Part 4
12º Ma perchè i preti ànno autorità maggiore sul popolo, e intervengono in ciascun atto solenne della sua vita, e si spacciano per suoi consiglieri, maestri e consolatori, occorre di fare due cose: la prima, partecipare a questi ufficj di consigliero, maestro e consolatore; la seconda, convertire alle nostre opinioni i preti di cuor retto e di mente svegliata.
13º Sopra tutto, adoperiamoci molto per la fondazione e il miglioramento de' luoghi pii e di qualunque istituto di carità; imperocchè nessuna cosa è più santa, e nessuna ci dà maggior credito appresso le moltitudini.
14º La Storia patria è pure una larga fonte di virtù cittadine.
15º Scriviamo piccoli Manuali di educazione, acconci all'intelligenza e alle condizioni del popolo, affine che non gli manchi una scorta nell'allevare i figliuoli, e a quelli insegnando educhi parimenti sè stesso.
16º Le poesie popolari forniscono un altro mezzo efficace di educazione.
17º Qualora taluno del popolo s'ingegni di raffinare tale industria o tale altra, invitiamolo a far ciò eziandio per guadagnare bella fama a sè stesso e utile alla sua patria: nè a cotesti sensi generosi il popolo è sordo.
18º Induciamo la plebe a partecipare a quello spirito che si domanda di associazione, convincendola in molti casi della utilità delle spese fatte e sostenute in comune. Così da una parte sentirà il profitto dell'unione e della fratellanza; dall'altra conseguirà l'uso e l'abito della disciplina, dovendo osservare quegli ordini e quelle regole cui volontariamente si assoggettò.
2. — _Sentimento della propria dignità restituito._
1º Che da noi cominci l'esempio di trattare la plebe con dolcezza fraterna senza ombra d'alterigia, e schivando quei modi che fanno sentire più o meno al vivo la nostra maggioranza.
2º Se ci meschieremo o intratterremo a lungo col popolo, ei succederà che la porzione di lui meno guasta e meno prostrata verrà imitando i nostri costumi, e prenderà buon concetto di sè medesima.
3º Ritiriamo, quanto si può, la minuta plebe dall'estrema indigenza, la quale invilendo l'animo spegne ogni senso di dignità.
4º Mettiamo il popolo sulla via dell'industria e delle fatiche onorate, rimovendolo da que' mestieri che servono la persona e i capricci dell'uomo; e vogliamo ricordare che l'ultimo de' campagnoli à spesso maggior nobiltà di affetti e di pensamenti che il primo valletto di corte.
5º Il vivere pitoccando, l'aspettare in sugli usci le minestre de' frati, lo strisciare per le case de' ricchi servendo i servi e li sguatteri, e simili altri mestieri vili, dobbiamo sforzarci di fare odiosi alla plebe.
6º Ne' colloquj nostri col popolo, gli si faccia intendere che la bontà delle opere è ciò solo che debbe innalzare l'uomo sopra i suoi simili: che uguali sono i doveri, uguali i diritti: e che serbare intatta la dignità d'uomo e di buon Italiano, è obbligo comune de' ricchi e de' poveri, dei patrizj e del volgo.
7º Procacciamo di sopprimere tutti quegli usi e sollazzi che ingaglioffano il popolo, e gli instillano gusti bassi e indecenti; come la caccia del bue (molto diversa dalla giostra spagnuola che sa del feroce, ma dove il coraggio e la destrezza fanno ogni cosa), le cuccagne, il beffarsi degli idioti e dei pazzarelli, il buffoneggiare per le bettole, il vituperarsi a parole, ec.
8º Perfino la nettezza del vestire e dell'alloggiare trae seco un maggior sentimento di dignità.
9º A mano a mano che l'infimo popolo prenderà uso e piacere alla lettura e spoglierà la grossa ignoranza antica, crescerà in istima di sè medesimo.
10º Se c'imbattiamo a veder maltrattare alcun popolano o con parole o con atti, pigliamo gagliardamente le sue difese.
11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere troppo servili o manifestano pensamenti troppo rimessi e paurosi, sieno da noi ammoniti di non prostrarsi a guisa di rettili, e di sapere e sentire che ànno un'anima d'uomo.
12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità propria coloro fra il popolo che ànno praticato il mestiere dell'armi. Da questi dunque si faccia capo.
3. — _Dell'Energia popolare._
I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano fino ai dì nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia. Spesso, gli è vero, prorompevano in brutta ferocia, in vendette e in ammazzamenti; ma era forza e non fiacchezza, ardore e non gelo.
Il dispotismo _eclerado_, come in Ispagna ebbe nome, seppe coi gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare poi addormire quelle moltitudini, la cui mezza civiltà consiste oggi a non più sentire nè triste passioni nè buone. Ritemprare quegli animi all'antica asprezza non è possibile; perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo dell'ignoranza e della selvatichezza, in parte dagli scomposti ordini dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite ogni giorno più dalla civiltà crescente e comune d'Europa.
Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente fiacchezza:
1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore, sprezzando i pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il coraggio civile, di cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia.
2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo qualunque cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo dalle costumanze e dagli abiti effemminati, ai severi e forti allettandolo.
3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando sulla parte del popolo che a ciò è meglio disposta; come i tornati a casa dalla milizia, i marinari lottanti con le tempeste, gli armaruoli e le guide e altri tali artigiani avvezzi ad opere dure e rischiose.
4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza dello starsene armati, il piacere della caccia e del tirare al bersaglio.
5º Nelle sale d'asilo, nelle scuole primarie, negli orfanotrofi e in simili altri istituti di educazione popolana, travagliamoci assai per introdurre discipline ed insegnamenti che inducano forza, bravura e propositi fermi e assai malagevoli.
6º Le paure e le vigliaccherie si deridano e vilipendano in quante maniere si può: per contrario, si alzino a cielo gli atti animosi ed intrepidi. Non che le storie e le poesie, ma le novelle, i proverbj, gli apologhi, le farse ed ogni altra forma domestica e popolana di scrivere dee venire a soccorso dell'opera.
7º Antico dettato è che l'unione dà forza; aggiungiamo, che dall'unione, perchè forte, procede e abbonda il coraggio: adunque procacciamo concordia ed unione massima fra tutti gli ordini del popolo. Più cose che notammo qui sopra intorno all'attività e all'energia delle classi colte ed agiate, tornano acconce ugualmente per le rozze e inferiori.
CAPITOLO TERZO.
DELLE SPERANZE DEL POPOLO.
Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj ed ajuti, quali la condizione nostra presente concede di fare; ma dobbiamo istruirlo altresì di quelli molto maggiori che gli promettiamo, appena le sorti ci daranno facoltà e comodità di attuarli.
In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi diritti che dei doveri, e meglio educata della mente che del cuore; accesa oltre a questo dai demagoghi in affetti violenti d'odio, d'invidia e di cupidigia; e infine, inasprita dal patente egoismo degli ottimati e dei facoltosi, i quali ogni cosa tirano al lor profitto e si mostrano la più gran parte indifferenti per li suoi mali, o tepidi e lenti a procurarne i rimedj; la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire subbietto di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti sociali.
Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole, e studieranno assai nelle storie della comune patria, piene tuttequante di fatti e di glorie popolaresche, nessuna paura prenderanno delle povere plebi; e questo alto esempio porgeranno all'Europa di averle sapute educare e ajutare tanto efficacemente, da sciogliere inverso di loro il debito antico della civiltà, e farle capaci e degne di assumere molti diritti e saviamente esercitarli.
Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie de' _socialisti_ moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze che fin da ora sono possibili e praticabili, segneremo qui qualche linea del vasto disegno con che il secolo intende a rigenerare le classi inferiori, e il quale tutti i buoni Italiani debbono meditare e correggere con lunga e paterna sollecitudine.
1. — _Dei Principj direttori._
1º Quella comunanza di uomini che non sa trovar modo, o non vuole, di schermire dalle necessità estreme della vita gl'indigenti onesti e d'ogni fatica volonterosi, non può dirsi con proprietà _sapiente e civile_, ma sotto apparenze molto contrarie è _barbara e insipiente_ tuttavia.
2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio costituite madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno a rendere conto molto severo sì innanzi alle società umane e sì innanzi a Dio padre dei poveri.
3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza, i vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo loro, più le classi educate perdono diritto di querelarsene; potendosi in generale affermare, che delle colpe e delle brutture gravi e frequenti dei figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi i padri e i tutori.
4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier di mezzo ogni maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera concorrenza, siccome ànno pensato parecchi moderni. Imperocchè la libertà del cambio e della concorrenza giova a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà e qualche sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non potendosi valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà esclusa sempre da ogni concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio e alla mercede de' ricchi.
5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno e progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata e scaldata dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche beneficenze e a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati per sovvenire ai bisogni delle plebi indigenti, mancherà gran parte dell'effetto desiderato, se lo spirito vivo di carità non informi l'animo di coloro che gl'intraprendono e li mantengono, e se la pietà privata non ripari continuamente ai difetti della pubblica.
2. — _Doveri e Diritti del popolo._
1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, con diligenza e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato almen tanto da guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento con sicurtà, e senza strazio delle membra e dell'animo. Suo diritto è pure, cadendo infermo, di essere medicato; e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione sola vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità nel Comune medesimo di supplire all'uopo con sufficienza ed in ogni caso, dovendo sempre rimanere intangibili la famiglia e la proprietà.
2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni di coloro che lo sopravanzano assai di educazione e di scienza: suo diritto è che gli si porga continuo il pane dell'intelletto e dell'animo, e che passi su questa terra ben sapendo di nascere uomo, e con qualche facoltà di perfezionare sè stesso ogni giorno più in ciascuna nobile parte dell'essere suo.
3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, non isdegnare la sua condizione, non invidiare ai ricchi, riuscire massajo e sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto del popolo è che i bisogni incessanti ed insopportabili della vita non lo spronino ad ogni momento al male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino d'ogni cosa. Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile sua condizione, e che l'esercizio delle proprie civili prerogative non incontri mai altro limite e impedimento, salvo che la insufficienza effettiva di alcune facoltà richieste al buono e sano esercizio di quelle. Suo dritto è il trovar sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni e solleciti inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In fine, è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi che non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper gustare più che mediocremente le felicità immateriali, come le buone letture, la bellezza dei monumenti, la prosperità e gloria della patria ed altre sì fatte.
3. — _D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti che risguardano la sussistenza._
1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano più propriamente sull'infimo popolo.
2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate all'adempimento di certi atti solenni, religiosi e civili.
3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i monti di pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza, nell'invenzione de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana.
4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per le ville, e imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali italiani, che a loro spese provvedono i contadini di medico e di medicine.
5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa ai patti e alle mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri e bottegai da un lato, e gli operai, giornalieri, manuali e apprendisti dall'altro, porgendo a tutti i secondi guarentigia e soccorso nei termini dell'equità, e contro l'egoismo e la durezza de' primi.
6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino, due sorte di lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi braccianti, l'altra per gli operai delle arti più comuni.
7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti e le discipline proprie, e con sì fatta misura verranno proporzionando le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le industrie de' privati; e d'altra parte, toglieranno a queste l'arbitrio di soverchiare gli operai in nessuna cosa, e uscire dell'equità e della mansuetudine.
8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli operai nè venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna porzione di quella indipendenza di atti e di pensamenti che la civile libertà concede ad ogni uomo onesto.
I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente a quella del popolo minuto.
9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni individuo il quale darà prova di aver senza frutto offerto l'opera sua nelle officine private; e questo farà esibendo certificati de' capomaestri, ovvero altrimenti, secondo che la pratica verrà insegnando. Può eziandio cansarsi in quelle lavoreríe il pericolo della frequenza degli operai soverchia e non cagionata da mera necessità, con fare strette più dell'uso ordinario le discipline; le quali poi debbono esser pensate e trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e cotidiani metodi educativi.
10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente per altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica può divenire la tassa che domandano progressiva, ed una sulle eredità trasversali proporzionata alla più o meno strettezza di parentela, e il far mobili e circolanti (a parlare alla moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare sparmio di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte, i doganieri, li spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati o perniciosi o superflui.
11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a quegli accidenti imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano a un tratto l'economia delle industrie e del cotidiano lavoro: come le invenzioni rumorose de' fisici che fanno inutili issofatto certe specie di manifatture, o le macchine nuove di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia, o quegli sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri. Così gli Italiani fondatori antichi delle _Case di lavoro_, e pur lungo tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero sentito il pregio, perfezioneranno secondo conviene alla nostra età il pietoso trovato degli avi loro.
12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima cosa di riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde si tutelino con più efficacia i patti e le relazioni giornaliere fra i possidenti e i coloni, migliorando le condizioni di questi ultimi, e mallevandole contra ogni ingiustizia e sopruso.
