Saper vivere: Norme di buona creanza

Part 8

Chapter 83,563 wordsPublic domain

Non basta, se siamo in estate e non in inverno, smettere le pellicce odorose, le vesti di panno e le mantelline di velluto, per darsi alle batiste, ai crespi e alle garze: non basta, se siamo in estate e non più in primavera, abbandonare le vesti di leggero drappo, e le giacchette meno pesanti, e le gonne di seta, per chiedere al _tussor_, al _foulard_, allo _chiffon_, le loro aeree mollezze: vi è tutta un'altra categoria di cose, nella _toilette_ femminile, che segna la profonda differenza fra l'estate e l'inverno, fra l'estate e la primavera. Prendiamo, per esempio, l'acconciatura dei capelli. Credete voi che, d'estate, ci si possa acconciare come d'inverno? Quei leggeri edifizii o quei pesanti edifizi ricciuti, e adesso già abbastanza complicati, non reggono in estate: qualunque leggiadra pettinatura, opera di mani pazienti, dopo due ore, è un ammasso informe. Il calore disfà i ricci, e le ondulazioni non naturali, ed esercita la sua azione demolitrice, anche su i ricci naturali. Vorreste voi, in estate, portare i capelli molto bassi sulle orecchie, molto bassi sulla nuca, e molto bassi sulla fronte? E non vi darebbero un fastidio enorme? Ed ecco, che l'estate consiglia la pettinatura bassa a radici diritte, libera la fronte, libere le tempie, libera la nuca, e rialzati, questi capelli, sul sommo della testa. Prendete, per esempio, i guanti: vorreste voi, in estate, portare l'elegantissimo guanto _glacé_ dell'inverno, che modella la perfetta mano, e non preferite voi il guanto largo, la pelle di Svezia, che si leva e si mette ogni minuto, di cui si può gittarne un paio anche ogni due giorni? Prendete, per esempio, le calze: vorreste voi portare, in estate, la indispensabile, ineluttabile calza nera dell'inverno, quella calza nera, che è la civetteria egualmente delle gambe troppo sottili e delle gambe troppo grosse! Quella calza nera, che è la più profonda delle illusioni umane? Voi sapete bene che l'estate discaccia la calza nera, e permette ai piedini femminili di adornarsi dei colori più delicati e più estetici, che si intravvedono dalla scarpa di bulgaro, alla scarpa bianca, che bene si vedono dalla scarpetta nera. E voi sapete, sopra tutto, che l'estate rende immortale la fine, morbida, sottile calzetta di filo, la calza da viaggio o da escursioni, la calza da spiaggia e da montagna. Vorreste voi, come nell'inverno, adornarvi di molti, di moltissimi gioielli? Essi vanno d'accordo con le stoffe pesanti, coi drappi serici, con le pellicce esotiche, e sono troppo grevi, troppo ricchi, troppo di lusso, per le trasparenti vesti dell'estate. Qua e là, un fermaglio, una _barrette_, un sottile filo d'oro, da cui pendono gli oggettini delle escursioni estive, ecco quello che l'estate vi consiglia: cioè, un completamento di _toilette_ più semplice, più disinvolto, che quasi sempre ringiovanisce e rende più gaie le fisonomie.

IV.

ANDAR VIA: LA VALIGIA DELLA SIGNORA.

(Passare in rivista le diverse circostanze in cui si può avere bisogno di vestiti speciali. Per evitare le dimenticanze, riunire, metodicamente, sovra una tavola, gli oggetti da portar via, cominciando dai piedi e terminando alla testa.)

_Oggetti di «toilette»._ — Spazzola da unghie; spazzola da denti; pettini; lampada e ferro da arricciare; forcinelle ordinarie; forcinelle invisibili; saponi in iscatola di metallo; scatole da polvere di riso; acque e polvere dentifricie; acqua di Colonia; acqua di _toilette_; boccette di essenza; limette per unghie; specchio a tre compartimenti; sacchetti d'odore; pietra pomice; nettadenti; nettaorecchi; sacco di tela per la biancheria sporca; paracqua; ombrellino; _en-cas_; salviette; spugne.

