Sciogli la treccia, Maria Maddalena; romanzo
Part 9
La terza donna della comitiva era la sua cameriera, tanto bellina e tanto giovine quanto la contessa invano pretendeva di essere ancora. Ho detto contessa, poichè sopra il suo astuccio per le sigarette, legato al polso, figurava una corona di diamanti con nove punte. Nelle case da giuoco e negli alberghi eleganti è difficile incontrare personaggi che non portino titoli di nobiltà. Certo è questa una nobiltà creata dagli albergatori e che finirà lentamente con invadere l'Almanacco di Gotha. I domestici, quando ricevono buone mance, non sanno far a meno di rispondere:--«Merci, madame la Comtesse; à vos services, Monsieur le Marquis!»--A furia di sentirsi attribuire questi lusinghieri appannaggi, un tale finisce poi con iscoprire tra i suoi bisavoli un glorioso Cavaliere delle Crociate. Il suo patriziato figura con eleganza nell'albo de' forestieri, ed in fin dei conti anche la nobiltà è un'opinione, come tutto il resto.
L'ultima era Odette Litzine, la quale aveva da qualche anno perduto il suo illustre e munifico protettore; però di lui conservava, con i vestigi della sua liberalità, l'ultime sillabe del suo nome: un principe Galitzine.
Era una squisita giovine creatura, molto bionda, con la carnagione trasparente come se fosse in porcellana di Sèvres. Aveva due magnifici occhi, appassionati come gli occhi d'una educanda la quale si strugga di solitario amore; il suo corpo era esile ma ben formato, voluttuoso più de' suoi occhi, attraente come la sua pericolosa innocenza. Quel giorno era venuta in automobile da Biarritz verso l'ora del tè; anch'ella, come Socorrito fiore di Siviglia, sperava che si giocasse alla «roulette». Aveva trovato invece quell'orribile «trente et quarante,--«où jamais je n'ai été fichue de gagner une thune!...» Si era messa a giocare verso le sei e terminava ora, senz'aver mangiato che qualche «sandwich», con un bicchiere di Porto, nell'intervallo fra un mazzo e l'altro.
--Pense donc!--ella diceva a Madlen;--j'avais sur moi plus de huit mille francs, et je les ai perdus en vingt minutes. Blanche m'a prêté mille francs; Garigou, tu sais, Garigou le tenor, m'en a prêté encore mille... J'ai voulu taper la Direction, mais le caissier, ce vilain chameau, m'a dit qu'il n'y avait pas le Directeur. Penses-tu!... Pour me prêter cinquante louis il fallait déranger le Roi d'Espagne! Alors Blanche a été tout ce qu'il y a de plus gentil; n'ayant plus le sou elle-même, elle a demandé vingt-cinq louis à un monsieur qu'elle connaît à peine. Ça m'a fait encore vingt-cinq louis de dette, mais Blanche est tout de même un noble coeur. En voyant ma déveine, elle a fini par taper de quinze louis le maître-d'hôtel; puis elle m'a dit: «Fiche-les donc à inverse! Il va y avoir une série.» La série vint en effet: douze inverse! J'avais tout rattrapé, avec du bénéfice... mais, zut! pourquoi n'ai-je pas écouté Blanche? Il fallait à ce moment quitter la table et m'en aller dîner avec elle. Non: j'ai voulu faire sauter la banque, pour voir la tête du caissier, ce mufle à lorgnon... et voilà! je sors à présent sans une pièce dans mon sac. Regarde donc, Madlen: quarante sous et ce guignard de fétiche.... c'est gai! Avec ça, le chauffeur qui m'attend à l'hôtel, tandis que je me meurs de faim, n'ayant pas déjeuné le matin ni dîné le soir... charmante journée!»
Per l'allegria si mise a ballare in mezzo alla strada, facendo risuonare i quaranta soldi che le restavan nella borsetta vuota. Madlen le disse:
--Non penserai tuttavia di ritornare a Biarritz durante la notte, Litzine?
--Ma certo lo penso!
--È una pazzia.
--Forse; ma cosa vuoi che faccia qui ora? Non ho portato neppure una camicia da notte, e domani dovrei far colazione al Carlton con Crisòpulo, il Greco e pranzare con Ned, l'Americano.
--Ma neanche per sogno, Litzine! Rimani qui a dormire. Ti darò io tutto ciò che ti occorre, anche il denaro per rifarti domani, se vuoi. Quanto a Ned, gli puoi telegrafare di venire a prenderti. È molto più semplice, non ti pare?
