Selvaggia de' Vergiolesi

Part 12

Chapter 123,944 wordsPublic domain

Chi puo adesso ridire il dolore del padre: e quello poi della povera madre al vedersi reso esanime fra le braccia quel diletto figliuolo! In una insolita trepidazione ell'era stata tutto quel giorno per non averlo piu visto; bench'ei nel lasciarla le promettesse di non recarsi che a guardia di quella porta, e nell'interno della citta. Per quanto aggravata dal male, sorta dal letto ando per la stanza, e in tutte quell'ore non fece che chiederne affannata a Selvaggia, e con lei pregare, e sospirare pel marito e pe' figli. Ma del suo caro Orlandetto non si poteva dar pace! Quando per breve rimasta sola, i singulti di Selvaggia e de' domestici le ne fecer presagire il funesto ritorno. In cotal turbamento niuno pote impedire alla madre di farsegli incontro, quando portato a braccia dal fratello e dallo scudiero, e adagiato sul letto in una prossima stanza, quel suo povero figlio mandava appunto l'estremo sospiro!

--Dio! Dio mio!... egli!... cosi?... Orlandetto!--esclamo spaventata: e lo abbraccio, lo bacio, e piu volte ne profferi il caro nome. Poi si rimase come esterrefatta a fissarlo, e non fece una lacrima. Il consorte ed i figli che le erano attorno, a tanto strazio gemevano profondamente. Ma per rispetto a quel gran duolo materno parea che rattenessero il pianto sugli occhi, e sulle labbra i singulti. Il dolor della madre innanzi al cadavere del figlio oh! come e santo e sublime!

Poco stette pero che condotta nelle sue stanze, cadde la misera in tale angoscioso delirio, che fu temuto ne dovesse perire.

--O dolce figliuol mio!--con flebil voce comincio a esclamare.--Cosi dunque ritorni a tua madre? Come mai mi potesti lasciare e per sempre? Io che ti nutrii nel mio seno, che tanto ben t'ho voluto! e sperava!... Oh! che mai, sull'orlo del mio sepolcro? Ma si... almeno che tu non mi dovessi precedere! Perche non fu dato all'infelice tua madre di raccogliere almeno le ultime tue parole? Ahi crudel morte! Non piu dunque i tuoi occhi s'apriranno per me a un tuo dolce sorriso? Sulle tue labbra non udro piu, come solevi, articolar con affetto il mio nome? No, dunque, piu mai? Oh! torna, torna, amoroso che sei, a consolare il mio pianto!

Cosi vaneggiando, ogni di piu alimentava nel cuore quell'indicibile affanno: e intanto vedevasi spegnere a poco a poco fra 'l cordoglio de' suoi quella vita si cara!

CAPITOLO XI.

FERMEZZA A RESISTERE.

"Ora si comincia per quelli di fuori e per quelli di dentro a far grandissima e crudel guerra."

---- _Istorie pistolesi._

Sebbene i Pistoiesi gia per due volte avesser respinto un assalto, che, quando i nemici fossero entrati in citta, poteva condurli agli estremi, non ignoravan pero che l'assedio da ogni parte si faceva piu stretto, ed era loro impedito di far raccolta al di fuori di vettovaglie, delle quali ogni di piu si vedevan mancare. E questo era il colmo di lor disgrazie! Profittavano, e vero, del favor della notte per mandarne in cerca, particolarmente dal lato della montagna, che essendo di tutto il distretto lo spazio di terreno il piu ampio e folto di boschi e di selve, non era ancor ben guardato, pel gran numero di militi che v'occorrevano. Ma da qualche tempo quelle spedizioni riuscivano a poco o nulla non solo, ma quasi sempre di danno a chi le imprendeva. E nondimeno avresti veduto povere donne del popolo partirsi dalla citta scalze e bruche, con sacchi vuoti sul braccio: esse, perche degli uomini v'era troppo bisogno; e sfidare e deludere la vigilanza de' militi che a brevi intervalli stavano a guardia della cinta d'assedio. Alcuni de' quali, vedendo donne, e senz'alcun carico, ci scherzavano alquanto; ed esse, le meschine, pur di passare, a quelli scherzi di parole facevan finta di corrispondere, benche nel cuore li detestassero: poi a cotesta soldataglia straniera, purche fosse ben pasciuta poco in fondo importava. Altri di loro se sdraiati o dormigliosi, tanto piu chiudevano gli occhi. Lo che non sarebbe accaduto se fossero stati Fiorentini o Lucchesi, o de' fuorusciti che erano inesorabili.

