Sciogli la treccia, Maria Maddalena; romanzo

Part 11

Chapter 113,652 wordsPublic domain

Nell'alba lontana--io pensavo--muoiono le bianche stelle. Qualcosa è laggiù, nello spazio, che gli uomini ancora non hanno definito. Qualcosa avvince tutte le creature all'eterna distruzione, all'eterna aurora. E il mondo si piega, si torce, nel dolore della sua gioia troppo lieve: nulla in sè trova pace; ogni desiderio cerca ulteriori possibilità; la creatura e l'infinito, l'ombra e l'alba, tutto finirà, sparirà... Muoiono le stelle.

E comporranno un giorno, Madlen, la tua treccia bionda e buia, per la eterna supinità, nel grembo della terra santificata; gli anelli mortuari opprimeranno le tue dita spente.

Nell'alba lontana--io pensavo--una vela è partita sul mare. Va per le onde; quasi brilla; incontrerà, fra poco, un raggio di sole. E il mio dolore se ne va con lei, per le distanze che ancora non vidi; ésula, nella trepidazione dell'alba, da questa povera cosa che io sono, e porta me stesso lontano da me, verso il cuore degli altri uomini, e navigando fra stelle troverà, su le criniere delle onde, un raggio di sole, Nell'alba grigia canta il pallido fiume Urumea. E suoneranno fra poco le alte campane dorate, al dio mattutino che incendierà le splendenti basiliche... Una vela è partita sul mare.

Madlen, inquieta, parlava con l'altra sottovoce, sottovoce...

Cosa diceva non so. La sua calda bocca, un po' crudele, un po' amara, le sue narici sottili come le fenditure dei bóccioli, vellutate come l'addome delle vespe, mobili ed ebbre, quasichè fiutassero un profumo troppo forte, si andavano avvicinando, avvicinando alla bocca di Litzine...

Fuori, laggiù, nell'alba, era la distanza infinita; nel mio cuore di navigante saliva, brillava, scintillava la spuma del vino biondo, cantava in me, non distinta, la folle musica dei bicchieri, la poesia felice, ingannatrice, che trilla su gli archi dei violini e scuote via dall'anima la polvere del buio dolore. In me, per ogni atomo, penetrava la gioia della carne umana, lo spasimo del grembo che si contorce, la viva e tremante furia della voluttà inesaudita.

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano.

E le rondini--pensavo--della bianca terra di Guipuzcoa, si levano tutte a stormo e trillano, questa mattina, per andare. Con l'ala tesa e ferma traverseranno il cielo infinito. Nelle bufere di luce, nelle burrasche di stelle, andranno per le vie dell'altomare. E canterà lo spazio, e i turbini dei maestrali canteranno, lassù, nell'alta musica, dove la strada è bella. Rondini, e l'amore vi porterà verso la stella ultima; vi ucciderà, nel vento, la distanza implacabile; forse vedrete splendere il sole della terra più lontana.

Ed io vi amo, rondini, perchè la vostra fedeltà è nell'esilio, e due volte nell'anno voi stringe il male della strada, e la distanza brilla in voi, come nel cuore mio di navigante brilla, o rondini, la poesia...

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--Bilbao? preferite Bilbao?

--Sì, andiamo a Bilbao.

Questa risoluzione fu presa due giorni dopo. Litzine era tornata a Biarritz; l'avvocato Claude, con la celebre cantante M.me de Lonard, erano ripartiti per Nimes; la contessa Fellner aspettava di giorno in giorno l'arrivo del suo amico parigino, ricco sfondato e pazzamente innamorato di lei...

Quanto a Lord Pepe, egli non aveva nemmeno pensato a mandare un telegramma; vera indelicatezza da parte d'un uomo al quale avevamo dato entrambi tante prove d'amicizia.

Un caldo sole d'autunno dorava l'indolenza del glorioso Atlantico, quando l'automobile mosse dal peristilio dell'albergo, svoltò e corse quasi cantando lungo i dorati alberi della Zurriola. In breve la città regale di Maria Cristina scomparve dietro il lontano Monte Urgull.

Addio, città radiosa dei Baschi di Guipuzcoa!... qualcosa di noi moriva per sempre, là indietro, in quella bianca distanza... forse non udirò mai più, nelle profumate albe, l'Urumea cantare...