--Credi?...--fece Litzine, dubitosa ed allettata.
--Ma certamente.
--Bene, facciamo così. È infatti più semplice. Ti rimanderò il denaro da Biarritz per telegrafo,--et je te dis merci, chère...
--Mais, voyons, quelle blague!
La contessa Fellner fece una piccola smorfia, perchè forse aveva già premeditato di chiedere un prestito a Madlen, e Litzine complicava le cose. Allora, sotto un lampione, si mise a rivedere il cartoncino d'una «taglia» di «trente et quarante» ove c'erano state quattordici intermittenze.--«Voilà où je devais me faire une fortune, l'imbécile que je suis!...»
Frattanto l'avvocato di Nimes continuava il suo bisticcio con la celebre cantante, M.me de Lonard, la quale, dall'alto del suo bel portamento, guardava con indulgenza il piccolo uomo testardo e cavilloso. La leggiadra cameriera camminava qualche passo dietro la nostra comitiva, seria seria, fissando il marciapiede. Credo ella stesse facendo il suo tirocinio di futura bella donna; ormai non le mancava che d'incontrarsi con il protettore di buona volontà.
Nel giardino dell'albergo il meccanico di Litzine aspettava pazientemente, fumando.
--Oh, voilà Madame!--fece con tranquilla impazienza.--Je suis là depuis 10 h. du soir, ainsi que Madame m'avait dit.
--Vous avez bien raison de vous plaindre, mon pauvre ami!--disse Litzine, con un tono commosso.--Voyez-vous, c'est la vie!... Allez à présent garer votre voiture et vous coucher de suite, car je reste.
--Ah... très bien, Madame! Bonne nuit, Mesdames et Messieurs!--rispose il meccanico, senza ombra di malumore.
Ciò mi fece pensare che vi son uomini fatti come il tassametro, come l'ascensore, come i becchi dell'acqua potabile, come i cavalli di piazza,--uomini che vanno e stanno, salgono e scendono, aspettano e camminano, senza perdere mai la pazienza.
Non sono forse i più infelici. Hanno capito che il tempo ha una ragione d'essere, ha un pregio, solo in quanto serve a far guadagnare il prezzo che costa la vita. Perciò, guadagnarlo stando fermi, è certo il miglior sistema.
Una camera fu trovata per Litzine, non lontana da quella di Madlen; ma difficile fu commuovere il custode notturno spiegandogli che Litzine non aveva pranzato, perciò moriva di fame; anzi avevamo fame in parecchi e si desiderava cenare. Dopo avere sollevate mille difficoltà, il custode rispose infine che sarebbe andato a frugare nella dispensa.
--Porterete in camera mia tutto quello che troverete,--gli disse Madlen, mentre l'avvocato di Nimes protestava d'aver sonno e di volersene andare a letto, non senza, beninteso, la compagnia della celebre cantante, M.me de Lonard. Però venne anch'egli nella camera di Madlen; anzi tutti vennero, fuorchè la giovine cameriera.
Questo avvocato si chiamava Claude; era spiritoso cattivo e maldicente come un perfetto avvocato meridionale. Quello che fece per prima cosa fu di sedersi familiarmente sul bellissimo copripiedi che occupava quasi per intero la coltre di Madlen. Là si mise a contare con iracondia i biglietti ch'erano rimasti nel suo portafogli. Litzine si era sdraiata sul divano e canticchiando fumava; M.me de Lonard aveva chiesto il permesso d'entrare un momento nella stanza da bagno, della quale serrò l'uscio. La contessa Fellner, toltasi il cappello davanti allo specchio, si dava un po' di cipria sul mento e si ricomponeva con civetteria la capigliatura tinta.
--Dio mio!...--sospirava--cosa direbbe ora il mio amico di Parigi se mi vedesse in uno stato simile?
--Poichè vi ama, egli direbbe innanzi tutto: «Quanto hai perduto stasera, carina mia?»--rispose, chiudendo il portafogli, l'avvocato di Nimes.
--E Pepe?--fece allora, improvvisamente, Litzine.
--Pepe...--volle rispondere Madlen, con un certo impaccio,--come, non sai? È partito proprio questa notte, poche ore fa.
--Per dove?
--Per Londra. È andato a Londra ove dimora suo padre. Tornerà, credo, fra una decina di giorni. Ma non più con me. Siamo divorziati. Era deciso da un pezzo, come ti avevo già detto.
--Sì, mi ricordo... mi ricordo.--Litzine fece una pausa, poi soggiunse:--Tanto meglio.
