Part 22
--Si, si, fiorini d'oro!--con fierezza esaltata proruppe Vanni--anch'io li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver lavorato, cani assassini di maremmi!--E parve questo l'ultimo scrupolo soffocato.--Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri! e qui con lui.... oh! si; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove? dimando infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto quel malandrino.
E questi, con un certo mistero:
--La notte che viene, quando sara al suo mezzo farai di trovarti giu sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto--e glielo accennava.--Li io stesso ti attendero per condurti subito a opra. Addio. Ricordati che il silenzio e necessario piu per te che per me! Tu m'intendi!
Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si mostrava intollerante della fatica. E cosi sempre la vicenda di chi, ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredita del lavoro. Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere, conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, comincio da prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna. Ella avra avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole pacifica. Si eran presi per amore, e gia una figliuolina, come abbiam detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di la. Il vivere l'avrebbe raccapezzato, se egli del poco fosse stato contento. Infatti a veder la casuccia di Maria si linda, e si fornita del bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza piu a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai contrariato in nulla, incomincio a frequentar le taverne e a giuocare. In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi assai riservati. La lontananza dalla citta gli tien contenti del poco: e i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli e vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio.
Non e cosi pero ne' luoghi di confine. Le son genti per lo piu che si guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i cosi detti contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi piu ha, specie se e un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi, hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo piu ci trovavano il tornaconto.
Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicche era terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i piu arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de' Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si sapeva che alla Sambuca facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano li sul confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello della Sambuca.
Costoro, fatti piu arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino all'assassinio. Piu volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, e di scuri. Nelle notti quanto piu buie, e fra le tempeste piu arrovellate, allora si che era un via vai di costoro su' pe' confini; taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perche con le milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, dove di manutengoli non ne mancava, li eran quelli che dovevan riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan gia che dovea transitarvi.
Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur troppo chi si pone a una china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in fondo! Pero un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, gli fece disegno addosso, e penso: "questo e uomo da farmi buon giuoco;" e battendogli sopra una spalla, cosi gli disse:
--Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, purche tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassu al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. Pero bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie quante piu poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza di rivederlo.
--Ma io... ma lei!...--rispose egli molto turbato; perche penso come mai la sua donna potesse tradire quella buona signora!
--Ohe! Non c'e ma che tenga!--l'interruppe risoluto Musone--Tua moglie ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli uomini della nostra brigata. Perche siccome a loro premono queste quattro dita di gola,--m'intendi?--cosi tu non vorrai esser da meno per amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!--E alzando la mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer piu motto, e per diversa via si partirono.
CAPITOLO XXII.
IL TRADIMENTO.
"Vieni, corri forte Alla morte! traditori! Quivi le spade fuori, Colpi tagliando e dando, E le lance spezzando."
---- _Serventese di_ _Giannozzo da Firenze_.
Che faceva intanto il capitan Vergiolesi al castello della Sambuca? S'aggirava di e notte minaccioso per que' dintorni, forte del suo coraggio e de' suoi uomini accresciuti di numero e armati di tutto punto: e austero co' suoi per la disciplina, implacabile coi nemici, dovunque e a tutti incuteva terrore. Era lassu il leone della foresta, il cui solo ruggito spaventava chi volesse aggredirlo. Lo stesso Musone, il fiero, l'audace bandito, da que' pressi doveva girar largo. E di fatto le sue aggressioni eran tutte sul Bolognese; perche guai a lui se fosse venuto di qua dal confine! Una volta che volle tentare un assalto sullo stesso capitano, mentre sceso dal castello in un'ora di notte, con pochi de' suoi perlustrava la via, se a lui riusci di scamparla, non cosi a due de' suoi masnadieri, che caddero trucidati.
