Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I

Chapter 8

Chapter 83,166 wordsPublic domain

Così gl'infausti moti del 1820, del 1821, del 1831, m'insegnavano gli errori che bisognava a ogni patto evitare. I più, confondendo individui e cose, traevano, dal mal esito, cagione di profondo sconforto. Per me, non ne esciva se non il convincimento che il _successo era un problema di direzione_ e non altro. Il biasimo meritato dagli uomini che avevano diretto ricadeva, dicevano, sul paese: il solo fatto dell'essere essi e non altri saliti al potere, rappresentava per tutti quasi un vizio inerente alle condizioni d'Italia: la media, per così dire, della potenza rivoluzionaria italiana. Io non vedeva in quella scelta se non un errore di logica capace di rimedio. Ed era quello, prevalente anche oggi pur troppo, di _fidare la scelta dei capi delle insurrezioni a quei che non le hanno operate_. In virtù d'un senso di legalità buono in sè, ma spinto oltre i termini del dovere; per un timore, onorevole nell'origine ma esagerato e improvvido, di soggiacere all'accusa di anarchia o d'ambizione; per un'abitudine tradizionale di fiducia, giusta solamente in condizioni normali, negli uomini provetti d'anni e di nome più o meno illustre nelle loro località; finalmente per una assoluta inesperienza della natura e dello sviluppo dei grandi fatti rivoluzionarî, il popolo e la gioventù avevano ceduto sempre il diritto di dirigere ai primi che, con un'apparenza di legalità, si erano presentati ad esercitarlo. La cospirazione e la rivoluzione erano state sempre rappresentate da due ordini diversi d'uomini: gli uni messi da banda dopo d'avere rovesciato gli ostacoli, gli altri sottentrati il dì dopo a dirigere lo sviluppo d'una idea che non era la loro, d'un disegno che non avevano maturato, d'un'impresa della quale non avevano studiato mai le difficoltà o gli elementi e colla quale non si erano, nè per sacrificio nè per entusiasmo, immedesimati. Quindi l'andamento del moto trasformato in un subito. Così, nel 1821, in Piemonte, lo sviluppo del concetto rivoluzionario era stato affidato ad uomini i quali, come Dal Pozzo[12], Villamarina, Gubernatis, erano rimasti stranieri alla cospirazione. Così in Bologna s'erano accettati a membri del governo provvisorio uomini approvati dal governo stesso che si rovesciava: il loro titolo era un editto di monsignore Paracciani Clarelli. Così generalmente, i consigli d'amministrazione comunale, assunto il nome di consessi civici, s'erano dichiarati rappresentanti legali del popolo e avevano eletto, senza dritto alcuno, le autorità provvisorie. Ora predominavano in questi Consigli gli uomini di età canuta, nudriti di vecchie idee, sospettosi della gioventù e atterriti ancora degli eccessi della Rivoluzione Francese; il loro liberalismo era quello ch'oggi chiamano _moderato_, fiacco, pauroso, capace d'una timida, legale opposizione su particolari, non risalente mai a principî. E sceglievano naturalmente uomini di tendenze affini, discendenti di vecchie famiglie, professori, avvocati di molti clienti, diseredati dell'intelletto, dell'entusiasmo, dell'energia che compiono le rivoluzioni. I giovani, fidenti, inesperti, cedevano: dimenticavano l'immensa diversità che corre tra i bisogni d'un popolo servo e d'un popolo libero e che difficilmente gli uomini, i quali rappresentarono gli interessi individuali o municipali del primo sono atti a rappresentare gli interessi politici o nazionali dell'ultimo.

Per riflessioni siffatte, deliberai finalmente di seguire l'istinto mio e fondai la GIOVINE ITALIA, dandole per base il seguente Statuto

ISTRUZIONE GENERALE PER GLI AFFRATELLATI

NELLA

GIOVINE ITALIA

LIBERTÀ. EGUAGLIANZA. UMANITÀ.

