26.

[346] Inf. I _passim_.

[347] Inf. I 100.

[348] Purg. XXXII 151 segg. XXXIII 43 segg.

[349] Vedi più sopra «Le tre fiere» III p. 122.

[350] Ep. VI 5 _nec advertitis dominantem cupidinem, quia caeci estis, venenoso susurro blandientem_.

[351] Par. XXX 13: La cieca cupidigia che v'_ammalia_. Ep. V 4: _Nec seducat illudens cupiditas, more Sirenum, nescio qua dulcedine vigiliam rationis mortificans._ De Mon. I 13: _hoc metu cupiditatis fieri oportet, de facili mentes hominum detorquentis_.

[352] _Summa_ 2a 2ae 180, 2.

[353] Conv. IV 22.

[354] Conv. IV 17.

[355] Conv. II 5.

[356] Purg. I 62.

[357] Inf. I 91.

[358] Inf. I 29.

[359] Inf. II 62 seg. Purg. XXX 136.

[360] Purg. XVI 47 seg.

[361] ib. 107 seg.

[362] Purg. IV 114.

[363] Conv. IV 17.

[364] Vedi più su «La selva oscura» VII.

[365] Concetto Aristotelico. Vedi _Summa_ 2a 2ae 50, 2; 58, 6.

[366] Purg. XVI 106 segg.

[367] Par. XXX 137.

[368] Purg. XVI 91.

[369] _Summa_ 1a 2ae 102, 6.

[370] De Mon. I 13: _iustitiae maxime contrariatur cupiditas_.

[371] ib. _remota cupiditate omnino, nihil iustitiae restat adversum_.

[372] ib. _Cupiditas... quaerit aliena._

[373] De Mon. ib.

[374] ib. Si tenga presente quel capitolo. Vedi poi Conv. IV, 5.

[375] De Mon. I 15. Vedi _Summa_ 1a 1, 6; 3a 59, 3.

[376] Vedi i moltissimi esempi in Blanc. Anche Dio è chiamato virtù (Par. XXVI 84 e Conv. III 7).

[377] De Mon. I 14.

[378] Purg. XX 13 segg.

[379] Conv. IV 4 e 5.

[380] Inf. I 91.

[381] ib. 114.

[382] _Summa_ 1a 2ae 82, 4. Il peccato originale _non recipit plus et minus, ut mors et tenebra_.

[383] Devo molto, per questo studio e per altro, all'acuto ed elegante ingegno di Raffaello Fornaciari, il quale è pur debitore, come esso afferma, a Luigi Bennassuti, uomo che nel miro gurge dantesco vide assai chiaro. Non noterò qua e là dove mi allontano dall'uno e dall'altro; rimando il lettore a tutto quel mirabile studio del Fornaciari, compreso negli «Studi su Dante, Milano 1883» sotto il titolo «La Ruina di Dante» (p. 31-45).

[384] Inf. V 34 segg.

[385] Inf. XII 28 segg.

[386] ib. 1 segg.

[387] ib. 31 segg.

[388] Inf. XXI 107 segg.

[389] Inf. XXIII 144. Giova ricordare che Giamboni, attraverso il francese di Brunetto, traduce in «bugia» la _fraus_ di Cicerone.

[390] Inf. XXXIII 133 segg.

[391] Inf. XI 57 segg.

[392] Aur. Aug. _de civ._ D. XIV II Cfr. Inf. I III, Par. IX 129.

[393] Inf. XII 1 seg. 10, 28 seg.

[394] Inf. XXIII 137 seg. XXIV 27 segg.

[395] Inf. XXIV 35 segg.

[396] Inf. V 20.

[397] «Esalò lo spirito... e la terra si mosse e le pietre si spaccarono e i sepolcri si aprirono, e molti corpi di santi che s'erano addormiti, sorsero. E uscendo dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, vennero nella santa città, e apparirono a molti». Matth. XXVII.

[398] Inf. V 34 segg.

[399] Inf. XXIII 55. Il divieto o l'impossibilità è implicito in queste parole, che riguardano i diavoli e a più forte ragione i dannati:

Chè l'alta providenza che lor volle porre ministri della fossa quinta, poder di partirs'indi a tutti tolle.

[400] Inf. XXXIV 76 segg.

[401] Inf. XXXIV 70 segg.

[402] Inf. XXIII 37 segg.

[403] Inf. XII 11 seg. 32 seg.

[404] Inf. V 19 seg.

[405] Inf. XIV 94. Per questo capitolo devo molto al mio carissimo Cosimo Bertacchi e al suo eloquente opuscolo «Il gran veglio del monte Ida, Torino, 1877». Da questo acutissimo geografo, di sopra e sotto terra, gli studi danteschi hanno molto avuto e più aspettano.

[406] Par. XXI 25 seg.

[407] Purg. XXVIII 139 segg.

[408] Par. VI 2.

[409] _Summa_ 1a 2ae 85, 3. Donde sia tratto il luogo di Beda, _non occurrit_.

[410] Inf. XVI 92 segg.

[411] Inf. VII 101 segg.

[412] Inf. XII 46 segg.

[413] Inf. XIV 130 segg.

[414] Inf. XVI 92.

[415] _Summa_ la 2ae 82, 2. Il peccato originale si pone anche al numero plurale, «o perchè in esso virtualmente preesistono tutti i peccati attuali, come in un cotal principio; ond'è molteplice in potenza; o perchè nel peccato del primo parente, che si trasmette per l'origine, furono più deformità, come a dire, della superbia, della disobbedienza, della gola, e altrettali; o perchè molte parti dell'anima sono infettate mediante il peccato originale».

[416] Inf. XIV 87.

[417] _Summa_ 1a 2ae 85, 3. E vedi, oltre le opere ivi richiamate di Aur. Aug., anche quella, che Dante è quasi certo che conoscesse direttamente: _De libero arbitrio_ III 19.

[418] Aur. Aug. _de lib. arb._ III 57.

[419] Inf. III 14.

[420] Inf. IV 46 segg.

[421] Inf. I 5.

[422] Purg. II 65.

[423] Inf. I 21, Purg. I 44.

[424] Purg. XXIII 121 seg.

[425] Inf. I 21.

[426] Inf. II 5.

[427] Inf. IV 19 segg. 43 segg.

[428] Inf. VII 101 e segg.

[429] Dante sapeva da Servio (Aen. VI, 134, 94) che _Styx moerorem significat... a tristitia Styx dicta est._ Sapeva da lui che lo Stige è la continuazione dell'Acheronte, chè trovava al 297 che l'Acheronte getta la sua arena in Cocito, _scilicet per Stygem_. Sapeva anche il perchè della polionimia dell'unico fiume, chè trovava al 295 _qui caret gaudio_ (Acheronte è interpretato _caret gaudio_), _sine dubio tristis est_. Sapeva, che Cocito è _luctus_ (297 e 132), _qui procreatur e morte_. Sapeva, oltre che da Virgilio che ha al 550, _rapidus flammis... torrentibus amnis_, sapeva da Servio che il poeta _per Phlegethonta_ (c'è anche la ragione della forma _Flegetonta_) ignem _significat_.

[430] Inf. III 15, 20.

[431] Inf. V 142.

[432] Inf. VI 58.

[433] Inf. V 116 seg.

[434] Inf. VII 19, 36.

[435] ib. 36, 52 segg. 55, 67 segg.

[436] ib. 97.

[437] Inf. VIII 31 segg.

[438] _Summa_ 1a 2ae 85, 2.

[439] Conv. IV 17.

[440] ib.

[441] Inf. VIII 46.

[442] Purg. II 126.

[443] Purg. XXVIII 72.

[444] Purg. VI 49.

[445] Inf. XVI 74.

[446] Inf. XXI 85.

[447] _De off._ I, 19, 63.

