Sognando

Part 5

Chapter 52,385 wordsPublic domain

E chiamiamolo addirittura il _meraviglioso_, il portato di Carlo Gozzi nel teatro italiano, poichè additeremo così questo bizzarro, sì, ma mite e innocente materiale di arte: il meraviglioso che sconquassa, ma porge la speranza e porge il rimedio, che infligge le torture, ma ha con sè il balsamo della consolazione. Senza di esso, i protagonisti di Carlo Gozzi sarebbero delle creature semplici e amorose, e la loro istoria non potrebbe interessare gli umani: un elemento estraneo entra in loro e li rende vittime ed eroi, insieme, ma vittime temporanee ed eroi di cinque, di dieci anni: l'elemento sparisce ed essi rientrano nel giro normale dell'esistenza, freschi, sani e felici. Questo meraviglioso ha l'aspetto truce e la sostanza tenera, ha l'apparenza della fatalità e non è la fatalità: è lo slanciarsi, per breve ora, fuori dei limiti del possibile, ma è il rientrarvi subito, quietamente. La fantasia, nella sua essenza, nella sua possanza, dà ben altri crucci, e il fantastico, talvolta, uccide. Fra coloro che mi ascoltano, io credo, che tutti preferirebbero di essere un personaggio di Carlo Gozzi che un personaggio di Edgardo Poe, e tutti, infine, preferiscono di essere i lettori dell'una e dell'altra opera. Infine, il Gozzi non era realmente un uomo d'immaginazione: quello che egli ha fatto, non lo ha fatto per una passione salda letteraria per il sorprendente nell'arte, ma lo ha fatto per una passione di uomo, molto più forte, molto più acerba, per il suo odio contro Carlo Goldoni.

Ah parliamone un poco, di questo odio per cui il cuore del conte veneziano si è infiammato molto più che per qualunque amore di donna: parliamone, giacchè esso è l'avvenimento più importante della vita di Carlo Gozzi, giacchè, oh ironia, giusta e ingiusta insieme, del destino, adesso il drammaturgo di _Turandot_ è rammentato solo perchè fu nemico acerrimo di Goldoni! Ebbene, sì, egli lo ha odiato molto e lo ha, sovra tutto, disprezzato, come si conviene a un uomo che sa odiare: chi riconosce qualche cosa di buono e di serio, nel suo avversario, già non odia più! Carlo Gozzi lo disprezzava palesemente e intimamente: il Goldoni gli pareva il più volgare, il più triviale, il più balordo e il più noioso fra gli scrittori teatrali. Egli lo ha tante volte dichiarato ed era in perfetta buona fede. Tutto ciò che formava la bontà e la beltà delle creazioni goldoniane gli faceva ribrezzo: e le parole più basse per esprimere la più bassa cosa non gli sembravano sufficienti. Le sue polemiche impetuose e ardenti, la sua lotta teatrale, tutta una città posta a soqquadro, indicano come tutto il calore dell'anima di Gozzi si era riversato contro questo dispregevole avversario. Questa battaglia è durata molto tempo ed è stata combattuta su tutti i campi: è stata folgorante d'ingiurie e di vituperii: è stata fornita a colpi di penna e a colpi di voci calunniose: ha avuto sussidii e contrasti nell'amore e nella politica. Il Goldoni è stato insidiato nella reputazione e nella fortuna: è stato minacciato nella felicità e nella vita ed ha dovuto, infine, lasciare il suo paese, esiliarsi, non vinto, forse, nell'anima, ma vinto nei fatti, non sconfitto nella sua arte, ma sconfitto come uomo e come cittadino. Più tardi, certo, anche la fittizia fortuna delle fiabe decadde e lo stesso Carlo Gozzi non volle farne più nessuna: ma più tardi, ma troppo tardi, quando niente e nessuno poteva più medicare le ferite dell'animo di Carlo Goldoni, quando tutte le amarezze avevano per sempre avvelenato il fondo del cuore del buon commediografo di Venezia.

Ebbene, io dico che quest'odio, che questo disprezzo, erano sentimenti naturali e giustificati in Carlo Gozzi: dico che egli non poteva fare diversamente che detestare Goldoni e che egli ha obbedito a una ispirazione alta e dolorosa, combattendo quella battaglia. Ricordiamoci chi era e che rappresentava Goldoni, a Venezia. Egli, modesto e tranquillo scrittore, era stato tocco da quel colpo di fulmine intellettuale che non ammazza, ma sconvolge, che non atterra, ma trasforma violentemente, egli aveva _avuto un'idea_: egli aveva compreso che la vita nelle sue forme veraci e umili ha una potenza di fascino che sorpassa tutte le meraviglie: aveva _visto_ che l'amore qual è, il dolore qual è, il ridicolo qual è, e non già come la falsità leggiadra o pomposa di tutto il Settecento voleva rendere, possedessero maggior attrazione che qualunque declamazione rettorica o leziosa: aveva sentito quest'uomo piccolo destinato ad albergare quella grande cosa che è un'idea, aveva sentito l'irrompere della vita nella sua lealtà comica o drammatica. La gran voce delle persone o delle cose intorno, era giunta sino al suo spirito e lo aveva commosso: non la voce dei fantocci pronunzianti vuote frasi o inchinantisi ai vezzi frivoli di un amore che non può meritare questo nome. L'uomo nella sua carne e nel suo sangue, con le sue costumanze bislacche o patriarcali, con i suoi difetti curiosi e le sue qualità ammirabili, con i trasporti delle sue passioni e col giuoco delle sue astuzie, l'uomo vero, l'uomo uomo, era apparso a Carlo Goldoni: e costui aveva reso la verità, a teatro. La verità, nientemeno! La verità in quei tempi quando i più terribili soffii venivano dalla Francia, quando un timore generale faceva impallidire le vecchie dinastie, quando i filosofi e i carnefici si alternavano, causa ed effetto, nel centro dell'Europa! La verità, cioè il popolo ritratto, il popolo elevato da spettatore a protagonista, il popolo carezzato nelle sue buone tendenze, e spesso, il nobile vilipeso, come bugiardo, come poltrone, come giuocatore! La verità; cioè, gli antichi usi e le mode moderne dipinte magistralmente: cioè, i vizii di certe condizioni e di certe età, resi con indulgenza, è vero, ma non tanto da non vederne l'esatta riproduzione: cioè, le qualità più nobili ricercate anche in persone non preclare, e i sentimenti più alti del patriottismo, dell'onore, della dignità ritrovati nel mondo piccolo, borghese e popolare. La verità, in questa vecchia Venezia, già decaduta, già sfinita, smarrite le sue ricchezze, il suo potere, la sua forza, e che assisteva sgomenta a queste nuove cose che sorgevano, a queste idee, a queste forme, a questi fatti che disperdevano le ultime sue parvenze di grandezza!

E come poteva permettere ciò il conte Carlo Gozzi, il patrizio di antica stirpe dalmata, il patrizio che s'inchinava reverente a Venezia e alla serenissima? Carlo Gozzi non solo era un signore, di nascita, ma teneva moltissimo al suo nome e alla sua razza: non solo era un conservatore in arte, ma era tale anche in politica: non solo era un patriotta, ma era un patriotta accanito e focoso. Il tremuoto che squassava tutte le vecchie cose lo stupiva e lo sgomentava: ma lo sgomento massimo era per il suo paese, per questa adorata Venezia che portava nel sangue e nelle ossa, come la più grande delle passioni. Codino, sì, venti volte codino, ma non codino di chiacchiere vacue, non codino di poco temibili proteste, non codino silenzioso e pauroso, ma codino arrabbiato e focoso, codino pugnace e implacabile. Carlo Goldoni non parve solamente a Carlo Gozzi un novatore del teatro: ma gli parve un novatore ribelle, un commediografo che volesse continuare sul teatro la esecranda opera della Enciclopedia e della rivoluzione francese. Autore drammatico egli stesso, comprendeva bene quale costante e invincibile propaganda potessero fare certe teorie propalate dal palcoscenico: e il non essere il Goldoni un teorico della verità, ma un dipintore esatto e geniale, il dare con forme semplici tutto un nuovo contingente di protagonisti presi dal popolo, il rendere con l'azione i vizii e la debolezza estrema della nobiltà veneziana lo rendeva anche più pericoloso. Carlo Gozzi odiò Goldoni come un nemico della patria, e l'opporsi a lui gli parve un atto di buon cittadino, di fedele suddito della Repubblica morente. Una rabbia profonda sorse dalle viscere dell'uomo contro l'uomo e il letterato tentò una difesa disperata!

