Saper vivere: Norme di buona creanza
Part 7
La signora che desidera essere presentata a Sua Maestà la Regina, deve prima pensar bene, se il suo ceto, la sua condizione, la sua posizione in società, le possono far concedere quest'onore: ed è, quindi, ben fatto parlarne a qualche dama della Regina, la quale, a sua volta, interpelli diplomaticamente la dama di Corte, che è più accanto alla Regina. Quando si è certi, ufficiosamente, che la domanda sarà bene accolta, allora si farà una lettera-domanda, dalla signora stessa, diretta a questa dama, in forma ufficiale. Ordinariamente, l'udienza viene sempre accordata, quindici o venti giorni dopo la domanda, e la signora ne è avvertita da otto a dieci giorni prima, con lettera della dama di Corte. La signora, per andare a quest'udienza, non veste mai di nero: porta un vestito di velluto, o di broccato, o di _grosse soie_, una stoffa molto ricca, infine, sempre di seta, mai di lana, mai di panno: questo vestito ha un lieve strascico, come tutti i vestiti di grande cerimonia. Non si porta mai giacca, mantello, mantellina, sia pure del più prezioso ermellino: se si ha, si lascia in anticamera: il boa è escluso, come troppo famigliare. Cappello di grande cerimonia: se è una sposa giovane, può arrischiare la _toque_ rotonda, ma ricca, carica di piume: oltre i trent'anni, sempre il grande cappello sontuoso: veletta _mai_. La signora che va in udienza reale non porta nè manicotto, nè ombrellino, nè _porte-mouchoirs_, nè portabiglietti, nulla che indichi la passeggiata, altra visita, e via via: se ha le lenti, le può tenere: adoperarle, _mai_. Su questo vestito da grande cerimonia, bisogna portare un grande gioiello, un magnifico paio di orecchini, per esempio, o una catena _sautoir_ splendida, o un grosso filo di perle, sul colletto stretto del vestito: i braccialetti sono ammessi: un solo splendido anello. I guanti sono _glacés_, grigio perla o bianchi: ma la mano destra deve esser nuda. La signora va sola, all'udienza reale: arriva _almeno_ dieci minuti prima dell'ora stabilita e attende il suo turno, nella terza anticamera, prima del salotto della Regina. Quando la dama, entrata prima di lei, viene via, la signora presentata è accompagnata, preceduta, sino alla porta del salotto della Regina, dalla dama di servizio, che, facendo una riverenza sulla porta, annunzia a Sua Maestà la signora. Costei deve fare tre belle riverenze: una, sulla soglia: una, nel mezzo del salotto: una, presso Sua Maestà, che attende, in piedi, presso un divano e che ha sempre la bontà di stendere la mano alla nuova arrivata, invitandola a sedere. Baciare la mano alla Regina non è obbligo, alle signore: ma è atto gentile. Bisogna aspettare di essere interrogata, _sempre_, per parlare: rispondere brevemente: attendere da Sua Maestà, la conversazione. Beninteso che per tutte le signore d'importanza, l'udienza è da sola a sola, non assiste neanche la dama. A un certo punto, amabilmente, Sua Maestà fa intendere che l'udienza è finita. La signora si leva, ringrazia Sua Maestà dell'onore concessole e, indietreggiando, fa le tre riverenze, andandosene, mentre la Regina resta, ritta, presso il divano. Per la presentazione a principesse ereditarie o semplicemente reali, il cerimoniale è il medesimo.
II.
ALTRE PRESENTAZIONI A CORTE.
