Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro
Part 30
I. Il Letè e l'Acheronte sono misticamente lo stesso fiume, e il Letè è la fonte di vita e di misericordia, e così la fonte del Veglio è vita ai vivi e morte ai morti. E che cosa è il foro nella pietra? che cosa le rovine? Dante contempla nell'inferno. L'_altro viaggio_ è la vita contemplativa. — II. Il purgatorio si riscontra con l'inferno nella divisione di tenebra, carne e veleno, e non in quella di incontinenza, bestialità e frode, sì nell'altra di incontinenza, di concupiscibile e d'irascibile, e malizia. — III. Sette sono i peccati dell'inferno come sette quelli del purgatorio, e sembrano proporzionalmente gli stessi, come è certo di tre. Ed è probabile anche degli altri, ritenendo che i peccati sono nominati dai loro _capi_, che sono unici in quattro e duplici in tre di essi. — IV. I puniti nel fango sono rei d'accidia, infermità equivalendo ad accidia, e assomigliando essi ai correnti nel vestibolo; e i puniti nelle arche sono pur rei d'accidia; in acquistare quelli, in vedere questi. Somiglianze tra antinferno, antidite, antipurgatorio. — V. La bestialità è ira, come si prova con l'esame di molti passi di Seneca, che chiama ira la bestialità, quale è in Dante. Egli chiama pur ira quella che Dante chiama incontinenza d'ira. Ma in questo secondo punto Dante discorda da lui, essendo d'accordo con Aristotele e S. Tommaso e S. Gregorio. — VI. Dante chiama e dichiara la bestialità come ira. Sostrato comune ai peccatori del terzo girone del primo cerchietto. — VII. Ira è di codesti bestiali, perchè si ritengono spregiati e si mostrano indignati e sono puniti col fuoco. Analogia tra le pene dell'invidia nel purgatorio e della frode nell'inferno e della superbia là, e del tradimento qua. È detto superbo un reo d'ira e un altro d'invidia, per mostrare che l'_aversio_ domina in tutti e tre i peccati di malizia; l'_aversio_ che nella ghiaccia è _apostasia_ speciale, oltre che _apostasia_ generale, come è invidia in Malebolge, Giuda e Caifas. — VIII. Somiglianza della definizione d'invidia e superbia, e di quella di frode e tradimento. Somiglianza tra invidi e superbi; tra frodolenti e traditori. I _ritrosi passi_. Gli esempi di superbia e d'invidia e d'ira punite nel purgatorio. — IX. La fede uccisa dai traditori o apostati o superbi. Le bestemmia di fatto. Le quattro circuizioni della ghiaccia. La vergogna e l'orror per la fama nella frode e nel tradimento. — X. Perchè nelle cornici del purgatorio non sono traditori e frodolenti? Le sette beatitudini. I sette doni. La Vergine sposa dello Spirito e gli esempi di Maria. I doni sono inversi alle beatitudini. Divergenza da S. Tommaso. Il dono della _scienza_ è certo nella cornice dell'ira, dove è la beatitudine dei pacifici; il _consiglio_ nella cornice dell'avarizia, con la beatitudine dei sizienti; l'_intelletto_ nella cornice della gola, con la beatitudine degli esurienti; in quella della accidia la _fortezza_, con la beatitudine dei piangenti; la _pietà_ in quella dell'invidia, con la beatitudine dei misericordi; il _timore_ in quella della superbia, con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XI. E nel paradiso vi è il dono della sapienza e della scienza nella spera della Luna e di Mercurio; e poi di nuovo più perfettamente quello della sapienza con la beatitudine dei mundicordi che vedranno Dio, nella spera di Venere; e quello dello intelletto con la beatitudine degli esurienti, nella spera del Sole; e quello del consiglio con la beatitudine dei sizienti, nella spera di Marte; e quello della fortezza (per la giustizia) con la beatitudine dei piangenti (che saranno consolati), nel cielo di Giove; e quello della scienza con la beatitudine dei pacifici, nel cielo di Saturno; e nelle stelle fisse quello della pietà con la beatitudine dei misericordi; e nel primo mobile il dono del timore con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XII. Vi sono forse i doni anche per il viaggio dell'inferno, specialmente nell'introduzione a esso viaggio, cioè nel colloquio tra Dante e Virgilio. Quali sono le fiamme dello incendio che non assale Beatrice? Se Virgilio e gli spiriti magni e i parvoli innocenti saranno, secondo Dante, mai salvi. I doni dello Spirito qua e là nella via per lo inferno. — XIII. La paganità dell'inferno. Somiglianza con l'inferno di Virgilio. La cima del Purgatorio è un po' l'Elisio Vergiliano. Sotto la specie pagana è la realtà cristiana.