_Oggetti diversi._ — Spille; aghi; ditale; forbici; filo nero e bianco; filo simile alle calze; seta simile ai vestiti; elastico; bottoni diversi; nastri per la biancheria; nastri da scarpe; temperino; calamaio da tasca; cartella; penne, portapenne e lapis; carta da lettere e buste; carta a quaderni; francobolli e cartoline postali; suggello e ceralacca; fiammiferi; lampada da spirito; coltello; forchetta e cucchiaio; cavaturaccioli; sacchetto da viaggio a chiave; _plaids_; portaritratti che si chiude; porta-orologi; libro di preghiera; libro di conti e libro di indirizzi.

_Biancheria, vestiti, scarpe._ — Calze; pantofole; stivalini; scarpette; legacce; pantaloni; busti; copribusti; camicie; camicie da notte; camiciuole; accappatoi per pettinarsi; sottane: sottanino di flanella; _matinée_; vestaglie; _corsages_ di fantasia; vestiti; sacchi per avvolgere i vestiti; mantello corto; giacchetta; grande mantello da viaggio; cappelli; spilloni da cappello; guanti; fazzoletti; _foulards_; merletto spagnuolo; scialletti di seta; sciarpe; colletti e cinture da adattare a ogni vestito; _jabots_; colletti di merletto; costume da bagno; accappatoio da bagno; scarpette da bagno; cuffia di cautchouc.

_Piccola farmacia da viaggio._ — Taffetà ingommato; _collodion_; ovatta idrofila; cartine di bismuto; cartine di chinina, di venticinque centigrammi; cartine di antipirina, di un terzo di grammo; pastiglie di sublimato, da un grammo; un pacchetto di garza fenicata; lapis antinevralgico; acqua di melissa; camomilla; tiglio; striscette di tela arrotolate e tela; spilli da nutrice.

V.

ANDAR VIA: LA VALIGIA DEL PADRONE.

_Oggetti di «toilette»._ — Spazzola per abiti; spazzola per i capelli; pettine; rasoio; cuoio da rasoio; pennello per la barba; polvere di sapone; pasta da rasoio; spazzola da denti; acqua e pasta dentifricia; spazzola da unghie; nettaorecchi; nettadenti; sapone nella scatola di metallo; spugne, in un sacchetto di cautchouc; pietra pomice; forbici; tagliacalli; vasellina; acqua da _toilette_; polvere di riso; specchietto da tasca; allacciabottoni; calzatoio; forma di legno per gli stivali; vernice e crema gialla per lustrare; sacco per la biancheria sporca.

_Oggetti diversi._ — Spilli ed aghi; filo bianco e nero; pezzetto di flanella; bottoni di ricambio; bottoni da camicia; laccetti da scarpe; coltello; temperino; cavaturaccioli; corregge; spago; fiammiferi a candeletta; sveglia; canocchiale; libro d'indirizzi; carta e buste; francobolli; pesalettere; cartoline postali; penna da tasca; lapis; calamaio; ceralacca e suggello; cartella chiusa a chiave; biglietti da visita.

_Biancheria, scarpe, vestiti._ — Costume da mattina; costume da viaggio; _redingote_ con relativo panciotto e relativi pantaloni; _marsina_ o _smoking_; costumi da _sport_; cioè: costume da cavallo, da velocipide, da _tennis_, da _polo_, da caccia, da canottiere, da alpinista, da bagno di mare, da scherma (in tutto nove!): mantello impermeabile, mantello da viaggio, in _alpagas_ grigio, _paletot_; calzette di filo: calzette di seta e di lana; reggicalzette; sottocalzoni; camicie bianche; camicie di colore; camicie bianche non inamidate; camicie di colore non inamidate; camicie di seta; camicie da notte; _piyamas_ variati; colletti staccati; polsini staccati; _foulards_ pel collo e pel sudore; fazzoletti bianchi, di battista; guanti; scarpe di vitello nero; scarpe di copale nero; scarponcini di copale; scarponcini gialli; stivaletti; stivaloni; stivaloni in coutchouc; scarpe da _tennis_; scarpe da scherma; cappello a cilindro (non si sa mai); cappello floscio nero, cappello floscio bianco; cappelli di paglia; sette od otto berretti da viaggio, da velocipede, da canottaggio....

VI.

LA VILLEGGIATURA: PERCHÈ CI SI VA?

