Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II

Chapter 21

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Perchè noi siamo a tale, che non possiamo oggimai evitare il martirio dei buoni se non coll'azione e colla vittoria. Un Paese sul quale pesa l'oltraggio e il patir d'ogni genere, non può dare per cinquanta anni al patibolo, o alla lenta morte delle carceri e dell'esilio, il fiore dei suoi patrioti, e a un tratto adagiarsi nella propria tomba ad aspettare muto ed inerte che gli squilli la tromba di risurrezione dall'Oriente o dall'Occidente. Un Popolo non può ricordarsi che pochi anni prima liberava con cinque giorni di lotta il proprio terreno, e non cadeva se non per errori evitabili, e rassegnarsi immoto al marchio della schiavitù, sol perchè a una genìa diplomatico-letterata, sfibrata e codarda, piace di dirgli: _tu aspetterai salute da una serie di memorandi o dall'ambizione d'un despota_. Un partito, al quale la parola di tanti, che non hanno se non parole, tesse ogni giorno la storia de' suoi dolori e delle sue vergogne, non può impedire che i più bollenti fra i suoi non prorompano nel grido di Foscolo: _chè non si tenta? Morremo, ma frutterà almeno il nostro sangue un vendicatore_; non può impedire che gli uomini, non nati a gemere o a servilmente tacere, tentino por fine al disonore o alla vita. Il sangue di quegli uomini sta su voi tutti, o Italiani, che potete e non fate; su voi che, caldi di amor patrio a parole, non v'affratellate in concordia di lavori e di sacrificî con quei che s'adoprano a creare alle moltitudini l'opportunità; su voi che, fatti pubblico ozioso di chi move, condannate freddamente i tentativi _su piccola scala_, senza far cosa alcuna che renda possibili i tentativi maggiori; su voi che profondete in capricci e sollazzi di schiavi inviliti ed immemori, l'oro che potrebbe procacciar salute al Paese: su voi che, teneri dei vostri impieghi o dei vostri riposi, date apparenza di dottrina al vostro egoismo e sviate, colle illusioni, colle torte teoriche di progresso pacifico, e colle accuse ai migliori, la gioventù nostra dal diritto sentiero.

E il sangue di Pisacane e d'Agesilao Milano, il sangue di quanti morirono col nome di Patria sul labbro per suscitarvi ad opre virili, da Milano e Pisacane risalendo fino ai Bandiera, grida a voi degnamente, Italiani di Napoli: _sorgete e ribattete da uomini un'accusa che serpeggia crescente per tutta Europa_. Siete voi, iniziatori un tempo della lotta italiana, caduti per sempre? Non freme più vita sulle vostre terre, fuorchè quella dei vostri vulcani? Da parecchi anni voi diffondete attraverso l'Europa un lamento che riesce ignobile, se non profetizza, dimostrandola legittima, l'insurrezione: voi snudate, popolo Giobbe d'Italia, le vostre piaghe dinanzi a tutte le Nazioni, e non temete ch'esso dicano: _un popolo che soffre ciò ch'essi soffrono è un popolo degenerato; chi sopporta il bastone lo merita?_

Io ho, per amore del vero, scolpato i nostri, gli uomini che presero concerti con noi, dell'accusa di codardia: i nostri, comunque numerosi, son pur sempre minorità. Ma chi può scolpare un popolo intiero? Il popolo Napoletano sopporta in oggi una di quelle tirannidi che non solamente tormentano, ma disonorano. L'esercito Napoletano serve ad un sistema che tramuta il soldato in birro e carnefice dei proprî fratelli. Napoli ha, più che ogni altra parte d'Italia, propizia al moto l'opinione europea: e nessun Governo, dall'Austriaco in fuori, oserebbe combattere con armi aperte l'insurrezione. E dall'Austria l'assecura il resto d'Italia, presto a rispondere alla chiamata. Perchè non sorse, quando intese l'annunzio della discesa di Pisacane? Manca pur troppo finora ai nostri, non il coraggio, ma l'intelletto rapido, audace, dell'insurrezione. Se ciò che noi predichiamo da ormai dieci anni, _che al levarsi di una bandiera di libertà, supremo dovere, suprema salute, è insorgere dove che sia_, si facesse, Pisacane sarebbe in oggi capo della rivoluzione napoletana. Se una delle provincie collocate fra il punto di sbarco e la Capitale avesse, al primo giungere della nuova, romoreggiato armi e guerra, il concentramento di quei che oppressero Pisacane non s'operava. Mancò il tempo perchè si ricevessero istruzioni dal punto centrale? Che! non erano istruzioni viventi i generosi che venivano a sacrificarsi per voi? Aspettate, per farvi liberi, un cenno di Comitato?

