San Pantaleone

Part 7

Chapter 73,762 wordsPublic domain

Poi successe un silenzio. E l'infermo parve preso da sopore: tutta la faccia gli si fece più cava; ombre più profonde, quasi nere, gli occuparono le occhiaie, le guance, le narici, la gola.

Donna Laura si accommiatò dall'amica; se ne andò, trattenendo il respiro, pianamente.

II.

Tutte queste vicende ripensava la vecchia signora, sotto la pergola, nel giardino tranquillo. Che cosa ora dunque la tratteneva dal rivedere il figlio? Ella avrebbe avuto la forza di reprimersi; ella non si sarebbe svelata, no. Le bastava di rivederlo, il figlio suo, quello ch'ella aveva tenuto sulle braccia un giorno solo, tanti anni a dietro, tanti, tanti anni! Era cresciuto? Era grande? Era forte? Era bello? Com'era?

E mentre così interrogava sè stessa, nel fondo del suo spirito ella non giungeva a raffigurarsi l'uomo. Sempre in lei l'imagine dell'infante persisteva, si sovrapponeva ad ogni altra imagine, vinceva con la nitida chiarezza delle sue forme ogni altra forma fantastica che tentasse di sorgere. Ella non preparava l'animo, si abbandonava debolmente al sentimento indeterminato. Il senso della realtà in quel momento le mancava.

-- Io lo vedrò! Io lo vedrò! -- ripeteva in sè stessa, inebriandosi.

Le cose in torno tacevano. Il vento faceva incurvare i roseti che, passato il soffio, seguitavano a muoversi pesantemente. Li zampilli scintillavano e guizzavano, tra il verde, come stocchi.

Donna Laura stette un poco in ascolto. Dal silenzio sorgeva non so qual grandezza che le infuse nell'animo quasi uno sgomento. Ella esitò. Poi si mise pe 'l viale, da prima con passi rapidi; giunse al cancello tutto abbracciato dalle piante e dai fiori; sostò, per guardarsi in dietro: aprì. Dinanzi a lei la campagna si stendeva deserta sotto il meriggio. Le case di Penti in lontananza biancheggiavano su l'azzurro del cielo, con un campanile, con una cupola, con due o tre pini. Il fiume si svolgeva nella pianura, tortuoso e lucentissimo, toccando le case.

Donna Laura pensò: -- Egli è là. -- E tutte le sue fibre di madre vibrarono. Animata, riprese a camminare, guardando dinanzi a sè con li occhi che il sole fastidiva, non curando il calore. A un certo punto della strada cominciarono li alberi, magri pioppetti tutti canori di cicale. Due femmine scalze, ciascuna con un cesto su 'l capo, venivano incontro.

"Sapete la casa di Luca Marino?" chiese la signora, presa da una voglia irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.

Le femmine la guardarono, stupefatte, soffermandosi.

Una rispose, con semplicità:

"Noi non siamo di Penti."

Donna Laura, malcontenta, seguitò la via, provando già un poco di stanchezza nelle povere membra senili. Li occhi, offesi dalla luce intensa, le facevano vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un leggero principio di vertigine le turbava il cervello.

Penti si avvicinava sempre più. I primi tuguri apparvero tra molte piante di girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta sopra una soglia; ed aveva su quel gran corpo una testa infantile, li occhi dolci, i denti schietti, il sorriso placidissimo.

"O signora, dove andate?" chiese la femmina, con un accento ingenuo di curiosità.

Donna Laura si accostò. Aveva il volto tutto infiammato e la respirazione corta. Le forze erano per mancarle.

"Mio Dio! Oh mio Dio!" gemeva ella, reggendosi le tempie con le palme. "Oh mio Dio!"

"Signora, riposatevi," diceva la femmina ospitale, invitandola ad entrare.

La casa era bassa ed oscura; ed aveva quell'odor particolare che hanno tutti i luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini nudi, anch'essi col ventre così gonfio che parevano idropici, si trascinavano su 'l suolo, borbottando, brancicando, portando alla bocca per istinto qualunque cosa capitasse loro sotto le mani.

Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze, la femmina parlava oziosamente, tenendo fra le braccia un quinto bambino, tutto coperto di croste nerastre tra mezzo a cui si aprivano due grandi occhi, puri ed azzurri, come due fiori miracolosi.

