Selvaggia de' Vergiolesi

Part 16

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Messer Cino, come uno dei giudici delle cause civili, era l'unico nella cui provata integrita e bonta que' miseri confidassero. Fu detto pero che egli pure con gli esuli volesse partire. Ma se per allora nol fece, gli accompagno per lungo tratto nel piu doloroso cordoglio. Il pensiero di quella sua donna che tanto amava, e dalla quale chi sa quanto tempo doveva star lunge, lo avrebbe indotto a seguirli. Ma un riflesso piu tormentoso gli occupava la mente. Non appena corse voce per la citta che ei volesse lasciar l'ufficio e partirsene, tante furono le preghiere dei suoi clienti, che eran pure i suoi cari concittadini, e tante erano le difese di gia affidategli, che non ebbe animo d'abbandonare una causa, fatta ora piu sacrosanta perche quella degli oppressi che doveva tutelare da' nuovi oppressori. E nella idea generosa si confermo anche piu, sapendo che quelli della parte Nera debitori dei Bianchi, tornati appena in citta, fecer sancire questo ingiusto decreto: "che non potessero esser molestati ed astretti a pagare se non dopo tre anni dal giorno in che eran rientrati in Pistoia." Tale articolo promosse molte liti e questioni, delle quali messer Cino nel suo Comento dichiara che dovette spesso esser giudice.

Se l'eta nostra in Italia non ha veduto dagli eserciti invasori (che per colmo di scherno si disser talora alleati), smantellate le mura delle citta; molte inique e crudeli opere, e molte ingiustizie simili a queste vi furon fatte, nonostante patti e promesse. Il _guai ai vinti_ gridato da Brenno conquistatore di Roma, pur troppo di secolo in secolo si ando ripetendo! E noi frattanto abbiam visto come i miseri Pistoiesi dopo un tale assedio dovettero sentir tutto il peso della barbara imprecazione!

CAPITOLO XV.

IL RITORNO DELLO SCUDIERO ALLA CASA PATERNA.

"E me ne voglio andar che gli e di notte, E s'e levato il lume della luna. Io me ne passo la per certe grotte, Che non ci passerebbe la Fortuna."

---- _Canti popolari toscani._

Erano scorsi piu mesi da che la parte dei Bianchi cacciata da Pistoia dopo l'assedio, erasi rifugiata nel fortilizio di Piteccio, e lo scudiero del capitan Vergiolesi, il povero Guidotto, dopo tante traversie si struggeva di tornare una volta anco per brevi momenti, a riveder la sua famiglia a Vergiole. Cola al castello del capitano avrebbe recato lettere per madonna Lauretta, che omai dopo l'assedio il cavalier messer Fredi figlio del capitano, compiendo le vicendevoli brame, aveva fatta sua sposa. Egli non aveva potuto che accompagnarvela con quelli della famiglia di lei, e dopo pochi giorni lasciarla con essi; perche il capitano su di cio non intendeva far concessioni, avendo messer Fredi a Piteccio il comando della cavallata: sicche solo di tempo in tempo vi dava una corsa per visitarla.

Una volta i Bianchi confinati cola, cercavano i Neri di spiar loro ogni passo, temendo sempre (e con qualche ragione, minacciosi com'erano) di congiure e di rinforzi. Ma frattanto le armi eran giunte loro al castello da ogni parte; da braccio come da assedio: e fidavano in queste, nel sito quasi che inaccessibile, e nel loro coraggio.

Come appena sembro che fossevi un po' di tregua, Guidotto, ottenuto alla perfine dal capitano il bramato permesso, prescelse di partir per Vergiole sul far della sera, ben armato e a piedi. Era gia entrato l'inverno. L'aria era fredda. Un tramontano gelato zufolava pe' boschi e per le selve, e faceva cadere dagli alberi le ultime foglie e levarle poi in alto a rote ed a mucchi dinanzi a lui, via via per certe spianate dove piu rammulinavasi il vento. In quel sereno del cielo, tutto smaltato di stelle che era un desio, sorgeva intanto la luna, e gli andava rischiarando la via che per circa due ore necessitavagli a fare, valicando varie colline da levante a ponente: e non come ora coronate di vigne bellissime e d'oliveti, ma la piu parte a terreno boschivo, e pero fra sentieri piu angusti e mal tenuti, e taluni ridotti persino a tanti rigagnoli d'acqua, senza che alcuno si tenesse obbligato di provvedervi.

