Saper vivere: Norme di buona creanza

Part 11

Chapter 113,224 wordsPublic domain

Gli uomini portano il lutto pel medesimo tempo che le donne, salvo ad aumentarlo o diminuirlo, secondo condizioni specialissime. I ragazzi e le ragazze, al disotto di dodici anni, portano il lutto senza crespo inglese, in nero e bianco, in bianco e grigio. Il lutto è facoltativo per bimbi e bimbe, sotto i quattro anni e, ordinariamente, non si mette, salvo che si tratti di padre o madre dei bimbi: allora il lutto è obbligatorio. I bimbi in fasce non portano mai segno di lutto; ma se è loro morto uno dei genitori, porta il lutto la nutrice che li ha in braccio. Le persone di servizio delle grandi case portano il lutto dei padroni, in abiti neri, col crespo inglese o senza, durante tutto il tempo prescritto. Il gran lutto, per uomini, è il vestito nero di panno matto, nelle stoffe inglesi, senza alcun lucido; il _gilet_ deve essere della medesima stoffa e, nei primi sei mesi, anche la cravatta deve essere di crespo di lana, nera. Nel secondo periodo, si può portare il _gilet_ bianco, ma senza metterci i bottoni neri: cravatta nera, di _faille_. I guanti di pelle nera vanno bene nel primo e nel secondo periodo del lutto maschile. Alla camicia e ai polsi si portano bottoni di legno nero, matto, nel primo periodo, e niente spilla alla cravatta, niente catena all'orologio, niente anelli di brillanti. Nel secondo periodo, si possono portare bottoni di smalto nero ai polsi, qualche anello con brillante, ma si continua a non portare catena all'orologio, che è, del resto, una moda molto _chic_. Volendo spezzare il lutto, per un ricevimento, si porti pure il _gilet_ bianco e la cravatta di batista bianca, ma i guanti siano sempre neri. Quando si è in una condizione modesta di fortuna, si può rinunziare al lutto generale, nei vestiti, e portare, semplicemente, una fascia di crespo inglese al braccio sinistro, e il crespo al cappello: ma ciò non potrebbe essere ammesso, per lutto di moglie o di genitori. L'altezza del crespo al cappello a tuba, degli uomini, è di quindici centimetri per lutto di padre, madre, suocero, suocera, moglie; di dodici centimetri per figlio, genero, nuora, fratello, sorella, cognato e cognata; di otto centimetri, per lutto di zio, zia, cugino, cugina. Nella carta di commercio, gli uomini non mettono segno di lutto: nella corrispondenza particolare, sì. Le scarpe gialle non vanno, col lutto; quelle di copale vanno nel secondo periodo di lutto.

PER VOI, CARE FANCIULLE.

PICCOLO CODICE DELLA SIGNORINA.

I.

PER LA CONVENIENZA.

Nel codinismo che ogni dì più cresce, nel mio spirito, io non posso non rimpiangere la folla di giovanette e di donne che si spostano, sempre più trascinate da una inquietudine invincibile, che non viene da agenti esterni, ma dalla loro stessa condizione femminile e che, quindi, non troverà mai riparo. Uno dei principali spostamenti e il più seducente, senza dubbio, non è, forse, il tentare studii del tutto maschili, superiori alla media della intelligenza femminile, l'intraprendere fatiche mentali troppo forti e troppo alte, il mettersi per vie scabre, che sono piene di triboli e che dopo aver sacrificato gli anni giovanili e la salute e la gaiezza delle giovanette, non conducono a nessuna mèta sicura e onorevole? Forse che tante giovani, oramai, non frequentano ginnasi e licei e università, mescolati agli uomini? E che serve predicar loro, che questa scienza mal appresa, mal digerita, ha sottili fonti di veleno, nelle vene muliebri? E non è, anche, doloroso dover predicare l'ignoranza, per salvare qualche anima dai turbamenti, che il cosidetto feminismo impone loro? Triste: ma inevitabile. Almeno qualche rimedio vi si ponga, nella forma, se non nella sostanza: che queste assetate di scienza, almeno, non debbano anche immolare una parte del loro riserbo, studiando fra giovanotti, non sempre rispettosi e non sempre onesti. La Germania, dove la gioventù maschile è così austera e la gioventù feminile così semplice e seria, ha già provveduto a questo, fondando dei ginnasi feminili, dei licei feminili, per tutte coloro il cui spirito agitato e malcontento domanda alla scienza un pane dell'anima e del corpo, che, spesso, la scienza non può dare: e se, fra noi, troppo ci vorrebbe, troppo costerebbe, troppo sarebbe difficile, di fondare molti di questi ginnasi e di questi licei, almeno che i ginnasi maschili abbiano, fra le tante sezioni una sezione tutta feminile, quando se ne sente il bisogno: una sezione feminile in cui le studentesse siano sole, non unite a studenti, non esposti a dileggi e a tentazioni. Imparino il latino e il greco, le giovanette, se sperano che giovi alla loro felicità: ma che quando si giunga a un passo scabroso della letteratura italiana, latina, greca, siano sole col professore e non in una folla di studenti, che se la ridono, mentre esse arrossiscono!

