Saper vivere: Norme di buona creanza
Part 5
Esso è composto in Francia di otto piattini diversi, di quindici piattini, di quarantacinque piattini! Come pesci, pesciolini in salsa e senza salsa; gamberetti rossi; gamberetti grigi; aringhe sott'olio: aringhe del Baltico, in salsa bianca; uova di aringhe russe: caviale ricoperto da cipolla, triturata minutamente; sardine francesi; sardine dell'Atlantico in salsa piccante, ricoperte di pepe; lattaruoli di aringhe in salsa; acciughe francesi, inglesi e russe, in tutte le salse! Come insalatine diverse: insalatina di testina di vitello, olio e limone; insalatina di pomidoro a fettine sottili, un po' di cipollina, olio e aceto; insalatina di radici di sedano, con salsa maionese; insalatina di citrioli freschi, olio e aceto; insalatina di rape e barbabietole, alla maionese: e me ne scordo varie! Queste insalatine non si servono come insalate, non vi confondete, si servono come antipasto! E poi vi sono altre leccornie venute dall'Inghilterra, come tutti i _pikles_ che Dio ha mandato in terra, venute dalla Russia, come certe lingue affumicate, certi salmoni, certi piccoli rafanelli di origine del tutto italiana; e ne dimentico! Nulla di più copioso, di più svariato, di più immaginoso che l'antipasto: niente toglie più l'appetito, che volergli far onore. Per lo più, questo antipasto non si offre, così largamente, se non prima di colazione, quando, cioè, si ha più fame: e non è necessario avere tutte le qualità di antipasti, per fare buona figura, basta averne sette od otto, ma scelti con sapienza, ma squisiti, ma accompagnati sempre da conchiglie ricciute di burro finissimo: il quale burro è destinato a far digerire qualunque antipasto indigesto. Questi piattini sono molto attraenti, destano la curiosità, massime se contengono cose esotiche, solleticano la golosità e sono, spesso, tutto il successo di una colazione: se avete dato un perfetto antipasto e la colazione è debole, è mal riescita, nessuno se ne accorgerà. Non in tutti i paesi ci si può procurare tutte quelle varietà di pesci, di legumi, di verdure, di salse, ma una parte di esse, sì. Pensarci! Se un pranzo debole o mediocre, si salva per la ricchezza del suo _dessert_, il _clou_ di una colazione è negli antipasti. Una signora, ordinariamente, non va in cucina, le basta conferire col cuoco o con la cuoca, quando ha gente a colazione o a pranzo, ma del _dessert_ nei pranzi e dell'antipasto nelle colazioni, si deve occupare lei, personalmente. Un buon antipasto è un dolce ricordo, dato al palato di un invitato e un dolce ricordo nel suo cuore di goloso!
VI.
IL «MENU» DI UN PRANZO.
Credete voi che io ve lo darò qui? Perchè dovrei darvelo? Sarebbe un non senso. Se voi, lettrice, lettore, siete abituati a dare dei pranzi di grande e di mezza cerimonia, vuol dire che avete un buon cuoco pieno di fantasia o una buona cuoca, piena di abilità: e che avete, di accordo con loro, combinato dei «menus» di stagione, per questi pranzi. A voi, nulla serve. Per chi dà più raramente dei pranzi, ma pure è costretto a darne, non ci vogliono se non delle regole generali, delle linee, diciamo così, perchè la sua ospitalità sia gradita al palato e allo stomaco dei suoi invitati. Nei pranzi, anzitutto, bisogna curare i particolari: ricchezza e finezza di biancheria, di argenteria, di porcellane, di cristalli: ricchezza di lumi; ricchezza di fiori: stanza calda in inverno, fresca in estate: sedie comode, sgabello sotto i piedi delle signore, servitù attentissima, garbata, taciturna. Una zuppa leggera, leggerissima, dopo le ostriche; un pesce bollito, con salsa, o meglio se con due salse, a scelta dell'invitato, e se il pesce è caldo, salsa calda, se è freddo, salsa maionese o piccante; un piatto leggero di carne, come filetti di pollo, o _riz de veau_ o costolettine di montone o altra delicatezza simile; una verdura che sia, asparagi, carciofi, cardi, cavoli, sedani, con burro, o con salsa bianca; un arrosto importante, tacchino, pollanca di Bresse, caccia contornata da un'insalata di crescione; un gelato; frutta svariata, ricchissima, copiosissima; biscotti inglesi o _bonbons_ dopo le frutta, senza dimenticare che, col gelato, va unito sempre un piatto di pasticceria. Pei vini: uno bianco per la zuppa e il pesce, due rossi per i quattro piatti di mezzo; un vino d'Italia o di Spagna, insieme col gelato: lo _champagne_ con frutta e i dolcetti della fine. Il vino non deve essere in tavola, ma versato dalle bottiglie _originali_, dai camerieri, che ne debbono dire anche il nome. Questo _menu_ generale, che ho dato, può essere un poco diminuito e non molto aumentato. Ogni pranzo, per essere _chic_, deve avere una primizia, come caccia, come verdura, come frutta, qualche cosa di esotico, di mai visto, di mai assaggiato. Il caffè, nei grandi pranzi, non si serve mai a tavola: neppure nei pranzi di mezza cerimonia. In salotto, coi liquori, _cognac_ vecchissimo, _kummel_ fine, _chartreuse_ autentica o qualche altro straordinario liquore. Solo se è fra amici, la signora permette che si fumi in sua presenza, dopo il pranzo: un salotto, uno _studio_ del padrone, una stanza qualunque, si trova sempre, per fumare. E ora, buon appetito!
VII.
NUOVO «MENU» DI PRANZO.
Già, un poco prima della guerra, i «menus» dei pranzi non di grande cerimonia, ma di mezza cerimonia e, sovra tutto, dei graziosissimi pranzi intimi, si erano trasformati. Le sei portate che nei pranzi di Corte, nei pranzi diplomatici son rimaste sempre sei, cioè, il _potage_, il piatto di pesce, quello leggiero di carne, di legume, l'arrosto e il copioso _dessert_, sono molto diminuite: poi, nella guerra e dopo la guerra, sono diminuitissime. Nessun pranzo intimo o di mezza cerimonia, in cui appaiano le ostriche, la cui cattiva reputazione, è diventata invincibile; si dà sempre il _potage_, ma è l'ombra di un sogno fuggente; si dà il piatto di pesce: e i due piatti di carne si riducono a un solo e se non è di arrosto, questo unico piatto di carne, non si dà insalata. Anche il legume si abolisce, spesso. Viceversa, quello che si perde in quantità, si guadagna in qualità: i pranzi moderni, nella loro voluta semplicità, sono di una rara squisitezza culinaria. Intorno al pesce, per esempio, un cuoco geniale fa delle fantasie, con le salse, riempie le conchiglie d'insalatine: intorno al pezzo di carne, sempre, vi sono tre o quattro contorni, in cui si sbizzarrisce la elegante immaginazione del cuoco, _croquettes_ e _bouchées_ e _purées_ svariate, di ogni specie. E il pezzo di carne, o pollo, poi, diventa un'opera di arte. Si faceva, a Parigi, nell'anteguerra, il _bœuf à la cuillère_, cioè un magnifico pezzo di manzo, che cuoceva, per due intieri giorni, nel suo sugo, nel vino, negli aromi e che si mangiava, come una _purée_ di un sapore intenso e profondo. Una zuppa, anche leggierissima, dei filetti di sogliola al vino bianco e del _boeuf à là cuillère_, che pranzo ideale, in cambio dei sei o sette piatti dei banali pranzi di grande cerimonia! Però, come ho detto, questo novissimo «menu», implica molta attenzione da parte degli anfitrioni, perchè i pochi piatti siano perfetti, perchè la _mousse_ fredda sia deliziosa, e perchè il _dessert_ che rimane sempre ricco e svariato, completi la felicità gastronomica dell'ospite. O care padrone di casa, che date colazioni o pranzi, rammentatevi che la grande moda, messa su anche dai medici, specialmente da loro, è di mangiare molta frutta. Esse costano favolosamente: ma sono il lusso vero di una colazione o di un pranzo!
FESTA DA BALLO.
I.
FESTA DA BALLO.