Io mi sentivo profondamente male, quasi affascinato e sommerso nella eccessiva luce di quella mattinata sfolgorante. In me, nelle mie stesse vene, sentivo battere la pulsante furia del motore, godevo l'urto, la potenza, di quella inebbriante velocità.

La miss-cameriera, seduta a fianco del meccanico, tutta seria, quasi elegante, molto ben pettinata, portava con disinvoltura un cappellino delle Galeries Lafayette. Madlen, col suo pechinese accovacciato nel grembo, la testa un po' rovesciata sotto la forza ed il profumo del vento, guardava la variata campagna sciorinarsi come una stoffa morbida e scintillante.

In un largo anfiteatro di colline vedemmo ridere Zaraùz. La spiaggia formicolava di bagnanti mattutini; l'onda era cosparsa d'imbarcazioni leggere; le figlie superbe delle matrone cristianissime, gli snelli e bruni adolescenti che più tardi porterebbero con sontuoso squallore i blasoni dei Grandi di Spagna, le procaci ed incipriate dame d'onore della Corte di Madrid, i magnifici dignitari di cappa e di spada, eran là, discinti, nella chiara onda, e liberamente nuotavano.

Un soverchiante profumo di gaggìe vampava dai giardini di Zaraùz.

Pompon fece tre o quattro ridicoli starnuti, imperlando il velo che doveva riparare dalla polvere i suoi occhi rotondi e lucenti come ágate scurissime. Davanti al pericolo che il nobile cane prendesse una volgare infreddatura, Madlen avvolse nel plaid il decadente Pompon ed inoltre lo ricoverse con un lembo del suo proprio mantello.

Madlen, voi siete una bella donna davvero incomprensibile. Oggi mi sembrate una superba miss, terribilmente inglese, che dietro la sua gelida e splendente bellezza nasconda una specie di sorda ostilità contro il genere umano,--me compreso, che sono con voi, e parto, provvisoriamente, con voi.

Abbiamo dunque deciso di andare a Bilbao. Per quale scopo veramente non saprei. Lasciato il numeroso nostro bagaglio all'hôtel de la Reina Maria Cristina con poche valige andiamo a Bilbao. Ieri, nel pomeriggio, camminando lungo la Zurriola, abbiamo scoperto entrambi che San Sebastiano era divenuto un luogo estremamente noioso. Io vi dissi:

--Volete fare con me un piccolo viaggio?

Voi, senza nemmeno riflettere, mi rispondeste:

--Volentieri.

Avrei desiderato condurvi a Pamplona; invece preferiste Bilbao. Avrei voluto rivarcare il Passo di Roncisvalle e riveder la muraglia ove cadde ferito il giovine condottiero Iñigo Lopez de Recaldo, che fu più tardi il monaco Sant'Ignazio da Loyola. E voi, Madlen, or che siamo giunti su la piazza di Motrico, volete fermarvi a guardare con i vostri occhi lionati come due belle ágate il monumento marmoreo del generale Cosme Damian de Churruca, grande stratega d'oceano, che trovò l'abisso e la gloria nella battaglia di Trafalgar. Lo avete guardato abbastanza, Madlen? Sì? Ebbene ripartiamo. Ecco la funzione de' grandi uomini: servir da pretesto a quegli orribili ornamenti architettonici che nelle piazze pubbliche sorvegliano la circolazione degli affaccendati borghesi.

Madlen, in questa bella mattina così gonfia di sole non mi ricordo più se vi amo e nemmeno se vi desidero ancora.

Nella mia irritazione, profondamente esasperata, v'è qualcosa che non trema più, non trepida più, quando la vostra bellezza mi guarda, lo sono quasi un complice, ormai, del vostro tormentato vizio. Ma un complice rimasto con le mani pure, su l'orlo e quasi nella perdizione della vostra magnifica impurità. Litzine... Vi ricordate che bocca innocente aveva la bionda Litzine? Ora io vedo sempre, dappertutto, le vostre braccia così bianche, su la coltre, avviluppate; sento ancora in me la gioia del nodo che vi strinse... Poi, la mattina dopo, voi eravate bella come ogni giorno siete, calma come ogni giorno siete. Con un passo agile, tra un rumore di gioielli, passavate nell'atrio dell'albergo, senza nemmeno degnarvi di guardare quella povera piccola gente.

