Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II

Chapter 47

Chapter 473,267 wordsPublic domain

Vogliono una Educazione Nazionale, uno Stato che ad essi e a _tutti_ comunichi, come pegno d'eguaglianza morale e di progresso futuro, il programma, la tradizione, i principî universalmente accettati e il _fine_ del paese in cui sono chiamati a vivere e ad agire--e che agevoli l'insegnamento speciale necessario al genere di lavoro che scelgono:

Vogliono il _voto_, un ordinamento politico nel quale essi possano per mezzo dei _loro_ rappresentanti esprimere bisogni, tendenze, desiderî oggi commessi a uomini d'altre classi e con interessi diversi:

Vogliono un ordinamento di Milizia Nazionale che li chiami, occorrendo, tutti a combattere per l'integrità, l'indipendenza, l'onore, la missione della propria terra e che li ammaestri a compire questo sacro dovere, ma senza pericoli per la libertà del paese e col menomo dispendio del tempo sottratto alla vita di famiglia e alla produzione:

Vogliono un ordinamento di libertà amministrativa che, senza nuocere menomamente all'Unità morale e politica della Nazione, affidi agli eletti dal voto universale del Comune la gestione degli interessi economici e degli Ufficî del Comune medesimo, la tutela della sicurezza pubblica locale, la scelta dei più tra gli ufficiali preposti all'esecuzione delle leggi nazionali:

Vogliono un sistema di tributi che, lasciando inviolabile da ogni diretta o indiretta sottrazione il puro _necessario_ alla vita, graviti equamente su ciò che varca quel limite:

E vogliono pacificamente, gradatamente, sostituire all'ordinamento attuale del lavoro retribuito con _salario_ dai detentori di capitali quello del lavoro _associato_: unire, in altri termini, nelle mani d'associazioni libere e volontarie, industriali e agricole, _capitale_ e _lavoro_.

Questo vogliono e avranno le Classi Operaje: sono aspirazioni fondate sulla giustizia, additate dalla progressione storica della vita collettiva dell'Umanità, attuabili senza spogliazioni o brutali violazioni di diritti legittimamente acquistati, promettitrici d'incremento alla produzione e di meno anarchico assetto alla vita economica, giovevoli quindi a ogni classe di cittadini; e quando da quasi mezzo secolo queste aspirazioni sprezzate, neglette, combattute, invigoriscono tuttavia d'anno in anno e numerano oggi non migliaja, ma milioni d'uomini affratellati in esse, i tempi sono evidentemente maturi perchè, entro un tempo non remoto, trionfino.

Soltanto--e parliamo non ai professori, senatori e marchesi inaccessibili probabilmente ai nostri consigli, ma ai numerosi uomini delle classi medie che non sono vincolati a sistemi o interessi privilegiati, che possiedono perchè hanno lavorato e lavorano, che vorrebbero il bene; ma, soverchiamente diffidenti d'ogni mutamento, paventano per ogni dove guai che sta in essi d'evitare--soltanto, se quest'elemento popolare chiamato irrevocabilmente a salire non troverà nei già saliti fuorchè resistenze cieche, repressioni feroci e oltraggi dagli uni, noncuranza, scherno, diffidenza e disamore dagli altri, evocherete i pericoli che temete: quell'elemento inoltrerà non come fiume fecondatore, ma come torrente che straripa, inonda e affoga: quel popolo abbandonato, rejetto, accoglierà facilmente la parola d'ira e vendetta, le idee puramente _negative_ e sovvertitrici che abbondano oggi in Europa: avrete imitazioni di Comuni parigini, _Internazionale_ e flagello periodico di guerra civile.

Amare, concedere le prime richieste or ora accennate, giovare all'ultima, affratellarvi, a temperarlo, col moto: questa è oggi la parte vostra.

Ma _potete_, nelle condizioni in cui siete, compirla? Potete collocarvi, pacificatori efficaci, tra l'elemento temuto e chi è costretto a tentar di reprimerlo, nè cura se andiate voi pure sommersi? È la prima questione che ciascuno di voi dovrebbe, nella propria mente, risolvere. Per noi, è da lunghi anni risolta.