Questo ora sapeva male a Musone d'averla a far con un uomo si feroce e si destro, e con armigeri notte e di a perlustrare ogni via che mettesse al castello. Il colpo da tentar su Selvaggia, con la relazione stretta gia con quel Vanni, gli pareva bell'e fatto. Per suo mezzo si sarebbe appiattato con altri in casa sua all'insaputa della stessa moglie, e quando Selvaggia, com'era solita, vi fosse giunta, con uno strattagemma allontanata pur dietro casa Maria, l'avrebber rapita. Sicuro che allettavalo a cio la grossa somma, che per mezzo di Nuto, il Fortebracci gli aveva promesso. Ma prima di trattarne con Vanni, nel mestiere non ancora matricolato, com'ei diceva, perche poi non l'avesse a tradire, tento piu volte se avesse potuto prender non visto qualcuno di que' sentieri per al castello: quando, trovatili sempre come assiepati di militi, ei senza piu desiste dall'impresa, e al Fortebracci la dimostro per allora impossibile. Premevagli troppo la pelle che poteva salvarsela con altri guadagni, senza che avesse a rischiarla cotanto per far servigio a costui. Gli bastava d'intendersela con quel furbaccio dell'oste della Moscacchia per sicure corrispondenze, e talora col giungervi nottetempo egli stesso. Li sul confine, per un andirivieni di passeggieri, la palla al balzo o piu presto o piu tardi gli doveva capitare: e forse di nuovo in altro modo (diceva in aria di mistero al Fortebracci forte irritato con lui) non dubitasse, gli avrebbe giovato.
Frattanto che era mai avvenuto delle minacce del Legato di Bologna, e delle intimazioni al Vergiolesi di sgombrar dal castello?
Dopo la risposta assai perentoria che il Vergiolesi gli aveva spedito, si eran risolute a parole. Incerti sempre i Bolognesi delle forze che avesse, in quanto che quella sua gente (non molta a dir vero), facendola comparire a brigate or qua or la sulle alture di que' burroni, aveva fama di essere straordinariamente accresciuta; non intendevano rinunziare all'impresa d'un'aggressione al castello, ma frattanto temporeggiavano, aspettando occasione piu propizia.
Se al capitano premeva molto, in pro suo e del suo partito, la difesa di quel fortilizio, non meno gli stava a cuore che i poveri Pistoiesi fosser trattati il meno male possibile. Pero non mancava per mezzo de' suoi corrieri d'aver contezza di tutto, e quasi ogni giorno: in particolare dal suo degno concittadino ed amico Lapo de' Rossi, che, come dicemmo, succeduto a messer Cino nell'ufficio di giudice delle cause civili, era di pari animo nell'amore alla terra natale. Dire che i Neri si ritraessero da quel governo era ormai impossibile. Ma che non vi si tenessero con angherie inaudite e sempre peggiori, questo era che almeno chiedevano. Dove che avendoli supplicati da ogni parte ma senza frutto, que' miseri cittadini si vedevano ridotti di nuovo alla disperazione. I Lucchesi piu che i Fiorentini eran quelli che piu li tribolavano. E' dicevano apertamente che volevano disfar Pistoia.
Narran le storie che di recente era stato mandato loro da Lucca per capitano un certo Tomuccio Sandoni. I Pistoiesi perche lo seppero di vil condizione e disagiato, e che al solito avrebbe inteso piu a guadagnare che al bene della citta, non lo voller ricevere. In questo, a di 5 di giugno 1309, si levo un improvviso rumore che parve una voce che venisse dal cielo, e fu un gridare per ogni via: "Afforziam la citta!" Allora un suonare a stormo da ogni campanile; e veder uscir tutti quanti uomini e donne, chi a prender tavole, legnami e ferramenti, chi a fare steccati e bertesche intorno alle mura abbattute. In poche ore la citta era tutta afforzata. Poi cominciarono a scavare i fossi dal lato di Lucca. Ser Tomuccio, spaventato da questa rivolta, corse a Lucca e riferi l'accaduto: e subito i Lucchesi con grosse schiere, popolo e cavalieri, cavalcarono per Valdinievole. I Pistoiesi sentito questo, mandarono in contado per tutti i loro amici, che dalle castella movessero armati a difenderli: e messi fuor di citta ragazzi e fanciulle, deliberarono, che se i Lucchesi venissero, disperatamente gli avrebbero combattuti fino agli estremi; perche dicevano: "Meglio e morire una volta che mille!"
