Saper vivere: Norme di buona creanza

Part 9

Chapter 93,616 wordsPublic domain

Come se si fosse nel più pieno inverno, come non si fosse ballato tutto l'inverno e tutta la primavera, si balla, in estate, in ogni salone di albergo, grande o piccolo, sulle rotonde degli stabilimenti di bagni, sulle terrazze delle ville e nei giardini odorosi. E tutti coloro, che sono restati, in città di buona voglia o per forza, tutti coloro che hanno scelto un paese di bagni dove non fiorisce nessun divertimento, o che sono capitati in un albergo pieno di gente di malumore, tutti costoro, sorpresi e disgustati, esclamano: come è mai possibile ballare anche in estate? O gente malinconica, o gente sempre scontenta, o gente scettica, per voi la spensieratezza, la gaiezza, il bel fremito della gioventù e della salute, non esistono, in nessuna stagione! Sappiate che non solo si balla molto in estate, ma si balla, anche, con maggior gusto, con maggior trasporto. Quando i vecchi sono andati a giocare alle carte e i mariti si sono collocati intorno a un biliardo, che cosa fare, quando si ha da sedici, da diciotto, da venti a cinquanta anni — sì, anche cinquanta — o la serata è bella, e il pianoforte suona una vivace _fox-trot_ o l'orchestrina un _one-step?_ Quando, in una giornata, si è già preso il bagno, si è fatto una passeggiata, si è fatta colazione, si è andati in giro, per cercar fiori, si è chiacchierato, si è riso, si è pranzato, e, durante tutte queste cose, si è sempre leggermente _flirtato_, che cosa fare, alla sera, quando l'aria è dolce, la luna è dolce, e l'ampiezza del salone v'invita a _flirtare_, ballando, o a ballare _flirtando_, che è precisamente lo stesso? Quando vi sono delle stelle nel cielo, dei lampioncini sospesi sugli alberi di un giardino o alla ringhiera di una terrazza, e degli occhi, più seducenti di qualunque lanterna giapponese o di qualunque costellazione, che cosa fare, se non ballare? Quando le donne sono belle e giovani, e gli uomini hanno la fantasia sana e il cuore sanissimo, e il vento del mare è profumato, e i leggeri abiti bianchi sembrano di neve, che cosa fare, se non ballare? Quando non vi è altro mezzo per toccare la mano di una donna, per circondarle col braccio la cintura sottile, per tenerla con sè, in una illusione fugace, e quando la notte è piena di farfalle nere, volitanti intorno alle lampade, e i suoi profumi sono irresistibili, come fare a non ballare?

XIII.

SAPER VIVERE: RITORNO DALLA VILLEGGIATURA.

E adesso, care donne, cari uomini, che siete tutti tornati dalla villeggiatura, come volete voi «liquidare», diciamo così, l'assenza e il ritorno? Avete una idea delle visite che dovete fare e di quelle che dovete ricevere? Sapete voi a chi dovete chiedere scusa, e da chi dovete ricevere scusa? È una materia piuttosto delicata, questa, ed è proprio in questa «liquidazione della villeggiatura» che bisogna portare molto tatto. Anzi tutto, voi avete fatto molte, troppe, troppissime conoscenze, colà, perchè è impossibile non conoscere tutta la umanità villeggiante, quando si è sovra una spiaggia frequentata, sovra una montagna celebre, sovra una collina famosa: troppissime conoscenze! E alcune, così poco accettabili, alcune così _indesiderabili!_ Ebbene, già verso gli ultimi giorni della villeggiatura bisogna, con garbo, escludere, pian piano, i non accettabili, i non desiderabili: e, infine, partendo, dimenticare di averli mai conosciuti, di aver parlato, scherzato e persino ballato con loro. In città, essi non esistono più, per voi: voi non esistete più per loro. Vi è una seconda categoria, che si può raccogliere in una zona neutra, gruppi di persone simpatiche, così e così, importanti così e così, con cui, in fondo, non fa nè male nè bene, essere in rapporti: e, allora, con costoro, prima di tornare in città, si scambiano saluti cortesi, ci si promette di ritrovarsi, di rivedersi, ci si dà qualche vaga promessa, qualche vago convegno: e, dopo, man mano, in città, tutto questo impallidisce, svanisce, si dilegua. Ma rimane un piccolo gruppo, tre a quattro persone, molto interessanti, molto simpatiche, abbastanza importanti, con cui si ha desiderio e necessità sociale di restare in rapporti, in città. E ci si resta! Ci si resta! Talvolta, care donne, cari uomini, queste persone, è _una sola_. Su questo, nulla debbo soggiungere. Quando si è ritornati in città, bisogna dividere in due categorie parenti e amici che si debbono rivedere: parenti e amici a cui si tiene molto, di riguardo e a cui si va a far visita: parenti e amici che tengono, essi, molto, a voi e voi, molto meno a loro e, allora, sono essi che vi debbono venire a salutare al vostro ritorno della villeggiatura. Vi è gente di riguardo, a cui avete dimenticato di mandare anche una sola cartolina con finezza, con grazia, bisogna riparare quest'oblio. Vi è gente che vi ha dimenticato: bisogna aspettarne le scuse e accettarle con disinvoltura. Dopo di che badare molto a non commettere la indelicatezza di esaltare la villeggiatura a tutti coloro che non si son potuti muovere dalla città.