In fondo, questo affare della villeggiatura, come tante altre cose della vita, è tutta una questione d'imitazione, di preconcetto, di amor proprio: non è quasi mai una questione di iniziativa, di indipendenza, di vera necessità. La Tale dice di voler partire, perchè si è giunti alla metà di luglio, non per altro: e, subito, un séguito di signore si decide a partire, perchè la prima lo ha detto. Il Tale Altro dice di dover partire, perchè lo aspettano nel suo collegio elettorale, o nelle sue terre, o perchè _ella_ lo aspetta altrove: e, subito subito, un séguito di signori, amici e conoscenti, inventa qualche ragione impellente per doversene andare al più presto. La Tale signora dichiara di sospendere ogni visita da fare o da ricevere, proclama che ella ha fatto togliere i tappeti, covrire i mobili con le fodere, voltare i quadri contro il muro, e conservare i _bibelots_ nelle vetrine, perchè così le è piaciuto, perchè ella ha avuto il preconcetto della liberazione: e, immediatamente, tutte le altre case, di amiche e di conoscenti, sono in rivoluzione, coi mobili in aria e i libri per terra. Chi oserà mai disporre della propria volontà, in questo problema della villeggiatura? Chi avrà il coraggio di partire, quando gli piace, di andare dove gli conviene, di trattenersi quanto tempo vuole, di ritornare presto, di ritornare tardi, di non fare i bagni, o di non fare la cura climatica, di fare, infine, il proprio comodo? Chi, chi mai avrà il coraggio di non partire, se ciò non gli accomoda? O, almeno, chi avrà il coraggio di dichiarare, restando, di restare? Chi rinunzierà alla ipocrisia di questa finta partenza? Solo, qualche progresso, da qualche anno a questa parte, si vede, nelle grandi città, in fatto di sincerità, d'iniziativa, di libertà, per questo affare della villeggiatura: vi è già un grande, un grandissimo gruppo di gente, che crede fermamente alla bontà dell'estate, in città, fra il luglio e l'agosto: vi è chi crede esser meglio fare, a Napoli, i bagni di mare, non incomodandosi ad andare sovra un'altra spiaggia, o di passare a Roma, a Villa Borghese, l'estate restando nel proprio paese, che è sempre più bello degli altri, restando nella propria casa, che è sempre più comoda delle altre: vi è chi crede di non dover spendere troppo denaro, di non doversi stancare, affaticare, annoiare, andando altrove, in un posto qualunque, ahi, molto qualunque! Sicchè, una gran folla va via, non per idea propria, non per proprio desiderio, ma per fare quello che gli altri fanno: un'altra folla, meno grande, resta in città, beandosi delle serate fresche e delle notti profonde di beltà. E l'una che resta, dice male, molto male dell'altra che è partita: l'altra, di lontano, critica quella che è rimasta....

— Ma con quale denaro è mai andata via, la Tale? Non col suo!

. . . . . . .

— Che miserabili avari, i Tal dei Tali, che sono in città, a crepare!

VII.

LA VILLEGGIATURA: QUELLO CHE SI SPENDE.