Allora si mise a guardarmi con curiosità, pensando probabilmente di scoprire in me il successore. Io conoscevo pochissimo Litzine; a Biarritz avevamo giocato alla medesima tavola qualche rara volta. Ed un giorno, appunto al Casino di Biarritz, mentre stavo per prendere la mia mano ella mi aveva detto, come spesso accade fra giocatori:--«Cinq louis dans votre main, Monsieur?»--«Si vous voulez, Madame...»--Ed avevamo perduto.
Questa era la nostra piccola storia. Breve, lieve, sfortunata. Ma non si sa mai cosa possa accadere fra un uomo ed una donna i quali abbiano perduto insieme un colpo di baccarà.
M.me de Lonard, tra un rumore d'acqua corrente, rientrava nella camera con aria più soddisfatta. Si era tolta ella pure il cappello ed ora sedeva in una poltrona con posa meditabonda. Accese una sigaretta, poi disse:
--Dans un mois je serai en Amérique...
La cosa non fece colpo su alcuno. Ond'ella soggiunse con un sospiro:
--Ah, les concerts classiques!... je me sens née pour les concerts classiques!...
Allora l'avvocato di Nimes, dopo qualche minuto di raccoglimento, espose questa ferma convinzione:
--Les concerts classiques, c'est la chose la plus bête qu'il y ait au monde.
--Vous croyez?...--rispose con benevolenza l'angelica M.me de Lonard.
Intanto sopraggiungeva il custode notturno, con un vassoio pantagruélico. E nomenclò:--«Uova, carne fredda, formaggio, burro, frutte, pasticceria. Pomméry Gréno, extra-sec.»
Fece verificare l'«extra-sec» sul collo delle bottiglie non ancora sturate: al che l'avvocato di Nimes rispose con irritazione:
--Io dunque berrò l'acqua del rubinetto, perchè questa marca di Sciampagna mi dà i crampi allo stomaco.
--Poverino, com'è delicato!--lo compianse Litzine. E presa una coscia di pollo, si mise ad imprimervi con avidità la sua bella dentatura luccicante. L'avvocato Claude neghittosamente si provvide d'un paio d'uova sode e tornò sul letto.
--Ebbene,--disse Madlen,--non mangerete sovra la mia coperta? Venite, vi prego, a sedervi con noi.
--E dove?
In verità non c'era posto; ma l'angelica M.me de Lonard lo invitò a sedere sul bracciolo della sua poltrona. L'avvocato di Nimes era piccolo; ci stava. Sbocconcellò sbadigliando le uova sode, poi ne prese altre due. Avvenne questo: ch'egli solo mangiò per quattro e si bevve quasi tutta una bottiglia di quel Pomméry extra-sec che gli dava i crampi allo stomaco.
La contessa Fellner, dopo il gioco e la cena, si lasciava prendere da non so quale desiderio di sensazioni ulteriori.
--Oh...--sospirava--quanto mi struggo e mi sciupo in questo maledetto paese! Non solo perdo al giuoco tutto quello che possiedo, ma purtroppo sono anche disperatamente casta fin dalla vigilia del mio arrivo: ecco a momenti due settimane...
--Appunto lo s'indovina dai vostri occhi, povera contessa!--rispose con malizia l'avvocato di Nimes.--Per una donna di temperamento la solitudine costituisce un vero guaio... Ma infine, perchè no?...--soggiunse, facendo segno alla mia persona.--Ecco un giovinotto che certo aspetta solo una strizzatina d'occhi...
La contessa Fellner arricciò il naso.
---Prima di tutto, caro signor Claude, io non sono per vostra regola una donna così facile!... Poi questo signore non è il mio tipo.
--Oh! oh!... illustráteci dunque il «vostro tipo»,--la incitò l'avvocato, che ancora stava trincando.
--Io credo quasi di conoscerlo,--rispose Litzine.--Voi, contessa, amate il tipo di Ned, il tipo Americano del Nord, non è vero?
--Oh, oui...--confessò, con un brivido artificiale ma prolungato, la casta M.me Fellner.--Sì, è vero, è vero! Amo il tipo di Ned: biondo, sbarbato, molto solido, molto energico...
--Molto ricco!--soggiunse l'implacabile Claude.
--Insolente!
--Che insolenza c'è nel dire che Ned è molto ricco? Ma infine, cara contessa, poichè fra voi e Ned c'è una frontiera, mentre fra voi ed il signore non vi sarà, suppongo, che un mezzo corridoio... spegnete i lumi e pregatelo di parlare inglese.
