Selvaggia de' Vergiolesi

Part 21

Chapter 213,972 wordsPublic domain

--Quando ebbi ottenuta la perdonanza, e gia passatovi da piu che un mese, mi partii dalla gran citta, non vi so dir come pieno l'animo per le meraviglie della Roma pagana e della cristiana! Allora, chiamato da un mio parente per negozi domestici, m'inoltrai nel mezzodi dell'Italia, e giunsi a Napoli. Cola, fosser cagione i disagi d'un si lungo peregrinaggio, infermai gravemente, e qualche anno fui costretto di rimanervi. Non appena la salute mi consenti di lasciar quel bel cielo e quell'incantevol paese, toccai di nuovo Roma. Ma qual differenza da quella Roma che aveva gia vista! Vedovata del suo pontefice (che come sapete, Clemente V fu eletto e stabilivasi in Francia) mi diede immagine della compianta Gerusalemme! In preda ai partiti, la desolazione e i lamenti non vi mancavano! Mi rimisi tosto in cammino, e sulla via del ritorno come aveva fatto pensiero, volli fermarmi a visitare la bella citta di Siena. Oh! quando si rientra in questo vostro paese, benedetto e privilegiato che gli e per l'idioma gentile, e per tanto piu civili costumi; per la bellezza delle sue terre, e per la sua liberta; oh! non so dirvi che senso di gioia ci si rinnova! Limosinando di borgata in borgata, di citta in citta, dopo si lungo viaggio pervenni a Siena in salute, e serbo sempre memoria di quella gente nobilmente ospitale. Ma ahime! fu cola che intesi un tal fatto da impietosirne le belve! Per lo che a sollievo dell'animo mio, e perche le gentili anime si compiangesser con me sopra le umane sciagure, mi proposi compor su di esso una canzone, quella che di lontano ascoltaste.

--E qual e mai, se vi piace, cotesta istoria, mio buon Romeo?

--Orrenda!--diss'egli--piu di quello che sia dato di credere! Madonna Pia, la giovane e vaga figliuola di messer Buonconte de' Guastelloni di Siena, abbiate da sapere, che (corrono circa vent'anni) fu maritata a messer Baldo d'Aldobrandino de' Tolomei. Come poi intorno al 1290 ne rimase vedova, quattro o cinque anni dopo si disposava a un cotal Nello o Paganello d'Inghiramo Pagnocchieschi, signore del Castel della Pietra[8] . Ma non si tosto ei la ebbe impalmata, che gli entrava in cuore una ardente passione per Margherita contessa di S. Fiora. Di qual potenza si fosse il demone che invase quel perfido, udirete dappoi. La grazia e la virtu della donna sua si dileguarono in un subito da quel petto. Odio invece e livore vi sottentro; e concepi fin d'allora l'orribil pensiero di disfarsi di quella misera per congiungersi alla ricca e volubil contessa. Nello infatti divenne poi il consorte di Margherita, e fu il suo quarto marito! Ma con qual mistero, con qual perfidia pervenisse a' suoi fini, io solo...; che per certo non so se la nuova qui...

[8] "Salsi colui che, inanellata pria, Disposata m'avea con la sua gemma."

---- _Dante_, _Purgatorio_, C. V.

--Oh! nemmeno un sentore n'era giunto fra noi!

--Si dunque; io solo potro raccontarvelo. E vi prego fin d'ora, per onore di lei e del vero, non diate ascolto ad accuse contro a questa povera Pia. Varie e calunniose voci si fecero andare per Siena dal suo vile uccisore per ismentire in qualche modo il delitto. E fuvvi persino chi pronunzio il nome d'un suo amante riamato, e che il marito per gelosia furibondo ne divisasse la morte. Ma come potete pensare che a noi pellegrini andando di casa in casa e reso piu agevole che a chi che sia di essere al fatto delle vicende domestiche; or io posso dirvi che, un venerando vecchio della casa, de' Guastelloni, avo della Pia, presso del quale fui ospitato, mi svelo tutta quanta la nefanda trama di Nello, asserendomi con giuramento che una si nera calunnia falsamente fu apposta a quella gentile; a lei, non d'altro colpevole che d'aver troppo creduto ad un marito infedele, e di avere, fino agli estremi perdonando, portatogli affetto!

