Part 9
In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione dei così detti protettoristi, considerata che sia in massima e nella università dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa. Ma non pertanto vogliamo escludere affatto qualche uso transitorio ed accidentale che possa farsi delle tariffe. Solo intendiamo che in ogni questione in cui si disputi e si controverta la libertà di commercio, siavi caldamente raccomandato di seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri nostri, e perciò favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni ragione: dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le nostre grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile. La seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi la maggiore e che tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento delle facoltà umane e della umana operosità. Il governo provvidamente l'ajuta ed accresce non col solo toglier da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni cosa gli spiriti potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e consorterie, scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando il credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità in ogni parte del mondo la propria bandiera. Noi non siamo di quelli che pensano il governo dover tutto fare e tutto provvedere, ma nemmanco siamo di quelli che il vogliono spettatore inerte dei traffichi e delle industrie private: bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi ed operare assai più discosto e per indiretto che prossimamente e direttamente, e preparar debba le remote e profonde cagioni piuttosto che gli ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale equilibrio d'interessi e di profitti che il libero moto delle faccende umane produce; ed anzi procacci e studi che gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano al tutto spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino e durino. Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella segnatamente che à maggiore attinenza con le arti e il commercio; e tale istruzione entra debitamente nel novero delle cagioni efficienti e primarie che noi veniam registrando della ricchezza e industria comune. Scendendo voi col pensiero ad applicare siffatti principj alla nostra patria, scoprirete, o signore, se male o bene si apponga al vero quello che noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna imitare e gareggiar con l'antica eziandio in questo di cavare e dedurre ogni sua ricchezza primamente dalle arti agrarie, e secondamente da quelle industrie che meglio all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla navigazione. Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto in memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di grado in grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici, e sostener con esse la utilità dei baratti e dei cambj. Per fermo, nell'arti agrarie i miglioramenti e i trovati non vestono quella varietà e moltiplicità infinita e maravigliosa di che son capaci le altre industrie: oltre a ciò, l'agricoltura soddisfacendo alle primitive e comuni esigenze del vivere, le quali di lor natura sono semplici ed immutabili, cede pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni maniera, da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi e svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i ricreamenti e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori, all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero la industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella che riceve dalla coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda e collega.
A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi intorno alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza mover parola speciale delle strade ferrate, caldo e antico desiderio di queste popolazioni. Insistete, o signore, per la effettuazione la più pronta ed estesa di quei veicoli meravigliosi; mostrate che se dovunque apportano utilità, in Italia l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che quelle strade non tanto sono da riguardare siccome effetto, ma eziandio, e molto di più, come cagione iniziale di prosperità pubblica e di rapido incivilimento. Mostrate, in fine, che lo spendio il qual sosterrebbe il governo per ciò, sarebbegli in grandissima parte risarcito e ricompensato dal certo e sollecito aumento d'ogni maniera di rendite, pel fatto della ricchezza generale accresciuta.
V.
Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme conoscono molto meglio le guise di produr la ricchezza, di quello che il mezzo e l'arte di equamente distribuirla. Noi vi preghiamo, o signore, con viva istanza, di condurre spesso le vostre cogitazioni sullo stato degli indigenti; e, in generale, su tutto ciò che tiene riferimento col buono o mal essere della plebe, che è la parte maggiore e più sfortunata dell'umana famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici, la polizia, la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione di uno special ministero. Ma in niun luogo peranche (a quello che noi sappiamo) è caduto in animo di commettere ad un supremo ufficiale lo studio e il carico peculiare della tutela ed educazione del popol minuto. A noi sarebbe caro oltremodo che questa gloria d'innovazione e giustizia toccasse all'immortale nostro pontefice.[7] Ma come ciò sia, noi desideriamo forte che del tutelare ed educare le classi inferiori stia in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute d'Italia. Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo e le braccia del popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia la sua redenzione ferma e finale. Ei si conviene pertanto, rimirando tal subbietto eziandio dal lato degli interessi politici, che le moltitudini veggano apertamente e si persuadano, la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze tornare a certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio sollecito, sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo che nelle teoriche nuove dei socialisti è poco più altro di bene dal coraggio e dal buon desiderio in fuori: ciò non ostante, debbesi avere per fermo e per dimostrato, che la beneficenza pubblica esercitata con zelo prudente e sagace arreca mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo, e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e gradual scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che spetta peculiarmente alle leggi e al governo in tale materia, è il porre in concordia e il condurre a certa unità d'azione e di mezzi tutte le disparate e disgregate opere e istituzioni di carità e beneficenza; i quali istituti ed atti bene coordinati e connessi moltiplicano e variano senza fine l'efficacia loro, e disgregati invece e sconnessi perdono non rade volte quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico che gli à promossi e adempiuti.
Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare il concetto generoso e caritativo del principe di voler fondare case di educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore; ma pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito è oltre modo più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia paruto a taluni chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò diciamo tenendo l'occhio sul rapporto testè pubblicato da essi, e indiritto all'eminentissimo segretario di Stato cardinale Ferretti.
VI.
A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili, se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato. Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de' suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare; e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a qualche effetto notabile.
V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse, l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale, come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri, le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli, le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono, ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con compiacimento e con beffa alla loro ruina.