AGLI OPERAI ITALIANI[165]

Molti fra voi m'amano e sanno ch'io v'amo. V'amo come s'ama una speranza d'immortalità per la creatura più cara, perchè so che in voi, uomini del Lavoro, vivono più che altrove i fati immortali d'Italia: v'amo perchè le ingiuste privazioni sofferte da secoli non v'hanno insegnato a odiare--perchè, soli forse in Europa, avete sentito che non s'hanno diritti se non meritandoli, e vi siete raccolti intorno a una bandiera che porta scritto DOVERE--perchè da quando una speranza di risurrezione albeggiò per la patria vostra, voi compiste il dovere, combattendo, patendo, morendo--perchè combattete, patite, morite ignoti, senza orgoglio di fama tra i vivi, senza nome lasciato ai posteri, nel silenzio e nella santità del martirio. E voi m'amate perchè sapete che s'io non ho _potuto_ fare, ho _desiderato_ molto per voi, senza mire individuali o sprone fuorchè quello del culto al Bene; perchè sapete che s'io posso, come ogni uomo può, errare nell'intelletto, non posso, per colpa di cuore o per amore di vittoria più rapida, tentar d'ingannarvi; perchè sentite nell'anima ch'io amo oggi il vostro avvenire, svanita per gli anni ogni speranza di salutarlo con voi, com'io l'amava quando, fervido d'energia e di fiducia, io m'affacciava alla vita politica; e l'amerò, morendo, com'oggi. Io da lungo non vi scrivo direttamente, ma scrivendo intorno alle cose del paese, non ho mai taciuto dell'elemento vostro, nè del mutamento delle vostre condizioni come di cosa inseparabile da ogni possibile progresso Italiano. Di voi non temevo e sapevo che, per apprestarvi a quel progresso, non avevate bisogno di sprone. E s'oggi m'indirizzo a voi, lo fo per avvertirvi d'un pericolo che vi minaccia e che sta in voi soli d'allontanare.

Di mezzo al moto normale degli uomini del Lavoro è sorta un'Associazione che minaccia falsarlo nel _fine_, nei _mezzi_ e nello spirito al quale v'inspiraste finora e dal quale soltanto otterrete vittoria.

Parlo dell'_Internazionale_.

Quest'Associazione, fondata anni addietro in Londra e alla quale io ricusai fin da principio la mia cooperazione, è diretta da un Consiglio, anima del quale è Carlo Marx, tedesco, uomo d'ingegno acuto; ma, come quello di Proudhon, dissolvente: di tempra dominatrice, geloso dell'altrui influenza, senza forti credenze filosofiche o religiose e, temo, con più elemento d'ira, s'anche giusta, che non d'amore nel cuore. Il Consiglio, composto d'uomini appartenenti a paesi diversi e nei quali sono diverse le condizioni del popolo, non può avere unità di concetto positivo sui mali esistenti e sui rimedî possibili, ma deve inevitabilmente conchiudere più che ad altro a semplici negazioni. L'unico modo ragionevole d'ordinamento per le classi artigiane d'Europa è quello che, riconoscendo sacre le Nazionalità e lasciando alle diverse Associazioni nazionali il maneggio delle cose proprie, formerebbe di _delegati_ da esse muniti d'istruzioni un centro comune per ciò che può mantenere fin dove giova l'armonia del moto verso il _fine_ generale. Un nucleo d'individui che s'assuma di governare direttamente una vasta moltitudine d'uomini diversi per patria, tendenze, condizioni politiche, interessi economici e mezzi d'azione, finirà sempre per non operare o dovrà operare tirannicamente. Per questo io mi ritrassi e si ritrasse poco dopo la Sezione operaja italiana appartenente in Londra all'Alleanza Repubblicana.

L'_Internazionale_ esercitò predominio sul secondo periodo segnatamente del recente moto parigino. Di questo, del programma da esso adottato, degli atti che deturparono quel periodo, ho parlato altrove. Il programma trovò inerte la Francia: per la prima volta Parigi sorse e cadde isolata. E quanto al fascino ch'esercita su molti la potenza della quale fece prova in Parigi l'Associazione, non cercherò, come potrei, di scemarlo esaminando le circostanze singolari tanto da non riprodursi probabilmente più mai, che posero armi, uomini, mezzi e passioni di popolo offeso in mano ai capi. Mi sentirei reo di pensare bassamente di voi s'io, esortandovi a star discosti da quell'Associazione, vi parlassi d'altro che del _fine_ a cui tende. Da quello soltanto, non dalla cifra de' suoi affigliati, voi dovete giudicarla. Come me voi sapete che ogni forza è incapace di durare se non s'appoggia sul Vero e sul Giusto. L'_Internazionale_ è condannata a smembrarsi; e in Inghilterra, sede del Centro, lo smembramento è già cominciato.

Accennando ai principî che dirigono l'Associazione non intendo di dire che formino la fede di tutti i suoi membri. In un ordinamento come quello che la costituisce non può esistere vera unità; e so di Sezioni collocate in terre lontane dal Centro che ignorano completamente le sue tendenze: sanno d'appartenere a un'Associazione europea che ha per _fine_ l'emancipazione delle classi operaje e null'altro. Gli atti _officiali_ del Centro furono sino ad oggi rari e mal noti. Ma quei principî rivelati dapprima da oratori imprudenti nei Congressi internazionali tenuti negli anni vicini a noi nella Svizzera e nel Belgio, non furono smentiti dal Centro; ebbero di tempo in tempo conferma da discorsi pubblici d'uomini del Consiglio in Londra e l'ebbero più recentemente, dominando il Comune, in Parigi.

I principî promossi dai capi e dagli influenti dell'_Internazionale_ sono:

Negazione di Dio--cioè dell'unica, ferma, eterna, incrollabile base dei doveri vostri e dei vostri diritti, dei doveri altrui verso la vostra classe, della certezza che siete chiamati a vincere e che vincerete. Cancellata l'esistenza d'una prima Causa intelligente, è cancellata l'esistenza d'una Legge Morale suprema su _tutti_ gli uomini e costituente per _tutti_ un _obbligo_; è cancellata la possibilità d'una _legge_ di Progresso, d'un disegno _intelligente_ regolatore della vita dell'Umanità: _progresso_ e _moralità_ non sono più che _fatti_ transitorî, senza sorgente fuorchè nelle tendenze; negli impulsi dell'organismo di _ciascun_ uomo, senza sanzione fuorchè dall'arbitrio di ognuno, da _interessi_ mutabili o dalla _forza_. Dio, il _caso_, la _forza_, cieca, insuperabile, _delle cose_, sono infatti le sole tre sorgenti imaginabili della Vita; ma, rinnegata la prima e accettata l'una o l'altra delle ultime due, in nome di che v'assumerete il diritto d'educazione? in nome di che condannerete l'uomo che s'allontana per egoismo dalle vie del Bene? in nome di che protesterete contro i vostri ingiusti padroni? in nome di che li combatterete? Da dove dedurrete l'esistenza d'un _fine_ comune a _tutti_ che v'autorizzi a dir loro: «siamo, _dobbiamo_ essere tutti fratelli e associati a raggiungerlo?» Invocherete l'_interesse_ che vi sprona a conquistare? Ma con qual diritto negherete agli altri l'_interesse_ che li sprona a _conservare_? In virtù di quale _principio_, di quale _dovere_ chiamerete gli avversi, i vostri, occorrendo, al Martirio? E perchè? I sacrificî, il martirio non possono _creare immediato_ il mutamento di condizioni invocato. Voi combattete e chiamate altri a combattere pei vostri figli, per quei che verranno: or chi v'assicura, se il mondo è governato dal _caso_ o da forze fisiche operanti senza scopo e d'incerta durata, che esciranno dalle opere vostre e rimarranno stabilmente i frutti sperati? Invocherete la Forza, che senza santificazione d'un _fine_ prescritto è _violenza_? Il numero che, se non è l'espressione, l'interprete d'una Legge Morale, cede all'arbitrio d'un impulso, d'una seduzione, d'un errore? Il senso d'un interesse _materiale_ ch'io ho veduto spingere il popolo un giorno a fondare Repubblica, un altro a fondar l'Impero? E badate: la questione ridotta nei termini della pura _forza_ pende dubbiosa. I sostenitori dell'ordine attuale hanno ordinamento vecchio di secoli, potente di disciplina e di mezzi che nessuna società internazionale, combattuta d'ora in ora e costretta a operar nel segreto, potrà raggiungere mai. Oggi, il vostro moto è santo perchè s'appoggia appunto sulla Legge Morale negata, sulla progressione storica rivelata dalla Tradizione dell'Umanità, sopra un concetto d'educazione, d'associazione crescente, d'unità della famiglia umana, prefisso da Dio alla Vita. Voi distaccate ogni giorno, in nome di quella legge, di quel disegno divino, il cui compimento è quindi presto o tardi _inevitabile_, uno o altro elemento dall'esercito dei _conservatori_, dai difensori del vecchio mondo. La vostra è crociata. Convertitela in ribellione, in minaccia d'_interessi_ contro _interessi_: voi non potrete più far calcolo che su forze _vostre_. Siete certi che bastino? E ov'anche bastassero, non contaminereste la vostra vittoria di lunghe, terribili battaglie civili e di sangue fraterno?

Negazione della Patria, della Nazione--cioè del punto d'appoggio alla leva colla quale potete operare a pro di voi medesimi e dell'Umanità; ed è come se vi chiamassero al lavoro negandovi ogni divisione del lavoro stesso o chiudendo davanti a voi le porte dell'opificio. La Patria vi fu data da Dio, perchè in un gruppo di venticinque milioni di fratelli affini più strettamente a voi per nome, lingua, fede, aspirazioni comuni e lungo glorioso sviluppo di tradizioni e culto di sepolture di cari spariti e ricordi solenni di martiri caduti per affermare la Nazione, trovaste più facile e valido ajuto al compimento d'una missione, alla parte di lavoro che la posizione geografica e le attitudini speciali v'assegnano. Chi la sopprimesse, sopprimerebbe tutta quanta l'immensa somma di forze creata dalla comunione dei mezzi e delle attività di quei milioni e vi chiuderebbe ogni via all'incremento e al Progresso. Alla Nazione l'_Internazionale_ sostituisce il Comune, il Comune indipendente, chiamato a governare da sè. Voi esciste dal Comune, dicono: in esso s'educò la vostra vita; ed è vero, ma retrocederete voi alla vita dell'infanzia, darete ad essa prevalenza sulla vita virile, perchè prima d'essere uomini foste fanciulli? La vita del Comune fu storicamente preceduta da quella di famiglia: perchè non risalir fino a quella? Non leggete appunto nella progressione ascendente seguìta ovunque dalla famiglia al Comune, dal Comune alla Nazione, dalla Nazione isolata al concetto della Federazione delle Nazioni, l'opera della Legge che vi chiama a stringervi più sempre in più vasta e intima Associazione? Se vi _sentite_, insistono, stretti a fratellanza di Patria, anche col nostro ordinamento rimarrete tali. No; non rimarrete. L'educazione morale eguale e le leggi uniformi son necessarie a trasmettere di generazione in generazione quel sacro accresciuto deposito di fratellanza in un _fine_ concordemente accettato: ed essi lasciano l'educazione e le leggi all'arbitrio d'ogni Comune. Abbiate educazione e leggi affidate in quasi novemila Comuni a influenze predominanti per un tempo negli uni o negli altri d'uomini di progresso o retrogradi, d'unitarî o federalisti, di credenti in Dio e nell'anima immortale o di materialisti o di clericali cattolici; e avrete, dopo un terzo di Secolo, rinati tutti i piccoli egoismi locali, financo il nome di Patria svanito e risorte le risse civili del medio evo; e intanto, angustia di mezzi per ogni dove, tronche le vie ai grandi sviluppi politici, intellettuali, economici, ridotta la vita italiana a povera, gretta esistenza vegetativa. Il concetto dell'_Internazionale_ guida inevitabilmente all'anarchia e all'impotenza.

Negazione d'ogni proprietà individuale--cioè d'ogni stimolo alla produzione da quello della necessità di vivere in fuori. La proprietà, quando è conseguenza del Lavoro, rappresenta l'attività del corpo, dell'organismo, come il pensiero rappresenta quella dell'anima; è il segno visibile della nostra parte nella trasformazione del mondo materiale, come le nostre idee, i nostri diritti di libertà e d'inviolabilità della coscienza sono il segno della nostra parte nella trasformazione del mondo morale. Chi lavora e produce ha diritto sui frutti del proprio lavoro; in questo risiede il diritto di proprietà. E se la maggiore o minore attività nel lavoro è sorgente d'ineguaglianza, quell'ineguaglianza materiale è pegno d'eguaglianza morale, conseguenza del principio che ogni uomo deve essere retribuito a seconda dell'opera sua: _avere quanto egli ha meritato_. Bisogna tendere all'impianto d'un ordine di cose nel quale la proprietà non possa diventar monopolio e non scenda in futuro se non dal lavoro, nel quale, quanto al presente, le leggi tendano a scemare gradatamente il suo permanente concentramento in poche mani e si giovino d'ogni giusto mezzo ad agevolarne la trasmissione e il riparto. Ma l'abolizione della proprietà individuale e la sostituzione della proprietà collettiva sopprimerebbero ogni sprone al lavoro--sopprimerebbero ogni stimolo a dare, coi miglioramenti e col pensiero dato ai prodotti futuri, il più alto valore possibile di produzione alla proprietà--sopprimerebbero la libertà del lavoro negli individui--e, attribuendo all'autorità di pochi rappresentanti lo Stato o il Comune, accessibili all'egoismo, alla seduzione, a tendenze arbitrarie, l'amministrazione d'ogni proprietà, ricondurrebbero sott'altro nome tutti i cittadini al sistema del _salario_, al quale vorremmo che a poco a poco sottentrasse l'_associazione_, e riaprirebbero le vie a tutti quei mali ch'oggi provocano le vostre lagnanze contro i pochi detentori di capitali. La proprietà collettiva rappresentò il primo stadio della vita economica, quando l'umanità nell'infanzia non era peranco escita dal sistema patriarcale delle famiglie. Oggi non dura che nei Comuni di Russia, dove da alcuni anni i lavoratori, emancipati dalla _servitù_, s'affrettano a procacciarsi proprietà individuale.

Nè prolungherò questo ingrato esame. I pochi punti toccati devono, parmi, bastarvi per giudicare se dall'_Internazionale_ possa o no venirvi salute.

No; voi non lascerete, per proposte siffatte, la via calcata sinora, e io potrò, sino all'ultimo giorno, movere su quella con voi. Se v'è città fra le nostre nella quale l'_Internazionale_ abbia trovato aderenti, è quella--non la nomino, ma v'è nota--dove l'elemento operajo e più muto, più ritroso ad ogni vitalità di progresso.

Quando, riandando la Storia, trovate idee che, sorte col primo noto periodo della vita dell'Umanità, hanno vissuto con essa d'Epoca in Epoca, trasformandosi sempre, ma rimanendo sempre e per ogni dove, nella loro essenza, inseparabili dalla società e più forti d'ogni rivolgimento distruggitore d'altre idee appartenenti a un solo Popolo o a un'Epoca sola--e se, interrogando nei migliori momenti d'affetto, di santo dolore, di devozione al Bene, la vostra coscienza, sentito dentro un'eco a quelle idee che i secoli vi trasmettono--quelle idee son vere e ingenite nell'Umanità della quale devono seguire il progresso: voi potete e dovete modificarle, purificarle, migliorarne lo svolgimento e l'applicazione; non abolirle. Dio, l'Immortalità della Vita, la Patria, il Dovere, la Legge Morale che sola è sovrana, la Famiglia, la Proprietà, la Libertà, l'Associazione sono tra quelle.

Voi--perchè meritaste col sacrificio, perchè non cercaste di sostituire alle altre la vostra classe, ma d'inalzarvi con tutti, perchè invocate una diversa condizione economica, non per egoismo di godimenti materiali, ma per potere migliorarvi moralmente e intellettualmente--avete oggi diritto a una Patria di liberi e d'eguali nella quale abbiate comune con tutti i vostri fratelli l'_educazione_, comune il _voto_ per contribuire all'avviamento progressivo del paese, comuni l'_armi_ per difenderne la grandezza e l'onore, esente da ogni tributo diretto o indiretto il necessario alla vita, libertà di lavoro e ajuti ove manchi a dove lo vietino gli anni o le malattie; poi favore e agevolezza di _credito_ nei vostri tentativi per sostituire a poco a poco al sistema attuale del _salario_ il sistema dell'_associazione_ volontaria fondata sull'unione del _lavoro_ e del _capitale_ nelle stesse mani. Non vi sviate da quel programma: non v'allontanate da quei tra i vostri fratelli che riconoscono questi vostri diritti e s'adoprano a spianare le vie a instituzioni che possano riconoscerli e tutelarli. Chi vi chiama ad altro non può giovarvi.

Educatevi, istruitevi come meglio potete: non dividete mai i vostri dai fati della vostra Patria, ma affratellatevi con ogni impresa che miri a farla libera e grande: moltiplicate le vostre _associazioni_ e inanellate in esse, dovunque è possibile, l'operajo dell'_industria_ con quello del _suolo_, città e contado: adopratevi a creare più frequenti le società cooperative di _consumo_. E fidate nell'avvenire.

Ma unitevi compatti, serrati, ordinati a modo d'esercito. Oggi nol siete. Le vostre società sono moralmente collegate dalle comuni tendenze; ma nessuna ha mandato per parlare, se non nel proprio nome, nessuna può far suonare davanti al paese la voce di tutta la Classe artigiana a esprimerne bisogni e voti, nessuna può dire autorevolmente: _questo vogliono, questo respingono gli operaî d'Italia_. Voi avete unità di _fine_, non d'_azione_ e di _metodo_. Senza un Patto di fratellanza, senza un Centro direttivo, voi non potete acquistare nè infondere in altri coscienza della forza ch'è in voi: non potete ordinare e pubblicare una statistica dei mali che affliggono la vostra classe: non potete dar vigore d'uniformità o di periodicità all'indicazione degli opportuni rimedî.

Queste cose io vi dissi pochi anni addietro; e voi le accoglieste convinti. Un Patto fu steso e accettato dalla maggioranza delle società in uno dei vostri Congressi. Ma per un errore commesso nella formazione dell'Autorità direttiva, quel Patto rimase lettera morta, inutile, dimenticato. Perchè non date opera a ravvivarlo, a ridare, con più saggi provvedimenti, vigore a quel moto di concentramento oggi più che mai urgente? E perchè volete, voi, elemento nuovo che sorge, nè può arrestarsi senza retrocedere, far vostra la colpa frequente pur troppo in Italia del _dire_ e _non fare_?

Roma, la Città madre, è oggi nostra; ma nostra a mezzo, nostra materialmente soltanto; e incombe a noi tutti di versare in essa l'anima della Patria e da essa ricevere la consecrazione alla via che dobbiamo correre perchè si compiano i vostri fati e una manifestazione potente della Vita Italiana faccia santa e feconda l'unione. Perchè non v'affrettate a raccogliervi in Roma a Congresso e attingervi nuovo battesimo alla vostra Fratellanza? Forse, oltre all'immenso vantaggio per voi, ricordereste coll'esempio e quasi _iniziatori_ all'Italia che da Roma deve escire un altro e più largo Patto, il PATTO NAZIONALE, definizione della nostra vita avvenire, senza il quale Roma e l'Italia son vuoti nomi.

IL MOTO DELLE CLASSI ARTIGIANE

E IL CONGRESSO[166].