Ricordo come il povero vecchio gia quasi infermo, un tal di, tutto tremante stringendomi la destra, e sfogandosi in lacrime mi diceva:--Con questa cara figliuola la nostra casa e disfatta! Io non reggo al dolore! La povera Pia sappiate che laggiu in maremma in que' bassi fondi, in un castello di suo marito, quel della Pietra.... Oh! la mia bella e virtuosa nipote! da lui, da lui proprio vi fu confinata! E intendete voi con qual fiero proposito? Perche il dolore dell'abbandono (che ella lo amava tanto!), ma piu poi la malaria, per que' pestiferi miasmi li presso a uno stagno, lentamente operassero in lei quel ch'ei voleva, la morte! ma, senza traccia di ferro del suo vile assassino! Sebbene non manco chi narrasse che laggiu (ei piu crudele e violento!) da un suo scherano la facesse precipitar da un balcone! Fu sparso poi ad arte pur questo: ch'ei trovatala morta per malor subitaneo, una forte disperazione lo sorprendesse. Disperato si, credo, come Caino, del perdono di Dio; perche tal misfatto contro a una innocente chi potra mai perdonarglielo? E fiero allora il vegliardo mi si die a esclamare: Maledizione! maledizione sul capo di quell'iniquo! Dio ci castiga; che gia noi... oh si! dovevamo conoscerlo noi questo traditor della patria, quando fuggi gli Aretini alla Pieve del Toppo!.... e allora.... impedire a ogni costo!.... Ahime! ahime! (e affannato percotevasi il capo con ambe le mani). Poi ripreso vigore esclamo;--Oh! perche non ho io tanto forti le membra da impugnare una spada, e prenderne su di lui la bramata vendetta! Che almeno nell'infausto castello fra i piu crudi rimorsi finisca l'iniquo i suoi giorni; e dipoi quell'edificio dalla vetta delle sue torri sia diroccato, ne mano di uomo possa piu rialzarlo; e fin le stesse macerie nel suo putrido stagno vadan sepolte! Ma che di sopra a tante sozzure, deh! giustizia di Dio! si elevi una nobile voce che impietosisca le future generazioni, narrando lo strazio con cui si disfece la vita d'una si cara ed innocente figliuola!

Pur troppo vi so dire--ei conchiuse--che tutta Siena e il contado di gran pieta ne furon commossi! Ma che giova pero? La mia diletta, l'onore di mia famiglia, ahi! ahime! non e piu!--

Cosi il nobile Guastelloni al Romeo; e cosi questi ne riferiva dolente, la narrazione nella sala del castello de' Vergiolesi, sicche tutte le astanti se n'erano contristate. Selvaggia poi di tal maniera, che era rimasta come stupida pel turbamento. Questa commozione tanto piu forte si pareva in lei, per una serie di tristi vicende fatta omai piu sensibile alle sventure, e perche in quell'istante l'animo suo era preoccupato dal lungo silenzio di Cino, inconcepibile dopo l'affetto che le avea dimostrato, e le ripetute promesse.

In questo le donne avevan pregato il Romeo a ripetere quella canzone, fidando che ella, come innanzi se n'era espressa, l'avrebbe gradita. E quegli presane licenza di gia l'intonava. Ma come n'ebbe modulate le prime strofe, Selvaggia che vi pote porre attenzione, ne fu di nuovo si scossa, che a bassa voce e tremante comincio a ripetere que' versi che le parvero come dettati per lei; e dicea ne' sospiri:

"Ei mai piu non tornera! Ei mai piu? Cosi potria Obbliar cotanto affetto?"

Ma gia il Romeo, avvedutosi del suo turbamento, si era imposto silenzio.

Ella, fatta pallida oltre l'usato, si levava dalla sua sedia; e pronunziando pur sempre fra se quelle funeste parole, congiunte insieme le palme, e volto a terra lo sguardo, a lenti passi ritiravasi nelle sue stanze.