II.

DA TREDICI A QUINDICI ANNI.

Da dodici anni in poi si finisce di esser bimbe, si è giovanette. E nella svegliata intelligenza muliebre delle giovanette stesse, come nella esperienza materna, come nella sagacia di zie, di sorelle grandi, bisogna porre molto mente al periodo fra i tredici e i sedici anni della giovinetta. Tutto è questione di mezze tinte, di sfumature: la giovinetta fa ridere, se è troppo puerile, in quella età, e fa preoccupare, se è troppo signorina. Badiamo alle mezze tinte! Fino ai tredici anni, si può portare la gonna che mostra il piede e anche il collo del piede: a quattordici anni, non si vede più se non il piede: a quindici anni abbia un grande sviluppo la giovanetta o sia restata gracile, veste lunga. Fra i tredici e i quattordici anni, si può portare ancora la treccia lunga, sulle spalle, o i capelli increspati o legati con un nodo di nastro, alla coda: dopo i quattordici anni, i capelli si debbono rialzare sulla testa, pettinandoli semplicemente, con grazia giovanilmente, senza troppo seguire la moda. Fra i tredici e i quattordici anni la giovanetta può portare ancora i colori molto vivi, delle vesti azzurro cupo con giacche rosse, delle vesti _beige_ con giacche bianche, degli abiti scozzesi, dei mantelli di panno con pellegrina e con grossi bottoni, qualche cosa di molto grazioso, bene tagliato, ma senza lusso; può portare dei grandi cappelli di feltro, con cocche di nastro, in inverno, o delle canottiere di castoro, dei grandi cappelli di velo e nastro, in estate, o canottiere di paglia: le piume, i fiori, sono esclusi. Qualche gioiellino gentile, ma senza gran valore: una catenella d'oro al collo, a cui è sospesa una crocetta: qualche filo d'oro, come braccialettino, a cui è sospesa una medaglia, un campanellino: due perline alle orecchie, o due diamantini. In casa, la giovanetta porta, sino a quindici anni, i grembiuli, molto carini, di seta, di _surah_, scozzesi o a disegno turco: dopo quindici anni, li smette. Nei giorni di ricevimento, ella non è sempre nel salone, ma vi apparisce e sparisce; serve il _the_, se non vi è una sorella grande; non fa conversazione, non si mescola ai gruppi, va via presto. A quell'età, la giovanetta va raramente a teatro, salvo a quello di musica; in qualche concerto; in nessun ballo ufficiale; in nessun ballo di cerimonia; non balla, se non quando si fanno _quattro salti_, in campagna. Tutto in lei deve essere semplice, gentile, grazioso, ma non lezioso, ma non civettuolo: se ha molta gaiezza, bene, ma deve moderarla: se ha dello spirito, lo lasci maturare, è meglio, se ne servirà meglio più tardi. Infine, deve prepararsi a essere signorina, imparando a esser cortese, piacevole, giustamente colta, con qualche arte coltivata particolarmente, imparando ciò, ma non facendone sfoggio, se non più tardi, abbastanza più tardi.

III.

A SEDICI ANNI.