Giovani del Regno! voi potete compiere una grande missione: e voi _dovete_ compirla, dapprima, perchè in mano vostra sta la salute d'Italia; poi--non v'incresca la franca fraterna parola--perchè v'è mestieri redimervi dall'accusa che vi dice scaduti e indegni dei vostri padri. Sorgete dunque e smentite l'accusa. Siano vostra parola d'ordine al combattere i nomi di Milano e di Pisacane. La terra che produce tali uomini non è fatta per rimanersi schiava, segno al disprezzo dei padroni e al compianto dei Popoli.

_Febbrajo 1858._

GIUSEPPE MAZZINI.

A LUIGI BONAPARTE[117]

I.

SIGNORE,

I tempi sovrastano minacciosi: la marea imperiale retrocede visibilmente. Voi lo sentite. Tutti i provvedimenti da voi adottati in Francia, dopo il 14 gennajo; le note e le intimazioni diplomatiche che voi, dal dì fatale, spargeste al di fuori, rivelano le ansie del terrore. Un senso d'intensa agonia--l'angoscia di Macbeth--vi rode l'animo, trapela da ogni vostro atto o parola. Il presentimento che _summa dies et ineluctabile fatum_ pendon su voi, v'incalza insistente. Il Signore di Glamis, il Signore di Cawdor e il re[118],--il Pretendente, il Presidente e l'Usurpatore--son condannati. L'incanto è sciolto. La coscienza dell'Umanità s'è riscossa, e guatandovi con piglio severo, vi esamina, scruta i vostri atti, e vi chiede conto delle vostre promesse. Da questo momento la vostra sorte è decisa. La coscienza dell'umanità scorgerà in breve che voi non siete che una menzogna vivente; una deforme ripetizione di un Passato spento da lungo tempo e per sempre; una pallida ombra furtivamente emersa dalla tomba di Sant'Elena, e non coronata dalla gloria immortale e dalla solenne missione del potente ch'ivi riposa; una parodia di potere, atta a negare, a dissolvere, a schiacciare per breve tempo, inetta ad affermare, ad organizzare, a edificar cosa, in cui l'avvenire possa adagiarsi. L'umanità chiede realità, non fantasmi; evoluzioni del principio d'educazione, che Dio le assegna a legge di vita, non fatti bastardi, arbitrarî, anormali, che han la vita d'un'ora. A tai fatti essa guarda, sospesa per meraviglia, un istante; poi passa, intimando alla importuna apparizione il ritorno nel nulla. E voi, signore, vi affrettate a tal termine. Voi potete viver mesi, non anni.

Allorchè, illegalmente, occupaste il potere, voi prometteste, quasi ad ammenda, di voler ridurre in pace la Francia--la Francia irrequieta, perturbata e perturbatrice. È governo l'imprigionare, il deportare, il soffocar la parola? È strumento di educazione il gendarme? apostolo di moralità e di mutua fidanza la spia? Voi annunciaste al rozzo paesano di Francia, che nuovi tempi albeggiavano, col vostro impero, per lui; che le gravezze sotto cui geme, andrebbero l'una dopo l'altra cessando. Ne sparve sol una? Potete voi additare un miglioramento qualsiasi della sua condizione, un solo elemento d'imposte rimosso? Potete spiegar come avvenga che il paesano oggidì si affratelli nella _Marianna_? Potete negare che lo storno dei fondi--già consacrati all'industria agricola--nei canali della speculazione aleatoria, aperti da voi, non abbia tolto al lavoratore di che procacciare strumenti al lavoro e migliorare la terra? Voi seduceste il traviato operajo, dichiarandovi l'_Empereur du peuple_, un Enrico IV sotto forma diversa, inteso ad assicurargli lavoro perenne, alte mercedi, e la _poule au pot_. Non è la _poule au pot_ vivanda alquanto cara oggi in Francia? Non costan più caro ancora gli affitti delle case, e parecchî fra gli oggetti più necessarî alla vita? Apriste nuove strade; tracciaste, per fini strategici e repressivi, nuove linee di comunicazione; distruggeste e riedificaste. Ma la moltitudine delle classi operaje appartiene forse tutta alla beneficata categoria dei muratori? Potete voi, a schiuder sorgenti di lavoro e di guadagni al proletario, metter sossopra indefinitamente Parigi, e le principali città di provincia? Potranno questi transitorî espedienti far mai le veci della produzione regolare, progressiva, normalmente richiesta? È forse la domanda della produzione in condizioni soddisfacenti al presente? Non sono tre quinti degli ebanisti, dei falegnami e degli operaî meccanici, senza impiego in Parigi? Voi adombraste alla borghesia, facilmente soggetta a paure e a lusinghe, sogni e speranze di raddoppiata attività industriale, sorgenti feconde di nuovi profitti, _eldoradi_ di stimolata esportazione e di operosità internazionale. Che avvenne di tutto ciò? La vitalità produttrice della Francia langue incagliata: le commissioni pel commercio diminuiscono: i capitali si celano. Voi avete, come il selvaggio, tagliato l'albero per coglierne le frutta; avete, intemperantemente e con mezzi artificiali, eccitato speculazioni sfrenate, immorali, che mentono larghe promesse solo a tradirle; avete, millantando progetti giganteschi, attratto da ogni parte della Francia a Parigi i risparmî de' piccoli capitalisti, deviandoli dalle fonti vere e permanenti della prosperità nazionale:--l'agricoltura, l'industria e il commercio. Questi risparmî furono ingojati e fatti sparire da qualche dozzina di speculatori privilegiati, sommersi in un lusso sfrenato e improduttivo, o copertamente trasferiti--potrei citar nomi della vostra famiglia--a salvamento in paesi stranieri. La metà de' progetti caddero, dimenticati, nel vuoto. Alcuni degli inventori viaggiano ora, per prudente riguardo, _à l'étranger_. Voi avete dinanzi una borghesia malcontenta; vi stringono le angustie dell'erario, stremato dei mezzi ordinarî, per 500 000 000 di franchi sprecati, nelle città principali di Francia, in pubblici lavori che non rendon profitto, pel _deficit_ di 300 000 000 nel vostro ultimo bilancio, con la _Ville de Paris_ carica di debiti, senz'altro rimedio da quello infuori di un nuovo prestito di 160 000 000 da aprirsi, non in nome vostro, chè non riuscirebbe, ma in nome del Consiglio di città; e, a pagarne l'usura, l'allargamento delle barriere, quindi dell'odiato _octroi_, sino alla cinta delle fortificazioni esterne. Il rimedio peserà gravissimo sulle classi operaje, provocandovi contro la _banlieue_, prima devota. I vostri artificî toccano il termine. D'ora innanzi, qualunque cosa facciate per ovviare alle difficoltà finanziarie del vostro regime, sarà un passo di più verso la fatale caduta. Viveste sin qui col prestigio del credito, ricorrendo ad una serie indefinita di prestiti. Or dove sono le sicurtà del credito avvenire? Roma e Napoleone saccheggiavano il mondo: voi non potete saccheggiar che la Francia; ai loro eserciti era dato vivere di conquista, ai vostri è vietato. Voi potete sognar conquiste; ardirle, arrischiarle, non mai. I dittatori romani, e vostro zio guidavano di persona gli eserciti conquistatori: se in voi, quantunque vago di mostre soldatesche e di uniformi dorate, sia capacità di condurre pochi battaglioni in accordo di azione, m'è dubbio. Dichiaraste alla Francia di combattere, solo per amore di lei, l'anarchia: dichiaraste che la libertà--la vera, la sobria, l'ordinata libertà--troverebbe sotto il regime dell'impero le più desiderabili e certe guarentigie; che il bonapartismo era un'idea, una scorta al progresso, auspice un potere forte ed accentrato; che una aristocrazia di capacità intellettuali, devote al progresso--la sola aristocrazia veramente divina--promoverebbe, voi patrocinante, la vita civile della Nazione.

Potete voi mostrare un solo vestigio di libertà in un paese ora caduto, vostra mercè, non dirò al di sotto dell'Inghilterra, ma al di sotto del Belgio, della Svizzera, del Piemonte? in un paese nel quale centinaja d'uomini stanno oggi rinchiusi nel castello d'If, per essere deportati in Algeria o a Lambessa, senz'ombra di processo, senza aver pur veduto faccia di magistrato? Potete voi additarci, nella vostra Francia imperiale, un solo periodico, una sola rivista indipendente? un solo corpo morale che abbia facoltà di manifestare il pensiero, i voti, le aspirazioni del paese? un solo potere autorizzato ad iniziar leggi? un sol uomo, che i suoi concittadini possano eleggere alle vostre pseudo-assemblee, senza ch'ei s'obblighi prima, con giuramento, a sostenere il vostro dispotico governo? Potete citare un sol uomo d'intelletto, che avvalori, presente ai vostri consigli, il vostro odioso sistema?--No: a voi non è dato trovare alcun ministro, alcun fautore, fuori del circolo dei vostri complici immediati: da Thiers a Guizot, da Cousin a Villemain, da Michelet a Giovanni Reynaud, la Francia intellettuale rifugge dal vostro contatto corruttore. Sono vostri uomini un Veuillot, l'avvocato della Saint-Barthélemy e della Inquisizione; un Garnier di Cassagnac, il partigiano della schiavitù dei negri, ed altri sì fatti. A rinvenire un uomo che fosse degno di dare il nome allo scritto da voi indirizzato all'Inghilterra, vi fu forza ricorrere a tale, che apostatò dal legittimismo e dalla repubblica[119]. Vantaste, or non è molto, in faccia all'Europa, che il cuore della Francia era vostro; che lieta, felice, tranquilla, essa vi celebrava salvatore. Passarono pochi mesi: uno scoppio fu udito nella _Rue Lepelletier_: e con selvaggie, paurose ordinanze di repressione, con appelli, parte minacciosi, parte supplichevoli, all'Europa, collo spartimento militare del paese, con una spada al sommo del Ministero dell'interno, voi dichiarate ora, dopo sette anni d'illimitata signoria--concentrato un numeroso esercito, prive le schiere nazionali dei capi temuti--che non potete vivere nè governare, se la Francia non sia convertita in una vasta Bastiglia, l'Europa in una dipendenza della polizia imperiale. Per quanto schiacciata, la Francia _non può_ trasformarsi in una Bastiglia; l'Europa _non vuole_ ridursi per amor vostro a divenire ministra della polizia de' vostri Côrsi. Rassegnatevi quindi al vostro fato, e cadete.

Il vostro impero tornò in menzogna; e le menzogne non durano. Voi pervertiste la vita economica della Francia in una trista speculazione; la vita religiosa in ipocrisia cattolica; la vita politica in negazione dispotica del diritto e della libertà; la vita sociale in bisogna di gendarmi e di spie; la vita intellettuale in una lacuna. Il vostro, o signore, non è governo:--governo è cosa sacra; significa rappresentanza, perfezionamento dell'anima di un popolo libero, per mezzo dei migliori e dei più capaci;--il vostro non è che il _fatto_ insano, momentaneo, sconsacrato, di un individuo, d'un pugno di avventurieri, di pochi preti e d'un esercito di pretoriani, congiurati a soffocare _pro tempore_, nel loro proprio paese, anima, virtù, intelletto. E gli avventurieri assicurano già gli avanzi del loro bottino nei fondi americani od inglesi; i preti vi sopraffanno, presti ad abbandonarvi ove esitiate nel retrogrado corso; i pretoriani si affrettano alla prefettura, cercando che dica di Parigi il telegrafo, prima di abbattere il tumulto di Châlons[120]. Tristi sintomi questi. Non sentite--sinistro indizio d'imminente rovina--tremarvi sotto i piedi la terra?

II.

Sì; l'impero si è chiarito menzogna. Voi lo formaste, o signore, ad imagine vostra. Nessun uomo in Europa, nell'ultimo mezzo secolo, da Talleyrand in fuori, ha mentito al pari di voi: e _in ciò_ sta il segreto del vostro temporaneo potere. In questa nostra malferma e scettica età, le menzogne sono agevolmente credute; senonchè non approdano.

Voi, insieme con vostro fratello, chiamaste _causa sacra_, nel 1831[121], la insurrezione delle popolazioni romane contro il papa; dal 49 in poi voi infliggeste a quella causa l'insulto di _demagogica_.

In Arenemberg, nel 1833[122], diceste che, essendo ogni nobile anima cacciata in esilio dai Governi, o perseguitata, andavate superbo di appartenere alla tribù dei proscritti. Voi avete organizzato dappoi una universale, incessante persecuzione contr'essi.

Nel 1836, allorchè, dopo l'attentato di Strasburgo, Luigi Filippo vi bandì nell'America, vi dichiaraste conscio di esser _reo_ verso lui, _profondamente commosso_ dalla sua _generosa clemenza_, e vincolato a non più cospirargli contro[123]. Due anni dopo cospiravate dalla Svizzera. Quattro anni dopo approdaste a Boulogne.

Nel 1848, vi affrettaste a Parigi, «per seguire la bandiera della Repubblica, e darle prova di devozione»[124].

In quello stesso anno scriveste[125]:

«In presenza della sovranità nazionale non posso nè voglio reclamare cosa alcuna oltre i diritti di cittadino francese».

Scriveste, come candidato alla presidenza in novembre[126]: «Non deve esistere ambiguità fra me e voi. Io non sono uomo ambizioso che sogni impero... Educato in libere terre e ammaestrato dalla sventura, rimarrò sempre fedele ai doveri che la volontà dell'Assemblea e i vostri voti m'impongono. Ove io fossi eletto presidente, m'impegnerei sull'onore a cedere, dopo quattro anni, a chi mi succedesse, un potere fatto più forte e la libertà intatta».

Scriveste come presidente in dicembre[127]: «Il giuramento da me prestato prescrive la mia futura condotta..... Riguarderò nemici del paese tutti coloro che tentassero di mutare con mezzi illegali ciò che l'intera Francia ha decretato». Prima che queste parole fossero proferite, Cavaignac aveva divisato una spedizione a Roma, solo a tutelare la sicurezza personale del Papa. Voi biasimaste la proposta. «Non potrei--diceste--dare mai il mio voto ad una dimostrazione militare, nociva agli stessi interessi che è intesa a proteggere»[128]. Quattro mesi dopo le vostre truppe sbarcavano a Civitavecchia.

Dichiaraste nel 1849[129], in un proclama dettato al generale Oudinot, che «non era vostro intento di esercitare su Roma una influenza opprimente, nè d'imporle un governo contrario al volere del popolo». Tre mesi appresso, Roma, il suo governo, la volontà del popolo, erano inesorabilmente schiacciati. Indi a non molto, in agosto[130], prometteste ottenerle «generale amnistia, amministrazione secolare, leggi civili e liberale governo». Le vostre truppe sono ancora in Roma, e nulla fu ottenuto, nè chiesto.

Nel 1849 concludeste il vostro primo messaggio[131], dicendo: «Saprò meritare la fiducia della Nazione, conservando la costituzione che ho giurata».

Nel 1850[132], proferiste solennemente questo parole: «Se nella costituzione sono difetti e pericoli, è in potere di voi tutti il torli via. Io solo, vincolato dal mio giuramento, mi sento in dovere di tenermi strettamente nei limiti della medesima».

Nel 1851, pochi giorni prima del _colpo di stato_[133], voi diceste all'esercito: «Non dimanderò altro da voi che i miei diritti riconosciuti dalla costituzione».

E il 2 dicembre stesso, pendente ancora il risultato finale del disegno di usurpazione, proclamaste che: «Era vostro dovere il proteggere la repubblica»[134].

Indi sopravvennero la improvvisa violazione di ogni promessa giurata, l'ambiziosa volontà di un solo sostituita alla volontà legalmente espressa della nazione, il feroce appello alla forza brutale, gli ordini inesorabili a Saint-Arnaud; l'Assemblea parte dispersa, parte imprigionata, i generali arrestati; la _Francia cosacca_ avventata contro la _Francia repubblicana_; Parigi data in preda ad una soldatesca compra, briaca, incitata, feroce; il fuoco di linea nei Boulevards contro una popolazione inerme, inoffensiva, il macello regolarmente praticato a mettere terrore negli animi dei futuri elettori; donne e fanciulli massacrati nelle loro case, fucilati i prigionieri, 2652 vittime[135]: 88 rappresentanti del popolo proscritti, 100 000 uomini posti in prigione, deportati, confinati, senza pur mostra di giudizio: infine il trionfo, e il simulacro della elezione.

E sopra un tale sistema di menzogne, sopra edificio sì fatto di fango e di sangue, speraste inalzare una dinastia! Credeste che la idolatria transitoria, prestata al successo da tutti i poteri che or sono, potesse prevalere contro il marchio di Caino, che Dio e la eterna giustizia vi stampavano in fronte!

V'ha tal cosa, o signore, che sta sopra al successo: Dio;--tale che è più forte del fatto: il Diritto;--tale che è più alto e più durevole d'ogni idolatria: il Tempo. Potreste voi balzar di trono Iddio? Cancellare il diritto? Abolire il tempo? Perchè, sin che splenda lume di verità dall'alto alle menti, e la idea del diritto alberghi nel cuore dell'uomo e tempo sia dato agli eventi, nè vero o falso imperatore, nè zio privilegiato di genio, nè satanicamente astuto nipote, possono nel secolo XIX sostituire il proprio egoismo allo inoltrarsi provvidenziale dell'umanità; nè può un individuo, per quanto sostenuto da bajonette e da preti, farsi innanzi e dire: «io sono la mente irresponsabile, maggiore d'ogni esame, di 35 000 000 di uomini», senza condannarsi a cadere, esempio agli oppressori, insegnamento profondo agli oppressi. Dopo il passo del Rubicone è il vindice pugnale di Bruto: dopo le Tuileries, Sant'Elena: e, nell'intervallo, una breve, irrequieta, esosa vicenda di paure e di rimorsi: indi la storia, la coscienza universale del genere umano, che infama in eterno il tiranno. È legge; legge certa, ineluttabile. Voi avete trafficato sul vizio e sulla debolezza; fatto assegnamento sul terrore e sulla codardia: misurato, con l'occhio penetrante del gran Dissolvitore, la scorza delle corruttele, in che il materialismo del primo impero, quindici anni di gesuitica opposizione monarchica, l'egoismo posto sul trono durante il regno di Luigi Filippo, e i sogni anarchici di un socialismo settario, avvilupparono il core de' vostri concittadini, e diceste a voi stesso: son miei. Dimenticaste che, sotto la melmosa superficie, rimaneva non doma, non tocca, la nobile e solida madre-terra di Francia, la terra che diè vita a Giovanna d'Arco, e agli uomini giganti della Rivoluzione. Dimenticaste che l'Europa, anche l'Europa ufficiale, atea, adoratrice del fatto, s'inchinerebbe a voi sol quanto fosse richiesto dal progressivo pacifico incremento del fatto medesimo, mentre ora la forza di questo, per minaccie e pericoli, visibilmente declina. E dimenticaste che tra voi e l'Europa materialista stanno uomini che voi non potete nè piegare nè frangere, la cui vita è incarnazione di un principio, che agisce, da Maratona in poi, sulla razza europea, e i quali riusciranno da ultimo più forti di voi perchè non ruppero mai i loro giuramenti, e non combattono, come voi fate, per mire egoiste e malvagie ambizioni. Noi, uomini del diritto e della libertà, conquistammo l'Inquisizione e il grande Impero. Siatene certo, o signore, noi vinceremo voi pure.

Vi avremmo già vinto se stato non fosse per l'Inghilterra.

III.

Voi siete ingrato all'Inghilterra, o signore. Senza l'Inghilterra, senza l'ajuto che, in un malaugurato momento, il Governo inglese vi porse, non sareste più da gran tempo. Voi dovete all'Inghilterra quella specie di adozione fra i poteri costituiti di Europa, che, solo, non avreste mai conquistata. L'alleanza inglese ha tenuto in freno sin qui l'Italia e la Francia. A voi piace oggi por ciò in oblìo. Alludete sovente ai vantaggi procacciati dall'alleanza agli Inglesi, e ne parlate come di evento concepito e creato da voi. Ambo le asserzioni sono false. E dacchè molti Inglesi sono proni a lasciarsi ancora ingannare dall'audacia delle vostre parole, non sarà senza frutto ch'io qui, in nome della verità, suggelli la mia doppia protesta contr'esse.