--Andiamo, andiamo, caro avvocato...--lo ammonì la contessa Fellner con una voce grave;--non sapete forse che a Parigi ho un amico il quale mi adora e che io adoro?
--Noi sappiamo tutto questo!...--le accordò l'avvocato con enfasi declamatoria.
--E quanto poi al signore,--aggiunse la contessa, guardandomi e guardando Madlen,--egli è molto occupato altrove...
--Vous croyez, madame?--fece Madlen, con una voce tagliente.
--Ah... je ne crois rien, je suppose...
Litzine si mise a ridere. M.me de Lonard mi contemplava con occhi svenevoli, forse perchè avevo ascoltato per un quarto d'ora le storie de' suoi trionfi americani.
M.me Fellner si rovesciò contro la spalliera della seggiola, gonfiando il suo seno vedovile, poi disse con il suo più profondo sospiro:
--Ah, mio Dio, che buona cosa è stringersi accanto ad una persona di fiducia, la sera, quando ci si addormenta... Solamente, volete credere? io sono ormai avvelenata... sì, proprio avvelenata! Nel momento più decisivo dell'amore, quando si perde la testa, mi accade spesso di udir la voce del mazziere, che annunzia d'un tratto:--Rouge perd et la couleur...
--Alors, assurément, le coup est perdu!--fece, con diabolica prontezza, l'avvocato di Nimes.
Pudica, M.me de Lonard si coverse gli occhi; ma Litzine, Madlen, la contessa ed io ne ridemmo di gran cuore.
Frattanto il custode notturno era venuto a sparecchiare la tavola dai magri avanzi della nostra cena. Litzine era distesa sul divano, leggermente ebbra, e fumava. Fumava con gli occhi sperduti nei circoli azzurri, nelle ondeggianti nuvole della sua profumata sigaretta. Poichè teneva le ginocchia un po' sollevate, si vedevan nell'ombra della gonna le sue belle caviglie delinearsi come lunghi fusi. Que' capelli così biondi, così leggeri, davano al suo viso d'educanda un non so che di celestiale. Madlen le sedeva presso; il capo d'entrambe affondava nel medesimo cuscino. L'avvocato di Nimes, dal bracciolo della poltrona, era sdrucciolato nel grembo di M.me de Lonard, che, sebbene fingesse di respingerlo, pur si lasciava con benevolenza perquisire dalle sue mani curialesche.
Allora, con un altro sospiro, M.me Fellner disse:
--Oh, com'è tardi, amici miei! Vi prego, lasciatemi andar via...
--Sì, avete ragione, contessa. Ora verremo noi pure. Vedo che Litzine e Madlen hanno bisogno di raccoglimento. Questo giovine signore, che purtroppo non è il vostro tipo, le aiuterà probabilmente a spogliarsi, ed è opportuno che noi provinciali, noi, gente a modo, non assistiamo a questi gravi disordini...
--Provinciale io?--brontolò M.me Fellner, gialla di stizza.--Per vostra norma son vent'anni che ho il mio appartamento in Boulevard Hoche!
--Non dico di no, cara contessa. Ma le donne che al giorno d'oggi si contentano ancora di andare a letto con un uomo--voglio dire semplicemente con un uomo--voi, di grazia, come le chiamate? Per conto mio le chiamo provinciali, mentre giudico addirittura prive di educazione quelle che ancora si permettono di avere un figlio... Dopo ciò, non mi rimane altro che augurare a tutti quanti la buona notte!
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Restammo soli, Madlen, Litzine ed io. Apersi una finestra perchè si diradasse il fumo, ed uscii sul balcone.
Un incerto chiarore d'alba scendeva dal promontorio verso il mare; correva giù con impeto, a grandi folate, avvolto in voluminose bufere di nebbia, che si sfasciavano contro l'ondata. Il molo della Zurriola si perdeva nel buio colore del vento. Su lo zoccolo del suo monumento l'Ammiraglio de Oquenda pareva un grand'uomo. Il lampione ad arco del teatro Eugenia Vittoria faceva dondolare con un lento ronzìo di corde elettriche il suo globo spento.
Una d'esse mi chiamò:
--Eh bien, monsieur le poëte, que faites-vous là? Inspectez-vous les airs à la découverte d'une nouvelle planète?
--Non, mesdames; cette vieille terre me suffit. J'observais l'Amiral de Oquenda; il vient de s'enrhumer; la rosée matinale dégoutte de son nez historique.
