Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II
Chapter 46
La falsa teoria della sovranità dell'_io_, la falsa dottrina che ogni popolo, ogni individuo appartiene a sè stesso e non al _fine_ che gli è prescritto, che deve a ogni patto cercar di raggiungere e che solo dà valore e consecrazione alla vita, trascinarono, nella Rivoluzione Francese, non dirò Hebert, Chaumette e altri siffatti alle orgie di terrore e di sangue che spaventarono e spaventano tuttora i popoli, ma uomini come Brissot e Isnard alla negazione d'ogni Sovranità Nazionale, al predominio delle più piccole località sull'insieme, al federalismo logicamente spinto fino alla sovranità del campanile di ogni comune che, ingiustamente attribuiti ad altri, costarono al paese il miglior sangue della Gironda e, riprodotti in oggi dagli insorti di Parigi, costano un nuovo grado di decadimento alla Francia. Poi sottentrò, accolto da un popolo stanco di stragi cittadine e al quale il terrore avea già insegnato a prostrarsi davanti alla vittoria e alla Forza, Napoleone; e nel secondo periodo della sua dominazione, quando il senso d'una missione perì in lui sotto l'orgoglio del Potere e la tendenza a sprezzare i popoli che lo adulavano, egli scavò più profondo il solco del materialismo pratico nell'anima della Francia, rinnovando, per calcolo errato, una larva di potenza a un Cattolicesimo incadaverito e nel quale ei non credeva: ponendo in luogo della Nazione sè stesso e un esercito, creando in quell'esercito l'idolatria della _bandiera_ senza riguardo al _principio_ che solo può santificarla, e nella Nazione l'idolatria della Gloria e della Conquista senza riguardo al _fine_ pel quale è mietuta la prima, e alla missione d'incivilimento che sola può far talvolta legittima la seconda; aborrendo, perchè ne temeva, le _idee_ e accarezzando soltanto una scienza collettrice di fatti; avvezzando i Francesi a credere che quanto la Francia voleva e poteva era _diritto_. Poi vennero le due Ristaurazioni Borboniche--il materialismo superstizioso della prima combattuto dal Voltairianismo borghese--il culto degli interessi materiali promosso sistematicamente dalla seconda a sviare il popolo dal culto dei grandi principî--la menzogna perenne degli uomini dell'Opposizione tendenti come i nostri d'oggi a minare una Instituzione e nondimeno giurandole fedeltà e acclamando al monarca pur congiurando contro la monarchia--una politica internazionale destituita d'ogni principio e fondata sfacciatamente sull'egoismo--una corruzione nelle alte sfere che coll'esempio e collo spettacolo dei conforti ottenuti allettava il popolo all'imitazione. Sorgeva intanto dai tempi maturi, dalla pessima distribuzione della ricchezza, dai bisogni e dall'intelletto più sviluppato degli artigiani la così detta questione _sociale_; questione santa e religiosa, per chi l'intende davvero, oltre ogni altra, dacchè mira a fondare l'Economia sul dovere e sull'amore reciproco e ad avvicinarci d'un grado all'_unità_ umana ch'è nostro _fine_; ma che, immiserita e sviata anch'essa dal materialismo dei capi-scuola, si concentrò sull'unico problema dei godimenti fisici, propose come _fine_ ciò che non doveva essere se non _mezzo_ al progresso intellettuale e _morale_, scisse in due il campo repubblicano, allontanò più sempre una moltitudine d'operaî dalle grandi idee e dai grandi doveri che soli fanno o promovono un popolo, intiepidì in essi l'amore e il culto della Patria fomentando l'odio tra chi aveva già raccolto i frutti del lavoro e chi voleva raccoglierli e sostituendo all'ideale della Nazione il Falanstero, il compartimento Icariano o l'Opificio ordinato in un dato modo. Allora, mentre Saint-Simon e Fourier petizionavano per danaro, a pro della trasformazione sociale, ad ogni Autorità o frazione d'Autorità, e Proudhon aboliva Dio per sostituirgli logicamente la Forza, s'insinuò negli animi l'immorale concetto che le questioni politiche a nulla giovavano, che la questione economica era la sola da contemplarsi, che da qualunque parte o in nome di qualunque principio venisse tentativo o promessa di risolverla, doveva accettarsi. E vedemmo da un lato insurrezioni senza programma determinato attizzare tremenda la guerra civile e rovinare la Repubblica del 1848 tiepida nella fede e inferiore al mandato, ma che avrebbe avuto miglioramento dall'unione e dal tempo; dall'altro, gli artigiani di Parigi a incrociare le braccia davanti all'usurpazione del secondo impero per la incerta e triste speranza che da esso potesse scendere il mutamento sociale invocato. Intanto, mentre l'esclusivo intento dei vantaggi materiali da conquistarsi in ogni modo e per qualunque via pervertiva il senso morale del popolo, l'Esercito, travolto dietro al materialismo della _bandiera_, del _simbolo_ sostituito all'_idea_, combatteva con animo eguale contro la Repubblica Romana, contro lo Tsar, contro il Messico, contro i proprî concittadini. Per l'Esercito, pel Popolo, pe' suoi nemici la _vita_--sacra per noi nell'origine e nell'avvenire, escita da Dio e destinata all'immortalità--ha perduto ogni santità; quale santità può mai avere un frammento di materia animata da una forza destinata a morire per sempre?