La mattina seguente bramoso il Romeo di rimettersi in via, dimando di prender congedo dalla nobile castellana. Allora fu introdotto nella sua camera, dov'ella di gia alzata lo ricevette. Una modesta mobilia e non piu che la necessaria vi si vedeva. Bianche cortine circondavano il letto: dove da un lato una croce, dall'altro un inginocchiatoio, e sopra pendente dalla parete un quadretto in campo d'oro con una Vergine, d'autore bizantino. Un forziere di legno intarsiato a vari colori: uno stipo antichissimo; poche sedie, un tavolino e null'altro. Ella era seduta sopra una sedia a bracciali. Vestiva un'ampia zimarra di panno chiaro con doppia bottoniera dinanzi, e sopra, un nero gamurrino cinto alla vita, con grandi maniche; l'una e l'altro di panno inglese, reso finissimo dai cimatori fiorentini nell'arte di Calimala. Su d'un piccolo tavolino che avea dinanzi, erano poche cartapecore bianche, con appresso il calamaio. Alcuni libri ben rilegati, fra i quali il nuovo Testamento con la versione in volgare, coperto con velluto chermisi con fermagli d'oro; il cui manoscritto il piu forbito su carta bianchissima impomiciata e a larghissimi margini, si pregiava per miniature mirabili e fregi d'oro si ben condotti e finiti, che non poteano attribuirsi che al celebre Oderigi da Gobbio. Alcuni tratti della Consolazione di Severino Boezio voltati pure in volgare, e legati in un libro, con poche poesie provenzali che andavano sotto il nome di Folchetto di Marsilia. Aveavi una cronachetta d'Elisa e di Abelardo: alcuni romanzi di Turpino e di Lancellotto; tutti quasi i racconti della Tavola Rotonda; e infine una raccolta di versi dei piu eletti trovatori italiani da lei stessa copiati con grande amore: non che i piu pregiati di Lemmo, del Cavalcanti, dell'Alighieri, e quelli di Cino de' quali egli le fece dono.

--E volete dunque partirvene?--al Romeo appena entrato diss'ella.

--Si, mia nobil Selvaggia. Mi tarda assai di proseguire il cammino per le mie terre lombarde, e vengo pero a rendervi grazie....

Ed essa interrompendolo:

--A voi gran merce, buon Romeo! Ma, e tornate per via diretta a Milano?

--Si veramente.

--Oh! egli dev'esser pur la--(penso fra se stessa; che fare? che dirgli?) A questa idea le sue guance si pallide si acceser d'un tratto siccome fuoco.

E il Romeo le soggiunse:

--Io sono di nobil famiglia: non posso dirvi di piu. Un impulso irresistibile mi trasse ad andarmene in romeaggio; e ora, sano di corpo, e tranquillo e sodisfatto dell'animo, ritorno alla mia terra natale. Se in alcuna cosa di vostro servigio potessi adoprarmi da quelle parti, me ne terrei grandemente onorato.

--Oh! se sapeste quanto per me la graziosa vostra profferta.....

--Parlate, su via, parlate, ch'io saro lieto d'ogni vostro comando.

--Poiche vi piace--soggiunse ella--dirovvi dunque che un amico nostro e concittadino, messer Cino de' Sinibuldi, passo gia per di qui, e dimorato per breve tempo fra noi, partivasi per Lombardia.--Ma, ahime!--traendo un lungo sospiro--molto tempo e omai corso che nissuna novella ci e venuta di lui! E si che di scriverci ne avea a tutti impromesso, e noi per certo a lui affezionato, lo speravamo! Egli e uomo di leggi e di lettere, e valente, sapete! scrittore di leggiadri versi, grande amico dell'illustre Alighieri. Poi egli, in tanto feroce parteggiar di cittadini, si serbo sempre puro di sangue fraterno: e ov'ei s'intromise, fu per senso di nobile animo, e per amor di concordia. Gli e per questo che si e recato cola fra i Ghibellini ad affrettar la discesa dell'imperatore in Italia. Non vi puo esser noto dove ora si sia; ma io son d'avviso a Milano. Ad ogni modo per cio che v'ho detto vi sara agevole, spero, di ritrovarlo. E allora.... Oh! allora--come in atto supplichevole seguito ella--in nome di Dio ve ne prego! narrategli il turbamento e il sospetto in che tutti ci ha posti la privazione assoluta de' suoi caratteri, e di qualunque suo familiare: e ad ogni caso voi pure inviatecene qualche nuova. Duolmi che ne mio padre ne mio fratello sien qui per sentirvi ripetere questa stessa preghiera!