Donna Laura domandò:

"Qual è la casa di Luca Marino?"

L'ospite co 'l gesto indicò una casa rossiccia, all'estremità del paese, in vicinanza del fiume, circondata quasi da un colonnato di alti pioppi.

"È quella. Perchè?"

La vecchia signora si sporse per guardare.

Li occhi le dolevano, feriti dalla luce solare, e le palpebre le battevano forte. Ma ella stette qualche minuto in quell'attitudine, respirando con fatica, senza rispondere, quasi soffocata da una sollevazione di sentimento materno. -- Quella dunque era la casa del suo figliuolo? -- Subitamente, per una involontaria operazion dello spirito, le apparvero dinanzi l'interno della stanza lontana, il paese di Provenza, le persone, le cose, come nel bagliore di un lampo, ma evidenti, nettissimi. Ella si lasciò ricadere su la sedia, e rimase muta, confusa, in una specie di ottusità fisica proveniente forse dall'azione del sole. Nelli orecchi aveva un ronzio continuo.

Disse l'ospite:

"Volete passare il fiume?"

Donna Laura fece un cenno inconsciente, incantata da un turbinio di circoli rossi che gli si producevano nella retina.

"Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca e una chiatta," seguitò l'ospite. "Se no, bisogna andare fino a Prezzi a cercare il guado. È tant'anni che fa il mestiere! È sicurissimo, signora."

Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere tutte le sue facoltà sensorie che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle novelle del figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.

"Luca non è del paese," riprese la femmina grassa, trascinata dalla nativa loquacità. "L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli. E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive bene; lavora; ma ha il vizio del vino."

La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza malizia per l'origine sconosciuta di Luca.

"Addio, addio," fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore fittizio. "Grazie, buona donna."

Porse a uno dei bimbi una moneta: ed uscì alla luce.

"Per quella viottola!" le gridò dietro, indicando, l'ospite.

Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti e nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.

"Ooh, La Martinaaa!" chiamò una voce, in lontananza, dalla parte del fiume.

Quella voce umana d'improvviso fece a Donna Laura un'impressione singolare. Ella guardò. Su 'l fiume navigava una barca, a pena visibile tra il vapor luminoso; e un'altra barca, ma a vela, biancheggiava a maggior distanza. Nella prima barca si scorgevano forme d'animali: erano forse cavalli.

"Ooh, La Martinaaa!" richiamò la voce.

Le due barche si avvicinavano l'una all'altra. Quello era il punto delle secche, dove i barcaiuoli pericolavano quando il carico pesava.

Donna Laura, ferma sotto un olivo, appoggiata al tronco, seguiva con lo sguardo la vicenda. Il cuore le palpitava con tanta violenza che le pareva i battiti empissero tutta la campagna circostante. Il fruscio dei rami, il canto delle cicale, il lampeggio delle acque, tutte le sensazioni esteriori la turbavano, le mettevano nello spirito un disordine quasi di demenza. L'accumulamento lento del sangue nel cervello, per l'azione del sole, le dava ora una visione leggermente rossa, un principio di vertigine.

Le due barche, giunte a un gomito del fiume, non si videro più.

Allora Donna Laura riprese a camminare, un po' barcollante, come un'ebra. Le si presentò dinanzi un gruppo di case riunite in torno a una specie di corte. Sei o sette mendicanti meriggiavano ammucchiati in un angolo: le loro carni rossastre, maculate dalle malattie della cute, uscivano di tra i cenci; nei loro volti deformi il sonno aveva una pesantezza bestiale. Qualcuno dormiva bocconi, con la faccia nascosta tra le braccia piegate a cerchio. Qualche altro dormiva supino, con le braccia aperte, nell'attitudine del Cristo crocifisso. Un nuvolo di mosche turbinava e ronzava su quelle povere carcasse umane, denso e laborioso, come sopra un cumulo di fimo. Dalle porte socchiuse veniva un romore di telai.

Donna Laura attraversò la piazzetta. Il suono de' suoi passi su le pietre fece risvegliare un mendicante che si levò su i gomiti e, tenendo li occhi ancora chiusi, balbettò macchinalmente:

"La carità, per l'amore di Dio!"

