Scritti politici

Part 3

Chapter 33,711 wordsPublic domain

Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede negli ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e risoluzione. E intorno a questa materia (come importantissima in supremo grado) verrà in luce fra breve uno scritto assai meditato e molto savio e proficuo, dettato da un egregio Napoletano conoscentissimo di tali cose.

Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso la racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo di accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più le imposte e i dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere e guarentire ogni franchigia municipale, con intervento e suffragio del popolo intero nella scelta dei magistrati, e con _rendiconto_ al popolo stesso di tutti i ministeri ed uffici loro. Manifestare in parole ed in opere, che la prima e maggiore sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso le genti minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere: accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi: decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti e gli operai di qualunque ragione trovino per continuo istruzione e lavoro. De' pubblici uffici e delle dignità investire persone specchiate e giuste, ossequiose della religione e affettuose inverso la plebe. Adoperare ogni diligenza per amicarsi la parte meno ambiziosa e più frequente del clero, quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, religiosità di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, al nostro giudicio, migliori e più certe di quelle proposte dai nostri passionati affine di scuotere validamente le moltitudini, sventare gli intrighi dei cortigiani e i tradimenti dei re. Del resto, noi dichiariamo di non parteggiare in alcuna maniera per le opinioni repulsive e troppo assolute, e di credere che le questioni di repubblica e di monarchia, di unità e di confederazione, sieno, per rispetto all'Italia, sommesse più assai che altrove a mille varie congiunture di tempi e di circostanze. Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza, come il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo efficiente che all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre.

Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali due fini sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza e facilità, verranno da noi e acclamate e obbedite, fossero pure il dispotismo di un re, la prepotenza di un capitano, la teocrazia di un pontefice.

X.

Ma se il numero degli Italiani ardenti e risoluti a menar le mani è scarso tuttavia, e sperperato di modo da fare impossibile un degno e ragionevole tentamento d'aperta sollevazione, rimane, come dicemmo più sopra, a tutti i buoni e generosi il debito di rinfrancare a poco a poco gli spiriti fiacchi e allibbiti, e di portar luce e calore in mezzo alle moltitudini fredde ed intenebrate; impresa lunga e paziente, piena di fatiche, d'industrie, d'accorgimenti e d'annegazione; ma certa e maravigliosa altresì negli effetti suoi, qualora si voglia e sappia condurre tale azione incivilitrice su quella parte principalmente dell'umana comunanza in cui risiedono la vera forza e il vero coraggio, e in cui ciascun radicato e nobile convincimento è semenza di fatti strepitosi ed eroici; noi vogliam dire il popolo. E così non si fossero scialacquati e dispersi già molti anni in sole cospirazioni e congiure, senza attendere a coltivare con assidua fatica la mente e l'animo delle classi inferiori, chè forse il risorgimento morale e politico della nostra patria infelice sarebbe ora assai bene apparecchiato, e porgerebbe buona caparra di riuscita.

Per norma, dunque, di cotesta lenta e difficile preparazione degli animi alla indipendenza e alla libertà, egli ci par bene di ristampare qui presso alcuni pratici Documenti, scritti e pubblicati non lungo tempo addietro, ed ora ampliati notabilmente e corretti dall'autor loro: con tali indicazioni e consigli, appropriati in ispecial modo all'educazione del popol minuto, noi compiamo la esposizione del nostro parere intorno alle condizioni presenti d'Italia.

DOCUMENTI PRATICI

INTORNO LA RIGENERAZIONE MORALE E INTELLETTUALE DEGLI ITALIANI.

CAPITOLO I.

PRELIMINARI.

Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo di questa capitalissima verità, che il risorgimento italiano non possa aver luogo senza il concorso efficace ed universale delle moltitudini, e però lo sforzo di tutti i buoni doversi rivolgere all'educazione progressiva del popolo. Un'altra persuasione sembra eziandio entrare e radicarsi forte negli animi; e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti animosi e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti, agli affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola punto la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate nel loro midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo, e sono fonte delle passioni più generose, de' concepimenti e delle ispirazioni più alte e magnanime che ricorda e ammira la storia. Non si dee pertanto nè dispregiarle nè combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte misere superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini indotte per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza.

Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo massimo effetto della rigenerazione italiana, quattro cose sieno da praticare da ogni buon cittadino. 1º La emendazione di sè stesso. 2º La carità operosa nella parte minuta del popolo. 3º L'istruzione intellettuale e morale di essa. 4º La cura e l'arte di convertire il clero alle nostre opinioni.

1. — _Della emendazione di sè stesso._

Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte e incorrotto, apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso della servitù, che afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe de' servi. In mezzo a genti fiacche, oziose, lascive e non curanti del viver comune, ci dee serbare austerità e purità di costumi, volontà infiammata e sempre operosa, prudenza con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per tutte le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza. Facil cosa è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando il segnale della rivolta; non troppo difficile e laborioso maneggiarsi nelle sètte e rischiare la vita in una congiura: ma duro e difficilissimo travagliarsi quotidianamente e in silenzio per cogliere senza fama un frutto scarso e tardivo di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa sollecitudine, un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di vergogne e di tirannie.

2. — _Della carità operosa nel popolo._

O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener dietro alle mosse de' liberali? che opere fanno questi in suo pro? che esempj d'alte virtù gli offeriscono per guadagnarsene la stima e la riverenza? che dottrine professano intelligibili a lui e confacenti co' suoi pensieri e co' bisogni suoi quotidiani?

Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini? vuoi tu il sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa che tu caldeggi e difendi? Comincia ad amarle di grande affetto: entra continuo a parte dei lor patimenti: consiglia la loro ignoranza, conversa con esse domesticamente, amorosamente. L'uno cade infermo; va tu accosto al suo letto e soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo: ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie, largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle rustiche lor faccende. Non fuggire la frequenza della gente minuta; e s'ella entra in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se accorre a qualche onesto sollazzo, vi accorri tu pure e mostra di compiacertene. Per tali atti e maniere, quando spunteranno giorni di grandi prove, e tu disceso nelle piazze griderai: — Popolo, a me! — questo, non mai ingrato al beneficio nè tiepido e pigro al bene che crede, risponderà tostamente: — Siam teco; menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro salvatore.

3. — _Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo._

I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, in Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e suda all'istituzione delle _casse dei risparmj_, a quella delle scuole infantili e delle scuole lancastriane, alla compilazione di più giornali popolareschi, e ad altri mezzi efficaci ad educare e rigenerare la povera plebe. Se dovunque il popolo è autore di grandi fatti, in Italia è stato di sommi e miracolosi: e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe latina, ed à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei da natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che produrranno le intelligenze popolane, riscosse dal torpore profondo di quasi tre secoli; e quello che potrà in loro la coscienza restituita del proprio ingegno e della dignità propria, la curiosità ridestata e vogliosa di apprendere alcuna porzione del vero, la notizia sopravvenuta d'altri paesi, d'altre leggi, d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza, potenza, gloria ed attività.

Abbiamo fede nelle plebi italiane.

Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene come del male, e più rado forse del primo che del secondo. Però intendasi con fatica incessante all'educazione dell'animo: e poichè il buon senso del popol minuto sempre vuole unificata la moralità con la religione, sforziamoci, quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a insegnare e persuadere la _religione civile_, quella cioè che insieme con le virtù private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno e divino di libertà e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se riusciranno a instillare nell'animo dei più la _religione civile_: ma l'impresa è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma si è nuova in gran parte nella cristianità, la quale à più spesso udito insegnare l'obbedienza passiva, la perfezione dei solitarj e una muta e indolente rassegnazione: però il vero non istà chiuso, e già comincia a splendere di gran luce per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e nelle lascivie, infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili pensamenti, e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle speranze che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena cinquant'anni. Un sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, infinito: e questo dove lo rinverremo noi, salvo che nella religione civile, in cui la libertà è santa cosa, la fratellanza e la carità nella plebe sono un supremo dovere, il progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è il consiglio perpetuo della Provvidenza?

4. — _Della conversione del clero._

Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo Vito?

CAPITOLO II.

DI ALCUNI PRECETTI PARTICOLARI.

Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche relative ad alcuna delle quattro categorie registrate in principio. E per seguitare l'ordine loro, noi ci faremo dalle cose che ànno riferimento alla emendazione di sè medesimo.

1. — _Dell'Attività e dell'Energia._

1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza e l'accidia: a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. Se tu sei solo a sentirti vigore d'animo e ad abborrire dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te que' pochi che ànno natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei solo, collégati con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e l'intensione del buon volere.

2º A questo troverai materia più idonea nelle persone che ànno corsa la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero sostennero con moderanza gravi infortunj, o tentarono alcuna cosa onorata e difficile.

3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno _il dolce non far niente_ degli Italiani, divenuto tristamente famoso fra gli stranieri. Di questo scrivi e stampa e predica mille volte, in mille maniere. È detto comune degli Italiani moderni che _non si può far nulla di bene_: il tuo cotidiano operato li colga in menzogna. Se declamano sulla tristizia dei tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti, mostra loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui Galileo cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui Vannini, Ruggeri e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella era sette volte messo al martoro, e il Sarpi mortalmente percosso di stile. Ma costoro, albergando in petto prodigiosa forza di volontà, renderono sè stessi gloriosi, onorata l'Italia e sapiente il mondo.

4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino le donne avessero a schifo i giovinastri scioperati e dappoco.

5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza dei viaggi; chè la vista della tanta operosità e vigoria degli altri popoli ci farà all'ultimo vergognare della nostra ignavia.

6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la valentía dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà pertanto assai l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute fuor d'Italia non meno copiose che profittevoli.

7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto, scherma, cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj.

8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo loro di onorate ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più quantità e varietà che per l'addietro. Per tutto crescono le faccende degli ingegneri: s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici, agli esperti di miniere, ai chimici, agli enologi, ec.

9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e forse non si dà un solo ingegno al mondo senza alcuna speciale dote e attitudine. Studiamo pertanto in ciascuno ciò che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo le facoltà sue. Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di buon successo renderanlo attivo e volonteroso.

10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè paurosa nè molle, e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore, nè si spaventino dei rischj, delle infermità e degli infortunj.

11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia ed attività de' giovani non si sperda (come oggi accade) in frivole gare e puntigli, in basse invidie, in polemiche infruttuose e villane, o in cercare la gloriuzza della provincia nativa in iscambio del suffragio e lode della nazione intera.

12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra materie futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda, snervano l'intelletto e l'animo.

Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino: sia messa in deriso la smania tanto comune del poetare e gli sciocchi tèmi prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi e gli eruditi che non contemprano le discipline loro con la filosofia e con le scienze. Si biasimi forte quella turba di letterati egoisti e infingardi che vassi baloccando coi libri senza voler nulla produrre.

13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione e la leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel cambio tutto ciò che v'induce gravità e meditazione: imperocchè da ambedue queste nasce il forte sentire, e più tardi il forte volere.

14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi natifatti pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi ed operativi esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando loro non essere tuttavia interdette molte specie d'occupazioni travagliose ed ardite; come viaggiare alla scoperta di luoghi nuovi o mal noti, salire montagne altissime non ancora _perlustrate_, visitare e descrivere vulcani, e simiglianti fatiche. Numero grande di viaggiatori francesi, inglesi e tedeschi, esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti di Marco Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case.

15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone esempio frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione se ne vegga o grande o mediocre; ma il fondamento del coraggio civile sta nel nobil sentire, nella fede profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti i costumi, rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio civile rampollerà d'ogni parte.

16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa voglia smaniosa d'oggidì delle industrie e del commercio.

17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del buon successo cagioni sono validissime a scuotere la volontà, così fa mestieri di aumentare al possibile negli Italiani la fiducia in sè stessi, e l'aspettazione certa della rigenerazione del _Bel Paese_.

18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle dottrine false e dannose che screditano lo sforzo dei buoni come sempre insufficienti, e giudicano mere illusioni le sublimi speranze del genere umano, la fede nel progresso civile, i premj immancabili della virtù.

19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è la vera forza. Con quella proporzione adunque che il popolo diverrà nostro amico, crescerà la comune confidenza e il coraggio.

20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di quello che valga la natura italiana per testimonio della sua storia, che fra le umane è tuttora la più maravigliosa e grande. Adopriamoci pertanto a illustrare la Storia patria e a propagarne la cognizione.

CAPITOLO III.

DELL'EDUCAZIONE DEL POPOLO.

Ora, seguitando, registreremo alcuni precetti intorno alla educazione, si voglia morale e si voglia intellettuale, del popol minuto, incominciando dall'ultima nominata.

1º Curiamo noi per primi d'istruire il minuto popolo conversando con lui di frequente, e adattando l'insegnamento alla capacità e gusti suoi.

2º Facciamo ogni sforzo perchè s'aprano e si moltiplichino le scuole primarie, e dove sussistono si migliorino;

3º Perchè cresca il numero de' giornali popolari, procacciando che la compilazione loro venga a mano di gente savia e dabbene.

4º Pubblichiamo trattatelli di geografia, di viaggi, d'agricoltura e d'altre utili discipline, accomodati alla gente minuta, piegando l'ingegno a tal sorta di modeste scritture, come Franklin non ischifò di piegare il suo.