[448] _Eth._ III 7; _Summa_ 1a 2ae 45, 4.

[449] ib. Art. 44.

[450] Inf. VIII 31 segg.

[451] Inf. VIII 40.

[452] Inf. VIII 62 seg.

[453] B. da Buti: «E dice l'autore che li altri spiriti gridavano contra costui, e concordavano a gittarli del loto, et attuffarlo, e sommergerlo nel palude». Dante non ci narra come poi l'attuffassero: più non ne narra. E lascia la narrazione appunto quando il tuffo non era ancor dato. Lo «strazio» è per me «la baia». L'Ottimo pare intenda così. «Discrive l'autore come fu contento dello strazio, che fu fatto di quello spirito, e ivi palesò il nome suo». Ivi, cioè nelle grida: e lo strazio era dunque di grida.

[454] _Summa_ 1a 2ae 45, 4.

[455] ib. 46, 1.

[456] ib. 45, 4.

[457] Num. XIV: _Cumque clamaret omnis multitudo_ etc.

[458] Aen. V 659 segg.

[459] Purg. XVIII 133 segg.

[460] _Summa_ 2a 2ae 138, 3.

[461] Summa 1a 2ae 46, I.

[462] Inf. VII, III segg.

[463] Hugo de S. Vict. _All. in N. T. II,_ 5 _«Acedia igitur animae dolorem facit, avaritia laborem, quia illa per tristitiam afficit, ista per varia desideria scindens in laboriosos conatus extendit»._ Altro da lui ha preso Dante, e anche, forse, la doppia manifestazione dell'accidia che è definita «tedio dell'anima... quando ella, perduto il suo bene, rimane solitaria e abbandonata e si muta _sibi ipsi_ (in sè medesima) in amaritudine e dolore». Dolore è quello dei tristi, amaritudine, quella dei rissosi. Non pare? E ciò non esclude l'equazione filosofica di accidia uguale a difetto di fortezza

[464] Inf. VIII 121.

[465] Inf. IX 32 seg.

[466] Inf. VIII 37 seg.

[467] ib. 88, 83.

[468] Inf. IX 88.

[469] Per limitarci, cfr. Inf. XI 74, Purg. XX 96, Inf. III 122.

[470] Per esempio, Inf. XIV 16: «O vendetta di Dio!»

[471] Purg. XVII 68 seg.

[472] Per esempio, _Summa_ 1a 2ae 23, 3: _Ira est quaedam passio animae._

[473] _Summa_ 1a 2ae 24, 2.

[474] ib. _Stoici dixerunt, omnes passiones esse malas: Peripatetici vero dixerunt, passiones moderatas esse bonas. Quae quidem differentia, licet magna videatur secundum vocem, tamen secundum rem vel nulla est, vel parva, si quis utrorumque intentiones consideret._

[475] _Magn. Mor._ I 7, 3.

[476] Per esempio, _Summa_ 1a 2ae 77, 2; 78, 4; 2a 2ae 53, 6; 156, 4 etc.

[477] Cic. Tusc. IV 19, 43. Qui Cicerone, giocando sulle parole, come egli riprova l'opinione degli Aristotelici, quest'ira la chiama _iracundia_, che è veramente vizio.

[478] _Summa_ 2a 2ae 158, 1.

[479] ib. 2.

[480] _Summa_ 2a 2ae 123, 2.

[481] ib. 12.

[482] Inf. VIII 106 segg.

[483] _Summa_ 2a 2ae 123, 9: _Philosophus dicit... quod fortis est bonae spei._

[484] Inf. VIII 58 segg.

[485] Il lettore tenga poi presente ciò che intorno all'Argenti scrissi nella Minerva oscura. Dante s'è qui ispirato al Palinuro Virgiliano che _iniussus_ (Aen. VI 375) vorrebbe passar lo Stige. Così l'Argenti; _iniussus_, perchè, analogamente agl'ignavi, _giustizia_ lo sdegna.