_INDIPENDENZA._ _UNITÀ._

§ 1.º

La _Giovine Italia_ è la fratellanza degli Italiani credenti in una legge di _Progresso_ e di _Dovere_; i quali, convinti che l'Italia è chiamata ad esser Nazione--che può con forze proprie crearsi tale--che il mal esito dei tentativi passati spetta, non alla debolezza, ma alla pessima direzione degli elementi rivoluzionarî--che il segreto della potenza è nella costanza e nell'unità degli sforzi--consacrano, uniti in associazione, il pensiero e l'azione al grande intento di restituire l'Italia in Nazione di liberi ed eguali, _Una_, _Indipendente_, _Sovrana_.

§ 2.º

L'Italia comprende: 1.º L'Italia continentale e peninsulare fra il mare al sud, il cerchio superiore dell'Alpi al nord, le bocche del Varo all'ovest, e Trieste all'est; 2.º le isole dichiarate italiane dalla favella degli abitanti nativi e destinate ad entrare, con un'organizzazione amministrativa speciale, nell'unità politica italiana.

La Nazione è l'universalità degli Italiani affratellati in un patto e viventi sotto una legge comune.

§ 3.º

_Basi dell'Associazione._

Quanto più l'intento d'un'associazione è determinato, chiaro, preciso, tanto più i suoi lavori procederanno spediti, securi, efficaci.--La forza d'una associazione è riposta, non nella cifra numerica degli elementi che la compongono, ma nella omogeneità di questi elementi, nella perfetta concordia dei membri circa la via da seguirsi, nella certezza che il dì dell'azione li troverà compatti e serrati in falange, forti di fiducia reciproca, stretti in unità di volere intorno alla bandiera comune. Le associazioni che accolgono elementi eterogenei e mancano di programma possono durare apparentemente concordi per l'opera di distruzione, ma devono infallibilmente trovarsi il dì dopo impotenti a dirigere il movimento, e minate dalla discordia tanto più pericolosa, quanto più i tempi richiedono allora unità di scopo e di azione.

Un principio implica un metodo; in altri termini: quale il fine, tali i mezzi. Finchè il vero e pratico scopo d'una rivoluzione si rimarrà segreto ed incerto, incerta pure rimarrà la scelta dei mezzi atti a promoverla e consolidarla. La rivoluzione procederà oscillante nel suo cammino, quindi debole e senza fede. La storia del passato lo insegna.

Qualunque, individuo o associazione, si colloca iniziatore d'un mutamento nella nazione, deve sapere a che tende il mutamento ch'ei provoca. Qualunque presume chiamare il popolo all'armi, deve potergli dire il perchè. Qualunque imprende un'opera rigeneratrice, deve avere una credenza: s'ei non l'ha, è fautore di torbidi e nulla più: promotore d'un'anarchia alla quale ei non ha modo d'imporre rimedî e termine. Nè il popolo si leva mai per combattere quand'egli ignora il premio della vittoria.

Per queste ragioni, la _Giovine Italia_ dichiara senza reticenza ai suoi fratelli di patria il programma in nome del quale essa intende combattere. Associazione tendente anzi tutto a uno scopo d'insurrezione, ma essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno, essa espone i principî pe' quali l'educazione nazionale deve avverarsi, e dai quali soltanto l'Italia può sperare salute e rigenerazione. Predicando esclusivamente ciò ch'essa crede verità, l'associazione compie un'opera di dovere e non d'usurpazione. Preponendo al fatto la via ch'essa crede doversi tenere dagli Italiani per raggiunger lo scopo; inalzando davanti all'Italia una bandiera e chiamando ad organizzarsi tutti coloro che la stimano sola rigeneratrice, essa non sostituisce questa bandiera a quella della Nazione futura. La Nazione libera e nel pieno esercizio della sovranità, che spetta a lei sola, darà giudizio inappellabile e venerato intorno al principio, alla bandiera e alla legge fondamentale della propria esistenza.

La _Giovine Italia_ è repubblicana e unitaria.

_Repubblicana:_--perchè, teoricamente, tutti gli uomini d'una Nazione sono chiamati, per la legge di Dio e dell'umanità, ad esser liberi, eguali, e fratelli; e l'istituzione repubblicana è la sola che assicuri questo avvenire,--perchè la sovranità risiede essenzialmente nella nazione, sola interprete progressiva e continua della legge morale suprema,--perchè, dovunque il privilegio è costituito a sommo dell'edificio sociale, vizia l'eguaglianza dei cittadini, tende a diramarsi per le membra, e minaccia la libertà del paese,--perchè dovunque la sovranità è riconosciuta esistente in più poteri distinti, è aperta una via alle usurpazioni, la lotta riesce inevitabile tra questi poteri, e all'armonia, ch'è legge di vita alla società, sottentra necessariamente la diffidenza e l'ostilità organizzata--perchè l'elemento monarchico, non potendo mantenersi a fronte dell'elemento popolare, trascina la necessità d'un elemento intermediario d'aristocrazia, sorgente d'ineguaglianza e di corruzione all'intera nazione--perchè, dalla natura delle cose e dalla storia è provato, che la monarchia elettiva tende a generar l'anarchia, la monarchia ereditaria a generare il dispotismo--perchè, dove la monarchia non s'appoggia, come nel medio-evo, sulla credenza, oggi distrutta, del diritto divino, riesce vincolo mal fermo d'unità e d'autorità nello Stato--perchè la serie progressiva dei mutamenti europei guida inevitabilmente le società allo stabilimento del principio repubblicano, e l'inaugurazione del principio monarchico in Italia trascinerebbe la necessità d'un'altra rivoluzione tra non molti anni.

_Repubblicana_--perchè, praticamente, l'Italia non ha elementi di monarchia: non aristocrazia venerata e potente che possa piantarsi fra il trono e la nazione: non dinastia di principi italiani che comandi per lunghe glorie e importanti servizî resi allo sviluppo della nazione, gli affetti o le simpatie di tutti gli Stati che la compongono--perchè la tradizione italiana è tutta repubblicana: repubblicane le grandi memorie: repubblicano il progresso della nazione e la monarchia s'introdusse quando cominciava la nostra rovina e la consumò: fu serva continuamente dello straniero, nemica al popolo, e all'unità nazionale--perchè le popolazioni dei diversi Stati italiani, che si unirebbero, senza offesa alle ambizioni locali, in un principio, non si sottometterebbero facilmente ad un Uomo, escito dall'un degli Stati, e le molte pretese trascinerebbero il Federalismo--perchè il principio monarchico messo a scopo dell'insurrezione italiana trascinando con sè per forza di logica tutte le necessità del sistema monarchico, concessioni alle corti straniere, rispetto alla diplomazia e fiducia in essa, e repressione dell'elemento popolare, unico potente a salvarci, e autorità fidata ad uomini regî interessati a tradirci, rovinerebbe infallibilmente l'insurrezione--perchè il carattere assunto successivamente dai moti tentati in Italia insegna l'attuale tendenza repubblicana--perchè a sommovere un intero popolo è necessario uno scopo che gli parli direttamente, e intelligibilmente, di diritti e vantaggi _suoi_--perchè, destinati ad avere i governi contrarî tutti per sistema e terrore all'opera della nostra rigenerazione, ci è forza, per non rimanere soli nell'arena, di chiamarvi con noi i popoli levando in alto una bandiera di popolo e invocandoli a nome di quel principio che domina in oggi tutte le manifestazioni rivoluzionarie d'Europa.