Quelle donne, una volta passate, le avresti vedute andarsene a frotte per le vie piu traverse e piu ripide; salir su pe' monti di castello in castello fino a quelli piu alpestri di Sanbuca e di Treppio, non guardando a pericoli od a fatiche pur per poter chiedere in ogni capanna a buone genti per elemosina e a qualcun per danaro, da fare un carico di vettovaglie. E cio pel grande amore che avevano alla terra natale; e perche i padri loro, i fratelli, i consorti che ne curavano la difesa, non mancassero di nutrimento. E sulle prime potevano anche tornarsene: s'intende sempre in certe ore notturne, e dopo essersi assicurate che quelle solite guardie erano immerse nel sonno. Con piu pericolo e vero, ma a una a una, col sacco pieno sulle spalle o sul capo, giungevano spesso a rientrare in citta. E allora oh! che gioia non recava a que' prodi il loro ritorno! E quanta poi non ne provavano le poverette a vedersi riuscite in un'opera si rischiosa, ma si utile per la lor gente, e di si stretto bisogno! Di modo che avveniva che, un primo rischio superato, le animava a sfidare il secondo. Perche a dir vero la donna per amore si mostra di tal coraggio, che sa toccar gli ultimi termini del pericolo, ed e capace di qualsiasi sacrifizio.

Ma come i Fiorentini si furono accorti di questo via vai, s'afforzarono da quella parte per modo, che rari eran quelli che vi potessero far tragitto. Pur per moneta e furtivamente sopra giumenti, o per persone che solevan portar masserizie, qualche carico vi si pote introdurre. Non fu pero piu possibile quando il fosso di cinta fatto da loro, fu tutto chiuso da grandi steccati, e vi eressero le bertesche. Accadde anzi che fin d'allora, messi in sospetto piu d'una volta, al vedere in pieno giorno qualcun dalle porte avanzarsi verso di loro; una schiera di fanti, coperti de' loro ampi scudi, li rincorsero ad archi tesi fin dentro le mura; e non si ritrassero senza prima aver fatto una scarica di frecce, alcune delle quali svettando le mura cadevano anche in citta.

E da sapere che il castaldo, o come or si direbbe, il fattore del tenimento del Castel di Vergiole, era un tal Pier Antonio marito di Margherita, la quale abbiam visto si ben affetta alla casa de' Vergiolesi, e pero chiamata spesso in citta con una sua figlia, Maria, a' lor servigi. La buona donna con piu piacere solea trattenervisi ogni qualvolta potea condur seco la ragazza; perche poi vi ritrovava il suo figlio Guidotto, scudiero di messer Lippo. Al cominciar poi dell'assedio non si pote piu parlare di levar Maria dalla casa paterna.

Ma un altro figlio non meno animoso era rimasto a Vergiole in compagnia del vecchio padre, a sbrigar le faccende della villa, e diriger l'opere pe' campi. Bindo, tale era il suo nome, di poco era minore del fratello Guidotto, ed ambedue si amavano di gran cuore. Usi poi al castello a conversar di continuo co' figli de' lor padroni, coi quali eran quasi coetanei; per indole buona avevan partecipato a que' nobili sentimenti, tanto a riguardo della famiglia che della patria.