[486] Inf. III 58 seg.

[487] Inf. VII 55.

[488] Inf. VII 61 segg. 83, 86.

[489] Conv. IV 11.

[490] Inf. VIII 128 segg.

[491] Inf. IX 7 segg.

[492] Inf. IX 27.

[493] ib. 33.

[494] _Eth._ III 8. _Magn. Mor._ I 20; _Mor. Eud._ III 1.

[495] _Summa_ 2a 2ae 123, 1.

[496] Inf. VIII 66 seg.

[497] Inf. IX 22 segg.

[498] Conv. IV 20.

[499] _Eth._ VII, 1.

[500] Inf. IV 42 cfr. Purg. III 41 seg. VII 26.

[501] Purg. VII 28.

[502] Inf. IX 85 segg.

[503] Inf. IV 122.

[504] _De Mon._ II 3.

[505] Inf. II 13 segg.

[506] Conv. IV 26.

[507] Conv. IV 17.

[508] De Mon. II 3.

[509] Inf. I 73.

[510] Inf. II 20.

[511] Purg. VII 34 segg.

[512] Inf. IV 108 segg.

[513] Purg. I 88. Ingegnosissimi sono gl'interpreti nello spiegare quel «di là», come sottilissimi nel dichiarare il fatto della selva «che non lasciò giammai persona viva», eccetto Dante, naturalmente, che sarebbe di tutti i peccatori d'ogni tempo l'unico a salvarsi! E sì che i balzi del purgatorio sono pure affollati! E sì che la candida rosa è pur gremita! Ma il sottile e — non l'ingegnoso, ma il sofistico — son io.

[514] Conv. IV 26.

[515] Aen. VI 636, 408.

[516] ib. 635 sq.

[517] ib. 424.

[518] ib. 406 segg.

[519] Inf. IX 44, X 80.

[520] Serv. _ad Aen._ VI 136. Ed è a foggia d'ypsilon e di bivio: di che riparlerò. Cfr. pag. 3 n. 1.

[521] _Aen._ VI 395 sqq.

[522] Inf. IX 91 segg.

[523] _Aen._ VI 376. Serv. _ad_ VI 409. È richiamato il verso 146.

[524] _Aen._ VI 373, 376.

[525] Purg. VI 72.

[526] Aen. VI 146 sq.

[527] Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, autore di questa massimamente felice interpretazione.

[528] Inf. IX 105 seg.

[529] Inf. X 13.

[530] ib. 100.

[531] ib. 15.

[532] Inf. X 14.

[533] Inf. XI 46.

[534] Inf. VI 79 segg.

[535] Inf. X 18, 43, 94, 109.

[536] ib. 73.

[537] Inf. II 44.

[538] Inf. IV 94 segg.

[539] Inf. X 79 segg.

[540] ib. 59.

[541] ib. 127 segg.

[542] Inf. XII 32 seg.

[543] Inf. XII 46 seg.

[544] ib. 48.

[545] _Eth._ VII, 5, 3 e 7

[546] _Magn. Mor._ II 7, 33.

[547] Per es. _Summa_ 2a 2ae 159, 2. E vedremo in Seneca.

[548] _Summa_ 2a 2ae 159, 2.

[549] Seneca, _de ira_ II 5: dove è _haec non est ira, feritas est_, e l'altro esempio di Voleso che, passeggiando tra i cadaveri de' suoi giustiziati, esclamò: o _rem regiam!_

[550] Inf. XII 103.

[551] Inf. XIV 130 seg.

[552] Inf. XIII 70 segg.

[553] ib. 105.

[554] ib. 151.

[555] Inf. XIV 5 seg.

[556] ib. 16 segg.

[557] Inf. XIV 63 segg.

[558] Inf. XV 78, 68.

[559] Inf. XVI 73 seg.

[560] Inf. XVII 40.

[561] Inf. XII 33.

[562] _De Mon._ I 13.