La _Giovine Italia è Unitaria_--perchè senza Unità non v'è veramente Nazione--perchè senza Unità non v'è forza, e l'Italia, circondata da nazioni unitarie, potenti e gelose, ha bisogno anzi tutto d'essere forte--perchè il Federalismo, condannandola all'impotenza della Svizzera, la porrebbe sotto l'influenza necessaria d'una o d'altra delle nazioni vicine--perchè il Federalismo ridando vita alle rivalità locali, oggimai spente, spingerebbe l'Italia a retrocedere verso il medio-evo--perchè il Federalismo, smembrando in molte piccole sfere la grande sfera nazionale, cederebbe il campo alle piccole ambizioni e diverrebbe sorgente d'aristocrazia--perchè, distruggendo l'unità della grande famiglia italiana, il Federalismo distruggerebbe dalle radici la missione che l'Italia è destinata a compiere nell'Umanità--perchè la serie progressiva dei mutamenti europei guida inevitabilmente le società europee a costituirsi in vaste masse unitarie--perchè tutto quanto il lavoro interno dell'incivilimento italiano tende da secoli, per chi sa studiarlo, alla formazione dell'Unità--perchè tutte le objezioni fatte al sistema unitario si riducono ad objezioni contro un sistema di concentrazione e di dispotismo amministrativo che nulla ha di comune coll'Unità.--La _Giovine Italia_ non intende che l'Unità nazionale implichi _dispotismo_, ma concordia e associazione di tutti.--La vita inerente alle località dev'esser libera e sacra. L'organizzazione _amministrativa_ dev'esser fatta su larghe basi, e rispettare religiosamente le libertà di comune; ma l'organizzazione _politica_ destinata a rappresentar la Nazione in Europa dev'essere una e centrale. Senza unità di credenza e di patto sociale, senza unità di legislazione politica, civile e penale, senza unità di educazione e di rappresentanza, non v'è Nazione.

Su queste basi e sulle loro conseguenze dirette esposte negli scritti dall'associazione, la _Giovine Italia_ è credente, e non accoglie ne' suoi ranghi se non chi le accetta. Sulle applicazioni minori, e nelle molte questioni secondarie di organizzazione politica da proporsi, essa lavora e lavorerà: ammette ed esamina le divergenze, e invita i membri dell'associazione a occuparsene. L'associazione pubblicherà via via scritti appositi su ciascuna delle basi accennate e sulle principali questioni che ne derivano, esaminate dall'alto della legge di Progresso che regola la vita dell'Umanità e della Tradizione Nazionale Italiana.

I principî generali della _Giovine Italia_ comuni agli uomini di tutte le nazioni, e gli accennati fin qui sulla nazione italiana in particolare, verranno predicati, svolti, e tradotti popolarmente dagli iniziatori agli iniziati, e dagli iniziati, quanto più possono, all'universalità degli Italiani.

Iniziati e iniziatori non dimenticheranno mai che le applicazioni morali di principî siffatti sono le prime e le più essenziali--che senza moralità non v'è cittadino--che il principio d'una santa impresa è la santificazione dell'anima colla virtù--che dove la condotta pratica degli individui non è in perfetta armonia co' principî, la predicazione de' principî è una profanazione infame e una ipocrisia--che solamente colla virtù i fratelli nella _Giovine Italia_ potranno conquistare le moltitudini alla loro fede--che se noi non siamo migliori d'assai di quanti negano i nostri principî, non siamo che meschini settarî--che la _Giovine Italia_ è non setta, o partito, ma credenza ed apostolato. Precursori della rigenerazione italiana, noi dobbiamo posare la prima pietra della sua religione.

§ 4.º

I mezzi de' quali la _Giovine Italia_ intende valersi per raggiunger lo scopo sono l'Educazione e l'Insurrezione. Questi due mezzi devono usarsi concordemente ed armonizzarsi. L'Educazione, cogli scritti, coll'esempio, colla parola, deve conchiudere sempre alla necessità e alla predicazione dell'insurrezione; l'insurrezione, quando potrà realizzarsi, dovrà farsi in modo che ne risulti un principio d'educazione nazionale. L'educazione, necessariamente segreta in Italia, è pubblica fuori d'Italia.--I membri della _Giovine Italia_ devono contribuire a raccogliere ed alimentare un fondo per le spese di stampa e di diffusione.--La missione degli esuli Italiani è quella di costituire l'apostolato. L'intelligenza indispensabile ai preparativi dell'insurrezione è, dentro e fuori, segreta.

L'insurrezione dovrà presentare ne' suoi caratteri il programma in germe della Nazionalità italiana futura. Dovunque l'iniziativa dell'insurrezione avrà luogo, avrà bandiera italiana, scopo italiano, linguaggio italiano.--Destinata a formare un Popolo, essa agirà in nome del Popolo e si appoggerà sul Popolo, negletto finora.--Destinata a conquistare l'Italia intera, essa dirigerà le sue mosse dietro un principio d'invasione, d'espansione, il più possibilmente vasto ed attivo.--Destinata a ricollocare l'Italia nell'influenza tra' popoli e nel loro amore, essa dirigerà i suoi atti a provare loro l'identità della causa.

Convinti che l'Italia può emanciparsi colle proprie forze--che a fondare una Nazionalità è necessaria la coscienza di questa nazionalità, e che questa coscienza non può aversi, ogni qual volta l'insurrezione si compia o trionfi per mani straniere--convinta d'altra parte che qualunque insurrezione s'appoggi sull'estero dipende dai casi dell'estero e non ha mai certezza di vincere--la _Giovine Italia_ è decisa a giovarsi degli eventi stranieri, ma non a farne dipendere l'ora e il carattere dell'insurrezione. La _Giovine Italia_ sa che l'Europa aspetta un segnale e che, come ogni altra nazione, l'Italia può darlo. Essa sa che il terreno è vergine ancora per l'esperimento da tentarsi--che le insurrezioni passate non s'appoggiarono che sulle forze di una classe sola, non mai sulle forze dell'intera nazione--che ai venti milioni d'Italiani manca non potenza per emanciparsi, ma la fede sola. Essa ispirerà questa fede, prima colla predicazione, poi coi caratteri e coll'energia dell'iniziativa.

La _Giovine Italia_ distingue lo stadio dell'insurrezione dalla rivoluzione. La rivoluzione incomincerà quando l'insurrezione avrà vinto. Lo stadio dell'insurrezione, cioè tutto il periodo che si stenderà dall'iniziativa alla liberazione di tutto il territorio italiano continentale, dev'esser governato da un'autorità provvisoria, dittatoriale, concentrata in un piccol numero d'uomini. Libero il territorio, tutti i poteri devono sparire davanti al Concilio Nazionale, unica sorgente di autorità nello Stato.

La guerra d'insurrezione per bande è la guerra di tutte le Nazioni che s'emancipano da un conquistatore straniero. Essa supplisce alla mancanza, inevitabile sui principî delle insurrezioni, degli eserciti regolari--chiama il maggior numero d'elementi sull'arena--si nutre del minor numero possibile d'elementi--educa militarmente tutto quanto il popolo--consacra colla memoria de' fatti ogni tratto del terreno patrio--apre un campo d'attività a tutte le capacità locali--costringe il nemico a una guerra insolita--evita le conseguenze d'una disfatta--sottrae la guerra nazionale ai casi d'un tradimento--non la confina a una base determinata d'operazioni--è invincibile, indestruttibile. La _Giovine Italia_ prepara dunque gli elementi a una guerra per bande, e la provocherà, appena scoppiata l'insurrezione. L'esercito regolare, raccolto e ordinato con sollecitudine, compirà l'opera preparata dalla guerra d'insurrezione.

Tutti i membri della _Giovine Italia_ lavoreranno a diffondere questi principî d'insurrezione. L'associazione li svolgerà cogli scritti, ed esporrà, a tempo, le idee e i provvedimenti che devono governare lo stadio dell'insurrezione.

§ 5.º

Tutti i fratelli della _Giovine Italia_ verseranno nella cassa sociale una contribuzione mensile di 50 centesimi. Quei tra loro che potranno, s'astringeranno nel momento della loro iniziazione all'offerta mensile d'una somma maggiore, corrispondente alle loro facoltà.

§ 6.º

I colori della _Giovine Italia_ sono: il _bianco_, il _rosso_, il _verde_.

La bandiera della _Giovine Italia_ porta su quei colori, scritte da un lato le parole: _Libertà_, _Uguaglianza_, _Umanità_; dall'altro: _Unità_, _Indipendenza_.

§ 7.º

Ogni iniziato nella _Giovine Italia_ pronunzierà davanti all'Iniziatore la formula di promessa seguente:

Nel nome di Dio e dell'Italia,

Nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide, straniera o domestica,

Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m'ha posto, e ai fratelli che Dio m'ha dati--per l'amore, innato in ogni uomo, ai luoghi dove nacque mia madre e dove vivranno i miei figli--per l'odio, innato in ogni uomo, al male, all'ingiustizia, all'usurpazione, all'arbitrio--pel rossore ch'io sento in faccia ai cittadini dell'altre nazioni, del non avere nome nè diritti di cittadino, nè bandiera di nazione, nè patria--pel fremito dell'anima mia creata alla libertà, impotente ad esercitarla, creata all'attività nel bene e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servitù--per la memoria dell'antica potenza--per la coscienza della presente abjezione--per le lagrime delle madri italiane pei figli morti sul palco, nelle prigioni, in esilio--per la miseria dei milioni:

Io N. N.

Credente nella missione commessa da Dio all'Italia, e nel dovere che ogni uomo nato Italiano ha di contribuire al suo adempimento;

Convinto che dove Dio ha voluto fosse Nazione, esistono le forze necessarie a crearla--che il Popolo è depositario di quelle forze--che nel dirigerle pel Popolo e col Popolo sta il segreto della vittoria;

Convinto che la Virtù sta nell'azione e nel sagrificio--che la potenza sta nell'unione e nella costanza della volontà;

Do il mio nome alla _Giovine Italia_, associazione d'uomini credenti nella stessa fede, e giuro:

Di consecrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in Nazione _Una_, _Indipendente_, _Libera_, _Repubblicana_;

Di promovere con tutti i mezzi, di parola, di scritto, d'azione, l'educazione de' miei fratelli italiani all'intento della _Giovine Italia_, all'associazione che sola può conquistarlo, alla virtù che sola può rendere la conquista durevole;

Di non appartenere, da questo giorno in poi, ad altre associazioni;

Di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse, nello spirito della _Giovine Italia_, da chi rappresenta con me l'unione de' miei fratelli, e di conservarne, anche a prezzo della vita, inviolati i segreti;

Di soccorrere coll'opera e col consiglio a' miei fratelli nell'associazione,

ORA E SEMPRE.

Così giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.

* * * * *

Io giurai, primo, quello Statuto. Molti lo giurarono con me allora e poi, i quali sono oggi cortigiani, faccendieri di consorterie _moderate_, servi tremanti della politica di Bonaparte e calunniatori e persecutori dei loro antichi fratelli. Io li disprezzo. Essi possono aborrirmi, come chi ricorda loro la fede giurata e tradita; ma non possono citare un sol _fatto_ a provare ch'io abbia mai falsato quel giuramento. Oggi come allora io credo nella santità e nell'avvenire di quei principî: vissi, vivo e morrò repubblicano, testimoniando sino all'ultimo per la mia fede. S'essi mai volessero dirmi, quasi a discolpa, ch'io pure mi adoprai negli ultimi due anni e tuttavia m'adopro per l'Unità sotto una bandiera monarchica, io additerei loro le linee dello Statuto che dicono: _l'Associazione non sostituisce la sua bandiera a quella della Nazione futura: la Nazione libera. . . . . . darà giudizio. . . . . venerato_.--Il popolo d'Italia è oggi travolto da una illusione, che lo trascina a sostituire l'Unità materiale all'Unità morale e alla propria rigenerazione: non io. Io piego la testa, dolente, alla Sovranità nazionale, ma la monarchia non m'avrà impiegato nè servo; e se la mia fede poggiasse sul Vero, dirà il futuro.