Prima di dare una grande o una piccola festa da ballo, bisogna pensarci, pensarci assai! Piccola o grande che sia, essa costa più o meno denaro, ma ne costa sempre molto, troppo; essa costa molte cure, molte fatiche, molti fastidi e molte noie; essa vi può procurare molti invidiosi e molti nemici: e bisogna vedere bene, se valga la pena di affrontare tutto ciò, se la ragione di convenienza, di obbligo morale, di decoro, d'interesse, che v'induce a dare questa festa, piccola o grande, sia abbastanza possente, da compensare tutto questo. Io so di un principe, mio grande amico, uomo d'intelligenza, di spirito, pieno di _chic_, che dette una splendida e simpaticissima festa da ballo: cinque giorni dopo, uno dei suoi più importanti coloni, gli scrisse una lettera, dichiarandogli di non poter pagare l'affitto, e domandando una dilazione, _tanto più_ — diceva il colono — _che Vostra Eccellenza ha dato una ricca festa, e non ha bisogno di denaro_! Or dunque, pensarci un poco. Un altro inconveniente delle grandi feste o piccole, è che esse vi espongono alle critiche più amare, più aspre, più crudeli dei vostri invitati. Per uno strano fenomeno psicologico, i vostri invitati, coloro che voi avete chiamati a divertirsi, in casa vostra, a cui avete offerto un appartamento sfarzosamente adorno di piante e di fiori, illuminato a meraviglia, una raccolta di persone elette, di belle donne, di gaie signorine, dei rinfreschi squisiti, una cena sontuosa, tutti costoro vi diventano acerrimi nemici. Tutto è pessimo, per essi, da voi; i fiori odorano troppo; le piante, ve le siete fatte prestare; i gelati puzzano di petrolio; la luce elettrica, è volgarissima; il _the_ sa di paglia; la cena è meschina e scarsa; e le donne, poi, le donne, tutte brutte, tutte mal vestite, che orrore! Una sera, in un ballo, poco prima di andare a cena, io ho udito, inavvertita, due perfetti gentiluomini, correttissimi, sorridenti, profferire, a voce sommessa, tali infamie sul conto del padrone e della padrona di casa, da far arrossire qualunque ingenuo: e, dopo, avviarsi placidamente a mangiare la squisita cena. È scoraggiante! Ma, naturalmente, vi è chi, per onorare il proprio nome e il proprio censo, per celebrare un anniversario, un compleanno, un onomastico, una promessa di nozze, deve dare una festa; vi è chi ama tanto poco sè stesso e tanto il proprio prossimo, da voler, assolutamente, esercitare la ospitalità; vi è chi, infine, ha bisogno, per suoi interessi, per suoi fini, di farsi vedere ricco e ospitale.
II.
FESTA DA BALLO: GLI INVITI.
Gli inviti per una grande festa da ballo, si mandano almeno un mese prima: tanto più, se si è nella grande stagione dei ricevimenti e delle feste. Le signore debbono pensare al loro vestito! Le signore sono il _clou_ di ogni festa, bisogna invitarle un mese prima, se volete che arrivino sfolgoranti di beltà e di eleganza, se volete che formino un quadro indimenticabile. È inutile dire quale prudenza e quanta finezza è necessaria, nella distribuzione degli inviti: non bisogna dimenticar _nessuno_: e quando _volete_ dimenticar _qualcuno_, bisogna esser pronti a subirne l'odio mortale. Non dimenticar nessuno, ma non ammettere, facilmente, nuovi arrivati, gente più o meno nota, gente purtroppo nota e che cerca d'imporsi, penetrando negli ambienti aristocratici, eletti, eleganti. Un signore e una signora sono padroni in casa loro, e debbono saper tenere lontani i seccatori, i maleducati, gli inframmettenti, gli intriganti. Nelle feste di Corte, purtroppo, ciò non è possibile ed è questo uno dei difetti della Corte, che non può fare, essendo un ente impersonale, certe esclusioni: ma, in questi balli, è tale la folla, che questi inconvenienti non diventano gravi. Viceversa, in una grande casa privata, i padroni si possono dare il lusso di eliminare gente, che è insopportabile persino nei caffè e nelle birrarie; lusso, che rende la loro unione veramente fine e veramente signorile. Chiudiamo la parentesi. Nella scelta, dopo aver invitato tutte le notabilità, più o meno cariche di onori e di anni, si deve invitare molto l'elemento giovane, giovani signore, giovani vedove, signorine, giovani signori, giovanotti: ciò forma il brio della festa. I goffi, gli inceppati, i _poseurs_, che non sanno o non vogliono ballare, vi saranno sempre: avere un fondo _sicuro_ di ballerini e di ballerine, ecco la scienza! Scienza grande, questa, dell'invito a una festa da ballo: ai fiori ci pensa il fioraio, alla cena, Van Bol: agli addobbi, i tappezzieri: basta mettersi in buone mani, avere un po' d'occhio a tutto, avere una servitù bene organizzata, un portinaio maestoso, inondare di luce la strada, il cortile, la scala, e i saloni, va bene: ma saper invitare, saper _comporre_ la propria festa, in modo che gli invitati formino una folla armonica, dove ogni elezione di classe sia rappresentata, questa è una sapienza profonda, tutta femminile. Vi sono donne che non l'acquistano mai; vi sono donne che l'hanno per tradizione e la insegnano alle altre.... che non la sanno imparare!
III.
FESTA DA BALLO: GLI OBBLIGHI.
I padroni di casa, che dànno una festa da ballo, debbono essere pronti a ricevere, cioè in grande _toilette_, almeno tre quarti d'ora prima del loro invito: non si sa mai, vi sono sempre degli invitati che vengono prestissimo! Poi, è sempre necessario dare un ultimo sguardo alle sale, ai lumi, ai fiori, alla _table à the_, al _buffet_. Se non vi sono, fra gli invitati, o sovrani o principe del sangue, basta che i padroni di casa stiano nella seconda anticamera, quella che viene subito dopo il guardaroba: colà essi aspettano i loro invitati per salutarli, per iscambiar con loro qualche frase, per accompagnarli sino alla porta del primo salone, non più oltre, ritornando a mettersi al proprio posto, nella seconda anticamera, subito. Se vi sono sovrani o principi del sangue, il padrone di casa, il solo padrone di casa, con la sua ambasciata, se è un ambasciatore, con la sua famiglia maschile, se è un semplice privato, principe o duca che sia, attende i sovrani o i principi del sangue, ai piedi dello scalone: vale a dire che ha combinato un sistema di avvisi e di staffette, per cui scende ai piedi delle scale, giusto cinque minuti prima che arrivino i sovrani o i principi del sangue. La padrona di casa aspetta nell'anticamera. Ricordarsi che ovunque entrano i sovrani o i principi del sangue, diventano essi, immediatamente, i padroni di casa, e costoro i loro invitati, tenendo il secondo posto dappertutto, nei saloni, nella quadriglia di onore, alla cena, dovunque. Nei balli, ove non sono sovrani o principi del sangue, i padroni di casa restano nella seconda anticamera almeno dalle dieci alle dodici: coloro che arrivano dopo mezzanotte, non meritano di essere attesi particolarmente. In un ballo grande, i padroni di casa, dopo la mezzanotte, specialmente, non finiscono di occuparsi dei loro invitati: debbono restare in piedi, nei saloni, passare di gruppo in gruppo, dire una parola alle persone solitarie, fare delle presentazioni _richieste_, invitare qualche persona più autorevole a passare alla _table à the_: talvolta, per atto di familiare cortesia, prendere un sorbetto dal vassoio che il cameriere porta in giro e darlo a un'amica, a un amico. Tutto questo, senza aver l'aria di pesare sui proprii invitati, non disturbandoli quando si vedono bene occupati, a chiacchierare gaiamente, a _flirtare_, a ballare, a cenare: farsi dimenticare, infine. Ricordarsi, i padroni di casa, in una grande festa, che l'arte sublime della ospitalità, deve essere esercitata con un tatto sublime: e che la propria personalità non esiste, dalle nove della sera alle sei del mattino. I padroni di casa, che non si sentissero le gambe infrante, la testa piena di ronzii e pesante, che avessero bene cenato, che si fossero divertiti, insomma, alla propria festa, sarebbero degni, l'indomani, del pubblico disprezzo.
IV.
FESTA DA BALLO: IL TRATTAMENTO.