A questa età, si è già signorina e se la educazione, in generale, è finita, bisogna continuare a occuparsi di musica, di disegno, di lingue straniere, di bei lavori donneschi; tutte cose che rendono piacevole, piacevolissima, anche una signorina non bella e non ricca. A sedici anni, è inteso _che non si va ancora nel mondo_, ufficialmente: ma si possono già frequentare molto concerti, teatri di musica, qualche serata _bianca_ al teatro di prosa, qualche piccola _soirée_ intima. Di sera, la signorina di sedici anni deve preferire sempre il bianco, vestito rotondo, senza strascico, aperto, un poco, intorno al collo e con guanti molto lunghi, che raggiungono le maniche corte; molta semplicità e molta grazia, in questa _toilette_: le altre tinte, rosa, azzurro, crema, debbono essere sempre pallide e non guarnite vistosamente. Di mattina la signorina veste di lana nera, di lana grigia, di lana azzurro cupo, _mai_ di colori vistosi, come si usa fra noi: porta sempre una mantellina o, preferibilmente, una giacchetta dal bel taglio, e non va in vitino, come si usa da noi. Di gioielli ne può portare qualche po' di più della giovanetta quattordicenne: qualche bella collana, una bella _broche_, una bella _châtelaine_, non ricche, ma eleganti, le sono permesse. La signorina a sedici anni può portare la veletta; preferibilmente bianca. Nel salone di sua madre, in visita, altrove, la signorina serba un contegno semplice, nè malinconico, perchè sarebbe ridicolo, nè altiero, perchè sarebbe odioso, nè troppo allegro, perchè sarebbe sconveniente. Sia naturale! Presentata alle signore, deve fare una riverenza e aspettare che le diano la mano, per dare la sua: se le presentano un signore o un giovanotto, un bel saluto col capo, la mano, _mai_. In generale, la signorina non dà mai la mano ai giovanotti, salvo stretta parentela, antica familiarità, antica conoscenza. Non balla mai, nelle _soirées_ intime, con chi non le è stato presentato: se la padrona di casa le presenta qualcuno, ella balla con lui, ma, dopo, deve immediatamente presentare questo giovane ai suoi genitori o a chi l'accompagna: trattandosi di serate intime, grandi inconvenienti, in queste presentazioni, non possono accadere. La signorina bacia sempre la mano ai nonni, alle zie, alle cugine di maggiore età, alla madrina, ai sacerdoti: agli zii, non è necessario. Non bacia mai le amiche nella strada; mai, in casa, se vi sono estranei e specialmente uomini, presenti. Dà sempre del _lei_ agli uomini, vecchi e giovani: alle signore di grande rispetto, anche il _lei_. Del _tu_ solo, come uomini, ai fratelli e nipoti. Infine, il riserbo unito all'amabilità e alla buona grazia, ecco quello che deve essere il contegno di una signorina, a sedici anni, in pubblico e in privato.

IV.

A DICIOTTO ANNI.

È questa l'età in cui una signorina è presentata in società, può partecipare a feste di battesimo, di matrimonio, balli ufficiali e balli di Corte: ma è anche bene, per la sua serietà, di non andare ogni sera in giro. Dai diciotto anni in poi, una signorina deve badare moltissimo al suo contegno, in pubblico: contegno riservato, ma grazioso: contegno gentile, ma non famigliare: conversazione vivace, — se è vivace — ma non eccessiva: allegria moderata, non musoneria: giusta serietà e non _posa_ di tristezza. Con gli uomini molta grazia, ma non civetteria; molta finezza, ma non disputa di spirito; molto garbo, con una leggera tinta di freddezza. A diciotto anni, una signorina non chiama per nome, come uomini, se non i fratelli, e un poco i cugini, se vi è stata assieme nell'infanzia: chiama tutti gli altri per cognome e dà loro del _lei_. Non balla mai troppo con lo stesso cavaliere e se ne vuol rifiutare qualcuno, deve avere l'arte di saperlo fare; non si deve allontanare nelle altre sale, al _buffet_, sulle terrazze, lontana dagli occhi di chi l'accompagna: non deve preferire sempre lo stesso cavaliere, nel _cotillon_. La sua _toilette_ al ballo sarà molto giovanile, leggera, con un _décolleté_ non troppo esagerato, anzi modesto, con lunghi guanti bianchi: mantello di lana bianca, con ricami, con un po' di pelliccia, preferibilmente di mongolia, bianca. A teatro, la signorina prende posto, sempre nel mezzo, quando vi sono due signore; non adopera mai l'occhialino, o pochissimo, per fissare i palchi, mai per fissare le poltrone: ascolta la musica attentamente; non chiacchiera; non fa rumore; non si volta indietro, quando arriva qualche visita: non cambia posto: si disinteressa del ballo. In salone, ricevendo visite, la signorina aiuta costantemente sua madre o sua sorella maggiore, o fa gli onori, fa sedere le signore, conversa con quelle che sono sole, negli angoli, offre il _the_, i dolci, passa di persona in persona e accompagna chi va via, sin al secondo salotto. Facendo visita, con la madre o con altri, ella fa un poco la parte muta, salvo se trova altre signorine. In società, se la signorina sa cantare, sonare, recitar bene, solo allora si può produrre; se no, fa ridere. E quando sa far bene questo, si produca senza farsi troppo pregare e non s'inebbrii degli applausi; se sa sonar bene, si rassegni amabilmente, talvolta a fare da accompagnatrice e a sonare dei ballabili. E si rammenti, in generale, la signorina di diciotto anni, che, nel mondo, si riesce più con la naturalezza corretta dell'educazione, che con qualunque artificio, più con la semplicità gentile che con altre seduzioni, e più con la modestia, che con l'alterigia. Riescire nel mondo, per una signorina, che significa? Maritarsi, maritarsi, in nome di Dio!

