Selvaggia de' Vergiolesi

Part 14

Chapter 144,010 wordsPublic domain

Le parole d'un vescovo che veneravano, infiammato di si gran carita, tanto poterono sull'animo loro, che subito ebber l'assenso di tutti: e fu in pari tempo un gareggiare, chi nel palazzo a ceder camere e ritirarsi in una buia stanzuccia ad esempio dello stesso prelato; chi a spedirvi letti e biancherie e quant'altro occorresse al bisogno. Il buon vescovo ordino pure che certe stanze terrene dov'era l'uffizio del suo cancelliere, esse pure si convertissero in ospedale, e ad ufficio di cancelleria si riducesse la stessa pubblica cappella di San Nicolo ivi contigua. Quell'episcopio era troppo inferiore alla bella architettura ed all'ampiezza dell'attuale, erettovi dal celebre vescovo Scipione de' Ricci sul finire del secol decorso. Ma per quei tempi di gran parsimonia e di si modeste abitazioni, egli era per certo assai decente e spazioso. Un secolo dopo dall'illustre vescovo Andrea Franchi ebbe anche maggior ampliamento. Adesso questo palazzo caratteristico che serba ancora all'esterno li stemmi di alcuni suoi prelati; situato veramente al suo luogo, presso la cattedrale e il bel tempio di S. Giovanni; che ospito papa Urbano II, il gran banditore delle crociate; il beato Atto vescovo della citta; e questi v'accolse il pontefice Innocenzo III reduce dal Concilio di Pisa: senza dire di quanti altri celebri personaggi dopo il Sinibuldi fu stanza, questo edificio monumentale, come tanti altri, sia civili che ecclesiastici che stavano a ricordare un'epoca storica, si lascio in abbandono: finche da vari anni pote dirsi anche ad esso: "_A che ti valgon li stemmi?_" perche caduto in proprieta di un privato, piu non servi che ad uso de' suoi inquilini.

Or come appena fu tutto disposto per ricevervi gli ammalati, il vescovo chiamo a se il nipote messer Cino, e gli disse:

--Oggi mi pare d'aver fatto un po' di bene anche pe' giorni avvenire. Va tosto da' rettori della citta, e di' loro che la mia casa da questo giorno e aperta a pro degl'infermi.

Messer Cino conosceva a prova di quanto ardore di carita fosse stato sempre acceso quell'animo, e non ne stupi. Lo sorprese piuttosto il sentire che in un tempo siccome quello in cui gia sospettavasi di pestilenza e di moria, vi avesse indotto a' servigi non pochi del clero. Ma e ben vero che l'esempio vivente della virtu, di quella in ispecie che richiede un eroico sacrifizio, esercita sugli animi tale arcana potenza da non sapervi resistere. Quel clero poi e da riflettere che usciva dagli stessi cittadini, con loro aveva diviso li stenti, e nutriva i medesimi sensi di patria carita. E di questa, bisogna dirlo, Bartolomeo Sinibuldi aveva dato al suo clero e a' suoi concittadini belle testimonianze, fin da quando nel 10 novembre 1303, per voto del Capitolo, approvante papa Benedetto XI, fu eletto vescovo di Pistoia. Da quel tempo al compirsi del 1307 in cui fu traslocato a vescovo di Fuligno, il suo cuore fu tutto pe' suoi tribolati figliuoli. La sua casa dava ricovero si a Guelfi che a Ghibellini; a Bianchi che a Neri; piu poi se perseguitati. La carita e il dovere tutti eguali glie li rendevano, e voleva pero che ciascuno sapesse che in ogni tempo era disposto a soccorrerli. E molto per vero pote su di essi in quelli anni della massima esacerbazione degli odi di parte. Il ministero episcopale gli dava a quei tempi diritti e privilegi grandissimi.

Aveva una curia e una Corte: tribunale di inquisizione e carceri pe' chierici; autorita infine al tutto feudale. Ma quando alcuno de' suoi curiali voleva, adulando al potere, rimproverarlo di non usarne, e di apparir troppo mite e indulgente: So--rispondeva, quali leggi ha la curia, ma io forse non ne sono l'interprete? Perche non potro io invece di giustizia usar misericordia coi traviati? Cristo Signore, pontefice massimo, a qual tribunale appellava egli mai chi voleva redarguire, se non a quello della coscienza? Lasciate dunque ch'io mi avvicini piu che e possibile a quel gran maestro.