Vi è gente, nel mondo, che è condannata a sbagliare sempre i proprii calcoli: gente, a cui manca, nel cervello, la facoltà aritmetica, per cui, ad ogni passo, mentre crede di aver risoluto il problema dello spender poco o dello spender nulla, si trova a spender molto. Questa gente, per esempio, ha giurato, a principio d'inverno, di fare economia, di dare otto pranzi, invece di due grandi balli: e, alla fine dell'inverno, si accorge di avere gittato, in questi otto pranzi, più che nei due balli, perchè si è dovuta rinnovare l'argenteria, perchè si è smembrato il servizio di Sèvres, rompendosene due piatti, perchè, dopo ogni pranzo, si è sempre ballato, perchè..., perchè così è! Vi è gente, che non va a Nizza, fra il marzo e l'aprile, perchè la vita, colà, è diventata enormemente costosa, ma che, invece, giuoca sulle corse di primavera, nella propria città, tutto il denaro che avrebbe seminato sulla Cornice, e forse più. Vi ha gente che, avendo speso molto in inverno, in primavera, si decide a giugno, di partire per una piccola villeggiatura modesta, per un paesello rustico, dove si stia in famiglia, dove vi siano i bagni e la campagna, dove si possa restare da luglio a ottobre e dove non si spenda nulla. Illusione! Illusione! Errore! Grave errore! Bisogna andare con la idea semplice e precisa, che qualunque villeggiatura, costa sempre moltissimo, per umile che sia: bisogna convincersi che i borghi, i paeselli, gli alberghetti, le pensioncelle, finiscono per essere sempre carissimi, sotto le loro lusinghevoli apparenze di modestia. Voi mettete in bilancio mille lire e ne spendete duemila: voi volevate restare due mesi e restate quindici giorni, tornando in città, nella pienezza dell'estate, senza quattrini. Voi volevate spendere millecinquecento lire, per la villeggiatura di tutta la famiglia: ne spendete tremila e tornate a casa col figlio malato, con la cameriera impazzita, col borsellino vuoto, e con qualche debito sulla coscienza. Non vi fate ingannare! Nei paesi, dove meno vi è da spendere, più voi spenderete: nei paesi dove non si compra nulla, voi troverete tutto in vendita e a che prezzo! È una pessima speculazione finanziaria, convincetevene, qualunque villeggiatura: ognuno ne torna, il più ricco, seccato, il più povero, preoccupato. La migliore speculazione, sapete quale sarebbe? Quella di rimanere in città, nella propria casa, in solitudine beata, al fresco, nell'ombra, in silenzio pensoso, o non pensoso, conservando preziosamente le mille, le duemila le tremila lire della villeggiatura. Questa sarebbe la migliore finanza: isolamento, permanenza e raccoglimento. Sarebbe, ma....

VIII.

IN VILLEGGIATURA: POICHÈ CI SI DEVE ANDARE....

.... infine, poichè la villeggiatura è, come dicono molti, un male sociale necessario, o come dicono altri molti, un bene fisico, più che necessario, poichè in villeggiatura, per un gran numero di persone, vi sono molte misteriose e imperiose ragioni di andare, il miglior consiglio, è di affrontare questo assillante problema annuale, con tutta la saggezza di cui si può disporre. Anzi tutto, con una indagine veramente poliziesca, lettere, informazioni, interviste, mettersi al corrente di tutti i vantaggi e di tutti gli inconvenienti del posto dove si deve andare. In quel paese, fa più caldo che in città: in quest'altro paese, ci piove sempre: in quell'altro, manca l'acqua: in quell'altro, ancora, gli indigeni odiano i villeggianti.... Tutto questo si può sapere, a marzo, ad aprile e, così, possibilmente, trovare un posto meno caldo, o meno piovoso, o dove ci sia l'acqua, o dove non manchi lo spirito di ospitalità. Dopo di che, lunga corrispondenza epistolare con albergatori, con locatori di ville, di villini, di appartamenti: dispute minuziose: finzione di rifiuto, pel prezzo troppo caro: ripresa di trattative: conclusione, quasi soddisfacente. Poi, affrontare la grande battaglia familiare, poichè questo problema della villeggiatura, è un vero pomo di discordia, in casa. Che pensa, che desidera, che vuole e che non vuole, la signora moglie, per questa villeggiatura? Discutiamo: cerchiamo di comprenderci: accomodiamoci: e stabiliamo tutto, il numero dei vestiti, il numero dei mantelli, il baule nuovo, il giorno della partenza, quello del ritorno, va bene, va bene, quel che la signora moglie chiede, si tenterà di fare come meglio si può, per contentarla. Che pensa il signor figlio primogenito, che decide, che farà di sè stesso, del suo tempo, in villeggiatura, che cosa bisognerà fornirgli in abiti e in denaro? E la signorina figlia, la grande, la più pretensiosa, la più _posatrice_, che ne dice, qual è la sua opinione, quali sono i suoi gusti, qual è il suo capriccio, avanti, si spieghi, chiarisca, dia il suo consenso, o metta il suo veto. E dei servi, che faremo, Dio mio, terribile idea condurli seco, anche più terribile quella di lasciarli indietro, quadratura del cerchio, tu non sei nulla, al confronto di questo ultimo problema.... Dopo di che, o marito, o capo di famiglia, non ti scoraggiare più oltre: sii ottimista, anche per questa villeggiatura, che ti sembra una croce estiva, che ti piomba sulle spalle, ogni anno. Può darsi che essa faccia bene alla tua salute; può darsi che ti dia l'occasione di un buon affare; può darsi che tua figlia trovi un buon marito, colà; può darsi che tua moglie guarisca i suoi nervi, sempre vacillanti; può darsi che tuo figlio si conduca quasi bene, per eccezione; può darsi che, in cambio di una pessima cameriera che se ne è andata, per la villeggiatura, tu ne trovi un'altra, quasi possibile: chi sa, chi sa, chi sa! La villeggiatura non è, forse, una parte dell'ignoto?