Disperata! Vandeano di Venezia, il conte Carlo Gozzi combatteva come i fedeli brettoni per Dio e per il Re: il suo Dio e il suo Re erano Venezia. Di fronte alla novità rigogliosa e avvincente delle commedie di Carlo Goldoni, portanti nel seno il germe della libertà dello spirito, egli volle far tornare all'antico il pubblico, e più che all'antico, al bambinesco. Mentre tutti tentavano di pensare, mentre tutti sentivano il fremito possente che sollevava la terra infeconda e le preparava una magnifica fioritura dove il sangue non mancava per la coltura, mentre tutti avevan l'anima attenta a ogni nuova manifestazione del pensiero e dell'opera umana, il conte Carlo Gozzi tentò di calmare questa inquietitudine coi racconti delle fate e volle addormentare i cuori turbati e le menti palpitanti, come si cerca di far addormire un bimbo nervoso, che ha paura. Egli cullò i terrori segreti, egli cantò la ninna-nanna a coloro che vedevano crollare il mondo in cui avevano creduto: e al fragore delle voci e delle armi, egli disse, come una buona balia: _vi era una volta_....... Oh come si rivela bene, la disperazione interna, non del letterato che era troppo superbo e alla sua maniera, anche un po' indifferente, ma la disperazione del conservatore che chiude gli occhi per non vedere, che si tappa le orecchie per non udire, e che, come le vergini di Francia danzavano con un filo rosso al collo, per simbolo della probabile prossima ghigliottina, in abito da _victimée_, tenta di raccontare delle storielle vane per togliere il pubblico alla propaganda e alle paure! In pochi anni egli scrive fiabe sopra fiabe con una rapidità, con una facilità grande, mentre polemizza nelle fiabe e fuori, mentre continua la sua guerra nelle accademie, nei saloni e nei caffè: egli non ha posa, egli non soffre indugio: egli, con la sua ferocia spinge il Goldoni a scrivere anche più, a scrivere sempre: egli non solo oppone una resistenza instancabile, egli attacca atrocemente, egli appartiene alla schiera, come ho detto, dei codini belligeri, che sono rari, ma che sono terribili, visto che la violenza pare sia un appannaggio della gente nuova e ribelle. Che importa a lui, specialmente, la fiaba e donde essa viene, visto che egli non è un uomo di fantasia, ma un autore drammatico puro e semplice, che importa se il materiale sia il meraviglioso e sia preso dapertutto, quando egli non ha di mira che distrarre il pubblico dalla commedia dell'iniquo, dello scellerato Goldoni, figliuolo primogenito delle nuove esecrabili teorie? Siano i racconti delle fate, se essi servono allo scopo ambito! Che importa se la intromissione delle maschere, se il riportare sulla scena la _Commedia dell'arte_ è un colpo duro a sè stesso e alla propria dignità di autore! Purchè sia ferito l'avversario, non importano le proprie ferite. E così tutta la ragion letteraria del Gozzi si chiarisce e si giustifica nelle sue debolezze: e tutta la sua vita, anche, si riabilita nelle sue stranezze e nelle sue acredini. Si riabilita con quest'odio! Un odio mortale sorto da un sentimento alto e incrollabile, dalla devozione alle antiche cose, dall'ossequio alle vecchie idee, dalla reverenza profonda verso Venezia: un odio che ha un'essenza d'amore, come tutti gli odii. Impossibile giudicare Carlo Gozzi isolatamente: significherebbe menomare e travisare il suo valore e dare di lui un giudicio falso. Egli fu uomo del suo tempo: anzi, dirò meglio, fu uomo anteriore al suo tempo. Non fu uno di quei letterati solitarii che, con inclinazione laudabile o no, non lo so, si chiudono nel loro lavoro e dediti alla loro arte, servi, schiavi di essa, si dimenticano di vivere: e rovini tutto l'edificio sociale intorno ad essi, non se ne accorgono, perduti in una divina allucinazione. Carlo Gozzi non fece una vita di sogno, come a tanti artisti è concessa: ma fece una vita di realtà, una vita di uomo vivente, dirò! Impossibile, anche, giudicare il Gozzi, senza considerarlo nel grande torneamento della sua violenza, torneamento scortese e cruento, contro Carlo Goldoni. Questo odio è la lettera iniziale della sua vita, è la sua cifra fatale!

E permettete a chi ammira tutte le battaglie fatte in un nome sacro, fatte anche in nome dell'ombra e della immobilità, fatte anche in nome del silenzio e del gelo, permettete che io esprima qui un senso di malinconica ammirazione per quel soldato del regresso che fu Carlo Gozzi e che lo ammiri nel suo odio, origine della sua arte e della sua vita. Questo odio, è vero, dette molti dolori a Carlo Goldoni: ma le avversità sono sempre un buono stimolo dell'ingegno che vi si tempera e vi si affina: ma ciò che si scrive sotto la sferza delle passioni, degli ostacoli, delle contrarietà vale, spesso, più dell'opera compita nella oscurità senza contrasto, tanto che vi è chi preferisce il mordace e dolente Arrigo Heine all'olimpico e maestoso Wolfango Goethe! Lo ammirerete anche voi, io spero, quando penserete che se la sua guerra ebbe effetti immediati, essi furono fallaci: quando ricorderete che egli vide perire prima di sè la sua effimera gloria, e fu postumo di sè stesso: quando noterete che il suo nome, oramai, non è rammentato che dirimpetto a Carlo Goldoni. Che dirimpetto? Ho detto male. Di lato: molto di lato: ombra, nella luce di Goldoni. Ancora palpita il mondo alle scene degli _Innamorati_ e ancora ride alle sue _Baruffe chiozzotte_: ancora la _Locandiera_ incanta gli spettatori affascinati! Gli spiriti che sparvero da questo nostro mondo, vivono _di là_: ma noi non sappiamo bene, come. Speriamo che essi non sappiano nulla del mondo che lasciarono: altrimenti, neppure la pace delle sfere celestiali, sarebbe una pace, pel conte Carlo Gozzi!

INDICE

Sognando Pag. 1

La donna ispiratrice 47

Carlo Gozzi e la fiaba (1720-1806) 107

OPERE di M. SERAO

_Addio amore!_ — Romanzo — un vol. in-12 L. 4 — _Fantasia_ — Romanzo — 1 vol. in 12 » 4 — _Cuore infermo_ — Racconto — 1 vol. in-12 » 3 — _La conquista di Roma_ — Romanzo — 1 vol. in-12 » 4 — _Il paese di Cuccagna_ — Romanzo napoletano » 4 — _La virtù di Checchina_ — Novella — 1 vol. in-12 » 2 — _Fior di passione_ — Novelle — 1 vol. in-12 » 3 50 _All'erta sentinella!_ — Novelle — 1 vol. in-12 » 4 — _Dal vero_ — Novelle — 1 vol. in-12 » 3 50 _Leggende napoletane_ — 1 vol. in-12 » 2 50 _Il romanzo di una Fanciulla_ — Novelle » 4 — _Piccole anime_ — Novelle — 1 vol. in-12 » 2 — _Il ventre di Napoli_ — 1 vol. in-12 » 1 — _Il Castigo_ — Romanzo — 1 vol. in-12 » 4 — _Gli amanti_ — Pastelli — 1 vol. in-32 » 4 — _Le amanti_ — Pastelli — 1 vol. in-32 » 4 — _Donna Paola_ — 1 vol. in-32 » 1 — _L'infedele_ — 1 vol. in-12 » 3 50 _Nel sogno_ — 1 vol. in-12 » 1 — _Storia di una monaca_ — 1 vol. in-16 » 1 — _La Ballerina_ — due vol. in-16 » 2 — _Suor Giovanna della Croce_ — Romanzo » 4 — _Lettere d'amore_ — 1 vol. in-16 » 1 — _La Madonna e i Santi_ » 4 — _Nel paese di Gesù_ » 3 — _Santa Teresa_ — 1 vol. in-16 » 1 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.