--Il piacer vostro mi e legge, o signora. Mi avete proferito un tal nome, che per la prima volta udii a Roma articolar con affetto sulle labbra d'un buon vecchio morente, ch'io per qualche giorno assistei nell'ospizio de' pellegrini.

--Oh! che mai dite! e chi era mai cotest'uomo?

--Corse voce per alcuni che fosse pistoiese; per altri fiorentino di patria; certo, al gentile idioma, toscano; e s'appellava Casella.

--Ahime!--esclamo ella--l'amico di messer Lemmo nostro, che anch'egli poco fa si moriva! affezionato poi tanto a messer Cino! Amicissimo dell'Alighieri, cui musicava le canzoni, gli apprendeva il bel canto, e le cui melodie gli giungevan si grate!

--E a' quali, vedete, ei mi commise, se in Toscana li avessi incontrati, di porger loro l'estremo saluto! E vi fu visitato, ricordo, da alcuni nobili cittadini, fra' quali da un Giovanni Villani; e, se non erro, anche dall'Alighieri, che mi fu detto trovarsi in Roma in quel tempo per cagione d'ambascerie.

--Ahi! la morte! la morte!--proruppe allora Selvaggia--quanto debb'esser piu angosciosa, soli, in lontani paesi, senza il conforto de' suoi!....

Quindi con entusiasmo soggiunse:

--Deh! che vivano almeno e messer Cino e Dante! Viva il grande Alighieri per compiere il suo divino poema; del quale io, ecco qui, fra le prime ebbi in sorte d'aver trascritti alcuni Canti dalla mano stessa di Cino, e come cosa sacra per doppia cagione io li serbo! Il pensare che egli dalla sua Beatrice!.... O avventurosa! che seppe a tant'altezza di propositi, a si divino concetto ispirare il suo nobil poeta! Si; chiedo al cielo che Dante e Cino, con la gloria del nome e dell'opere loro, vincano alfine la crudelta de' loro avversari, e si acquistino immortal fama presso ogni gente!

Benche ora in terra d'esilio, astretti a separarsi da' loro concittadini, pur troppo discordevoli tanto!.... oh! ma alcuni pero restaron qua avvinti ad essi di tale affetto!--e ripeteva con calore--di grande inesprimibile affetto!.... E voi, buon Romeo, pel cortese animo vostro, ritrovando messer Cino a Milano, voi spero glielo ridirete a mio nome, e del padre e del fratel mio, e di mia cugina Lauretta. E che di noi piu non si scordi, e che per lettere il piu presto ci mostri che non ci ha del tutto obliati!

--Riposto il piede sul suolo lombardo, sara mia cura--rispose egli--non dubitate, di andare in traccia di lui, e fedelmente gli narrero quel ch'io vidi, e quel che voi m'esponeste.

Cui ella:

--Grazie, oh! grazie! che il cielo vi assista!....

Voleva piu dire, ma affralita, e fortemente commossa, le venne meno la voce: e solo col languido sguardo accompagno il Romeo sino al limitare di quella porta; d'onde ei di nuovo con vivo accento esclamo:

--Deh! possa Iddio consolarvi! Sara questa la mia preghiera sempre! Addio!

Quest'ultima parola parve le risonasse nel cuore come una tremenda inesorabil sentenza.

--Ah! pur troppo addio tutte care speranze!--ella ripete varie volte; e ricadde nel piu grave abbandono!

CAPITOLO XXI.

I CONTRABBANDIERI.

"Che pur bisbigli? Tra' fuora que roncigli. --Messer che comandate? --Che questi pruni leviate, E fate via."

---- _Serventese_ di _Giannozzo da Firenze_.

Ricordera il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano gia avvenute, e di gia consolate di una bella bambina. Allorche Selvaggia arrivo al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito non le parve vero d'averla a se. Quando non fosse derivato che da un impulso di quel suo animo si gentile, essendo stata fin da' primi anni a Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perche d'indole buona l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi comunemente; che, cioe, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il piu intimo. Troppa distanza passava, gli e vero, e tanto piu per que' tempi, dalla nobile famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza di casta ove il cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra parte non e a pensare se la buona donna ne fu contenta!

