Saper vivere: Norme di buona creanza
Part 2
La scelta di un padrino di matrimonio, la scelta, cioè, del compare, si deve fare di perfetto accordo, fra lo sposo e la sposa. Spesso, lo sposo ha un grande amico, o un parente carissimo che gli ha fatto da padre, o un superiore nella sua carriera, o un maestro nella sua professione, a cui si vuol legare con maggiori vincoli, facendogli e ricevendone un atto di deferenza: e la sposa e la sua famiglia accettano questo compare, dalle mani dello sposo. Tante volte è la sposa che ha un cognato, uno zio, un tutore, che le hanno dato le più grandi prove di affetto; ha un qualche vecchio amico, rispettabile, di famiglia; ha un protettore dei suoi fratelli, un grande avvocato di casa, un grande medico di casa, qualche personaggio, infine, per cui l'affetto, la devozione, la riconoscenza, creano un obbligo di eleggerlo compare. E allora lo sposo si contenta, di prendere il compare, proposto dalla famiglia della sposa. A ogni modo, sono proprio i sentimenti di stima, di reverenza, di gratitudine, quelli che debbono determinare gli sposi alla scelta di un compare. Scegliere un compare solo perchè è nobile, e si è vanitosi, sceglierlo solo perchè è ricco, e si vuole un sontuoso dono, è cosa degna di severo biasimo. Questi compari qui, di _parata_, tolgono subito il carattere di tenerezza e di amabilità alle nozze. Già, i padrini di _parata_ si seccano enormemente di _parare_, e vengono alla chiesa di malumore, e portano un dono, offrendolo a muso storto, e se ne vanno via, prima che gli sposi partano pel viaggio di nozze: dopo, chi si è visto, si è visto! Il padrino di matrimonio diventa parente — se è tale, la parentela si duplica; diventa amico — se è tale, l'amicizia si rinforza — diventa un consiglio, una guida, un sostegno nella vita. Mettiamoci un poco di poesia, in questa vita! Meglio un anello che costi cinquecento lire, invece di tremila, il giorno del matrimonio e un amico di più nella esistenza. Si fa a meno di chiamare _duca_ o _principe_, il compare, ma, dagli sposi si può ricorrere a lui, in qualunque circostanza felice o infelice. Forse, per molte coppie, che sono corrose dalla ambizione o dalla cupidigia, queste parole non serviranno a nulla: ma per tutte le altre coppie, serviranno. La famiglia che sceglie il compare, gli fa un invito intimo: quando ha accettato, gli scrive un invito formale. L'altra famiglia conferma l'invito, manifestando la sua compiacenza, la prima volta che incontra questo preconizzato padrino. E per fissare il giorno delle nozze religiose, in cui egli deve esplicare le sue funzioni, bisogna avere la cortesia di consultarlo, perchè egli potrebbe avere altri impegni di affari, di professione. Più si abbonda in gentilezze e in delicatezze, in questo soggetto, e meglio è. Quando si deve esser cortesi, non si è mai abbastanza cortesi!
VIII.
DOVERI DEL PADRINO.
