Part 6
E da sapere che Nello da qualche tempo si era perdutamente invaghito della bella Selvaggia. Una tal sera, incontratala ad una festa che si dava dai parenti di lui, colpito da tant'avvenenza, le volse gli occhi si desiosi, che ella non dubito di rispondervi con un sorriso: quel sorriso pero che una fanciulla felice ed ingenua concede ad ognuno. Ma l'errore di certi uomini fatui sovente gli e questo, di presumere da cio d'aver avuto un ricambio d'amore. E Nello di fatti, fin da quel giorno incantato ed illuso per tanta grazia, si era ingegnato di essere sempre dov'ella soleva recarsi. Favellarle di gia aveva potuto piu volte, e anco, benche indarno, le aveva aperto il suo cuore. Al ricco giovane poi non era mancata una schiera di adulatori, che gia si rallegrava con lui della bella conquista; benche in fondo non fossero altro che suoi desideri, e a misura che gli crescevano, e altri lo lusingava, gli paressero quasi che realta; cosicche per tal guisa anche il suo amor proprio v'era forte impegnato. Ma come sperare che ella obbliasse per lui quell'amore che sin dai primi anni portava al suo Cino? Donzella com'era di squisito sentire, rigetto da se con bel garbo ogni profferta dello altero giovane, del quale poi ne pregi morali, ne della persona potevano ispirarle affezione. Pure egli fidava sempre che almeno per ragione di convenienza la famiglia di lei non avrebbe sdegnato di stringersi in parentela con un giovine, solo in famiglia, e con uno dei piu ricchi magnati della citta. Tanto era innanzi in quest'idea vanitosa, che non pote concepire come attenderne una repulsa. Ma i Vergiolesi, pel gran rispetto che avevano al voler di Selvaggia, tanto piu che si erano accorti della sua assoluta avversione, non che consigliarvela, non le ne tennero parola.
Frattanto l'arrivo inatteso di messer Cino era stato pel Fortebracci come un colpo di fulmine che l'aveva atterrito. Odiava gia in cor suo il troppo noto rivale. Ma pure illudendosi, badava a pensare:
--Se ella non ha dato risposta alle lettere mie; se non ha voluto udire quel tale che si doveva intromettere presso di lei per appagare le mie brame, dovro perdere ogni speranza? Il riserbo suo naturale le avra forse imposto di non riscrivermi. E probabile anche che non abbia creduto di dover affidare ad estranei una risposta si grave, dalla quale sa omai che mi attendo o la vita o la morte!
Di queste e somiglianti illusioni pascevasi tuttavia messer Nello. Ma com'ebbe inteso che il rivale era giunto; che da lei, rientrando in citta, era stato salutato in tal modo da far parlare di se: poi, per colmo, alla festa quei loro sguardi e quei detti, dei quali egli stesso dove esser testimone,... tanto lo invase la gelosia, tanto l'odio contr'a Cino, che in quella sera giuro d'assaltarlo, e di provocare una sfida.
Intanto Cino, ignaro di tutto questo, non manco di recarsi puntualmente nel giorno appresso dal Vergiolesi, e stettero insieme a lungo e segreto colloquio. Nel tempo che il capitano gli confidava la notizia dell'assedio, questi gli confermo pur troppo cio che gli aveva scritto da Bologna, che ogni di piu il partito dei Bianchi in quella citta andava scadendo, e sottentrava l'avverso. E aggiungevagli che gia non solo si cospirava pei Neri, ma v'era chi aizzava la plebe mutabile per mille guise, perche provocasse con fieri motti, e atterrisse poi con minacce quanti erano, gli estranei in specie, che se li credesse contrari. Sicche egli, avutane gia qualche mala parola, vide non esser piu tempo di rimanere per aspettarsi di peggio, e all'improvviso se n'era partito. Assicurava pero il capitano che l'amico suo, messer Onesto Bolognese, l'avrebbe informato di tutto e si terrebbe in debito di riferirglielo.
Il Sinibuldi, uscito da lui, non ebbe altro pensiero che quello della sua donna e di chiedere pero d'essere introdotto nelle stanze di monna Adelagia e di Selvaggia; e non e a dire il contento che ne provo all'udire come subito gli fu concesso! Egli era di nuovo inebriato d'amore! E come avrebber potuto svolgergli pur quella immagine dalla mente tutte quante erano dame e donzelle che aveva incontrato alla festa, coi loro sguardi prolungati, con le dolci parole e i lusinghieri sorrisi, dopo aver riveduta una volta si gentile e si bella la sua Selvaggia? Essa era stata per lui assente un essere soprannaturale, uno spirito consolatore, un angelo! Ora non solo la preferiva di gia a tutte quelle vaghe donne, che ivi ebbe incontrato, ma gli pareva che Selvaggia splendesse unica di pregi i piu eletti, e stando fra loro le onorasse e le adornasse, come colei che destava in tutti, al solo vederla, reverenza, meraviglia e piacere. Pure la sua trepidazione nel riporre il piede su quelle soglie fu grande. Ma il gradimento amichevole, con che venne accolto, fu pari alla gentilezza di quelle anime. In quel incontro familiare i cuori dei giovani provaron di nuovo quel senso di un affetto consolato che non s'esprime. Madonna Adelagia, che aveva avuto sempre tanta stima per Cino, gli portava affezione come a figliuolo, e ora si compiaceva che i propri figli rannodassero con lui l'amicizia. Perche ella dicevagli:
--Molto si, molto per costume e per dottrina avranno da imparare da voi! Oh! se il mio Orlandetto poteste dirigermelo negli studi, ve n'avrei davvero debito e grazia!
Orlandetto, di gia avvenente garzone, e cui ella nutriva un affetto particolare, varcava allora di tre anni il terzo lustro, e piu che agli studi si sentiva inclinato agli esercizi cavallereschi. Or pensiamo se messer Cino ebbe in grado cotal proposta; sicche subito le rispose che nulla gli sarebbe stato piu caro che di fare il piacer suo. Si aggiungevano a queste le preghiere di Selvaggia; ne altro vi voleva perche ei ne provasse tutto il contento che suol destare una bella e fortunata occasione. Amico gia di famiglia, vedeva con cio un nuovo titolo che per frequentarla legavalo ad essa, e in tal maniera, che nessuno onesto avesse a ridirne. Cio, piu che a lui, aggradiva a Selvaggia, che, come abbiam detto, non bramava l'affetto suo in alcun modo svelato: quasi le paresse che quel fuoco, quanto piu nascosto, dovesse esserle anche piu sacro.
Dal lato di mezzodi, la casa de' Vergiolesi aveva contiguo un piccolo giardino e una privata cappella. Solo una bassa muraglia separavalo dalla strada. Or come sulla sera Selvaggia soleva recarvisi,
--Vogliamo--disse alla madre--che dopo tanto messer Cino rivegga con quanta cura coltivammo sempre le nostre piccole aiuole?--ed ella volenterosa assentendo, a pochi passi erano gia nel giardino. Ivi ogni fiore di primavera faceva bella mostra; ed erano tali che dai petali colorati tramandavano quasi tutti un odore gratissimo.
--Vedete--diceva a Cino la madre--vedete un poco bellezza di rose che abbiamo! Da questo nostro rosaio fu colta da Selvaggia la rosa che vi porgeva iersera.
--Tanto piu l'avro cara--ei rispose--quanto che ambedue vi adoperaste si bene alla piena vegetazione di questa che per me e la regina dei fiori. Quante volte, credetelo, nella mia lontananza ho ricordato anche i fiori del mio paese! E di questi che amo tanto, di la dall'Apennino pel clima piu rigido non potendo trovarne in questo mese che raramente, e tanto piu, si gentili cultrici, sovvienmi d'avere scritto una canzone che incomincia cosi:
Deh quando rivedro 'l dolce paese Di Toscana gentile Dove il bel fior si vede d'ogni mese!
--Si veramente; il giardin de' bei fiori!--soggiunse la madre.--E un benedetto Eden sarebbe il nostro, ove orride serpi non vi stessero ascose. E voglia il Cielo!... perche un funesto presentimento... da qualche tempo!...
E in questo dire, vedutasi innanzi dischiusa la porta della cappella, com'era solita in quell'ora, vi si reco a pregare. Allora subito messer Cino si fece a narrare a Selvaggia quel che la sera dopo la festa gli era accaduto, quanto a quell'incognito e alle udite parole.
--Santa Vergine!--esclamo ella--non altro poteva esser costui...
--Chi dunque, chi mai?
--Nello de' Fortebracci!
--Oh! ecco--replico Cino:--sovvienmi alla festa, quand'io parlava con voi d'una certa sua guardatura... Ma e noto gia il suo naturale, e non credeva giammai!... E che vuol egli da me? Ma voi dunque sapete...
Allora Selvaggia, benche trepidante, a togliergli ogni sospetto, gli ando svelando rapidamente le insistenti profferte dell'amore del giovane e il franco animo con cui le ebbe respinte.
Stupi egli a tal nuova, e basto cio per comprendere la cagione non solo, ma le possibili conseguenze di quella minaccia.
--Ahime!--sospiro ella--che della vostra assenza gli amici vostri avessero dovuto dolersi, era cio naturale. Ma che adesso, tornato in patria, si debba tremare per voi!... ed io, messer Cino, io esserne la cagione!...
Ed egli:--Ogni periglio sarebbe lieve a sfidare quando fosse per voi, dolce mia donna!
--Oh! non dite questo! Di voi unicamente mi preme ora!
--Dunque anche lontano... voi di me solo, o Selvaggia,... ne mai obliaste?...
Ed essa, abbassato lo sguardo; poi sollevatolo a lui, con passione soggiunse:
--E con qual core l'avrei potuto? Ora poi che siete alfine fra noi e che le vostre parole tanto mi rassicurano!... Valoroso di rime e di leggi! Ah! sento che la gloria vostra quasi e la mia; e come vi bramo, sarete, n'ho fede, onorato dovunque. Ma, se alcun potere posso avere sul cor vostro, Cino, di grazia ascoltatemi. Furibonda e l'indole di costui; la vostra vita e preziosa: e per tante ragioni, che potete pensare, non deve esporsi a un terribile rischio. A Fredi, mio fratello, che e di animo conciliativo e a noi benaffetto, andate e confidate ogni cosa. Egli solo puo deludere in tutto quel forsennato, voi porre in calma e a un tempo me stessa.
--Oh! generosa! tanta previdenza per me mi da prova che anche il cuore v'ha parte. Ve ne sapro esser grato, non dubitate! Ora e sempre il vostro volere sara il mio!--E come in atto di solenne promessa, messer Cino le stese la destra. Ella accoglievala nella sua; e fu una di quelle strette di mano che vanno al cuore.
La madre era tornata in giardino. Ei le accompagnava alle proprie stanze, e si partiva da loro risoluto di dare effetto all'amoroso consiglio.
La citta era tuttora inconsapevole della minacciata sciagura, quando la mattina seguente un suonare a distesa della campana maggiore della torre della Cattedrale la faceva avvertita che il general Consiglio del popolo doveva convocarsi in straordinaria seduta. In un baleno si sparse che questa volta si teneva nella chiesa di _S. Giovanni for civita_; cosi chiamata anche allora, benche dentro al secondo cerchio, dall'essere stata eretta fuori del primo. Altre volte, come sta scritto, radunavasi in Cattedrale, e anche nel tempio degli Umiliati. Costume antichissimo; peroche reputavano quel magistrato non altrimenti che un sacerdozio civile; il quale, siccome per amor di giustizia dal principio religioso doveva informarsi, per la santita del luogo che l'accoglieva, ingenerasse nel popolo maggior rispetto e autorita.
--Una grave comunicazione del potesta! si era gia incominciato a vociferare.
--Cose serie!!--a mezza voce ripetevano per la via: e intanto si facevano capannelli per ogni lato, e l'uno l'altro s'interrogava:
--Che se ne dice? Ci hanno dato forse l'assalto ad altre castella que' Paterini?
--Uhm! che volete sapere quel che mulinano i Guelfi? E il peggio, crediatelo, gli e dei nostri che aizzano!--E un altro:--e dite anche de' Neri fuorusciti.
--O quelli si che tirerebbero all'esterminio! Per vendetta peggio che tutti!--Badate, messeri--soggiungeva un buon vecchio--quando chi non c'entra ci vuol metter, le mani, e' non ne va una bene! Si vede proprio che il bene stare ha a durar poco nel mondo! Vedete un po'! ieri l'altro tutti in gioia e in festa, e oggi... che sara mai?
In questo mentre s'udivano alcune voci:--Indietro, indietro! Libero il passo!--Erano i donzelli del Comune che ammonivano la folla. I signori del Consiglio s'avvicinavano.
Usciti dal palazzo comunale venivano a due a due, molto gravi nell'aspetto gli operai di S. Jacopo e di S. Zeno; il sindaco del Comune e della grascia; i dodici anziani, e ultimo il gonfaloniere di giustizia co' suoi ufficiali e co' suoi militi, e vari donzelli che portavan le insegne.
Entrati in chiesa, vi trovavano gia schierati i dugento consiglieri, il potesta e capitano di guerra, col Vergiolesi primo capitano della cavalcata, e il cavalier De' Reali; anch'essi dei consiglieri, che solevano scegliersi da ogni classe di cittadini. Sedeva il gonfaloniere nel primo posto, con attorno gli anziani sopra un alto ripiano, cui puo dirsi facesse spalliera il bel pulpito marmoreo di Guglielmo da Pisa, che da soli trentaquattro anni v'era stato scolpito. A destra, in luogo del pari onorevole, il potesta: e in gran cerchio ellittico a doppio ordine i consiglieri. Fra gli spettatori, i cittadini piu riguardevoli, e di quanti era capace la chiesa. Le porte da tutti i lati di essa, che era isolata, le guardavano poche milizie cittadine. Conferiva d'assai alla maesta di quel tempio la sua primitiva semplicita. Un gran trittico con buoni dipinti all'altar maggiore, cui pregavano i fedeli volti ad oriente, e soli altri due altari dai lati con bei lampadari e le pareti in gran parte dipinte di sacre istorie, ne costituivano tutto il suo ornamento.
Non appena il gran consesso posava, che il gonfaloniere sorse il primo a far noto che di gravi cose i padri della patria eran chiamati a trattare, e di gravi novelle a ricever contezza, e queste dall'onorevole potesta che a cotal fine vedevan fra loro. Il quale, come n'ebbe avuta facolta, levatosi, cosi prese a dire:
--Magnifici ed onorevoli, gonfaloniere di giustizia, anziani e consiglieri del popolo! Non mai per piu grave cagione mi faceva a compire solennemente l'ufficio di potesta e di capitano di guerra, che vi piaceste affidarmi, ne per piu urgenti casi dovevasi qui radunare il general Consiglio del popolo. E d'uopo che voi sappiate, e da me che per certa scienza ne son fatto sicuro, qualmente il Comune di Firenze, collegatosi con quello di Lucca, ha gia deliberato di spedire le proprie milizie e molte straniere a por l'assedio a Pistoia!
A queste parole un fremito generale si desto nel Consiglio, e fra i cittadini che v'assistevano.
--Pur troppo--seguiva egli--un nuovo ed ingiusto atto che non ha nome! Tanto piu che da qualche tempo lo Stato nostro tranquillo a nissun de' Comuni che or ci minaccia aveva dato occasione di lamentare una offesa.
--Noi invece finora i provocati e gli offesi!--s'udi ripetere con isdegno da diversi.
Quindi uno di essi:
--E qual ragione e qual diritto pongono innanzi costoro per l'iniquo divisamento?
Cui il potesta:
--Ragioni e diritti voi dite! Ne tampoco saprebbero immaginarli, se non que' del piu forte, ch'essi poi non osan di far palese. Perche anzi io vi dico che di nascosto si apprestan le armi; e che appellato, e in via il duca di Calabria co' suoi migliaia di Mughaveri e Catalani, e piomberanno fra breve, come lupi sopra gli agnelli, su questa nostra sventurata citta!
Alzatosi allora il capitan Vergiolesi:
--Permettetemi, o signori, ch'io vi palesi tutto l'animo mio. Diritti nissuno potrebbe lor consentire, ma neppur solo pretesti: quando altre volte noi, seguendo parti diverse da quelle loro, nondimeno siam rimasti in un pacifico accordo. Ma certo parve che qualche diritto se l'arrogassero da quell'infausto giorno che (per unico miglior mezzo!...) fu opinato il nostro governo dovesse darsi in tutela de' Fiorentini!
--E che?--soggiunse il De' Reali--sarebbe mai questo un rimprovero d'un consiglio, del quale i' mi fui il principale autore? Capitano! Noi chiedevamo posa alle funeste divisioni d'alcuni magnati, ai tumulti dei discordevoli cittadini, alla fazione de' Neri, e Firenze ce la otteneva!
--Ma crediatelo--riprese l'altro--non per nostro, ma per loro vantaggio! Perche voi vel sapete, i principali di tal fazione erano a Firenze i Cerchi, gli Adimari e que' della Tosa, tutti gia Ghibellini, e che ora collegati coi Bianchi han creduto d'assicurarsi cosi un partito piu stabile. Che ci valse l'aver mandato fra noi un potesta e un capitano per riformarci a parte Bianca; veder disfatte da' militi loro e da una plebaglia comprata le case de' Rossi, de' Sinibuldi, de' Tedici, de' Tebertelli, de' Ricciardi, de' Lazzari; arsa perfino e distrutta la fortezza di Damiata, e cosi la parte Nera e Guelfa cacciata dalla citta; quando, sotto un nuovo pretesto di pace, altra mano piu potente e tirannica, invocata da un fiorentino, e cui Fiorenza follemente si sottopose, tento di tornarci a parte Nera, e fra quella e la nostra repubblica fu cagione di nuove discordie? Un Corso Donati non doveva mai, non che essere udito, ricevuto neppure dal pontefice Bonifazio! Invece blandito questi da una lusinga, e dell'occasione facendo suo pro, chiama a soccorso uno straniero, chiama di nuovo il Francese! Oh! ma qual velo gli cadeva in Anagni! Che poi si dovesse aspettare Italia dagli stranieri, glie l'avevano omai palesato l'Angioino ed i vespri di Monreale! Mala pianta per questo suolo era quella del fiordaliso! Fosse stato pur d'oro, egli era un fior de' Capeti! E chi fu primo a gradirlo? I Fiorentini! I Pistoiesi non gia! Quando Carlo, sceso dai nostri monti pel greto d'Ombrone, s'avvicino a Pistoia, ci avvisammo venire a noi un _Signor senza terra_, che facilmente pero si sarebbe tolta l'altrui; sicche non era tempo di cogliere fronde d'olivo per fargli festa; ma sibbene, come fu fatto, di rafforzar la citta; e solo in questo modo premuniti e sicuri uscir fuori e onorarlo. Ed egli sel seppe e non oso venirvi! E bene ando: che, per quanto piccolo Stato, con dignita ci facessimo intendere! Oh! quella volta il maligno Muciatto Franzesi che lo guidava, non rise, no, de' suoi stolti consigli! Ben Fiorenza sua patria ne dove piangere, e ravvedersi, ma tardi, e pagare intanto con gli esilii e le multe di tanti nobili cittadini troppo caro quel suo mal consiglio e quella sua cecita!
E nondimeno questo preteso paciaro che non fece pur contro noi? A mano armata ci assale; e non potendo in citta (che le nostre armi gli posero nel codardo animo lo sgomento!) si appaga di sorprendere e derubarci le vicine castella; tanto che la sua caritativa missione recasse a lui qualche frutto! Serravalle, il Montale, Lamporecchio, pur troppo v'e noto! forti castella per sito, e ben munite di nostre milizie, ci furon sottratte con violenza ed inganno!
Pure a noi era giunto favorevole il destro di far costar cara a Fiorenza la zizzania tornata a spargere per man di costui sul nostro terreno! Il cardinal da Prato ne incoraggiava; non ci mancavano le armi dei nostri alleati Aretini, Bolognesi e Romagnoli, talche la spedizione della Lastra dell'anno decorso, alla superba repubblica doveva esser di funesta memoria. Non ci voleva che la giovanile imprudenza di Baschiera de' Tosinghi: che impaziente dell'aspettare il soccorso dei nostri col degli Uberti, per troppo impeto in prima, in ultimo per vilta, un'impresa si certa volto in danno ed in lutto! Di qui l'ardir del nemico, e questa fiera vendetta onde ora ci assale! Frattanto io propongo al Consiglio che statuisca, che per savi uomini da lui eletti si debbano senza indugio apprestare armi ed armati, e ogni sorta di fornimenti a una valida resistenza.
E allora il De Reali:
--Ma prima che imprendiamo una guerra si disuguale di forze, prima di correre un estremo pericolo, abbiamo noi ben ponderato se meglio non fosse acconciarsi alla proposta di riprendere in Pistoia i Guelfi Neri che respingemmo; e per amor di concordia, piuttosto che le vite dei cittadini, sacrificare i nostri, giusti si, ma privati rancori?
