Part 8
La terza considerazione che accade di fare intorno ai Municipj, si è di conoscere e misurare sin dove debba la volontà di quelli piegarsi e cedere alla volontà universale legislatrice, la quale reputa di comandare a nome del maggior bene comune. Conciossiachè non àvvi bene comune sì grande (toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili a tutti), che compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio individuale, e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento tra l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo ingerimento della potenza legislatrice, imperante a nome del bene comune, non è agevole impresa, ed è impossibile, noi crediamo, a determinarsi in universale. Il buon senso e la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue questioni, più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche; e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un esempio che la pratica moderna europea ne reca innanzi. Noi giudichiamo, pertanto, che l'autorità legislativa in Francia degeneri parecchie volte in violenza, a rispetto delle libertà individuali e comunitative; e per opposto, giudichiamo che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de' privilegi o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo (massime in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta proporzione fra tali due estremi: e tanto più i concetti nostri in questa materia si accostano all'Inghilterra e divertono dalle consuetudini della Francia, quanto il comprimere di soverchio in Italia la individuale forza e spontaneità, si è togliere a lei la più gagliarda cagione e la più intrinseca di tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda e l'universo tuttora ammira.
Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del Municipio medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in mente la massima professata nel Motuproprio di Sua Santità intorno alla fondazione del Municipio Romano; e questa è che i titoli e i requisiti così di elettore come di eligibile e così di magistrato come di consigliere, scaturiscano tutti dal censo e dalla capacità; e che il censo a ciò domandato sia tenue quanto si possa il più; e sia indizio della capacità ogni professione il cui possedimento ed uso ricerca una sufficiente coltura d'ingegno. Noi non vorremmo, inoltre, che il censo venisse dalle rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle patenti, e da ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature; imperocchè questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove le rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine che à dell'_inquisitorio_, e però è sempre odiosa: che se il censo non bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni gravissime del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad ogni modo, cotesto sconcio è assai minore dell'altro accennato. Nè qui varrebbe citar l'esempio dell'Inghilterra, fondato sopra costumi troppo diversi dai nostrali. In genere, noi opiniamo che le disposizioni costitutive delle magistrature e de' Consigli municipali esser debbano liberalissime ed assai popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non valicabile, salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli; e perchè questa nelle faccende comunitative riesce molto men rara che nelle politiche, così molto minori e più rare debbono essere le esclusioni. Non ignoriamo quello che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le assemblee popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi; essere la moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi dai matematici, con certi lor modi speciosi, che la probabilità dell'ottima deliberazione è in ragione inversa del numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi pensiamo che l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe l'azione del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica: oltre a ciò, noi pensiamo, le moltitudini essere più savie degli individui in quel che s'attiene immediate agl'istinti e ai placiti del senso comune; essere insofferenti e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed estimatrici egregie sì del valor morale degli atti e sì della bontà o malvagità degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso il patriziato o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle moltitudini scemano l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni col crescere della civiltà, e questa colà cresce e propagasi più prestamente dov'è maggiore la vita pubblica e la partecipazione di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il mondo va ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare. Di tali cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra mente, o signore, che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni elettive, attenervi sempre ai sistemi e alle pratiche meno strette e più popolari.
Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame non necessario il deliberare e l'operare del Municipio; e dappoichè al governo è ragionevolmente serbata la facoltà d'interporre l'autorità sua tuttavolta che il Municipio o travia dalle forme preordinate di sua istituzione, o rompe alcuna legge od alcun decreto dello Stato, in qualunque altro caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de' superiori, siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta. Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie convocazioni de' Consigli: e il simigliante si dica per altre suggezioni ed impacci.
Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere poche parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè gli è manifesto che molte delle franchigie e delle costituzioni qui avanti domandate pei Municipj, convengono più che bene ai Consigli delle provincie. Del pari divien manifesto, che noi vivamente desideriamo che il modo con cui verranno chiamati i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi il suo deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria, quanto, a tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali s'ingeriscono direttamente nella elezione dei deputati alla Consulta di Stato. E però, nel determinare l'ordinamento finale di essa Consulta (secondo l'arbitrio che ve ne lascia il sovrano), voi considererete per bene tutte le intrinseche attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli provinciali, e questi alla generale deputazione.
Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli provinciali venire investiti del diritto di esamina e di revisione per tutte quelle risoluzioni comunitative le quali inchiudessero gravi e straordinarie spese, o decretassero istituzioni nuove di gran momento o l'abolizione di antiche; il qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con quanta maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente due atti contrarj e insieme correlativi, nel giusto combinamento dei quali giace la precipua cagione d'ogni prosperità: il primo atto è innovare, il secondo è conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo ugualmente al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare e le tali altre al conservare. Similmente occorre al bene comune, che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino con opportunità e con giusta misura così l'ardore dell'animo, come la riflessione; e così l'impeto e l'energia del volere, come la lentezza e maturità del giudicio. Ma egli avviene del pari, che la differenza dell'indole, delle professioni e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe di uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata; ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per conseguenza di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento sociale e politico deesi far luogo agli innovatori e conservatori, agli ardenti ed ai giudiziosi, per via di speciali e separate congregazioni. Ma perchè poi l'umana repubblica è vita e operosità, e suo destino è procedere innanzi nel nuovo, però nell'autorità conservatrice non mai (per quello che noi ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e un divieto assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere, sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata e la cognizione piena e corretta possano entrare in tutte le menti, e che le ragionevoli rimostranze delle minorità (come suolsi chiamarle) non sieno dalla prepotenza del numero soffocate. In questi termini, e non altrimenti, noi vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto di tutela e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero essi Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi, quanto la lor condizione ed origine non li scioglie abbastanza dalle passioni, dagli errori e dagli interessi personali e locali.
III.
Ma le franchigie comunitative picciol frutto recherebbero, qualora non fosse al cittadino guarentita pienamente e durevolmente la libertà e sicurezza delle azioni private. A voi dunque apparterrà, o signore, ajutare il principe nella difficile revisione dei codici, senza la quale verrebbero quasi meno tutti gli altri miglioramenti e progressi.
Ne' paesi dove à potuto aver luogo il libero svolgimento della ragion pratica del diritto, e in Francia singolarmente, sempre, nelle relazioni personali e nell'uso e trasmissione delle proprietà, si è veduto crescere e dilatare quello spirito di equità e di uguaglianza e quelle massime di gius naturale, che fin dal tempo dei Cesari penetrava e animava tutte le parti della legislazione romana, e che piegò il fiero diritto Quiritario alle esigenze ineluttabili della giustizia e ai principj assoluti del vero e del bene. In tal materia, pertanto, men paurosa ai Governi, la saggezza vostra si eserciterà innanzi tratto nello scegliere ciò che di più equo e insieme di più luminoso e semplice è stato deposto nei codici meditati dalla sapienza moderna.
Quei filosofi i quali pensano che la legislazione giuridica delle nazioni sia l'opera e il frutto lentissimo dei secoli e delle consuetudini, e vogliono però che a quell'opera ed a quel frutto s'abbia una riverenza e un rispetto molto prossimo al culto e all'adorazione, non troverebbero modo alcuno di applicare le lor dottrine all'Italia, dove le guerre, le invasioni e le rivolture ànno interrotto e disfatto più d'una volta il tacito lavoro del tempo e delle costumanze, e ànno quindi spogliata la legge del carattere sacro e solenne che suole imprimerle l'antichità, e pel quale serbasi ella più che mai veneranda e inviolabile. Noi, dunque, cadremmo in troppo grave e sciocco abbaglio, se a fine di mantenere o di ristaurare pochi avanzi sconnessi ed informi delle antiche legislazioni, rischiassimo di smarrire i veri e sostanziali vantaggi che mena seco la facoltà preziosa in che siamo di poter costruire con disegno nuovo, razionale e abilmente coordinato, la legislazione nostra universale e giuridica. Noi vi animiamo quindi a imitare anche in ciò la magnanimità del principe, il quale si fa, dove occorre, non pure riformatore, ma creatore. Oltrechè, la tradizione più antica e comune di tutti i popoli italici, quella è del diritto romano, e antica è l'arte appo noi di commentarlo e correggerlo secondo l'ordine di ragione. Così il nuovo per noi sarà forse antichissimo, se non nella lettera, nello spirito certamente.
Ma gli svolgimenti, le correzioni e le applicazioni del diritto sono infinite, e non vuolsi credere che la scienza moderna le abbia presso di qualunque culta nazione esaurite. Gran materia da meditare vedrete raccolta sotto due rubriche quasi nuove ed importantissime, e sono il diritto amministrativo e il diritto economico. Noi vi raccomandiamo in risguardo del primo, di ben discoprire e determinare tutte le relazioni che il legano con la patria legislazione, e con gli ordini nostri sociali e politici. Distinguendo ciò accuratamente, e cogliendo la ragione intrinseca di tutte le pratiche, l'amministrazione cesserà di comparire arbitraria, incoerente e volubile, e accosterassi viemeglio ai principj dell'equità, e all'esatto e continuo criterio del comune interesse.
