Sott'acqua: racconto

Part 14

Chapter 141,641 wordsPublic domain

Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e vociando.

Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano e gli fu risposto ch'era tutta gente che volea imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il levar del sole.

Prandino non aveva veduto mai levarsi altro sole che quello di cartone del teatro di Vicenza nel terzo atto del _Profeta_; era abbastanza naturale che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. All'ufficio, tanto, non dovea presentarsi prima delle nove, in letto oramai non ci sarebbe più ritornato, dunque bisognava trovar modo di passare quelle ore.... Si cacciò nella folla, lavorando di gomiti, finchè riuscì anche lui a prendersi il biglietto e ad imbarcarsi.

Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava già l'alba. Tutta, quant'era lunga, la strada che conducea verso il mare, era piena zeppa d'un via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo a quella calca, a quella ressa d'uomini e di donne d'ogni età, d'ogni grado, spiccava, sotto il ricco cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo pallido, delicato, sbianchito dalla veglia, vicino al viso rosso, acceso, della popolana in zendado; qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, i canti e le beghe, fra lo schiamazzo, il rumore, la confusione dei _tramways_ e degli _omnibus_ carichi, che passavan di corsa battendo le sonagliere, dei conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso sonando il fischio e la cornetta, gridando e schioccando le fruste: e tutto quel frastuono assordante, tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di facce, di colori, nella luce così debole, così sbiadita dell'alba, presentava un tutt'insieme strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati.

Mentre Prandino stava per montare sopra un _tramway_, si sentì prendere per un braccio; si voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche lui, per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, con la quale scambiava occhiate, sorrisi e altri segni d'intelligenza.

— _Ciao_, Badoero!

E Prandino respirò pensando che le ottocento cinquanta lire gliele aveva pagate.

— _Ciao_, mio caro! Che vuol dire che non sei più in _prefettizia_?.... Hai forse dato le dimissioni?

Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli Bocconi, a quell'ora, non facea troppo bella figura.

Intanto il _tramway_ si mosse e Ariberti non rispose nulla.

— Sei tornato da Vicenza per la festa del _Redentore?_.... E la vuoi chiudere anche tu al levar del sole? Bravo; fai benone! Già, adesso, ti fermerai a Venezia per un altro po' di tempo, non è vero? Ci ho proprio gusto!.... Ma guarda che fatalità: se tu arrivavi un giorno prima, potevo ancora presentarti alla principessa di Lentz.

— Grazie.

— Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. Oh, le è spiaciuto assai di non averti conosciuto.

— Sarà per un'altra volta.

— Già, già, s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi un po', tu non la devi conoscere la grande novità di Venezia!?

Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò uno stringimento di cuore: temeva che il Badoero volesse alludere al matrimonio dell'Elisa. Per lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità più grande!

Invece Badoero gli contò che dovea esserci un duello fra Potapow e Jamagata, in seguito a un diverbio successo al Lido e al quale, in parte, aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il merito della riconciliazione era tutto suo; ma che ce n'era voluto; aveva dovuto adoperare una gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi.

— Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, mi ripugna. Piuttosto, guarda, mi batto io dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza colla pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: un duello non si sa mai come vada a finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa, richiesto da Potapow perchè lo servisse come secondo, non ne ha voluto sapere. Un duello — mi diceva — è sempre un rischio: si può risolvere con una graffiatura, come invece può avere conseguenze gravissime.

— Ha ragione.

— Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere!

— Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto una mia lettera? — gli chiese poco dopo l'Ariberti, quando vide che Badoero non si risolveva mai a ringraziarlo.

— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece l'altro cascando dalle nuvole. — Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità? Lo hai fatto per ischerzo?

— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose Prandino colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa con tanto calore.

— Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti che il matrimonio della _Nonna scellerata!_ ti ha fatto perdere lo spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso, bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la _Nonna scellerata_.... Ma, _nom de Dieu!_ Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare!

Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la potesse udire anche l'Emma, in fondo del _tramway_.

Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole, quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare, mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via, allontanandosi.

Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo:

— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò fra sè, tanto più che, per aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata, sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte.

E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso: in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà, c'era il cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però, non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre.

Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale, scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non proprio sul capo.

Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non aver provata nessuna commozione.

— Stordito, che non sono altro! — borbottò, battendosi la fronte e tornando indietro: — Si passa da questa parte per andare ai bagni!

Ma, quantunque non volesse credere alla propria agitazione, ne aveva tanta in corpo, che gli tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! solamente quando fu giù, solo solo, nell'acqua, lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più tranquillo, più sicuro, e allora tornò a pensare al ritratto sfigurato dell'Elisa, tornò a ridere.... e rise anche di sè e della gran paura che aveva avuta.

— Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio matto da legare!

E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando come un pesce.

— Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! Tutt'altro; è il Maggiore, invece, è lo _sposo_ che deve trovarsi maluccio, quando m'incontra! Sicuro, è lui, proprio lui!

Certo, era la grande serenità di quella mattina, era quell'aria pura, balsamica, che rischiarandogli la mente, gli suggeriva un'idea così luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero nell'acqua con tutta l'elasticità de' suoi vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò, ritornò pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, e il cuore gli ricominciò a battere violentemente.

Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli tremava di riconoscere, gli venivano incontro a fior d'acqua.

— Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... No.... Sì!... — Sangue del diavolo! Erano proprio loro!

Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che cosa per non trovarsi là, a quell'ora, in quel luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere riconosciuto, sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe commessa anche una viltà... Ma oramai era troppo tardi.... dovevano averlo veduto di certo.... perchè il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa sorrideva, sorrideva, cogli occhioni languidi, colla bocca socchiusa.... Che fare?... Che fare?!... Incontrarla?... Vederla ancora?... Riamarla forse?! Ah, no!... Mai!...

Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò le due mani, si diè un urto violento e si cacciò giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola con forza grandissima, straordinaria, trattenendo il respiro con una volontà disperata. Ci fu un punto nel quale credette di sentire l'Elisa e il Maggiore che gli passavano sul capo sghignazzando, ma ebbe pure un altro momento nel risalire, dove le onde si facevano più chiare, in cui gli sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, tutta ridente, con una gran beatitudine che le traspariva dal volto!...

.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo sospiro gli uscì dal petto con un grido di gioia: non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè l'Elisa, nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele a triangolo di cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, tutte bianche, come cigni natanti, e là, dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta rancia dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando sopra un barbaglio di luce, il disco giallo del sole.

FINE.

DELLO STESSO AUTORE:

Mater Dolorosa, romanzo. Due volumi, L. 4 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto, die'/diè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.