Quasi ogni giorno i soldati del duca avevan preso l'abitudine di fare scorrerie su pe' colli vicini. Non eran gia comandate, ma di loro arbitrio e per loro sollazzo. Ad essi s'univano anche certi militi forusciti. I quali tutti, non contenti di attaccarsi alle frutta, e sperperare ogni pianta, entravan talora nelle capanne dei poveri agricoltori, e con licenza inaudita insultavano e depredavano. I Catalani poi, soldataglia semibarbara e con quegl'istinti de' paesi meridionali, alle povere donne, se riuscivano di trovarne, osavano di fare ogni sorta di vituperi. Il duca Roberto come colui che era di nobile animo, e mostrava almeno di aver sensi di giustizia e di umanita, pervenutigli da ogni parte continui lamenti di si sfrenata licenza, conoscendo pur troppo l'indole bestiale di essi, mando al campo ordini severissimi, sicche nissuno senza permesso pote piu allontanarsene; e intanto alcuni sorpresi e provati rei, ebbero aspri gastighi, e molta roba ai derubati fu resa, e alcune meschine a' loro artigli poteron sottrarsi. Ma finche costoro ebbero agio di salire a Vergiole: e lo facevano spesso perche un colle de' piu vicini; Bindo con la famiglia indignato di qualche brutto fatto avvenuto in que' pressi; insospettito ogni giorno piu, aveva loro tenuto d'occhio, e s'era voluto un po' porre in guardia. Cio faceva in special modo a riguardo di sua sorella Maria. Che, fanciulla assai avvenente e di gia adocchiata da que' procaci, senza che in casa d'altronde avesser pensato a tenerla nascosta; per quelle sue attrattive, e anche per odio particolare al padrone del castello, come capo dell'avverso partito, essa e la sua famiglia correvan gia rischio di prepotenze e d'offese. Prevenuto pero da Guidotto, aveva raccolto in sua casa altri parenti; coi quali anche dopo lavorate le terre, girandolavano sempre con qualche arme per il podere, e si facevano intanto una scambievol difesa.

Era di questo tempo che richiesto Guidotto dai rettori della citta e dal suo stesso padrone, non aveva esitato d'affidare al suo Bindo, destro com'era e di gran coraggio, un'impresa delicata e rischiosa, quella cioe di provveder pel Comune quanti piu viveri avesse potuto; e, senza riguardo alla spesa, per gente sicura mandarli in citta. E gia con le grosse somme inviategli se n'era fatto incettatore per ogni lato. E via via per uomini e donne della campagna, pagandoli bene, li faceva trasportare fin presso la cinta d'assedio; altri poi dalla citta notte tempo venivan li a riceverli.

Un tal giorno avvisato Guidotto che nella notte successiva dovevan giungere grossi carichi scortati da Bindo stesso, provvide che oltre ai portatori gli si spedisse una schiera d'armati per proteggerne la consegna. E di fatti il pericolo presentito vi si mostro senza misura piu grave. I militi fiorentini che, mutata la guardia coi Catalani, occupavano quella cerchia, avuto indizio di questo transito che doveva farsi pel greto quasi che asciutto del piccolo torrente Brana traversante allor la citta; lasciato senza superiore comando il posto della consegna, andarono ad appostarsi in una boscaglia poco fuor delle mura, ed al passare di quella gente piombarono loro addosso siccome belve: e non solo tolser loro le vettovaglie, ma a tutti quei portatori, circondatili, e puntando al petto le lance e le spade, si diedero a fare i piu orribili strazi. Alle povere donne, che erano in maggior numero, non valse il prostrarsi in ginocchio dinanzi a loro, piangere e supplicar tutti i santi. Quelli spietati per crudele irrisione tagliarono a quale il naso, a quale le orecchie; e agli uomini, dopo vana resistenza perche inermi, levarono un occhio, o tagliarono una mano, o un piede; e cosi guasti li sospinsero a forza, o li trascinarono fin presso ai loro steccati, e alle torri di legno: dove penzoloni li vollero porre perche i nemici dalle mura potesser vederli!

Intanto Guidotto che era stato per molta notte in ascolto sul torrione della porta di Ripalta, inquieto dell'insolito indugio, quando fu sul far dell'alba, discese; e profittando d'una rivista del campo nemico che per l'estiva stagione avveniva circa a quell'ora, sicche quella parte era rimasta sguernita; con uno sbruffo di fiorini comprate facilmente le poche guardie Catalane che v'eran rimaste, e aggiuntasi buona squadra de' suoi a cavallo, riusci a fare una sortita fuor di citta. Allorche avanzatosi alquanto verso la detta parte, gli feriron le orecchie le strida de' miseri che venivano a quella volta! Ahime che incontro! che spettacolo orrendo! Donne contraffatte e grondanti sangue e lacrime insieme! Uomini mutilati ed esanimi quali quelle pietose se li traevano a braccio con pie vacillante, e quali altri anche in dosso. Poi dietro loro una masnada di que' feroci, che con le picche e con gli urli, come peggio non si usa sopra un branco di bestie destinate al macello, le incalzavano, e v'aggiungevano ogni sorta d'insulti!