INTERMEZZO: POSSONO, DEBBONO FUMARE, LE DONNE?

LA SIGARETTA: LE DONNE POSSONO, DEBBONO FUMARE?

Una simile domanda, fatta quindici o venti anni or sono, avrebbe scandalizzato le persone di idee più liberali: viceversa, adesso, è una domanda oziosa. Moltissime signore fumano e molto: e fumano anche le signorine. Fanno male, fanno bene, dove è la verità, e la via? La verità è questa: che la sigaretta può essere fumata da una signora e anche da una signorina, ma non per regola costante di vita. Ogni tanto, in campagna, in viaggio, in una gaia brigata, una signora può fumare una sigaretta, senza che la poesia della sua immagine ne sia offuscata; allora, come non mettersi nell'unisono dell'ambiente, della lietezza, della libertà generale? E come avere questo riserbo, dove tutti gli uomini fumano, e dove già molte e molte signore fumano? Oramai per le donne che si son date a tanti esercizi maschili, bisogna saper anche fumare, ma non fumare sempre. Si può sempre accettare una sigaretta, ma non fumarne dieci o quindici al giorno. Il fumo, anche della sigaretta, fa male alla bocca, e sopratutto ai denti delle donne, e lo sa Iddio se una donna ha sempre bisogno di una bocca bella e sana, per sorridere, per parlare, per baciare! L'alito di una donna non dovrebbe odorare di fumo, come quello di un uomo, perchè verrebbe a mancare una delle grazie più ineffabili della seduzione femminile. Certo, una donna che fuma può spesso avere un aspetto grazioso, ma quanto non è anche graziosa una donna che non fuma? D'altronde è anche da tenersi conto del genere della propria beltà e del proprio carattere, se bisogna decidersi a fumare o a non fumare. Una donna dalla beltà classica, imponente, dalla persona giunonica, è senz'altro ridicola, con una sigaretta tra le labbra; mentre una donna piccola, viva, irrequieta, dalla beltà più espressiva che lineare, può adottare la sigaretta, senza commettere stonature. Una donna sentimentale, malinconica, diciamo la parola, piagnolosa, non dovrebbe mai fumare, mentre tutte le donne di buon umore, spensierate, superficiali, possono adottare la sigaretta. Essa è in generale un sicuro calmante de' nervi femminili; e i mariti infidi, gli amanti perfidi, dovrebbero insegnare alle loro donne a fumare, perchè è una salvaguardia contro molte scene. Però, il fumo è anche uno stupefacente, e toglie allo spirito femminile quella lucidità e quella vivezza, che ne formano il pregio. Per questa ragione, e per tante altre, alle signore che già hanno cominciato a fumare, è consigliabile di non abusarne. In quanto alle signorine, un solo consiglio si dovrebbe dare: di non fumare. Ma esse non obbediranno!

FRA NATALE E CAPO D'ANNO.

I.

DONI, DONI, DONI!

