Saper vivere: Norme di buona creanza

Part 6

Chapter 63,380 wordsPublic domain

Ora io credo, che le giovani signore maritate da uno, da tre, da cinque, o magari da dieci anni (poichè si può essere benissimo giovane signora, anche maritata da dieci anni) dovrebbero esser loro a desiderare le fanciulle nei balli. Si sa che l'armonia viene, quasi sempre, da contrasti, e che una beltà splendida rifulge anche di più, presso una beltà modesta e semplice. Il gaio sciame delle ragazze forma un fondo, diciamo così, umile e gentile alla maestà piena di grazia, alla eleganza piena di fascino, alla raffinatezza irresistibile delle giovani signore. Ripetiamolo ancora una volta, ed in questo diamo ragione ai poveri mariti, che sono costretti a fare da cariatidi sotto le porte, mentre le mogli danzano, passando di cavaliere in cavaliere; le signore vanno al ballo, per apparirvi, per passarvi, quali sorridenti dee, per lasciare un susurro di ammirazione dovunque trascorre la loro bella persona, ma non già per abbandonarsi completamente alla gioia troppo puerile della danza. Lo scopo della danza è, anzitutto, un esercizio fisico di grazia e di gaiezza, di cui le signore non hanno nessun bisogno, ed è secondariamente, il permesso di _filare_, di flirtare, di amoreggiare, ingenuamente, di cui io suppongo, io credo fermamente, le signore non debbono aver più bisogno. Escludendo le ragazze, le signore rinunziano ad una cornice, che vieppiù farebbe risaltare la loro bellezza, e ingenerano una monotonia di espressione al ballo, che è nemica di ogni successo: escludendole, dimostrano anche varie cose tutte poco graziose, per esse signore maritate. Prima di tutto, le maritate hanno l'aria di non sentirsi più giovani, e di temere, fortemente, la concorrenza delle zitelle. Secondariamente, esse offendono le loro sorelle, le loro amiche, le loro parenti, ancora fanciulle, non ammettendole ad un divertimento, che, quasi quasi, si può dire riserbato solo alle giovanette. Terzo, hanno l'aria di voler accaparrare i corteggiamenti, naturalmente innocenti, de' giovanotti, tutti per esse. Quarto, e questo mi sembra impossibile in una società per bene, hanno l'aria di voler essere troppo allegre, di voler fare discorsi che le signorine non possono ascoltare, e via via dicendo, non oso di continuare. Se le signore maritate fossero veramente furbe, e sapessero fare i loro interessi mondani, dovrebbero, viceversa desiderare ampiamente la presenza delle fanciulle, per potersi affermare più belle, più attraenti, più irresistibili, ed anche più libere nella folla, nella confusione del ballo, di esercitare, con tutta innocenza, io credo, le loro seduzioni.

PICCOLO INTERMEZZO.

SI CAMBIA CASA: NUOVI VICINI.

Si cambii casa il ventinove di settembre, come a Milano, o il quattro maggio, come a Napoli, e a qualunque mese, come a Roma, la prima questione è sempre la stessa: bisogna conoscere i nuovi vicini? L'antico costume, sovra tutto meridionale, lo impone. Antico costume abbastanza _cafonesco_ e che, man mano, si è venuto illanguidendo: antico costume che dovrebbe completamente sparire, nelle grandi città. Si comprende, questo costume, fra gli abitanti dello stesso villaggio — o Ventaroli, di Sessa Aurunca, o terra della mia stirpe, di voi parlo! — che hanno bisogno di stringersi insieme, di prestarsi amicizia, assistenza, soccorso, in qualunque circostanza; si capisce, fra gli abitanti della stessa piccola città di provincia, per le medesime ragioni: si capisce, in estate, ai bagni, in villeggiatura, in albergo, per farsi compagnia, per formare una _côterie_: si capisce, dovunque la gente è poca, dove molte cose mancano, dove la solidarietà umana è più necessaria. Ma in una grande città, dove tutto vi è, a portata di mano, di voce, di passo: in una grande città, dove basta escire dal portone per trovare anche la pietra filosofale, che, si dice, non fu mai trovata; in una grande città, a che può servire di conoscere i propri vicini? A che aumentare le proprie relazioni, inutilmente, quando quelle che si hanno, d'ordinario, sono soverchianti? A che mettersi in rapporto con gente nuova, ignota, forse estranea a ogni proprio gusto, forse antipatica, forse equivoca? Perchè conoscere, proprio i vicini, quando il più savio consiglio è di restringere alle persone più tenere, più simpatiche e più utili, le proprie relazioni? E, veramente, esiste una vicinanza, in una grande città, in una grande strada in un grande palazzo, o non si è, veramente, anche gli inquilini di questo medesimo palazzo, completamente estranei, l'uno all'altro? E in tanto lavoro, in tanti pensieri, in tanti svaghi, in tanti affanni, chi mai s'incarica del proprio vicino? Il vicino non esiste, in un ambiente di metropoli. E non dovrebbe esistere, quindi, la profferta di servigi, barocca e inutile; non dovrebbe esistere l'offerta della visita, che, quasi sempre, è inopportuna e mal gradita; a rigore, non dovrebbe esistere neanche lo scambio dei biglietti da visita. Per questi, passi. Ma non oltre! Non parlo, poi, qui, dei danni delle nuove conoscenze, quasi sempre pericolose, fra nuovi e vecchi inquilini: pensateci voi, o genitori, voi, o mariti, voi, o fidanzati, a questi danni, calcolateli, essi possono essere irreparabili!