A rispetto poi di quello che noi domandiamo diritto economico, a voi fa d'uopo indagare con diligenza e con perspicacia la varietà e implicazione tragrande recata in tutti i negozj privati e publici dallo incremento straordinario che in quest'ultimo mezzo secolo ànno acquistato le ricchezze, le industrie e i commerci delle nazioni: certo è che in verun paese, eziandio de' più dotti e operosi, sonosi ancora definite a dovere le attinenze nuove, i raddrizzamenti e le ampliazioni che lo stato presente economico vien recando di giorno in giorno alle prescrizioni dei codici e a tutta insieme la legislazione civile. Il codice commerciale avrà molta parte de' vostri pensieri; e come quello ch'è più popolare degli altri, procaccerete che vada lodato singolarmente di brevità, di semplicità e di chiarezza.
Il codice penale è fra gl'istituti umani il più necessario, perchè ripara ai difetti e alla insufficienza così delle leggi e degli ordini educativi, come di qualunque altra virtù governante e provida che impedir vuole il delitto, piuttostochè rintracciarlo e punirlo. In tal subbietto vi è noto, o signore, che a noi Italiani non fa bisogno uscire di nostra patria, affine di rinvenire gli esempj e i documenti migliori. A confessione dei dotti d'Europa, il codice penale napolitano, considerato nel suo beninsieme e nella ragion generale, risponde meno imperfettamente di tutti gli altri all'idea filosofica del diritto punitivo. Se non che, le prigioni e le discipline nuove penitenziali che or si vanno statuendo, e il concetto nobilissimo e santo, professato ognor più dai legislatori moderni, d'imprimere in ogni forma di pena il carattere espiatorio insieme e rigeneratore, ricerca di necessità, che sì cotesto carattere e sì quegli ordini nuovi penitenziali vengano intimamente legati e proporzionati al sistema intero del diritto punitivo; il che in niun paese ancora d'Europa s'è proposto ed effettuato secondo che i savj desiderano.
Ma lasciando ciò stare, noi reputiamo che a voi sia manifesto per sè medesimo, che vive nel nostro animo la speranza fermissima di ottenere dalla magnanimità del principe tutte quelle discipline e quegl'istituti giuridici, intorno al pregio e dalla proficuità de' quali più non si muove dubbio dagli statisti di vaglia; come, per via d'esempio, l'aprire un tribunale di ultimo appello, o, come il domandano, _di cassazione_; introdurre nei giudicj di reità i pubblici dibattimenti; abolire i tribunali speciali sotto qualunque nome e colore; stringere la competenza delle corti marziali alla sola milizia, e in materia sola di militare disciplina.
Quanto poi al condurre i giudizj coll'intervento dei giurati, come che noi vi riconosciamo una delle migliori e quotidiane malleverie dell'umana giustizia e della libertà individuale e politica, ciò nondimeno sentiamo che à luogo per esso più specialmente la legge della opportunità; e l'ordine de' giurati non dice bene veramente se non laddove ogni funzione della vita sociale e politica è partecipata dal popolo, e ogni cosa s'adempie sotto il magistero della libertà e della pubblicità.
Ma poco o nessun valore avrebbero i codici, poco o nessuno tutte le leggi difenditrici della libertà personale e d'ogni uso legittimo del proprio avere, quando non si volessero tramutare e rifare affatto gli ordinamenti di polizia, il cui nome suona ormai così malgradito e così pauroso, che si penerà molto a ritornarlo in pregio e osservanza. E ciò verrà conseguito con questi principali spedienti: che, cioè, la polizia cessi da quindi innanzi di farsi istrumento violentissimo e odioso della ragion di Stato; ch'ella venga unicamente in soccorso de' magistrati per vie legali e palesi; scelga mezzi concordi al tutto con la moralità e dignità umana, ed usili in modo strettamente subordinato ai ministeri che serve ed ajuta; non abbia tribunali proprj, non officio e giurisdizione per sè e da sè, e le venga determinato dai codici la specie e la guisa d'ogni portamento e d'ogni atto. Bello e vivo esempio di tutto ciò porge l'Inghilterra, e da lei in tale materia piglieremo utilissimi ammaestramenti.
IV.