Infine, eccoci a quel simpatico periodo dell'anno, che i francesi chiamano, con frase molto efficace, la _trève des confiseurs_; essi vogliono indicare, con queste parole zuccherine, quei giorni che passano, fra il quindici dicembre ed il sei di gennaio, tempi in cui si fa tregua ad ogni noia, ad ogni disgusto, ad ogni preoccupazione, per abbandonarsi alle tenerezze natalizie e di Capo d'Anno, tenerezze che sono rappresentate dai doni, principalmente, e i doni sono principalmente rappresentati da' dolci; dunque _trève des confiseurs_, tregua dei confetturieri, cioè riassunto delle affettuosità annuali, troppo dimenticate e troppo trascurate, in una somma breve e intensa di affettuosità. I francesi hanno usi leggermente diversi dai nostri, perchè essi, imitando i tedeschi, fanno l'albero di Natale e non fanno il presepe, mentre da noi, nelle provincie meridionali, il presepio gode assai più grande popolarità. I bimbi francesi mettono la scarpettina, sotto il camino, la vigilia di Natale, e i nostri bimbi mettono una calzetta, la notte dell'Epifania. Il colmo dei doni francesi si riunisce nel giorno di Capo d'Anno, giorno più o meno fatale, secondo la capacità delle borse, mentre, da noi, i doni alle persone grandi si usano, sì, ma non generalmente e non hanno un giorno ben determinato. Ed è quest'ultimo costume, che dovrebbe acclimarsi più largamente tra noi: vale a dire, che ognuno, nella misura del suo affetto e dei suoi denari, doni qualche cosa alle persone che ama. Non solo i bimbi sono felici di aver de' doni, ma tutti, più o meno, abbiamo un delicato piacere nel ricevere, un delicatissimo piacere nel dare. È vero, che i bimbi hanno studiato, si son condotti bene tutto l'anno, hanno sopportato, con pazienza, le loro piccole indisposizioni, hanno prese le medicine, hanno rinunziato, senza mormorare, a ficcarsi le dita nel naso; ed è anche vero che il bambino Gesù viene per essi, e che il Capo d'Anno è, sopratutto per essi, una data gioconda, perchè i loro anni sono pochi; ma, Dio mio, anche i grandi, durante l'anno, si sono seccati, ed hanno sofferto, hanno ingoiato pillole amare, hanno usato un'interminabile pazienza nei disgusti dell'esistenza, e un certo premio anche lo meritano. Il bimbo Gesù viene pure pei grandi, ed è apportatore di consolazione, di amore e di benessere; e se il Capo d'Anno è una data un po' triste, pei grandi, perchè non rallegrarla, con qualche dono gentile? Il valore, poco importa, ma l'uso delle strenne da Natale a Capo d'Anno, dovrebbe diventare più popolare, più largo fra noi: procurare una gioia, anche fugace, alle persone, che noi amiamo, non è, infine, fare un dono anche a noi stessi? Sorridere di un sorriso, quale cosa ineffabile!

II.

IL DONO: A CHI SI DEVE DONARE?

Alle fantasie più vivaci, alle immaginazioni più ardenti, ai temperamenti più sensibili e più curiosi, alle anime più mobili e più inquiete, alle buone, deliziose e talvolta perfide creature, che hanno tutto in sè, e che, quindi, più aspettano, più desiderano, più invocano il dono: ai bambini e alle donne! Questa è la tenera sapiente legge umana, che viene dall'alto criterio della forza e della debolezza, della grandezza e della piccolezza, di chi deve proteggere e di chi deve esser protetto: tenera e savia legge, che mette nelle nobili mani degli uomini, che sanno pensare, sanno lavorare, sanno amare, anche la sorgente delle gioie infantili e muliebri. L'idea schietta, l'idea semplice, in tutte le cose: l'uomo deve donare alle donne e ai fanciulletti. È lui che provvede al necessario, egli deve provvedere al superfluo: è lui che dà la forza, egli deve premiare la grazia: è lui che dà la pace, egli deve dare la lietezza. Così sempre è stato, così sempre è, e così sempre sarà. Un dono dato da una donna a un uomo, da un bambino a un uomo, sono fatti strani, fatti eccezionali, prove di una bizzarra trasformazione dello spirito, prova di una singolare deviazione del sentimento, di soverchio amore da una parte, di troppa freddezza dall'altra. La bella regola, è che l'uomo doni, non importa se egli compia l'atto materiale di comperare il dono: è lui che vi pensa, sempre, è lui che dà gli ordini, le istruzioni, è lui, sopratutto che dà i denari: l'uomo! È vero, vanno in giro le nonne, le mammine, le zie, le sorelle, per comperare i doni: ma chi forma il nerbo di queste passeggiate e di queste compre, è l'uomo. Oh santo diritto, nobile e sacro diritto di fare la felicità delle persone che ci amano, chi vorrà, chi saprà mai rinunziarvi? Quello di vedere il tremore di emozione nelle manine dei piccoli e il luccicare degli sguardi femminili, innanzi al dono, è un diletto dell'animo così squisito, che tutti i buoni e onesti cuori degli uomini, lo pregustano con delizia. È così raro un minuto di felicità, il mistico minuto, di cui parla Faust, che il poterlo dare, il poterlo vedere, il poterlo sentire, felicità della felicità, fa segretamente benedire, all'uomo più scettico, il ritorno di questi giorni, poetizzati dalla nascita del più affettuoso e più amato fra i bimbi, del Piccolo Figlio, poetizzati dalla maternità di Maria!