I LEGAMI DELLO SPIRITO.

I SACRAMENTI.

I.

FESTA DI BATTESIMO.

Nulla è più grazioso, più attraente, che una festa di battesimo, la quale ha un carattere di grandissima tenerezza: ma bisogna saperla regolare bene, poichè è cosa molto delicata. Anzi tutto, molti hanno l'abitudine di celebrarla quando la mammina, la puerpera, è già alzata dal letto; il che, dato un mese di puerperio, fra il letto e la convalescenza, ritarda di trenta o quaranta giorni il battesimo. Ciò non è molto conveniente, anche per riguardi religiosi: più presto si battezza un bimbo, e meglio è. Viceversa, l'uso patriarcale e molto simpatico nostro, è di celebrare il battesimo, dieci o dodici giorni dopo la nascita, non di più, previa una primissima benedizione, data dal sacerdote al neonato: la puerpera fa adornare riccamente la sua camera da letto, indossa, in letto, una vestaglia bianca, carica di merletti e di nastri, mette una cuffia o un'acconciatura capricciosa di merletti sulla testa, si adorna di un magnifico paio di solitarii, infila i suoi anelli più belli e, sollevata sui suoi guanciali guerniti di trine, riceve i saluti e gli augurii degli invitati. Una festa di battesimo, quando la sacra funzione si celebra in casa, si fa verso le due pomeridiane: si prepara un altarino, in salone, e quanto serve per la mistica cerimonia. Il padre del neonato, i parenti, gli invitati indossano la solita redingote o il tight, che sono i vestiti di mattina, coi pantaloni bigi, il panciotto nero o bianco, il _rabat_ o la cravatta chiara, i guanti tortorella: le signore vanno in grande _toilette_ da ricevimento, con cappello chiaro e molti bei gioielli. Nella festa di battesimo, se vi è un po' di musica sacra, tanto meglio; se vi è musica profana, deve esser fine. Non si balla, mai. La madrina, il padrino, la nutrice, la levatrice, prendono parte alla funzione religiosa, come ho detto: i doveri del padrino e della padrina, li dichiaro più avanti. Il trattamento per festa di battesimo, varia secondo l'ora: se è alle due, ci vuole una _table à the_ appena appena _renforcée_, ma con molti dolci, molti confetti, molti _bonbons_, le così dette _dragées du baptême_. Alcune famiglie offrono dei confetti nei sacchetti e nelle scatole, come per i matrimoni; altre fanno coniare delle medagline d'argento, in memoria, e si distribuiscono ai convitati. Una festa di battesimo, nelle ore pomeridiane, non deve durare più di un'ora e mezzo, o due; se no, stanca. La casa deve essere adorna di fiori candidi: anche l'altarino. Curare la _toilette_ della creaturina: farla condurre in giro, perchè tutti gli invitati la vedano. Oltre le cinque pomeridiane, non si celebrano feste battesimali: il battesimo si fa presto in chiesa, e alla sera si dà un ricevimento. Esso entra nell'ordine degli altri ricevimenti, allora, di cui ho già parlato.

II.

MADRINA DI BATTESIMO.

In generale, è un uso sociale alquanto greve, se non è il padrino che ne assuma una parte, nel battesimo. Poichè, se non vi è padrino, la madrina di battesimo può essere più modesta nel fare il dono alla puerpera e al neonato, scegliendo un gioiello di meno costo, regalando al piccino o alla piccina qualche cosa di più semplice, ma deve fare le medesime spese che farebbe lui, per la carrozza, per il parroco, per il sacrestano, e pel chierico: deve fare gli stessi doni di danaro alla levatrice, alla nutrice, alla servitù: portare confetti, se si usa, e via via. Se vi è il padrino, che s'incarica di tutto questo, allora la madrina è tenuta semplicemente al dono verso la puerpera, che non deve essere mai di grande valore, il dono verso il bimbo o la bimba, il solito dono di un oggetto di argento, bicchiere, o tazza, o posata, e una mancia modesta alle persone di casa, di accordo col proprio stato e con la condizione della casa ove è il battesimo. Per lo più, la madrina va alla chiesa in _toilette_ ricca, di seta, di broccato, di velluto; mai vestita di nero, con un cappello chiaro e con qualche gioiello, addosso, per onorare il piccolo cristiano. Se è una signorina, si vestirà di chiaro, col suo migliore abito, e se la stagione lo permette, addirittura di bianco, guanti grigio perla, qualche gioiello. Alla chiesa, è sempre la madrina che sostiene sulle braccia il neonato, presso il Sacro Fonte: deve portare una candela di cera, grossa, che si lascia, poi, alla chiesa: se è madre di famiglia, saprà di dover portare un po' di zucchero in polvere, in una carta, per metterlo sulla boccuccia del neonato, che dopo il sale della sapienza, strilla per lo più, disperatamente. In carrozza, la madrina lascia il posto a destra alla nutrice, che regge sulle braccia il piccolo battezzato: il padrino va dirimpetto. A casa, ella accompagna al letto materno il corteo che trasporta il cristianello, subito dopo il padrino: se costui non vi è, è lei che porta il bimbo alla madre. Se la intimità con la famiglia è grande, spesso la madrina dona il vestito da battesimo o il _porte-enfant_ col cuscino di raso: ma ciò non è di obbligo. Se si rimane in relazioni grandi con la famiglia del figlioccio, la madrina deve aver cure tenere con la creaturina: e darle l'anello di avorio sospeso alla catenina di argento, il primo balocco di argento col fischietto, qualche crocetta di oro o di argento, il primo scapolare della Madonna. E la figlioccia o il figlioccio deve amar la madrina, come un'altra mamma.

III.

PADRINO DI BATTESIMO.

È un onore che non si può rifiutare! Ed è, se vogliamo, alquanto pesantuccio, qualche poco più pesante del padrino di matrimonio. Or dunque, il padrino di battesimo è tenuto, nel giorno del battesimo, a offrire alla puerpera un dono, più o meno ricco, secondo la propria condizione, e secondo quella della puerpera, ma sempre un gioiello; a offrire al neonato o alla neonata una posatina completa, di argento, in iscatola, con le cifre del bimbo, ovvero un bicchiere di argento, dorato dentro, sempre con la cifra e sempre nell'astuccio; a portare la carrozza con cui si deve andare alla chiesa e pagarla lui; a regalare, in sacrestia, al prete, al sacrestano, al chierico: al primo una somma variabile da venti a cinquanta lire, al secondo dieci lire o cinque, al terzo, cinque o due lire; se si vuol fare qualche elemosina ai poveri, fuori la chiesa, tanto meglio. Durante la funzione, il padrino di battesimo tiene la mano sulla spalla del bambino e risponde, per lui, alle domande del prete, che gli chiede se rinunzia al mondo, se rinunzia alla carne, se rinunzia al diavolo; infine, tre _ab renuntio_; risponde al _vis baptizari_, chiesto dal prete, con un _volo_, sempre per conto del bambino; infine, dice il _Credo_ insieme al prete, con la madrina, con la nutrice, se vi sono, e con tutti gli astanti. Per lo più, se il padrino è molto ignorante di queste risposte latine, vi è chi gliele suggerisce. Dopo il battesimo, il padrino rientra in carrozza, arriva a casa, ed è lui che presenta alla madre e al padre, il nuovo cristianello o la nuova cristianella: in quel momento, dà i doni alla puerpera e al neonato. Poi, la sua _corvée_ non è finita ancora, poichè egli deve regalare alla levatrice, alla nutrice, alle persone di servizio della casa, alla prima una somma variabile da venti a cinquanta lire, alla seconda da dieci a venti lire, agli altri da cinque a dieci lire: tutto questo, partendo da un punto di vista di agiatezza sua e della famiglia, perchè queste mance si possono estendere o ridurre, a volontà. In Francia vi è l'abitudine di offrire anche scatole di confetti, confetti bianchi simili a quelle delle nozze: è sempre il padrino, che li offre, _les dragées du baptême_; ma in Italia non si usano. Se vi è madrina, bisogna fare un dono, ma modesto, anche per essa: un piccolo gioiello, magari una medaglia, con una data, basta. In chiesa bisogna andare in _tight_ o in _redingote_; guanti non tortorella, ma chiari, cravatta non bianca, ma d'accordo con la _redingote_. Se le relazioni fra il padrino e il figlioccio sussistono, il padrino è tenuto a un dono, nell'onomastico e nel genetliaco, e il figlioccio lo ricambia, egualmente, nell'onomastico e nel genetliaco. Alla madre del figlioccio, dei fiori, nell'onomastico. E scusate se è poco!