5º Sopra tutto, scriviamo ristretti di Storia patria, chiari, ordinati, succosi. A ciascuno poi di cotesti dettati dee presiedere molta prudenza, e spesso staremo contenti alla esposizione nuda dei fatti, i quali riescon di per sè stessi istruttivi ed eloquenti.

6º Procacciamo che sorgano cattedre popolari di fisica, chimica, geometria e altre scienze affini, con avvedimento applicate alle arti e ai mestieri.

7º Si vogliono animare i più industriosi artigiani ad assottigliare l'ingegno in qualche trovato, a prender notizia di quelli che compariscono di mano in mano, a imitarli e perfezionarli: nelle quali cose chi può esser loro di ajuto o col sapere o col denaro o con altro, sì lo faccia liberalmente.

8º Sarà proficuo, pertanto, il promovere quelle istituzioni che svegliano ed incoraggiano l'ingegno inventivo del popolo, come le pubbliche mostre, i pubblici premj, i comizj agrarj e simiglianti.

9º Nell'ammaestrare il popolo, non solo si dee metter cura in fornire la sua mente di utili cognizioni, ma puranche in addestrarlo a saper pensare da sè ed esercitare abilmente le naturali facoltà sue.

10º Le statistiche ben compilate sono un mezzo molto acconcio d'illuminare e persuadere le moltitudini. Utilissimo poi è il far loro sapere quel che si pratica fuori d'Italia, e per alcuni fatti evidenti e notorj indurle a paragonare lo stato proprio con quello d'altre nazioni civili.

11º Si dica il medesimo per rispetto alle provincie italiane fra loro paragonate, di modo che se in alcuna sorge qualche utile innovazione e perfezionamento, il si faccia sapere alle altre, e segnatamente al popolo; chè l'esempio vicino è stimolo assai più gagliardo. E pure perciò le gazzette sono proficue, e più saranno col tempo, se quante cose possono recare a notizia comune, tante registreranno, singolarmente di governo, di finanze, di tribunali, di municipj ec.; chè a poco a poco verrà desiderio e bisogno di sapere la cosa pubblica, e il giudicio comune avrà molto peso nelle deliberazioni di chi regge lo Stato.

1. — _Dell'Istruzione morale._

1º Porgendo noi quotidiano esempio di virtù private e civili alla plebe, avanzeremo non poco la educazione morale di lei; e più, se ci daremo a conoscere per suoi veri amici e zelatori del bene suo.

2º Provochiamo e rinvigoriamo per continuo gli istinti generosi, i quali nel popolo, come meno discosto dalla natura, ànno germe assai vivace e fecondo.

3º Si studino l'arti e i secreti dell'eloquenza popolare e quelle forme di stile che più aggradano alle moltitudini, come gli apologhi, le novelle, i motti sugosi, i proverbj ec.

4º Curiamo che le virtù insegnate e gli esempj addotti non si scostino troppo dalle condizioni odierne del popolo, affine ch'egli riconosca di avere alle mani materia idonea per praticare le verità che à lette o ascoltate.

5º Gli esempj tratti dal popolo stesso riusciranno i migliori; e quante volte verrà a taglio di raccontare le belle azioni di lui ne' vecchi tempi e ne' nuovi, tante si faccia con efficace semplicità.

6º Fondamento dell'educazione civile del popolo è il farlo persuaso di questo, che i doveri dell'uom dabbene non ànno rispetto alle sole virtù private e domestiche, ma eziandio alle pubbliche, e maggiormente a queste che a quelle pel maggiore effetto che n'esce.

7º Si renda piana tale dottrina applicandola spesso agli interessi comuni che il popolo sente e conosce, e sono principalmente quelli del municipio.

8º Si faccia il medesimo allorchè si passa a ragionare dei diritti.

9º Diasi forza a cotesti precetti lodando a cielo e onorando con pubbliche dimostrazioni quei valentuomini, le cui buone opere, ancora che ristrette al borgo o alla città o alla provincia natia, sono affettuosamente ricordate e appregiate dal popolo.

Il trapasso dai negozj municipali ai generali dello Stato e d'Italia sarà poi naturale ed agevole.

10º Si abbia cura di mostrar le ragioni poco degne e legittime, perchè i nostri preti non inculcano mai su dal pergamo nè l'amor della patria nè le virtù cittadine; e si spieghi come, nientedimeno, quelle virtù sono comprese nel gran precetto dell'universale carità; e come l'_Esodo_, il _libro dei Giudici_ e segnatamente i due libri de' _Maccabei_ producono esempj mirabili per la pratica e santificazione di tutte esse.

11º In tal guisa conviene purificare la religione, che le moltitudini ànno sempre in costume d'unificare colla legge morale.