V.

LA VECCHIA ZITELLA.

E anche questo stato, che fa orrore a tante donne, può avere le sue dolcezze! Tutto sta ad elevarsi sovra il rammarico di non aver trovato marito, ed avere molto spirito e molto cuore, per poter godere tutti i vantaggi che dà lo stato di vecchia zitella. E così, dai quarant'anni in poi — giacchè calcoliamo da questo limite, lo stato di vecchia zitella — si può uscire sola; viaggiare sola; vivere sola, con qualche fedele persona familiare; ricevere sola: tutto ciò, senza che nessuno vi trovi a ridire. Viceversa, una vecchia zitella può farsi accompagnare, per la via, in un teatro, in un ritrovo, da un amico di casa; può fare delle conversazioni, con uomini di spirito e simpatici, anche a lungo; può ballare quanto vuole e con chi vuole; può, magari, filare, _flirtare_ sentimentalmente, al solo scopo di passare un'ora graziosa: e tutto ciò senza essere criticata. Oh la _vecchia zitellanza_, diciamo così, ha i suoi beneficii! Si può andare, venire, discorrere, scrivere, partire, ritornare, senza dare troppi conti, a nessuno: si può amministrare la propria sostanza, grande o piccola, come si vuole, senza tutele e senza osservazioni: si può fare del bene, come si desidera: ci si può dedicare a qualche lavoro d'arte, di pensiero, senza ostacoli: si può consacrare la propria vita a l'amore dei nipoti, o alla beneficenza, o alla religione, senza le critiche del pubblico. Una vecchia zitella può vestirsi come le pare, purchè rispetti il suo stato e la sua età; può ricevere delle visite quando vuole, naturalmente nei limiti del rispetto; può avere delle carte da visita, può mettere il suo monogramma sulla carrozza, se l'ha, può mettere i gioielli di sua madre, se gliene ha lasciati; può, infine, godere di una onesta libertà di azione, di cui non godono punto, nè la signorina a diciotto anni, nè quella a venticinque, nè quella a trentacinque. La vecchia zitella si rammenti, sempre, che gli uomini sono disposti, nella loro vanità, a trovarla sempre ridicola: ella faccia in modo da avere tanta serietà, tanto spirito e tanta disinvoltura, da far loro rimangiare la voglia di burlarsi di lei. Non caschi nell'errore di proteggere gli amori altrui, di diventar una _marieuse_: resti in una linea di semplicità e di distacco, a proposito di amore e di matrimonio. Si crei delle buone affezioni, delle care amicizie, delle devozioni sicure, intorno a sè; sia benevola, indulgente, gaia, savia, buona consigliera, fedele amica: e la sua vita sarà dolce. Maritarsi è bene, ma è anche male: non maritarsi, è male, ma è anche bene.

FINE.

INDICE

_Pag._

_Avvertenza_ V

GRANDE VINCOLO 1 I. Il fidanzamento 3 II. Richiesta di nozze 5 III. Il fidanzato spadroneggia 8 IV. Diritti e doveri del fidanzato 10 V. Il corredo 13 VI. Il corredo di biancheria 15 VII. Padrino di matrimonio 18 VIII. Doveri del padrino 20 IX. Testimoni 23 X. Le donne testimoni 25 XI. Nozze civili 28 XII. Ci si veste diversamente! 30 XIII. Nozze religiose 32 XIV. L'ora stupida 35 XV. Nozze religiose: L'uso moderno 37 XVI. _Luncheon_ 40 XVII. Viaggio di nozze 42 XVIII. Partecipazioni 45 XIX. Visite di nozze 47

L'UNIONE MONDANA 51 I. Presentazioni e visite 53 II. Giorni, giorni! 55 III. Il giorno: gli obblighi 58 IV. Che si offre il «giorno» 60 V. Quando? a quale ora? 62 VI. Un'ora, ogni giorno? 65 VII. La nuova usanza 67

LIETA MENSA 71 I. Invito a pranzo 73 II. Grandi pranzi 75 III. Pranzo di mezza cerimonia 77 IV. «Menu» di una colazione 80 V. Intermezzo: antipasto 82 VI. Il «menu» di un pranzo 84 VII. Nuovo «menu» di pranzo 86

FESTA DA BALLO 89 I. Festa da ballo 91 II. Festa da ballo: gli inviti 93 III. Festa da ballo: gli obblighi 95 IV. Festa da ballo: il trattamento 97 V. Questioni mondane: le fanciulle nei balli 100 VI. Segue: le fanciulle nei balli 102 VII. Segue: le fanciulle nei balli 104

PICCOLO INTERMEZZO 107 Si cambia casa: nuovi vicini 109

I LEGAMI DELLO SPIRITO. I SACRAMENTI 111 I. Festa di battesimo 113 II. Madrina di battesimo 115 III. Padrino di battesimo 117 IV. Cresima 120 V. Padrino di cresima 122 VI. Madrina di cresima 124

NELLE CASE DEL RE. PRAMMATICA DI CORTE 127 I. Presentazioni a Corte 129 II. Altre presentazioni a Corte 132 III. Lettere, suppliche, dediche alla Regina 134 IV. Ballo di Corte 137 V. _Garden party_ a Corte 140 Avvertenza 143

FUORI DI QUI 145 I. L'educazione in viaggio 147 II. Ancora l'educazione in viaggio 149 III. Di estate, qui e fuori 151 IV. Andar via: la valigia della signora 154 V. Andar via: la valigia del padrone 156 VI. La villeggiatura: perchè ci si va? 158 VII. La villeggiatura: quello che si spende 161 VIII. In villeggiatura: poichè ci si deve andare.... 163 IX. Il caldo: i due metodi 166 X. Il caldo: il secondo metodo 168 XI. La villeggiatura: i lavori donneschi 170 XII. Si balla più che mai, in estate 172 XIII. Saper vivere: ritorno dalla villeggiatura 174

INTERMEZZO: POSSONO, DEBBONO FUMARE LE DONNE? 177 La sigaretta: le donne, possono debbono fumare? 179

FRA NATALE E CAPO D'ANNO 183 I. Doni, doni, doni 185 II. Il dono: a chi si deve donare? 187 III. Il dono: quel che si deve donare 189 IV. Idea per i doni di Natale e Capo d'Anno 192 V. Ciò che si regala a innamorate, a fidanzate 194 VI. Doni da farsi agli uomini 197 VII. _Christmas card_ (biglietto di augurio) 199 VIII. Carta da visita 201 IX. Visite di Natale e Capo d'Anno 203 X. Fine d'anno 205

ALTRO INTERMEZZO: L'EDUCAZIONE IN CHIESA 209 In chiesa 211

LA NOTA DOLENTE 215 I. Il lutto 217 II. Durata del lutto 219 III. Il lutto: come bisogna vestirsi 221 IV. Il lutto: condoglianze, visite, eccetera 224 V. Il lutto: uomini, bimbi, persone famigliari 226

PER VOI, CARE FANCIULLE 229 I. Per la convenienza 231 II. Da tredici a quindici anni 233 III. A sedici anni 235 IV. A diciotto anni 238 V. La vecchia zitella 240

OPERE DI MATILDE SERAO

(edizioni Treves).

_La ballerina_, romanzo L. 8 — _Suor Giovanna della Croce_, romanzo 8 — _Parla una donna._ Diario feminile di guerra (maggio 1915-marzo 1916) 8 — _Ella non rispose_, romanzo 8 — _La vita è così lunga!_, novelle 5 — _Evviva la vita!_, romanzo 8 — _Dopo il perdono_, romanzo 8 — _Nel paese di Gesù._ Ricordi di un viaggio in Palestina 8 — _Il paese di cuccagna_, romanzo napoletano 8 — _Ricordando «Neera»_, conferenza 2 — _Preghiere._ Elegante edizione stampata in rosso e nero 7,50 _Addio, amore!_, romanzo 8 — _Castigo_, romanzo 7 — _Saper vivere_, norme di buona creanza 8 —

IN PREPARAZIONE:

_«Mors tua...»_, romanzo. _L'ebbrezza, il servaggio e la morte_, romanzo.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.