Esso è anche chiamato padrino dell'anello, e, nelle province meridionali, compare di fazzoletto. Negli altri paesi d'Europa, il padrino di matrimonio è scelto sempre fra i parenti dello sposo o della sposa: quasi sempre è un cognato o uno zio. In Italia, viceversa, si esce dalla famiglia, per questa scelta: e si prende un personaggio di grande condizione sociale, di grande prestigio, che si vuole onorare con questo ufficio e da cui si vuole essere onorati, o qualche diletto amico, con cui si vogliono restringere anche più i legami di tenerezza. Anticamente, il compare donava lui la fascetta d'oro matrimoniale, la fascia d'oro che lega per tutta la vita, l'anello delle nozze, infine, e quindi era chiamato compare dell'anello: ora, a questo anello coniugale ci pensa lo sposo, sempre, e invece il compare di matrimonio dona, alla sposa, ordinariamente, un altro anello, molto ricco, con un solitario, per esempio, con un grosso smeraldo, con una grossa perla, unita a un grosso brillante. Il dono dell'anello è il più pratico di tutti, per il compare: egli si distacca, un poco, dalla tradizione, offrendo un fiore di brillanti, o un braccialetto, o altro, la spesa è doppia, è tripla, e la tradizione svanisce. Nelle province meridionali, un tempo, la sposa, in cambio dell'anello, offriva al compare di matrimonio, un fazzoletto di battista, ricamato con le cifre della sposa: così si aveva il nome di compare di fazzoletto. Nel popolo, in molte famiglie borghesi e anche in qualche famiglia aristocratica, questo ricambio del fazzoletto esiste ancora: ed è un uso molto grazioso! Basta; il compare funziona il giorno delle nozze: va in chiesa in _redingote_, calzoni a righe, cravatta chiara, guanti tortorella e tuba, come lo sposo: offre il braccio, per lo più, alla madre dello sposo, visto che, alla madre della sposa, lo offre lo sposo: e sull'altare si colloca presso la coppia felice, un poco indietro, salvo ad appressarsi, nel momento opportuno. Difatti, quando è il momento che il prete benedice le nozze e che deve metter l'anello al dito della sposa, è proprio il compare che fa l'atto di metterglielo al dito, e lo sposo compie la gentile opera. Come orazioni speciali, nulla il compare deve fare o dire: al ritorno dall'altare, egli ridà il braccio alla dama, che vi condusse prima. Alla colazione nuziale, egli siede alla destra della sposa; se è oratore, fa un brindisi; se no, è il primo a toccare il suo bicchiere di _champagne_, con quello della sposa. Tutte le spese, le mance, i regali, in chiesa, sono a carico suo: in casa, deve dare mancie a tutti i servi. Oltre il gioiello di prammatica, il compare molto _chic_ dona anche dei fiori, dei fiori candidi, annodati con una grande sciarpa bianca: ma si può non essere _chic_ ed essere un eccellente compare. A nulla egli è tenuto, verso lo sposo. Beninteso, al ritorno del viaggio di nozze, se egli ha casa, ha famiglia, dà un pranzo, o un ricevimento in onore degli sposi: se è uno scapolo elegante, può dare questo pranzo anche in un grande _restaurant_, in sala riservata.
IX.
TESTIMONI.
Un tempo, i testimoni di un matrimonio non erano più di quattro, adesso sono diventati dieci o dodici! Contate un poco: due testimoni alla promessa nuziale, se si segue questo costume: due testimoni alla scritta, o _capitoli_ che dir si voglia: quattro, alle nozze civili: quattro testimoni al matrimonio religioso: in tutto dodici! Basta, ora la pompa matrimoniale è diventata così grande, che opporsi a questa moltiplicazione di testimoni, è perfettamente inutile. D'altronde, non è neppure una cattiva cosa, aver da dieci a dodici testimoni. Anzi tutto, si può fare una bella infilata di nomi sonori, appartenenti ai migliori ceti sociali, il che è sempre di buona figura, allo Stato Civile e alla Chiesa, come si legge nelle cronache dei giornali; poi la sposa si assicura da dieci a dodici bei regali; poi, la tavola d'onore riesce eccelsa, con tutti i grandi parenti, il compare, Monsignor parroco e i testimoni; poi, infine, pare impossibile, ma vi è gente che ama moltissimo di far da testimone nelle nozze. Molti fra questi sono scapoli impenitenti; molti sono vecchi aristocratici, che non escono mai di casa; molti sono professionisti, deputati, senatori, talvolta ministri, che non hanno mai tempo per nulla, eppure, tutti, tutti quanti, di