Saggio di ricerche sulla satira contro il villano

Part 17

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[157] BURCKHARDT, _La civiltà nel secolo del Rinascimento_, Firenze, Sansoni, 1876, t. II, pag. 104 e seg. Il Burckhardt, dopo di aver osservato che questa reazione naturalistica nella poesia contro la bucolica convenzionale degli imitatori di Virgilio e del Boccaccio non era possibile che in Italia per le condizioni diverse in cui vi si trovavano i contadini rispetto a quelli di Francia e di Germania, aggiunge: «Ora è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il villano, e che la commedia improvvisata si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i vilains, di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di qualsiasi specie (_Corteg._, II, 54; PANDOLFINI, _Governo_, pag. 86) s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze d'onore e di rispetto per una classe di persone che rende alla società sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine». Senza fermarci a constatare la maggiore o minor quantità di componimenti satirici contro i villani nei diversi paesi, osserviamo contrariamente a quanto afferma l'illustre storico del nostro Risorgimento, che se il Pandolfini, o per meglio dire, l'Alberti in alcuni luoghi dell'opera discorre della felicità di chi vive in villa lontano dai rumori della città, parlando dei contadini, dice: «È cosa da non poter credere quanto nei villani sia cresciuta la malvagità! Ogni loro pensamento mettono nell'ingannarci; mai errano a loro danno in niuna ragione s'abbia a fare con loro: sempre cercano che si rimanga loro del tuo... Se le ricolte sono abbondanti per sè ne ripongono le due migliori parti. Se per cattivo temporale o per altro caso le terre furono quest'anno sterili, il Contadino non te n'assegna se non danno, ecc.» (pag. 106-107). Anche nel _Cortegiano_ del CASTIGLIONE non abbiamo saputo trovare le attestazioni di simpatia a cui il B. accenna; anzi i contadini vi sono in più luoghi dipinti come vittime di burle tradizionali per opera di buontemponi, e vi si stigmatizza il nobile che lotta per diporto col villano. Certo nella nostra letteratura non mancano le lodi ai villani, ma ai due scrittori citati non spetta questo merito. Tra i molti che scrissero in lode della popolazione rurale, ricorderemo GIO. VINCENZO IMPERIALE che scrisse nei primi anni del sec. XVII un poema, intitolato: _Lo stato rustico_, Genova, 1611, nel quale contrappone la felicità della vita rustica all'infelicità della cittadina.

[158] _Storia della Lett. it._ (trad. it.), Torino, Loescher, 1891, volume II, parte I, pag. 228.

[159] Il Fanfani dice del Magnifico: «Scritturò ancora (mi si lasci dir così, perchè proprio mi dà l'idea egli d'impresario, e gli altri di virtuosi) quanti più filosofi, letterati, poeti, storici potè raccapezzare; e tutti se gli teneva dattorno, e tutti facevansi grassi alle sue spalle, godendosi ville, sollazzi ed onorati riposi, secondo la natura di ciascuno, e rendendo poi al magnifico dispensatore larga mercede di incensature». _Poesie giocose inedite o rare_ pubblicate da A. MABELLINI, con un _Saggio sulla poesia giocosa in Italia_ di PIETRO FANFANI, Firenze, 1884, pag. 16.

[160] G. BACCINI, _Bollettino storico_, _letterario del Mugello_, FIRENZE, 1893, anno I, n. 7, pag. 104; il Baccini ricorda altre canzonette dello stesso Giambullari.

[161] La quinta delle ventotto stanze rusticali pubblicate dal FERRARI, _Op. cit._, pag. 231, ricorda questo passo della Nencia.

[162] Nella poesia rusticale pubblicata dal Carducci, già ricordata, è detto:

Siete più netta che non è il pattume E rilucete più ch'una stagnata.

Il Folengo:

Bocca Zoanninae cum grignat, grignat Apollo Bocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.

