Selvaggia de' Vergiolesi

Part 24

Chapter 243,974 wordsPublic domain

--Ma ora--dicevagli il monaco--bisogna provvedere a questa povera tua figliuola. Amico mio, e tempo di raccogliere le proprie forze, e di non pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scrivero subito al Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispettera lo stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male.

Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto piu confidenza. Or non e a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e doloro lungamente. Indi a poco le parole di lui si miti e soavi, le giunsero come balsamo di salute: sicche sollevata da' suoi celesti conforti, a grado a grado senti rinascersi una quiete e una pace, che mai non avrebbe creduto.

Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e gratissima quanto meno aspettata.

E da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto, con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon dannati la piu parte di que' della banda di Musone della Moscacchia. Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il piu folto gli era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe si facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provo quella povera donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subita; una tal notte, udito picchiare all'uscio di strada, si senti dire:

--Apri, son io.

--Chi? lui! Misericordia!--ell'aveva esclamato--possibile! Ma chi? (quasi dubitando)--e quegli.

--Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto!

E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni, sospirato e pianto gia morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narro in breve la sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un pensiero. Le dimando in prima della figlia; quindi con gran premura chi avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo.

--E nissuno--ella disse.--Perche infatti non eravi in altra stanza che una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da' suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del campamento.

--Ma dunque--con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria--alla nostra creaturina non pensavi piu? Lascio di me... che anch'io!.. che avre' avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio! Dio mio! Ma lei poi, poverina!...--e singhiozzava, appoggiate ambe le mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse:

--Basta... non ci vo' piu pensare: ora se' tornato per bene, eh?

--Lo credo io!--soggiunse Vanni.--Sta pur queta, te lo giuro!

Ed ella:--Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carita quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo soccorso l'avro forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore! che ogni di piu se ne va in consunzione! E pensare che quel suo fidanzato da poi che la lascio.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le ha mai scritto un rigo!

--Ma come!--riprese Vanni--non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui, che venne a visitarla anche quassu al castello, e che poi se n'ando in Lombardia?... Non e vero, sai, non e vero; vo' l'incolpate a torto: crediatelo che le ha scritto piu volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo posso dire, e so quel che mi dico!

--Tu?... davvero? Ma dimmi...

--No, ora non cercare come l'e ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto, che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna: ma in segretezza veh! Questa puo essere la mia fortuna.

--Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare?

--A chi dunque che le' lo sappia? Perche io poi ho bisogno di presentarmi il piu presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per me. Perche, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi!

Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando:

--A chi m'avro io a rivolgere per un affare si delicato? A madonna Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridiro: Dio mio! Un bicchier del mio sangue perche la si riavesse!

Poi penso:--E' v'e madonna Lauretta che gli e li ad assisterla, e la le vuol tanto bene!... A lei, si; e meglio a lei! Oh! se potessi con questo mezzo....--E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, ando a prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era li sulla via.

--E, Madonna santa!--esclamo--datemi scampo! datelo alla mia buona signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: si, si, mi par proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta, compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto patire!

Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al castello, era gia entrata nella sala maggiore.

Le guardie che eran giu alla porta, per Maria non avevan dimande. In sala non v'era ancora nissuno. Quando di li a poco vi comparve, e le passo dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come in aria di attender qualcuno:

--Di chi cercate?--le disse.

Ed essa con una certa timidita:

--E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta.

--Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste pero qualche cosa da dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor ci siam visti; gia son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi.

--Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per dicerto lo credo!

Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa.

Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi com'egli era informato che le aveva scritto piu volte. E questo ella fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un abboccamento con lui.

--Ch'ei venga.... ch'ei venga--rispose subito il monaco, riflettendo all'importanza della cosa.--E distante di qui?

--Oh! poco, poco: un tiro di balestra.

--Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento!

Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a quell'ora per istrada lo ravvisasse.

--Dunque verro io da lui--risoluto riprese il monaco.--Andiamo.

Ed essa:

--Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carita!

E movendosi:

--Le fo strada--soggiunse; e uscirono.

Non appena entrati in casa, Maria ando a chiamar Vanni che s'era chiuso in una stanza, e gli disse:

--Vieni, vieni pure. C'e qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni cosa.

E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse:

--Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi.

--Messer si.

--Ma come mai?

E Maria nuovamente:

--Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.

--Dunque--rispose egli tutto compunto--non so se sappiate, rispettabile monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi prendere da que' demoni laggiu.

--Lo so.

--Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e assassinii (benche io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, nel momento mi avrebber morto.

--Ma ora... ditemi ora...--badava a interromperlo il monaco per venire alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:

--Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza un perdono del capitano? Gli e per questo che mi raccomando a lei!...

--Oh! si per carita--aggiunse Maria tutta piangente--ci raccomandiamo a lei con le mani in croce.

--Si, si--riprese il monaco impazientito--ma infine mi premono le notizie di messer Cino.

--Le posso dire--seguito Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano sempre alla larga)--proprio le posso dire che io, per lo meno tre volte, mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiu lungo il Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan lettere a lui, e a madonna Selvaggia.

--Ah! finalmente....--esclamo l'altro.--Ma come sapete?... e con qual fine coteste aggressioni?

--Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di noi avesse spogliato que' messaggeri. Perche le lettere del capitano le volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre fuggiasco di li e la per quei boschi.

--A chi mai?

--A un certo messer Nello de' Fortebracci.

--Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto l'hai fatta soffrire!--esclamo fra se il monaco agitando il capo, e incrociando le braccia.--Oh! ecco spiegato... povero messer Cino!

--E vi diro--riprese Vanni--che col messo del capitano si sono anche battuti. Credo una prima volta; perche dopo passava sempre scortato da quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perche a quell'aggressione (che a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano sbucati dal bosco, ci segui un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la svignava da un lato chi da un altro su e giu per quei macchioni, via a gambe io pure: finche trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati!

--Ma dunque voi avete...

--Si, si, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perche voglio di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte....

Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e gia a mezza voce e rapidamente l'andava leggendo.

--E diretta a Selvaggia! "Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai piu un sol rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non e una qualche grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sara al castello il vostro fedele

_Cino de' Sinibuldi_."

--Ecco, ecco!--esclamo il monaco, e con una palma si percosse la fronte. Poi riguardata la scrittura, soggiunse:

--E scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve dovrebbe essere qui.

E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse:

--Grazie, ho inteso, addio!

--Per carita, salvatemi il mio Vanni!--gli grido dietro Maria supplicante. E Vanni anch'egli:--Una vostra parola al capitano: dipende tutto da lui.

--Non dubitate--rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di strada--sara un mio primo pensiero; e potrei gia quasi assicurarvi che sarete esauditi. Addio!

In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa, freddamente gli disse:

--Di che ho piu a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la patria, ma sicuro che puo assassinare alla strada!--Poi con calore:--Questo pero d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei, il conforto della mia vecchiezza.... che, tutto perduto, sola.... ah! sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!....

--Filippo!--austero lo interruppe il monaco--non maledire! Abbastanza e da credere che il demone del rimorso a quest'ora lo laceri! Dio e giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti alla pieta per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo a lei. Questa nuova....

--Si--soggiunse il capitano;--ma con quella prudenza che secondo il suo stato....

--Non dubitare! Con ogni riguardo. E necessario d'altronde che questo fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perche cosi spero che le torra ogni sospetto e ogni piu piccol rancore.

CAPITOLO XXV.

LA MORTE.

Ohime! vasel compiuto Di ben sopra natura, Per voltar di ventura Condotto fosti suso gli aspri monti, Dove t'ha chiusa, ohime! fra duri sassi La morte, che due fonti Fatt'ha di lacrimar gli occhi miei lassi!

---- _Canzone di_ _Messer Cino_.

La salute di Selvaggia era omai disperata! Il lento morbo e uno sfinimento continuo la sospingeva agli estremi. I patimenti morali pareva che ora fosser quelli che piu la facesser soffrire. La buona Lauretta che giorno e notte vegliava al suo letto, era la sola cui sovente soleva sfogare quel suo cuor desolato. Il padre e il fratello le nutrivano un'affezione che mai la maggiore. E pur troppo, senza che ella avesse mai svelato loro il suo animo, comprendevano anche la cagione ultima de' suoi mali (perche invero i disagi patiti per tanto tempo furon la prima e la piu potente) e ne sentivan dolore. Non erano valsi altri messi, altre lettere che il capitano aveva spedito al Sinibuldi, sia per informarlo dei tristi casi di famiglia, come per aver notizie delle speranze de' Ghibellini, e prender consiglio sul tenersi al castello. Una sola risposta n'avesse mai ricevuta! Lo che gli aggiungeva d'assai lo sgomento. L'arte salutare con cui procurava che la sua diletta fosse soccorsa, per quel corpo si infermo era omai divenuta impotente. La desolazione era entrata fra quelle mura! L'austero Ghibellino che non si sarebbe commosso dinanzi a un esercito il piu formidabile, or dal dolore della cara figliuola mostravasi affranto e avvilito a tal segno, che moveva a pieta. L'avresti veduto nella sua stanza immobile talora come una statua, fiso a terra lo sguardo, con le braccia incrociate, senza voler vedere e parlar con alcuno. Poi come riscosso e richiamato da un dovere, andar frettoloso a quel letto, tanto per poter ripetere:--Tu soffri! coraggio figlia mia!--E allora vedeva lei affiggere in esso que' suoi begli occhi, e la udiva con fioca voce articolar queste parole:--Oh! io lo vorrei: anche per te, padre mio! ma anche per questo mi si sceman le forze!

Messer Fredi poi non reggeva allo strazio. Animoso quanto cavaliere potesse mai, pure, ogni volta che a lei s'appressava, non v'era modo che frenasse le lacrime.

Frattanto Selvaggia aveva passata la notte anche piu affannosa. A Lauretta, che non l'aveva lasciata un istante, era parso di scorgere un notevole peggioramento. I deliqui cui andava soggetta s'eran rinnovati piu spesso: le forze non che riprendere parea che scemassero. Solo nel giorno un sonno profondo, per quanto breve, l'aveva un poco rianimata.

Quando il padre, il fratello e fra Buonaventura entrarono nella camera, ell'era gia desta; e avendo preso un lieve ristoro, le pareva di sentirsi riavuta. A mirarla in quel letto, la persona quasi a meta sollevata; la sua bionda testa da' guanciali sorretta; la sua faccia pallida si, ma con que' delicati contorni, e le guance d'ogni lieve impressione facili a colorirsi; que' suoi occhi sempre soavi, lucidi e penetranti; la mente poi nel suo pieno vigore, avresti ancor dubitato che il suo male fosse quasi agli estremi.

Alle piu affettuose parole del padre e del fratello ella diede risposta con amorevol sorriso, come soleva, per non mai sconfortarli.

Allora il padre le disse:

--Il nostro amico Bonaventura ti vuol dare una nuova che spero, figlia mia, ti sara di piacere.

E il buon monaco, accostatosi a lei che si mostro bramosa d'udirlo, cosi le parlo:

--Che direste, Selvaggia, s'io vi potessi accertare che il nostro messer Cino ha inviate lettere di continuo al capitano ed a voi, e che non e per sua colpa se qui non pervennero?

--Oh! che dite mai!

--Si,--replico l'altro;--se una mano nemica ve l'ebbe rapite....

--Una mano nemica? e chi poteva....

--Omai a piena discolpa del nostro amico, tutto, si, tutto dobbiam dirvi. Questo perverso, questo vostro persecutore, potete immaginarlo, Selvaggia, fu il rio Fortebracci!

--Egli, avete detto?--e facendo atto di sollevare la destra, con uno sforzo di voce soggiunse:--Oh! che sul suo capo.... alfine....

--Selvaggia! no, no!--la interruppe di subito Buonaventura;--alla vostra mite indole e generosa non si addicono queste parole.

Ed ella ricompostasi in pace, volgendogli un guardo come di chi invoca pieta:

--Avete ragione!--rispose.--Che Dio gli perdoni!

--E cosi sia--riprese il monaco; poi seguito:--La sorte pero ha voluto che una lettera almeno si conservasse.

--Una lettera?

--Si; ad attestare dell'amicizia sua, fedele, ne mai interrotta con la famiglia de' Vergiolesi. Vedete, Selvaggia.

E mostratale la lettera:

--Ne ravvisate voi la scrittura, la sua firma, la data?

--Oh si, si! E che dice egli?

--Che dai Vergiolesi non piu d'una lettera ha potuto ricevere, ne risposta mai alle sue: eppure non ha mai diffidato! E, ansioso anzi di rivedervi, verra in breve al castello.

A quest'annunzio il volto di quella gentile si era infiammato come il suo core.

Buonaventura nel vederla gia presa da un nuovo deliquio, s'accorse subito del grave effetto che una tal nuova le aveva prodotto, tanto che si era pentito d'avergliela data.

Com'ella appena pote riaversi, si volse a lui e gli disse:

--Verra dunque, avete detto, verra?...

Ed ei:--Non e a dubitarne. Ma mentre e d'uopo d'attendere, che il cammino da Milano a qui non e breve, importa molto, Selvaggia, che il vostro spirito si ricomponga: riprenda quella calma che vi ho pregata: e si sollevi nel pensiero del come sia stato rimosso ogni dubbio dal vostro cuore sul contegno di messer Cino, perche non ne doveste concepire e tenere odio verso di lui. Il modo, credete, e stato prodigioso, e imprevedibile. Lo sciagurato consorte della vostra Maria di gia pentito, pote sottrarsi dalla mala compagnia de' noti assassini, e giungere in salvo in sua casa. Egli col mezzo della sua donna mi ha fatto sapere com'avesse le notizie e la lettera che v'ho mostrato, caduta nelle sue mani in un ultimo assalto sopra il corriere che da messer Cino qui s'inviava.

--Dio! Dio vi ringrazio!--esclamo ella con le labbra tremebonde e con prolungati sospiri: e la sua mano strinse quella di Lauretta; la quale quest'atto benevolo riguardo come esteso anche a Cino.

--Vedete!--seguito Buonaventura--una buona azione non va mai senza premio. Mi pare che con questa nuova, che vi toglie ogni sospetto, e vi viene appunto da quello sciagurato di Vanni, Dio in certo modo abbia voluto ricompensarvi del tanto bene che faceste a sua moglie.

--Padre, padre mio! affannosa soggiunse--che questi poveretti vi sieno raccomandati.

Ed egli:--Oh! che mi chiedi! Voglio anzi che Vanni venga subito con Maria a' nostri servigi: e faro io che alcuno non possa nuocergli. Buonaventura, a te quest'incarico.

Ed ella:--Padre! fratello! D'un'altra grazia ancora vi prego. Alla vostra Selvaggia, che poco piu ormai avrete a concedere, non negate questo favore. Affrettatevi a ricomporre i lunghi odii e i rancori fra le famiglie de' Vergiolesi e de' Fortebracci. Io pure si, vel ripeto, all'autore di molti miei mali, imploro da Dio ravvedimento e perdono!

Questi ultimi detti si puo argomentare che dovettero essere uno sforzo supremo di un'anima come la sua, la piu nobile e la piu generosa. Li aveva proferiti con tal sublime rassegnazione, che tutti gli astanti se n'eran fortemente commossi.

Ma questo sforzo dello spirito avendo reagito potentemente sul corpo, di li a poco sorpresa da piu forte deliquio, quasi con le smorte labbra pronunziando tuttora parole di perdono e di pace, appena die segno che la sua vita era spenta!

--Morta! ahime morta!--Fu un grido di tutti, una desolazione ed un pianto. Solo suo padre non fece una lacrima! Rimase immobile e come stupido presso quel letto; intento solo a contemplare la sua Selvaggia distesagli innanzi non altro ora che un cadavere! Pero l'atteggiamento di lui; un vecchio guerriero, alto com'era, il volto emaciato e contratto dal forte soffrire, ma dignitoso; con gli occhi avvallati, le braccia sul dinanzi in abbandono avvinte sol dalle mani; destava un senso d'inesprimibil pieta.

Dopo brevi momenti di questo quasi misterioso colloquio con la sua diletta figliuola, e fiso come ad attendere che da quelle bianche labbra, da quelle vitree pupille semiaperte gli venisse ancora un sorriso, si piego alquanto sopra di lei: lievemente le compose la testa in mezzo al guanciale, come avrebbe fatto una madre alla sua creaturina allorche si e addormentata, e lascio che i suoi biondi capelli le scendessero intorno al volto. Le raccolse le mani fra le sue, poi dolcemente gliele dispose sul seno. Dopo cio, di nuovo affissandola, con voce affettuosa e sommessa gli s'udi ripetere:--Selvaggia! figlia mia, figlia mia!--E mandato un forte sospiro, le chiuse gli occhi e la bacio in fronte. Tutti l'ammirarono con religioso silenzio, e niuno oso fare ostacolo a questo amoroso delirio del povero padre.

Era gia per abbandonar quella coltre, quando un vivo raggio di sole, penetrato improvviso in quella funebre stanza, il volto di Selvaggia irradio di tal luce, che, in quel modo che egli poi riferi, veracemente gli parve come quello d'un angelo.

A tal vista quasi che sopraffatto, torno a lei, si prostro a' suoi piedi, e rimase pochi istanti a pregare. Quindi risoluto si alzo per uscire. Ma prima si volse agli astanti, e in atto supplichevole disse loro:--Non vogliate lasciarla, ve ne prego! Che mi sia custodita!

Non oso dire:--Adornatela per recarla al sepolcro--tanto le parve ancor bella, e che in quell'aspetto non fosse ancora la morte!

Il giorno dopo, il lugubre suono della campana maggiore della chiesa annunziava agli abitanti della terra e delle valli circonvicine che la temuta sciagura si era pur troppo avverata! Quanti furon di que' paesani che avevan conosciuto la nobil donzella, e sentitone encomiar le virtu, e molti sperimentato grazie e favori da lei e presso del padre, compiansero tutti l'immaturo suo fine. Tanto piu poi se ne dolsero perche temettero che il capitano, anco per questo caso, abbandonasse la terra e il castello in potere de' Bolognesi: lo che, per l'affezione che avevano a lui ed alla parte sua, e per la sicurezza che ne ispirava, di troppo mal animo avrebbero sopportato; e dura poi e increscevole sarebbe stata la nuova signoria, per loro estranea e d'un avverso partito.