A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire, semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi, normali; e similmente i robusti e virili studj delle università rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento.
A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste, imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le facoltà mentali.
L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e messo ad effetto.
Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà, ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza dell'intelletto?
VII.
Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a costruire il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe fondamento di creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero da ogni banda i due sostegni più saldi del franco e sicuro vivere, che sono la libertà di stampa e l'armi cittadine. E poichè piacque all'anima generosa del nostro pontefice di voler munire a sufficienza dell'una e delle altre la incominciata rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e sollecitiamo ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che il buon desiderio del principe non sia impedito e frodato, e possiate voi e i colleghi vostri compire e perfezionare tali due istituzioni; di cui la prima è la mente e la seconda è il braccio del popolo; e con l'una si cerca la piena e spontanea cognizione del vero, con l'altra si vieta a chiunque di contrastarne e turbarne la possibile effettuazione.
Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè al dogma nè a negozj di religione, sia la censura a grado a grado abolita, e solo rimanga il reprimente delle leggi come si pratica appresso i popoli più civili. Chè quando anche, in sulle prime, l'esercizio di tal preziosa facoltà e franchigia non procedesse mai sempre ammodato e prudente (riuscendo molto più arduo il bene usare d'un diritto che il possederlo), ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa emancipata e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e frena necessariamente sè stessa; avverandosi ogni dì questo, ch'ella tanto scapita nel credito e nell'autorità, quanto falsa il vero e trasmoda; e, per lo contrario, tanto à maggiore e durevole imperio sugli animi e sulle intelligenze, quanto si fa temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi avvertiamo di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la stampa non censurata diviene timida e serva con l'apparenza di liberissima, ognorachè gli scrittori possano venire tradotti innanzi a giudici male preoccupati e soverchio dipendenti e suggetti al governo. A voi tocca quindi badare con gran diligenza alla specie di tribunale e alla forma di giudicio cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori d'ogni ragione.
Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di mezzo tutti quegli impacci e rompere quelle dimore per cui la istituzione sì bene augurata della Civica procede (sia luogo al vero) lenta, incerta, e in varia e disforme maniera. Voi mostrerete al glorioso Pio, come i municipj nostri sieno tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese, con sacrificio ed annegazione, per l'armamento spedito e compiuto de' cittadini; come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure che si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia italiana, e dal Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: e ciò condurrebbe eziandio questi popoli a stringere nuova colleganza e amicizia coi subalpini fratelli nostri. Voi mostrerete come da tutti i savj delle provincie pontificie s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari della Guardia cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti all'atto, ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità e rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè, rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e perseveranza, la istituzione della Civica o non gitterà affatto radici, o potrannosi sbarbare e recidere più che facilmente; essendochè in Francia stessa, dove i popoli sono per natura bellicosissimi e così adatti e proclivi alle armi e arrendevoli alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e corroborata la milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo, con lodevolissima ostinazione e severità, conservata viva, e fatta sempre istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia per noi tutti bisogno grande di prepararci alle più salde difese con quiete e subordinazione, ma con prontezza altresì e con energia. Per ciò è necessario che dalla Civica stanziale, o (come in Francia la dicono) sedentaria, si cavi la Guardia mobile; la quale, sì per effetto della cerna che la compone, sì per la speciale disciplina che le si appropria, è sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa assoldata. Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento di bande, nessun artificio di tattica può reggere e prevalere contro un nemico assai poderoso, quando non vi sia esercito, o vi sia troppo scarso e troppo male assettato: e chi non sente tal verità, cade in errore grave e funesto, e di cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le cure, adunque, del governo e della Consulta sieno pur volte eziandio inverso le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; le addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; le scaldino e confermino tuttavia ne' nobili sentimenti di nazionalità e di onore.
VIII.
Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli vostri sta ora collocata gran parte di nostra salute, anzi gran parte della salute d'Italia; perchè, a similitudine de' tempi antichi, l'Italia torna maravigliata a girar lo sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là muove e risplende, i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò, la preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in ogni proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli pontificj, ma le relazioni e i legami altresì che aver possono quelle col bene e il risorgimento della patria comune. In questo tempo medesimo che vi parliamo, ci giunge nuova che la lega doganale proposta fra Roma, Firenze e Torino, viene dai principi contraenti accettata e decretata. Noi in tal fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci Dio, la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza, il coraggio, gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare, l'audace intraprendere de' popoli grandi. A voi spetta, con la bontà e opportunità de' consigli, di preparare a tale evento fortunato e desideratissimo tutte le vie e tutte le agevolezze. Con questa intenzione noi vorremmo (per pure indicarvi alcuna particolarità) che ai principi della lega fosse proposta e raccomandata la conformità perfetta della moneta e quella dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a sbassare di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire in comune pubbliche mostre annuali di arti e manifatture, cangiando di luogo come per li congressi scientifici si costuma, e premiando i più meritevoli con medaglie e scritte a nome della lega. Vorremmo parimenti, che a nome di lei una bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai tre Stati e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto novissimo e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana esiste, e che è in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente tutte le membra intorno al sacrosanto suo capo, che è Roma.
Il 25 di novembre del 1847.
PROGRAMMA DEL GIORNALE _LA LEGA ITALIANA_
CHE PUBBLICAVASI IN GENOVA.