diversa condizione, età ed occupazione, tutti abbandonano il loro lavoro, il loro comodo, il loro piacere, per fare da testimoni. Bene! Benissimo! E quando vi è gente che ha proprio la vocazione della testimonianza, perchè privarla di questo piacere? Dunque, il testimone deve essere invitato al suo ufficio, almeno venti giorni prima del matrimonio: è naturale che a lui si dirigano lo sposo, la sposa o i parenti, per questo invito. Il testimone dello sposo se non conosce la sposa e la sua famiglia, deve esserle precedentemente presentato: viceversa la sposa e la sua famiglia presentano allo sposo, quei testimoni che egli non conosce. Il testimonio non può cavarsela con un _bouquet_ di fiori, anche magnifico, anche messo in un vaso prezioso: le spose detestano i _bouquets_ di fiori, dentro i vasi, rammentarselo! Non è necessario che il dono sia molto ricco: deve essere fine ed elegante. Si manda il giorno prima delle nozze, per un servitore, con una carta da visita, dove sia una parola d'augurio. Il testimone porta la _redingote_, pantaloni chiari, panciotto nero o bianco, cravatta grigia, o _bleu_, o verde, non chiarissima, con qualche bello spillo: cappello a tuba, guanti grigio-perla. Il testimone prende posto nelle prime carrozze, dopo quella della sposa, sta presso la tavola dell'Ufficio di Stato Civile, sale sull'altare, alla Chiesa, dà il braccio, andando e venendo, a qualche parente importante della sposa e dello sposo, e siede alla tavola d'onore. Dopo le nozze, i doveri e i diritti del testimone, spariscono: e restano, fra lui e gli sposi quelle relazioni di amicizia, di affetto, di stima o di semplice conoscenza mondana, che vi erano prima delle nozze.
X.
LE DONNE TESTIMONI.
Ma è veramente nuova, questa usanza nuziale, vale a dire che testimoni alle nozze religiose, testimoni sovra tutto della sposa, possano essere le donne, invece degli uomini? È da tempo che nelle cronache mondane di Francia, noi vediamo, spesso, spessissimo, una zia, una cugina, una cognata o magari semplicemente un'amica, fare da testimone, in chiesa, alla sua parente, alla sua amica: e abbiamo notato ciò in matrimonii non semplicemente del ceto borghese, ma piuttosto in quello aristocratico. Pare, adunque, che possa avere un carattere di eleganza, questo uso moderno o, forse, rinnovato dall'antico? Pare! Fatta qualche indagine, abbiamo appreso che la Chiesa ammette, ha sempre ammesso, che una signora, parente o amica o semplice conoscente, possa fare da testimone, al rito religioso, a una giovane sposa: e che se non si è profittato prima, o non si profitta molto, ancora, di questo permesso, è, talvolta per completa ignoranza di tale facoltà o per non mutare nulla all'uso di aver testimoni uomini. Altre indagini, ci hanno certificato partecipante alle nozze religiose, la madrina, nientemeno, della sposa, che, in questo modo, viene a prendere il posto del padrino o compare di anello: questo noi abbiamo notato in molti matrimonii dell'Alta Italia, specialmente a Milano. E, diciamolo, questa sostituzione è molto _chic_. Giacchè questo affare dei quattro testimoni alle nozze civili — la legge si contenterebbe di due, ma, allora il conto non tornerebbe — e di quattro testimoni alla Chiesa, otto uomini, da dover cercare, da dover trovare, con grandi difficoltà, con grandi contrasti e con grandi noie, è, sempre, più o meno, il portato di una banale vanità, o, peggio, di una segreta avidità. Si vogliono dei nomi eminenti, impressionanti: e debbono essere otto, più il compare di anello, nove. Si desiderano nove doni, uno più bello dell'altro.... E così, vi sono personaggi in vista, personaggi doviziosi, che sono _testimoni, sempre_, che debbono gittare il loro tempo e il loro denaro, così, fatalmente, data la loro condizione. Non insistiamo! Il testimone-donna, vale tanto meglio, sentimentalmente, poichè si tratta, quasi sempre, di una persona a cui si è molto affezionati, da cui si è avuto delle pruove lunghe di affetto: il testimone-donna vale tanto meglio, perchè il suo dono sarà meno ricco, ma più carino, più gentile, più utile: il testimone-donna si sentirà più legato alla novella coppia e vigilerà, come può, sulla sua felicità, il testimone-donna rappresenta qualche cosa di più intimo, di più affettuoso. Esso ci piace. Esso ha un grande avvenire, nelle nozze future.