Così è caduta la Francia. Così cadrà ogni popolo al quale il materialismo insegni che _gioire_ e _vincer_ gli ostacoli ai godimenti son norma alla vita. Così non cada, appena nata, l'Italia!
La nostra bandiera, o giovani, è santa come se ci fosse affidata da Dio pel compimento del suo disegno sull'Umanità, o non è che misera insegna di risse civili e di passioni suscitate nell'anima nostra dall'egoismo sotto qualunque nome si celi. Custoditela santamente, come custodireste l'onore della madre vostra. Circondatela, incontaminati, incontaminata, di forti e pure opere, di forti e puri pensieri, tanto che il mondo vegga la virtù moralizzatrice ch'è in essa. Non la macchiate d'un solo pensiero di vendetta, non l'appannate d'un solo alito d'egoismo. Voi dovete esser migliori di quei che v'avversano e, dove nol siate, credete a me e all'insegnamento dei fatti, non vincerete. Non adorate la forza, il coraggio, l'orgoglio della vittoria per ciò che hanno di splendido in sè: adorate l'idea, della quale forza, coraggio, vittoria hanno ad essere strumenti e senza la quale la forza si trasforma in violenza brutale, il coraggio è dote sterile d'organismo, la vittoria è supremazia inefficace di fratelli sopra fratelli. Non rievocate dagli esempî stranieri ricordi d'un terrore che ha infamato la libertà, o nomi d'uomini che mutarono in concetto d'odio un concetto d'amore e spianarono con quel mutamento le vie a nuove tirannidi: la vostra storia vi porge ricordi e nomi migliori, e in verità la memoria dell'ultimo fra gli artigiani che posero nel 1530, senza ira e basse passioni, sostanza e vita per la libertà repubblicana di Firenze, è miglior auspicio all'impresa futura che non i nomi di Robespierre e Marat. Lasciate la Francia e le sue false dottrine: non vedete a quali termini dottrine e uomini l'hanno ridotta? Inspiratevi alle vostre tradizioni fecondate dalla grande tradizione dell'Umanità: raccoglietene la perenne voce, riveritene le costanti idee trasformate sempre, non mai cancellate. Voi non potete, in nome d'un istinto passeggero di ribellione, rinnegare il Genio dell'Umanità e de' suoi Grandi che vi grida di secolo in secolo, d'epoca in epoca, Dio, Legge, Dovere, Patria, Amore, Progresso, Immortalità. Come gli uomini della Compagnia della morte nelle battaglie lombarde, prostratevi all'eterno Vero e sorgete per vincere.
Ricordo una preghiera d'un poeta slavo-polacco che ama la patria come pochi l'amano: «Noi non vi chiediamo, o Dio, la speranza; essa scende, come pioggia di fiori, sulle nostre teste--non la morte dei nostri oppressori: la loro fine è scritta sulla nuvola di domani:--non di varcare la soglia della morte: è varcata, o Signore:--non corredo d'armi potenti: le avremo dalla tempesta:--nè ajuti: il campo dell'azione è aperto oggi davanti a noi. Ma oggi, mentre è cominciato il vostro giudizio nei cieli sui duemila anni vissuti dal Cristianesimo, concedeteci, o Signore, una volontà pura, concedeteci una volontà santa.»