[163] Satire alla Berniesca, Turino, pro Martino Cravotto, 1549. Confronta anche la XXXVII delle _Stanze dello Sparpaglia alla Silvana_ di F. DONI, e i ritratti femminili nella Catrina e nel _Mogliazzo_ del BERNI.

[164] V. ROSSI, _Battista Guarini ed il Pastor Fido_, _Torino_, _Loescher_, 1886, parte II, pag. 174.

[165] GASPARY, _Op. cit._, vol. II, parte II, pag. 271.

[166] Il volumetto porta la segnatura [47. 1] s. l. n. d. adesp. car. got. della fine del sec. XV (cm. 16 × 11). Il Capitolo è così intitolato: _Capitolo rusticale contando le bellezze de_ | _la sua inamorata_. A fol. 2-t, si leggono: _Strambotti alla Martorella_ che finiscono con un _Strambotto sopra un paio di calze_: a fol. 5-r: _Capitolo_, _Sonetti e Strambotti d'amore_: a fol. 9-r e 10-r i due _Capitoli_ attribuiti a Cecco d'Ascoli di cui parliamo in Appendice II.

[167] SILVIO PIERI, _Un commediografo popolare del sec. XVI_, in _N. A._, luglio 1881.

[168] Nelle _Rime di Magagnò, Menon e Begotto in lingua rustica padovana_, Venetia, 1610, sono assai frequenti le imitazioni del Ruzzante; si confronti il ritratto che Menon fa della Thietta:

E qui do brazzi — Par ramonazzi . . . . . . . . . . . . . . . . O che man care — Man da impastare Senza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).

Qui peazzon, che co i va per la villa I sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).

[169] BIONDELLI, Op. cit., pag. 162: _Matinada_, _idest Strambòg che fa il Gian alla Togna_. Si può qui ricordare anche la _Serenata, overo cantata del Dott_. _Graciano e Pedrolino in lode della loro innamorata_ del CROCE, pubblicata da A. GAUDENZI, _I suoni, le forme e le parole dell'odierno dialetto della città di Bologna_, Torino, Loescher, 1889, pag. 225:

PEDR. ..... voi cantà de Franceschina Che l'è piò bianca che n'è la puina, E piò zentil assè d'un formai dur.

GRA. La Sabadina è com'una polpetta, . . . . . . . . . . . . . . . .

[170] Sulla poesia rusticale vedi il Quadrio, _Della Storia e della Ragione d'ogni Poesia_, Bologna, 1739, libro I, dist. II, cap. VII. Tra gli scrittori in lingua rustica napoletana ricorderemo G. C. CORTESE, al quale appartiene: _La Rosa, Chelleta posellechesca che no Toscanese decerria Favola boscareccia_ (Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana, Napoli, 1783, t. III). Anche nelle poesie di Filippo Scruttendio de Scafato abbiamo parecchie descrizioni burlesche delle bellezze dell'innamorata; basterà che ricordiamo il sonetto III della _Corda primma_:

Cecca se chiamma la Segnora mia, La facce ha tonna comm'a no pallone . . . . . . . . . . . . . . . . Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia, Ha li capille comme l'ha Protone, No pede chiatto ha dinto a lo scarpone Che cammenanno piglia mezza via, È cchiù bavosa che non è l'anguilla Cchiù saporita che non sò le spere...

così pure vedi il sonetto nº XIII.

[171] PORTIOLI, _Le opere Macheroniche di Merlin Cocai_, Mantova, 1882, vol. 1, pag. 253.

[172] _La Piazza universale_, ecc., discorso CXIIII, pag. 344. Vedi anche G. ROSA, _La Valle Camonica nella Storia_, Breno, Venturini, 1881, pag. 73 e 114, e RUA, _Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, in Giorn. Stor._, XVI, pag. 245.

[173] I facchini servivano di spasso alla popolazione cittadina nel carnovale, come gli Ebrei a Roma nel sec. XVII.