A quella voce tutti i mendicanti si risvegliarono, e tutti sorsero.

"La carità, per l'amore di Dio!"

"La carità, per l'amore di Dio!"

La torma cenciosa si mise a seguitare la passante, chiedendo l'elemosina, tendendo le mani. Uno era storpio e camminava a piccoli salti, come una scimmia ferita. Un altro si trascinava su 'l sedere puntellandosi con ambo le braccia, come fanno con le zampe le locuste, poichè aveva tutta la parte inferiore del corpo morta. Un altro aveva un gran gozzo paonazzo e rugoso che ad ogni passo ondeggiava come una giogaia. Un altro aveva un braccio ritorto come una grossa radice.

"La carità, per l'amore di Dio!"

Le loro voci erano varie, alcune cavernose e roche, altre acute e femminine come quelle delli evirati. Ripetevano sempre le stesse parole, con lo stesso accento, in un modo accorante.

"La carità, per l'amore di Dio!"

Donna Laura, così inseguita da quella gente mostruosa, provava una voglia istintiva di fuggire, di salvarsi. Uno sbigottimento cieco la teneva. Avrebbe forse gridato, se avesse avuta la voce nella gola. I mendicanti le instavano da presso, le toccavano le braccia, con le mani tese. Volevano l'elemosina, tutti.

La vecchia signora si cercò nella veste, prese delle monete, le lasciò cadere dietro di sè. Li affamati si fermarono, si gittarono avidamente su le monete, lottando, stramazzando sul terreno, dando calci, calpestandosi. Bestemmiavano.

Tre rimasero con le mani vuote; e ripresero a seguitare la vecchia incattiviti.

"Noi non l'abbiamo avuta! Noi non l'abbiamo avuta!"

Donna Laura, disperata per quella persecuzione, diede altre monete, senza volgersi. La lotta fu tra lo storpio e il gozzuto. Ambedue presero. Ma un povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e dileggiavano, non ebbe nulla; e si mise a piagnucolare, leccandosi le lacrime e il moccio che gli colava dal naso, con un verso ridicolo:

"Ahu, ahu, ahuuu!"

III.

Donna Laura infine era giunta alla casa dei pioppi.

Ella si sentiva sfinita: le si offuscava la vista, le tempie le battevano forte, la lingua le ardeva; le gambe sotto le si piegavano. Dinanzi a lei, un cancello stava aperto. Ella entrò.

L'aia circolare era limitata da pioppi altissimi. Due delli alberi sostenevano un cumulo di paglia di fromento, tra mezzo a cui uscivano i rami fronzuti. Poichè in giro l'erba cresceva, due vacche falbe vi pascolavano pacificamente battendosi con la coda i fianchi nutriti; e tra le gambe a loro penzolavano le mammelle gonfie di latte, colorite come frutti succulenti. Molti arnesi di agricoltura stavano sparsi pe 'l suolo. Le cicale, in su li alberi, cantavano. Nel mezzo, tre o quattro cuccioli giocavano abbaiando verso le vacche o inseguendo le galline.

"O signora, che cerchi?" chiese un vecchio, uscendo dalla casa. "Vuoi _passare_?"

Il vecchio, calvo, con la barba rasa, teneva tutto il corpo in avanti su le gambe inarcate. Le sue membra erano deformate dalle rudi fatiche, dall'opera dell'arare che fa sorgere la spalla sinistra e torcere il busto, dall'opera del falciare che fa tenere le ginocchia discoste, dall'opera del potare che curva in due la persona, da tutte le opere lente e pazienti della coltivazione. Egli, dicendo l'ultima parola, accennava al fiume.

"Sì, sì," rispose Donna Laura non sapendo che dire, non sapendo che fare, smarrita.

"Allora vieni. Ecco Luca che torna," soggiunse il vecchio, volgendosi al fiume dove navigava a forza di pertiche una chiatta carica di pecore.

Egli condusse la passeggiera, a traverso un orto irrigato, fin sotto a una pergola dove altri passeggieri attendevano. Camminando innanzi, egli lodava le verzure e faceva pronostici, per consuetudine di agricoltore invecchiato tra le cose della terra.

Volgendosi a un tratto, poichè la signora restava muta come se non udisse, vide che ella aveva li occhi pieni di lacrime.

"Perchè piangi, signora?" le chiese con la stessa tranquillità con cui parlava delle verzure. "Ti senti male?"

"No, no.... niente...." mormorò Donna Laura che si sentiva morire.

Il vecchio non disse altro. Egli era così indurato alla vita, che i dolori altrui non lo commovevano. Egli vedeva tutti i giorni, tanta gente diversa _passare_!

"Siedi," fece, come giunse alla pergola.

Là tre uomini della campagna attendevano, uomini giovani, carichi di fardelli. Tutt'e tre fumavano in grosse pipe, mettendo nel fumare una attenzione profonda, come per gustarne intera la voluttà, secondo il costume della gente campestre nei rari diletti. Ad intervalli, dicevano quelle lunghe cose insignificanti che l'agricoltore ripete senza fine e che appagano lo spirito di lui tardo ed angusto.

Guardarono un poco, stupefatti, Donna Laura. Poi ripresero la loro impassibilità.

Uno di loro avvertì, tranquillamente:

"Ecco la chiatta."

Un altro aggiunse:

"Porta le pecore di Bidena."

Il terzo:

"Saranno quindici."

E si levarono, insieme, intascando le pipe.

Donna Laura era caduta in una specie di stupidimento inerte. Le lacrime le si erano fermate su i cigli. Ella avea perduto il senso della realità. Dov'era? Che faceva?

La chiatta urtò leggermente contro la riva. Le pecore, strette le une contro le altre, belavano intimidite dall'acqua. Il conduttore, il traghettatore ed il figlio le aiutavano a discendere a terra. Le pecore, appena discese, facevano una piccola corsa; poi si fermavano, si riunivano e si mettevano a belare ancora. Due o tre agnelli saltellavano su le gambe lunghe e deformi, tentando i capezzoli materni.

Compiuta la bisogna, Luca Marino fermò la chiatta. Poi a grandi passi lenti salì la riva, verso l'orto. Era un uomo di quarant'anni circa, alto, magro, con la faccia rossiccia, calvo alle tempie. Aveva baffi di colore incerto e una manata di peli sparsa disugualmente per il mento e per le guance; l'occhio un po' torbido, senza alcuna vivacità d'intelligenza, venato di sanguigno, come quello dei bevitori. La camicia aperta lasciava vedere il petto velloso; un berretto carico d'untume copriva la testa.

"Ahuf!" esclamò egli d'un tratto, in faccia alla pergola, fermandosi su le gambe, aperte e nettandosi con le dita la fronte stillante di sudore.

Passò dinanzi ai passeggieri, senza guardarli. In tutti i suoi gesti e in tutte le sue attitudini era incomposto e quasi brutale. Le mani, enormi, gonfie di vene sul dorso, le mani avvezze al remo parevano essergli d'impaccio. Egli le teneva penzoloni lungo i fianchi e le dondolava camminando.

"Ahuf! Che sete!..."

Donna Laura stava come impietrita, senza più parole, senza più conscienza, senza più volontà.

Quello era il suo figliuolo! Quello era il suo figliuolo!

Una femmina gravida, che aveva già una figura senile, disfatta dal lavoro e dalla fecondità, venne a porgere al marito assetato un boccale di vino. L'uomo bevve d'un fiato. Poi si asciugò le labbra col dorso della mano e fece schioccare la lingua. Disse, bruscamente, come se la nuova fatica gli fosse dura:

"Andiamo."

Insieme co 'l primogenito, ch'era un grosso fanciullo di quindici anni, preparò il legno; mise tra il bordo e la riva due tavole per rendere agevole ai passeggieri l'imbarco.

"Perchè non monti, signora?" fece il vecchio di dianzi, vedendo che Donna Laura non si moveva e non parlava.

Donna Laura si levò, macchinalmente, e seguì il vecchio che le diede aiuto nel salire. Perchè saliva ella? Perchè passava il fiume? Non pensò; non giudicò l'atto. Il suo spirito, così colpito, rimaneva ora inerte, quasi immobile in un punto. -- Quello era il figlio. -- E a poco a poco ella sentiva in se qualche cosa estinguersi, vanire: sentiva nella mente a poco a poco farsi una gran vacuità. Non comprendeva più niente. Vedeva, udiva, come in un sogno.

Quando il primogenito di Luca venne a lei per chiedere la mercè del traghetto, prima che la barca si staccasse dalla riva, ella non intese. Il fanciullo scoteva nel concavo delle mani le monete ricevute da uno dei passeggieri; e ripeteva la domanda a voce più alta, credendo che la signora fosse sorda per la vecchiezza.

Ella come vide li altri due uomini mettere la mano in tasca e pagare; imitò quell'atto, risovvenendosi. Ma diede un maggior valore.

Il fanciullo volle farle intendere ch'egli non poteva renderle l'avanzo, perchè non l'aveva. Ella ebbe un gesto inconsciente. Il fanciullo prese tutto il danaro, con una smorfia di malizia. I presenti sorrisero, di quel sorriso astuto che hanno li uomini campestri in conspetto di un inganno.

Uno disse:

"Andiamo?"

Luca, che fin allora stava intento a tirar l'áncora, spinse la barca che si mosse dolcemente su l'acqua gorgogliante. La riva parve fuggire, con le canne e con i pioppi, ed incurvarsi come una falce. Il sole incendiava tutto il fiume, appena inclinato verso il cielo occidentale dove sorgevano vapori violetti. Si vedeva ora su la riva un gruppo di gente che gesticolava; ed erano i mendicanti a torno all'idiota. A tratti, col vento giungevano anche lembi di parole e di risa simili a un'agitazione di flutti.

I rematori, nudi il busto, vogavano a gran forza per superare il filo della corrente. Donna Laura vedeva il dorso di Luca, nero, dove, le costole si disegnavano e colava a rivoli il sudore. Teneva li occhi fissi, un po' dilatati, pieni d'ebetudine.

Uno dei passeggieri avvertì, prendendo sotto il banco le sue robe:

"Ci siamo."

Luca afferrò l'áncora e la gittò alla riva. La barca ridiscese con la corrente per tutta la lunghezza della corda; quindi si fermò, con una stratta. I passeggieri furono a terra, d'un salto; ed aiutarono la vecchia signora, tranquillamente. Quindi si rimisero in cammino.

La campagna da quella parte era coltivata a vigneti. Le viti, piccole e magre, verdeggiavano in filari. Alcuni alberi interrompevano qua e là il piano, con forme rotonde.

Donna Laura si trovò sola, perduta, su quella riva senz'ombra, non avendo più conoscenza di sè che per il battito continuo delle arterie, per un romorío cupo ed assordante nelli orecchi. Il suolo sotto i piedi le mancava e pareva affondarsi come fango o arena, ad ogni passo. Tutte le cose in torno turbinavano e si dileguavano; tutte le cose, ed anche là sua esistenza, le apparivano vagamente, lontane, dimenticate, finite per sempre. La follia le prendeva la mente. Ella, d'un tratto, vide uomini, case, un altro paese, un altro cielo. Urtò in un albero, cadde su una pietra; si rialzò. E il suo povero corpo di vecchia traballava in moti terribili e insieme grotteschi.

Ora, i mendicanti dall'altra riva avevano eccitato per dileggio l'idiota a passare il fiume a nuoto ed a raggiungere la donna per aver l'elemosina. Essi l'avevano spinto nell'acqua, dopo avergli strappati i cenci di dosso. E l'idiota nuotava come un cane, tra una pioggia di sassate che gl'impedivano di tornare a dietro. Quelli uomini deformi fischiavano e urlavano, prendendo diletto nella crudeltà. Essi, come la corrente traeva l'idiota, arrancavano lungo la sponda e imperversavano.

"Affoga! Affoga!"

L'idiota, con sforzi disperati, prese terra. E così ignudo, poichè in lui era morto con l'intelligenza il sentimento del pudore, si mise a camminare verso la donna, di traverso, com'era suo costume, tendendo la mano ad ogni tratto.

La demente, rialzandosi, vide; e con un moto di orrore e con un grido acutissimo si diede a correre verso il fiume. Sapeva quel che faceva? Voleva morire? Che pensava ella, in quell'attimo?

Giunta all'estremo limite, cadde nell'acqua. L'acqua gorgogliò, si chiuse pienamente; e tanti circoli successivi partirono dal luogo della caduta e si allargarono in lievi ondulazioni lucide e si dispersero.

I mendicanti dall'altra riva gridavano verso una barca che si allontanava:

"Oh Lucaaa! Oh Luca Marinooo!"

E correvano verso la casa dei pioppi a dare la novella.

Allora, come seppe il caso, Luca spinse la barca verso il luogo che gl'indicavano, e chiamò La Martina che se ne veniva placidamente con il suo legno in balia della corrente.

Disse Luca:

"C'è un'annegata, laggiù."

Non si curò di raccontare il fatto o di parlare della persona, poichè non amava le molte parole.

I due fiumátici misero i legni a paro e remigarono con calma.

Disse La Martina:

"Hai tu provato il vino nuovo di Chiachiù? Ti dico!..."

E fece un gesto che rappresentava l'eccellenza della bevanda.

Luca rispose:

"Non ancora."

Disse La Martina:

"Ne prenderesti una goccia?"

Luca rispose:

"Io sì."

La Martina:

"Dopo. Ci aspetta Jannangelo"

Luca:

"Va bene."

Giunsero al luogo. L'idiota, che poteva meglio indicare il punto, era fuggito, e in mezzo alle vigne era stato preso da un accesso di epilessia. All'altra riva i curiosi cominciavano a radunarsi.

Disse Luca al compagno:

"Tu ferma la tua barca e salta nella mia. Uno rema e l'altro cerca."

La Martina così fece. Egli remava su e giù per una ventina di metri, e Luca tentava il fondo del fiume con una lunga pertica. Ogni tanto Luca, sentendo qualche resistenza, mormorava:

"Ecco."

Ma s'ingannava sempre. Finalmente, dopo molte ricerche. Luca disse:

"Questa volta c'è'."

E chinandosi e inarcando le gambe per far forza, sollevò piano piano il peso all'estremità della pertica. I bicipiti gli tremavano.

La Martina chiese, lasciando il remo:

"Vuoi che t'aiuti?"

Luca rispose:

"Non importa."

LA MORTE DI SANCIO PANZA.

Quando entrò Donna Letizia tenendo l'infermo su le belle braccia carnose con un'attitudine di misericordia lacrimevole, tutte le figlie accorsero a torno intenerite ed esalarono la gentil pietà dell'animo in querele gemebonde. Le voci femminili risonavano così nella stanza confusamente, tra i romori che dal traffico della strada salivano per le vetrate aperte; e al compianto delle fanciulle si mescevano in quel punto le interiezioni d'un cerretano magnificatore d'acque angelicali e di polveri mirifiche.

Il cane, su le braccia della signora, ebbe allora un lieve tremito che gli corse per tutto il dorso fino alla estremità della coda; tentò di sollevare le palpebre, di volgere alle carezze que' suoi enormi occhi pieni di gratitudine. Moveva la testa in certi sforzi penosi, come se le corde del collo gli si fossero irrigidite; aveva la bocca semiaperta, da cui il lembo della lingua tenuta tra i due denti sporgenti usciva come una foglia vermiglia solcata di venature violacee. E una bava molle gl'inumidiva il mento, quella piccola parte della mandibola inferiore dove la rarezza dei peli lasciava apparire la pelle rosea. E la fatica del respiro a volte gli s'inaspriva in una specie di raucedine sibilante, mentre le narici d'ora in ora si disseccavano e prendevano l'aspetto duro e scabro di un tartufo.

"Oh, Sancio, povero Sancio, che t'hanno fatto? Povero bibì, eh? Povero vecchio mio!..."

Le commiserazioni delle fanciulle sensibili si facevano via via più tenere, finivano in un balbettío pargoleggiante di parole senza significato, di suoni lamentevoli, di lezi carezzevoli. Tutte volevano passar la mano su la testa dell'animale, prendere una delle zampe, toccare le narici. Donna Letizia sorreggeva il dolce peso maternamente; e le sue dita grasse e bianche, di cui le falangi parevano gonfie quasi per un morbo, le sue dita vellicavano pianamente il ventre di Sancio, s'insinuavano tra il pelo.