III.

IL DONO. QUEL CHE SI DEVE DONARE.

Dono semplice, privo d'immaginazione e sbrigativo: un vestito. Si può dare a una mamma, a una sorella, a una moglie. Dono di mediocre effetto, accolto con freddezza dissimulata. Le donne non amano i regali _che si consumano_.

Dono utile, leggermente fantasioso nella forma e spesso superfluo: un ombrellino, un manicotto, un boa di piume. Si dà, _idem_, a persone femminili di famiglia, talvolta, a persone femminili molto intime, ma fuori famiglia. La differenza è che l'ombrellino per donna, in casa, costa ottanta lire: per donna fuori di casa, trecentocinquanta.

Dono pratico, meditato da lungo tempo: un servizio di piatti, di bicchieri, di tazze, che il marito offre alla moglie. Ne mancava, la casa, da tanto tempo! Ma la moglie fa una smorfia agrodolce.

Dono elegante, fine, squisito: un orologetto da tavolino, un piattello d'argento per lettere, col coltellino attaccato per aprirle, una lampadina inglese, ecc. Si può offrire a un'amica tenera, a una con cui si _flirta_. È bene accolto, se la persona è fine.

Dono pericolosissimo: un calamaio artistico, una cartella di cuoio impresso, una penna d'oro, un _buvard_ in istoffa antica. A qualunque donna facciate questo dono, essa lo adoprerà contro di voi.

Dono sentimentale: fiori rari e freschi. Alla donna che amate. Ma non dimenticate di offrirglieli in un vaso di maiolica antica, o in un'anfora di Boemia: giacchè le donne sono come Calcante: _trop de fleurs_!

Dono dolce e fugace: dei dolci. Alla donna amata. Ma, come sopra, in una bomboniera di Satzuma, o in una tazza di Sèvres, o in una coppa d'argento antico.

Dono individuale: una tabacchiera alla nonna, un rosario alla zia monaca, un paio di occhiali montati in argento, all'altra zia, una borsa alla mamma. È sempre messo a buon interesse, questo dono!

Dono raro: cercare quello che più piace e che è meno possibile trovare, per la donna amata. Ebbene, dopo grande fatica, molto denaro e grande speranza, la donna amata, ottenuto il dono, resta delusa; e non arriva a nascondere la sua delusione. Voi, siete delusissimo.

Dono comune, volgare, che tutti possono fare, che tutti fanno: un gioiello, ricco o semplice, bello o brutto. Tutte le donne più fini, più eleganti, più sentimentali lo accolgono con entusiasmo!

IV.

IDEE PER I DONI DI NATALE E CAPO D'ANNO.

(Queste idee sono esposte per chi può ed ama spendere: e i doni debbono essere destinati a persone ricche e di buon gusto. Parlerò poi dei doni più semplici e dei semplicissimi). _Legature antiche_: cercando bene, dagli antiquari, si trovano dei bei pezzi di stoffa antica, di cui si possono fare legature di libri, stracciacarte, astucci per musica, e via via. _Vasi e mobili_: piccoli mobili inglesi di stile Liberty, cioè tavole, scansiette, scaffali; vetri veneziani; piccoli cornetti in argento, con le iniziali incise, per attaccarli nel _coupé_ o nell'automobile e mettervi dei fiori; orologio da carrozza, da automobile. _Ceramiche d'arte_: vasi, piatti, bomboniere, delle più importanti fabbriche italiane, ma di quelle che riproducono esattamente lo stile antico. _Sacchi e sacchetti_: in istoffa antica, sacchetti pel ventaglio, per l'occhialino, ecc. _Oggetti d'arte_: una incisione antica, un bronzo, una miniatura antica, una statuetta di Tanagra. _Ninnoli eleganti_: stecca montata in oro: porta-odori montato in oro o in argento; borsetta a maglie d'oro; pomo e punta di oro per ombrellino; orologio da scrittoio; paralume con incisioni antiche; ventaglio; ricami di fantasia. _Oggetti pratici: tête-à-tête_ di porcellana di Sassonia o giapponese antico; paravento artistico; tavolo dell'Impero; specchio con cornice di argento; copripiedi di ricamo antico; ventaglio antico; guarnizione di bottoni o di fibbie antiche, per vestito. _Regalo alle persone che hanno tutto_: marmitta montata in argento, per portare il brodo in tavola; guarnizione di _toilette_ in argento o in _vermeil_; piccolo cane di razza giapponese, di razza purissima, difficile ad avere; catena d'oro, con pietre fini, lunga un metro e cinquanta; vetri antichi e vetrerie eseguite sovra ordinazioni, da un artista, con le armi di famiglia e che servono per le finestre della stanza da pranzo, della stanza da _toilette_: tutte le partizioni delle opere di Wagner, legate all'antica tedesca; collezioni di autografi rari, in un casellario; servizio da scrittoio, per carrozza; lampada elettrica per il _coupé_: disegni originali di artisti conosciuti; miniature del secolo Decimottavo; vaso di Venezia antico, con orchidee; bomboniere Luigi XIV o Luigi XV, con dolci francesi; orologio a sveglia, antico, inglese, _pendule de Westminster_; piccolo orologio minuscolo, per portare all'occhiello e che sostituisce il braccialetto-orologio; pelle di daino, montata con seta, per il viaggio, molto pratica per evitare il contatto con le lenzuola di albergo. _A bambine fortunate_: spillo col nome, con perle fine; anello con rubino: portafortuna di oro o di argento; piccolo sacco da viaggio; piccola poltrona di giunco dipinto; tavolinetto da lavoro. _A ragazzi fortunati_: oggetti diversi, con luce elettrica; busta di oggetti per bicicletta; orologio; taccuino; calamaio; carta da lettere; apparecchi fotografici; bel temperino; bastoncino; scatole con collezioni varie per esperienze di fisica, di chimica, per costruzioni.

V.

CIÒ CHE SI REGALA A INNAMORATE, A FIDANZATE.

_Innamorate che debbono tener segreto il dono_. — Grande medaglione di cristallo montato in argento, con fiore simbolico, dentro; cuoricino d'oro, che si apre, a medaglioncino; medaglina d'oro o d'argento dorato, da sospendere; ditale di argento; ventaglietto per teatro; pettinessine con _strassi_; ferma _chignon_ di vera tartaruga o di pastiglia; penna di avorio; ogni specie di piccoli portafortuna, di argento; scatola di profumeria; scatola di carta da lettere; biglietto elegantissimo di augurio. Sono doni molto modesti, ma carini, a cui l'innamorata può assegnare un'altra origine.

_Innamorate, che possono mostrare il dono, poichè i genitori sono favorevoli all'amore_. — Catenina d'oro con crocetta; cintura di pelle, con borsetta compresa; _en-cas_ con manico di avorio; _tour de cou_ di pelliccia; sciarpa di seta chiara, per metter sulla testa, a teatro; manicotto (oggi quasi fuori d'uso); _nécessaire_ da lavoro; _nécessaire_ da scrittoio; ventaglietto; catena d'argento, per sospendere le lenti o il ventaglio; lenti di tartaruga (se è miope): anellino e catena, di oro, senza pietre; fazzolettini di seta, ricamati a fiori (mezza dozzina); portafazzoletti di seta dipinta. Tutti questi doni costano dalle cinquanta alle centocinquanta lire, non oltre.