A tal vista Guidotto ed i suoi con un furor disperato si lanciano a gran corsa e a spade levate sopra i nemici, e ne fanno aspra vendetta. Que' miseri allora rimangon liberi, ma in quale stato! Immaginiamo il dolor di Guidotto quando fra coloro che eran guasti delle membra e grondanti sangue, si vide innanzi il fratello, il suo Bindo! Lo portavano a braccio due povere giovani, che per li sfregi ricevuti nel viso, esse medesime tanto soffrivano, da poter reggersi appena. A lui que' crudeli avevan ferito in varie parti le membra, e tagliata una mano! Il dolor che provava era si forte, e di sangue n'aveva perduto in tal copia, che era quasi privo di sensi. Moveva i piedi macchinalmente, e dava ogni poco in forti lamenti cui rispondevano i singulti di quelle affannate.

--Vedimi, vedi come m'hanno straziato!--pote articolare al fratello--Dio! Dio!... misericordia! povero Bindo!--esclamo quegli. Comprese pero che non era tempo di parole, ma di pronto soccorso. Subito a Bindo fascio strettamente il polso tagliato perche il sangue gli si stagnasse; e ordino che la medesima compressione fosse fatta a quanti altri dei mutilati. Compassiono e rianimo quegl'infelici: e raccomandato che affrettassero il passo per iscambievole aiuto, alto com'era e molto robusto, si prese il suo Bindo di soppeso come un fuscello, se lo abbraccio facendoselo riposare sopra una spalla, e rimontato a cavallo, via innanzi a tutti per veder di sottrarli a nuove aggressioni. Per sorte altri de' loro egualmente a cavallo li avevan raggiunti; sicche i piu impotenti se li presero in sella; e quasi tutti que' vili che in quella mischia per le gravi ferite non poteron fuggire, circondatili se li trassero prigionieri.

Fu un urlo d'imprecazione di tutto il popolo allorche que' poveri portatori, straziati per cotal guisa che mai fra i barbari si fosse fatto, se non v'ha un riscontro nei briganti odierni del mezzodi, furon veduti rientrare in citta! Dietro di loro seguivan legati i prigionieri nemici.--Vendetta! vendetta!--Sorse allora un gridio spaventoso da ogni parte. E li sulla via i cittadini li avrebbero fatti in pezzi, se le guardie non li avesser respinti, e se piu che altro una voce autorevole non fosse sorta fra loro, quella del capitan degli Uberti, che disse:--Giustizia si fara e tosto, ma dal consiglio di guerra!--Adunatisi in fatti, passo appena brev'ora che i prigionieri furono appesi per la gola ai merli delle mura esterne di presso la porta, perche fossero di spettacolo al campo nemico.

Ma se qui fu gridato--vendetta!--da altra parte si levo una voce pietosa che prego--carita!--Divulgatosi l'orrendo fatto per ogni casa, molti uomini e donne, oltre i parenti e gli amici, accorsero allo spedale a soccorrerli. Fra quest'anime generose Selvaggia fu delle prime.

--Andiamo, affrettiamoci!--disse subito alla sua Margherita.

--Ma voi tutt'ora soffrite!

--Hai udito?--rispose--soffron troppo piu di me quelle misere!--E fattole raccorre il piu possibile di lini e di vitto, come soleva nel visitarvi spesso le inferme, si reco immantinente a quella sede del duolo.

Vestiva Selvaggia un abito scuro e dimesso, e le copriva il bel viso un gran velo nero. Passo cosi inosservata per le vie, e giunse laddove stavan giacenti quelle infelici. E che poteva far mai una nobil donzella, non usa ai servigi i piu umili che cola bisognavano? Eppur la gentile a quali porgendo una soave parola, a quali un'aita nelle stesse opre servili, apparve fra loro come l'angelo della pieta!