Le pestilenze e le carestie in Italia nel medio evo dominavano di continuo. Calamita che a dir vero sono ora piu difficili ad avvenire; o nel caso lo Stato con ogni mezzo provvede. E cio sia per la liberta del commercio e l'apertura de' porti di tutta l'Europa, sia per le quarantene, e le comodita stabilitevi; sia infine per la nettezza delle abitazioni, e per quant'altro gli e un portato del progresso e della civilta. Ora, quando accadeva che una citta fosse colpita da queste sciagure, a' piu umili uffici caritativi si vedevano spesso uomini venerandi come il nostro prelato, educati alla scuola delle grandi annegazioni e delle piu eroiche virtu; necessarie davvero in que' tempi di feroci costumi. E solamente tali uomini col loro esempio riuscivano a vincere la durezza de' cuori, e quell'egoismo, che andava del pari col principio feudale; e che allora tanto piu, col timor della morte, non esitava a mostrarsi in tutta la sua nudita. Riuscivano poi a trarre a se altra gente; che in mancanza d'una carita ufficiale, s'ispirava a un principio tutto cristiano, a quel del dovere, per sentirsi tanto animo, da rimaner presso al letto d'un povero infermo (fosse pure con proprio pericolo) e recargli soccorso. La pieta infatti del Sinibuldi fa bel riscontro con quella d'un altro vescovo pistoiese, l'eroico Andrea Franchi.

Il quale, un secolo dopo, in una terribile pestilenza tanto si adopero nel pubblico spedale di Pistoia a soccorrere gli appestati, che i cittadini a eternar la memoria del benefizio e di lor gratitudine, commisero al grande artista Luca della Robbia quel celebre fregio in basso rilievo di terra invetriata, dove il detto prelato e protagonista, e vi ha per cosi dire, la sua apoteosi, e che si ammira nella citta sopra le logge di quello stesso spedale del Ceppo cui servi il Sinibuldi, ampliato ed ornato, come or lo vediamo, nel 1525. Del qual fregio, come capolavoro dei della Robbia, fu tratta una copia modellata sullo stesso rilievo: e questa di presente ti si offre a vedere nella scuola delle belle arti a Parigi, e nel palazzo di cristallo a Londra. Tanto la carita e la religione diedero sempre co' lor subietti impulso ed incremento alle arti belle!

Tornando ora al nostro racconto, messer Cino, dopo la commissione ricevuta dall'illustre prelato, recatosi a' rettori con tale annunzio, si puo immaginar facilmente con che segni di gradimento accettarono la generosa offerta! Subito anzi furon d'avviso che quell'episcopio opportunamente potesse servire ad ospedal militare. Questo appunto mancava. Avrebber mandato pei medici e per quant'altro occorresse: ma che frattanto messer Cino si degnasse informarne il capitan Vergiolesi, come colui che era stato deputato alla cura igienica delle milizie.

E messer Cino non esito a condursi dal capitano. Il quale udita appena cotal profferta--Bene sta!--gli rispose stringendogli la mano alquanto commosso.--Conosceva il vostro zio, il nostro degno prelato: ella e cosa veramente da lui! Ringraziatelo! Accettando come facciamo, vedra che gli siamo obbligati d'un benefizio, che ora non poteva esser maggiore!

Fu un dar ordine nel momento, che in avvenire tutti i militi infermi fosser trasportati cola. E pur troppo non ando molto che, avvenuto quello scontro si disgraziato, tutti que' letti furon pieni de' combattenti feriti.

Dopo la visita al capitano, messer Cino, tanto intimo di famiglia, non potea dispensarsi dal farne una di condoglianza a Selvaggia. Ella era tutta sola nelle sue stanze con quella buona Margherita, che avendo assistita sua madre, pregata rimaneva con lei. Fu un dare in un pianto dirotto allorche Cino le si appresso. Egli aveva gia veduto con quanto amore avesse assistito la madre fino agli estremi; e per molti disagi sofferti prima ed allora, temeva assai di sua salute. Da quel tempo in quale stato dove rivederla! Le sue vesti color sanguigno facevan risaltar maggiormente la pallidezza estrema del volto, che agli occhi di lui non apparve meno attraente. E pur troppo quella gentile soffriva molto tuttora.

--Lasciate--disse Margherita a messer Cino chiamatolo a parte:--queste lacrime spero che le saranno di qualche vantaggio. Non vi so dire i suoi patimenti per non aver potuto finora ottener questo sfogo!

E com'essa alquanto si fu calmata:

--Oh si, messer Cino--gli disse--se questo e un bene, ecco quello che provo per la prima volta dopo tante sventure! Ho dovuto pero averne anche un'altra; quella di non poter esser del numero dei parenti e delle amiche ai funerali della mia povera madre! E chi sa il mondo che n'avra detto! Ma crediatelo, mi fu impossibile! Ero priva affatto di forze e il cuore mi si spezzava!

Questo costume, che fino i piu stretti parenti si recassero all'esequie ad accompagnare il defunto, in Toscana era allora un sacro dovere, e da ogni classe di cittadini scrupolosamente osservato. Pietoso uffizio, che ora in Francia e altrove e debito sacro; e che anche in Italia da una sospettosa polizia non piu contrastato, or, com'occorra, s'adempie quasi dovunque.

--Selvaggia!--replico egli--oh! per questo che dite mai! La citta non ha potuto che sempre ammirarvi, e in que' giorni rispetto molto il vostro grave dolore. Nessuno, ve l'assicuro, che non desse una parola di compianto alla degna figlia de' Vergiolesi: nissuno di noi cittadini d'ogni ordine che non chiedesse con ansia di vostra salute! Voi sapete se ci e cara, o Selvaggia! Deh, per pieta fate animo! Chi sa ancora a quante prove dovremo esser serbati con quest'ostinazione a resistere!

Ed ella:

--Oh! questo di dovere stare col battito al cuore, con l'animo sospeso ogni di pel povero padre mio, e per mio fratello!... Questo di vedere per la citta tanta gente languire, ne aver modo bastante a soccorrerla!....

--Pero--soggiunse egli--sento fra 'l popolo che le annegazioni vostre per aiutarlo le riconosce e vi e grato.

E Selvaggia:

--Dite pure i sacrifizi di tutti! Ma anche quel che ciascuno si sforza di fare, basta forse al bisogno? Questo, questo, crediatelo, m'affligge sopra ogni modo, e mi continua il dolore!

Allora Cino le narro del nuovo spedale, che il zio prelato volle aperto nel suo palazzo. Al che ella con animo soddisfatto rispose:

--Vi vedo l'opera dei Sinibuldi, che sanno accoppiare al sapere l'affetto.

Poi seguito:

--E gli sforzi, e le vite di tanti nostri difensori dovranno essere inutili? A che partito appigliarci? che potremo piu fare?

--Io pensava, o Selvaggia,--riprese Cino--per quel potere che giustamente esercita l'affezione e la virtu vostra sull'animo di messer Lippo, non vorreste voi consigliarlo a riflettere seriamente quanto questa ostinazione a resistere aggravi di piu i nostri mali?

--Io, messer Cino! ma sapete voi che mio padre, che, non v'ha dubbio, mi ama quanto mai possa dirsi, pure al solo affacciargli una simile proposta, s'indignerebbe con me, fino a credere che io avessi osato di consigliargli una vilta? E anche questo credete voi che non mi affligga? E se a cio ho pensato, ve lo dica la vostra cugina Lauretta, con la quale ne tenemmo proposito trepidanti insieme, il sapete, anche pel nostro Fredi.

E Cino:

--Me ne duole per voi e per noi! La vidi appunto ieri la mia buona Lauretta, e presto verra da voi. So che molto l'amate, e vi sara di conforto. La preghero a ricordarvi che la speranza e l'ultima stella che pur rimane in un ciel tempestoso: che in quella sola e d'uopo affissarci, ed aspettarne il sereno.

A queste parole che nel lasciarla le dirigeva, ella con dolce atto di compiacenza rispose:

--Oh! che s'avveri il vostro buon augurio; e quella stella propizia che mai non si perda!