--Mais vous allez bientôt nous quitter, je suppose...
--Jamais de la vie!
--Vous dites?... Ah, par exemple! on appelle ça une violation de domicile.
--Eh bien, soit! En fait de viol, quelle est, dites-moi, la femme qui oserait s'en plaindre?
Risero. Vennero entrambe sul terrazzo, si affacciarono, una contro il mio braccio destro, l'altra contro il mio braccio sinistro. E Litzine disse:
--N'exagerez donc pas, cher poëte!... L'aube est froide, et vous allez vous refroidir vous-même par ce brouillard couleur de taupe...
Madlen soggiunse:
--Dieu! que la nature devient banale... Même les brouillards se choisissent désormais des couleurs à la mode!...
Volsi la bocca verso Madlen e le diedi un bacio; le diedi con irritazione un bacio su la nuca, dove i capelli premuti sul cuscino leggermente si arruffavano.
Madlen non si mosse; rimase a guardare con una specie di fissità nella notte lontana.
--Embrasse-le donc...--la esortò Litzine, con la sua voce carezzevole, premendosi contro la mia spalla.
--Les Anglaises ne savent pas embrasser. I do not. Embrasse-le toi d'abord.
--Voyons! Je ne suis pas sa maîtresse.
--Ni moi non plus.
--Tu as peut-être tort...
--Peut-être.
Il vento mi avvolgeva nel loro indivisibile profumo. Una piccola striscia di cielo divenne in quel momento azzurra. Ma era laggiù, sul mare, al confine dello spazio, e pareva uno spiraglio di eternità nella infinita ombra.
--Dis-lui qu'il s'en aille, Litzine; j'ai très sommeil... l'aube est froide... fermons la fenêtre.
Tornammo nella camera, senza chiudere i vetri. Confidai a Litzine tutto quello che accadeva tra noi da lunghe settimane. Litzine si mise a difendermi.
--Tu es cruelle, Mad. Oui, tu es vainement cruelle. A quoi bon exaspérer un homme? On cède toujours, à la fin des fins... Vois-tu? même la comtesse Fellner, ce vieux perroquet, nous le disait tout à l'heure... Car, ma petite Mad, si c'est vrai que la nature est banale, rien n'est plus banal que de ne pas vouloir lui obéir. Et enfin, moi aussi, toi aussi, nous tous, la nuit, vers quatre heures, quand on a bu du Pomméry...
--Mais alors, puisque tu le défends si bien, couche donc avec lui!--l'interruppe Madlen battendo il piede. Poi soggiunse:--Moi je vous regarderai...
E rise.
Litzine aperse più che poteva i suoi chiari occhi d'educanda, mi guardò, la guardò, poi disse:
--Mais... c'est de toi qu'il veut, ma petite Mad; sans ça... évidemment!
Madlen, con un atto repentino, buttò le braccia al collo di Litzine, mise la bocca vicino alla sua bocca e ripetè, alterata nel viso e nella voce:--Couche donc avec lui... veux-tu, Litzine?
Questa, con molta pulizia, con molta educazione, rispose:
--Je ne vois pas quel plaisir cela puisse te faire...
Poi, dopo una riflessione, osservò senza il minimo rancore:
--Si c'est pour te débarrasser de lui, je veux bien te rendre ce petit service.
--Non, ma foi, non! C'était pour autre chose... Tu me connais, Litzine; j'ai parfois des idées irréalisables...
--Rien n'est irréalisable dans ce sens, Mad. Et, d'ailleurs, Monsieur Claude avait parfaitement raison: nous ne sommes pas des provinciales... voilà tout! Mais enfin, mol, chers amis, je vous dis bonsoir.
--Bonsoir, Litzine...
Ma nonostante questo commiato Litzine non se n'andava. Mi domandò una sigaretta, che io le diedi. Poi, nell'accenderla, toccai la sua mano. La sua mano era morbida, calda, profumata; la sua mano era lieve come un piumino per la cipria. Forse non ho mai veduti occhi di fanciulla più limpidi e più calmi de' suoi. Era gentile come l'innocenza. Il suo labbro superiore non le chiudeva bene la bocca; vi rimaneva sempre nel mezzo uno spiraglio di sorriso. Non so perchè la guardavo, e Litzine guardava me.
Suonarono le quattro di notte. Dal balcone aperto veniva il profumo del mare. Mi ricordo ancora le sue braccia; mi ricordo con precisione la forma delle sue nude braccia. Nel muoversi facevano pensare agli steli dei narcisi, nelle praterie alte, quando il vento di primavera incurva tutto il campo.