Quando le vostre anime, o giovani, saranno capaci di proferire unite quella preghiera, voi sarete ciò ch'oggi non siete, forti di virtù iniziatrice e d'assenso di popolo; e l'Italia, come la invochiamo, sarà.
III.
Abbiamo francamente parlato ai nostri: era un dovere e, a rischio di spiacere a molti che militano sotto la bandiera da noi venerata, l'abbiamo compito. Ma se a questo punto tacessimo, se non accennassimo ai colpevoli errori della classe d'uomini rappresentata in Francia dall'Assemblea, ma esistente per ogni dove, avremmo rimorso. Non riparliamo dell'animo di vendetta feroce spiegato da quella classe: vendetta e ferocia tanto più ree quanto più sono adoprate da chi è più forte e finora vinse, mentre furono negli altri inspirate da una riazione non giustificabile, ma intelligibile. La questione vive più in alto del triste presente. Cerchiamo rimedî al futuro. Tentiamo via d'accertare come si possa provvedere a che i turpi fatti di jeri non si rinnovino domani. Pensiamo all'Italia, dov'oggi i buoni istinti e l'apostolato dei nostri allontanano il pericolo, ma dove le cagioni esistono e, se durasse, la noncuranza o l'ostinata resistenza a bisogni reali e a sacre aspirazioni lo produrranno.
D'onde scese al popolo, alle classi artigiane, il materialismo? D'onde vanne ad esso l'esempio del culto esclusivo dei beni terrestri, l'idolatria degli _interessi_ sostituita all'adorazione dei _principî_, delle sante idee?
Dall'incredulità e dai vizî delle corti, dalla corruzione e dalla condotta dell'alto clero, dalle abitudini dei doviziosi, dal _fine_ che s'è visibilmente proposto quell'ordine d'uomini che hanno scelto per sè stessi il nome collettivo di _borghesia_ e che chiameremo _classe media_. Questa classe, formata non solamente dei detentori di capitali e di ogni altro elemento di produzione, ma di quanti per condizioni propizie hanno potuto educar l'intelletto a una o ad altra funzione e conquistare predominio negli ufficî, nell'insegnamento, nella stampa, nelle imprese industriali, in tutto ciò che rappresenta officialmente o quasi il paese, aveva innanzi la più bella, la più grande, la più santa missione che potesse idearsi; stendere una mano fraterna alla classe immediatamente inferiore e sollevarla al proprio livello; giovarsi dei vasti mezzi posseduti da essa per educare gli ineducati, per aprire a quei che trascinano l'esistenza nella povertà e nell'incertezza le vie del libero lavoro e di vita più umana: schiudere insomma sulla terra ai milioni di figli del popolo, ciò che il Cristianesimo schiuse ad essi nel cielo, la Patria degli eguali e dei liberi. Non aveva la Religione abolito, da diciotto secoli, la perpetuità delle classi anatemizzando il dogma delle _due_ nature e insegnando che _tutti gli uomini sono figli di Dio_? Non vaticinava la Storia ai discendenti degli emancipati di sette secoli addietro che, come anteriormente al tramutamento dei _servi_ in uomini dei Comuni gli _schiavi_ s'erano mutati in _servi_, verrebbe tempo nel quale gli _assalariati_ si convertirebbero in lavoranti _associati_? E non esciva da ogni tradizione politica severa e perenne lezione che i gradi di Progresso assegnati all'Umanità si compiono lentamente, pacificamente, per iniziativa di chi sta in alto o colla violenza del turbine dalla ribellione di chi sta in basso?
Le classi medie dimenticarono il loro Dovere e dimenticarono le norme elementari d'ogni prudenza. Traviata da una falsa filosofia e da una politica derivata da quella e che non potea varcare al di là dei _diritti_ dell'_io_, obliarono che ogni loro conquista s'era compiuta coll'ajuto delle moltitudini chiamate, infiammate da promesse di miglioramenti e di libertà. I _loro_ diritti, diritti di stampa, di associazione, d'ammessione agli ufficî, d'elettorato e d'eleggibilità, pei quali il popolo, ineducato e costretto a un lavoro di tutte le ore per vivere, non potea giovarsi, erano oggimai securi: a che combattere per gli altrui? Senza concetto di Dovere, che non può derivare se non da una Legge suprema, nè di _fine_ comune, che non può derivare se non da un disegno intelligente preordinato, nè di vita oltre questa, che il freddo sterile Deismo adottato non racchiudeva, rimaneva il culto degli agi, dei conforti, degli interessi, della materia; e vi si travolsero. E allora si svolsero tutte le tristissime conseguenze dell'Egoismo, gelosia di qualunque accennasse a intenzione di salire ov'esse erano, sospetto d'ogni progresso di libertà nelle moltitudini come di mezzo a tradurre in fatto quella intenzione, adesione non sentita, ma calcolata, alla monarchia come a dottrina di privilegio che afforzerebbe il loro, immobilizzazione della vita elettorale nel censo, favore dato agli eserciti permanenti e riluttanza all'armamento della Nazione, monopolio di legislazione e quindi i proprî interessi curati; traditi o negletti quelli del popolo; concentramento amministrativo come barriera contro il temuto futuro, stolto anti-scientifico terrore d'ogni disegno di miglioramento economico nelle condizioni del popolo come se non potesse compiersi che a danno loro e non dovesse invece accrescere la produzione e la ricchezza comune; cento altri errori e mali ch'or non giova numerare, ma sopra ogni cosa il problema vitale, indispensabile, unico potremmo dire, dell'Educazione Nazionale, falsato, immiserito a proporzioni d'una _istruzione_ che, scompagnata dall'educazione _morale_ e _patria_, è un'arme a due tagli; e questa istruzione ineguale, anarchica, poca e inaccessibile a quanti poveri combattenti per l'esistenza fisica non possono sottrarre il fanciullo al lavoro o soggiacere a quelle, comunque menome, spose di vestiario o d'altro che l'intervento alla scuola richiede. Da quel contegno delle classi medie scende il contegno delle classi artigiane: dalla gelosia e dal sospetto hanno imparato a sospettare e ad essere gelose dell'altrui condizione, dal culto degli interessi materiali l'avidità, dalla ingratitudine l'ira, dalla guerra la guerra.
Oggi ancora e di fronte al pericolo ch'essa dichiara minaccioso, imminente, la stampa monarchica, la stampa che si millanta dell'_ordine_ e parla in nome delle classi medie, versa in Italia su questo popolo accusato, rimproverato, il più esoso materialismo da ogni suo foglio. Per essa, il problema Italiano si risolve in una cifra di produzione, se bene o male ripartita non monta: un lieve progresso nell'esportazione, un arrivo di qualche nave di più in uno o in altro dei nostri porti, un incerto aumento di ricavato da un tributo a danno probabilmente della classe più misera, la suscitano ad inni d'entusiasmo per le condizioni dell'oggi; diresti che l'Italia, convertita in bottega, non dovesse più vivere se non di ciò che si misura e si pesa, e che l'onore, la dignità, le idee, il progresso morale, la missione da compirsi al di fuori pel bene altrui, fossero elementi estranei alla costituzione e allo sviluppo della Nazione. Materialismo d'_interessi_ momentanei, senza norma alcuna di principio _morale_ che guidi, nella politica internazionale--materialismo d'_interessi_ governativi di un giorno, senza concetto che immedesimi popolo e capi in un _fine_ comune--materialismo nella questione del vincolo religioso, invocato fin dove può giovare a sorreggere l'autorità politica, sprezzato e violato ove accenna a limitarla o dirigerla, e tradotto nella vertenza col Papa, in ipocrisia che cospira genuflettendosi--diffidenza del Pensiero considerato pericoloso, d'ogni proposta innovatrice dichiarata _utopia_, d'ogni incremento di libertà, d'ogni associazione che miri a procacciarlo, d'ogni idea che schiuda o annunzii un nuovo orizzonte allo spirito--è questo l'insegnamento che sgorga ogni giorno dalle manifestazioni officiali o semi-officiali degli organi di ciò che _è_. La _pratica_, che convalida pur troppo l'insegnamento, è nota all'Italia, e noi non vogliamo insozzarne le nostre pagine.
Logorata dal tempo e dal materialismo l'antica fede che prometteva almeno le benedizioni del cielo ai condannati a patir sulla terra--senza Educazione che guidi a fede più alta e più unificatrice dei _doveri_ e delle _speranze_--senza alcuna di quelle grandi idee che han nome Patria, Onore, Gloria, Libertà, Indipendenza, Missione, e hanno potere di creare la virtù del Sacrificio nel core delle moltitudini--come mai le aspirazioni delle classi temute non si sarebbero concentrate intorno alla conquista dei beni materiali negati? Perchè non avrebbero dai godimenti delle classi socialmente superiori imparato il desiderio di godere alla volta loro? E perchè, respinte nei loro più temperati disegni e condannate--in un mondo pel quale il dito di Dio ha stampato per ogni dove la parola PROGRESSO--all'immobilità delle loro attuali condizioni, non travierebbero dietro ai primi che, rivelando ad esse la loro forza, le chiamano a conquistare colla violenza e a danno altrui ciò che dovrebbero ottenere per altra via e senza rovina di chi ha già, per lavoro compito nel passato, ottenuto? Gli errori abbondano nelle loro file; ma dov'è il Potere, dov'è la classe fornita di mezzi intellettuali o materiali che abbia educato quei milioni d'uomini al Vero e li abbia poi condotti di grado in grado alla _pratica_ di quel Vero? Una colpevole tendenza all'ira contro gli abbienti, alla vendetta contro chi li offese e rise delle loro richieste, affatica, irrita le anime loro; ma se _noi_ possiamo biasimarli e li biasimiamo, in nome di qual dritto le classi non curanti prima, feroci contr'essi poi, esigerebbero da essi quelle virtù ch'esse non hanno? Da oltre a quarant'anni, la questione della quale Parigi s'è fatta in questi ultimi mesi tristissima interprete, s'agita esplicita, più e più sempre minacciosa in Francia, in Inghilterra e in Germania, nelle classi artigiane; e chi pensò seriamente a risolverla? Chi provvede a schiuderle le vie del progresso pacifico? Le classi governative, i posseditori, nei Parlamenti o fuori, degli ufficî e dei capitali, schernirono la _parola_ di quelle classi e ne soffocarono gli _atti_ nel sangue. Hanno convertito ciò che avrebbe dovuto essere opera concordemente tentata in duello: hanno detto: _v'impediremo la via colla Forza_: le conseguenze dovevano escire inevitabili. Non giova maledire: bisogna mutar le premesse. E affrettarsi: per quanto è più sacro, affrettarsi.
Professori, senatori, marchesi, gazzettieri e voi tutti che, atteggiandovi a sussiego d'economisti, degnate annunziarci per via d'epistole laudatorie reciproche che v'occupate di _salvare_ la società minacciata, perchè, invece di consigliare amorevolmente il malato e lenirne l'irritazione, cominciate per oltraggiarlo? E perchè, usurpando la definizione materialista e puramente negativa data da Bichat[164] alla Vita, non trovate dall'alto della vostra scienza altri rimedî da quelli infuori che sommano nella parola _resistere_? Religione, voi dite; e lo diciamo noi pure; ma quale? Noi la cerchiamo nel futuro e tale che dall'alto dell'_eterna_ rivelazione di Dio attraverso le nostre facoltà e le tendenze della vita collettiva, stringa in armonia Terra e Cielo, santifichi coll'adempimento del Dovere i _diritti_, e insegni all'uomo che deve non _distruggere_, ma sviluppare e _perfezionare_ gli elementi dei quali si compone la Tradizione dell'Umanità: voi retrocedete a brancolare tra le rovine del lontano passato e vi riannettete per tardo calcolo di paura a una religione che insegnava rassegnazione al Male quaggiù, diceva: _al cielo, al cielo!_ perchè si sentiva incapace di trasformare la terra, e scaglia oggi col _Sillabo_ anatema al Moto. Altri fra voi fantastica di un _Partito Conservativo_ da fondarsi con tutte le reliquie delle fazioni spente o morenti. Il Partito Conservativo esiste: esiste da secoli: esiste nella coesione naturale di tutti gli _interessi_ nati dal tempo e dalla possessione: esiste forte d'ordini, di vasta rete d'ufficî, di tesoro, d'esercito; e non ha potuto impedire alla marea di salire. Sarà più forte se riuscirete a ingrossarlo d'alcuni retrogradi che non seppero difendere, quando occorreva, i loro padroni? E quanto a _reprimere_, sì, lo _potete_; lo potete per un po' di tempo ancora; ma lo _dovete_? Vi basta l'animo di combattere senza rimorso battaglie periodiche, di mantenere ordinata con sagrificî continui, crescenti, la guerra civile nella vostra terra, d'insanguinarvi a ogni tanto le mani nel sangue d'uomini che illusi, traviati, son pure vostri fratelli? E a qual pro? Non riescirete lungamente, e dovete saperlo. O siete ciechi di tanto da non vedere l'inesorabile progressione seguìta in questa guerra tra chi chiede e chi nega? Paragonate le eroiche sommosse del chiostro di Saint-Mery col moto del 1848 e le ribellioni di Lione ai giorni di Luigi Filippo coll'ultima insurrezione del Comune in Parigi. Le vostre sono vittorie di Pirro. Voi potete spegner _nemici_; ma il Nemico è immortale. Il Nemico è un'IDEA.
Voi sollevate imprudentemente il grido selvaggio: _i barbari sono alle porte della nostra città_. Quel grido non è vostro: non esce, la Dio mercè, da concetto italiano. Voi lo usurpaste a Guizot. Ma ricordatevi almeno che l'averlo proferito non salvò Guizot, nè la dinastia ch'egli proteggeva, nè quell'_ordinamento della borghesia_ ch'ei sognava e che rovinò sotto la brutale violenza del Bonaparte. E ricordatevi che i Barbari del V secolo vinsero. A respingerli, bisognava rifare i decaduti, immemori, scettici, corrotti Romani.
Questi che voi oggi chiamate Barbari rappresentano sviata, guasta, sformata per colpa vostra in gran parte, una Idea: il salire inevitabile, provvidenziale, degli uomini del Lavoro. Perchè lo dimenticate? Voi balbettate a ogni ora la sacra parola PROGRESSO; ma cos'è questa Legge divina che noi scrivemmo d'antico sulla nostra bandiera se non l'avvicinarsi di passo in passo all'_unità_ della famiglia di Dio? Non è questo moto ascendente degli Operaî, nelle sue radici, una fase, indicata dai tempi, di quel Progresso? Non dovreste benedirlo come adempimento del disegno divino nel mondo? Voi siete studiosi e forse dotti di Storia; ma non v'insegna la Storia che un'Epoca dell'Umanità o una Nazione non sorge se non coll'affacciarsi d'un _nuovo_ elemento alla vita sociale? Perchè non sentite il bisogno e il dovere d'ajutare a sorgere questo elemento? Perchè volete _conservare_ l'inferiorità di milioni d'uomini, figli come voi di Dio, nati con voi nella stessa terra e chiamati allo stesso _fine? Noi abbiamo,_ scriveva dì sono, meravigliando dell'ingratitudine popolare, un gazzettiere dei vostri, _fondato le Casse di Risparmio pei malcontenti_. È derisione? È follìa? Casse di risparmio per chi si lagna di non poter risparmiare? Casse di risparmio per risolvere un problema d'_eguaglianza_, di libertà non mentita, d'associazione, d'unità morale da ordinarsi nello Stato? E voi, professori, senatori e marchesi, che dichiarate, esagerando, urgente il problema e gigantesco il pericolo, date e chiedete lodi e patenti di _salvatori_ al gazzettiere che intende a risolvere l'uno e scongiurar l'altro con rimedî siffatti?
Ciò che le Classi Operaje in Italia vogliono--ciò che noi pure, credenti in Dio, nella santità della Famiglia, nella Proprietà individuale, nella Patria, e avversi alle stolte teoriche del Comune di Parigi e alle tendenze, come ci sono note, dell'_Internazionale_, vogliamo per esse--è questo:
In un Popolo che sorge a Unità di Nazione, Unità per la quale essi hanno largamente versato il proprio sangue, gli Operaî vogliono sorgere essi pure e aver parte di cittadini, d'uomini liberi su terra libera, in quell'Unità, migliorando le loro condizioni morali, intellettuali e--dacchè quel miglioramento esige tempo e mezzi ch'oggi mancano ad essi--economiche: