Saper vivere: Norme di buona creanza

Part 10

Chapter 103,772 wordsPublic domain

Voi, mia elegante lettrice, direte, con un moto sprezzante del vostro bel labbro sdegnosetto: _Biglietti di augurio? Li mandano i soldati alle serve_. Certo, è meglio fare un ricco e squisito dono, per questa festa; è meglio dare dei cioccolatini, idealmente gustosi; è meglio dare dei fiori freschi; è perfino meglio fare un telegramma di augurio, non costa molto, anche con le nuove tariffe. Ma, pensateci, elegante lettrice, che questo biglietto d'augurio, di cartoncino lucido e carta ricamata, con una fantastica decalcomania sopra, questo biglietto che porta dei fiori impressi, o un cuore, o le colombelle, o un ramoscello di biancospino, o una bamboletta bionda, incappucciata di bianco, questo biglietto di augurio, di mille forme, ingenuamente sentimentali e talvolta anche comiche, è una gran risorsa, in questi giorni. Anzi tutto, non costa troppo ed ha l'aria graziosa; poi, porta un motto, sempre, e ciò risparmia degli sforzi d'immaginazione, a chi sente qualche cosa e non la sa esprimere; poi, per quanto banale possa essere, dice sempre che qualcuno ha pensato a voi, con tenerezza. Povero biglietto di augurio, è vero che se ne servono i nostri cari soldatini, per mandare i loro teneri pensieri alle loro belle: ed è per questo che noi non possiamo guardarli senza una certa emozione, nelle vetrine dei cartolai, questi messaggi di affetto! Ed è vero, anche, che il biglietto di augurio, con le sue figurine, coi suoi fiorellini, coi suoi cuoricini, con le sue bambolette, coi suoi mottetti, con le sue lucidità e i suoi colori gentili, è il messaggio della gente semplice e amorosa, della gente piena di cuore e scevra di rettorica, della gente che ama e che non trova parole per dire il suo amore, della gente che soffoca di tenerezza, ma non sa scrivere una lettera tenera. E poi, e poi, lettrice elegante mia, questo costume del biglietto di augurio, viene dall'Inghilterra: sì, sì: dalla elegantissima, dalla squisitissima Inghilterra, dal paese di tutte le supreme eleganze. Il biglietto d'augurio inglese è più carino, è più bello, è più gentile, che importa? In fondo, il sentimento è sempre il medesimo, tenero e forte, anche se è muto, tenero e forte come la morte, specialmente se è muto!

VIII.

CARTE DA VISITA.

La moda delle carte da visita, per Capo d'Anno, se non è completamente finita, è molto, ma molto diminuita! È naturale che un diplomatico, un uomo politico, un alto funzionario abbia sempre il dovere strettissimo di distribuirne una larga parte: e che molti privati, anche per il giro antico delle loro relazioni, non possano sfuggire a questa distribuzione automatica. Ma molti privati e, anche, nella più elegante società, all'estero o in Italia, a poco a poco hanno smesso d'inviare o di deporre, queste carte da visita di Capo d'Anno: e se ne lasciano un centinaio, rigorosamente indispensabili, in cambio di mille, è tutto! Viceversa, piglia sempre più vigore la moda, ed è una moda leggiadra, poetica, adorabile, del _Christmas card_, dell'augurio, infine, sotto forma di un gentile cartoncino illustrato, sotto forma di un minuscolo calendario, sotto varie forme in cui, anche, l'arte può portare il suo contributo più fine. Giacchè, oramai, il _Christmas card_, l'augurio, il calendario, la piccola incisione, si fanno nelle forme più delicate e la fantasia degli artisti, degli artefici, si sbizzarrisce in una varietà grande. La banale carta da visita sparisce, con le sue due banalissime iniziali _p. a._: per augurii: viceversa, l'augurio, in ogni sua manifestazione come carta d'augurio, come cartolina gentilmente illustrata, come calendarietto, si moltiplica, e i cartolai preferiscono vender queste cose qui, anzi che fare cento carte da visita, e ogni persona di animo affettuoso preferisce inviare l'augurio, il _Christmas card_, anzi che la carta da visita, e ognuno preferisce ricevere il calendarietto o la cartolina allegorica, invece della carta da visita. Ma non si può mandare a tutti un augurio in cartoncino, una cartolina illustrata, un calendario: è vero: ci vuol troppo tempo: e ci vuole anche una spesa maggiore: è vero! E non tutti gli amici e le amiche noi amiamo, in modo da volerci ricordare ad esse, così! Ebbene, un regime misto, allora, è consigliabile: cioè sbrigarsi di tutti gli estranei e di tutti gli indifferenti, con le carte da visita, diminuendo, naturalmente, il numero di costoro allo stretto necessario: e a coloro che amiamo, che ci vogliono bene, che ci sono lontani e per cui il nostro cuore, la nostra memoria, fremono di simpatia _ininterrotta_, mandare l'augurio illustrato, la cartolina artistica, l'artistico calendario. E ciò si può fare anche a Natale, come a Capo d'Anno: cominciando dal bel giorno in cui nacque il Divino Fanciullo e finendo nel nuovo anno!

IX.

VISITE DI NATALE E CAPO D'ANNO.

Ebbene, quando si è molto giovani, meno giovani, o solo maturi, bisogna farle, queste visite: e quando si è vecchi, bisogna riceverle. Ma bisogna, poi farle _tutte, tutte,_ queste visite? E allora, se si fanno _tutte, tutte,_ devono passare quindici giorni, a trasportarsi da un capo all'altro della città, a salire al primo, al terzo e al quarto piano? La vita sarebbe ben penosa, se tutte le visite di obbligo e di non obbligo si dovessero fare, in questi quindici giorni! Invece, una delle cose più savie, è quella di pensarci su, bene, un pomeriggio tranquillo o una serata tranquilla e fare una noticina, magari, per stabilir bene l'itinerario del cuore e del dovere. Giacchè le visite del cuore, è vero, voi le farete bene? Quelle ai parenti amati e rispettati, che riceveranno questo vostro atto di tenerezza, con una emozione di piacere: quelle alle due o tre amiche dilette, con cui sempre si passa un'ora di bene morale, durante l'anno, ma di cui qualcuna, da tempo, voi non avete veduta, l'esistenza è talmente bizzarra, essa combina talmente l'unione di coloro che non si amano e la disunione di quelli che si amano! E la visita rara, quella a una vecchia dama simpatica e buona, che tutti, a poco a poco, hanno tralasciato di visitare, quella a un vecchio amico infermo, da lungo tempo infermo, e che, purtroppo, passa i suoi giorni in solitudine, la visita rara, una persona di cuore, la deve far bene, per soddisfazione di affetto? E la visita umile, oscura, a un parente povero, a una amica della giovinezza, quella visita che è una consolazione, un atto di profonda carità umana, non la volete voi fare? Poi, le visite di obbligo: scartandole, quelle di obbligo così così, quelle di mezzo obbligo, quelle di un obbligo indiretto: e lasciandovi solo quelle di obbligo assoluto, a cui voi dedicherete non più di dieci minuti, ognuna; tanto vuole il cerimoniale. Se restate più di dieci minuti, in una visita di obbligo, siete perduta! Per fortuna, vi è sempre il bel caso, cioè che voi non troviate in casa, nei giorni consecutivi, cinque, sei, otto visite di obbligo e voi, con un sospiro di soddisfazione, represso sotto un lieve sorriso di rammarico, lasciate la vostra carta da visita, piegata di traverso e fuggite via, via, a un'altra visita, guardando il taccuino e consolandovi del molto che avete compiuto, del poco che vi resta a compiere!

X.

FINE D'ANNO.

Oh non è mai una superstizione tener molto, tener immensamente a quel che accade, fra le undici di sera del trentuno dicembre e le undici di sera del primo gennaio! Da cento testimonianze particolari e da una individuale esperienza, vi è qualche cosa di fatidico, da una mezzanotte all'altra: e il presagio non può sbagliare quasi mai, o sbaglia pochissimo. Se, anche per caso, voi siete triste e nervoso verso la mezzanotte, quando l'anno finisce, il vostro anno non sarà lieto e il vostro spirito sarà agitato: se nella giornata di Capo d'Anno voi avete un fastidio o ve lo procurate quasi apposta, ebbene, l'anno vostro sarà carico di fastidii, di seccature, di complicazioni. E, allora, giacchè vi è questo, cercate di saper vivere l'ultima sera dell'anno e cercate, ancora, di saper vivere il primo giorno dell'anno, e come v'imporrete con la volontà, in quella sera, in quel giorno, agli avvenimenti e a voi stesso, così finirete per imporvi, tutto l'anno. La sera del trentuno dicembre, fuggite i ritrovi dove si sbadiglia: fuggite gli spettacoli, dove si muore di freddo spirituale: evitate ogni incontro con la gente pesante o irritante. Se avete un gaio ritrovo di amici, andateci subito e passate, così, il fatidico momento della mezzanotte, e abbiate una emozione di allegria, non una emozione di ricordi: se avete un elegantissimo ritrovo mondano, dove sapete di trovare della gente molto simpatica, un vostro amabile _flirt_, un amico spiritoso, andateci subitissimo a _flirtare_ e bevete dello _champagne_ e abbracciate lietamente l'amico: evitate la solitudine: evitate i ricordi: non guardate gli antichi ritratti: non guardate nei cassetti che da tempo non avete aperti: la tentazione è grande, ma vincetela, se no, voi rimpiangerete troppo il passato e finirete per piangere. Ciò è di pessimo augurio! E nel giorno di Capo d'Anno, abbiate la ferma volontà di esser sereno: di non trovare troppo meschino il dono che vi si fa e di non badare al dono che manca: di accogliere bene ogni più umile voto: di contentarvi di quanto la vita vi dà: di non aver nervi: di compatire ai nervi altrui: di aver della bonomia nel cuore e dell'equilibrio nella mente: di perdonare ogni capriccio e di non aver capricci: di lasciarvi andare quietamente alla corrente dell'esistenza, senza trovarla nè troppo buona nè troppo cattiva. Fate le visite che più vi piacciono: abbiate una filosofia ottimista o, almeno, uno scetticismo giocondo. E rammentatevi che _chi sa vivere_ un giorno, sa vivere un anno, e che un anno può governare tutta la vostra vita.

ALTRO INTERMEZZO.

L'EDUCAZIONE IN CHIESA.

IN CHIESA.

Vi è una speciale educazione di cui ogni uomo e ogni donna deve fare sfoggio, in chiesa: una educazione non solo da persona pia, ma da persona correttissima, nella pietà religiosa. Una signora, o una signorina che sia, non andrà mai in chiesa vestita con colori vistosi, con cappellini chiarissimi, con le mani imbarazzate dall'ombrellino, dal _porte mouchoir_, dal manicotto; non vi farà grande pompa di gioielli; non vi andrà _mai, mai_, in abito velato, o con maniche leggere, che lasciano vedere il collo e il petto. Vi è una _toilette_ elegante, elegantissima anche, ma molto discreta, da servire per la messa, vi sono abiti, cappelli, mantelli, di tinte discrete, di taglio sobrio, adattatissimi per questo scopo. Non si fa se non una sola eccezione a tale regola assoluta, vale a dire quando si va a un grande matrimonio, in chiesa. In chiesa non si parla mai forte, con la propria vicina; non si parla, in generale, se non per scambiare qualche rapida parola, con voce sommessa, chinandosi verso la vicina; non si sorride; non si ride; non si fa rumore, sedendosi, alzandosi, inginocchiandosi; non si agita mai il ventaglio, contro il caldo; non ci si volta mai indietro, per vedere chi è entrato, chi entra; non si saluta, di lontano, un amico, un'amica. Rammentarsi sempre, che la chiesa è fatta per il silenzio, per il raccoglimento, per la preghiera. In quanto all'uomo che entra in chiesa, egli è obbligato a una correttezza, anche maggiore di quella femminile: egli deve aver l'aspetto dell'uomo raccolto se non nella preghiera, nei suoi pensieri. L'uomo sta quasi sempre in piedi, in chiesa: senza voltarsi troppo a destra, o a sinistra, senza mai voltarsi indietro; se è seduto, non incavalcherà mai una gamba sull'altra, non si sdraierà mai sulla sedia; se si deve inginocchiare, s'inginocchierà senza chiasso e senza ostentazione; se deve pregare, pregherà sempre mentalmente, con modestia; se deve uscire, entrare, camminerà sempre senza fare nessun rumore. Un uomo bene educato non fa l'occhietto alle signore, alle signorine, in chiesa, perchè è della massima sconvenienza; non si accorge di avere un'amica, una conoscenza, in chiesa, e, quindi, non la saluta; non commette la _cafonata_, purtroppo molto in uso, a Napoli, di pagare le sedie alle signore e alle signorine di sua conoscenza. In chiesa non si sputa _mai_, perchè è una grave ingiuria al Signore, oltre che una sudiceria; non si tossisce, potendo reprimersi, e se si è malati, non ci si va. Le prediche si ascoltano attentamente, seriamente; senza dare segno di approvazione, crollando il capo; per chi si confessa o si comunica, è inutile dare regola di condotta in chiesa; poichè si tratta, allora, di persona assolutamente abituata a rispettare il Signore e la sua Casa.

LA NOTA DOLENTE.

I.

IL LUTTO.

Non è inutile un piccolo preambolo. Vi sono degli originali, originali a base di egoismo e di aridità di spirito, i quali dichiarano che il lutto delle vesti, della casa, dei costumi, delle consuetudini, è una vana formula; questi medesimi originali hanno trovato la comoda frase, per esentarsi da tanti doveri, da tanti obblighi, da tanti riguardi: il lutto si porta nel cuore. Benissimo! Ma si deve portare, oltre che nel cuore dolente, anche nelle vesti, anche in quanto vi circonda, bisogna anche che questo lutto si ripercuota nella vita stessa, vostra, se voi volete rendere pubblico, l'omaggio di tristezza e di rimpianto a colui che è sparito. No, il lutto non è una vana formula: gli abiti neri e opachi, i grandi veli di gramaglie, le stoffe semplici, di taglio sobrio e austero, sono più di questo: l'astensione dalle feste, dai teatri, dai circoli, dai ritrovi, è più di questo: questa specie di gravità pensosa, di cui tutte le cose dell'esistenza, intorno, si ammantano, dalla livrea dei servi alle carrozze, dai saloni chiusi ai gioielli serrati nei loro astucci, finchè il lutto non cessi, tutto ciò, veramente, non è una vana pompa, non è una _posa_ sociale, non è una convenzione glaciale, è qualche cosa di molto importante, come estrema devozione verso la persona che è morta. Il lutto nel cuore, sì: ma deve essere confermato da ogni vostro aspetto, da ogni vostro atto, se non volete che la gente dimentichi la perdita che avete fatta, se non volete dimenticarla voi stesso. Così è: le gramaglie, i veli neri, la carta listata di nero, tutto serve a fermare meglio, in voi, il malinconico rimpianto di colui che non è più: il non ornarvi di gioielli, il non partecipare ai balli, il non farvi vedere nei caldi e scintillanti teatri, il non ricevere, tutto serve a consacrare, più seriamente, più altamente, in voi, il ricordo mesto. L'uomo non deve lasciarsi vincere e perdere dal dolore: ma deve, di questo dolore, curare tutte le fasi successive, dallo strazio, dalla disperazione, sino alla più dolce mestizia. Ricordatevi di vivere: ma non dovete dimenticare i morti, che vi hanno amato, che hanno sofferto per voi. Se, dopo poco tempo dalla morte di un vostro caro, voi vi vestite di bianco, andate a un ballo, date una festa in casa vostra, voi non farete credere a nessuno, che _il lutto è in fondo al vostro cuore_. E, difatti, se guardate bene, voi stesso, in fondo al cuore, questo lutto non lo troverete.

II.

DURATA DEL LUTTO.

La durata del lutto è regolata, in tutti i paesi civili, dalla consuetudine antichissima, da una tradizione passata di generazione in generazione: le variazioni, fra paese e paese, non sono molto gravi. Però anche il tempo, che deve durare un lutto, subisce delle modificazioni, tutte personali, secondo le proprie idee e i propri sentimenti; e il lutto si allunga o si abbrevia, così, come si vuole. E, difatti, vi muore una zia, che vi faceva da madre, verso cui avevate tenerezza, devozione, gratitudine, profonda: chi v'impedirà di portare, per lei, un lutto più lungo, che quello di zia non comporti? In un paese lontano vi muore uno zio, di cui non v'importa niente, che vi ha sempre mediocremente trattato, che non vi ha lasciato un soldo: chi farà osservazione, se voi, appena appena, metterete il crespo al cappello? Tutto è relativo, a questo mondo: vi sono vedove, che piangono sul serio i loro mariti, e vedovi che piangono troppo allegramente le loro mogli: vi sono donne che odiano il nero nei vestiti, e donne che lo adorano. Tutto è relativo, ed è meglio, allora, per me, dare qui le norme generali della durata di un lutto: durata che si può allungare come si vuole, per sentimento, per dovere: durata che si può abbreviare, per indifferenza, per economia, per necessità. Queste regole non sono assolute, e niuna legge vi è che non trovi modificazioni. Or dunque, ogni lutto grave è diviso in due periodi: grande lutto, lutto stretto, mezzo lutto. Per morte di marito o di moglie, in generale, due anni di lutto: un anno di gran lutto; sei mesi di lutto stretto; sei mesi di mezzo lutto. Per morte del padre o della madre: un anno di gran lutto; sei mesi di lutto stretto; sei mesi di mezzo lutto, in tutto due anni. Per suocero o suocera: nove mesi di gran lutto; sei di lutto stretto; sei di mezzo lutto (questa è la consuetudine francese, un po' esagerata: da noi, è meno) e, in tutto, ventun mesi. Per figli, generi, nuore, quindici mesi di lutto: sei di lutto grave; sei di lutto stretto; tre di mezzo lutto. Per fratello e sorella, un anno di lutto: sei di gran lutto; tre di lutto stretto: tre di mezzo lutto. Per cognato o cognata, nove mesi di lutto: tre di gran lutto, tre di lutto stretto; tre di mezzo lutto. I piccoli lutti sono regolati così: per zio o zia: tre mesi di lutto stretto; sei settimane di mezzo lutto, in tutto, quattro mesi e mezzo: per cugino o cugina, tre settimane di lutto stretto e sei settimane di mezzo lutto, in tutto, due mesi e mezzo; per cugini, figli di cugini, sei settimane di lutto stretto, senz'altro.

III.

IL LUTTO: COME BISOGNA VESTIRSI.

Nel periodo del lutto strettissimo, le signore indossano tutte le lane, a fondo unito, di tinta opaca, di superficie matta e cioè: crespo di lana; grosso crespo; sargia; _armure_; _cheviot_; stoffa _natté_; _whipcord_; panno leggero; panno pesante; casimiro d'India; casimiro francese: il tutto guarnito di crespo inglese, nero. Nell'estate, sono ammessi: velo nero; batista; _organdi_; satinetta opaca; tela di cotone; crespo di cotone. Queste stoffe servono per un anno, in morte di marito o di moglie; per nove mesi, in morte di padre o di madre; per nove mesi, in morte di suocera o suocero; per sei mesi, in morte di nonna o nonno; per sei mesi, in morte di fratello o sorella; per sei mesi, in morte di cognato o cognata. Nel secondo periodo, cioè in quello del lutto stretto, meno rigoroso, le signore indossano: tutte le lane nere di fantasia, cioè i _brochés_, i _pékinés_ guarniti di seta matta: tutte le seterie unite, matte, cioè la _peau de soie; peau de Suède; taffetas gros grain_ matto; _surah_ matto. Come guarnizioni: passamani; merletti neri; nastri di seta matta; _jais_ matto; legno duro; alette nere matte. Come pelliccia: l'_astrakan_ e la capra di Mongolia. Queste stoffe si indossano per sei mesi, dopo il periodo del grande lutto, per morte di marito o di moglie, per sei mesi dopo lo stesso periodo, per morte di padre o di madre; per sei mesi dopo il lutto grave, per suocero o suocera; per tre mesi dopo il lutto grande, per figli, generi, nuore; per tre mesi, nonno o nonna, dopo il gran lutto; per due mesi, fratello o sorella dopo il primo periodo; per due mesi, dopo il primo periodo, per cognato o cognata. Le stoffe, per l'ultimo periodo del lutto, cioè il mezzo lutto, sono: tutti i tessuti di seta nera, matta o brillante, velluto, lana, come tutti i toni del grigio e del violetto. Come guarnizioni, merletti, piume di struzzo, _jais_, fiori violetti, fiori grigi. Il nero e bianco, nella lana è ammesso. Questo mezzo lutto è portato per sei mesi dopo i due primi periodi, per morte di marito o di moglie; per tre mesi, per morte di padre o madre; dopo i due primi periodi; per tre mesi, dopo i due primi periodi, per figli, generi, nuore; per tre mesi, per nonna o nonno, dopo i due primi periodi; per due mesi, per morte di fratello o sorella, dopo i due primi periodi; per due mesi, per morte di cognato o di cognata, sempre dopo i due primi periodi. Nel gran lutto, non si porta nessun gioiello; nel lutto stretto, si arrischia qualche filo di perle, qualche orecchino di brillante; nel mezzo lutto, si porta ogni gioiello, ma con moderazione. Più appresso, dirò come si vestono gli uomini, in lutto.

IV.

IL LUTTO: CONDOGLIANZE, VISITE, ECCETERA.

Come quelle di matrimonio, le partecipazioni di morte debbono essere distribuite su larga scala, perchè tutti conoscano la sventura patita dalla famiglia che partecipa. Bisogna che un parente, un amico zelante si occupi di questa spedizione. I biglietti di visita che vengono, dopo le partecipazioni, non si ricambiano. Almeno per due settimane, se il lutto è grave, per una settimana, se è meno grave, non si ricevono visite: e, anche, si cominciano a ricevere, dopo quindici giorni, solo le visite di condoglianza degli intimi. Non bisogna che un grave lutto, diventi la scusa per organizzare dei ricevimenti! Se il lutto è grave, le signore e signorine restano in casa, da tre a quattro settimane; per gli uomini, una settimana basta. Ma, se si tratta di uomini di affari, di chi si deve recare ai proprii doveri pubblici, al lavoro, bastano tre o quattro giorni di casa. Le donne, invece, che non hanno questi obblighi, possono e debbono restare in casa, il tempo stabilito. È naturale che, appena si esca, si vada solo in posti raccolti, in chiesa, a restituire man mano, e _non nei giorni di ricevimento_, le più doverose e le più intime visite di condoglianza che si sono ricevute. È anche naturale che, in tutto l'anno di lutto grave, per morte di genitori o di marito, non si frequenti nessuna festa, nessun ballo, nessun teatro, nessun concerto, nessun ritrovo di mondanità: il lutto è una cosa assoluta, si rispetta o non si rispetta. Passati i primi mesi, si può andare a qualche ritrovo di carità mondana, a qualche conferenza, a qualche concerto di musica seria; niente altro. Se, per caso, nell'anno di lutto grave, vi sia una solennità, in famiglia, un matrimonio, un battesimo, allora, solo per quel giorno, si spezza il lutto, che si riprende subito il giorno dopo. Se si va, per obbligo, a una festa di Corte, si porta una _toilette_ completamente bianca, come è il lutto di Corte. Il gran velo nero, abbassato, dal cappello, innanzi agli occhi, e alla persona si porta così, per i primi sei mesi: dopo, sino alla fine dell'anno, si rigetta indietro: e ciò serve per le signorine, nel lutto dei genitori, per le maritate nel lutto di marito e di genitori. Nei primi tre mesi di lutto grave, non si apre il pianoforte in casa, nè si prende lezione di canto; basta un mese di questo rispetto, per i lutti meno gravi. La carta di chi è in lutto, i biglietti da visita, saranno sempre listati di nero, per qualunque occasione. Chi è in lutto, uomo o donna, non porta mai fiori sulla persona; non festeggia nè compleanno, nè onomastico; ma può, per lettera, partecipare agli onomastici o compleanni di persone amiche.

V.

IL LUTTO: UOMINI, BIMBI, PERSONE FAMILIARI.