Litzine fece colazione con noi, tranquilla, come una signorina molto per bene. Aveva gli occhi leggermente cerchiati, e di ogni cosa, mangiando, rideva col suo bel riso d'adolescente. Più tardi comandò l'automobile, discusse, pro forma, sul prezzo della camera; il segretario le portò un gran mazzo di fiori, ed ella fece ritorno a Biarritz. Ecco la vera innocenza: non ricordarsi nemmeno del peccato.

Ma voi, Madlen, voi, suppongo, ve ne ricordate. Voi, Madlen, non siete una stordita fanciulla di vent'anni, che si abbandona o si regala, senza nemmeno comprendere il piacere che dà.

Oh, vi prego, vi prego, lasciatemi dimenticare che vi amai...

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Bilbao, regina di Biscaglia, città fortissima e serenissima, tra verdi montagne adagiata su le rive di un largo fiume. E voi, belle ragazze di Biscaglia, che parlate un idioma incomprensibile, facendo splendere nel riso i denti saldi e limpidi, voi, giovanissime figlie di una gente senza origine, larghe di spalle, di seno e di bacino, con occhi brillanti e fine caviglie, con treccie senza forcelle aggrovigliate su la nuca rotonda, voi bianche di pelle come lini mondi nel bucato, voi, senza goccia di sangue arabo stirpe antichissima del divino Atlantico, il mio cuore di eterno viandante, in questo giorno di gran sole, felicemente vi saluta.

Era passato mezzogiorno; su le due rive del Rio Nervión la città insoggiogabile, che invano assediò per fame la dura pazienza dei Carlisti, si adagiava intorno al suo calmo fiume, pressochè taciturna, sotto una dorata nuvola di calore. Su la riva destra del Nervión un groviglio di vicoli senza fondo si arrampicava tra case decrepite, ove i panni sciorinati tra finestra e finestra pendevano in file innumerevoli come arazzi di mille colori. Alte barche, stracariche di legnami e di cereali, scendevano la pigra corrente muovendo su l'acqua liscia le barre dei loro immensi timoni. Poi, d'un tratto, il fiume svoltava, come se volesse invadere la città, e su la riva destra si apriva in tutta la sua magnificenza l'indimenticabile Paseo del Arenal.

O Paseo del Arenal, fresco ed ombroso, che non potrò nelle mie sere d'esilio, nell'errante mio sogno dimenticare!... La bellezza vera del mondo è giungere dove ancora non si giunse, guardare alle finestre delle case dove non si conosce chi abita, essere per la prima volta nei giardini di una città sconosciuta, frammezzo ad una gente straniera, com'ero fra i tuoi dorati alberi dolce Paseo del Arenal...

La miss cameriera prese in braccio Pompon e scomparve nell'ascensore del Grand-hôtel de Vizcaya, dopo che il segretario dell'albergo ci ebbe destinate due belle camere vicine, con _mosquiteros_ sui larghi letti, _en el piso principal_, cioè al secondo piano.

Madlen aveva molta fame, io pure; le proposi un _almuerzo_ di color locale in una _casa de comidas_, e cioè in un ristorante veramente biscagliese.

Madlen, ch'era un'altra donna quando non aveva su le braccia l'orribile Pompon, accolse di buon grado la mia proposta; ed insieme uscimmo dall'albergo, avviandoci verso il Paseo del Arenal.

Le campane di Bilbao, nell'alto sole, battevano il tocco. Un dragone di Alfonso XIII camminava davanti a noi, come se la sua terribile spada governasse l'intero mondo. Tra gli alberi profumati alcuni monelli scalzi fumavano con molta serietà. Una piccola zingara, bruna come le olive mature, c'inseguiva con un paniere di ciclamini. Su l'argine del fiume una lunga fila di scaricatori mangiavan radicchi e pesce salato, mentre un venditore ambulante di bibite ghiacciate li dissetava con _horchatas de chufas, agua de cebada e zarzaparilla_. Le commesse di negozio, un po' larghe di fianchi nelle attillate gonne parigine, si fermavan tratto tratto a cinguettare con qualche innamorato, snello, asciutto e fresco di rasatura. Poi si vedevano andar oltre insieme, tenendosi a braccetto, sotto un chiaro ombrellino. Qualche bella mula bionda, con forti sonagliere, trascinava piccole vetture coperte da larghi baldacchini. Le tramvie stridenti scampanellavano contro la folla sbadata; certe maestose pingui matrone, per traversare la strada, rialzavano fin sovra i polpacci la doppia e triplice gonnella nera.