[563] Inf. XI 47, 51.

[564] ib. 45.

[565] _Eth._ VII, 6, 9.

[566] Vedi in «La selva oscura» p. 26. Inf. XI 47, 51.

[567] Inf. XIV 64, XXV 14.

[568] Vedi a pag. 160.

[569] Vedi per es. _Summa_ 1a 2ae 84, 1: donde si raccoglie che superbia si dice in tre modi; peccato speciale, cioè amore inordinato della propria eccellenza; peccato generale, cioè attuale disprezzo di Dio in quanto uno non si sommette al suo precetto; inclinazione a questo disprezzo per la umana colpa. E il dottore osserva che la superbia è inizio d'ogni peccato, in quanto è peccato non solo generale, ma speciale.

[570] Inf. XI 45.

[571] Inf. XVI 44 seg.

[572] Inf. IX 132.

[573] Inf. XVII 28 segg. Nel limbo, Dante non dice se entrò piegando a destra o a sinistra. Tuttavia la sua non fu la solita via; quindi forse fu la destra. E certo esso lascia la selva degli spiriti per andare al nobile castello, e poi torna, per scendere nel secondo cinghio, nell'aura che trema (IV 150, 27) e nella tenebra (151, 25). Non ha forse voluto dire che il castello era a destra, fuor della direzione solita del suo cammino, che prima interruppe e poi riprese? del suo cammino che fu «pur a sinistra, (XIV 126)»? Al mio valentissimo collega L. A. Michelangeli molto esperto di siffatta materia, il problema. Certo per me, e non per lui, «pur a sinistra» significa «solo a sinistra», chè, le volte che mossero a destra Virgilio e Dante, deviarono alcun poco per riprendere la solita direzione subito dopo. Quanto al cimitero, esso in certo modo non conta, come vedremo.

[574] _Ev. sec. Matth._ XXV 33; _Zach._ 14, 5; _Apoc._ 20, 11-13; _Rom._ 14, 10; _Ez._ 34, 17.

[575] Serv. _ad Aen._ VI 136; cfr. p. 3 n. 1.

[576] Per es. Aur. Aug. _De symbolo_ I 16.

[577] Id. ib.

[578] Per es. Aur. Aug. _Serm. ad cat._ II 7, Hugo de S. Vict. _In epist. ad Eph. Q. VII._ Ev. sec. Ioan. V.

[579] Inf. X 79 segg. 83 seg.

[580] Inf. IX 125 segg. X 10 segg. 15, 78, 100 segg.

[581] Inf. XIX 10 segg.

[582] Inf. XI 52, 25. Per es. il Tommaseo spiega: «Intendi, o che la frode è tal vizio che le coscienze più dure n'hanno rimorso, o che Virgilio voglia rimproverare i contemporanei di Dante come i più macchiati di frode».

[583] Inf. XIV 21 segg.

[584] Rich. de S. Victore, _De erud. hom. inter._ 39: _Ille ergo deambulet, quem conscientiae stimulus undique exagitat_.

[585] Inf. XV 108, XVI 29 seg.

[586] Inf. V 100 segg., XVI 45.

[587] Inf. XV 85, XVI 15.

[588] Inf. XVIII 46 segg.

[589] ib. 118 segg.

[590] Inf. XIX 119.

[591] Inf. XXII 31 segg.

[592] Inf. XXIII 103 segg.

[593] ib. 109.

[594] ib. 112 segg.

[595] Inf. XXIV 122 segg.

[596] ib. 130 segg.

[597] Inf. XXV 22 segg. Di ciò, vedi la Minerva Oscura, e più avanti.

[598] Inf. XXVI 83 seg. XXIV 127.

[599] Inf. XXV 147 segg.

[600] Inf. XXVII 61 segg. 66 e segg.

[601] Inf. XXVIII _passim_.

[602] Inf. XXIX 18.

[603] Inf. XXIX e XXX _passim_.

[604] Inf. XXX 133 segg.