Di gia l'oste lucchese si era avanzata fino all'Ombrone, a un miglio circa dalla citta. Tanto basto! I Pistoiesi usciron subito; e col forte proposito di morte dare e morte ricevere, si baciarono in bocca l'un l'altro; e via, serrati in schiere, e con l'armi in pugno a respingerli! Eran quasi presso all'Ombrone, quando, con gran stupore, videro arrivare di la dal fiume il capitan Vergiolesi! Era stato l'amico De Rossi che l'aveva di tutto informato. Ed egli, saputa appena l'iniqua aggressione, si era mosso dalla Sambuca con militi a piede e a cavallo, acresciuti di gente del contado lungo la via. Preso ardimento da tante armi che aveva raccolte, varcato l'Ombrone piu in alto, lo costeggiava dal lato destro per venire a tendere una imboscata al nemico dopo disceso dal Serravalle. I Lucchesi allora accortisi del pericolo, nel timore di esser serrati dalle avverse schiere, non osarono di passare il fiume. E peggio per loro se lo avessero fatto! Cosi li ammonirono certi savi uomini fiorentini, che, essendo in Pistoia, si recarono al campo lucchese, e li consigliarono a retrocedere. Tanta era la gente in armi della citta e del contado, irritata e risoluta a combatterli, che al primo scontro sarebbero stati disfatti.
Molto allora fu lodato da ogni classe e fazione di cittadini il generoso e inaspettato soccorso del Vergiolesi. Riconobbero tutti che non poteva esser giunto piu opportuno e propizio per distogliere dalla comune terra natale il fiero nembo che sopra le si addensava. Un'ambasceria de' piu notevoli pistoiesi con a capo il De Rossi incontanente recossi a lui per rendergli grazie. Ma gia egli, appena ebbe visto che i Lucchesi se ne partivano, conseguito l'intento, raccolti i suoi, se ne torno alla Sambuca.
Sparsasi la notizia d'una spedizione si fortunata, e al sapere che sotto l'insegne del capitan ghibellino molti sempre accorrevano, il suo partito nel Pistoiese e altrove ne prese animo: tanto che a Firenze alcuni giovani segretamente deliberarono di cavalcare alla Sambuca a rafforzargli le schiere. Non appena il capitano ne fu informato, che descrisse loro per lettere la via da seguire; e promise che al castello di Treppio avrebber trovato un suo messo per guidarli sicuri in Sambuca.
--A cavallo, a cavallo!--s'udi gridare una tal notte sulla spianata d'un castello degli Adimari, sulle belle colline di presso Empoli. E i valletti di subito a trarsi ciascun per le briglie a due a due i destrieri, e condurseli innanzi alla porta del turrito castello; assicurarsi se le selle fosser ben cinte, le bisacce con quel che occorreva: un chiedersi a mezza voce fra loro se tutti eran pronti; e la fra le tenebre, al dischiudersi di quella porta, seguendo il figlio del castellano, una trentina di giovani eran tutti in arcioni.
Quelli che tenevan co' Cerchi, e con parte Bianca, de' Fiorentini erano adesso tutti gli Adimari, tranne de' loro M. Filippo di M. Boccaccio--_lo fiorentino spirito bizzarro_--detto _Argenti_ anche da Dante, perche ricchissimo, e aveva la boria di far ferrare d'argento i cavalli. Poi i Mozzi, i Nelli, i Mannelli, i Bardi, i Rossi, e il Baschiera della Tosa: poi gli Abati, i Malespini, gli Scali, i Falconieri, i Gherardini, i Bostichi, i Giandonati; que' dei Pigli, de' Vecchietti, degli Arrigucci, dei Cavalcanti: solo alcuni de' loro pero; perche in una stessa famiglia, spesso accadeva che altri seguisser l'avversa fazione. Molti poi de' popolani minuti, fra' quali, M. Lapo Falconieri, Cece Canigiani, e il Corazza Ubaldini, e i piu de' Ghibellini di Firenze. Di queste casate uscivano i prodi giovani che dicemmo; venutivi co' propri cavalli e armati di tutt'arme, e gia postisi in via pel generoso divisamento di soccorrere il Vergiolesi. Altrettanti del popolo dovevan seguirli, quando costoro giunti a Sambuca li avrebbero avvisati.
Era una bella notte d'estate. A un'aria fresca, sotto un cielo stellato, per luoghi domestici, il viaggio non potea cominciarsi con migliori auspici. Speranzosi tutti, di forte animo, e uguali e concordi, non avevan neppur pensato ad eleggersi un capo che gli guidasse. Solo per la molta stima che avevan per l'Adimari, degno erede di quel Bellincion Berti, figlio di Berto Adimari e padre della bella Gualdrada, da Ottone il grande data in isposa al conte Guido da Poppi; poi perche da lui invitati, quasi a un comando vi s'eran raccolti; tacitamente lo riconobbero come lor condottiero.
Avanzatisi verso Prato, avevan di gia risalito il fiume Bisenzio, e piegando poi a Cantagallo, eran giunti a pieno giorno su per le gole appennine. Incerti di che animo i castellani di Treppio fossero verso loro, e come gli avrebbero accolti, propose l'Adimari e fu consentito da tutti, di far alto li all'aperto fra quelle selve: discesero allora: e legati i cavalli ai vicini castagni, si adagiarono sul molle strato; e a quell'ombre, fra gli scherzi e la spensierata allegria di quell'eta, coi cibi portati a una fonte vicina, si diedero a ristorarsi. Ripreso poi il cammino, prestamente giunsero a Treppio. Allorche si fece loro incontro un pastore, che diceva essere stato spedito dal capitan Vergiolesi per servir loro di guida fino al Castel di Sambuca. Non dubitarono punto che costui fosse quegli che il capitano promise di inviar loro lassu, e dietro tale scorta credutisi piu sicuri, proseguirono il viaggio.
S'avviavano in un alto piano per mezzo a bei castagneti, rasentando talora lo scrimolo di strette e profondissime valli, formate da un altro torrente Limentra. Discesi poi al villaggio di Badi, e di qui posto piede nel territorio bolognese, mentre avrebber dovuto sempre costeggiarne il confine e direttamente calare a Pavana per risalire a Sambuca; invece da quel pastore, pensatamente fatti sconfinare, furon guidati verso di tramontana. E intanto costui, giu giu per una strada scoscesa, dava ad intendere a tutti quanti, ignari affatto di quelle vie, che non facevano che costeggiare il confine toscano, dentro il quale era quel villaggio che gia scorgevano in basso nella valle dell'altra Limentra, e dove di necessita dovevan far capo per varcare questo nuovo torrente. Chi gli avesse veduti que' baldi giovani per quella poca pianura che trovarono finalmente prima d'entrare nel villaggio, dopo un discender si faticoso! Andati sempre sui monti l'uno dopo l'altro e spesso a piede con a mano i cavalli, ora montati in sella si avanzavano a due a due; ma piu briosi i cavalli, e i cavalieri piu lieti, piu loquaci e gia soddisfatti; scorte al fine, sul poggio dinanzi, le mura merlate del Castel di Sambuca!