Voi, Madlen, non so perchè, mi deste il braccio. Era la prima volta; e questo atto mi parve una deliziosa intimità, un gentile timido sentimento d'amore.

Dopo lungo andare, mi accorsi che avevamo sbagliato strada. Un signore molto grasso, molto amabile, in cappello panama, con un grande ombrello di cotone grezzo, interrogato da noi, ci spiegò cortesemente che il ristorante _Antiguo_ si trovava in tutt'altra _calle_, poco lontano dall'albergo de Vizcaya. Per maggior chiarezza, questo eccellente uomo chiuse l'enorme ombrello di cotone grezzo e tracciò il disegno dell'itinerario nella sabbia del viale.

--Muchas gratias, caballero!

--Obligado, señor!

Questa volta infatti non sbagliammo. Il ristorante _Antiguo_ puzzava d'olio fritto e di _puros peninsulares_, micidiali sigari del Regio Monopolio. Nondimeno ci furon serviti ottimi _ordubres_, con _langostinos y jamón en dulce_; poi, per terrore della _manteca_ di Biscaglia, comandammo _huevos pasados por agua_, nome complicatissimo delle semplici uova à la coque, ed un rosso _biftec á la parilla_, che fece onore all'onesto animale dal quale proveniva.

I clienti del ristorante _Antiguo_ stavan ora giocando a carte con mazzi assolutamente lerci, oppure intrecciavano da un tavolino all'altro conversazioni politiche molto rumorose. Vecchi scapoli, dalla fisionomia di pretori urbani, pensionati governativi, ex-ufficiali od amministratori di qualche Lotteria, lasciando cadere nel piattino della chicchera di caffè la bianca cenere d'un magro Habano, leggevano con accigliata e scrupolosa pazienza i loro grandi _periodicos_, trovando chissà mai quali sbalorditive notizie nella prosa declamatoria di quei giornali di provincia.

Una matrona forse cinquantenne, rotonda e prepotente come una tinozza, era seduta quasi dirimpetto alla nostra tavola, e, non saprei per quali meriti singolari, tanto la clientela come il proprietario del ristorante _Antiguo_ le andavano prodigando continui segni di rispetto.

Con la sua mole rubiconda ella opprimeva un minuscolo marito, grigio e piatto come una vecchia sardella, il quale, certo naufragando nella sua pinguedine, le aveva pur dato il legittimo orgoglio di tre orribili maschi e d'una bella bambina. Questa era seduta vicino a lei, e per mancanza d'un seggiolone riusciva di ben poco a superare l'altezza della tovaglia. Invece i tre maschi le stavano di fronte, mentre il generatore di tanta fecondità, seduto a capotavola, ogni tanto sogguardava con occhi timidi la sua gloriosa e tremenda metà, che in questo caso avrebbe dovuto chiamarsi per lo meno il suo doppio. Doña Elvira--(questo era il nome che udivo da tutti pronunziare con ossequio)--si lamentava delle pietanze, delle saliere, delle oliere, del pane, del vino, della senape, della tovaglia, del servizio, del marito, de' figli, del Regno di Spagna e della città di Bilbao. I camerieri, un po' altezzosi con tutti, per lei sgambettavano pieni di premura, visibilmente felici di poterla servire. Supposi perfino che fosse la moglie del serenissimo Alcalde, e lui, quell'omiciattolo angusto, con le sue fedine grige, l'Alcalde in persona. Ecco le vere curiosità, cui si ripensa magari dieci anni dopo. Chi era mai quella terribile Doña Elvira, con il suo vecchio abito di raso nero, la sua triplice collana di corallo ed i suoi larghi anelli d'ametista?... Mi ricordo che fece anche abbassare le tende, perchè il riverbero del selciato le dava noia.

I suoi occhi porcini, rigonfi e maliziosi, ogni tanto sbirciavano Madlen, e la sua bocca un po' simile ad un guscio di lumaca non sapeva nascondere un sorriso di riprovazione. Fosse la moglie dell'Alcalde, o la padrona di cinquanta zattere sul fiume, certo era la vecchia Spagna cattolicissima, che guardava con diffidenza e con rancore la forestiera che si dipinge gli occhi e non porta l'abito di raso nero. Dopo essersi empita la bocca d'un copioso boccone, apriva il suo ventaglio d'ebano e ruminava con lenta ingordigia, rinfrescandosi le gote.