IV.

CRESIMA.

Nelle classi del popolo, specialmente nelle provincie meridionali, si usa di far cresimare molto presto giovinetti e giovinette: anzi dirò ragazzi e ragazze. Come si va nelle classi più alte, non si fa la prima comunione di ragazzi e ragazze prima di nove o dieci anni, non si cresimano ragazzi e ragazze prima di dodici anni. Ora, si fa anche più presto. Bisogna pensare sempre a una buona preparazione religiosa del cresimando e della cresimanda: dirigersi al parroco della propria parrocchia, a un colto monsignore. Dopo di che, si sceglie la madrina o il padrino di cresima. Scegliendolo, obbedire più a ragioni di affetto, che di interesse o di vanità: scegliere un amico vero, una persona simpatica, una persona rispettabile. Il vestito della cresimanda, è sempre bianco, massime se essa ha meno di quattordici anni: dalla mussolina di seta, tutte le stoffe bianche vanno bene: e quindi velo bianco, scarpette di raso bianco, calze di seta bianca: nelle famiglie più modeste, pur mantenendo il color candido, si riduce la spesa, secondo i propri mezzi. Per giovinette oltre i quattordici anni, basta un vestito di una certa eleganza, chiaro: e il cappello, si vada in chiesa e in casa del monsignore, bisogna sempre toglierselo, poichè non si può prendere il sacro crisma, sulla fronte, con cappello sul capo! Al cereo, alla carrozza e a tutto il resto, pensa il padrino e la madrina di cresima. Il giovinetto si veste di un abito nuovo, con una fascia di raso bianco al braccio, con un ciuffo del nastro. Ordinariamente, nel giorno di cresima, il cresimando o la cresimanda sono invitati a pranzo in casa del padrino o della madrina di cresima, salvo che il padrino sia scapolo o la madrina non abbia casa organizzata a ciò: questo invito è facoltativo. E così, la domenica seguente, la famiglia del cresimando o della cresimanda, invita a pranzo la madrina o il padrino: anche ciò è facoltativo. Ora è invalso l'uso che, oltre la madrina e padrino, facciano dei doni al cresimando o alla cresimanda, anche i parenti: abitudine di lusso e di vanità, che guasta il cuore dei giovinetti e delle giovinette. Basta, semplicemente, un piccolo ricordo pio dei genitori: e non già dei fili di perle o delle scrivanie intagliate, come ho letto, in un giornale francese!

V.

PADRINO DI CRESIMA.