_Fidanzate che non pretendono molto e con cui il matrimonio è ancora lontano_. — Anellino di oro con qualche perlina; braccialetto di oro, con campanelluccio sospeso; orologetto di argento bruciato o di acciaio, con cifre rilevate di oro; piccolo _nodo di amore_ di oro e smalto, per sospendere l'orologetto sul petto; catena di argento con lapislazzuli, per sospendere le lenti; orecchini di granate e perle; spilloni di argento per cappelli, non meno di due, ma eleganti; sei forcinelle di tartaruga bionda; un _buvard_ di cuoio impresso o di stoffa antica; libro da messa, legato in avorio e argento. Doni che cominciano da cento e che si accostano, ma non oltrepassano, le trecento lire.

_Fidanzate molto_ chic, _e con cui il matrimonio è imminente_. — Enorme cuore d'oro inglese, a medaglione, con trifoglio di turchesi in un lato; _plaid_ da viaggio, venuto da Londra; anello con grossa perla e grosso brillante; libro da messa, legato in pergamena antica e tutto alluminato; portabiglietti di argento bruciato, disseminato di turchesi; _broche_ con figura di medaglia; braccialetto _gourmette_, scintillante di gemme; borsa in _peau d'antilope_, ricamata di acciaio; sacco con ventaglietto da teatro; _tour de cou_ di volpe azzurra; sei fazzoletti con bordo di merletto antico; penna in oro; _châtelaine_ con vari gingilli sospesi, di oro; fascio di portafortuna, di oro, sospesi a un anello d'oro; tre piccoli fili di perle. È inutile parlare del prezzo!

VI.

DONI DA FARSI AGLI UOMINI.

(In generale, gli uomini, innamorati, fidanzati, mariti, fratelli, padri, parenti, amici, ricevono molto meno di quello che danno. A ogni modo, notiamo!)

_Doni eseguiti, gentilmente, con le proprie mani._ — Stracciacarte, da sospendersi al muro; cestino di paglia ricamata, per carte; copertura da avvolgere ombrelli e bastoni, ove è ricamato: _buon viaggio_; pianelle; stracciacarte di seta, ricamato, con fiori simbolici; _buvard_, ricamato a punto antico: portaritratti a scudo, ricamato; fazzoletti ricamati; striscia di lana ricamata, per coprire la tastiera del pianoforte (se è maestro di musica); segnalibro ricamato; portaspazzole ricamato; portagiornali ricamato.

_Doni di affetto._ — Un portafogli di pelle; un portabiglietti, _idem_; un taccuino; un lapis d'argento; un bocchino di schiuma; un bastone, con pomo di avorio; una catenella di argento, da sospendervi le chiavi: una _châtelaine_ di argento bruciato e platino; sei fazzoletti di batista; quattro cravatte inglesi; una cintura di cuoio, per l'estate; un _cache-nez_; una cartella di pelle; un suggello di argento; un portasigari di pelle, con cifra d'argento; un portasigarette, _idem_; un portafiammiferi di argento; un ombrello per la pioggia; quattro paia di guanti inglesi, assortiti; un calamaio di media grandezza, con coperchio di argento. Variano da cento lire a trecento.

_Gioielli, gioielli!_ — Anche gli uomini, li amano! Bottoniera per camicia, da giorno; Bottoniera di perle, per _frack_, con bottoni da polsi in ismalto bianco, circondati di brillanti; bottoniera bizzarra di oro inglese, per camicia da estate; grosso anello a serpe, che piglia tutta una falange; catenina sottile, per _frack_: orologio Pateck; orologio cronometro; grossa perla bianca, per cravatta; grosso anello per cravatta, di oro e brillantini; anello di brillanti, solitario; anello di acciaio e grande brillante; spillo artistico, per cravatta; grosso smeraldo, in anello, legato all'antica. È inutile parlare del loro valore, si capisce!

_Doni capricciosi, talvolta utili, sempre graditi._ — Fucile da caccia; cane danese; frustino con pomo cesellato; enorme calamaio di cristallo di rocca, con coperchio in _vermeil_; _nécessaire_ da viaggio; _nécessaire_ per pranzare, in viaggio; allacciaguanti, allacciascarpe, di argento; rasoi inglesi; macchinetta da caffè, di argento; _verre d'eau_; portasigarette di argento, disseminato di perle; pelle di orso bianco, scendiletto; piumino di raso, per letto; servizio da fumare di Knight; orologio da tavolino, stecca, portafiammiferi, di Janetti; statua di Tanagra.... e mi fermo! Tutto ciò costa, costa!

VII.

_CHRISTMAS CARD_ (BIGLIETTO DI AUGURIO).