Doña Elvira, quando penso che anche voi, nelle vostre lontane primavere, vi sentiste battere il cuore all'uscir di messa, con la mantiglia in capo, sotto la profumata ombra, nel Paseo del Arenal!...

Madlen voleva ora che andassimo ad una corrida. Per soddisfarla consultai un _periodico_; ma purtroppo in quel mese a Bilbao non si toreava.

--Alors donnez-moi une cigarette,--disse Madlen.

Avevo una certa paura della potentissima Doña Elvira; nondimeno gliela diedi, e per meglio irritare la forse-moglie dell'Alcalde, l'accesi fra le mie stesse labbra, onde risparmiare a Madlen una oziosa fatica.

Doña Elvira guatò la bella forestiera, che stringeva tra le sue labbra dipinte il sottile bocchino d'oro, e vidi gonfiarsi per lo sdegno la sua faccia vendicativa. Non so cosa disse, ma qualcosa tuttavia che fece di colpo volgere i tre maschiacci, figli dell'Alcalde. Osservarono Madlen con insolenza ed anzi le risero in faccia come tre veri babbei.

Madlen, impassibile, mandò fuori una larga boccata di fumo, poi disse, con voce molto calma.

--Oh, les chameaux!...

Essi, purtroppo, non compresero; però si rivolsero alla possente genitrice, per assaporare le delizie di una larga torta istoriata con arabeschi d'amarene.

In quel frattempo scoversi nel _periodico_ l'annunzio d'un _Circo de gallos_, titolo stampato in carattere minuto sotto i resoconti ed il programma d'un _Fronton de pelota_.

Ne feci parte a Madlen, che súbito arse dal desiderio di veder combattere i galli. Io le spiegai ch'era questo un laido e barbaro spettacolo, nè valeva la pena di perdere una così bella giornata per veder due poveri animali spennarsi ed uccidersi a colpi di sperone. Ma non fu possibile toglierle dal capo questa idea, benchè l'onesto _camarero_ ci avvertisse che il così detto _Circo de Gallos_ era un pessimo luogo e mal frequentato, indegno a parer suo di _tam distinguidos huespetes_. Ed inoltre lo spettacolo non cominciava che verso le quattro.

«Buon uomo, per la tua cortesia posso darti una mancia ragguardevole; ma non sperare di convincere con buone ragioni questa curiosa e capricciosa donna, che verso le quattro dovrò condurre in ogni modo a veder combattere i galli.»

Nel frattempo feci venire un _coche_ e scarrozzammo traverso Bilbao. Passato il Nervión sul ponte Isabella, scendemmo per il lunghissimo rettilineo della Grande via Lopez de Haro, dove ammirammo anche la statua di questo eccellente Signore della Biscaglia, il quale, non saprei con esattezza quanti secoli fa, si prese la briga di mettere al mondo Bilbao.

Qualche palazzo e qualche chiesa; chiari negozi aperti su marciapiedi affollati; altre piazze; altre statue--infine un bel giardino.

«E voi, Madlen, non guardate la splendente Bilbao?»

No, ella guardava in alto, per l'aria colore d'autunno, verso le grondaie che brillavano come fosser d'oro; guardava alle serene finestre delle case più antiche, ove, ogni tanto, qualche treccia nerissima balenava in un raggio di sole. Il suo sguardo sarcastico e freddo radeva con una specie di antipatia que' marciapiedi popolosi, quella gente verbosa e pigra, che forse non arriverebbe mai a concepire la strada come un semplice luogo di transito, bensì come un ciarliero ed ozioso ritrovo, al quale si affacciano, e ridono dietro vasi di erba cedrina, le fanciulle nascoste nell'ombra del _mirador_, e dove sboccano i pettegolezzi del _patio_, dove si guardano le belle donne, dove si fumano le migliori sigarette, sparlando a voce bassa della gente che s'incontra per via.

Ma forse a quell'ora Madlen sentiva la profonda nostalgia d'un mazzo di «trente et quarante». Le aiuole del Jardin Publico, gli alberi dell'Alameda de Mazarredo, non valevano per lei certamente la voce nasale del mazziere, che annunziava brandendo il restello: _Incarnado gaña y la color..._»

Tornammo a passare il Nervión, e, salendo al passo per vie scoscese, il vetturino ci condusse all'alta basilica di Begoña, costrutta sovra un poggio dal quale si scopre in tutta la sua vastità Bilbao, divisa nel mezzo dal largo nastro della sua riviera.

