Scritti politici

Part 49

Chapter 493,228 wordsPublic domain

»Je me souviens parfaitement des circonstances dont il est question dans votre lettre. Il est juste de dire que, pendant les débats qui amenèrent la convention d'Ancône, vous avez été d'un avis contraire à celui des autres membres du conseil; mais comme le procès-verbal de la séance a été revêtu de toutes les signatures, et que vous-même vous avez signé purement et simplement, sans prendre acte de votre opposition et sans la motiver, je pouvais regarder la résolution comme unanime, quelle qu'eût été la diversité des opinions pendant la discussion; diversité dont je n'ai pas oublié de faire mention dans mon écrit. Au fond, une majorité de huit voix sur neuf ne diffère pas beaucoup de l'unanimité, et c'était assez pour le lecteur, auquel je devais épargner des détails peu importans pour l'ensemble.

»Je suis maintenant fâché de les avoir supprimés, puisque je vois que cela vous déplait; mais je vous prie de croire qu'en agissant de la sorte je ne pouvais jamais avoir l'idée de dissimuler la justice qui est due à votre manière de penser.

»Veuillez bien en être persuadé, Monsieur le Comte, et agréer en même temps mes sentimens distingués.

»Je suis, etc. etc.

»Le général ARMANDI.»

B (_Tolto dal 2º volume delle Memorie del generale_ GUGLIELMO PEPE.)

La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio movente l'odio pubblico e antico inverso il governo di Roma; per occasione, la cacciata di Carlo decimo dal suolo di Francia; e per ultimo impulso, il principio del non intervento con solennità proclamato dai ministri di Luigi Filippo. Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel principio ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati; e ciò, non per poca avversione contro al governo assoluto, massime contro a quello sbrigliato e sconvolto de' preti; ma per avere in sulle porte uno straniero formidabile, apparecchiato a spegner nel sangue ogni sorgente favilla di libertà. Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media con ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi fecela operare e procedere in ogni cosa con languore non iscusabile. Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti politici anteriori, un vero incremento di bene in ciò, ch'ella fu tutta di pensieri e di voglie italiane, senz'ombra d'interessi e ambizioni municipali: il che in ispecie lasciòssi scorgere e ravvisare ne' colori nazionali inalberati dappertutto spontaneamente, nel gridarsi non altro che _Viva l'Italia_; e in questo eziandio, che il governo principale colà costituito s'intitolò _Governo provvisorio delle provincie unite italiane_, volendo significare ch'egli aspettava altro maggiore e miglior governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero addivenuti provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare a certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del governo particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili a' poveri Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li salutava fratelli e amávali come tali; ma la sciocca paura di non dare appicco all'Austria d'intervenire e alla Francia di non impedirlo, fece scrivere e fare parecchie inutili dissimulazioni, e certe finte e mostre più da fanciulli che da uomini gravi e sensati.

«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva all'Italia media mancare altresì ogni fede in sè medesima, e ogni gagliardia disperata per tentare di mettere in salvo la libertà. Tuttavolta io penso che più di un fortunato accidente poteva impedire il disastro, o ripararlo in massima parte, e cangiare forse per sempre i destini della Penisola. Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore degli animi ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli non fossero ascesi al trono in que' medesimi dì due principi nuovi, a cui riuscì molto facile il tener sospesi i corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i più) con vane aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra piega avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso un uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando le poche ma buone truppe stanziate in que' luoghi, fosse proceduto diritto inverso gli Abbruzzi per sollevarli, od anche avesse marciato fin sotto Roma; tale era in que' giorni lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati, che quella Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità nel vicino reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano le cose mutato faccia: tanto nelle rivoluzioni conviene essere attivi e solleciti. Io accenno poi cotesti varj supposti, ognuno de' quali non mi par temerario a dire che bastava forse a far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè si vegga che quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come taluni van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del vero, dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà quel paese, ove un qualche favorevole accidente la può far sorgere e far perdurare. Ma tornando alla sollevazione del 1831, egli è da avvertire che sul cadere di marzo la corte romana, per lettere autografe di personaggi altissimi, venne accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere a rimetterla in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli spiriti, e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò gente campagnuola e rozza, raggranellata nella Sabina e in Marittima; sparse danari e indulgenze in Trastevere; sollevò gli animi, come potè il meglio, colle predicazioni, e colle altre solite arti giovátele ne' vecchi tempi maravigliosamente, e neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo ciò, l'entrare in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani volontarj più non era fattibile; e la causa della libertà italiana dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti generazioni ed alle future, che la salute della patria non istà mai in altre mani salvo che nelle proprie, e non vien data ma vien rapita, non si trova ma si conquista.

Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato romano, tre cose, a mio giudizio, furono di momento. La prima, che quanto grande mostròssi in ciascuno l'inesperienza de' gravi negozj, altrettanto riuscì bella e notabile la modestia, la probità e il disinteresse. La seconda, che troppo si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente de' mezzi legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia. La terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione iterata e solenne di abolire affatto il dominio temporale de' papi, nè scandalizzavano le moltitudini, nè accendevano contro di noi la parte loro più numerosa e ignorante. Gl'increduli e gl'indifferenti ne giubilavano; i credenti e pii vi scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi peccati del clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto, la sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai nelle sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo nella storia civile de' nostri tempi; conciossiachè ella dichiarò al mondo intiero cristiano, che quel dominio pontificale, stato per secoli una delle funeste cagioni delle sventure italiane, e la principalissima de' vizj e disordini della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza propria, e sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini suoi, e per quanto il comporta la nostra età, ripristinare le forme e gli abiti popolari antichi, e rimettersi in cuore gli spiriti generosi del regno di Alessandro III.

FINE.

INDICE.

AVVERTIMENTO DELL'EDITORE. Pag. v PREFAZIONE. ix

PARTE PRIMA. — TEMPI DI RIFORME.

Nostro parere intorno alle cose italiane. 5 Documenti pratici intorno la rigenerazione morale e intellettuale degli Italiani. 18 Alla contessa Ottavia Masino di Mombello. — Lettera. 47 Lettera in forma di circolare. 50 Lettera al cardinale Ferretti, segretario di Stato. 51 Discorso recitato al banchetto che il Circolo Romano offriva e dedicava all'Autore il dì 23 di settembre del 1847. 53 Sulla Toscana. 57 Parole dette in Perugia nelle stanze de' Filedoni, il 18 di ottobre del 1847. 63 Discorso recitato al banchetto che i Pesaresi offerivano all'Autore concittadino, il dì 31 di ottobre del 1847. 68 Il Municipio di Pesaro al suo Deputato appresso il Pontefice. — Allocuzione. 77 Programma del Giornale La Lega Italiana che pubblicavasi in Genova. 101 Fatti di Milano nel gennajo 1848. 110 Dell'ordinamento nuovo de' Municipj. 114 Dispacci francesi sulle cose italiane. 119 Dello stato presente d'Italia. — 19 gennajo 1848. 122 Del fatto di Livorno. — Adì detto. 125 _L'Eco dell'Alpi marittime._ — Adì detto. 128 Notizie della Sicilia. — 21 gennajo 1848. 129 Della Sicilia. — 22 gennajo 1848. 132 Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di gennaio 1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e in Pavia. 134 Del Memoriale al Pontefice pei fatti di Sicilia. — 24 gennaio 1848. 136 L'Allocuzione dei Pari di Francia. — Adì detto. 139 Riforme nel Regno. — 25 gennajo 1848. 141 Consigli al re di Napoli. — 27 gennajo 1848. 145 Il passato e il presente di Napoli. — 31 gennajo 1848. 148 Palermo bombardata. — 31 gennajo 1848. 152 Il presente e il passato di Napoli. — 2 febbrajo 1848. 153 _Il Carroccio_, giornale delle provincie. — 31 gennajo 1848. 156 Allocuzione ai Napoletani. — 2 febbrajo 1848. 157

PARTE SECONDA. — TEMPI COSTITUZIONALI.

Consigli ai principi e ai popoli. — 3 febbrajo 1848. 161 Del nuovo Ministero napoletano. — 3 febbrajo 1848. 163 Costituzione desiderata dagli Italiani. — 6 febbrajo 1848. 164 La Lombardia e il Metternich. — 7 febbrajo 1848. 167 Le Camere francesi. — 8 febbrajo 1848. 170 Sulla Costituzione conceduta in Piemonte. — 9 febbrajo 1848. 174 D'una marineria italiana. — 10 febbrajo 1848. 178 Di nuovo, del Ministero napoletano. — 10 febbrajo 1848. 181 Filosofia civile italiana. — 14 febbrajo 1848. 182 La Costituzione napolitana. — 16 febbrajo 1848. 183 D'una Dieta italiana. — 16 febbrajo 1848. 186 Questioni costituzionali. — 18 febbrajo 1848. 187 Agli Ungheresi. — 18 febbrajo 1848. 193 La Costituzione toscana. — 19 febbrajo 1848. 195 Della prossima legge sulla libertà della stampa. — 19 febbrajo 1848. 198 D'una crociata dei Russi. — 21 febbrajo 1848. 201 Del popolo. — 22 febbrajo 1848. 203 Dei dazj dannosi al popolo. — 22 febbrajo 1848. 207 Di Roma costituzionale. — 23 febbrajo 1848. 208 Carteggio tra Metternich e Palmerston. — 23 febbrajo 1848. 212 Di nuovo, di una Lega politica difensiva. — 16 febbrajo 1848. 216 Di nuovo, e sempre d'una Lega difensiva italiana. — 26 febbrajo 1848. 219 Ai Lombardi e Veneziani. — 28 febbrajo 1848. 221 Cenni d'una legge elettorale. — 1 marzo 1848. 224 Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi di Francia. — 10 marzo 1848. 231 Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 11 aprile 1848. 263 Sulla guerra italiana. — 14 aprile 1848. 265 Di nuovo, sulla guerra italiana. — 17 aprile 1848. 267 Al generale Carlo Zucchi. — 20 aprile 1848. 269 Discorso sulla educazione del popolo. — 26 giugno 1848. 275 Discorso in difesa del Ministero. — 27 giugno 1848. 286 Discorso sulla rotta di Vicenza. — 6 luglio 1848. 288 Discorso in difesa del Ministero. — 21 luglio 1848. 296 Discorso sulla necessità della guerra. — 7 agosto 1848. 306 Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa. — 11 agosto 1848. 309 Discorso sullo stato d'Italia. — 14 agosto 1848. 311 Esortazione ai Romani. — 12 agosto 1848. 315 Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 22 agosto 1848. 316 Rapporto in nome dei Commissarj deputati a scegliere e compilare le massime di un Patto federativo. 318 Progetto di uno schema d'Atto federale, redatto dal Congresso nazionale per la Confederazione italiana, radunatosi in Torino il 10 ottobre 1848. 324 Al re Carlo Alberto, il Congresso della Società nazionale per la Confederazione italiana. 327 Terenzio Mamiani a' suoi Elettori. 333 Alla Santità di Pio IX, Terenzio Mamiani. 355 Appendice. 366 Note e Documenti. 378

PARTE TERZA. — ULTIMI TEMPI.

Sulla disdetta dell'armistizio. — 20 marzo 1849. 405 Sulla necessità del confederarsi. — 27 marzo 1849. 406 Del partecipare alla guerra lombarda. — 27 marzo 1849. 409 Sulla verità nella politica. — 28 marzo 1849. 410 Invito alla conciliazione. — 3 aprile 1849. 412 Sulla guerra de' Napoletani contro i Siciliani. — 5 aprile 1849. 414 Del modo di ajutare la guerra. — 6 aprile 1849. 415 Sulla pena imposta ai Canonici di San Pietro. — 11 aprile 1849. 416 Studj sul progetto di Costituzione della Repubblica Romana. — 21 aprile 1849. 418 Sullo sbarco de' Francesi a Civitavecchia. — 26 aprile 1849. 427 Elogio funebre di re Carlo Alberto. 433 Agli Elettori di Pinerolo e del sesto Collegio di Genova. 473 Sul Papato, lettera ortodossa a Domenico Berti. 481

APPENDICE. 537

_Recenti Pubblicazioni_

=VITA DI DANTE=, scritta da =Cesare Balbo=: con le Annotazioni di Emmanuele Rocco. — Un volume. _Paoli_ 7

=FOSCOLO= (Ugo). =Epistolario=, raccolto e ordinato da F. S. Orlandini e da E. Mayer. — Volume 1º. 7

=VITA DI VITTORIO ALFIERI= scritta da esso. Questa edizione, riscontrata accuratamente sull'autografo esistente nella Libreria Mediceo-Laurenziana, è arricchita di un'Appendice che contiene parecchie Lettere edite ed inedite di Vittorio Alfieri, ed alcune a lui dell'abate di Caluso (finora inedite) che riguardano principalmente gli studi che l'Alfieri faceva della lingua greca. — Un volume, col _fac-simile_ della scrittura dell'Alfieri. 7

=DAVANZATI= (Bernardo). =Le Opere=, ridotte a corretta lezione coll'aiuto de' manoscritti e delle migliori stampe, e annotate per cura di Enrico Bindi. — Volume 1º. 7

=TASSO= (Torquato). =Le Lettere=, disposte per ordine di tempo ed illustrate da Cesare Guasti. — Volume 1º. 7

=RACCOLTA ARTISTICA=, pubblicata per cura di una Società di Amatori delle Arti belle. — Tomo IX. 7

=CARCANO= (Giulio). =Angiola Maria=, storia domestica. — =Il Manoscritto del Vicecurato.= — =Ida della Torre=, episodio patrio. — _La Nunziata_, racconto campagnuolo. — =Canzoni popolari= e =Armonie domestiche=, inedite. — Un volume. 7

=MACHIAVELLI= (Niccolò). =Le Opere minori=, rivedute sulle migliori edizioni; con Note filologiche e critiche, ed un Avvertimento preliminare di F.-L. Polidori. — Un volume. 7

_Prossime Pubblicazioni._

=STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA=, di _Giuseppe Maffei_. Terza edizione originale, nuovamente rivista dall'Autore. — Saranno 2 volumi.

=VINCENZO GIOBERTI.= =Del Buono e Del Bello.= Edizione condotta sopra un esemplare rivisto dall'Autore. — Un volume.

=MEMORIE= dei più insigni =PITTORI, SCULTORI E ARCHITETTI DOMENICANI=, del P. Vincenzo Marchese, dello stesso Istituto. — Seconda edizione, con giunte e correzioni. — Due volumi.

=NOVELLE CASALINGHE DI GIULIO CARCANO=: _Memorie d'un fanciullo. — Una povera tosa. — Il giovine sconosciuto._ — _Benedetta._ — _La vecchia della Mezzegra._ — _La madre e il figlio._ — _Un buon galantuomo._ — _Rachele._ — _Una simpatia._ — _Tecla._ — _Il Cappellano della Rovella._ — _L'Ameda._ — Un volume.

_Aprile 1853._

NOTE:

[1] A Bologna, nel marzo del 1831, giunta la nuova del fatto d'armi di Rimini e sparsasi voce che i Tedeschi erano stati in quello respinti e assai maltrattati, già i facchini e altra gente minuta macchinavano d'impadronirsi d'alcune artiglierie poste sulla piazza del Gigante, e in tutte le case si ricavavano fuori le armi con indicibile audacia.

[2] Si accenna ai Cartisti inglesi e al loro Programma.

[3] Non molti mesi dopo la prima stampa di questi documenti, sparsesi voce d'una radunanza in Pisa di scienziati Italiani, proposta da alcuni benemeriti cittadini; alla qual voce à tenuto dietro, per gran ventura, il fatto. Ciò provi ai lettori nostri, che quanto noi proponiamo non è impossibile che venga all'atto se i buoni fermamente il vorranno.

[4] Questa privatissima lettera è qui stampata, perchè da alcune Gazzette fecesi pubblica con onesta intenzione, ma senza saputa dell'autor suo.

[5] Accenna all'istituzione della Consulta di stato con voce deliberativa in cose di Finanza.

[6] Da ultimo si trovò che le notizie corse avevano qualche buon fondamento.

[7] Cosa che l'autore tentò di eseguire entrato che fu nel governo.

[8] Che succedono agli Etrusci, ai Romani, ai Papi, alla rinascenza.

[9] _Dell'Ontologia e del Metodo_, Appendice, 1843.

[10] Venne poi la certezza di questi principj negata e disfatta dalla contraria natura non delle cose ma degli uomini; ed oggi è necessità ripetere con l'Autore: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo.

[11] Quelli succeduti nel febbraio del 1848.

[12] In niuna parte d'Italia, era in que' giorni la stampa esente da censura.

[13] L'uso à raccolto e approvato questo latinismo non guari superfluo, perchè è termine proprio ed univoco, laddove tali non sono _ordine_, _classe_, _grado_, e se altri ve n'à.

[14] Ciò appena era scritto, quando comparve la Circolare del Lamartine agli ufficiali delle ambascerie francesi. Le parole ed il sentimento sono grandi e magnifici; ma la sostanza risponde alla previsione nostra: non pertanto la Nota del Lamartine farà scandalo nelle Corti. (_Nota della prima edizione_.)

[15] Nè Vienna ancora era insorta, nè Milano avea cacciato gli Austriaci.

[16] Giornale Romano, succeduto all'_Italico_.

[17] E così fece per appunto la nuova Dieta.