A colui che volesse avere un'idea della foggia di que' cavalieri e militi cittadini a un tempo, credo che non potrebber meglio offerirgliela che gli abitanti dell'isola di Sardegna, allorche sulla sera villici e proprietari a cavallo, dalla campagna (non avendovi ancora che poche case coloniche) fanno ritorno in citta. Portano in capo un nero e lungo berretto di lana che ricade loro da un lato: a sera poi vi sovrappongono il cappuccio che tengon dietro alla cappa, com'era uso nel medio evo. Se non che nella estate se la gittano dietro le spalle. A una cintola di cuoio tengon appese le corte armi. Vanno a drappelli, cavalcando piccoli ma vivaci destrieri dell'isola, con gran bisacce sui fianchi; e solo invece di picche (s'intende) hanno schioppi, che, o tengono in obliquo sopra una spalla, o per traverso dinanzi alla sella, ossivvero nella destra elevati, col calciule posato sul fianco.
Con questo modo presso a poco entravano i nostri giovani nel villaggio, senz'avvedersi di essere stati condotti su quel di Bologna, in un paese nemico, e nel covo del rio Musone al villaggio della Moscacchia! Trafelati pero e infiacchiti dal disagio e dal caldo, dopo essere stati per tante ore a cavallo, veduta l'insegna d'un'osteria, non parve vero a ciascuno di farvi alto, e prender di nuovo da ristorarsi.
--Oh! qui c'e tutto, messeri; venite, venite--disse loro la guida, che gia per la via faceva presentire a' loro stomachi questo conforto.
--Tutto, tutto abbiam qui, e a' vostri comandi, gentiluomini riveriti--soggiunse l'oste dalla porta dell'albergo, levatosi il suo bianco berretto, e mostrando un faccione rosso come un gambero, con certi cernecchi di capelli rossastri e setolosi, e tentennando la sua gran pancia, sostenuta da un paio di gambe corte corte.
--Entrate, entrate!
E data un'occhiata per traverso alla guida, questi, come se per caso nel passare si fosse in lui imbattuto, gli susurro alla sfuggita: "Son loro!"
Inteso cio, il mariuolo dell'oste con un'aria tutta ridente se n'ando attorno a que' cavalieri a raddoppiar di profferte e di salamelecchi, e a prender gli ordini per preparar loro la refezione.
Rientrato poi nell'osteria con la guida, toccando a questo la spalla, e con certi occhi stralunati gli disse:
--Bada sai! Lascia prima che mangino e che abbian pagato!
--S'intende--rispose l'altro.--I buoni affari bisogna trattarli a pancia piena. E vedi che io oggi te ne fo far uno co' fiocchi. Piuttosto ti dico che tu pensi subito a me! m'hai capito?
--Non dubitare; i meglio bocconi son tuoi. Poi tu dovresti sapere che alla circostanza non ho i granchi alle mani!
--Va bene! Me lo credevo--rispose l'altro, assicurato di buona mancia. E seguito a tener d'occhio e a porger l'orecchio su tutto e su tutti.
In breve i nostri, tolte le selle ciascuno al proprio cavallo, con manciate di fieno l'avea stropicciato e asciugato: poi legatili tutti a' vicini castagni e procurato loro da nutrirsi, l'un dopo l'altro se ne entravano nell'osteria.
Era omai sulla sera. Il caldo, sebbene in montagna non sia mai affannoso, pure in quell'ora e in quel basso vi si sentiva: da quei giovani poi molto piu, affaticati non poco per tutto il giorno. Pero non parve vero a ciascuno di scingersi l'armi e spogliarsi delle vesti. Posaron tutto nella prima stanza: poi non fecero altro che affrettare briosamente l'ostiere, perche nell'altra vicina li servisse alla mensa. Non e da dire di che sorta fosse quel loro apparecchio. Un lungo e sudicio tavolino, sul quale eran solo distese alcune foglie di castagno; cinque o sei boccali, ed orciuoli e alcuni piatti; e torno torno due panche male in gambe per i convitati. Una stanza poi a tetto, tappezzata di ragnateli; e vari straccali polverosi dall'altra parte. Ma il buon umore che regnava fra loro fece mandar in burla ogni cosa. Tutti gridavano a una voce:
--Ostiere, sei pronto? portaci da mangiare, galeotto che sei! Non pensi che abbiamo una fame da lupi?