Immensi e pesanti barconi opprimevano il fiume lampeggiante; qualche officina scagliava nel cielo i suoi cirri di fumo voluminoso; la città ricca e superba diveniva da quell'altura un paziente gioco di rettangoli, una ingloriosa costruzione dell'ingegneria moderna, con dedali di rotaie ne' pavimenti d'asfalto levigato e piazze elittiche o rettangolari tra uniformi case di cemento armato. Aveva ragione Madlen:--la cosa più bella, più nuova, era tuttavia quel lentissimo fiume.

Per contemplare lo spettacolo di Bilbao, Madlen si era poggiata sul muricciuolo del recinto e guardava nel grande spazio come da un balcone soleggiato.

Allora d'un tratto io le diedi un bacio, un leggero bacio su la tempia, tra il velluto fulvo de' suoi capelli nascenti. Non avevamo parlato d'amore, non eravamo forse più nell'amore; questo bacio improvviso ci avvinse.

«Madlen, quel che può esser musica nella storia d'un uomo e d'una donna, certo non è amarsi, non è possedersi, non è quel fatto volgarissimo che perfino i geometri e le dattilografe osano chiamar l'amore. No, in questi nostri linguaggi mediterranei, dove si sente la violenza ed il colore della terra calda, le parole che definiscono questa passione sembrano per noi troppo accese di plebea concupiscenza, e non ora, Madlen, nè mai--come diceste una sera--potranno convenire al caso nostro. Invece voi lo definite così bene, così dolcemente, nel vostro idioma nordico: «_To be in love_, essere nell'amore.»

Nell'amore come in un profumo: così ero io con voi; nell'amore come in una musica, nell'amore come nel miracolo di un torbido paradiso artificiale: così ero io con voi.

Nel mio paese, Madlen, questa piccola grande cosa porta il nome di un verbo riflessivo, che involontariamente fa pensare al triste lezzo dell'amore democratico: «Innamorarsi.» Oh, non sentite voi come questo verbo sentimentale e proletario somigli terribilmente a quelle cartoline illustrate ove sono dipinte viole del pensiero?

Ma noi, Madlen,--voi ed io, Madlen,--certo non possiamo abbandonarci a questa grave ineleganza. In verità siamo troppo scettici, troppo raffinati, per rassegnarci a far naufragio in questo melodrammatico luogo comune, che dalle Canzoni del Petrarca fino al libretto del Trovatore ingombra tutta la storia della sentimentalità universale.

Quella passione che si trova per solito ne' romanzi--e particolarmente ne' romanzi d'autore italiano--è peccato, ma non fa per noi. Se dovessimo intrecciare un dialogo a parolette sospirose, con frasi dolciastre come il rosolio ed appassite come lo zibibbo, chiamandoci ad esempio: «Anima mia... unica mia... tutto mio bene... vita della mia vita...» credo che voi ed io, Madlen, avremmo financo paura delle nostre ben educate ombre.

E cosa ne dite voi di quella mezzana insopportabile che i letterati moderni usano chiamar Psicologia? Vi siete mai accorta, Madlen, di possedere, fra l'altre seccature, anche una Psicologia? Come ben sapete, non v'è libro moderno di qualche levatura il quale non ne sia, fin ne' punti e nelle virgole, tutto pieno e zeppo. Anzi--dicono i sapienti--non v'è letteratura senza Psicologia. Per ben rappresentare l'anima, poniamo, d'un callista, bisogna saper essere, al giorno d'oggi, profondi psicologi. Dunque vuol dire che, dell'universale malanno, anche noi, figli del secolo, dobbiamo posseder quella parte ch'è di ragione; ma il buon senso ed il natural pudore ci vietano di farne, come il secolo vorrebbe, ad ogni piè sospinto esibizione. Anzi è la sola nudità vostra, Madlen, che io non brami conoscere, fra tutte l'altre che invece mi tentano.

E con voi non sento affatto il bisogno di adoperare que' due avverbi terribili e sfiducianti, che nell'amore adempiono all'ufficio dei gendarmi di Offenbach; poichè l'amore dei borghesi, voi sapete, è tutto quanto un rosario di «sempre» e di «mai».