Intelletto d'amore, squisito senso di tenerezza quanto puo essere in donna, tutto era in lei; congiunto poi a quell'entusiasmo d'un cuore magnanimo che tutto sacrifica per un nobile scopo. Fischiavano infatti le frecce nemiche, che, svettando le mura, talvolta le cadder vicine! Che importa? Ell'affronta il pericolo perche vuol esser fra' suoi, fra 'l padre e il fratello che dopo tante sventure le son anche piu cari. Vuol dare anch'essa il suo obolo per la patria, vedendo che in tanto estremo val pur qualche cosa. La sua sola presenza rianima infatti i combattenti e i feriti: perche in donna il gentile animo caritativo, congiunto a belta, non e a dir quanto valga! E un raggio celeste che riscalda e ravviva! Ne a cio solo e contenta. Di casa in casa porta soccorsi alle povere famiglie, dove non eran rimasti che vecchi e fanciulli e vedove desolate: e questi e quelle raccomanda al Comune perche non si lascino in un crudele abbandono. Si direbbe che nell'opere patriottiche, per quanto l'e dato, vuole emulare i parenti e il suo Cino.

Questi, con quel ministero che gli era proprio, quello della parola, non aveva lasciata occasione per soccorrere il suo paese. Prima a Firenze da que' di sua parte, e presso li stessi della Signoria per distorli da quell'assedio. Non guardo a cavalcarvi di giorno e di notte, benche insidiato da quel suo personale nemico. E come pur troppo ogni cura gli torno vana, tentava adesso, dopo cimenti si disperati, di far si che si cessasse dall'armi.

In Pistoia da poco tempo si eran rifugiati alcuni parenti del cardinal Niccolo da Prato; astretti a partir dalla terra natale, poiche cola il cardinale ed i suoi eran venuti in sospetto di favorire i Guelfi di parte bianca. Al capo di cotesta famiglia messer Cino crede espediente di far ricorso. E come coi rettori di Pistoia aveva gia convenuto, segretamente si adopero perche rappresentasse al cardinale il misero stato dei Pistoiesi, ed ei presso al papa ne perorasse la pace. Ne pago di cio, spedi un messaggio con lettere ai concittadini, messer Giovanni Fioravanti e messer Vinciguerra Panciatichi, mercanti molto stimati in Avignone; e altre a messer Aldighieri della Torre che era in corte del papa, perche di concordia e per carita del comun loco natio patrocinassero questa causa. Ma in presenza di eserciti combattenti, le arti diplomatiche ebber sempre lo stesso inutile effetto.

CAPITOLO XII.

I FUNERALI.

"Di nobil pompa i fidi amici ornaro Il gran feretro ove sublime giace."

---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XIII.

"I' vidi gia cavalier mover campo, E cominciare stormo, e far lor mostra. E talvolta partir per loro scampo."

---- _Dante_, _Inferno_, Canto XXII.

Era stato eletto al pontificato, fino dal 5 giugno 1305, l'arcivescovo di Bordeaux, Bertrando di Goth, Guascone, col nome di Clemente V. A Perugia, dov'era morto il buon papa Benedetto XI, solo dopo uno spazio di dieci mesi e 28 giorni si pote ottener l'elezione del nuovo pontefice; ma, secondo che narrano gli storici piu imparziali, una delle piu turbinose che mai avvenissero. I cardinali si eran divisi in due partiti. A capo dell'uno, Matteo Rosso Orsini, e Francesco Gaetani nipote di Bonifazio VIII; che stavano, come andavan dicendo, per la onorevol memoria di questo, e volevano un papa italiano: a capo dell'altro, il cardinale Napoleone Orsini e il cardinal Niccolo da Prato, non felice paciero in Toscana, ambedue partigiani francesi. Convennero alla perfine che i primi proponessero tre vescovi francesi, e gli ultimi avesser la scelta fra i tre. La proposta fu, com'era a supporre, di tre francesi creati da Bonifazio e nemici fino allora del re Filippo di Francia. Ma come il re ne fu informato per tempo dai cardinali suoi partigiani, egli che fino dal tempo di papa Bonifazio non mirava ad altro che ad avere in Italia un'assoluta preponderanza su i Guelfi, e su i Ghibellini; e che si era proposto di ottenere il vicariato generale su Roma e su tutti i dominii pontifici; avendo trovato una forte resistenza attiva in Benedetto XI; morto questi per conseguire il suo fine si volse tutto a far sua la scelta del nuovo papa.