Ma intanto le pubbliche sciagure crescevano ogni di piu; e lo sgomento, se non sulle labbra, era nel cuore di tutti. Al nuovo spedale pochi sopravvivevano, perche le ferite erano state corpo a corpo, di lancia e di spada le piu micidiali. Della poveraglia eran molti che, rimasti senza lavori, se n'andavano per le vie macilenti e cenciosi: e ora poi rattrappiti dal freddo, facevano capo alle chiese tanto per respirarvi un'aria piu tepida, e stender la mano a chi vi giungeva, e mettere insieme da comprare un pezzo di pane di schietta crusca, o qualche po' d'erba che pur costava assai cara. Pero, mirabile a dire! Si sentivan divorare dalla fame; ma dal mendico come dal ricco non si fosse ancora in pubblico articolato un lamento! Soffrire, soffrire e resistere, pareva la parola d'ordine fra di loro, finche i rettori non avesser prescritto altrimenti. Per colmo de' mali s'aggiunse in quell'anno, come abbiam detto, una rigidezza di stagione eccessiva. Gli appennini eran tutti ricoperti di neve. Qualche poca n'era caduta anche in citta; e a tutt'altro dovendo impiegar le braccia che a toglierla dalle vie, v'era rimasta; e fattosi sereno, si doveva camminare sopra un lastrico di ghiaccio.

Una tal mattina il vescovo all'alba, com'era solito, aveva assistito di casa al mattutino di Cattedrale, dalla grata d'una finestra che rispondeva rimpetto alla cappella di S. Jacopo. Quindi fatto un giro al letto de' suoi malati, si disponeva ad uscire per la visita consueta allo spedale del Ceppo. La neve fin dalla sera precedente cadeva a fiocchi di nuovo, e a quell'ora era alta per tutte le vie. Allorquando per avere udienza dal vescovo si presento nella sala un tal frate in abito bianco di lana, con sopra un lungo mantello bigio; e su di esso da un lato una croce vermiglia e due stelle di simil colore in campo bianco. Era uno dei frati di S. Maria; di quell'Ordine cavalleresco istituito da Urbano IV per combattere gl'infedeli e i violatori della giustizia: ma per la vita troppo molle ed agiata che conducevano, il popolo a quel tempo gli additava col nome di _frati gaudenti_. Degenerarono poi a segno da non potersi piu tollerare; e papa Sisto V nel 1585 li soppresse del tutto. Introdotto costui, dimandava una grazia che solo il vescovo poteva concedergli. Ed era quella di affermargli in iscritto la esenzione di una imposta straordinaria del Comune per sovvenire a tante strettezze. La dimandava in virtu di un decreto di papa Gregorio IX, che con Bolla del 1234 pronunciava privilegiate d'ogni carico laicale le persone che a quell'Ordine appartenevano. Narran gli storici che il Comune di Siena vedutosi di tanto scemate le imposte, perche molti per non pagarle, anche con moglie e figli, si andavano ascrivendo a quell'Ordine, nel 1285 provoco per tal causa un giudizio dei piu valenti giureconsulti, fra i quali quello del celebre Accursio; ed essi stabilirono essere impertinenti le pretese di questi cavalieri. Dopo di che il Comune ordino che le case de' cavalieri renitenti alle imposte fossero rovinate.

Ora il vescovo all'udire ne' giorni di tante miserie questo rifiuto d'un uomo assai ricco a dar l'obolo a' suoi concittadini, benche non ignorasse quel privilegio, fu preso in un subito da forte sdegno, e

--Come! come!--esclamo. Ma raffrenatosi com'era solito quando doveva ammonire, e ricordando la sua missione e il suo prezioso tempo da spendere, ricompostosi alquanto: Come dunque? Vorresti tu, frate, che cosi su due piedi, mentre son per uscire!... Ma e poi! in questo stremo di miserie, di freddo, io!... cagione forse dovrei esser io! se mai!... che una gente irritata, furibonda, venisse a insultarti, e a smantellarti la casa? Frate! La dimanda oggi, lo vedi, non e opportuna, e per di piu insulta altrui non solo, ma lo diro pure, la carita; e te pone in pericolo! Desisti dunque, te ne prego! Mi tarda d'uscire. Se altro non t'occorre...

--Oh! no: se per questo non parvi tempo...--cosi com'a dire: ne parleremo altra volta.

E allora tutto riguardoso soggiunse:

--Ma dove andate voi, padre nostro, stamane a quest'aria gelata, e con la neve fino al collo del piede?...

--Vado all'ospedale da' miei malati.

--Misericordia! esporvi fin la, voi che ci siete si caro!....

--Vorresti dunque prescrivere i limiti della carita che non cerca mai cose di suo vantaggio, e trattenerla per umani riguardi quando piu corre il bisogno? Frate, s'io ti son caro, non opporre neppure in parole, e piuttosto vien meco.