[174] BIONDELLI, _Op. cit._, pag. 182 e seg.; DE CASTRO, _La Storia nella Poesia popolare milanese_, Milano, Brigola, 1879, pag. 110. Sulla presenza nel carnevale milanese di Mascherate facchinesche, vedi AMBROGIO DA MILANO (C. Cantù), _I Carnevali milanesi nel Mondo Illustrato_, febbraio 1847, pag. 119, e I. CANTÙ, _Il Carnevale italiano_, Milano, Vallardi, pag. 98.

[175] STOPPATO, Op. cit., pag. 113 e seg.

[176] V. IMBRIANI, _Dante e il Delli Fabrizi_, loc. cit.

[177] Abbiamo qui un'altra conferma dell'uso comunissimo in quel tempo della parola «facchino» per bergamasco, usata, come avverte l'Imbriani, anche dall'Ariosto (_Sat._, VI, 115). Altre testimonianze di questo uso porta il Rossi nel noto studio sull'_Odasi_ (_Giornale Stor. della Lett. It._, XI).

[178] _Le Tredici Piacevolissime Notti_, Venezia, Zanetti, 1604, pag. 236.

[179] ZERBINI, _Note storiche sul Dialetto Bergamasco_, Bergamo, Gaffuri, 1886, pag. 38.

[180] Anche nelle _Rime di Magagnò_, ecc. (pag. 58) si legge una traduzione in lingua rustica padovana del primo canto dell'Orlando.

[181] La corrente satirica contro i Bergamaschi aveva annesso un significato dispregiativo anche al nome del grande capitano; vedi il PASSERINI, _Op. cit._, pag. 92, nº 191.

[182] A. MOSCHETTI, _Il Gobbo di Rialto e le sue relazioni con Pasquino_, nel _Nuovo Archivio Veneto_, Anno III, t. V, parte I; V. ROSSI, in _Rassegna bibliografica della Lett. It._, I, 184 e in _Giorn. Stor._, XXII, pag. 295.

[183] Vedi nel _Saggio bibliografico_ del Guerrini sul Croce i numeri 62, 98, 99, 170, 189, 244, 256, 263, 266.

[184] STOPPATO, _Op. cit._, pag. 156 e seg. Sopra la voracità dello Zanni vedi anche la _Corona Maccheronica di B. Bocchini detto Zan Muzzina_, parte I, pag. 220.

[185] G. RUA, _Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola_, in _Giorn. Stor._, XVI, pag. 245.

[186] TOSI, _Op. cit._, Appendice.

[187] STOPPATO, _Op. cit._, pag. 156.

[188] _Le origini della lingua italiana_, Genova, 1685, pag. 498.

[189] Il NICCOLÒ ROSSI, nel passo citato dal De Amicis, dice appunto: «Nè commedie io nomerò giammai quelle che da gente sordida et mercenaria vengono qua e là portate, introducendovi _Gianni_ Bergamasco, Francatrippa, Pantalone et simili buffoni...». Nelle _Stanze in lode delle Virtuosissime et Honestissime Damigelle Siciliane e di tutta la loro honoratissima Compagnia_ di G. C. CROCE è detto:

(st. XXVI) Burattino v'è anchor, che similmente, È molto raro nell'imitatione, E in far belle cascate parimente Porge diletto assai alle persone; Ma se ben in tal'arte egli è eccellente, D'un pelo non gli cede _Giovannone_, Che col rozzo idioma fa d'intorno Muover gran risa, e rende un spasso adorno.

[190] _Giorn. Stor._, IX, pag. 285.

[191] _Storia della Lett. It._, vol. II, parte II, pag. 306.

[192] _Opere edite ed inedite del Marchese Cesare Lucchesini_, Lucca, 1832, t. II, pag. 128.