Avvenne cosi che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, fattala venire al castello, le disse:

--Senti, Maria, ho bisogno di te.

--Oh! Dio sia benedetto!--rispose ella.--Un qualche angelo v'ha portato quassu! Saro sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire, al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra questi boschi si orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che ci abbiate salute!

Cotesto triste confronto di gia pur troppo anche Selvaggia l'aveva fatto!

La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del castello. Selvaggia, allorche la salute le consentiva d'uscire un poco a diporto (ne di lunge ando mai, poiche qualche malvivente si disse e fu visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si reco:

--Vedete, madonna--le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua figliuolina;--per amor vostro le ho posto nome Selvaggia.

--Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella bambina.--Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista! Perche temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me!

Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva gia incominciato a sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, comincio a fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de' suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra neppur per meta, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' piu vili, l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:--E in maremma perche non torni quest'anno?--Ed egli:--Ho trovato da andare a opra per su di qui--a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po' esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni, risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso per loro.

--Eh! sicuro!--Gli s'accosto uno sconosciuto, ed era il famoso contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a casa, cosi attaccava discorso:

--Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle nostre fatiche? Non e altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi non riportare a casa quasi che nulla.

--Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era del parer suo; e con piu calore seguito:

--Ma e poi? o che e questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza? Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini!

--Oh si! che mi discorri di malattie?--soggiunse Fuccio;--mi pare, un po' piu o un po' meno, che laggiu siamo tutti malati: e, ridotti cosi, che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi e di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure; mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giu non ti senta le costole rotte, e piu delle volte un brivido addosso come quello della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di quelle arpie, perche ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma affe di Dio! questa vita non la vo' piu!

--Si, eh?--rispose Vanni.--E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste, messere?

--Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'e tanti mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un fiorino!

--Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false.

Allora il furbaccio--benone--disse tra se: e strettosi piu a lui, vedendo cosi d'aver preparato il terreno, soggiunse:

--Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Gia io non ti conosco.

--Che discorsi mi fate?

--Or su, qua la mano e ascolta.

E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non scorgevasi anima viva:

--Sappi--disse il masnadiero--che io pure ho lavorato in maremma; e mal pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva, e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi, povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre natura?--e con un certo impeto glie le allungava dinanzi--t'assicuro che senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando con la masnada di Musone...

--Di Musone!--quasi raccapricciando riprese l'altro.

E a faccia fresca ripetevagli Fuccio:

--Si, di Musone. Ed io gia da qualche mese sono entrato...

--Voi!--scostandosi, e accennandolo a dito con istupore--soggiunse Vanni.

--Si, ti dico, io; e mi son gia messo fra loro.

--E dunque andrete...

--Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti da noia! Diamine! Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma, s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e d'altro.

--Ah! dunque...

--E che non e lavoro come quel di maremma? Non e forse pan guadagnato anche questo? Non e tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o piuttosto che tu stia giu di qui a far lo spallone, traversando con de' carichi que' poggi che la--e accennava a que' dirimpetto--passando a guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa?

--E l'inverno con la neve?--soggiunse l'altro.

--Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giu dal monte non ti ricopra, puo essere il male di far la rotta: la, la, s'intende, spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro.

--Oh! per questo!... la fatica non mi da pena. Ma e la paga?--domando Vanni gia piu tranquillo.

--Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' piu che a tagliar legna e a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro.

--Fiorini d'oro?

--E bada, ogni giorno!

--Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia...

--Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'e un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!...

--Per me--disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se medesimo--oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano, po' poi che ci corre?--E si mise a riflettere; quindi alzo una spalla com'a dir: "che m'importa?"

--Anzi, di' pur che ci corre--soggiunse l'altro--perche alla fatta fine Musone corre rischio d'essere strangolato.

--Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni.

--Oh! per noi non c'e pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci paga. Con questa differenza: che in maremma bisognava starci difilato per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare quasi da casa, e la sera tornarsene?....

--Come, come? tornare anche?

--Non diro mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene con un bel gruzzolo di fiorini d'oro!