LA FONTE PRIMA 427-446
I. È contemplazione il viaggio per l'inferno e il purgatorio; eppure è come la ripetizione del _corto andare_, che è simbolo della vita attiva. Come mai? La vita attiva dispone alla contemplativa. Quindi l'_altro viaggio_ è «dispositivamente» vita contemplativa. Perciò Lia si specchia e Matelda ha gli occhi luminosi. — II. Luogo di S. Agostino sul significato mistico di Lia e Rachele, riscontro con tutta la macchina del Poema Sacro, conferma delle mie interpretazioni. — III. Altri passi del medesimo luogo.
LA MIRABILE VISIONE 447-503
I. _La Donna Gentile e Lucia_ 449-456
La D. G. è Maria. Lucia è la Grazia, cioè la _Dealbatio_ «bianchezza di luce», di cui Dante è «fedele» come Giacobbe di Laban. È la Grazia, perciò, preveniente e susseguente, operante e cooperante, dolce, _gratum faciens_ e _gratis data_, ardente e luminosa.[1196]
II. _Virgilio_ 457-462
Virgilio è _studium_, che comincia dalla fede e va coi buoni costumi. Studio di grammatica e di latino.
III. _Matelda_ 462-469
Matelda è _ars_; il lavoro giocondo, come quello di Dio, nel luogo dell'innocenza; _ars_, virtù intellettuale e abito operativo; è la donna «santa e presta».
IV. _Catone_ 469-476
Il nome di Matelda. Catone risponde a Matelda come virtù ad arte. Catone è _virtus_ o giustizia laboriosa di S. Agostino. È unito a Matelda nell'idea di libertà. Nel gran dì, che sarà di Catone?
V. _Beatrice Beata_ 476-486
È la _sapientia_. Forma con Virgilio e con Dante il concetto di Filosofia. I due alunni di Virgilio. Poesia e Filosofia. Bernardo e Maria, Filosofia di Dio. La sapienza e Filosofia nel Convivio. Fedeltà di Dante a Beatrice.
VI. _La Mirabile Visione_ 486-503
Le tre ultime visioni della Vita Nuova. Accenni alla connessione della Comedia e del Convivio con la Vita Nuova. Quando la Comedia fu cominciata? Riassunto brevissimo della Comedia e annunzio del nuovo libro su essa.
_Finito di stampare nella tipografia di Augusto Cacciari in Bologna il 29 Giugno 1912._
NOTE:
[1] _G. P. Minerva Oscura, Prolegomeni; la costruzione morale del poema di Dante. Livorno, Giusti 1898._
[2] _Giornale di letteratura storia e arte, Melfi, anno I fasc. 3-4, aprile-maggio 1898 Pag. 199-200._
[3] _Ariel, Roma, 15 maggio 1898._
[4] _Rivista bibliografica italiana, Firenze, fasc. 18 e 25 giugno 1898._
[5] _Giornale dantesco, Quad. VIII-IX anno VI (III della nuova serie)._
[6] _Giornale storico, XXXIII, fasc. 98-99, pag. 364 e 376. Conosco altre recensioni che ometto, e altre forse ometto che non conosco._
[7] _Marzocco, Firenze, Anno V N. 6, 7, 8._
[8] Convivio (ed. Fraticelli) IV 24. — _Serv. ad Aen.._ VI 136: _Novimus Pythagoram Samium vitam humanam divisisse in modum Y litterae, scilicet quod prima aetas incerta sit, quippe quae adhuc se nec vitiis nec virtutibus dedit: bivium autem Y litterae a iuventute incipere, quo tempore homines aut vitia, id est partem sinistram, aut virtutes id est dexteram partem sequuntur... Ergo per ramum virtutes dicit esse sectandas, qui est Y litterae imitatio......._
[9] D. C. (ed. Witte) Inf. I 2 segg.
[10] Purg. XXX 124 segg.
[11] Vita Nuova (ed. Casini) I.