Tutto era silenzio d'intorno ad esso: se non fosse stato un qualche abbaiar di cani nel passare talvolta vicino ad alcune capanne, e il rumiccio delle foglie dei castagni ingiallite e gia secche, nel traversar per le selve. Pericoli d'aggressione, per le vie che batteva, a quell'ora, e co' tempi che correvano, non e a dire che non vi fossero. Guidotto pero era un pezzo di giovane di circa trent'anni, vigoroso e di tal coraggio, da non sgomentare per un incontro qualunque. E gia tutto solo accelerava i suoi passi, tanto che capito presto al di la della valle che gli mostrava dinanzi la nativa collina. Non appena la pote scorgere, si senti preso da un tal senso di piacere, che n'ebbe al core una stretta, e per pochi minuti dove soffermarsi. Perche a dir vero il buon giovane non aveva avuto da del tempo altro pensiero che quello del come, dopo si lunga assenza, avrebbe ritrovato il suo vecchio padre, cui voleva tanto bene, e il rimanente della famiglia.

Essa in quell'ora era tutta raccolta dentro il metato, una stanza terrena della casa colonica contigua al castello. Il basso soffitto di questo metato si componeva di graticci di legno sui quali erano state distese molte castagne ricolte dalle prossime selve, e qui poste a seccare per poi ridurle in farina per l'alimento di tutta l'annata. Un gran fuoco pero di ciocchi d'alberi in quella sera si vedeva acceso in mezzo del solaio, e un gran calderone eravi sovrapposto, tutto pieno d'erbaggi, che doveva servire con poc'altro alla cena. Il fumo, che non aveva l'uscita per entro un camino, ma solo un poco da que' graticci, si addensava talora intorno alla stanza, sicche le pareti eran tutte annerite. Esse pero cotesta sera, rischiarate da una fiamma piu viva e meno ingombre di fumo, formavano il fondo di un quadro assai singolare. Vi si vedevano appesi alcuni attrezzi da cucina, e un lume a mano di ferro, dalla punta del quale usciva una piccola fiammicella. Torno torno alla stanza stavan seduti uomini e donne: e piu presso al fuoco sopra una scranna a bracciali il capo della famiglia, il vecchio Pier-Antonio un po' maliscente, con gran berretto nero di lana che gli cadea da una parte: poi altri dei piu anziani, che i pochi adulti erano andati a far carbone su pe' boschi dell'Appennino. V'eran quindi le donne; a capo delle quali la Margherita consorte di Pier-Antonio: e accosto e di seguito la propria figlia Maria con le piu giovani intese a filare od a torcere: piu discosti infine e piu presso all'uscita i garzoncelli e qualche bambino; tutta gente di parentela e del vicinato. Di quelle diverse fisonomie illuminate da una luce rossastra per la fiamma che sorgeva di mezzo, varrebbe forse a risvegliarne un'idea qualche quadro di Rembrand, o di Gherardo dalle notti. Se non che eran qui altri visi piu delicati e di forme italiane.

Maria tanto spiccava su tutte l'altre per delicatezza di contorni e di carnagione, per un visino affilato e d'una soavita virginale, da non poterne offrire un tipo che in quelle madonnine di fra Paolino da Pistoia, il piu celebre scolare del Della Porta. A vederla in que' poveri panni, con un sacchino rosso, un gamurrino verde di mezza lana, con sopra un grembiule di filondente, e una pezzoluccia bianca al collo; e mirar poi que' suoi occhi si dolci, quella bionda testa si ravviata, quella fronte serena, l'avresti detta figlia d'un conte in abito da pastora. Era gia stata chiesta in isposa da Vanni di Piero dalla Sambuca, un figliuolo del piu intimo amico che s'avesse mai Pier-Antonio. Il giovine era appunto quella sera venuto a veglia, perche per sicuri riscontri s'attendeva di giorno in giorno Guidotto, senza il consiglio del quale i genitori non avrebbero stretto il partito.

Pensiamo dunque come rimanessero tutti, quando a sera avanzata si videro comparire nella stanza un uomo d'arme, e sotto quelle assise riconobbero Guidotto!

--Guidotto! lui proprio!--fu un prorompere dai piu vicini.

E Pier-Antonio:--Ma lui davvero?

E Margherita:--Si, si, il nostro figliuolo! E fu la prima, nelle cui braccia ei si gettasse baciandola.

Ma il povero vecchio tentava invano d'alzarsi dalla sua scranna: e chiamavalo a nome e tendeva verso lui le tremule braccia; quando Guidotto, svincolatosi dalla madre e toltosi l'elmo, s'ando a gettare ai suoi piedi ed esclamo:

--Padre mio! Dio mi ha alfin consolato! io vi riveggo! tornatemi a benedire!

--Si, povero figliuol mio! Dio ti benedica e ti preservi ancora la vita, perche sei la vita del padre tuo!

E con gran tenerezza il buon vecchio se lo stringeva al seno: e quel caro capo, piegato com'era sulle paterne ginocchia, fattolo sollevare, guardavalo in volto e v'imprimeva caldissimi baci e lo irrigava di lacrime. Margherita era rimasta in piedi presso di loro con le mani giunte, come in preghiera guardando il cielo.

Quando Guidotto si fu alzato, gli venne incontro Maria. Ed egli allora:

--Oh! eccola qui la mia buona sorella! Maria! eh! che ne dici? alfine ci siamo riveduti!--E se la stringeva per mano. Essa pero non pote profferir parola, perche un pianto di tenerezza su quel momento ve la trattenne.

Allora Guidotto gettando gli occhi dintorno a se, con viso di compiacenza esclamo:

--Mi s'apre il cuore! Parenti, amici! (e a uno a uno li chiamava a nome e se li prendeva per mano) se sapeste con che piacer vi riveggo! Eh, eh! siete molti stasera! Bravi! Qui da' miei a vegliare un po' insieme.

Ed essi l'un dopo l'altro a rispondergli parole d'affetto.

--Molti, si--soggiunse Pier-Antonio, e con un sospiro prolungato.

--Ma, non tutti! non tutti! Ci manca uno!... oh! il mio povero Bindo!...

E com'ebbe pronunziato un tal nome, ste di nuovo in silenzio, interrotto pero dai sospiri di quella buona gente.

--Siedi, siedi--riprese poco dopo il buon vecchio--qui presso a me.--Ed ei cosi fece.

--Eh! Dio me lo dette, Dio me l'ha tolto, ed egli n'era il padrone. Ma a dir come! con quale strazio! e perche, e perche! Oh! chi lo avesse pensato!....

--Intendo, padre mio! immaginatevi!....--soggiunse Guidotto.--Ma no, non dite piu oltre, perche abbastanza fui lacerato dal duolo, e anche da un po' di rimprovero quando me lo vidi dinanzi a quel modo! E poi tutto il tempo che l'assistei, finche....

E qui sentendosi tremar la voce, per non rinnovar la storia di quel fratello e della sua morte, di cui era stata spettatrice la stessa madre, e' si tacque.

--E tu, figliuol mio--seguito Pier Antonio dopo un momento--da quelle belve come hai potuto scampare? E il nostro padrone? Anche lui!.... ha perduto.... pur troppo lo so! e due spine crudeli l'hanno trafitto! E dimmi: fra tante fatiche e traversie, e in la con gli anni com'e, si tien saldo in salute?

--Lasciamo andar di me, padre mio; mi son trovato a tanti pericoli! Basta, vi vo' dir questa.

--Oh si, raccontami un po'!....

--Figuratevi! Un giorno bisognava al solito scortare quella povera gente che s'arrischiava per noi a raccapezzar de' viveri per la campagna. Era di notte. Il capitan de Reali guidava noi (pochi fanti) che si scortava fuor di citta que' dieci o dodici fra uomini e donne. Si penso di non montare a cavallo per non far rumore, e passarsela senz'esser visti. Veniva l'acqua come Dio la mandava! A questo tempo, si disse, que' poltroni di guardie (eh! se non fosse stato il gran numero!..) avranno altro che fare che venir dietro a noi! E detto fatto. Ci riusci que' poveretti di passarli sicuri. Li lasciammo li con un addio alla buona tornata; e noi pel greto del torrente Brana, fracidi intinti, a gran fretta riprendemmo la via per tornare in citta. Quando da una capanna vicina che a quel buio non s'era scorta (e forse si poteva scansare) escon fuori quattro di quei Mori Catalani tutti armati che s'avventano a noi come tanti leoni! Un di quelli m'aveva gia ferito a una spalla. Io pero, che credete? non stetti a dir ne ahi ne guai. Batti ch'io batto! E con la spada a far ruota, finche mi riusci di salire sopra un piccol rialto. Il capitano due de' loro dopo una lotta accanita li aveva fatti rotolar nel torrente. Ma era sempre alle prese con altri due. Allora io diedi un grido perch'ei sapesse dov'ero. E di fatti eccotelo li sotto a me: sfinito pero, e sul punto d'esser massacrato da loro! Ma io con un dei nostri.... Un colpo per uno a que' demoni, che urlando stramazzarono a terra: e allora a gambe, potete credere, rientrammo in Pistoia.

--Misericordia! povero Guidotto!--esclamaron tutti--a che casi vi siete trovato!

--E a quanti altri, cari miei!--soggiunse egli.--Di questi casi pero e meglio di non parlare. Mi vedete sano e vi basti. Quanto poi al padrone messer Lippo, vi so dir, padre mio, che e valido battagliero come poteva essere in gioventu. Se de' crepacuori ne ha avuti, Dio lo sa! Ma il dolor non l'abbatte: ad ogni costo e' vuol fare i suoi fatti.

--E la nobile damigella Selvaggia?--soggiunse Pier-Antonio.

--Egli non vive ora che per lei. Ma pero e tanto abbattuta di salute e di spirito!....

--Si, ditelo a me!--replico subito Margherita.--Dalla morte di sua madre vi posso dire che non ha avuto piu bene. Datemi poi li strapazzi nell'assedio, e quello star sempre in pena pe' suoi; e l'aver voluto ad ogni costo seguir suo padre in un fortilizio siccome quello, dove sta male d'abitazione e di vitto, e sempre poi col cuor sollevato: mentre poteva qui al castello.... con madonna Lauretta.... con tanto buona signora!.... proprio degna d'essere unita a quella pasta d'oro di messer Fredi! Per eguagliar la buon' anima della madre di lui, di madonna Adelagia, bada Guidotto che ce ne vuole! Ma pero si direbbe che questa sua sposa par che si studi di somigliarla! Figurati! Non passa giorno che non mandi o non venga da se a prender nuova della salute di tuo padre.

E Pier-Antonio con voce commossa:

--Altro, s'egli e vero! Figliuol mio, si puol dire che la casa de' Vergiolesi con madonna Lauretta ha riavuto il suo angiol custode!

--E poi--seguito Margherita--tu sai se la nostra padrona delle elemosine la ne facesse! Bene: non passa mai pellegrino o meschinello che sia, che, se s'accosta al castello, in qualche modo non lo soccorra.

--Per questo--interruppe Maria--mi rammento sempre il buon cuore di madonna Selvaggia. Si puo fare pe' poverelli quel che faceva lei e non piu! E poi non vi ricordate, ragazze, il gran bene che ci voleva; com'era degnevole; e con che garbo parlava e si tratteneva con noi?

Ed esse ad una voce:

--Maria! s'e vero!

--Oh si!--soggiunse Guidotto--del suo buon cuore n'avete a discorrer con me! Se sapeste quel che so io! quel ch'e stata capace di far nell'assedio per giovare a tutti noi! E adesso? proprio come allora! Benche sempre appenata e assai maliscente, pure per fare un po' di bene non cura la salute finche le regge lo spirito. Anch'essa a dirle qualche cosa per suo riguardo, eccola li! ragiona sempre del suo dovere; ne vuol nemmeno le si parli di lasciare il padre suo, perche vede che messer Lippo non ha piu al mondo altro bene che lei!

--Oh! che Dio la benedica!--esclamo Pier-Antonio;--lo senti figliuola mia? E tu vuoi andartene!

--E dove?--riprese subito Guidotto.

--Ti diro, figliuol mio, non e lei veramente; che la m'e stata sempre affezionata e non m'ha dato un disgusto al mondo: ma me l'ha chiesta in isposa il mio compar Piero dalla Sambuca per Vanni suo figliuolo che e la.

E voltosi a Vanni:

--Fatti avanti, ragazzo: animo! parlatene un po' fra voi altri. Noi anzi ti s'aspettava, anche per ragionare di questa cosa; non e vero, Margherita?

--Sicuro--ella rispose--Ed egli--perche a dirtela, senza il tuo parere, figliuolo, noi che siamo rimasti qui soli, per un affare come questo non ci pareva di poter mover foglia.

--Ma e che volete che ci faccia io?--riprese Guidotto;--sta a vedere primieramente se se la intendon fra loro. Che ne dici tu, eh Mariuccia? Parlami col cuore in mano veh! Ti garba questo giovanotto? Ti pare che t'abbia a tener bene?

E la fanciulla alzatasi, con una cocca del grembiule fra le mani, a occhi bassi, e con una certa ritrosia rispondeva:

--Io per me sapete che ho fatto sempre la pace vostra, e non vo' che crediate....

--Quest'e vero, e sta bene. Ma ora mi devi dire se questo matrimonio farebbe piuttosto la pace tua.

E Maria sempre a occhi bassi, ma fra timida e compiacente:

--Oh! se ho a dire.... di certo lo crederei.

--Dunque mi par che ti piaccia.

A queste parole ella alzo gli occhi a lui sorridendo, come gli dicesse:--Ti ringrazio d'avermi inteso.

--E tu, Vanni, dimmi un po' con che intenzione se' venuto a veglia da mia sorella?

E Vanni che era un bel giovane e d'un far risoluto e vivace, alzatosi s'avvicino a Guidotto e con franchezza rispose:

--Con intenzione di sposarla: perche gua', se io garbo a lei, a me.... mi garba dimolto: le ho posto amore, e ho in idea di tenerla bene, e di non farle mancare, da poveri che no' siamo, un boccon di pane.

La sua figura e il suo spirito prevennero subito in suo favore il fratel di Maria.

--Ma, e che guadagni?--seguito questi;--campi e selve per quel che so tu non n'hai.

--Gli e vero, ma gua', m'industrio con le braccia. Vo in maremma con mi' padre, e qualche cosa ogni anno, se Dio vuol, si riporta. Sicuro, siamo braccianti! Ma, se la salute ci regge, vo' lo sapete, Guidotto, tutto il nostro forte sta li: e' ci ha da dire sperpetua se a fin di lavoro qualche fiorino non s'e intascato. Poi alla Sambuca un po' di casuccia di nostro e' l'abbiamo, e per ora ne mi' padre ne io abbiamo fatto dire un ette de' fatti nostri.

--Oh! per questo--soggiunse Pier-Antonio--non c'e da dirci ne da ripeterci. Suo padre (e mai tant'anni che ci conosciamo, e abbiamo battuto la maremma insieme!) ti posso dir, figliuol mio, ch'e sempre stato una perla d'uomo: e forse lavoratori, e cristiani come lui per queste parti pochi ce n'e. O la donna sua, requiesca, era poco di garbo? Basta, per la famiglia, non c'e da appuntarla per nessun modo. Di Vanni, suo padre me n'ha detto assai bene, e vo' sperare che lo somigli.

--Ma dunque voi, padre mio,--seguitava Guidotto--sareste anche contento?....

--Per questo, se me l'avesse chiesta chi si sia, ci avrei pensato di molto. Ma che vuoi? Sicuro.... (e rimase sospeso come a riflettere, quindi) restar soli.... eh Margherita?....

Ed essa:

--Non dico, ma le figliuole, si sa, bisogna accasarle; poiche poi se ci restano in casa, de' rimproveri non ne voglio, io! E' mi rammento che la mia povera padrona mi diceva sempre:--Bada, Margherita, se l'occasione ti si presenta e ti par discreta, non glie la togliere!--Noi poveri poi, se credete che quest'uomo la terra bene, quando l'occasione s'e presentata, che s'ha a aspettare? che maggio fiorisca?

--Oh! anch'io la intendo cosi, madre mia--disse Guidotto.--Sapete gia come son io. Le cose alla militare. Con ordine, ma spediti. Di questa faccenda bisogna uscire. Straccali per casa non ne voglio. Dimattina andro io dal Curato, e presto.... eh? che ne dici tu, Vanni?

--Oh! per me, figuratevi con che piacere! L'anello glie lo do anche domenica!

--Adagio un po', figliuoli miei--riprese la madre:--la mi' Maria non vo' che esca di casa con la cassa stare' per dir quasi vuota. L'ho fatta io, me la sono allevata, e non mi pare che, rivestita che sia, mostri po' poi la faccia volta di dietro. Un po' di corredo a ogni maniera bisogna che l'abbia: tanto piu che da povera gente che siamo, grazie a Dio, c'e' modo e verso da metterglielo insieme. Appena ammannito, e non ci vuol molto, allora per le nozze tutti i giorni son vostri.

E udito cio, alcuni parenti soggiunsero:

--La Margherita ci pare abbia ragione.

E fra di loro:

--Si sbrigheranno, vedrete.

--Di certo tu, Maria, a lavorare vi darai una mano--le disse accortamente una sua vicina.

Ed essa con la sua bella rallegratura soggiunse:

--Di' pure anche due; puoi figurartelo!

Intanto, premurosa pel suo Guidotto, gli scinse la spada, e insieme con l'elmo glie la porto nella stanza che gli avrebbe ammannito pel suo riposo.

Margherita da buona massaia aveva gia provveduto pel pasto. Guidotto allora voltosi a' parenti e agli amici venuti a veglia:

--Vi dico addio stasera, perche domattina dicerto non ci rivedremo.

--Ma dunque, via, vo' ci volete lasciare! E cosi presto! E di tornare a buono non se ne parla punto?

--Eh! per ora.... che volete! siamo la come l'uccel sulla frasca. Ma spero che presto ci rivedremo piu tranquilli e un po' piu alla lunga. Addio, dunque!

Ed essi:

--Oh! addio, a rivederci in sanita! Buona notte!

Ed uscirono.

Raccoltisi quindi questi di casa a una parca refezione, non appena compiuta, penso Guidotto, prima di coricarsi, di consegnare in proprie mani, a madonna Lauretta al castello, le lettere di messer Fredi, perche il giorno seguente a qualche ora voleva partire. Fatto questo, rientro piu soddisfatto nella casa paterna; rinfrancato nel pensiero, fra tante disgrazie e corsi pericoli, di non essersi mai perso d'animo, di aver potuto rivedere i suoi genitori, e d'aver consolato la sua buona sorella.

CAPITOLO XVI.

I CASTELLI DI PITECCIO E DELLA SAMBUCA.

"Mirate, disse poi, quell'alta mole Che di quel monte in su la cima siede. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Voi con la guida del nascente sole Su per quell'erto moverete il piede."

---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XV.

--Ser Lippo Carratella, crediatelo, troppa piu gente e piu arnesi di guerra ci vuole per cacciar da quel nido lassu quelli avvoltoi de' Bianchi! E bene che vediate co' vostri occhi in che sito inaccessibile si trovi questo castello. E si che quando io mi partii da Firenze mi si diceva, che Piteccio non era altro che una bicocca, e che in pochi giorni l'avrei diroccato. Or dite un poco, che ve ne pare?

--Anch'io, lo confesso, l'ho creduta impresa di piccol momento. Quando poi mi fu detto che per osteggiarlo i Pistoiesi ebbero eletto voi, messer Buondelmonti, a lor capitano di guerra, io tanto piu fui sul credere che in breve quel nido sarebbe stato disfatto. Ma corrono gia molti mesi che costoro non hanno fatto che depredarci con notturne sortite; e fino alcune guardie delle porte della citta con audacia incredibile son venuti ad ucciderci, que' feroci!

E a lui il Carratella:

--Importa dunque, vedete, che mi si spediscano subito altre due brigate di buone lance, e quel che piu preme, buoni trabucchi e manganelle per rizzarle da ogni parte della Terra, molestar senza posa il castello, e ristringer l'assedio. Vorreste voi darla vinta al cardinal degli Orsini, che Legato di S. Chiesa, oggi perche meglio gli torna, viene a difendere i Bianchi?

E l'altro:

--Oh! per Pistoia questa volta non fece a tempo! Essa fu nostra prima che egli v'entrasse. Andato a Bologna, sapete bene che non vi fu piu felice. Vi diro anzi che, avvedutisi appena que' Bolognesi della sua predilezione pe' Bianchi e pe' Ghibellini, pote sottrarsi a fatica dagl'insulti del popolo e fuggirsene a Imola. E allora (ecco con che armi combatton costoro!) per vendetta scomunico Bologna, le tolse la Universita, e con una certa bolla che pubblico, tanto fece, che tutti i professori e gli scolari l'abbandonarono e si volsero allo Studio di Padova. Noi nondimeno abbiamo avuto il di sopra! E faccian pure a lor grado; il nostro partito a buon conto, da ogni lato si fa piu potente.

--Ma niuna notizia vi e pervenuta de' molti armati ch'ei radunava in Arezzo? Il partito Ghibellino di la mi spaventa! Dall'ultime lettere ho inteso ch'egli ebbe in aiuto il marchese della Marca, e assai gentiluomini di quelle contrade; molti Guelfi Bianchi e Ghibellini di Firenze, e gran numero di cavalli da Roma e da Pisa, e da molti cherici di Lombardia: in tutto si ragionava che fossero due mila quattrocento cavalli.

--Io no, capitano, nissuna nuova. So che un forte esercito si raccoglieva a Firenze per fargli contro.