[605] ib. 133 segg.

[606] Inf. XX 27 segg.

[607] Inf. XVIII 121 segg.

[608] ib. 85 segg. 127 segg.

[609] Inf. XX 19 segg.

[610] Inf. XXXII 37.

[611] ib. 53 seg.

[612] ib. 74 segg.

[613] Inf. XXXI 101.

[614] ib. 49 segg.

[615] Inf. XXXI 92, 119 seg.

[616] ib. 96, 115 segg.

[617] Inf. XXXII 94.

[618] Inf. XXXI 67 segg. 71 seg.

[619] Inf. XXXII 137.

[620] Inf. X 32, 65.

[621] Purg. III 45.

[622] Inf. XXXI 55 seg.

[623] Inf. XI 25, 52 segg.

[624] Inf. XXIII 116 seg.

[625] Inf. XXXII 133. Per il conte Ugolino, rimando alla «Minerva oscura». Non posso che confermare quanto di lui ho scritto. Posso aggiungere che la parola «bestial segno» riconduce alla bestialità che Aristotele ha tanto di mira, dei cannibali: la quale bestialità di Ugolino è poi attestata da un'antica cronaca edita dal Villari (I primi due secoli della storia di Firenze p. 251) e già a me indicata dal Torraca: Rass. Bibl. d. lett. it. III 250 sg.

[626] Inf. XXXIII 85 seg.

[627] Inf. XX 25.

[628] Vedi più su a pag. 30.

[629] Infatti l'an. fior. comenta: «Et ancora si può qui moralizzare questo loro andare piccino ch'è per opposito del trascorrere ch'egliono feciono collo intelletto in giudicare _le cose di lungi et lontane_, et in questo modo perderono et non seppono _le presenti_».

[630] Inf. XX 99.

[631] Inf. XX 114.

[632] Vedi più su a pag. 41. La prudenza è significata dal «carbonchio che allumina la notte». Brunetto, Tesoro, Vol. III prologo.

[633] _De civ. D._ XIX 26.

[634] _Contra Faustum_ XXII 92.

[635] _De civ. D._ XXII 24, 3.

[636] _De lib. arb._ III, 19, 53. Continua dicendo: «E quando ci si cominciano a manifestare i precetti di giustizia (dalla prudenza ci si manifestano), e vogliamo eseguirli e non possiamo, perchè ci si oppone non so quale necessità della concupiscenza carnale». È la lonza, invero, che prima si attraversa a Dante nel cammino della giustizia.

[637] Purg. XXVI 58: Quinci su vo per non esser più cieco. Si ricordi «cechità di discrezione» in Conv. I 11, dove la discrezione è detta «occhio» della parte razionale, sì che alcun può essere «cieco del lume della discrezione».

[638] _De civ. D._ XXII 24.

[639] Inf. XV 49 segg.

Lassù di sopra in la vita serena, rispos'io lui, mi smarrì 'n una valle, avanti che l'età mia fosse piena.

Pur (_sol_) ier mattina le volsi le spalle: questi m'apparve, tornand'io in quella...

[640] _De mus._ VI 15, 50: _anima... debellans atque interficiens... cum in hoc itinere proficit._

[641] ib. 11, 33.

[642] Non è inutile osservare che qui è una «bestialità» in contrasto con la giustizia.

[643] ib. 16, 51. Cfr. 13, 37.

[644] Sulla pace di chi serve a Dio, la quale si ottiene dopo la guerra contro i vizi, vedi, tra altro moltissimo, _de civ. D._ XIX 27.

[645] Hugo de S. V. Vol. II Miscellanea II 14. _Diabolus_ vi è interpretato (come però da altri sovente) _deorsum fluens_; e Dante dice «dal ciel piovuti».

[646] Inf. XXXIV 28 seg.

[647] ib. 90.

[648] Inf. V 21.

[649] Inf. VI 25. L'idea di gettar terra nella gola di Cerbero è, mi pare, tratta dal comento di Servio (Aen. VI 395): «Cerbero è la terra, cioè, consumatrice di tutti i corpi... Onde si legge _Ossa super recubans_; chè la terra consuma presto le ossa». Alla terra, terra. Polvere sei e polvere tornerai.

[650] Inf. VII 8 segg.

[651] Inf. VIII 19 segg.

[652] Inf. XII 16 segg.

[653] ib. 83 segg.

[654] Inf. XVI 106 segg.

[655] Inf. XVII 40 segg.

[656] _De mus._ VI 16, 51.

[657] ib. II, 32 e 33.

[658] Inf. XXV 26 segg.

[659] Inf. XII 84.

[660] Inf. XXV 22 segg.

[661] Inf. XXXI 56 seg.

[662] Purg. V 112 segg.

[663] Inf. III 5. E vedi a pag. 177, nota 2.

[664] Inf. XXIII 16.

[665] Inf. V 4, VI 28, 14, 13, 22, VII 8.

[666] Inf. V 40, 46, 82, VI 19, VII 43, VIII 42.

[667] Purg. XXVI 84. Pasife che si imbestiò, è come il segnacolo, come di questi, così di tutti.

[668] Aen. VI 620.

[669] Vedi più su a pag. 268, nota 2.

[670] Inf. III 124 segg.

[671] Aen. VI 289. Da notare che non solo da questo libro, ma da questo verso ha certo Dante derivato molto: «Gorgoni, Arpie e il fantasma tricorpore» che in Servio trovava interpretato per Erilo o Gerione.

[672] Qui Dante trovava la conferma del concetto Agostiniano. Del resto i mostri di Virgilio sono concepiti a quel modo.

[673] Aen. VI 605.

[674] Aen. III 252.

[675] Aen. VI 257.

[676] Aen. III 209.

[677] Phars. VI 733.

[678] Aen. VI 286.

[679] Ecl. VI 77.

[680] Inf. XIII 128, 116, 127.

[681] Inf. XVII 10 segg. Dante lo leggeva nel _Moralium dogma_, questo verso.

[682] Inf. XIII 13.

[683] Domenico Tumiati, gentile poeta e genialissimo critico d'arte, mi assicura che in miniature antiche il serpente che tentò Eva, è figurato con testa giovanile. E così ho veduto anch'io, sebbene in «legni» non così antichi.

[684] Vol. II _De Sacr._ Libri I pars septima, 2.

[685] Rich. de S. Victore _de erud. hominis interioris_, 10. Mentre il lettore può già vedere da questo luogo che invidia è frode, pur deve sapere cosa che sembra far contro a ciò che io affermo, che la frode è pur figurata nella lupa. Chè il mistico dice che il pardo (lonza? leopardo? pantera?) raffigura la frode degli ipocriti per quel suo essere «in tutto il corpo spruzzato di certe macchie». Certo, coi bestiarii si può provare quello che si vuole; ma non bisogna fissarsi su una sola notizia.

[686] Aur. Aug. _De civ. D._ XIV 11, 2. Hugo de S. Victore, l. c.

[687] Hugo de S. Victore, l. c. 6: _nimius vero appetitus habendi vel possidendi avaritia_. L'avarizia nel peccato di Venedico è accennata nel verso Inf. XVIII 63: «avaro seno».

[688] D. Bern. _In ann. B. Virg._ Sermo I.

[689] Aen. VI 286, 289.

[690] Che quell'ombra tricorpore fosse Gerione, Dante o sapeva da Servio o supponeva da sè, comparando il 202 dell'VIII, dove è Gerione tergemino, come, poco lontano, al 293, sono i centauri bimembri e, al 194 e 297, Caco semihomo e semifero.

[691] Inf. IX 98 e XXVI 108, XXXI 123, oltre che in XXV 32.

[692] Inf. XXXIII 121 segg.

[693] Vedi Minerva oscura.

[694] _Summa_ 1a 37, 1.