XI.
NOZZE CIVILI.
Salvo circostanze speciali, non bisogna mai far intercedere più di ventiquattr'ore, fra le nozze civili e le nozze religiose. Niente è più ridicolo quando una sposa, maritatasi civilmente il giovedì, resta non maritata religiosamente, sino alla domenica: è una condizione grottesca, che si deve a ogni costo evitare. Per lo più, le nozze civili si compiono di sabato e quelle religiose la domenica seguente, con un sol giorno di intervallo: la domenica è un buon giorno, bello, poetico e pratico, per celebrazione di pompa religiosa nuziale. Anche a non essere fabbriferrai o impiegati al Catasto, tutti si è più liberi, alla domenica, e si può consacrare più facilmente, più volentieri, una mezza giornata a una festa di nozze. Il matrimonio civile, atto importante, ma scevro di qualunque poesia, si celebra in parentela strettissima, senza nessun'altro: genitori, testimoni, fratelli e sorelle, se ve ne sono, qualche zio, qualche nonno, se esiste ancora. La sposa deve portare una _toilette_ piuttosto ricca, in velluto, in broccato, in _foulard_, secondo la stagione: _toilette_ che le servirà, più tardi per visite di grande etichetta. Colore chiaro, piuttosto. Mai cappello chiuso, mai cappottina: sarebbe un errore di gusto. Cappello rotondo, molto _chic_, che le servirà, anche, più tardi, per le dette visite. Sulle spalle un grande mantello ricco; mai, una giacchetta: qualche bel gioiello, scelto fra i doni dello sposo che già debbono essere giunti, al completo. Scarpini di capretto nero, calze di seta nera: guanti bianchi, ombrellino ricco. Lo sposo porta la solita, inevitabile _redingote_, i pantaloni grigi, la cravatta chiara, le scarpe di pelle lucida, i guanti bianchi. È _chic_ avere un bel fiore, all'occhiello, ma sarebbe ridicolo, se fosse il fior d'arancio. La madre della sposa e quella dello sposo vanno in _toilette_ da visita, al Municipio: i genitori maschi, testimoni, parenti, in _redingote_ e tuba. È naturale che la famiglia della sposa provveda alle carrozze, tre o quattro: che distribuisca le mance ai portieri municipali: che pensi, naturalmente, a ogni amminicolo. Se l'ufficiale dello Stato Civile è persona nota e di conoscenza, bisogna invitarlo alle nozze religiose; tanto più, se è un amico, se offre un mazzo di fiori col nastro bianco e una penna di oro. Nella prima carrozza, all'andare e al venire, si colloca la sposa con suo padre e i suoi testimoni; nella seconda lo sposo, con la madre della sposa, sua madre, se vi sono, e un testimone. Poi, il resto delle famiglie, in ordine gerarchico; quest'ordine non si muta, per il ritorno. Tutto ciò si fa con grande correttezza, senza troppi chiassi, poichè il matrimonio civile, all'inverso di quello religioso, non ne comporta; e, in quelle ventiquattr'ore, la sposa continua a tenere il suo contegno riservato di fidanzata, con lo sposo.
XII.
CI SI VESTE DIVERSAMENTE!