IX.

IL CALDO: I DUE METODI.

Poichè, moltissima gente, per isvariate ragioni, di cui una, possente, la mancanza di denaro, è costretta di restare in città e ad affrontare il caldo cittadino, con cui non si scherza; poichè anche quelli che vanno in campagna, hanno caldo; e hanno caldo anche quelli che vanno sulle spiagge del mare; poichè su milioni e milioni di persone, nel mondo civilizzato, solo dieci o quindicimila salgono a duemila metri, in montagna, per battere i denti dal freddo, in pieno agosto, e sono ritenuti per pazzi; poichè questo problema del caldo bisogna affrontarlo, studiamo i due metodi con cui si può trascorrere la vita, nel sommo del calore, fra il quindici luglio e il quindici settembre. Primo metodo: ovunque si sia, in città, in campagna, al mare, sulla collina, nel bosco, fuggire il caldo. Cioè, dalla mattina alle nove, dopo aver fatto circolare l'aria mattinale per la casa, chiudere ermeticamente le persiane, i cristalli e le imposte di tutte le finestre e di tutti i balconi. Non uscire, assolutamente, dalle nove alle cinque pomeridiane. Vivere chiuso fino a che il sole saetti: non obbligarsi a portare i colletti alti e duri se uomo, dei _plastron_ soffocanti, se donna: vivere, all'ombra o in penombra, in vestaglia, in veste da camera, in pianelle. Fra mezzogiorno e l'una, fare una colazione o un pranzo, leggieri ma sostanziosi, di uova, latticinii, pesci, verdure, frutta, cucinati finemente: dopo fumare, leggere, passeggiare, sempre in casa, sempre in penombra: e, infine, andare a letto, per la siesta, ma come ci si va di notte, spogliandosi, cioè, e sentendo tutto il refrigerio della tela fresca e fine. Rinviare tutti i bagni, le passeggiate, le escursioni, alle sei pomeridiane, quando il forte caldo, è trascorso: aggirarsi in campagna, o in città, di sera, di notte: rientrare stanco, ma rinfrescato dall'aria notturna, dormire subito. In caso che si debba assolutamente escire, quando vi è il sole, ripararsi contro esso con veli, con vestiti bianchissimi, con guanti ermetici, con nessun angolo di pelle, del collo, delle braccia, delle mani, esposto al sole e alla polvere. Cambiarsi di vestito, due tre volte al giorno: aspergere sè stesso e la propria camera sei volte al giorno, di acqua di Colonia. Non bever freddo, è peggio: non prender granite o gelati, è molto peggio. È un metodo che dà buoni risultati, se non ottimi. Vedremo, poi, il secondo metodo.

X.

IL CALDO: IL SECONDO METODO.