13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del Comune) contro i danni delle gragnuole, delle carestie, delle epizoozie e delle inondazioni; a tale che i contadini si veggano accertato ogni sempre il frutto del loro sudore. Il giudicio delle spartizioni si eserciti da periti appostatamente eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il raccolto avrà oltrepassato un termine più che mezzano determinato dalla legge, pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento della tassa di assicurazione.
14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali delle provincie, prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza degli interessi dell'infimo popolo. A questo consiglio verranno ascritti molti uomini pratici e molti versati in dottrine particolari e correlative ai fini proposti, e tutti poi splenderanno di specchiata probità e di zelo grande nei poveri.
15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla vita sana del popolo, promovendo nel seno di questo le società di temperanza felicemente iniziate in America, ed esaminando l'interno delle officine, la materia e qualità dei lavori, i cibi quotidiani, gli alloggiamenti, le vesti e simili obbietti. E buono sarà imitare l'esempio di Leopoldo primo di Toscana, il quale a spese dell'erario fece murare in buon luogo arioso gran numero di casette decenti ed acconce pel popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con l'aggiungervi la modicità estrema delle pigioni.
16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza di vegliare gli andamenti del popolo, e la qualità delle sue industrie e de' suoi negozj. Illustrato il Consiglio sì dal lume delle statistiche e sì dagl'indubbj principj delle scienze economiche, avrà cura d'informare la gente minuta di quei fatti giornalieri e di quelle regole sperimentali che possono farla prudente nella scelta e nell'avviamento de' suoi lavori e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere mali negozj, e dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che tornano in sua ruina.
Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli antichi Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi; e ad ogni modo, promoverà con istanza le congregazioni e consorterie legali degli operai, de' capomaestri e d'ogni maniera artefici, con l'intento di accrescere a ciascheduno i mezzi di produzione, e (ciò che più monta) lo spirito di fratellanza e di disciplina; così ristorando e migliorando, giusta il senno moderno, quelle compagnie italiane di muratori e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei fittajoli, compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti dei troppo angusti poderi.
Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj agrarj, sugli incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà il valore dei nuovi trovati e degli ultimi perfezionamenti, ed agevolerà ai poveri artieri lo smaltimento di loro lavorazioni, contro il monopolio dei troppo ricchi, ed a freno degli incettatori e rivenditori.
17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo fra loro gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a certa unità di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga a soccorso ed a compimento di quella degli altri con perfetta reciprocazione e armonia. Egualmente, procaccerà un accordo grande e una corrispondenza continua tra la privata carità e la pubblica.
4. — _D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano l'educazione._
1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo i migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato Consiglio superiore.
2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle infantili similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono sopperire alla spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio.
3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie e principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e apprendisti, abbiano in certi dì della settimana licenza di frequentare alcune altre scuole appostatamente trovate per coltivare l'ingegno loro.
4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e semplicità i rudimenti di quegli studj che giovano in modo peculiare e immediato al buon esercizio delle arti e delle industrie.
5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della scienza del commercio e della marineria.
6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito, almeno per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare e sentire tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si mostreranno altresì i rudimenti della scienza della vita civile, cioè le buone creanze e gli ufficj da uomo a uomo, i doveri e i diritti del buon cittadino, la natura e le forme giuridiche dei negozj ordinarj, e simili ammaestramenti.
7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni annuali delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore non ordinario e tali da far presagire di loro alte cose, schiuderà in tempo idoneo a quei giovanetti le scuole degli studj migliori e provvederà al mantenimento loro.
8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune scuole domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben conformato alla sua comprensiva) d'alcuno de' nostri gran poeti e gran prosatori. Che ciò che vien fatto assai grossamente in sul molo di Napoli da un cencioso e ignorante rapsoda, molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad effetto da un governo educatore.
9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore, farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione a dettare opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza del popolo, e sieno ricreamento dell'animo suo in qualche ora disoccupata. Voglionsi più che ordinarj i premj, e grande l'onore proveniente da siffatte lucubrazioni.
10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride per uso del popolo, scegliendo scrittori di provata virtù, e ingegnosi nell'arte di render piane e semplici le dottrine.
11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto in guisa, che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno. In ogni cosa si farà luogo con grazia ed acconciatezza ai documenti morali, scansando le troppo fine disputazioni, e cercando le vie del cuore, che nel popolo è sempre svegliato e caldo.
12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina delle pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne risulti un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche appositissime ed efficaci per riformare e comporre l'animo della plebe.