[18] In una corta discussione che precedeva il discorso. Vedi la Gazzetta di Roma.

[19] Il deputato Bianchini, chiaro scrittore, artista e filologo.

[20] Il professore F. Orioli, deputato di Viterbo.

[21] Pellegrino Rossi.

[22] Si accenna ai fatti sanguinosi del giugno del 48 in Parigi.

[23] Gli austriaci entrati grossi e minacciosi nel Ferrarese; e se ne discorre più sotto.

[24] Si tollerava che i Ministri ajutassero in silenzio e come di soppiatto la guerra, ma senza neppur nominarla.

[25] Ambedue le proposte furono tra vivi applausi accettate.

[26] Vedi qui appresso la proposta del Patto.

[27] Il Mamiani.

[28] Medesimamente il Mamiani.

[29] Non è scrittura dell'Autore, e solo si aggiunge per chiarire e intendere quel che precede.

[30] Vedi la _Gazzetta di Roma_, 17 agosto 1849.

[31] Questi atti si compivano il 22 e il 23 di dicembre del 1848.

[32] Veggansi le Note a pag. 378 e seguenti.

[33] Vedi nella Gazzetta Romana la tornata del 4 dicembre.

[34] La Legge Elettorale per la Costituente Italiana.

[35] Intendi quelle del Cavaignac.

[36] 1849, data dell'edizione genovese di queste due lettere.

[37] Vedi _Saggi di Filosofia Civile ec._, pag. 113 e segg.

[38] San Paolo.

[39] Quello medesimo che leggesi a pag. 378 e seg.

[40] Il quale acconsentì poi nettamente e con zelo.

[41] Scritto appena giunte le prime e confuse nuove della rotta di Novara.

[42] _Eadmeri_, _De Vitâ Anselmi_, lib. 1, pag. 2.

[43] CARLO ALBERTO, Memorie ed osservazioni sulla guerra dell'Indipendenza d'Italia, pag. 122.

[44] Per vero, trascorsi appena due anni, è stato forza al Governo Sardo, perchè le istituzioni non vacillassero, di accostarsi a quelle persone che l'autore avea particolarmente lodate e raccomandate agli Elettori.

[45] Coppi, _Discorso sul Consiglio e Senato di Roma_, 1848, pag. 58.

[46] Leggi _Della regolata devozione_ di L. Muratori.

[47] Vedi _Graziano nel Can. I, dist. 53._

[48] _Dictatus papæ._

[49] Vedi, fra le altre, la bolla: _Lignum vitæ._

[50] Jacopo Stellini.

[51] Sessione XXIV, _De Reformatione_, Cap. II.

[52] Ezechiello, Cap. XXXVII.

[53] San Luca, Cap. I, 52, 53.

[54] Ai Galati, Cap. V, 13.

[55] San Giovanni, Cap. VIII, 32.

[56] San Matteo, Cap. V, 48.

[57] San Matteo, Cap. VI, 10.

[58] Apocalisse, Cap. XXI, 2 e 3.

[59] Geremia, Cap. XVII.

[60] Maccabei, Cap. IV; 11. Ester, Cap. XVI, 4.

[61] Ai Romani, Cap. VII, 6.

[62] La seconda ai Corintj, Cap. III, 6.

[63] Esodo, Cap. XVIII.

[64] San Giovanni, Cap. X.

[65] Epistola prima di San Pietro, Cap. V, 2.

[66] La prima ai Corintj, Cap. XIII.

[67] San Matteo, Cap. XV, 9 e 13.

[68] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. III.

[69] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. IV.

[70] Geremia, cap. XXXII.

[71] Geremia, Cap. XVII.

[72] Atti degli Apostoli, Cap. VI.

[73] Agli Efesj, Cap. IV.

[74] San Giovanni, Cap. XVII.

[75] Esdra, Cap. III.

[76] NOTE DU DIRECTEUR. La _Revue Britannique_ n'a pas prétendu accepter la responsabilité des articles de M. Mazzini sur l'Italie. Nous nous empressons donc de publier la lettre suivante que nous adresse le comte Mamiani, ancien ministre du gouvernement à Bologne. Nous espérons que M. Mazzini lui-même, qui est à Londres, et dont M. le comte Mamiani, pas plus que nous, n'inculpe la loyauté, s'empressera de faire insérer cette rectification dans le _Magazine_ auquel la _Revue Britannique_ avait emprunté sa lettre.

Nota del Trascrittore