Sodoma e Gomorra: Cronistoria del Libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo

Part 1

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Biblioteca dei Capolavori Scientifici e Letterarii --

*Sodoma e Gomorra*

*Cronistoria del Libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo*

*con prefazione del Cav. Prof. PIETRO FABIANI* 9.º MIGLIAIO

SOMMARIO*

*La corruzione nell'antichità.*--I diversi culti di Venere e loro pratiche manifestazioni. I misteri di Iside e di Osiride in Egitto. Sodoma e Lesbo. L'amore dei filosofi pei fanciulli. Efebi e Cinedi. Storia di Saffo. Le cortigiane ateniesi: le dicteriadi, le auletridi, le etere. Cupido e Priapo. Le feste Floreali ed i Lupercali. I fellatores. Scene e descrizioni di questi atti contro natura. Le leggi di Ligurgo e di Solone. I cunilingui. Le tribadi greche e romane. Pratiche lesbiche. I poeti latini e le tribadi. Epigrammi. Scene curiose. Una lezione di tribadismo. L'olisbos ed il suo uso. Le depravazioni dei dodici Cesari. Le tribadi al medioevo. Loro turpi costumi. Un collegio di tribadi. Le vestali di Venere. L'iniziata. Le sette degli Adamiti, dei Nicolaiti, dei Cainisti, dei Manichei, dei Flagellanti e loro pratiche immonde. L'amore libero e le dottrine di Carpocrate. La lussuria francese. Le Crociate. Giacomo de Retz. Caterina de' Medici. Enrico IV. La Pompadour e la Dubarry. Letteratura, Ballo, Musica, e Toilettes depravate. L'incesto. Costume e carattere delle tribadi moderne. Il clitorismo ed il saffismo. Case di prostituzione per uomini e donne. La sodomia nei diversi paesi del mondo. Nel matrimonio. Citazioni ed esempi. Depravazioni delle comunità religiose e i Penitenziali. Gli sfruttatori di vergini. Strana ricetta per riparare la verginità perduta. La flagellazione, curiose circostanze. Casi di bestialità. La masturbazione solitaria ed in comune. Diverse pratiche adoperate da uomini, donne e fanciulli. La scuola della masturbazione. Costumi e carattere dei pederasti moderni. Psicologia del pederasta. Prostituzione mascolina. Corruzione londinese e parigina. Case di tolleranza e loro tenitrici. Quadri viventi. Utensili di corruzione e l'industria del caoutchouc pervertita. Turpitudini dei vecchi. Siamo noi più dissoluti degli avi nostri?

*Napoli--Società Editrice Partenopea*

_SODOMA_ _E GOMORRA_

_CRONISTORIA DEL LIBERTINAGGIO_

_ATTRAVERSO I SECOLI ED IL MONDO_

CON PREFAZIONE

*_del Prof. Cav. PIETRO FABIANI_*

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«Se ciò che ho scritto sarà occasione di scandalo per qualche impudico, costui accusi la sua turpitudine, anzichè le parole di cui fu mestieri servirmi per esprimere il mio pensiero».

Sant'Agostino. _

NAPOLI _SOCIETÀ EDITRICE PARTENOPEA_

_Proprietà letteraria riservata_ --------

NAPOLI--Tipografia Moderna 1900

_PREFAZIONE_

_Questo nuovo volume, che ora esce alla luce, certo sarà bene accolto dagli studiosi e dal pubblico, perchè viene a riempire una notevole lacuna, generalmente intesa e deplorata; e viene ad arricchire la letteratura della_ Cronologia del vizio.

_La medicina--come io già scrissi nella mia Rivista_ La Nuova Scuola Medica Napolitana--_astrologica con_ Paracelso, _chimica con_ Sylvius, meccanica con Boerhaave, _spiritualista con_ Stahal, _fra il succedersi del sodalismo organico di_ Hofmann, _dell'irritabilità di_ Haller, _del dualismo dinamico di_ Brown, _del_ miskonismo _di_ Bufalin, _del vitalismo di_ Borden, _del materialismo di_ Tronchin, _sia venuta alla fisiologia col_ Broussais _e col_ Bernard, _all'anatomia patologica col_ Blagle _e col_ Corvisait, _alla patologia comparata con_ Rayer _e_ Bonzinger, _all'istologia con_ Bichal, _alla nosologia col_ Pinel, _alla percussione con_ Arembrugger, _al plepimetrismo col_ Pierry, _e come dalle prime osservazioni di batterii visti con lenti semplici da_ Antony von Leèuwenkock _nel 1683 e di poi studiati da_ Ehremberger _e più tardi assegnati al regno vegetale dal_ Cohn, _sia arrivata alle meravigliose scoperte del_ Koch, _dell'_Enrilich, _del_ Loeffler, _dello_ Zichl, _del_ Krihne _e di tanti illustri scienziati stranieri ed italiani promettendo di assorgere sempre più col vorticoso e febbrile cammino dei nostri giorni._

_Dopo tante evoluzioni, questa fata benefica dell'umanità, come io la chiamava nell'altro mio volume su i_ Pervertimenti sessuali, _ha avuto nuove esplicazioni e va ogni giorno più evolvendosi, invadendo tutti i campi, penetrando in tutti i luoghi, intromettendosi in tutte le estrinsecazioni della saltuaria e vorticosa nostra vita moderna._

_Fra le tante pubblicazioni però che si sono andate succedendo e sono venute ad invadere il campo medico, ne mancava una come la presente sul_ Libertinaggio attraverso le varie epoche fino ai giorni nostri.

_Perciò arriverà bene a proposito questa pubblicazione, che tutti certamente troveranno interessante._

_Fin dalle prime pagine appare l'importanza e l'utilità di questo volume, che cominciando_ _a fare la storia delle prime tracce del vizio riscontratesi nella Caldea e nella Babilonia, passa in rassegna i varii focolai di corruzione, indicandone le date, i tempi e i luoghi, e rilevando i foschi personaggi, che più si distinsero nel vizio._

_Vi sono dei brani veramente sorprendenti che meritano tutta l'attenzione possibile, e spiegano tutto il mio entusiasmo per questa pubblicazione, che si affida alla benevolenza dei critici e del pubblico intelligente e senza falsi pudori._

_Io sono certo che per la grandissima importanza dell'argomento, non mancherà la più lieta accoglienza a questo volume; e con questa certezza m'imprometto di dare presto alle stampe un altro lavoro di eguale interesse, con un contributo assai originale raccolto e studiato nella mia_ Casa di Salute «Istituto Medico Chirurgico Palasciano» in Napoli, _che pur mi fornì un prezioso materiale per l'altra mia recentissima pubblicazione su i_ Pervertimenti sessuali _cui è per seguire il volume su le_ Inversioni.

_Adusato, come sono, a conoscere i gusti del pubblico, ho piena fiducia che esso non mi farà trovare ingannato circa il completo successo a questo libro._

*Cav. Prof. Pietro Fabiani*

I. La corruzione nell'antichità

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Nell'antica culla delle società bisogna cercare le prime tracce del vizio, in Caldea, nella Babilonia che è stato il più intenso focolaio di corruzione.

La leggenda biblica c'insegna che poco tempo dopo la creazione del mondo, il Signore irritato dalla perversità degli uomini, fu tentato di distruggerlo novamente. Il diluvio venne a purgare la terra, ma la corruzione riapparve, e gli uomini, aumentandosi ed estendendosi, non fecero che spargerla e diffonderla.

Il vizio era personificato dal culto di Venere, la quale a Babilonia era adorata sotto il nome di Militta. Il profeta Baruch si lamentava con Geremia sulla turpitudine dei tempi; Geremia nella sua lettera agli ebrei due il re Nabuchodonosor aveva condotti in cattività a Babilonia, diceva:

«Alcune donne sono sedute al limite delle strade e bruciano profumi. Quando una di esse, attirata da qualche passante, ha trascorso la notte con lui, rimprovera alla sua vicina di non essere stata giudicata degna, come lei, di essere posseduta da quell'uomo e di non aver saputo rompere la sua cintura di corde».

Questa cintura di corde, questi nodi che circondavano il corpo della donna votata a Venere, rappresentavano il pudore, il qual la riteneva con un fragilissimo legame, e che l'amore impetuoso doveva al più presto rompere.

Quinto Curzio e gli storici del vincitore di Babilonia, affermano che perfino Alessandro il Grande fu spaventato dal libertinaggio della grande città: «Non vi è popolo più corrotto di questo, diceva, nè di questo più sapiente nell'arte dei piaceri e delle voluttà... I Babiloniesi si affogano soprattutto nell'ubbriachezza e nei disordini che ne conseguono. Le donne dapprima si presentano ai banchetti modestamente, ma poco a poco si liberano delle vesti, si spogliano da qualunque pudore fino a restare completamente nude. E non solo le donne pubbliche si abbandonano in tal modo, ma financo le dame della migliore società con le loro figliuole».

In Armenia, Venere, sotto il nome di Anaitide aveva un tempio circondato da un vasto dominio, nel quale viveva rinchiusa tutta una popolazione consacrata ai riti della dea. Solo gli stranieri erano ammessi in questo serraglio di ambo i sessi, per chiedervi una galante ospitalità che non veniva mai rifiutata. I serventi e le serventi di tal luogo erano i figli e le figlie delle migliori famiglie del paese; entravano al servizio della dea per un tempo più o meno lungo, secondo i voti dei loro genitori.

In Siria, a Heliopolis, si adorava Venere e Adone rappresentati da una sola statua. Gli stravizii più infami avevano luogo in talune feste in cui gli uomini travestiti da donne e le donne travestite da uomini si abbandonavano a tutti gli eccessi, donde nascevano figlie che non conoscevano mai i loro padri, e che venivano a loro volta, sin dalla più tenera giovinezza, a ritrovare le loro madri nei misteri della dea.

A Pafo la dea era rappresentata da un cono in pietra bianca (Konnus, da cui si è fatto poi c...). Il culto di Venere si sparse da Cipro nella Fenicia, a Cartagine e su tutta la costa africana.

La Bibbia dice che i tempii di Cartagine come quelli di Sidona e di Ascalona erano circondati da tende, sotto le quali le Cartaginesi si consacravano a Venere fenicia.

S. Agostino ha precisato i principali caratteri del culto di Venere, constatando che vi erano tre Veneri in luogo di una: Quella delle Vergini, quella delle donne maritate e quella delle Cortigiane, dea impudica--dice egli--a cui la Fenicia immolava il pudore delle sue figlie prima che si maritassero.

Tutta l'Asia Minore aveva abbracciato con entusiasmo un culto, il quale deificava i sensi e gli appetiti carnali.

I Lidii, soggiogati dai Persi, comunicarono ai proprii vincitori i loro vizii. Questi Lidii che avevano nelle loro armate una folla di ballerine e di musicisti meravigliosamente, esercitati nell'arte della voluttà, appresero ai Persi ad avere in grande considerazione simili donne che sonavano la lira, il tamburo ed il flauto.

La musica divenne allora il pungolo del libertinaggio e non si davano grandi pranzi, nei quali l'ebbrezza e gli stravizii non fossero sollecitati dal suono degl'istrumenti, da canti osceni e dalle lascive danze delle cortigiane.

Questo vergognoso spettacolo, questo preludio dell'orgia sfrenata, gli antichi Persi non lo risparmiavano nemmeno agli sguardi delle loro mogli e delle loro figlie, che pigliavano parte ai festini senza velo e coronate di fiori. Riscaldate dal vino, animate dalla musica, queste vergini, queste matrone, perdevano ogni contegno, e con la coppa in mano accettavano, scambiavano, provocavano le sfide più disoneste in presenza dei rispettivi padri, mariti, fratelli e figli. Le età, i sessi, le condizioni si confondevano sotto l'impero della vertigine generale; i canti, i gridi, le danze raddoppiavano, ed il pudore, pel quale nè occhi nè orecchie erano rispettati, fuggiva nascondendosi sotto le pieghe del suo velo. I banchetti e gl'intermezzi si prolungavano in tal modo fino a che l'aurora faceva impallidire le torce e che i convitati seminudi, cadevano l'un sull'altro addormentati nei letti di argento e di avorio.

L'Egitto adorava Iside, il cui culto misterioso ricordava con una folla di allegorie la parte che rappresenta la donna o la natura feminile nell'universo. In quanto al suo sposo Osiride, era l'emblema della natura feminile. Il Bue e la Vacca erano dunque i simboli di Osiride e di Iside; i sacerdoti e le sacerdotesse portavano nelle cerimonie il _Van_ mistico che riceveva il grano e la crusca, ma che conservava il primo rigettando il secondo; i sacerdoti portavano ancora il _Tau_ sacro, o la chiave che apriva le serrature meglio custodite. Vi erano ancora l'occhio, con o senza sopracciglie, che si situava accanto al Tau negli attributi di Osiride, per simulare i rapporti dei due sessi. Alle processioni di Iside, le ragazze consacrate reggevano il _Cyste_ mistico, ceste di giunchi contenenti dolciumi ovali e bucati nel mezzo, simili a ciambelle; accanto ad esse una sacerdotessa nascondeva nel seno un'urna di oro, nella quale era conservato il _Phallus_, definito da Apollo: «L'adorabile immagine della divinità suprema e l'istrumento dei più secreti misteri».

È evidente che in un simile culto l'opera della carne era considerata come avente il primo posto sopra tutte le cose, e per conseguenza i sacerdoti usavano del loro prestigio, e s'incaricavano d'iniziare ad infami stravizii i neofiti dei due sessi.

Il vizio e la corruzione presso questo popolo era arrivato ad un tal punto, che non si davano agli imbalsamatori i corpi delle giovani se non tre o quattro giorni dopo morte, per tema che non abusassero dei cadaveri.

I libri santi sono pieni di passaggi che ci indicano i quadrivi delle strade che servivano da campi di fiera alle lussuriose. È vero che queste donne non erano ebree, almeno la maggioranza, giacchè la scrittura le qualifica per straniere.

Il soggiorno degli Ebrei in Egitto, dove i costumi erano depravatissimi, pervertì considerevolmente i loro. Mosè, questo savio legislatore, lasciò agli Israeliti per prudenza la libertà di aver commercio con donne straniere, ma fu implacabile contro i delitti di bestialità e di sodomia.

La maggior parte dei luoghi infami erano diretti da stranieri, per lo più sirii, le donne che li frequentavano erano anche sirie, giacchè Mosè proibiva assolutamente la prostituzione alle donne Israelite.

Nondimeno i vizii più vergognosi infestavano il popolo di Dio. Il profeta Ezechiel ci dà una pittura spaventevole della corruzione ebrea; nelle sue terribili profezie non parla che di cattivi luoghi aperti al primo venuto, di tende da donnaccie piantate su tutti i cammini, di case scandalose ed impudiche; non vi si scorgono che cortigiane vestite di seta e di merletti scintillanti di gioielli, profumate da capo a piedi; non si contemplano che scene infami di fornicazioni.

Presso i Greci, e più tardi presso i Romani, numerosi filosofi insegnavano con Zenone che l'amore è un dio libero, il quale non ha altre funzioni da compiere se non l'unione e la concordia. Se gli dei nella loro saggezza, hanno dato all'uomo l'amore fisico, è semplicemente in vista di piacere; la gioia dei sensi, non è un mezzo, è uno scopo, un fine. Il matrimonio non deve essere consigliato e praticato se non per prevenire l'estinzione della specie umana. Di più, la donna, così come lo professavano Ippocrate e Aristotele, è considerata come la schiava dell'uomo, d'una essenza inferiore, la si tiene per una sorta d'irregolarità nella natura; la si crede incapace di comprendere l'ideale di una passione, di un legame profondo. Ne risulta che l'uomo disprezzando la donna, la teneva lontano, e i due sessi finivano coll'essersi indifferenti. La donna allora si ripiegò verso sé stessa, tanto vero che all'amore anti-fisico degli uomini fra di loro, s'aggiunse come conseguenza logica, l'amore, non meno anti-naturale, delle donne con donne.

La Grecia accettò, sin dai tempi eroici, il culto della donna e dell'uomo divinizzati, di cui l'esercizio fu del pari lubrico che nell'Asia Minore.

Le leggi di Solone stabilirono la prostituzione legale, lo scopo di questo legislatore era stato quello di separare le donne di cattiva vita dalla società; ma il popolo si stancò più tardi di questa severità, poichè meno di un secolo dopo la morte di Solone le cortigiane fecero irruzione da ogni parte nella società greca ed osavano di confondersi con le donne maritate perfino nel foro.

Solone aveva regolato gli stravizii, dapprima perchè voleva mettere al coperto dalla violenza e dall'insulto il pudore delle vergini e delle spose legittime, e poi per sviare la gioventù dalle tendenze vergognose che la disonoravano e l'abrutivano. Atene divenne il teatro di tutti i disordini; il vizio contro natura si propagava d'una maniera spaventevole e minacciava di arrestare il progresso sociale. Simili debosce, che non dovevano appartenere agli uomini, potevano appartenere ai cittadini? Solone volle dar loro i mezzi di soddisfare i bisogni dei sensi senza abbandonarsi alla sregolatezza della loro immaginazione.

Nondimeno riuscì solo a correggere in parte i suoi compatrioti; gli altri senza rinunziare alle loro colpose abitudini, contrassero quelle del libertinaggio, più naturale, ma non meno funeste.

Il vizio patentato, una volta ben stabilito, e quando se ne acquistò l'abitudine, vi si abbandonarono con furore; e perciò le leggi di Solone, trasmodarono dapprima in eccessi per la necessità degli stravizii pubblici, e successivamente cancellate sotto l'impero della corruzione dei costumi, che non si epuravano, civilizzandosi.

A Sparta ed a Corinto i costumi privati delle donne non erano così regolari come ad Atene. A Corinto il vizio era libero, ognuno aveva il completo godimento di sè stesso. A Sparta, Licurgo aveva voluto, come diceva Aristotele, imporre la temperanza agli uomini e non alle donne; queste, molto prima di lui, vivevano nel disordine e si abbandonavano quasi pubblicamente a tutti gli eccessi. Le ragazze che ricevevano un'educazione maschile, pigliavano parte, quasi nude, agli esercizii degli uomini. Molte si prestavano ad atti di un'estrema licenza.

La gozzoviglia era dunque organizzata in Grecia, la si considerava come un male necessario. Ateneo ha potuto dire: «Parecchi personaggi che hanno preso parte alla cosa pubblica, hanno parlato di cortigiane, gli uni biasimandole, gli altri facendone gli elogi.» Non era vergogna per un cittadino, per quanto altolocato fosse sia per nascita, che per evoluzione, di frequentare le cortigiane, anche prima dell'epoca di Pericle, durante la quale questa specie di donne regnò, in qualche sorta, sulla Grecia. Non erano nemmeno biasimevoli i rapporti che si potessero avere con esse.

Il vizio ad Atene aveva sacerdotesse sotto tre forme: le dicteriadi, le auletidi e le etere. Le prime erano le schiave della corruzione, e stavano chiuse in case speciali; le seconde ne erano le ausiliarie, sonatrici di flauto, ed avevano un'esistenza più libera, poichè potevano esercitare la loro arte nei festini. La loro musica, i loro canti, le loro danze non avevano altro scopo che di riscaldare e di esaltare i sensi dei convitati, che le facevano ben presto sedere accanto ad essi...

Le etere erano cortigiane che facevano traffico dei loro incanti, abbandonandosi impudicamente a chi le pagava, ma si riserbavano nondimeno una parte di volontà: non si vendevano al primo venuto, avevano preferenze ed avversioni e non facevano mai abnegazione del loro libero arbitrio. D'altronde col loro spirito, la loro istruzione e la loro squisita gentilezza, potevano spesso camminare alla pari con gli uomini più illustri della Grecia.

Le etere possedevano case particolari dove si recavano a passare qualche giorno e qualche notte coi loro amici; non si davano che danze e musica in questi nidi di voluttà. Alcifrone ha raccolto una lettera di Panope che scriveva a suo marito Eutifulio.

«La vostra leggerezza, la vostra incostanza, il vostro gusto, la vostra voluttà, vi portano a negligere me ed i vostri figli, per abbandonarvi interamente alla passione che vi ispira questa Galena, figlia di un pescatore che è venuta da Ermione per metter su casa e far commercio della sua bellezza nel Pireo, a detrimento della nostra povera gioventù. I marinai vanno a gozzovigliare da lei, dove le fanno mille regali, ella non rifiuta alcuno, è un abisso che tutto assorbe!»

Il vizio era cosa tanto comune per le donne, che si vedeva spesso la madre vendere la propria figlia, e dopo averne avvizzita la verginità del corpo, s'ingegnava di contaminarne ed insozzarne l'anima.

«Non è una disgrazia così grande, diceva Crobyle a sua figlia Corinna, che ella stessa aveva ceduto la vigilia ad un ricco e giovane Ateniese, di cessare di essere zitella e di conoscere un uomo che ci dia sin dalla prima visita una grande somma, con la quale io ti comprerò una collana».

Queste lubriche ed infaticabili regine della crapula erano in maggior parte straniere. Venivano da Lesbo e da altre isole dell'Asia Minore; un gran numero erano di Mileto. Le più esperte nell'arte della voluttà erano quelle di Lesbo. Mileto era come il vivaio delle ballerine e delle sonatrici di flauto.

Si ritrova qua e là negli erotici greci i principali insegnamenti che le cortigiane si trasmettevano l'una all'altra:

1.º L'arte di fare all'amore;

2.º L'arte di aumentarlo e di mantenerlo;

3.º L'arte di cavarne il maggior danaro possibile.

«È bene, dice una di esse nelle lettere di Aristinete, di creare qualche difficoltà ai giovani amanti, e di non accordar loro tutto ciò che desiderano. Questo artifizio allontana la sazietà, sostiene il desiderio di un amante per la donna che ama e gliela fa avvicinare sempre con maggior entusiasmo, ma non bisogna spingere la cosa troppo oltre, l'amante finirebbe collo stancarsi, coll'irritarsi e correrebbe dietro ad altri progetti e ad altri legami; l'amore se ne vola con la stessa leggerezza colla quale è venuto.»

Anche Luciano parla della scienza delle cortigiane:

«Di rado permettono agli amanti di avvicinarle, giacchè sanno per esperienza che il godimento è la tomba dell'amore, ma nulla trascurano per prolungare la speranza ed il desiderio.»

Le etere avevano maniere particolari di attirare gli uomini; i loro sguardi, i loro sorrisi, le loro pose, i loro gesti erano tanti allettamenti che spandevano d'intorno; ognuna conosceva a meraviglia quello che bisognava nascondere e quello che si doveva mostrare; talvolta fingevano distrazione ed indifferenza e talaltra silenzio ed immobilità, or correvano dietro la preda per adescarla al passaggio; cambiando di tattica a secondo la natura dell'individuo che volevano accalappiare. Avevano tutte un riso provocante e licenzioso che, da lontano, svegliava le idee più impure, parlando direttamente al senso, e che, da vicino, faceva brillar denti di avorio, trasalir labbra di corallo, scavar rosee fossette in fra le guance e fremer gole di alabastro. Non appena l'etera si era fatta notare da un uomo, gli mandava mazzolini di fiori, che ella aveva portati, frutta nelle quali i suoi denti avevano morso, e gli faceva dire da messaggeri che ella non dormiva più, non mangiava più e che sospirava incessantemente. «Correva a baciarlo quando giungeva, dice Luciano, lo pregava di restare quando voleva partire; faceva le finte di non far _toilette_ che per apparirgli sempre più bella, e sapeva alternar sapientemente le lagrime al disprezzo, conquistando col soave incanto della sua voce.»

Fra le cortigiane era frequentissimo l'amore lesbico. Questo amore che la Grecia non schiacciava col disdegno e che non era nemmeno punito col rigor delle leggi, nè cogli anatemi della religione.

Le sonatrici di flauto cantavano, danzavano, facevano le mime, erano belle, ben fatte e compiacenti.

Di esse Aristagoras, dice:

«Vi ho precedentemente discorso di belle cortigiane ballerine, e non aggiungerò altro, trascurando puranco le sonatrici di flauto che, appena nubili, snervavano gli uomini più robusti e si facevano pagare profumatamente.»

Simili donne avevano tale sapienza nell'arte delle carezze da esaurire Ercole stesso. I libertini che avevano sperimentato le raffinatezze della lussuria asiatica, non potevano più farne a meno e, alla fine del pasto, quando tutti i sensi erano eccitati dal canto e dai suoni, giungevano a tali eccessi di furore erotico, da precipitarsi gli uni sugli altri, sopraccaricandosi di colpi, fino a che la vittoria decideva a chi la suonatrice di flauto dovesse appartenere.