[193] Il dialetto bergamasco, colle sue forti aspirazioni, doveva certo fornire oggetto di satira, e basterà che ricordiamo le dispute che nella tradizione popolare si narrano come avvenute tra i Bergamaschi e i Fiorentini sulla priorità della loro lingua (STRAPAROLA, notte VII, 2, e notte IX, 5.).

[194] RICCOBONI, _Histoire du Théâtre italien_, Paris, 1730, t. I, cap. II.

[195] Ediz. dei Classici italiani, Milano, 1804, pag. 124. L'Agresti, _Studii sulla Commedia italiana del sec. XVI_, Napoli, 1871, pag. 146, dice: «In Firenze era un ridotto, detto il Zanni (!!), alle cui laidezze abbominevoli correvano in folla, anche i giovani bennati, struggendosi di piacere per quelle sconcezze, ed applaudendole molto più delle commedie de' letterati». Povero Zanni, confuso con un teatro! Carlo Dati nella lettera al Menagio, dice: «E perchè questa parte del Zanni è tra' Comici forse la principale, i medesimi quasi da essa prendono il nome, dicendosi andare a gli Zanni, e alle Commedie degli Zanni, cioè dei Commedianti».

[196] In una nota del Minucci al _Malmantile racquistato_ del LIPPI, Milano, 1807, Canto II, ottava XLVI, è detto: «Zanni, dal nome Giovanni, che propriamente significa servo ridicolo Bergamasco...».

[197] D'ANCONA, _Origini del Teatro it._, Torino, Loescher, 1891, 1, 602, nota 4.

[198] F. VALENTINI, _Trattato su la Commedia dell'arte ossia improvvisa. Maschere italiane ed alcune scene del Carnovale di Roma_, Berlino, 1826.

[199] V. CARAVELLE, _Chiacchere critiche_, Firenze, Loescher, 1889, pag. 36 e sg.

[200] E. MASI, _Sulla Storia del Teatro it. nel sec. XVIII_, Firenze, Sansoni, 1891, pag. 227.

[201] Il Cian, nel commento già ricordato al _Cortegiano_ (lib. II, cap. XXVIII, pag. 159), ricorda un passo del Nifo, _De Re Aulica_, nel quale si accenna all'analogia della satira contro i Bergamaschi e i Cavensi, introdotti sulla scena come tipi ridicoli e burleschi: «... quales apud nos sunt qui Cavenses imitantur, et apud Venetos Bergomates».

[202] _Op. cit_., parte II, cap. I.

[203] Sulla tanto dibattuta questione dell'origine del nome di Arlecchino vedansi gli studi del D'ANCONA, _Varietà storiche e lett._, Milano, Treves, 1885, parte II, pag. 290, e di G. RAYNAUD, _La Mesnie Hellequin_ negli _Études Romanes_, Paris, Bouillon, 1891, pag. 64.

[204] MICHELE SCHERILLO, _La Commedia dell'Arte in Italia_, Torino, Loescher, 1884, pag. 53 e seg.

[205] _Corriere di Napoli_, settembre 1893, nº 245 e 247. Vedi pure dello stesso: _I Teatri di Napoli, sec. XV-XVIII_, Napoli, Pierro, 1891, pag. 688.

[206] _Geschichte des Grotesk-Komischen_, Leipzig, Werl, 1862, pag. 30.

[207] _Masques et Bouffons_, Paris, 1860, t. I, pag. 75.

[208] _Memorie del Sig. Carlo Goldoni, scritte da lui medesimo_, Venezia, 1788, t. II, cap. XXIV, pag. 186 e seg.

[209] Le parole del Flögel sono pure ripetute nel noto raffazzonamento del NICK, Die _Hof-und Wolks-Narren_, Stuttgart, 1861, t. II, pag. 90.

[210] BENEDETTO CROCE, _Op. cit._

[211] PIERRE TOLDO, _Figaro et ses origines_, Milan, Dumolard, 1893.

[212] Il QUADRIO, _Op. cit._, libr. I, pag. 193, ritiene pure che gli Zanni abbiano un'origine relativamente recente: «E generalmente, per concitare le risa, si sono dagli Italiani introdotti nella Commedia gli Zanni, che quante parole dicono, tante malamente difformano e sconciano, sghignazzando intanto per sì fatti spropositi gli spettatori».

[213] AGRESTI, _Op. cit._, pag. 82.

[214] E. LOVARINI, _Un allegro convito di studenti a Padova. Epistola_ (Nozze Sagaria-Bottesini), Padova, Crescini, 1889, pag. 7.

[215] _Propugnatore_, Nuova Serie, vol. I, parte I, pag. 291.

[216] _Giorn. Storico_, XX.

[217] _Tutte le opere del Famosissimo Ruzante_, Vicenza, 1584.

[218] A pag. 231 della stessa opera trovansi nella _«Zagni che fa tutte le parti in Commedia»_ alcune notizie interessanti sui vari personaggi della Commedia dell'Arte.

[219] _Testi antichi modenesi dal sec. XIV alla metà del sec. XVIII_ editi da F. L. PULLÉ (_Scelta di Curiosità lett_., Romagnoli, disp. CCXLII), pag. LXIX e seg.

[220] _Poesie pastorali e rusticali raccolte ed illustrate con note_ dal DR GIULIO FERRARIO, Milano, 1808, pag. 348.

[221] FERRARIO, Op. cit., pag. 409.

[222] A. D'ANCONA, _Origini del Teatro_, Torino, Loescher, 1891, volume I, pag. 547 e seg.

[223] STOPPATO, _Op. cit._, pag. 89-127.

[224] CURZIO MAZZI, _La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI_, Firenze, Le-Monnier, 1882, vol. I, pag. 289 e seg.

[225] D'ANCONA, _Op. cit._, vol. I, pag. 60.

[226] LENIENT, _Op. cit._, pag. 322.

[227] E. PICOT, _La sottie en France_, in _Romania_, VII, pag. 236. Vedi pure MARIUS SEPET, _Observations sur le Jeu de la Feuillée d'Adam de la Halle_ negli _Études Romanes_, Paris, Bouillon, 1891, pag. 69.

[228] _Bruno Cotronei_, _Le Farse di G. G. Alione_, Reggio Calabria, Siclari, 1889.

[229] A. D'ANCONA, _Il Teatro mantovano nel sec. XVI, in Giorn. St._, V, pag. 27; F. TORRACA, _Studi di Storia lett. napoletana_, Livorno, Vigo, 1884, pag. 271; _Giorn. Stor._, X, pag. 177; CAMERINI, I _Precursori del Goldoni_, pag. 180.