E come vari storici riferiscono, fece chiamare uno dei tre proposti, Bertrando di Goth, ad un abboccamento in un'abbadia, posta in mezzo ad una foresta presso S. Giovanni d'Angely. E mostratogli che potea farlo papa, molte cose furono a vicenda trattate e promesse. E se intorno al luogo e a cio che fuvvi discusso non vogliasi stare in tutto al Villani, e alla grave autorita del Muratori, certo che dai fatti che ne seguirono fu comprovato che da ambe le parti vi ebbero accordi e promissioni reciproche. Condiscese il pontefice; e il re Filippo non pure, cui stava a cuore d'esser prosciolto dalle censure ecclesiastiche, di pervenire a' suoi la corona de' Cesari. E fu intorno alle concessioni dell'uno e dell'altro che alludevasi dall'Alighieri quando scriveva:

Nuovo Jason sara, di cui si legge Ne' Macabei, e come a quel fu molle Suo re, cosi fia a lui chi Francia regge.

---- _Inferno_, XIX, 83.

Bertrando allora fu eletto papa col nome di Clemente V, e non tocco mai Roma ne Italia. Si disse per dispiacenza de' partiti che vi si agitavano: ma in realta perche ormai ogni parte era contro di lui, ed ei francese, non si potea fidar che di Francia. Sicche non solo rimase in quel regno e fermo sua dimora in Avignone (citta allora della contea di Provenza degli Angioini, che la vendettero poi al secondo successor di Clemente), ma non creando che cardinali francesi, e da costoro essendo eletti successori francesi, avvenne che i papi vi dimorarono per settant'anni continui. Qual diminuzione di autorita e di potenza ne soffrisse il papato da questa innaturale, inusitata e pericolosa traslazione della sedia papale, detta allora da tutti _la cattivita di Babilonia_, egli e omai troppo noto. Fu essa la quale poco men che distrusse la grand'opera della riforma ecclesiastica iniziata da Gregorio VII: essa che abituando i popoli a vedere, e i principi a bramare il papa fuori di Roma, agevolo, o anzi produsse il lungo e grande scisma d'Occidente: scisma che diede origine alle dispute e alle divisioni de' Concili di Pisa e di Costanza: cagioni queste, piu che ogni altra, delle eresie de' secoli _XV_ e _XVI_, e cosi di quella violenta riforma che dura pur sempre, e divide tante preziose membra del sacro corpo del cristianesimo. Quindi e che non solo volentieri scuseremo, ma se ci e dato di concludere con gli storici piu favorevoli alla Chiesa nostra (fra i quali il Muratori ed il Balbo) loderemo anzi Dante per essersi rivolto con magnanimo sdegno contro Clemente V e il suo successore francese, primi motori di tanti danni.

A questo pontefice bisogno dunque facesse ricorso il cardinal da Prato, per interporlo, secondo che da molte parti n'era stato pregato, a liberar Pistoia da tanto eccidio: cosicche, e per la gratitudine che Clemente doveva a lui principal fautore della sua elezione, e anco per l'impulso del proprio animo bramoso di spegnere le rie fazioni, gli fu agevole d'ottenerlo.

Era giunto il settembre, e ancora attendevasi la benigna risposta. Quando un tal giorno per Pistoia si sparse la voce che due legati del papa erano poco lunge dalla citta, e si avviavano al campo nemico. Cavalcavano infatti verso di esso messer Guglielmo e messer Filiport, Guasconi, con seguito di segretari e domestici. I quali pervenuti agli steccati del campo, inviarono un loro araldo per dimandar d'aver libero ingresso alla tenda del duca. Questi, non appena ebbe udito della pontificia ambasceria, ordino che subito fossero a lui introdotti: e anzi, per reverenza a cotai personaggi, egli stesso si mosse poco fuori a incontrarli. Entrati allora con lui nel gran padiglione ducale, e seduti, messer Guglielmo prese la parola e cosi favello:

--A voi, messer lo duca, principalmente c'invia in qualita di suoi legati il supremo pontefice. Ma, cio che dobbiamo significarvi, importa che sia pure udito dai primi capitani delle milizie di Firenze e di Lucca.

Allora il duca fece dar fiato alle trombe, come all'appello di un consiglio di guerra, e in breve gli altri due capitani si trovarono raccolti presso di lui.

Alzatosi messer Guglielmo non appena fur giunti, cosi disse loro: