Saggio di ricerche sulla satira contro il villano

Part 18

Chapter 181,842 wordsPublic domain

[269] A proposito del perdurare nella tradizione della credenza che lo Stabili fosse iniziato ai segreti dell'arte magica, accusa che l'aveva condotto sul rogo, ricorderemo, tra i molti che si conoscono, il seguente accenno nell'_Amor nello specchio_, commedia di G. B. ANDREINI, Parigi, MDCXXII, atto III, scena II, pag. 77. È il Mago che parla: «..... vi farò veder cose, che direte, questi è un Pietro d'Abano, un Cicco d'Ascoli, et uno istesso Zoroastro, inventore dell'Arte».

[270] bisso = panno lino nobilissimo (ADRIANO POLITI, _Dittionario Toscano_, Venetia, 1665).

[271] cattivanza = tristitia (POLITI, _Op. cit._).

[272] menar la danza = significa anche: esser primo in un negozio.

[273] TIFI ODASI dice di Paolo nella nota Maccheronea:

Ad stringam semper poteris catare botazum.

[274] chiavarina = spetie d'arme in asta (POLITI, _Op. cit._).

[275] stambechina = L'ODASI descrivendo l'armatura di Guiotto, dice:

Tunc stambachinam multo labore tiratam Se ponit a retro.

[276] Nell'_Alphabeto delli Villani_ già ricordato, è detto:

Odio se porton tutti in la coragia, E se mostron amisi al parlamento, Po' se magnassemo el cuor in fritagia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Question fra nu andon cercando e briga.

[277] frulla e frullo = niente (POLITI, _Op. cit._).

[278] Nell'_Alphabeto delli Villani_ alla lettera Y:

Fygiol che ge nasse dentro al sieue, Ge faom le spese e se i tegnom in cha, No saom si gie nuostri o pur del preue.

[279] Il testo: gli lo a calata. Calarla a uno = accoccargliela (POLITI, _Op. cit._).

[280] sornacare = ronfare (POLITI, _Op. cit._).

[281] L'Odasi dice a proposito delle cento saette che stavano nella faretra di Guiotto:

Tu bombardellas poteris pensare ruentes.

[282] È la solita accusa che abbiamo visto lanciata contro i villani.

[283] PICO LURI DI VASSANO (LUDOVICO PASSERINI), _Modi di dire proverbiali e motti popolari italiani spiegati e commentati_, Roma, 1875, pag. 480, nº 1013, nota: «Mona Onesta da Campi.... rammentata dal Caro, dal Cocchi, dal Varchi... celebrità femminile nel regno dell'Ipocrisia». Monna Onesta è nella nota novella _Belfagor_ del MACHIAVELLI, ripetuta dal LA FONTAINE, la moglie del diavolo mandato da Lucifero sulla terra a provare le dolcezze della vita coniugale; Belfagor dopo poco tempo preferisce ritornare nell'inferno. Madonna Onesta è ricordata anche nella _Ruffiana_, Comedia di M. HIPPOLITO SALVIANO, in Vinegia, presso D. Cavalcalupo, 1584, atto I, scena I; la cortigiana Cipria dice alla Madre: «Qui in Roma hauete uoluto fare Madonna honesta che facea d'una ciliegia due bocconi...». È ricordato questo motto proverbiale anche nella _Raccolta di Proverbi_ del PESCETTI, pag. 241, e nel _Piacevolissimo Fuggilozio_ di T. COSTO, Venetia, 1655, lib. III, pag. 67.

[284] G. MAZZATINTI, _Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia_, vol. III, pag. 179; NOVATI, _Carmina m. e._, pag. 30.

[285] Ne dobbiamo la copia alla cortesia del Bibl. Dr Vincenzo Joppi della Comunale di Udine.

[286] L'autore di questo sonetto doveva appartenere al territorio padovano, perchè troviamo questo epiteto ingiurioso tra quelli enumerati dal Ruzzante, e usati dai cittadini di Padova per deridere i villani (Vedi cap. IV, pag. 145).

[287] _La Libraria del Doni Fiorentino nella quale sono scritti tutti gli autori vulgari con cento discorsi sopra quelli..._ In Vinegia, 1550, parte V, pag. 61.

[288] DONI, _I Marmi_, Venetia, 1609, lib. I, Rag. IV, pag. 18; nella ed. Fanfani, Firenze, Barbèra, 1863, pag. 65.

[289] Segnato: O. II, 28, nº 1546.

[290] Oltre le _Malitie delle Donne_ di cui abbiamo più addietro parlato, un poemetto con questo titolo figura nella raccolta di HERMANN VARNHAGEN, _Ueber eine Sammlung alter italienischer Drucke der Erlanger Universitätsbibliothek_, Erlangen, 1892, nº 3. Queste _Malitie delle Donne_ potrebbero forse appartenere a BERNARDO GIAMBULLARI, autore del _Sonaglio delle Donne_ e di altri poemetti popolari satirici. Nella _Bibliographie des ouvrages relatifs à l'amour_ già ricordata, sono menzionati due opuscoli satirici del sec. XVII contro le _Malizie delle Donne_ (vol. I, pag. 2, pag. 77); altri ne ricorda il LIBRI, e una _Malice des femmes contenant leurs ruses et finesses_ come pure una _Méchanceté des filles..._ ricorda il NISARD, _Op. cit._, cap. VII, e anche ai giorni nostri si ristampano per il popolo: _Il nuovo alfabeto delle Donne_ di F. REGGIANI, e l'_Alfabeto agro-dolce delle Donne_ di A. FRIZZI. Naturalmente, come è facile supporre, a questi poemetti misogini, furono contrapposti altrettanti poemetti contenenti le lodi del bel sesso e l'enumerazione delle malizie degli uomini. Così al _Sonaglio delle Donne_ fu risposto col _Trastullo delle Donne_ di PIER SAULO PHANTINO da Tradotio, Castello di Romagna; in Fiorenza, presso Iacopo Chiti, 1522; l'autore di questo poemetto in difesa delle donne, chiama il Giambullari:

Villan marasco nato nel letame.

Al _Trastullo delle Donne_ fu risposto poi colla _Campanella delle Donne composta per il faceto giovine_ FRANCESCO DE SACHINO _da Mudiana_. Il NISARD ricorda _La Malice des hommes découverte dans la justification des femmes..._, il NOVATI un _Alfabeto in biasimo degli Uomini scritto da una Donna_, ecc.

[291] Vedi intorno alle particolarità delle Silografie di questo periodo, il VARNHAGEN, _Op. cit._, pag. 2 e segg. e il DUC DE RIVOLI, _Bibliographie des Livres à figure vénitienes de la fin du XVe siècle et du commencement du XVIe_, Paris, Leclerc, 1892.

[292] _Scelta di curiosità letterarie_, Romagnoli, Bologna, 1882, dispensa CLXXXVII.

[293] _Istoria degli Scrittori fiorentini_, Ferrara, 1722, pag. 103.

[294] Vedine la descrizione bibliografica nel MILCHSACK, _Op. cit._, nº XC, e nell'opera del VARNHAGEN; il PASSANO ne ricorda una edizione senese dell'anno 1611. Il Varnhagen ricorda dello stesso anche alcune Canzoni a ballo.

[295] Il Trattato e la novella furono ristampati nella dispensa LXX della _Scelta di Curiosità lett._ del Romagnoli, Bologna, 1866. La novella ha molta analogia colla leggenda di Rush, di cui parla il WRIGHT, _Histoire de la caricature_, ecc., cap. XIV.

[296] Fu ristampata nella dispensa XCVI della _Scelta_ suddetta; il D'ANCONA la ricorda come un Contrasto che si avvicina alla Farsa (_Origini del Teatro_, pag. 547). Nella Trivulziana uniti ad un'_Operetta delle semente_, d'anonimo, stampata in Firenze nell'anno 1572, si leggono due Capitoli, uno dei quali appartiene a BERNARDO GIAMBULLARI. Il fatto di trovare questa _Operetta delle semente_ unita con poesie del GIAMBULLARI potrebbe servire di conferma all'attribuzione che il MAZZONI-TOSELLI aveva fatto di essa al poeta toscano.

[297] _Poemetti popolari italiani_, Bologna, Zanichelli, 1889, pag. 181.

[298] S. FERRARI, _Bibliot. di Lett. pop. it._, anno I, vol. I, pag. 20-53.

[299] Avvertiamo che segneremo con _A_ il testo Casanatense, con _B_ e _C_ i due esemplari trivulziani, nº II e nº III, e che terremo conto soltanto delle varianti che discordano sensibilmente col testo da noi seguito.

[300] _B_, compitare.

[301] _B_, togno, nencio e checo _C_, Vanni... Checco.

[302] _A_, risuonin.

[303] _B_, necessità.

[304] _B_, e mi par certo un verme.

[305] Nella _Ruffiana_ già ricordata, atto III, scena VIII, M. Anselmo dice: «..... perchè sapendo che le p...... sono come il carbone che o coce o tenge.....».

[306] _B_, Salomista.

[307] _B_, drieto.

[308] _A_, riconduce.

[309] _B_, da ser Puccio.

[310] dare il succio = sopportare di mala voglia (FANFANI, _Voc. dell'uso toscano_).

[311] oste = il padrone.

[312] _C_, il MARTINI in una postilla spiega: camella = agna.

[313] Nelle _Nozze di Maca_ di F. MARIANI, atto II, scena III, il villano innamorato dice alla sua bella: «Ch'io vengo a te come il porco alla ghianda».

[314] coglier l'agresto = rubare.

[315] _C_, il MARTINI spiega: menno = da _minuere_.

[316] Nel sonetto contro i Villani pubblicato dal MAZZONI è detto:

O turba renegata, senza legie, biastemata da lo eterno dio, perchè chiascun de voi se trova rio e fedeltà voi giamai non coregie!

[317] _A_, apparer.

[318] _B_, dee.

[319] _C_ manzotte.

[320] Nell'ottava XIX delle _Malizie delle donne_ (VARNHAGEN, _Op. cit_., nº III); è pure ricordato l'uso delle contadine di imbiancarsi il volto colla biacca:

ondechè molti mormoran di quelle vedendole nel volto trasformate e d'acqua grassa el volto imbellettato, con biacca tutto quanto imbrodolato.

uso che ci è confermato anche da un intermezzo del Sansone, ricordato dal D'ANCONA. Anche nella _Nencia_, come fu già osservato dal BURCKHARDT, _Op, cit_., vol. II, pag. 132, l'innamorato promette alla sua bella, biacca e belletto per dipingersi il volto.

[321] _C_, il MARTINI nota: ignoti = sconoscenti.

[322] Il PASSERINI, _Op. cit._, pag. 464, nº 984, spiega: Fare le castagne ad uno «si fa premendo i polpastrelli dei due diti pollice e medio, e facendoli scoccare nel dividerli in ordine inverso... atto di spregio e schernimento plebeo».

[323] _A_, vizato.

[324] pennato = strumento per potar le viti.

[325] indozza = malore.

[326] attassare = tartassare.

[327] Nella _Frottola di due contadini, Beco e Nanni_, questi dice al compagno che vuole fargli avere a mezzadria un certo podere:

L'oste è mio amico, ignorante e da bene, Vo' dir male del suo lavoratore, Ei mi crede e darattel per mio amore.

[328] Abbiamo qui, come nella _Cassaria_ dell'ARIOSTO, e nei _Morti vivi_, commedia di SFORZA D'ODDI, Vinegia, 1597, atto I, scena III, una attestazione dell'esistenza in Italia nel secolo XVI della schiavitù; vedi su questo argomento nella _Nuova Antologia_, serie III, volume XXXIV, pag. 618, lo studio di LUZIO-RENIER: _Buffoni, Nani e Schiavi dei Gonzaga ai tempi d'Isabella d'Este_.

[329] Il PASSARINI, _Op. cit._, pag. 265, nº 563, spiega questo modo di dire, così: «La pace non cementata dall'affetto e dal pentimento sincero è la pace di Marcone». Ma osserva che è usato anche in senso equivoco e allora si riferisce alla notissima facezia, ricordata anche dal TORRACA (_Studi di Storia letteraria nap._, Livorno, Vigo, 1884, pag. 196) e tratta da una Raccolta di aneddoti di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, nella quale si narra la strana risposta che un matto diede a Fra Roberto da Lecce. La novella di Marcone è pure ripetuta dal Bandello (parte III, nov. XLIX), il quale in un'altra novella (parte I, nov. LIII), ricorda il _Giambo di Marcone_. In questo secondo significato è usato generalmente, e lo troviamo nella commedia _Scanniccio_ di G. RONCAGLIA, atto II, e nella prima scena della Commedia di Pidinzuolo; anche il RICCOBONI, _Dell'Arte rappresentativa_, Londra, 1728, cap. IV, pag. 38, lo ricorda:

Restino con la pace di Marcone I Cortigiani............

Il BARTOLI, _Scenari inediti della Commedia dell'Arte_, Firenze, Sansoni, 1880, pag. LVII, nota 2, e lo STOPPATO, _Op. cit._, pag. 74, ricordano: _La Pace di Marcone_, commedia di CRISTOFORO SICINIO, Venetia, 1618.

[330] LUCIANO BANCHI, _Statuti Senesi scritti in volgare nei secoli XIII e XIV_, Bologna, Romagnoli, 1871, vol. II, pag. 200, spiega: lana sardesca = lana sucida, guadata di Sardegna.

[331] Confronta la strofa LXXXVIII dei _Proverbia que dicuntur super natura feminarum_, editi dal Tobler in _Zeitschrift für Rom. Phil._, IX, pag. 287:

Le stele de lo celo ni la rena de mare Ne le fior de li arbori no porav'om contare; Altresì per semblança no po omo parlare Le arte c'a le femine per i omini enganare.

Per raffronti di questo «motivo» nella poesia popolare dei nostri giorni, vedi D'ANCONA, _La poesia popolare italiana_. Livorno, Vigo, 1878, pag. 203-204.

[332] Nella _Contentione di Mona Costanza e di Biagio_ di B. GIAMBULLARI, ottava XXXVIII, è detto pure:

Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.

[333] Ci fu comunicata dal Prof. Vitt. Rossi.

[334] Nel Ms. a questo punto vi è una sigla indecifrabile.

[335] Il NOVATI (_Carm. med. aevi_, pag. 28) ha riprodotto da un Cod. Marc, la seguente declinazione del nome «Rusticus»:

_Singulariter_.

_N_. hic villanus _G_. huius rustici _D_. huic tferfero (sic) _A._ hunc furem _V_. o latro _Ab_. ab hoc depredatore.

_Pluraliter_.

_N_. hi maledicti _G._ horum tristium _D_. his mendacibus _A._ hos nequissimos _V._ o pessimi _Ab._ ab his infidelibus.

[336] G. MAZZATINTI, _Inventari dei manoscritti della Bibl. d'Ital._, vol. II, pag. 7, nº 24.

[337] _Romania_, XII.

[338] NOVATI, _Le serie alfabetiche_, ecc., in _Giorn. St_., XV, pag. 337.

[339] MAZZI, _Op. cit_., II, 271.

[340] _Giorn. St._, XV, pag. 337.

[341] _Proverbii attiladi novi et belli, quali l'uom non se ne debbe mai fidare..._ In Venetia, 1580. _Scelta di cur. lett._, nº XCI, Bologna, Romagnoli, 1865.

[342] G. BACCINI, _Le Facezie del Piovano Arlotto_, Firenze, Salani, 1884, pag. 316.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Le correzioni indicate a pag. 230 (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo. La notazione [=x] indica che le lettere specificate sono sormontate da una barra.