Si perde, oramai, nella notte dei tempi, la epica lotta mondana, tra Francia e Inghilterra, a proposito del vestito che deve indossare lo sposo, alle sue nozze religiose. Lo sposo francese, in qualunque ora accadesse il matrimonio, si vestiva in frac e cravatta bianca: nulla di più funebre, in pieno mezzogiorno, di uno sposo così vestito! Ma la tesi mondana inglese, sostenuta da quel sovrano di tutte le eleganze, che fu il re Edoardo, sovranità di cui nessuno ha saputo raccogliere lo scettro, la tesi della _redingote_, coi calzoni a righe, col panciotto bianco, la cravatta oscura e i guanti bianchi, questa tesi così squisita, finì, allora, trent'anni fa, venti anni fa, per vincere la fiera battaglia.... Figurarsi che re Edoardo sosteneva che ci si poteva sposare, in grande _chic_, anche con una _redingote bleu_ o grigio ferro: e lo chic dello chic, l'incomparabile _chic_, era che questa redingote bleu scura o grigio scura, avesse i bottoni d'oro! Tempi fuggiti. Per cinque o sei lustri, la _redingote_ ha regnato in tutte le parate nuziali, tanto per lo sposo, assolutamente per lo sposo, come per i suoi testimoni e i suoi parenti, e questa moda, dedicata alla memoria di un re che fu assai più grande, nel gusto, che l'antico Petronio, ancora persiste, nella maggioranza. Ma un'audace minoranza vien già creando una nuova usanza, per la _toilette_ dello sposo: ed è quella del _tight_, in sua forma, che può essere di una ineffabile eleganza. Sì, il _tight_ si diffonde sempre più, in Inghilterra, in Francia, in Italia: esso si accompagna, è vero, coi calzoni di fantasia, col panciotto bianco, con la cravatta di raso scuro, _bleu_ cupo, rosso cupo, grigio piombo e coi guanti bianchi, ma è il _tight_ e non è più la _redingote_. Questo tight ha un incalcolabile vantaggio, sulla _redingote_: esso ringiovanisce la persona che lo sa portare, la rende più snella, più disinvolta, più giovane, infine. Per quanto svelta sia la persona che porta la _redingote_ e questo vestito sia bene tagliato, esso è un abito che invecchia: ci vogliono sforzi inauditi, in un bel giovane sposo, per non essere invecchiato dal suo vestito. Così, i passi che ha fatto il _tight_, sono molto rapidi: e non si può non predirgli un successo sempre più vasto. Beninteso che il _tight_ deve essere fatto da un sarto di prim'ordine, tagliato da una mano magistrale e portato alla perfezione: allora il _tight_ diventa un vestito ideale, per un giovane sposo, come pure per uno sposo maturo. Ed è benintesa un'altra cosa: col _tight_ di nozze, non si può ammettere e non si ammette che il cappello a cilindro, l'antico e ora nuovissimo _huit reflets._
XIII.
NOZZE RELIGIOSE.
L'uso antico! L'uso antico, cioè quello dei nostri avi e dei nostri padri, l'uso che ancora vige in provincia, l'uso che non è _chic_, ma che è molto semplice, molto grazioso e molto commovente, l'uso antico, ahi, va scomparendo da tutte le classi, anche le più modeste! Ognuno, pure se non ne ha i mezzi, vuol essere _chic_. La dote è poca, o non esiste: il giovanotto guadagna appena da vivere, modestissimamente, lui e la sposa: non importa, si fanno dei debiti, purchè il matrimonio sia _chic_. L'uso antico, patriarcale, era di organizzare, al completo, la casa dei novelli sposi: le nozze religiose si celebravano in chiesa e a casa, con un altare improvvisato, quasi sempre di sera; dopo le nozze, gli invitati, aperto il ballo dai due sposi, si davano alle danze, si offrivano sorbetti, dolci, confetti e vini, copiosamente; si ballava di nuovo; a un certo punto gli invitati si raggruppavano e accompagnavano gli sposi alla nuova casa. Talvolta, queste nozze religiose, sempre nell'uso antico, si celebravano di mattina e allora, dopo la cerimonia, si faceva un grande pranzo; dopo il pranzo, accompagnamento degli sposi, alla novella casa. L'uso antico, che non era chic, ma che era tenero e dolce, e con cui migliaia di uomini e di donne si maritavano, pur essendo felici, l'uso antico non comportava nè matrimonio religioso alle dieci del mattino; nè fastosi doni; nè _lunch_ o luncheon; nè partenza per un lungo viaggio; nè viaggio di nozze, quindi; l'uso antico aveva la sua beltà e la sua grazia, con la suocera che aspettava la nuora nella nuova casa, con tutte le leggende di augurio, ma non era _chic_. Adesso, il più misero impiegato, maritando la figlia, deve dare il _luncheon_, se no, che figura ci fa? Adesso, il più misero professionista, maritandosi, deve fare il viaggio di nozze; e se no, dove va a nascondersi? E la spesa è sempre molto rilevante, per la famiglia della sposa, sempre molto preoccupante, per lo sposo, e per queste nozze _chic_, spesso, nelle famiglie che non sono chic, per questi viaggi di nozze, fatti da chi deve restare, al suo paese, a lavorare, cominciano le prime, acri dispute fra gli sposi: e la luna di miele si avvelena! Chi mai fa più il matrimonio religioso, all'uso antico, oramai? In dieci anni, ho assistito a centinaia di matrimoni col _luncheon_, spesso, a un quinto piano, in tre stanzette modestissime.... basta, non insistiamo, e non ho assistito se non ad _un solo_ matrimonio bello, simpatico, all'uso antico, fatto con larghezza, con signorilità, ma all'uso antico, col bell'uso patriarcale, di sera, col ballo, coi rinfreschi e con l'accompagnamento a casa degli sposi, cioè quando si maritò la prima figliuola di un grande avvocato napoletano. Ebbene, egli che era ricco, che era di una condizione elevata, che maritava la figliuola benissimo, la quale figliuola è stata ed è felicissima, rinunciò al _luncheon_ e a tutte le mode francesi, per rispettare le antiche costumanze!
XIV.
L'ORA STUPIDA.
Comincia a girare, fra le coppie che debbono passare a nozze, un nuovo orario di cerimonia religiosa. Invece di seguire il costume della grande maggioranza, cioè di celebrare queste nozze alle undici di mattina, con relativa colazione offerta ai pochi o ai molti invitati, invece di sposarsi all'antica, cioè di sera e in casa, ciò che, oramai, non osa più di fare, neanche la nostra piccola borghesia, ecco che il nuovo orario si stabilisce fra le due e le tre pomeridiane, nell'ora, cioè, più bruciata della giornata, anche se sia in pieno inverno. Taluni vanno verso le tre e mezzo o le quattro: vale lo stesso! Sicchè gli invitati a queste nozze, in un orario così bizzarro e così incongruo, debbono fare colazione, in casa propria, con molta fretta e, dopo, vestirsi per la cerimonia: la quale cerimonia non può mai comportare la messa, che è sempre un rito così pio e così tenero, tanto da commuovere anche l'invitato più arido. Niente messa, dunque: e, alle tre, offerta di una _table à the_, a cui, naturalmente, nessuno fa onore, poichè tutti han fatto colazione poco tempo prima, e sono in periodo di digestione. Tanto peggio, poi, se coloro che si sposano in un'ora così poco plausibile, offrono _una table à the renforcée_, cioè con _sandwiches_, con _choux_ alla maionese, con pasticcini di carne: il colmo dell'inopportunità! Giacchè non è possibile, un'ora, due ore dopo colazione, divorare questi _rinforzi_ gustosi, è vero, ma insopportabili a chi non ha più appetito. Dopo di che, la cerimonia finisce alle cinque pomeridiane ed ecco tutto in un pomeriggio distrutto, per gli uomini di affari, per le madri di famiglia, per i giovani _gentlemen_, mentre la cerimonia delle undici di mattina finisce, al più tardi, alle tre e lascia l'altra metà della giornata libera. Ma perchè mai si sceglie quest'ora delle due o delle tre, così poco favorevole alla poesia delle nozze e così poco comoda per gli invitati? Forse per risparmiare la grossa spesa del _lunch_? Ma quella della _table à the_ o _buffet_ che si voglia dire, non è mica piccola: e se vi si unisce il _sandwich_, lo _chou_, lo _champagne-cup_ e la torta di nozze, costa quasi quanto una colazione. Perchè maritarsi dalle due alle tre pomeridiane? Per abbreviare la cerimonia? Vana speranza: quella cerimonia è quella che è, nulla la muterà, nulla l'abbrevierà. Con tutte le nostre esperienze di cronista mondano, protestiamo contro quest'orario, destinato a rendere manchevole la bella cerimonia religiosa nuziale.
XV.
NOZZE RELIGIOSE: L'USO MODERNO.