--Ma io, messer mio reverendo, si che davvero il farei, se avendomi famiglia, e salute mal ferma, non dovessi piu che altri temer di contagio; o se...

--Va dunque--riprese il vescovo con dignita--va pure con Dio, ne mendicar piu pretesti. Per venir qui a chieder privilegi, e di qual sorta! vedo che il gelo non ti fece sgomento! Or di' piuttosto--se avessi animo e viscere da tanto. Non ricordi tu le parole del Redentore: "Nissuno puo avere carita maggiore di colui che da la vita pe' suoi amici?" Or dimmi, non son eglino quegl'infermi nostri concittadini e piu che amici? Non son io padre loro e pastore, ed essi miei figliuoli e mio gregge?

E con questo ammonimento lasciatolo, era gia sulla piazza.

A modo di privato e d'incognito, ravvolto il capo nel suo nero cappuccio; la persona alta e dignitosa in ampio mantello; se n'andava il buon vescovo tranquillo e spedito a compiere la sant'opra. Solo a breve tratto si faceva seguir da un domestico con gran canestro di piccoli pani. Perche ei, previdente com'era, i suoi granai fin dinanzi all'assedio avea procurato che fosser colmi di grano. Per isventura era quella l'ultima porzione che gli restava, e poche piu volte avrebbe potuto di quel suo pane soccorrere i poverelli. Quand'ecco sulla via della ripa che dalla piazza del Duomo conduce allo spedale, s'imbatte in una povera donna di giovane eta; ma che nondimeno, dallo sfinimento pel bisogno di cibo non potendo piu reggersi, era caduta al suolo sulle ginocchia, presso un muro ora in linea del palazzo del Comune, lei e un bambino che aveva in braccio e cui dava latte. Essa aveva in capo un cappuccio di lana bianco che allora l'era caduto sulle spalle, e una sola veste molto sdrucia e leggera, e un mantelletto pur di lana che coprivale il seno, al quale stringevasi quel suo figliuolino, ravvolto in umidi stracci. Mandavano l'una e l'altro un lamentio debole tanto e quasi soffocato che appena s'udiva.

--Padre, padre, per carita!--pote dire la misera aprendo gli occhi, non si tosto che il vescovo piegatosi a lei le dimando del suo male.

--Per amore di questa creaturina, un tozzo di pane! Son due giorni che non ho mangiato che poca erba gia putrida, e pel mio bambino non ho piu latte! Ah Signore! Soccorretemi, ma proprio per lui! che per me... mi lascerei morire!

--Povera donna! per lui e per voi sarete soccorsa--riprese il prelato. E gia aveva fatto cenno al domestico perche le desse del pane.

--Che vuole--soggiunse essa--mi son tanto appenata dopo che nell'ultima mischia mi c'e morto il marito, e non mi resta piu altri al mondo, che dico sempre: "Venga pure la morte, che me n'andro, se Dio vuole, a ritrovarlo lassu!"

Non ebbe appena finito, che il vescovo egli stesso volle porgerle il pane, e la riaveva ad un tempo con acqua odorifera. Ma intanto e' s'accorse che le sue vesti si umide le si erano quasi ghiacciate addosso! Ella infatti tremava tutta. Riflette poi che a uno stomaco si indebolito, non il pane in quel momento, ma le bisognava per riaversi d'un cibo piu lieve e piu sostanzioso. Con questo pensiero si fece subito dare una mano al domestico, e provo a sollevarla da terra, pur per condurla al vicino spedale. Invoco il soccorso di due che passavano: a' quali basto un cenno per porsi a' suoi ordini. A un di loro affido il bambino, e fece che l'altro e il suo domestico sostenessero quella infelice sotto le braccia e cosi la trasportasser cola in un di que' letti, che egli ando innanzi per farle metter in ordine.