Cui il venerando Astancollo Panciatichi, subitamente levatosi, rispondeva:
--Che ascolto io mai? Quando la vipera vi s'e avventata altra volta, e v'ha ferito del suo stral velenoso, vorreste voi per lo meglio riporvela in seno? Chi non sa che a siffatte ferite unico rimedio e un ferro rovente e senza aspettare? Cittadini! il mio voto concorda con quello del capitan Vergiolesi. Armi, armi, armi! Si muniscano poi le nostre mura validamente; ma ricordiamo che il piu valido usbergo loro debbono essere i forti petti dei cittadini.
E il degli Uberti:
--E questo pure e il mio avviso; e come capitano di guerra chiedo ampie facolta per provvisioni di viveri e d'armi.
--Sovvengavi--riprese il Vergiolesi--come il degli Uberti conosca gia il valore dei nostri militi. Egli strenuo e degno erede del gran Farinata, li condurra alla vittoria, non altrimenti che fece un altro nostro potesta, Corso Donati, capitanando a Campaldino le nostre schiere, sicche pei loro ardimenti ne trionfarono. Sovvengavi infine che un mezzo secolo fa, se dovemmo subire un assalto improvviso dei Fiorentini, sapemmo anche respingerli.
Infervorati cosi quelli spiriti, senz'altro opporre, che anzi per voto unanime statuirono doversi trarre le somme occorrenti per una pronta difesa. Di che la direzione suprema voller commessa al degli Uberti e al Vergiolesi. Deliberarono poi che tutti i fuorusciti Bianchi, e quanti erano alleati Bolognesi, Pisani, Aretini e Senesi, s'invitassero a collegarsi e a venir loro in aiuto. Molte altre cose provvidero per l'interno. E infine, sulla proposta del Vergiolesi, elessero giudice delle cause civili nella citta Messer Cino de' Sinibuldi; reputando che, tornato in patria in si difficili tempi, col senno e con la dottrina potesse molto giovarla. Con questa unanime deliberazione il Consiglio fu sciolto.
CAPITOLO VI.
L'ASSEDIO.
"E tutto faceano per avere Pistoia, della quale forte dubitavano; perocche la teneano i loro avversari, ed eravi dentro messer Tolosato degli Uberti."
---- _Dino Compagni_, _Cronaca_, Lib. III.
Poche ore erano scorse dallo sciogliersi del Consiglio, che gia ogni cittadino era stato informato della triste novella. Quali per le vie se n'andavano inquieti l'uno con premura chiedendo all'altro; quali ne tenevan proposito per le case in lunghi e segreti colloqui. Benche, valutate le circostanze, prevalesse fra i piu il timore d'una disfatta, stavan pero con l'opinione del Consiglio; perche rancori privati erano in molti, e nel bollore di essi le moltitudini non vanno mai a riflettere al pubblico danno. Non valevano i consigli dei moderati, quando que' piu con diversi argomenti parlavan sempre a passione.
--Che siamo noi divenuti?--Con quel disdegno con cui ora si parlerebbe d'un'aggressione straniera, diceva un popolano a' suoi vecchi compagni d'arme di guardia al palazzo del capitano, e cui gia molti giovani s'eran fatti d'attorno.--Che siamo noi divenuti, da dover cedere di nuovo alle prepotenze dei Fiorentini? Non furono assai quelle che ci tocco a soffrire ne' tre anni passati, fatti padroni di casa nostra? Alla larga con tali amici, che vedete un po' ora quel che ci minacciano! E il de Reali voleva che venissemo a patti con loro! Cittadini, badate!... Eh! gia di voi non ne dubito, non puo esserci uno che non sia pronto con l'armi a tenerli di nuovo in avviso! Perche sfido io se nol dobbiamo!
E un di quelli coi soliti vanti, ma che eran pure un grande sprone a serbarli gelosi dei dritti loro.
--Sicuramente!--rispose.--L'avviso l'avevamo loro gia dato a Campaldino. Il Vergiolesi ben fece a ricordarlo al Consiglio, perche puo dirsi che fummo noi che col nostro coraggio decidemmo della vittoria. Ma essi soli par che l'abbian dimenticato!
E quel primo aggiungeva:--E si che allora eravamo in campo aperto! Oh! sta a vedere se da una delle piu munite fortezze com'e davvero la nostra citta, non sapremo respingerli! Voi giovani poi, viva Dio! spero che sarete con noi!
--Si ora e sempre a difesa della patria!--gridarono essi ad una voce: e pieni d'entusiasmo guerresco si mossero insieme per le vie della citta, infervorandosi in quell'idea e facendo gente al loro partito.