Finito l'esame dei diritti individuali, a voi toccherà trattare e discutere le leggi e le istituzioni che determinano e prescrivono il debito dei cittadini inverso lo Stato, e gli uffici eminenti di questo circa la comune prosperità. L'oggetto primo che si affaccia al pensiero sono le imposte, cioè il contribuire che fa ognuno secondo sue forze ad empiere e ristorare il pubblico erario.
Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza del Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento. La prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non eccedano le giuste esigenze e necessità dello Stato; perché, quantunque non torni vero (come piacque a moltissimi economisti di dire) che le imposte sieno danaro infruttifero, o sottratto almeno alla più fruttifera industria e solerzia privata, pur nondimanco è da pensare che, per diritto naturale, l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio suo la propria pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione che divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno equamente spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile con l'avere dei contributori. Perciò voi escluderete, o signore, tutte le tasse personali, e parecchie di quelle denominate indirette, e che sono di qualità da gravare il povero con isproporzionata misura, e senza altronde fornirgli proporzionato compenso. Importa similmente all'equa distribuzione dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto; cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è, che il Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per vie non buone e alla pubblica moralità perniciose; siccome avviene pel giuoco funesto del lotto, per l'enormità veramente importabile delle tasse giudiciarie, per le leggi di confiscazione, e in gran parte altresì per l'imposizione delle multe, essendo che il ricco di quelle non sente disagio e il povero rimane oppresso. Illecite sono similmente di lor natura le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente lo spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione del sapere; illecite le tasse che inceppano e difficultano la manifestazione e pubblicazione del pensiere. Quarta condizione si è, che le imposte non cadano mai sui primi elementi generatori della ricchezza e del commercio, e sugli strumenti primi dell'arti più necessarie e proficue: i quali sconci avvengono (a citar qualche esempio) laddove, per le tariffe smodate e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno gli utensili contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti si scema nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta condizione si è, che le materie le quali servono in diretto modo al sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo. Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il prezzo dei salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il caro del vitto, ciò non ostante gli è da notare che non tutti vivono di salarj, nè le braccia sempre riescono più numerose della ricerca ed uso che se ne fa. Oltrechè, nel caso qui divisato, scemando i salarj, scemano le spese di lavorazione: quindi viene il miglior mercato delle manifatture, quindi l'operajo provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per via diretta e immediata le privazioni e gli stenti della plebe: questo ci comanda la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo badare se altri accidenti e viluppi d'interessi e di negozj possono menomare e combattere il buon effetto da noi voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di considerare per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro minuto. I compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi tassando invece le robe di moda e ciò che serve al fasto ed al lusso, e decretando, laddove occorra, l'imposta progressiva o scalata (come i vecchi nostri dicevano); la quale, al nostro sentire, è nelle gravi emergenze più che legittima e ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per essere effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare delle tasse. Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti capitali immobili ed infruttiferi che possiede lo Stato, fatti (come dicono) circolanti e fruttiferi mediante le pratiche nuove economiche, e l'arte d'ampliare e fermare il credito pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella materia dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima, la quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con metodi semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di spese. Gravi ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare e abolire; dappoichè sembra, a giudicare dalle partite di alcune statistiche, che più del quinto di ciò che si manda al Tesoro vada sperperato e perduto in ispese di riscossione. In tal subbietto entra pure la considerazione dell'appaltare i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole e usanze ministrative che da lunghissimo tempo non sanno impedire la frode e il peculato. Noi vi raccomandiamo, da ultimo, di fare accorto il governo di quanto sia pernicioso l'abito da esso contratto di rinnovare e moltiplicare i prestiti, e quanto riesca illusorio il bene che stima di ricavare dalle casse d'estinzione.
L'altra parte più che importante delle dottrine economiche a rispetto del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato fonti larghe e più sempre copiose di produzione e ricchezza; chè quanto maggiormente abbonderanno amendue, tanto se ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio per li privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure e le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e prima efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni maniera d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la questione del loro spedito e facile affrancamento e trapasso, e in ordine alle industrie e commerci la questione delle tariffe. Per compiere lo affrancamento dei beni, a noi non pare audace nè intempestivo di dichiararvi, che è in nostro desiderio l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e dei maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali come parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale libertà, essendo ch'ella dee trovar sempre un limite saldo e non valicabile nella naturale giustizia, e nelle leggi eterne dell'amore e della parentevole imparzialità e uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol essere unito alla malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il credito e la sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e spegne le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al possibile conciliare tali due opposti della massima guarentigia, e del massimo e agevole permutamento dei beni. Ognun vede che ciò rende difficile assai la disposizione generale e le riforme parziali a introdurre in esso sistema.