Part 10
Miss Gemmy era sensibile, _very, very_ sensibile al mio amore, ed al mio dono _nuziale_. Mi era tanto grata, e desiderava tanto di farsi una famiglia proprio sua, di avere la sua casa, e qualcuno che l'amasse, che consentiva ad essere mia sposa, se i nostri cuori si fossero compresi conoscendosi. Mi trovassi la sera alle nove presso la porticina del giardino. Il servitore m'introdurrebbe. Miss Gemmy era desolata di ricevermi così misteriosamente; ma non era libera. Mi dispiaceva d'essere accolto a quel modo?
Pensi signora lettrice, se poteva dispiacermi! M'incresceva per lei povera bimba, che era costretta a ricorrere a tali mezzi con un galantuomo, il quale domandava soltanto di essere presentato onestamente in casa, per conoscerla, e fare poi la compagna delle sue gioie, de' suoi dolori e delle sue digestioni.
— Ecco a cosa riducono le figliole, i genitori troppo severi! esclamai. E maledissi ancora una volta quella vedova snaturata.
Rinuncio a descrivere l'eccitamento in cui passai quella giornata, e la sua lunghezza sterminata. Eravamo nella stagione delle giornate lunghe; ma quella fu più lunga di tutte. Feci colazione; pranzai; tornai a far colazione; tornai a pranzare. Presi una dozzina di caffè, _seltz_, _soda water_. Mi vestii; mi tornai a vestire; fumai una scatola di sigari; mi ridussi lo stomaco in uno stato compassionevole. E dopo tutto questo, non erano che le sette! Due ore ancora!
Presi una carrozza, ed ordinai al cocchiere di farmi girare due ore. Ma alle otto e mezzo non seppi più reggere a quell'inerzia, e mi feci condurre in via Cernaia.
Il servitore tornava dall'edicola coi giornali. Appena mi vide, s'avviò alla porticina del giardino, l'aperse, poi, da uomo prudente, andò pei fatti suoi.
Entrai colle braccia spalancate per accogliere Gemmy che senza dubbio correrebbe ad incontrarmi. Ma abbracciai soltanto una pianta; Gemmy non c'era.
— Infatti ho anticipato, considerai. E mi posi a passeggiare aspettandola. Eravamo ai primi di settembre. Le finestre della palazzina erano aperte. Si vedeva il lume in una sala terrena, traverso la persiana abbassata.
Non seppi frenare la mia curiosità. Mi avanzai fino alla persiana e guardai.
Miss Gemmy era là in piedi davanti ad uno specchio, e si provava in capo un velo bianco di semplice tulle, ed intanto parlava con la sua mamma, che non potevo vedere perchè era seduta proprio sotto la finestra.
— Questo velo bianco non è adatto, diceva. Dovrei portarlo nero anche per andare a nozze; ma sono tanto giovine....
— E tanto bella! disse la persona che stava seduta sotto la finestra.
Per tutti gli inganni che hanno desolato il mondo! Era la voce d'un uomo! Un uomo che poteva andare in casa, che si permetteva di trovare _tanto bella_ miss Gemmy, la mia miss Gemmy! E lei si lasciava trovare tanto bella da un altro, mentre lusingava me, mentre si disponeva a venire ad un convegno segreto in giardino... Tanta doppiezza a quell'età!
Mi cacciai un pugno in bocca per non urlare.
Quell'uomo, quel ladro di spose, si alzò. Era bello; via, la verità avanti tutto. Poteva avere trent'anni, era alto, bruno e prosperoso.... o prosperoso!... Come doveva digerire!
Lo vidi accostarsi a lei....
_Ahi! dura terra, perchè non t'apristi?_
Le cinse con un braccio la vita, le pose una mano dietro la bella testina bruna, e le ripetè guardandola negli occhi:
— Sì, tanto bella, Magdalen; mia cara sposa.
Magdalen! sua sposa! Cominciai a tremare per tutte le membra. Le mie idee si confondevano. Magdalen! E mi sentivo scricchiolare nella tasca del soprabito le sue lettere firmate miss Gemmy. Sua sposa; ed aveva scritto a me che accettava il dono nuziale, ed era disposta a sposarmi! Ebbi paura d'impazzire.
— Bella o no, disse ancora _lei_, non ho più diritto di portare il velo bianco; perchè sebbene non abbia ancora ventidue anni, sono vedova.
Ira di Dio! La vedova era lei, quella giovinetta; e si chiamava Magdalen! Ma chi era dunque miss Gemmy?
— Miss Gemmy, continuò Magdalen, come se rispondesse al mio pensiero, dice che le vedove debbono andare a nozze col velo nero.
Dunque esisteva davvero in casa sua una miss Gemmy. E non erano che due signore.... Miss Gemmy doveva essere la vecchia, una governante, una zia, una zitellona!
Ed io, grazie alla mia fatale immaginazione avevo scritto a lei; le avevo offerto di sposarla; le avevo regalato un velo da seicento lire. Ed a momenti verrebbe là in giardino, ad impormi i suoi sfoghi sentimentali, al chiaro di luna...
Mi diedi a correre come un ladro per uscire da quel tranello infernale. Ma nell'attraversare il giardino, vidi una forma rotonda, che si avanzava misteriosamente verso di me, col capo e le spalle ravvolte nel mio magnifico velo bianco di blonda. Accelerai la corsa, mi slanciai verso la porticina; era chiusa.
Ed intanto la forma rotonda si avanzava sempre e stendeva le braccia....
A quella minaccia, il delirio della paura mi invase; non pensai più che a salvarmi da quell'amplesso a qualunque costo. M'arrampicai al piedestallo, d'una Pandora di sasso, salii sul suo cornucopio, e da quell'altezza spiccai un salto disperato al disopra del muro di cinta, che separava il giardino dalla strada.
_E caddi come corpo morto cade._
FINE.
INDICE
Prefazione Pag. 5 Teste alate » 19 La prima disgrazia » 75 Impara l'arte e mettila da parte » 103 Fiore d'arancio » 153 In provincia » 177 Un velo bianco » 193
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.