Non potendo nessun signore e nessuna signora intervenire ai balli di Corte, senza esser presentati, uomini e donne, a Sua Maestà la Regina, verso la metà e la fine di gennaio, vi è sempre un'udienza generale, diciamo così, a cui sono ammessi questi signori e queste signore, che ne fecero domanda, a questo scopo. È naturale che tali domande siano bene vagliate, da chi si deve: per gentiluomini e gentildonne straniere, fa la richiesta l'ambasciatore o il console dello Stato cui appartengono. Questa udienza generale, è sempre nelle ore pomeridiane: le signore v'intervengono in grande _toilette_ di cerimonia, vestito di velluto, di _broché_, di altra stoffa sontuosa, guarnito di merletti, di pelliccia: non indossano mantello, di nessuna specie: hanno un cappello di grande ricchezza: guanti grigio-perla e i più bei gioielli che si possano portare di giorno. È la medesima _toilette_ che si farebbe all'udienza particolare, salvo che bisogna pensare al paragone con le altre signore, egualmente vestite o meglio vestite, e cercare di essere elegantissima. Gli uomini vanno a quest'udienza pomeridiana in _redingote_ nero, pantaloni chiari, cravatta di raso a _rabat_ di fantasia, guanti grigio-perla: se si è in lutto, si spezza il lutto. Già, quando si è in gran lutto, non si va a Corte: e il lutto stretto o il mezzo lutto, si può spezzare per un giorno. Tanto gli uomini quanto le signore formano due gruppi, staccati l'uno dall'altro, e quando Sua Maestà la Regina si degna di apparire, si formano in due file. Ella, ordinariamente, con la suprema grazia che la distingue, passa, di signora in signora, e ognuna di esse le è presentata dalla dama di servizio, in quel mese: e, presso ognuna delle signore, si ferma un momento, dice due o tre parole, o anche una frase, ma è sempre opportuna, appropriata, squisita. Quando ha finito di conoscere, diciamo così, le signore che le sono state man mano presentate, Sua Maestà si fa presentare, man mano, dal suo cavaliere d'onore, tutti gli uomini, dice a ognuno una parola e passa innanzi. Solo quando Ella si è ritirata, vanno via tutti, uomini e donne. Dopo di che, ognuno di costoro ha acquistato il diritto di essere invitato ai balli di Corte: ma ciò non si acquista facilmente, poichè si deve passare per un primo periodo, dopo la domanda, di esame, fatto molto prudentemente, molto benignamente, ma esame! Il cerimoniale per prendere parte ai balli presso i principi ereditarii o principi reali, è perfettamente il medesimo.
III.
LETTERE, SUPPLICHE, DEDICHE ALLA REGINA.
L'errore comune, nella folla di gente che si dirige, per lettera, per supplica, per domanda, alla Regina, è che Sua Maestà non riceva ciò che le è indirizzato. Tutto ciò che le vien diretto, le giunge puntualmente e se il suo ufficio di segreteria fa un certo spoglio nella corrispondenza di tal genere, è sempre per riferirne esattamente alla Regina. Le suppliche comuni, quelle che chiedono un qualche sussidio, vanno, dopo lette, agli uffici di beneficenza reale, che provvedono in una misura equanime, a tali carità: tutte le lettere stravaganti, bizzarre che domandano duemila lire, cinquemila lire, venticinquemila lire, persino, non possono essere soddisfatte, visto che nè la Regina nè il Re potrebbero fare simili elemosine! Le domande di grazia ai carcerati, d'impieghi, di pensioni, di concessioni non possono, naturalmente, aver risultato, poichè Sua Maestà la Regina, in un regno costituzionale, non ha poteri per disporre di ciò. Eccezionalmente, chi ha una domanda grave da fare alla Regina, deve chiedere l'intervento di qualche sua dama, la quale può anche informare Sua Maestà della verità delle cose, offrir testimonianza, infine, in proposito: e così la pietà infinita della Regina si può manifestare, con qualche soccorso materiale o morale, che oltrepassi i limiti usuali della carità. Chi voglia offrire un libro alla Regina, non deve mandarglielo mai in _brochure_: una gentile legatura, è di obbligo: non si deve mai scrivere, dentro, la dedica a mano. Meglio è spedirlo, con una lettera di omaggio, alla dama di servizio. Le più belle legature si fanno in pergamena bianca, in istoffa antica, in pelle di guanto, con qualche borchia di oro o di argento, disegnata da qualche buon artista. Per la musica, bisogna pensare egualmente a farla rilegare o metterla in una fine copertina di stoffa, di marocchino, di pelle, con qualche gentile fregio di oro, di argento. Chi voglia proprio offrire un dono a Sua Maestà, dono che abbia un valore intrinseco ed estrinseco, bisogna che prima ne domandi il permesso, altrimenti ognuno tenterebbe una via simile, per ottenere qualche cosa in ricambio: e ciò non avrebbe limiti. Chi voglia dedicare un libro, della musica, un'altra opera d'arte o del lavoro manuale, dedicare semplicemente, non altro, deve anche chiederne il permesso. Sua Maestà la Regina fa ringraziare sempre, per mezzo della dama incaricata, chi le invia libri e musica, in dono: a persone, che le hanno offerto qualche cosa, col suo permesso, manda un gioiello, con la cifra. Quando un maestro di musica, un concertista, è chiamato a Corte, per un concerto, riceve sempre un bellissimo gioiello, in compenso: anche quando un'attrice o un attore vi recita, un ricco ed elegante gioiello, è il suo compenso. Se la Regina interviene a una serata di onore di una grande attrice, di una grande cantante le offre sempre un braccialetto o un anello. Costoro, naturalmente, oltre le lettere di ringraziamento che inviano, domandano una udienza, per i ringraziamenti personali.
IV.
BALLO DI CORTE.
Gli inviti per un ballo al Quirinale sono fatti dal Prefetto di Palazzo e dalla Dama di Onore a nome delle Loro Maestà il Re e la Regina: sono indirizzati sempre al nome del marito invitato e vi si aggiunge il nome della sua signora: sono strettissimamente personali. L'invito, al Quirinale, è per le dieci: la Corte, entrando alle undici precise, tutte le signore si affrettano a trovarsi puntuali, per vedere l'entrata dei Reali. È molto da poseuse o da ignorante, per una signora, arrivare tardissimo ad un ballo di Corte: nessuna signora elegante, finemente educata, lo fa. Al Quirinale, mentre aspettano la Regina, le dame si dispongono per gruppi: dame di Corte, cavalieresse dell'Annunziata, dame del Corpo Diplomatico, mogli di ministri, ed alti funzionari dello Stato. Quando la Regina entra, fa pochi passi e una profonda riverenza, con cui ha l'abilità di salutare trecento signore e più, tutte quante: e tutte in fila rispondono con una profonda riverenza. Ella, poi, si siede sovra una poltrona preparata nel centro della sala: sull'altra, non siede mai il Re, che ama stare in piedi, e che subito si mette a discorrere con qualche ministro. Vanno a riverire la Regina, subito, per ordine: le mogli dei cavalieri dell'Annunziata e sono invitate, esse sole, a prender posto sugli sgabelli, _tabourets_, messi accanto alle poltrone reali, poichè, come si sa, i cavalieri dell'Annunziata e le loro signore, sono cugini e cugine del Re: le dame di Corte man mano si schierano, in piedi, dietro le poltrone della Regina. La quadriglia reale si fa subito dopo: la Regina la balla con l'ambasciatore o col ministro più anziano del Corpo Diplomatico: ha per _vis-à-vis_, o un principe reale con la dama più anziana del Corpo Diplomatico, o un altro ambasciatore: non ha coppie, accanto, e la sola sua coppia dirimpetto. Sui lati le coppie sono tre o quattro, con relativi _vis-à-vis_. Nel ballare, non si passa mai davanti alla Regina, volgendole le spalle: nè si passa senza salutarla. Finito questo, la Regina non balla più: quando era principessa di Piemonte, ballava anche in giro, e qui, a Napoli, vi è qualche gentiluomo con cui ha ballato un giro di _polka_ o di _valtzer_: e il cerimoniale portava che fosse lei, per mezzo di un suo cavaliere d'onore, a invitare qualche