Il padrino di cresima, in generale, come la madrina di cresima, non deve essere scelto troppo giovane, poichè deve esercitare un certo prestigio morale sul cresimando, e la poca differenza di età, impedisce che si prenda influenza sul figlioccio. Come la madrina, il padrino di cresima deve amare e proteggere, costantemente, il giovane a cui promise di esser secondo padre. In quanto ai piccoli doveri della cresima, essi sono identici, cambiato il sesso, a quelli della madrina: per un cresimando, la spesa è sempre minore di una cresimanda. Il padrino — ricordarsi che non si può cresimare, se non si è cresimato — deve occuparsi lui di combinare il giorno e l'ora della cresima, in una chiesa, o in una cappella privata, da qualche monsignore: così che ogni regalo che si debba fare al clero, al chierico, al sagrestano, spetta assolutamente a lui; nè il cresimando, nè la sua famiglia vi debbono pensare. Organizzata, così, la festa mistica, il padrino di cresima va a prendere, in carrozza, in un bell'equipaggio, possibilmente, il fanciullo o il giovanetto che deve avere il Sacramento della Confermazione e gli porta un grosso cereo, di buona cera, a cui è annodato un bel nastro di raso bianco, con un ciuffo. La _toilette_ del padrino deve esser secondo la sua condizione sociale: ma essa si aggirerà sempre fra il _tight_ e la _redingote_, cappello duro nero o cappello a cilindro, guanti chiari, cravatta chiara. Si sa bene che il cresimando porta un vestito nuovo, alla marinaia o da ometto, a cui si aggiunge una fascia di raso bianco al braccio destro, con un bel ciuffo. In chiesa, in cappella, non vi è che da tener la mano destra sulla spalla del figlioccio inginocchiato. Come dono, bisogna cominciare dal dare un libro di messa o altro libro di religione, come la _Imitazione di Cristo_ — il libro dei libri — o la _Filotea_, infine, un ricordo pio, di quella giornata, con una parola di dedica. Poi, vi è il dono profano, consistente, per un giovanetto, in un orologio d'argento con catena d'argento, o in una bottoniera d'oro, se è già grandicello, o in un lapis d'oro: o se non ama questi ornamenti, in un dono utile e dilettevole, una macchina fotografica, una scatola di compassi, un atlante. Nessun dono bisogna fare alla madre e ai parenti del figlioccio. Se ha casa, il padrino invita a pranzo il suo figlioccio: in nessun caso condurlo in trattoria o ad una scampagnata, nel giorno della Cresima. Conservargli, se la vita lo promette, un affetto paterno, una protezione paterna.

VI.

MADRINA DI CRESIMA.

Il legame spirituale, che è creato dalla cresima, fra madrina e figlioccia, è, quasi sempre, molto più affettuoso e duraturo del legame creato dall'aver tenuto al fonte un bimbo o una bimba: ciò dipende, in generale, perchè la cresimanda ha già una certa età e può ricambiare, subito, di tenerezza e di devozione, la protezione amorosa della madrina. I doveri morali, dunque, di costei sono più larghi e più austeri. I doveri sociali consistono nell'accettar subito il compito di madrina, quando vi si è invitata e nel sapere, poi, se la cresimanda si è bene preparata, religiosamente parlando, a quel sacramento, che è molto importante. Nel giorno della cresima, la madrina va essa, con una bella carrozza, a prendere la figlioccia, per portarla alla chiesa: vanno con loro due, i genitori della cresimanda, se li ha, o i più prossimi parenti. Oltre la carrozza, la madrina porta anche il grosso cero, stretto, alla metà, da una fascia di _faille_ bianco, con relativo nodo a grosso ciuffo: il cero deve essere tenuto dalla cresimanda e si lascia, dopo la funzione, alla chiesa. Durante il rito, la madrina deve tenere, continuamente, la mano sulla spalla della cresimanda, che è inginocchiata, ma nulla deve rispondere. Spesso, nel medesimo giorno, per renderlo più solenne, madrina e cresimanda fanno la comunione insieme, prima e dopo la cresima. Quando si ritorna a casa, la madrina offre alla cresimanda un dono ricordevole: o una catenella d'oro con una crocetta: o un braccialettino d'oro con una medaglia sospesa: o una bella _broche_: infine, un dono non troppo ricco, ma bello e durevole. Insieme a questo, le dà sempre un ricordo pio: o un bel libro da messa, o una bella immagine della Vergine: sempre con la data della cresima, scritta o incisa in qualche parte. A Parigi usano certe collanette, certi braccialetti adorni, intorno intorno, da medaglie religiose, molto belle: ma in Italia non ne ho mai visto. Quando la intimità è grande fra la madrina e la cresimanda, spesso, la madrina, le regala anche il completo vestito bianco della cresima, dalle scarpette al velo: ma ciò è più affettuoso che obbligatorio. Nel giorno della cresima, la madrina, per lo più, dà un pranzo, in casa sua, alla cresimanda e alla famiglia di lei: questo è un costume assolutamente meridionale. In chiesa e in casa vi sono pochi regali, in denaro, da fare ai chierici, sagrestani e servi; ma quei pochi spettano alla madrina. Ma nulla essa è tenuta a donare alla madre o ai parenti della figlioccia. Più tardi, secondo i rapporti, ella fa un dono al compleanno o all'onomastico della figlioccia e così ne riceve il ricambio.

NELLE CASE DEL RE.

PRAMMATICA DI CORTE.

I.

PRESENTAZIONI A CORTE.