Or come descrivere le miserie infinite di questo luogo? Per ogni parte era pieno d'infermi. Ma tra per la fame, che quando ha tanto allenito le facolta digestive, non val piu cibo a saziarla; tra per la cancrena che si formava ne' mutilati e feriti, era doloroso a vedere che ogni giorno il numero de' morti vi si faceva maggiore. Immaginiamo poi l'affanno e il compianto de' poveri parenti che li assistevano, e che per mancanza di servi dovevan vestirne il cadavere, ed essi medesimi portarlo alla fossa! Eppure vi voleva la gran virtu del degno prelato per recarsi ogni giorno in quelle stanzucce; la a sollevar con vivande e con una santa parola i meno aggravati; qua a porgere a' moribondi gli estremi conforti e il perdono di Dio! E quanti mai uomini e donne si sarebbero sgomentati, e sollevati anche contro chi andava e veniva per i soccorsi, se non avesser veduto comparir fra loro quella sacra e venerata persona! Eppure in quelle piccole sale, scarse di servi per la necessaria nettezza, vi si sentiva di gia un non so che di pestilenziale, un'aria si fetida che ammorbava! Ma il vivo esempio per fare il bene era la e veniva d'in alto! e il popolo che lo vede, quasi istintivamente gli e attratto a seguirlo!

Nel rimanente della citta gli ospizi dei monaci invasi tutti da infermi; rade poi quelle case ove non ne fossero anche fra cittadini i piu agiati, o che non vi s'avesse a trovar gente afflitta e in veste di lutto. E i militi difensori? Oh! non mancavano per questo; ma sprovveduti del necessario alimento, non avendo piu pane ne di saggina ne di crusca, s'eran ridotti ad uccidere i cavalli e cibarsene. Altri poi a sbramarsi la fame co' piu immondi animali, e financo col brodo di cuoio bollito! Non si saprebbe ridire se fosse migliore oggimai la sorte di quelli che gia eran morti, o de' loro superstiti! "Molto miglior condizione (scriveva Dino Compagni) ebbe Sodoma e Gomorra e le altre terre che profondarono in un punto, e moriron gli uomini, che non ebbero i Pistoiesi morendo in cosi aspre pene!"

Nel marzo alla perfine i poveri Pistoiesi, saputo che il cardinal Napoleone Orsini era stato spedito dal papa come paciero in Toscana, e a soccorrer Pistoia; benche omai Ghibellini com'erano dovesser sentirsi dire che la citta loro era soccorsa come terra di Chiesa, tutti quanti ripresero animo, e la sua venuta l'affrettaron col desiderio e con pubbliche preci. Ma cio che fu di gioia ai Pistoiesi, reco dolore ai Fiorentini, perche non volevan per niente che il cardinale venisse a immischiarsi nelle lor guerre: prevedendo che infine avrebber dovuto porsi in urto con la Chiesa. Per lo che s'avvisarono di dover prevenire la sua mediazione, e fecer sapere ai Pistoiesi che volentieri sarebber venuti agli accordi.

Eravi in Firenze un savio e buon frate pistoiese, il padre Bonaventura, che fino dall'ultime fazioni della terra natale, abborrendo da tanti eccidi, si era reso monaco eremitano nel convento di S. Spirito. I rettori di Firenze come seppero che costui era amico intimo di ser Lippo de' Vergiolesi, molto si rallegrarono, non vedendo ambasciatore piu adatto allo scopo. Lo ebbero a se, e convenuti sulla missione, subito lo inviarono a lui perche profferisse al Comune per parte della Signoria assai utili condizioni alla resa. E fra le altre, che la terra rimarrebbe libera e intatta, salve le sue bellezze, che e quanto dire i suoi monumenti, le persone e le robe, e loro castella.

Quando il capitano dall'amico Bonaventura ebbe udite queste novelle, non esito un istante a referirle agli anziani e ai rettori della citta. I quali abboccatisi anche col monaco che aveva ricevuto cotal facolta, parendo loro che cio fosse proprio come un dono del cielo, accettarono le proposte e conchiusero l'accordo. E invero la misericordia di Dio li soccorse! Perche oltre a non potere sdigiunarsi che con certi cibi, che li stessi animali immondi avrebbero avuto a schifo, non avevan da vivere che per un giorno; dopo del quale bisognava svelare il segreto, e uscir disperati a morire, o darsi in balia del vincitore!

I capitoli dell'accordo furon tosto giurati (ai 18 marzo) da ambe le parti, toccando il libro degli Evangeli sull'altare della cappella di S. Jacopo in cattedrale. Arbitri, pe' Fiorentini il capitan Malaspina; pe' Lucchesi il d'Agubbio; e altri per le terre della Lega Guelfa. Da lato de' Pistoiesi il potesta, il sindaco e vari testimoni, coi rogiti di ser Maffeo Lapi. E i capitoli furon questi: