Saper vivere: Norme di buona creanza
Part 3
Parliamo dell'uso francese, oramai divenuto generale. Gli inviti per le nozze si mandano almeno dieci giorni prima, alle persone di riguardo: l'invito è sempre fatto a nome dei genitori della sposa, o di chi funziona, in mancanza loro: si manda un bel cartoncino stampato, con le indicazioni ben precise, del giorno, dell'ora, del posto. Ad amici e parenti, agli intimi, infine, l'invito si fa a voce, o per mezzo di una letterina affettuosa. L'ora da scegliere varia dalle dieci e mezzo alle undici del mattino: gli invitati, quasi tutti, verranno sempre mezz'ora più tardi. Se si va, quindi, alla chiesa, l'invito è per le dieci, sino alle dieci e mezzo: se il matrimonio religioso è in casa, l'invito è per le undici, sino alle undici e mezzo. Ordinariamente, ogni invitato che va a nozze di una certa importanza, ha la sua carrozza, o se ne procura una: ma è sempre bene che la famiglia della sposa abbia quattro o cinque carrozze, a disposizione di coloro che non ne avessero, non più di quattro o cinque, massime se il matrimonio è in chiesa. Se il matrimonio è in chiesa, bisogna curare l'addobbo, con molte grandi piante, formandone dei boschetti, ai due lati dell'altare: ci vuole un tappeto nello spazio ove seggono gli invitati, e una striscia di tappeto, tra le due file di sedie che arrivi sino fuori la chiesa e si prolunghi sugli scalini. Nella strada, domandare qualche guardia di più per il servizio regolare delle carrozze: alla porta della chiesa, vi debbono essere almeno due introduttori, parenti o amici della famiglia, che accompagnino le signore e introducano i signori. Meglio scegliere due giovanotti disinvolti, fra i tanti: se sono due giovani belli ed eleganti, molto meglio. Per quanto più si può, puntualità nell'arrivo della sposa e della famiglia: far aspettare, espone a grandi critiche. La sposa entra in chiesa, al braccio di suo padre, o del parente maschio più prossimo o, in mancanza di tutti, del più vecchio amico di casa: la precedono gli introduttori, per farle fare strada. Spesso un paggetto, un nepotino, sostiene lo strascico della sposa: esso deve essere sempre vestito di bianco, di raso bianco. Dopo la sposa, viene sua madre o la sua più prossima parente, al braccio dello sposo; e così ogni coppia, secondo la gerarchia, unendo le due famiglie. I testimoni e il compare seguono le due prime coppie, immediatamente; prendono posto, coi parenti stretti, sull'altare. Il rito nuziale l'ho spiegato, parlando dei doveri del compare. Possibilmente, domandare a Monsignore, un sermone non troppo lungo. Un po' di buona musica, se è possibile, non guasta: ma non oltre i tre pezzi. La sposa, dopo la cerimonia, dopo aver baciato i suoi parenti e stretto la mano ai testimoni e al compare, prende il braccio dello sposo per uscire, e mentre è venuta in carrozza col padre, se ne ritorna in carrozza con lo sposo, a casa. È a casa che gli invitati, arrivati anch'essi, le presentano, mano a mano, le loro felicitazioni. Ella deve avere smesso il velo bianco, ma conservato il vestito bianco, e i fiori d'arancio nei capelli.
XVI.
_LUNCHEON._
Pel _luncheon_, dopo le nozze religiose, è molto spesso impossibile avere a disposizione, un così grande salone, per erigervi una sola, lunghissima mensa: e anche avendo questo salone, la grande mensa somiglia troppo a una _table d'hôte_ e, viceversa, le piccole tavole di quattro, di sei, di otto persone, sono così graziose! A ogni modo, una più larga mensa vi deve essere, quella di onore: la sposa si siede al primo posto, avendo alla sua diritta lo sposo, alla sua sinistra il compare, o, se vi è il monsignore, il parroco che ha celebrato le nozze religiose; allora, il compare passa al posto seguente. Dirimpetto alla sposa, all'altro primo posto, vi è sua madre, se l'ha; la quale ha a destra il padre o il più prossimo parente dello sposo, e a sinistra un altro parente immediato dello sposo. Se la sposa ha solo il padre, è lui che le siede dirimpetto, dando la dritta alla madre dello sposo o alla sua più prossima parente, e la sinistra alla parente più immediata, dopo la prima. Così, via via, sono collocati parenti, testimoni, altre notabilità della festa, in questa tavola d'onore. Il _menu_ di questa colazione può esser più o meno ricco: il più semplice è quello che ha una tazza di brodo, un pesce bollito, un pezzo di carne con legumi, un gelato e la torta di nozze, o, se lo capite meglio, il _gâteau de mariage_. Ad arricchirlo, non ci vuole che del denaro, un buon cuoco e della immaginazione! Ogni invitato ha, davanti, il suo _menu_, in cartoncino apposito, con le iniziali degli sposi e la data del matrimonio: il _menu_, poichè la cucina è sempre di piatti francesi, è scritto in francese. Vi è chi offre alle signore invitate un mazzolino di fiori, facendolo trovare accanto al loro piatto. Bene inteso, che quando gli invitati sono molti, bisogna scrivere il loro nome sopra un cartoncino e deporlo sul loro posto, a tavola. I brindisi, i sonetti, le poesie di circostanza, non hanno un carattere _chic_: sono completamente passate di moda, in certi ambienti. Ma, se vi è un vecchio amico di famiglia, un sacerdote, un parente importante, che voglia fare un brindisi, leggere una poesia, bisogna fargli buon viso: deve rispondere il padre della sposa, o lo sposo stesso. Dopo il gelato, la sposa, al braccio dello sposo, distribuisce le fette della torta di nozze; dispensa, alle sue amiche ancora signorine, i fiori d'arancio della sua acconciatura: dispensa, a signore e a signorine, i sacchetti o le scatole dei confetti (confetti di mandorle, bianchi, alla vainiglia); dispensa agli uomini, prendendoli da un gran vassoio di argento, cucchiaiate di confetti. Questo vassoio deve essere nel salone, sovra una tavola. Per i sacchetti o le scatole di confetti, vi è molta varietà di moda; più elegante e pratico, è il fazzoletto di seta bianco, legato con un nastro, pieno di confetti; esso è utile, alle signore che lo hanno in dono. Come scatola, è di grande _chic_, un cofanetto di argento: serve, dopo, come portagioielli, e come bel ninnolo da salotto. La sposa, quindi, va a vestirsi per il viaggio di nozze.
XVII.
VIAGGIO DI NOZZE.
Ho espresso già le mie idee contro ciò che vi è di brutto, di sgraziato e di poco poetico, nel viaggio di nozze: e ho sostenuto l'idea alquanto solinga, di andare a passar quindici giorni, un mese, _in un sol paese_, lontano o vicino, in _una sola villa_, per fissare questi dolci ricordi della vita. Una elegante minoranza che ha anche della poesia, nello spirito, presceglie sempre questa dimora, in un sol paese, in una sola villa, dove possa filare l'amore più soave, senza disturbo. Una grossa maggioranza preferisce ancora il viaggio di nozze circolare, diciamo così, correndo di paese in paese, di albergo in albergo, senza veder niente, senza capir niente e non rammentandosi, dopo, se non di un grande disagio e di una grande stanchezza. Non importa! Anzi tutto, per un buon viaggio di nozze, bisogna completamente escludere l'estate, anzi i quattro mesi caldi, da tutto giugno a tutto settembre; in questi mesi, proprio si viaggia per giungere in un sol punto, niente altro. Restano otto mesi dell'anno, dall'autunno alla primavera: solo i matrimoni, fatti in questi tempi, sono ammissibili col viaggio di nozze. Bisogna che lo sposo si provveda, diciamo così, di una buona somma di danaro: giacchè, a viaggiare in due, profondamente distratti dall'amore o dal desiderio di sorprendere la propria compagna, si spende molto. Si debbono scegliere dei buonissimi alberghi e dei buoni _restaurants_: si deve andare in carrozza, per il giro della città, andare ai teatri, e tutto questo, dovendo fare la figura di signori, costa e costa. Agli alberghi è molto meglio di telegrafare un giorno prima, massime se è in novembre, assolutamente da febbraio a maggio, epoca in cui sono pieni di viaggiatori. Da novembre a maggio, anche, per avere lo _sleeping car_, bisogna avvertire con telegramma; da febbraio a maggio, su quasi tutte le linee, ciò si deve fissare tre o quattro giorni prima. Se poi viene in mente allo sposo di fare dei doni alla sposa durante il viaggio, e se la sposa vuole riportare dei doni a parenti e ad amici, dal suo viaggio, allora ci vuole un'altra grossa somma: per lo più, alla fine del viaggio, la coppia è di malumore, perchè non ha denaro. Naturalmente, gli sposi eviteranno qualunque compagnia: non faranno, nella città che visitano, se non qualche visita importante, di rigore, a persone che conoscono. Con tutto questo, la sposa deve portar seco, tutti o quasi tutti i suoi vestiti eleganti. Non è vero, che in viaggio, ci si vesta semplicemente! Per ferrovia, sì; ma quando ci si ferma, bisogna mettersi sempre in molta _toilette_. Se lo sposo incontra un amico, una conoscenza, anche un indifferente, bisogna che lo presenti subito alla sposa, perchè costui non creda che egli sia in avventura amorosa illegale; dopo, cortesemente, può licenziarsi da costui e restar libero con la sua compagna. Gli sposi sono tenuti a far sapere loro notizie alle famiglie: ma se si amano molto, se sono felicissimi, si perdona loro, se mandano soltanto dei dispacci. Un viaggio di nozze per persone occupate — voglio dire lo sposo — non può durare più di un mese. Per chi è ricco, e disoccupato, ha il gusto dei viaggi belli, può durare anche sei mesi. Anzi, allora il viaggio diventa _chic_, quando dura sei mesi.
XVIII.
PARTECIPAZIONI.
La partecipazione classica, quella sempre alla moda, è fatta dai parenti della sposa e dai parenti dello sposo, sulle due facciate del duplice cartoncino: vale a dire che genitori, o zii, o fratelli maggiori, o tutori, o qualunque parente faccia le veci dei genitori morti, dichiarano le nozze della fanciulla parente, col giovanotto, del giovanotto parente con la fanciulla. Le partecipazioni, fatte solamente dagli sposi, sono più indipendenti, più audaci: ma mancano di spirito di famiglia e, sovra tutto, fanno supporre che il matrimonio sia stato fatto contro la volontà dei parenti. Le partecipazioni di nozze debbono essere distribuite larghissimamente: si mandano a tutti, parenti, amici, conoscenze, relazioni all'estero, gente che non si vede da anni ed anni, a tutti infine, perchè questo cambiamento di stato, è il più importante di ogni altro, nella vita di un giovane e di una signorina. Le partecipazioni si mandano persino, a chi ha assistito alle nozze, da invitato. Coloro che le ricevono debbono subito mandare delle carte da visita, due alla persona partecipante che più conoscono, della famiglia dello sposo, o della famiglia della sposa: due altre carte da visita, con la parola felicitazioni, agli sposi stessi: e poi basta. Se non si conoscono bene, per esempio, i partecipanti di una famiglia, è superfluo inviar loro delle carte. Una cosa da notare, importantissima, è che la partecipazione, inviata, non è fatta per provocare delle visite, massime quando arriva a conoscenze di saluto, a relazioni del tutto fredde: bastano le carte da visita, per liquidare il proprio dovere di cortesia. Se gli sposi dovessero ricevere la visita di tutti coloro, cui furono partecipate le loro nozze, starebbero freschi! Le carte da visita si possono mandare per posta: se si è nel medesimo paese, è atto più gentile lasciarle a mano, al portiere, tanto a casa degli sposi, quanto a casa dei parenti partecipanti, che più si conoscono. Nulla è più goffo, sotto le partecipazioni personali degli sposi, di quella piccola linea che dice: _in casa, il martedì_. Ciò vuol dire che si vuol ricevere il mondo intero! Sotto le partecipazioni, ci vuole solo il duplice indirizzo dei parenti, per l'invio delle carte da visita: spesso, non si mette se non la sola città: spesso si mette, in mezzo, il solo indirizzo degli sposi. Coloro, che sono amici e parenti, relazioni strette, anche se dopo debbano mettersi in visita con gli sposi, le carte da visita sempre debbono inviarle o portarle: al ritorno dal viaggio di nozze, gli sposi si compiaceranno di raccogliere queste carte da visita, di leggerne i nomi, di ricordarsi degli amici, di rientrare nella vita.
XIX.
VISITE DI NOZZE.
Otto giorni dopo il viaggio di nozze, gli sposi, essi per i primi, vanno a fare le visite di dovere, cioè: agli stretti parenti; al compare, se ha famiglia; ai testimoni, se hanno famiglia; e, infine, alle persone di maggior riguardo, che presero parte al matrimonio. Queste visite, possibilmente, si debbono fare nei _giorni_ in cui queste persone sono in casa: bisogna saperli, questi _giorni_, o informarsene minutamente. Queste visite di obbligo non debbono durare molto, se no, è impossibile espletarle, come si deve, in una quindicina di giorni: quindici minuti bastano. Naturalmente, la sposa deve avere una _toilette_ molto _chic_, un cappello elegantissimo, un sol gioiello bello, ed elegantissimo tutto il resto, ombrellino, ventaglio, borsetta, eccetera. Lo sposo sarà in _toilette_ da visita, cioè _redingote_, pantaloni grigi o di altra tinta, cravatta chiara, cappello a tuba. Il buon gusto prescrive che si parli poco o nulla della propria felicità: ogni allusione simile sarebbe di cattivo genere. In queste visite, la sposa annuncia il suo _giorno_ di ricevimento, perchè le siano ricambiate le visite. Compiuto questo primo giro, doveroso, si fanno le visite più intime, più simpatiche, con coloro con cui si vuol vivere spesso: a ogni modo, la tenuta è la medesima, mentre la cordialità è più grande. Trovandosi ove sono giovanotti che, magari, intervennero alle nozze o con cui si vuole essere amabili, non è la sposa che indicherà loro il suo _giorno_ di ricevimento, ma lo sposo soltanto. Salvo qualche grandissima amicizia, è meglio concentrare tutte le visite, in quel _giorno_, per restare liberi il resto della settimana. Per isbrigarsi da tutto ciò, gli sposi hanno bisogno da uno a due mesi di _corvée_, di visite: poi, il loro ingranaggio sociale è completo. Beninteso che lo sposo, massime se è un lavoratore, accompagna la sposa nelle prime, seconde, terze visite; poi tralascia. Non è nè pratico, nè giudizioso, nè elegante accompagnare, massime nei _giorni_, la sposa, dappertutto. Gli uomini, in generale, partecipano poco ai _giorni_ di ricevimenti: gli sposi, come ho detto, possono presentarsi insieme, solo all'inizio della loro vita comune. Poi, basta. Anche quando la sposa riceve, le prime volte, in casa sua, al suo _giorno_, lo sposo sarà presente, due o tre volte, per conoscere meglio, magari, le amiche di sua moglie, per far conoscere meglio, alla moglie, i suoi amici: poi, basta. Ogni tanto, proprio ogni tanto, egli può accompagnarla, se ha mezz'ora di tempo, in una di queste visite: ma non è l'uso. L'uomo deve lavorare, studiare, darsi a cose molto serie: non è fatto per vivere nel _five o' clock_, di sola importanza muliebre. E ora, lasceremo gli sposi slanciati nella vita, sbrigarsela loro: parleremo di altre norme di _saper vivere_, ricevimenti, presentazioni, pranzi, altre forme di unioni sociali.
L'UNIONE MONDANA.
I.
PRESENTAZIONI E VISITE.
Prima di presentare un signore a una signora — giacchè _mai, mai_, si presenta una signora a un signore — o in casa di lei, o nel suo palco, o in un salone da festa, o in un pubblico ritrovo, bisogna assolutamente chiedere il permesso. Nulla è più sconveniente di una presentazione improvvisa, inaspettata, che la signora non desidera, che, forse, l'annoia, per sue ragioni: il presentatore, in questi casi, merita qualunque sgarbo, dalla signora. Se vi è il permesso, la presentazione si fa, nominando solo il nome del presentato, mai quello della signora, giacchè presentato e presentatore, lo conoscono bene. Il gentiluomo presentato s'inchina rispettosamente, non dice neppure una parola, e aspetta che la signora gli parli; costei, immediatamente, saluta con un cenno del capo, fa un lieve sorriso e mette il discorso su qualche cosa. Quella tale frase: _piacere.... onore...._ massime quando un uomo è presentato a una signora, è assolutamente goffa, è disusata. Fra uomini, si adopera ancora: ma è sempre una goffaggine. La signora limita la conversazione; quando ne ha abbastanza, saluta, l'uomo s'inchina ed ella passa avanti. Il giorno seguente, o, al più, dopo due o tre giorni, bisogna portarle due carte, piegate per metà, portarle personalmente e lasciarle al portinaio. Non si va a fare una visita, in casa, se non si è invitati. Per lo più, è scorretto farsi presentare a signorine, senza conoscere i genitori, o i parenti; ma, in un ritrovo, in un ballo, può accadere. Senza por tempo in mezzo, bisogna, immediatamente, farsi presentare dallo stesso amico, dalla padrona di casa, ai genitori o ai parenti della signorina: mai è permesso ballare con lei, senza essere stato presentato ai suoi. Alle signorine non si lasciano carte: ma ai loro genitori o parenti sì, come al solito. Mai presentarsi in casa, senza esservi chiamato. Appena si è conosciuta una signora, per correttezza, bisogna cercare di conoscerne il marito: egli non deve trovare le carte di un ignoto, dal portiere, nè deve ricambiare le sue carte ad un ignoto. Se la signora è vedova, non restituisce carte al presentato: per le maritate, sempre il marito le deve ricambiare, negli otto giorni. I genitori di una signorina, o i suoi parenti, a colui che fu loro presentato e che ha portato le carte, debbono restituirle, anche negli otto giorni. Ho io detto, che non si dà mai la mano, nè prima, nè dopo, nelle presentazioni? Un gentiluomo non dà mai la mano a una signora, se non dopo averla vista otto o dieci volte: con le signorine, poi, questo termine è anche più lungo. Il parlare in terza persona, è del più assoluto rigore. Chi dà del _voi_, per la prima volta, a una signora o a una signorina, fa la figura di un ignorante e di un malcreato.
II.
GIORNI, GIORNI!
È inutile di dimostrare che, malgrado i suoi difetti, il _giorno_ è la migliore forma mondana, che ha una signora, per raccogliere, insieme, attorno a sè, tutte le sue relazioni mondane, siano basate sulla grande intimità, sull'amicizia o su semplici ragioni di riguardo. Il _giorno_ è una forma egoistica, mondana, è vero, con la quale si mette alla porta, chiunque capiti, in tutto il resto della settimana: ma, del resto, non è necessario salvare il proprio tempo, la propria salute, le proprie occupazioni, e i propri sentimenti, contro la invasione esterna? Per sei giorni, si è liberi di andare, di venire, di leggere, di fumare, di oziare, di amare, di piangere, di ridere e ciò, infine, nella vita, è una grande cosa: posto che la libertà assoluta non esiste, assumiamo almeno una libertà relativa, concessa dai costumi cosmopoliti. Or dunque, la giovane sposa, la signora matura, la vedova, la donna vecchia e persino la vecchia zitella che abbia casa sua e un'apparenza di agiatezza, debbono avere il loro giorno, per potersi creare, poi, nel resto del loro tempo, una vita come loro conviene. La scelta del giorno deve essere fatta con molta cura, con molta riflessione, con molta prudenza, con gli studii più profondi: non bisogna scegliere la domenica, perchè è un giorno in cui si va a conferenze e a concerti, in cui i ragazzi escono dal collegio, in cui vi sono tanti altri doveri da compiere: non il venerdì, che è un cattivo giorno per ricevere, sebbene molti lo considerino come un giorno eccellente, per non muoversi di casa: non il giorno in cui riceve la propria madre, o la propria suocera o la nostra migliore amica, o una dama di grande condizione, presso cui si tiene ad andare. Scelto una volta, il giorno, dopo un lavoro mentale lunghissimo, bisogna tenerlo fisso, perchè nulla è peggio che cambiare il _giorno_, e nulla è più disastroso che cambiarlo spesso. Si finisce per perdere, a poco a poco, ogni propria relazione; poichè le signore sono di labile memoria e dimenticano questo _giorno_, che cambia così spesso, poichè anche esse hanno il loro giro di visite, che non amano di vedere spostato: poichè il _giorno_ di una signora elegante e intelligente, deve diventare una istituzione fissa e inamovibile, con una tradizione di spirito e di cortesia. Chi passa dal lunedì al venerdì, dal sabato al martedì, acquista la reputazione di una persona capricciosa e disordinata, che non tiene nè al suo carattere, nè al suo _giorno_, nè alle persone che lo frequentano. Conosco grandi signore — per chiamarsi tale, non è necessario avere grande nome o grandi ricchezze — le quali, dal giorno che si sono maritate, venti, o trenta, o quaranta anni fa, conservano sempre lo stesso _giorno_ di ricevimento: ed è, questo, un altro atto squisito di amabilità verso amici ed amiche, è un atto di rispetto verso sè stesso e verso la propria casa.
III.
IL GIORNO: GLI OBBLIGHI.
È naturale che, nel suo _giorno_, la signora non esca nè prima, nè dopo le ore di ricevimento: se esce prima, potrebbe rientrare troppo tardi: se esce dopo, involontariamente, mette alla porta i visitatori, con la sua fretta. Se ha una casa già molto elegante, bisogna che nel _giorno_ sia elegantissima: la signora stessa vi darà un occhio, cambiando di posto una sedia, un tavolino, un gingillo. Molti fiori freschi, oltre le solite grandi piante verdi, che sono l'anima di un appartamento: badare, che i profumi floreali non siano soverchi. Anche una casa modesta deve avere i suoi fiori, pochi ma gentili, nel _giorno_: costano così poco, i fiori! Alcune signore profumano i loro saloni o salotti col vaporizzatore, contenente qualche essenza favorita: è una moda simpatica, ma non bisogna abusarne. Meglio i fiori odorosi; non odorosissimi. Secondo il suo grado e la sua condizione, la signora indosserà, quando riceve, un _tea-gown_ ricchissimo, o un semplice vestitino grazioso: ritengo inutile sconsigliare l'uso della vestaglia o _robe de chambre_, nessuna delle signore, che mi legge, potendo commettere una sconvenienza simile. Qualche bel gioiello, uno solo, o un largo spillo a forma antica, o una grossa catena, da cui pendano elegantissimi gingilli, va d'accordo con il _tea-gown_: non parlo degli anelli, o uno o due, ma molti belli. E così, una signora semplice, porterà un gioiellino sul vestitino da casa. Bisogna essere vestite dalle tre. In realtà, si riceve dalle cinque alle sette: ma se una persona stravagante arriva alle tre e mezzo, se ha le sue ragioni per arrivare a quell'ora, la metterete voi alla porta? In quel _giorno_ il servitore, o la cameriera, che fanno servizio alla porta, non devono vivere se non fra la porta d'entrata, l'anticamera e il primo salotto, aprendo la porta, precedendo la visita, per annunziarla — il vecchio uso di annunziare, è sempre il migliore — riprendendo la visita, per accompagnarla: entrando e uscendo, il servitore, la cameriera debbono aiutare a deporre o ad indossare il _paletot_, la pelliccia, dare il cappello e il bastone agli uomini, rapidamente, gentilmente, con la massima disinvoltura. Ci vuole gente svelta, bene educata e taciturna. La signora non accompagna la visitatrice, se non sino alla porta del salotto: non accompagna, se non per un paio di passi, i visitatori. Non deve mai restare seduta più di cinque o sei minuti, presso una sola signora: deve passare dall'una all'altra, senza affettazione: spesso, si deve sedere per pochi minuti, in due ore. È una dura _corvée_, il giorno di ricevimento.
IV.
CHE SI OFFRE IL «GIORNO».