[12] V. N. XXXIV: In quello giorno, nel quale si compiea l'anno, che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte, ne la quale ricordandomi di lei disegnava uno angelo sopra certe tavolette... ib. XXXV: Poi per alquanto tempo...
[13] V. N. I: E' mi comandava molte volte ch'io cercasse per vedere questa angiola giovanissima, ond'io ne la mia puerizia molte fiate l'andai cercando... cf. Conv. IV 24: Ma perocchè l'adolescenza non comincia dal principio della vita, ma presso ad otto _mesi_ dopo quella... Quel _mesi_ si emenda in _anni_. Cfr. anche Purg. XXX 42.
[14] Purg. XXX 121 segg.
[15] Purg. XXXI 34 segg.
[16] Conv. IV 24.
[17] V. N. a principio.
[18] Purg. XXXI 44 seg., 58 segg.
[19] De Mon. I 17 in fine.
[20] Conv. IV 24.
[21] Purg. XXXI 68 seg.
[22] Inf. II 61.
[23] Purg. XVI 88, 91 seg., 94 seg.
[24] Conv. IV 12.
[25] Purg. XVII 91 segg., 127 segg.
[26] V. N. XXXV — I. Per il _colore pallido_, XXXVI.
[27] Purg. XXXI 22 segg.
[28] Purg. XXXI 55 segg.
[29] Purg. XXXII 2.
[30] Conv. IV 7.
[31] Conv. IV _passim_, e 24.
[32] Conv. IV 26.
[33] Inf. II 43 segg.
[34] Conv. IV 20.
[35] Inf. I 6.
[36] Inf. I 19.
[37] Inf. II 122.
[38] Conv. Canzone _Le dolci rime_, Tr. IV.
[39] Con. IV 26.
[40] Conv. IV 7.
[41] Purg. XXX 121 segg.
[42] Purg. XXX 133 seg.
[43] Conv. IV 7.
[44] Conv. IV 24.
[45] Inf. IV 10.
[46] Conv. I 4; Purg. XXXIII 50. E aggiungi Canz. _Voi che intendendo_, stanza ultima: _Tanto lor parli faticosa e forte_. Della selva è detto _forte_ come a dire _inestricabile_; pur nel senso figurato, vale, mi pare, che difficilmente uno ci si _ritrova_, per uscirne, chè non vede e non intende.
[47] Conv. I 4.
[48] Purg. XXXI 28 segg.
[49] Purg. XXXI 34 seg.
[50] Purg. ib. 64 seg.
[51] Purg. XXX 78.
[52] Conv. IV 19.
[53] Conv. I 1.
[54] Conv. IV 8.
[55] Vedi sopra.
[56] Purg. XVI 82.
[57] de Mon. I 17.
[58] Purg. XVI 60.
[59] Conv. IV 24.
[60] Conv. IV 26.
[61] Inf. v. 39.
[62] V. N. 39.
[63] _Summa_ 2a 2ae 53, 5.
[64] Purg. XVI 75 seg.
[65] Aug. in _Summa_ 2a 2ae 47, 1.
[66] Purg. XVIII 12.
[67] Conv. IV 27.
[68] Conv. IV 12.
[69] Purg. XXX e XXXI _passim_.
[70] V. N. XXXV-IX.
[71] _Summa_ l. c.
[72] Purg. XXXI 22 segg.
[73] Purg. ib. 55 segg.
[74] _Summa_ 1a 2ae 57, 4; 58, 3 e altrove; 1a 2ae 64, 3.
[75] Purg. XVI 75.
[76] 2a 2ae 47, 1.
[77] 2a 2ae 47, 9. Vi è portato come testo: _Estote prudentes et vigilate in orationibus_.
[78] Inf. I 16.
[79] _Summa_ 2a 2ae 47, 14.
[80] Purg. XVIII 64 seg.
[81] Inf. IV 38.
[82] Purg. XVIII 62 segg.
[83] Par. XXXI 85.
[84] Purg. XXVII 140. Cfr. ib. 1 71.
[85] Inf. 1 60; cfr. 2 e 14; 76; cfr. 7.
[86] Inf. IV 64 segg.
[87] Inf. ib. 68 seg.
[88] Purg. VII 28 seg.
[89] Inf. IV 68.
[90] Par. XXVII 124 segg. Il passo è molto inesattamente interpretato; e si dichiarerà nel capitolo seguente. Si accosta alla buona interpretazione il da Buti: «imperò che tutti li omini vogliano lo sommo bene, e nessuno può fare che cognosciuto ch'elli l'à non lo voglia».
[91] Purg. XXIII 118 segg.
[92] Inf. XX 127.
[93] Purg. XXXII 2.
[94] De Mon. I 13.
[95] De Mon. III 4.
[96] _Summa_ 1a 106, 1.
[97] _Summa_ 1a 2ae 113, 1, 5 e 6; e _passim_.
[98] Purg. XVI 64 segg.
[99] «_Così_; ecco che dimostra che come si mutano per lo tempo le condizioni dell'animo; così anco le condizioni del corpo de la luna etc.».
[100] 1a 70, 2. La quinta obbiezione suona così: _Luna non praeest nocti, quando est plena_ [al. _prima_]. _Probabile autem est, quod luna facta fuerit plena; sic enim homines incipiunt computare; ergo luna non est facta, ut praesit nocti._
[101] Par. XXVII 121 segg.
[102] Par. XXVII 142 segg.
[103] Ricorda de Mon. III 4: «Dicono... che Dio fece due grandi luminari, il maggiore e il minore, perchè l'uno presiedesse al giorno e l'altro alla notte. Nel che ritenevano per allegoria indicati questi due poteri, spirituale e temporale». Nell'Ep. V 10 è ben definito quest'uffizio dell'imperatore con la stessa imagine della luna: «Non camminate, come e le genti camminano, nella _vanità del senso_ e nell'_oscurità delle tenebre_... dove il raggio spirituale non basta, ivi ne rischiari la luce del minor luminare». Dante in quel capitolo del de Mon. non sembra accogliere di buon grado il paragone dell'autorità imperiale al _luminare minus_, e l'accoglie solo ammettendo che questo abbia luce in proprio. Il che significa in Purg. XVI 107, chiamando _sole_ anche quel luminare che fa veder la strada del mondo.
[104] Conv. IV 17. E vedi _Summa_, _passim_, per es. 1a 2ae 60, 1; 58, 3. La prudenza, qual condizione di qualsivoglia virtù, si chiama appunto _discrezione_.
[105] Par. XIX 65 e seg. Ci torneremo su. Il da Buti: «Senza la grazia illuminante d'Iddio noi siamo ciechi, o per lo dimonio che ci accieca, o per la concupiscienzia della carne che n'offusca o per piacere del mondo che ci corrompe». C'è qualche cosa di vero, ma non tutto è vero. Vedremo meglio che la _tenebra_ è l'effetto del peccato originale, e l'_ombra_ e il _veleno_, del peccato attuale, nella sua grande divisione d'incontinenza e di malizia. Per veleno uguale a malizia, cfr. la coda di Gerione, simbolo d'una specie di malizia, che ha _venenosa forca_, e ricordisi questo verso Par. IV (65) in cui _veleno_ è accostato, come sinonimo, a _malizia_:
Ha men velen, perocchè sua malizia.
[106] Purg. XVII 95 e segg.
l'altro (_amore_) puote errar per malo obbietto o per troppo o per poco di vigore.
Mentre ch'egli è ne' primi ben diretto e ne' secondi sè stesso misura, esser non può cagion di mal diletto.
[107] Inf. VIII 125 seg.
[108] Inf. III 29 e 75.
[109] Inf. III _passim_.
[110] Non posso indugiarmi in confronti con Virgilio; ed è superfluo ammonire che Dante spiritualizza tutte le circostanze virgiliane.
[111] Inf. III 25 segg.
[112] Inf. IV 25 segg.
[113] Purg. VII 29 seg.
[114] Inf. III 22.
[115] Ib. 65 segg.
[116] Inf. III 33.
[117] Ib. 43 seg.
[118] Ib. 46.
[119] Inf. IV 42. Purg. VII 29 seg.
[120] Inf. III 55 segg.
[121] Inf. IV 29 seg.
[122] Inf. III 31, 45, 51; IV 14, 21.
[123] Inf. III 35 e seg.
[124] Ib. 61.
[125] Ib. 64.
[126] Inf. IV 44.
[127] Inf. III 45, 51, 58 segg.
[128] Inf. IV 55 segg., 88 segg., 119 segg.