gentiluomo, successivamente. Dopo, la Regina passa, a sua volta, di dama in dama, ora fermandosi un minuto, ora pochi minuti, secondo la loro importanza e secondo la particolare stima che fa Sua Maestà: presso alcune si siede e conversa un poco. È naturale, che ella non possa parlare a tutte. La signora, prescelta fa una riverenza al principio e alla fine, della conversazione: e non stende la mano, se la Regina non porge la sua. In questo frattempo, le signore cui è poco probabile che possa toccare questo onore, le signorine, ballano. Se s'incontrano sul cammino di Sua Maestà, si scostano, voltandosi a lei, facendo la riverenza. All'una precisa la Regina ha compito il suo giro, si ferma, si volta, saluta con uno dei suoi grandi saluti la società e sparisce. È naturale che le signore vadano al ballo di Corte col loro vestito più suntuoso e coi loro più bei gioielli: a Corte non si va con vestiti di ripiego. Anche le signorine debbono avere una _toilette_ nuova e fresca. Gli uomini portano assolutamente la cravatta bianca, guanti bianchi e i _pumps_ di pelle lucida. Pel cappello va bene il _gibus_, da portare in mano, chiuso: o quello morbido nero, o il duro rotondo, che si lasciano al guardaroba. Il _gilet_ bianco è ammesso. Per i balli presso i principi ereditarii o principi reali, il cerimoniale è il medesimo.
V.
_GARDEN PARTY_ A CORTE.
Appena la primavera lo permette e se la occasione è importante, nei giardini del Quirinale, a Roma, o in quelli della Reggia di Capodimonte, a Napoli, la nostra Regina dà volentieri qualche _garden party_. Questo uso, come si vede dal suo nome, è completamente inglese: la società francese se lo è subito assimilato, e, in Italia, le grandi case, qualche ambasciata, a Roma, dànno, spesso oramai, di queste _gardens parties_. Per quella di Corte, le signore indossano dei vestiti di seta, di _broché_, di _taffetas_, di crespo di Cina, di tutte le stoffe seriche non troppo pesanti e non troppo scure: la _garden party_, dandosi fra aprile e maggio, fra settembre e ottobre, permette di portare delle _toilettes_ seriche, molto chiare: se è alla fine di maggio, alla metà di settembre, si possono portare delle sete leggere, dei _foulards_, delle mussoline di seta, dei crespi della Cina. Il cappello di una signora, a una _garden party_ deve essere un piccolo poema di freschezza e di novità: curarlo molto. Anche le signore che hanno passato i quarant'anni e si accostano ai cinquanta, possono portare la grande _toque_ tutta di fiori artificiali, purchè non siano fiorellini da giovinetta o sposina. Scarpette _mordorés_: oppure alto _soulier_ Luigi XV, di una pelle colorata, intonata col vestito, e guernito di fibbie di _strass_. Grande mantello non pesante, da primavera, da gittare sul vestito, quando si esce: oppure _collet di chiffon_ e merletti, ricchissimo. Un filo di perle, una bella _broche_, niente altro: ombrellino chic, dal manico artistico. Gli uomini vanno in vestito da mattina, alla _garden party_: cioè _redingote_ o _tight_, pantaloni di un grigio tenero, di una lavagna chiara pantaloni eleganti, infine, panciotto bianco, cravatta chiara a grosso nodo, cappello a cilindro, scarpe di pelle lucida e guanti grigio perla: il fiore all'occhiello è sempre ben visto. Il cerimoniale della _garden party_ è meno rigoroso del ballo di Corte, ma solo un poco: dove la Regina interviene, le regole sono sempre le medesime e sono basate sovra un alto rispetto dell'Augusto Ospite. E così, in una _garden party_ privata dove Ella interviene, la padrona di casa è in cappello e guanti, poichè essa diventa ospite della Regina: e gli invitati, come le invitate, debbono essere tutte persone presentate a Corte: e le _toilettes_, come il cerimoniale, sono sempre le medesime. Anche la _garden party_ a Corte ha una quadriglia reale; un giro per discorrere con le signore e infine Sua Maestà si ritira, dopo avervi partecipato per un paio di ore.
_AVVERTENZA._
_I miei lettori sanno che questo modesto libro fu da me scritto anni fa, che se ne sono fatte molte edizioni, non per mio merito, ma, forse, per la sua utilità e che, ogni volta, io ho avuto cura di correggere, rifare, completare il mio testo, visto che gli usi e i costumi mondani si venivano mutando, alcuni, anzi, radicalmente. In questa ristampa, intieri capitoli sono scomparsi e molti nuovi vi sono stati inseriti. Ma per quanto riguarda questa parte «Nelle case del Re» non si trattava di addebitare i cangiamenti in questa parte protocollare della vita italiana, poichè, in fondo, il protocollo reale non è stato mai mutato, ma di dire che mutate le persone e gli eventi, necessariamente, a Corte, vi è profonda diversità di vita. Ognuno rammenta gli splendori sotto il felice regno di Umberto e Margherita: e come il Quirinale in quei tempi che parvero beati, rifulgesse come un astro. Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia, sovrani di gran cuore, pensosi di tutti i bisogni crescenti del loro popolo, pietosi a tutte le tristezze, di gusti semplici, di virtù intime ammirabili, hanno regnato e regnano a traverso periodi di alta difficoltà sociale e, infine, a traverso sette od otto anni, fra guerra e armistizio, in cui essi sono stati capaci dei sacrificii più eroici. Ed è naturale che i grandi pranzi e le feste e i balli a Corte, in questo ultimo tempo, fossero eliminati e si facessero solo per ricevere un sovrano amico: la famiglia reale riceve, ora, ma sempre in una forma privatissima, per dare svago alle figliuole. Pure, la prammatica di Corte esiste sempre e conveniva che i miei lettori la conoscessero, nel caso che avessero bisogno di una guida, di un consiglio, per gli eventuali loro rapporti coi sovrani._
FUORI DI QUI.
I.
L'EDUCAZIONE IN VIAGGIO.
Ora, è in viaggio, bisogna decidersi a uno dei due partiti estremi: essere una persona male educata o una persona bene educata. Soggiungo, anche, che tre quarti della umanità viaggiante, si è decisa fermamente a essere male educata, trovando, pare, in questa mala educazione, i maggiori vantaggi. La persona che vuol essere male educata, in viaggio, cerca sempre di aver il miglior posto, in vagone semplice, nello _sleeping_, in carrozza o in battello, alla faccia e alle spalle di tutti i viaggiatori, maschi o femmine, giovani o vecchi, belli o brutti. La persona male educata, in viaggio, non cede la destra, non si cava il cappello; non saluta; non s'inchina; non presta il suo giornale; non presta il suo orario; non solleva il cristallo dello sportello; non tira la tendina contro il sole; non dice il nome della stazione, a cui si è arrivati; non ha freddo quando gli altri hanno freddo; non ha caldo quando gli altri hanno caldo; e non lascia di fumare nel vagone dove _non si fuma_. Egli mangia, beve, dorme in treno, come se niun altro vi fosse; fa la sua _toilette_, sfoglia i suoi libri, va e viene attraverso il vagone, senza chiedere mai il permesso. In albergo, la persona male educata fischia, canta, strepita, nella sua stanza, senza curarsi del vicino: gitta le sue scarpe contro il muro, se ode un rumore: chiama il cameriere e la cameriera a distesa, senza occuparsi se gli altri dormono: scende alla _table d'hôte_ tardi e vi legge il giornale: si serve del miglior pezzo e se vi è un residuo d'insalata, lo prende tutto: comincia a fumare il suo sigaro a tavola e in sala di lettura, prende, per un'ora, i più importanti quotidiani ed illustrati. La persona male educata non cede mai il suo posto in battello, in barca, alla dogana, in carrozza, in _omnibus_, in ascensore, all'ufficio postale, a quello telegrafico, dovunque sarebbe amabile il cederlo; in teatro, in sala da giuoco, al _café-concert_ esercita tutti i suoi diritti di primo arrivato, senza badare nè al sesso, nè alla condizione dei suoi vicini. In trattoria, il viaggiatore male educato occupa il miglior tavolino, presso il caminetto, lontano dagli _tziganes_ che suonano troppo forte, e sequestra il miglior cameriere: nei musei, nelle gallerie, nei ritrovi pubblici, egli è sempre dove si sta meglio, dove non si ha caldo e dove non si ha freddo. Il viaggiatore male educato, facendo questo per principio, è male educato anche con i suoi amici di viaggio e, magari, con la sua compagna di viaggio. Questo viaggiatore male educato, è perfettamente felice, in viaggio: salvo quando incontra un altro viaggiatore, male educato più di lui. Il che accade: accade spesso!
II.
ANCORA L'EDUCAZIONE IN VIAGGIO.
L'uomo perfettamente bene educato, in viaggio, deve vincere ogni egoismo, ogni suo agio particolare e sacrificare ogni suo comodo, alla più nobile e più pericolosa virtù umana, che è quella dell'altruismo. Egli deve cedere il passo alle signore, ai vecchi, ai bimbi, dappertutto: agli sportelli dei biglietti, in stazione, e in ferrovia, negli _sleeping_, nei _wagons restaurants_, nelle dogane, nei caffè di frontiera; dovunque è bene arrivare per il primo e profittare del tempo e dell'occasione. L'uomo perfettamente bene educato deve sopportare il caldo, il freddo, il digiuno, in viaggio, senza protestare, quando i suoi compagni o le sue compagne di viaggio vogliono fargli subire tutte queste angarie, essendo egoisti e male educati. Egli deve finir di fumare, quando ne ha voglia ancora: svegliarsi quando gli piace ancora di dormire: addormentarsi, quando vorrebbe stare sveglio e ammirare il paesaggio: tenere gli sportelli chiusi, quando andrebbe bene una boccata d'aria e non muoversi dal suo angolo, quando vorrebbe passeggiare nel vagone, per isgranchirsi le gambe. L'uomo perfettamente bene educato deve prestare il suo giornale, il suo orario, il romanzo che legge, alla prima richiesta di un compagno o di una compagna di viaggio: deve sempre sapere il nome della stazione, in cui si arriva: deve sempre aprire o chiudere lo sportello, sollevare o abbassare le tendine, chiamare il conduttore, il facchino, parlamentare col capostazione. L'uomo perfettamente bene educato, in barca, in _omnibus_, in carrozza, in ascensore, in automobile, in cima a una torre, in fondo a una cripta, deve sempre eclissarsi innanzi alle signore, lasciando loro il miglior posto, o guidandole, scortandole, proteggendole. Egli, in albergo, non fa chiasso, non canta, non ride, non urta nei mobili, non batte alle porte, non suona a distesa: in ascensore, sta sempre col cappello in mano, se vi è qualche signora; a _table d'hôte_ viene in _frack_ o in _smoking_, sempre a tempo; si serve modestamente, non mangia molto, non si ciba, ma gusta il pranzo; non si mette a fumare, prima di arrivare al _fumoir_; non sequestra i giornali nel _salon de lecture_; non legge quello che scrive la sua vicina nella _salle d'écriture_. L'uomo perfettamente bene educato, nei teatri, nei _cafés-chantants_, nei musei, nelle gallerie, non toglie la visuale a nessuno e se la lascia togliere, senza mormorare. L'uomo perfettamente bene educato, in viaggio, è una vittima: ma ha qualche consolazione. Talvolta, egli incontra una compagna di viaggio che, stupita di trovarsi con un uomo bene educato, dopo aver incontrato tutti uomini male educati, s'innamora perdutamente di lui.
III.
DI ESTATE, QUI E FUORI.