Madlen si era sciolta i capelli; ora si spogliava. La sua lunga treccia, colore di vecchia tartaruga, nasceva oscura e diveniva intensamente bionda. Il pettine vi cigolava, sollevando furiosi disordini tra quella ricchezza buia ed incendiata.
Disse a Litzine:
--Dégrafe-moi ça...
Le si era impigliato un uncino dell'abito in un'ásola del copribusto. Per far ciò, Litzine dovette sollevare il peso della sua lunga treccia, che ad ogni mossa variava di colore, ingombrandole tutto il dorso.
Erano entrambe davanti alla grande specchiera, che le rifletteva con fulgore, tra un nembo di elettricità.
Litzine raccolse quella stupenda capigliatura come si raccoglie un grande fascio di fieno fragrante, e, prima di sciogliere l'uncino, profondamente v'immerse la bocca.
Madlen rovesciò la gola, e rise.
Rise forte, rise con una voce sonora, quasi torbida, una voce che udivo per la prima volta in lei.
--Tu es bien gentille de m'avoir aidée; je te remercie, Litzine...
L'abito era slacciato. Litzine si mise davanti a lei contro la specchiera. Madlen ora si pettinava.
--Où est ta chambre, Litzine?
--Que sais-je? elle doit être par là...
Madlen teneva qualche forcina tra i denti; fece un piccolo giro per la camera; poi disse:
--Couche donc ici, Litzine. J'ai un si grand lit et je suis toute seule...
--Vrai?
--Oui, sans doute.
Mi guardarono. Entrambe risero. Ma io guardavo solamente il nastro di fumo della mia profumata sigaretta.
Laggiù, sul mare, qualche stella cambiava onda. Il silenzio immenso che precede l'alba era su l'infinito.
--Je veux bien coucher ici, Mad, puisque tu le désires,--le rispose Litzine dopo una lunga riflessione,--car je n'aime pas être seule dans des lits nouveaux.
Allora Madlen mi disse:
--Tâchez de vous rendre utile, mon ami! Allez vite chercher le sac de Litzine.
Vi andai. E feci tutto questo con diligenza, con docilità, senza produrre strepito, come un uomo desideroso di bene compiere quanto gli si richiede.
La borsa d'automobile della bionda Litzine era molto grande, ma pesava poco. Nel portarla vi si udiva un rumore di sottili boccette. Dalla sua fodera si sprigionava un buon odore di cuoio fino e d'Acqua di Lavanda.
Ritornato nella camera di Madlen posai quella borsa nella poltrona di M.me de Lonard, ove la gloriosa cantante aveva lasciata cadere una sua piccola forcella.
--Oui... mais vous n'allez pas assister à notre toilette, j'espère...
--Pourquoi pas?
Anche Litzine si andava ora sbottonando la camicetta; il suo pudore non le concedeva di lasciar cadere l'abito, perciò camminava nella stanza con un visibile impaccio.
--Tout de même j'ai honte!--esclamò ridendo Litzine.--Les poëtes surtout m'intimident, lorsque je me déshabille.
--Les poëtes?... Oui, je comprends ça. Quand vous leur montrez une épaule très bianche, eux ils ne pensent qu'à l'orner d'une rime décrépite. Oh, je les plains, ces idéalistes! Mais, quant à moi, chère Litzine, je ne serai au pis aller qu'un poëte du vingtième siècle, pour qui Orphée n'est plus qu'un mediocre tzigane, Mercure un employé du téléphone, Apollon un chansonnier de Montmartre et la voluptueuse Vénus une belle fille comme vous.
--Oh! mais alors il ne nous reste qu'à suivre l'exemple de cette Déesse, qui dépensait très peu pour ses toilettes, préférant se promener toute nue sur les plages que fréquentaient les Athéniens. Fermez donc les volets, monsieur le poëte! Madlen est assez belle pour laisser tomber sa chemise, et moi, si vous atténuez la lumière, je vous avouerai tout bas que, pour mon compte, la Grèce n'a eu qu'un poëte: ce poëte était une femme, son nom était Sapho...
Così parlando Litzine frugava nella borsa mezzo vuota; Madlen scioglieva il suo leggero busto. Un profumo di nudità femminile riempiva la soave stanza.
Chiusa la finestra, mitigato il fulgore delle numerose lampadine, or novamente ci fasciava la notte scura e colpevole, ci avvolgeva il suo torbido silenzio, che in sè custodisce ogni folle peccato.