[129] Purg. XXII 97-114. Il novero è fatto da Stazio e Virgilio.
[130] Inf. IV 76.
[131] Inf. III 49.
[132] Inf. III 61.
[133] Inf. IV 43.
[134] Inf. III 58.
[135] Inf. III 30, IV 65.
[136] Inf. III 36; Purg. VII 25.
[137] Inf. III 50, IV 34 segg.
[138] Inf. III 48, IV 42.
[139] Inf. III 37 seg.
[140] Ap. III _Et angelo Laodiciae ecclesiae scribe... Scio opera tua, quia neque frigidus es, neque calidus... Nescis quia tu es miser et miserabilis et pauper et caecus et nudus..._
[141] Vedi Par. XIV 85 segg.
[142] Inf. IV 38.
[143] Par. VII 85 seg.
[144] ib. 25 segg.
[145] ib. 64 segg.
[146] Par. XX 67 e segg.
[147] Purg. III 40 e segg.
[148] Purg. XVI 75 segg.
[149] Purg. XVIII 61 e segg.
[150] Purg. VII 31.
[151] ib. 33.
[152] ib. 34 e segg.
[153] Inf. IV 40.
[154] Inf. VI 67 segg. L'interpretazione di quel terzo verso mi pare che si debba fondare sul credere _emisperio di tenebre_ soggetto, e sul derivare _vincia_ da _vincere_, avvincere. Il fuoco ha natura misteriosa: non allontana le tenebre; splende tra il buio. Al suo chiarore non si vede se non ciò che è sott'esso. Fiammeggia nel buio, senza proiettare i suoi raggi.
[155] Inf. IV 103 e 116 e seg.
[156] Purg. VII 28 segg.
[157] Purg. VII 26 e seg.
[158] Par. XIX 64 seg.
[159] Conv. IV 9.
[160] Inf. III 88 segg.
[161] Inf. III 116 segg.
[162] ib. 46 segg.
[163] Ricorda il detto di Caron: _per passare_; il detto di Virgilio: _a trapassar lo rio_; l'altro di Virgilio: _Quinci non passa_; per non dire che nel canto IV c'è il passar del fiumicello, e nel canto IX il messo del cielo che «al _passo passava_ Stige».
[164] Inf. II 11 seg.
[165] Inf. I 114 segg.
[166] Inf. III 25 segg.
[167] Inf. III 118 segg.
[168] Purg. XXV 121 segg.
[169] Aug. _de civ. D._ XIII 2.
[170] Inf. IV 5.
[171] Inf. XXXIV 127 seg.
[172] Purg. I 17.
[173] Purg. I 61.
[174] Paul. ad Rom. 6.
[175] Purg. I 22, 131.
[176] Che il battesimo sia talora, e spesso, in vano, è concetto comune e naturale. Dice, per esempio, S. Agostino (_de bapt. contra Don._ IV 21): «E non diciamo noi che i battezzati, dovunque e comunque battezzati, conseguono per ciò la grazia del battesimo; se per grazia del battesimo si intende la salute istessa che si conferisce mediante la celebrazione del battesimo». E cfr. Dante, Par. XIX 106 segg. In ogni cerchio dell'inferno si trovano cristiani: nel vestibolo, solo cristiani ed angeli.
[177] Lo dice S. Ambrogio citato da S. Agostino (_contra Iul. Pel._ II 14): «Noi vediamo di qual fatta è la morte mistica». Ed ella è così fatta: «Beata è quella morte che ci toglie al peccato per riformarci a Dio». Si tratta del battesimo, come ed esso dice e S. Agostino spiega: «Vedi in che modo quell'uomo venerabile ha significato che nel battesimo avviene dell'uomo una morte beata, nella quale si rimettono tutti i peccati?»
[178] S. Agostino, _Ench. de Fide, Spe et Caritate_, 13: «Si dice che morisse al peccato, perchè morì alla carne, cioè, alla somiglianza del peccato».
[179] Concetto che non ha bisogno di testimonianza. Dice S. Agostino, qua e là, che fu istituita una seconda natività, perchè la prima fu dannata; che, essendosi in Adamo dannata la generazione, si cerca in Cristo la rigenerazione; che l'acqua del battesimo è _vulva matris_ etc.
[180] Inf. IV 13.
[181] Inf. VIII 125 segg.
[182] Inf. IV 52 segg.
[183] Inf. XII 37 segg.
[184] Concetto comune. Vedi _Summa_ la 2ae 82, 2.
[185] Cfr. Inf. XII 39 e VIII 68 e segg.
[186] Inf. I 127, XXXIV 28, VIII 125.
[187] Inf. VIII 69.
[188] Aen. VI 127: _Noctes atque dies patet atri ianua Ditis._
[189] Inf. VIII 122 segg.
[190] Inf. IX 89 seg.
con una verghetta l'aperse, che non ebbe alcun ritegno.
[191] Inf. VIII 2 segg.
[192] ib. 82.
[193] Inf. VIII 118: ciascun dentro a prova si ricorse.
[194] Aen. VI 552 segg. 573.
[195] V. più avanti «Le tre rovine».
[196] Inf. III 15.
[197] ib. 16 segg.
[198] ib. I 114 segg.
[199] ib. I 135.
[200] Conv. IV 7.
[201] Benvenuto infatti spiega: «perdettero l'intelletto, che è il più gran bene, e che distingue l'uomo dalle bestie...» Il bene dell'intelletto è il vero (Arist. Eth. 2, 6, citato in _Summa_ 1a 94, 4). Adamo peccò rinnegandolo, misconoscendolo; peccò, non ostante che egli vedesse il vero: non fu ingannato. E così corruppe quel primo stato umano, in cui l'inganno non era possibile. Gli sciaurati quel primo stato, in cui il vero si vede, lo riebbero dal Cristo; ma il vero lo videro invano; lo trascurarono, lo gittarono, l'_hanno perduto_. Vedi quell'articolo della _Summa_ sopra citato. Vedi anche nel Conv. II 14: la verità speculare... è ultima perfezione nostra, siccome dice il Filosofo nel sesto dell'Etica, quando dice che 'l vero è il bene dell'intelletto.
[202] Inf. II 46 segg.
[203] Conv. IV 26.
[204] Inf. III 51.
[205] Aur. Aug. _passim_: per es. _In Iohann. ep. I_, 2, 3; «I pargoli nella nave stessa di Cristo sono condotti etc.» ib. 4 «Egli stesso si fece via, e ciò per il mare: quindi camminò nel mare, per mostrare che c'è una via nel mare». Anche l'arca di Noè raffigura il battesimo. Ciò in _De Cat. Rud._ 32, e altrove.
[206] Matth. XIV. Cfr. Marc. VI.
[207] Inf. III 131 segg.
[208] Inf. II 1 segg.
[209] Ioann. VI.
[210] Inf. IV 108 seg.
[211] Exod. XIV.
[212] Aug. _De Trin._ IV 20.
[213] id. _In Iohann. E. cap. I tr. II 4_. Vedi _En. in Psalm. LXXII 5_. E altrove.
[214] Matth. XXVII. Cfr. Luc. XXIII (dove sono anche le tenebre).
[215] Inf. XI 16 segg.
dentro da cotesti sassi . . . . . . . son tre cerchietti... D'ogni malizia etc.
Cfr. 73 segg.
[216] Inf. XXXIV 25 segg.
[217] Inf. V 140 segg.
[218] Inf. XXXIV 108, VI 22.
[219] Aug. _contra Iul. Pel._ II 14.
[220] Aug. ib. VI 42.
[221] Aug. _de civ. Dei_ XVII 5, 5.
[222] _ad Eph._ 4, 9 e 10.
[223] Conv. IV 26. Questo appetito mai altro non fa, che cacciare e fuggire.
[224] Inf. IV 65 seg.
[225] _Summa_ 1a 94, 4: _id quod accidit in somno, non imputatur homini: quia non habet usum rationis; qui est proprius hominis actus._
[226] Inf. I 8 seg.
[227] Inf. I 29 segg.
[228] Inf. I 19.
[229] Purg. XXX 115 segg.
[230] Inf. I _passim_.
[231] Inf. II 95.
[232] Purg. XXXI 25.
[233] Inf. I _passim_.
[234] Inf. XI 81 segg.
[235] ib. 84.
[236] Inf. XI 22 seg.
d'ogni malizia ch'odio in cielo acquista ingiuria è il fine.