È quello che fa affrontare il caldo, in tutta la sua violenza. Lasciare che, dalla mattina, penetri l'aria nelle stanze, ma che vi penetri anche il sole: esso uccide, dicono, tutti i microbi, e le case ne sono piene! Uscire coraggiosamente nelle ore più ardenti e a piedi, magari, attraversare le piazze più bruciate dal sole; o, in carrozza, non far neppure sollevare il soffietto: e rientrare abbrustolito, e grondante sudore. Dicono che si deve sudare, in estate: dicono che il sudore sia una salvazione: e che chi non suda, ha molta probabilità di tenersi in corpo una malattia infettiva. Prendere il bagno di mare fra le nove e le undici della mattina, cioè nell'ora in cui più Apollo, chiamiamolo così, dardeggia i suoi raggi infuocati, sulle acque azzurre e scintillanti: avere un costume con le maniche corte, cioè che lascia le braccia nude, e, magari che lasci libero il collo, per poter respirar bene l'aria di mare, per poter nuotare, per agitarsi in tutti i modi, finchè il bagno di mare diventi giovevolissimo. Invece di rientrare in camerino, per rivestirsi, stare un po' disteso sull'arena calda: dicono che faccia molto bene. Dopo, rientrare in _tram_, attraverso le vie infuocate, agitando un ventaglio giapponese da due soldi. E mangiare le cose che più piacciono, in estate, che più lusingano il palato: cioè dei vermicelli al pomodoro, o risotto giallissimo, o minestrone magari due volte al giorno: cioè dei pollastrelli alla diavola; cioè delle costolette alla _pizzaiuola_, panate, alla milanese; cioè dei peperoni ripieni; cioè delle fritture di pesce e andare, anche, a mangiar questo, nelle trattorie delle spiaggie, nelle piccole taverne di moda, in estate. Prendere moltissime bibite fresche; sciroppi alla neve: menta alla soda: _cock tails_ americani carichi di ghiaccio: bere molta birra: bere molt'acqua: prendere molte granite, qualche gramolata, qualche gelato. Fare delle escursioni per ferrovia, la domenica: fare delle escursioni per mare: concertare dei _pique-niques_; organizzare delle serenate con mandolini e chitarre: dimenarsi da mattina a sera, come se si fosse nell'inverno più rigido. E il caldo, pare, finisca, per esser vinto: il viso, le mani, il collo si fanno bruni, ma il bianco d'uovo battuto ci pensa: invece di dimagrare, s'ingrassa: e, forse qualche indigestione ci si prende, forse, qualche furioso mal di capo, o una insolazione ci scappa. E forse, si sta meglio di prima, alla fine dell'estate. Dio è provvido, sovra tutto con la gente semplice, che prende il mondo come viene, si acconcia con tutto e si diverte di tutto!

XI.

LA VILLEGGIATURA: I LAVORI DONNESCHI.

Lavori, per modo di dire, lettrici mie, giacchè è impossibile che una villeggiante, abbia quindici anni o ne abbia settanta, lavori, sul serio, quando può chiacchierare con un'amica, fare la partita col cappellano, _flirtare_ con un giovanotto: è impossibile che l'uncinetto, o l'ago di ricamo, o i ferri da far maglie, o la tappezzeria, possano troppo andar d'accordo con la conversazione, col giuoco, col _flirt_. Se voi siete sola, solissima in un villaggio, in un'isola abbandonata (e non si è mai assolutamente soli, anche in un deserto e anche in un'isola, esempio Robinson Crusoè), allora potrete anche fare una intera coltre al _filet_, potrete ricamare un intero mobile di un salotto, a punto antico, potrete, persino, fare degli arazzi di alto liccio; ma, se appena siete in tre, in quattro, in cinque, sarà una gran cosa, se metterete cinquanta punti nel vostro ricamo, se potrete fare due quadretti di _filet_, se potrete dare una sola stella di colori argentei alla vostra bizzarra tapezzeria, che imita l'antico. Non lo sperate, i vostri lavori domestici ritorneranno in ottobre, quasi intatti, alla città. Eppure, dovete portarli con voi! Vi sono momenti, vi sono ore, in cui un lavoro fra le mani, sotto gli occhi, è di una necessità assoluta: esso è una scusa, un pretesto, un diversivo, un derivativo; esso è una salvezza, per esso gli occhi possono abbassarsi o alzarsi come vogliono, le mani sono occupate, la persona sembra distratta: esso calma i nervi, regola la voce, mette delle pause sapienti nella conversazione. Una donna che ricama è venti volte più padrona di sè stessa, accanto a un uomo, che una donna, la quale non faccia nulla: una donna, che fa l'uncinetto, è molto più la padrona di suo marito, che non una donna disoccupata.... Io non approfondisco il soggetto, perchè voi già lo avete tutto inteso, care lettrici: il lavoro è, dunque, un'arma di difesa e di offesa, in villeggiatura. E chi di voi vorrebbe andare alla guerra, senza corazza e senza spada?

XII.

SI BALLA PIÙ CHE MAI, IN ESTATE.