Una delle cose più importanti, in una festa da ballo, è la questione del trattamento. Perchè esso sia completo, lauto, sontuoso, deve constare di tre parti: di rinfreschi, cioè gelati e gramolate, che si servono in giro, dai camerieri, e che, in un ballo, debbono apparire da due a tre volte; di una _table à the_, aperta dal principio del ballo: di una cena, che si apre solo verso l'una del mattino. La _table à the_, non _renforcée_, poichè è inutile di rinforzarla, quando vi è la cena, è composta di caffè, caffè e latte, _the_ e _cognac_, limonata in bottiglia, aranciata in bottiglia, paste, _petits fours_, pastarelle, _bonbons_, _fondants_, _marrons glacés_, vini da _dessert_ come Marsala, Moscato, Lunel, Frontignano, qualche buono e _vero_ vino di Spagna, preferibilmente lo Xères de la Frontera, qualche buon liquore; tutto questo dato con larghezza, con profusione, specialmente a coloro che non ballano e che sono, naturalmente, i devastatori più accaniti delle _tables à the_; e che quanto è paste, dolci, _babas_, _gâteaux_, pastarelle sia scelto dal padron di casa stesso, da un pasticciere di prim'ordine, perchè la golosità e la raffinatezza nulla trovino a ridire, su questa _table à the_. La sala della cena si apre all'una; e la grande sontuosità ammette il servizio per piccole tavole di quattro, di sei, di otto persone, in cui si può spiegare un lusso altissimo, cominciando dall'argenteria, dai cristalli, dai fiori, terminando alla folla di camerieri e servitori, che fanno il servizio. Costoro debbono essere silenziosi, austeri, rapidissimi, cortesissimi e capacissimi: da loro dipende, in gran parte, il successo di una cena, la cui minuta, naturalmente, deve essere quella di un gran pranzo, freddo: dall'antipasto squisito, passando alla tazza di _consommé_, al pesce di taglio, con una salsa originale ed eccellente, al _filet_ guarnito, alla _mousse de foie gras_, al _faisans et perdrix_ in _bellevue_, alla _salade russe_, a un altro servizio completo di _dessert_, cioè gelato, pasticceria, frutta, _bonbons_. Per lo più, tre tipi di vino: uno bianco dall'antipasto al pesce, uno rosso sino all'arrosto, uno da _dessert_ e, infine, come quarto, lo _champagne cup_, cioè mescolato con aranciata, con maraschino e via via. Ciò costa enormemente: ma chi dà una grande festa da ballo, lo sa bene, quello che deve spendere! Per una festa da ballo di minore importanza, la cena non è necessaria: ma, oltre i rinfreschi, allora, si deve rinforzare la _table à the_, con _sandwichs_, svariati, da quello di salmone a quello di caviale, da quello di _foie gras_ a quello di caccia, con pasticcini alla _montglas_ e pasticcini di maionese di pesce, con altri rinforzi simili. La cosa costa anche molto, ma si può limitare la spesa. E, infine, in una piccola festa da ballo, si possono dare solo rinfreschi in giro, e avere un piccolo _buffet_ col _the_, col caffè, con qualche vino, con qualche dolce. È il trattamento più modesto che si possa offrire.
V.
QUESTIONI MONDANE: LA FANCIULLA NEI BALLI.
Come quella della marsina rossa, neppure la desiderata e incantatrice presenza delle giovanette nei piccoli e grandi balli, dovrebbe poter dare occasione a una questione mondana. È così assoluto ed incontestabile il regno della fanciulla, nel ballo, quanto è invincibile la consuetudine della marsina nera. Ma poichè vi è della gente in vena di fare del bizantinismo mondano, poichè vi è chi tenta, anche danzando, di voler rifare il mondo, ecco entrata in discussione questa dolce e soave presenza, ecco che dobbiamo parlare anche di questo! Ma per discorrerne un pochino, così, accademicamente, fra noi, cominciamo per vedere che cosa fa l'altra gente elegante, quella estera, che è, mi duole il dirlo, alquanto più elegante, nella mondanità, che la gente italiana, in generale, e la napoletana. È vero, furiosamente vero, che Napoli rassomiglia a Parigi; ma ad un decimo di Parigi, non a Parigi tutta intera! È vero, anche, che è il sesto di Londra: ma le altre cinque parti di Londra portano una certa differenza. Ora, a Londra, prima di tutto, le ragazze vanno, dall'età di diciotto anni in poi, sempre, in tutti i balli: e le cronache mondane sono piene di nomi di giovanette e, venendo in Italia, queste ragazze si meravigliano, che qui ballino troppo le signore maritate. Di Parigi, non ne parliamo neppure: le fanciulle sono le regine dei balli, mentre le maritate, anche le giovanissime, ne sono la decorazione, elegantissima, splendida, ma la decorazione soltanto. I figurini di mode sono pieni di abiti da ballo per signorine; le cronache non parlano se non di loro, il cotillon è sempre condotto da un giovanotto e dalla figliuola della padrona di casa, o da una nipote; infine, da una giovinetta di famiglia. E come se questo non bastasse, perchè le ragazze possano anche più ballare, si sono inventati i _bals blancs_, dove addirittura le signore maritate fanno la tappezzeria. Dal _Figaro_ alla _Vie Parisienne_, dall'_Echo de Paris_ al _Gaulois_, dal _Journal_ al gravissimo _Temps_, è una cronistoria mondana assai più aggirantesi intorno alle fanciulle, che alle giovani maritate. E per arrivare fra noi, nei balli del Quirinale, lo sciame delle giovanette era così bello, così giocondo, così disposto a divertirsi, che formava, a esso, tutto, tutto il brio di quelle feste, dove, naturalmente, le dame, mature e giovani, andavano per parata, per mostrare la loro beltà, le loro vesti, i loro gioielli e per ricevere una simpatica parola da Sua Maestà la Regina. La nostra Graziosa Signora Margherita amava molto tutto questo elemento giovanile, lieto, nelle sue feste, ed era contenta quando qualche altra fanciulla compariva nella vita mondana romana, ad accrescere il simpatico e vivace reggimento delle ragazze danzanti. Ciò è storia del passato: ma è storia.
VI.
SEGUE: LE FANCIULLE NEI BALLI.
Perchè, infine, che cosa è un ballo? Se è un grande ballo, è una festa dove si debbono riunire la ricchezza delle sale, dei lumi, dei fiori, alla beltà ed all'eleganza delle persone: ma vi è un elemento indispensabile, perchè esso riesca, ed è che vi sia il buon umore: il brio, l'entusiasmo debbono sopperire e sopperiscono, talvolta, così bene! Ora, diciamolo, la gaiezza, la giocondità, il sorriso spensierato, la gioia di vivere, non li portano, nei balli, se non le signorine. Le maritate, anche giovani, portano tutt'altra cosa: desiderio di apparire belle, di piacere; desiderio di avere il più bell'abito e la più bella collana di perle; desiderio onesto di affascinare: ma tutto questo è soddisfazione personale, è pensiero che si raccoglie da tempo, è studio di colori, di tinte, di armonie, è lunga preparazione remota, e, quindi, se è perfetto dal punto di vista della raffinatezza, non è nè spontaneo, nè improvviso. Una signorina, invece, mette, per la decima volta, il suo vestito bianco, si pettina da sè, o si fa pettinare dalla cameriera, non si preoccupa nè dei gioielli, nè del ventaglio, nè della _sortie_ e corre al ballo con una vivacità e una semplicità, che rallegrano lo spettatore più annoiato. Vedetele entrare, una signora e una signorina, nel ballo: entrambe hanno l'aria serena e semplice: ma la prima aria è artificiale, la seconda è naturale: ed è necessario che la prima sia artificiale, mentre è graziosissimo che la seconda sia naturale. Le gioie delle giovani signore — non i gioielli — nei balli, talvolta non durano oltre la soglia, giacchè si trova che il vestito di quell'amica è più bello, si trova che quell'altra ha un nuovo diadema, si trova che.... passiamo sopra. Le signorine, invece, hanno una lietezza a tutta prova, non s'incaricano di nulla, ballano con tutti, scherzando, trovando amabili tutti i loro cavalieri, per uno che le abbandona, sanno che ne troveranno dieci in cambio, trovano sempre grazioso il _cotillon_, non vanno al _buffet_ se non per mangiucchiare dei dolci e intingere appena le labbra nello _champagne_, e dappertutto portano questo brio e questo entusiasmo, che sono il fascino di un ballo. Le giovani signore non possono fare questo simpatico chiasso, nè sorvolare come farfalle, nè abbandonarsi a tante danze, se no, sembrerebbero tante pazze o delle dame ridicole: esse debbono, al ballo, rappresentare la suprema beltà, la suprema squisitezza, ma debbono passare a traverso le feste come Dee, non saltellare, come le fanciulle. Un ballo, senza signorine, tutto può essere, salvo che allegro: e se è allegro, non è allegro bene.
VII.
SEGUE: LE FANCIULLE NEI BALLI.