[237] Per ora rimando il lettore alla mia «Minerva Oscura», in cui è provata, mi pare, l'equazione bestialità e violenza. Tuttavia se ne toccherà più avanti anche in questo saggio.
[238] Inf. XI 25 segg.
[239] Inf. XII 49. L'ira è definita sempre _libido ulciscendi_.
[240] Inf. XIII 72.
[241] Molto qui sarebbe da aggiungere, che aggiungerò più oltre. Per ora rimando alla Minerva Oscura. E quel che qui dico, è forse già troppo. Tuttavia non posso tenermi di rispondere meglio, ma come per anticipazione, al quesito: Perchè la lupa è insaziabile? La lupa è insaziabile, perchè la frode, quale ciceroniamente la chiama Virgilio, è cristianamente invidia e superbia. Ora l'invidia si fa magra _alterius rebus opimis_ e la superbia _asseta_ (_la superbia ch'asseta_: Par. XIX 121), il che è come dire che _affama_: non sbrama insomma mai la cupidigia, ch'ell'ha, in grado supremo, di _podere, grazia, onore e fama_, quale ha l'invidia, ma solo in confronto degli altri uomini e non anche di Dio. Ed ecco perchè la lupa è magra e insaziabile.
[242] E così assomiglia alla superbia che _asseta_ e _affama_ eternamente. E questa è la ragione per cui Dante, come vedremo, chiama superbia l'ira di Capaneo e di Vanni Fucci, e orgoglio quella, vuota d'effetto, cioè accidia, di Filippo Argenti.
[243] Inf. XI 16 segg.
[244] _De off_. I 13, 41. Nel _Moralium dogma_: La truculenza si divide in violenza (_vim_) e frode: la frode par quasi di volpe (_vulpeculae_) etc. Il _Moralium dogma_ è nell'ed. italiana del Brunetto Latini del Sundby.
[245] _De off._ I 8, 27.
[246] Inf. XXVII 75; Purg. XIV 53.
[247] Purg. XXXII 109-120.
[248] Rimando per illustrazione maggiore allo studio «Per una nuova interpretazione dell'allegoria del Primo canto» del bravo quanto modesto prof. L. M. Capelli.
[249] Questo è nell'_Appendix_ delle opere di Hugo de Sancto Victore, Ed. Migne III p. 131.
[250] ib. L. c. p. 67.
[251] L. c. p. 67: _quod ut leoni ita sit illis virtus in pedibus_. Lezione guasta.
[252] L. c. p. 67 e 68.
[253] L. c. p. 87. E di ciò più avanti.
[254] Inf. VI 108.
[255] Inf. XVI 106 segg.
[256] Tra altro, vedi _Summa_ 1a 2ae 102, 5: _renes autem accingendi sunt cingulo castitatis_.
[257] Inf. VII 121 segg.
[258] Inf. I 57.
[259] Inf. XI 70 segg. cfr. 83 seg.
[260] Purg. XIX 5 segg.
[261] _Summa_ 1a 2ae 30, 8.
[262] Purg. XIX 61 segg.
[263] Di questo senso ovvio del camminare si darà un saggio poi.
[264] Conv. IV 26.
[265] ib. 17.
[266] Conv. IV 17
[267] Inf. VII 25 segg.
[268] Purg. XXII 49 seg.
[269] Vedi _Summa_ 1a 59, 1 e _passim_; 1a 2ae 25, 1 e _passim_.
[270] _Summa_ 1, 2a 41, 2.
[271] Inf. VIII 49.
[272] Par. XIX 130. Per questo rimando alla Minerva Oscura. E anche qui se ne riparla.
[273] Inf. XI 67 segg.
[274] Inf. V 38 seg.
[275] Inf. VII 116.
[276] Inf. V 55, 63; VI 53; VII 48, 123.
[277] Purg. XXII 34.
[278] _Summa_ 1a 2ae 25, 1; 41,2.
[279] Vedi lo studio già citato del Capelli, p. 15.
[280] Inf. VII 8.
[281] Purg. XX 10 segg.
[282] G. C. Dell'allegoria della D. C. nelle Opere vol. secondo, Firenze, Barbèra.
[283] L. c. p. 391-2.
[284] Inf. XVI 116.
[285] Inf. III 117.
[286] Inf. XX 28. Che la carità sia la virtù opposta al peccato di Malebolge, crederà ognuno che creda con me che esso sia l'invidia.