[230] Il D'ANCONA (_Op. cit_., vol. I, pag. 600), ricorda come «ultima immagine delle feste popolari, onde celebravasi il Natale, e della parte che riserbavasi in esse a' pastori» l'uso dei pifferari abruzzesi la vigilia di Natale di andar suonando colle cornamuse alle Madonne di Roma; assai più importante come attestazione del perdurare della Sacra Rappresentazione nei giorni nostri è il trovare, specialmente nel Piemonte, riprodotta nelle feste del Natale assai fedelmente la Sacra Rappresentazione della Natività. Non è qui il luogo di stabilire un confronto minuzioso tra l'antica e la recente Rappresentazione, solo ci preme di rilevare come si sia perfettamente conservata anche ai giorni nostri la satira contro i villani che vi hanno parte come comico intermezzo; e diciamo villani, anzichè pastori, perchè chi voglia studiare attentamente il carattere di Nencio, Bobi e Randello dell'antica Rappresentazione, e il pastore Gelindo della Rappresentazione odierna, può capacitarsi che i costumi loro attribuiti si addicono meglio ai villani che ai pastori. Fra le molte stampe che conosciamo di queste riproduzioni della Natività, nota ai giorni nostri sotto il nome di _Pastore Gelindo_, ricorderemo la seguente: _La Natività di nostro Signore Gesù Cristo e la strage degli Innocenti_, Rappr. sacra, Novara, 1839. Vi abbiamo l'Angelo che fa il prologo: nel primo atto Gelindo, che parla in dialetto rustico piemontese, dovendo partire per Betlemme per il censimento, fa alla moglie Alinda mille ridicole raccomandazioni: avendo incontrato S. Giuseppe e la Madonna che egli non conosce, fa a S. Giuseppe mille complimenti sul suo buon gusto nella scelta della moglie, e canta alla Madonna uno «stranot». Nel secondo atto, Gelindo ritornato a casa e sentita la visione avuta dai pastori, li conduce a Betlemme; anche qui prima della partenza i pastori si mettono a mangiare, e succede una scena comica tra quelli che partono e quelli destinati a rimanere a casa: alla fine partono tutti insieme, e, giunti alla capanna, depongono ai piedi del Messia i loro umili doni. Nel quarto atto, Gelindo, ritornato in città a vendere dei latticini, ne offre ai Re Magi che egli non conosce, e si arrabbia contro alcuni monelli che lo avevano derubato della sua merce: «Ant el Sittà el bsogna peu dila, o j'è dla gran burbaja: ant el terri in son nent chsi dà a la scroccarìa...».

[231] PALERMO, _I Manoscritti Palatini_, Firenze, 1860, vol. II, pag. 435 e seg.

[232] D'ANCONA, _Op. cit._, II, 521.

[233] MAZZI, _Op. cit._, I, cap. X.

[234] _Due Farse del sec. XVI riprodotte sulle antiche stampe_, Bologna, Romagnoli, 1882.

[235] TORRACA, _Op. cit._, pag. 85-116.

[236] Notiamo qui che nel _Cod. It._, XLVI della Marciana, del sec. XVII, si leggono le dieci _Mascherate Rusticali di Francesco Faleri ne la Congrega de' Rozzi detto l'Abbozzato. Dedicate all'Apollinea Sughera de' Rozzi, 1666_ che il Mazzi non aveva potuto vedere.

[237] MAZZI, _Op. cit._, I, 198.

[238] MAZZI, _Op. cit._, I, 199.

[239] Anche nella _Comedia pastorale_ di _M. Bartolomeo Braida di Sommariva_, Torino, 1556, un villano, che entra come comico intermezzo, è bastonato da due pastori; egli corre ad armarsi per trarne vendetta, e brava, ma i pastori ritornano e lo bastonano nuovamente. Vedi _Delfino Orsi_, _Teatro in dialetto piemontese_, Milano, 1890, vol. I.

[240] Fu pubblicato per nozze Caravelli-Mucci da R. BONINSEGNI, Firenze, 1892. Anche ai giorni nostri è ripetuta molto spesso la satira contro il villano in questi componimenti; ricorderemo la farsa _Villan che s'inurba_ del Can. EGIDIO CATTANEO, San Benigno Canavese, 1887.

[241] _Il Teatro delle Favole rappresentative overo la Ricreatione Comica Boscareccia e Tragica_, divisa in cinquanta giornate composte da FLAMINIO SCALA, Venetia, 1611, giorn. XLII, e XL.

[242] STOPPATO, _Op. cit._, pag. 133-150.

[243] GASPARY, _Storia della Lett. Ital._, II, parte II, pag. 278.

[244] C. VERZONE, _Le rime burlesche di A. Grazzini detto il Lasca_, Firenze, Sansoni, 1882, pag. 296: _Sopra l'andare a vedere le Commedie del Zanni_. Vedi anche pag. 521.

[245] _Rime burlesche_ di A. BRONZINO, Venezia, 1810, pag. 19.

[246] MAZZI, _Op. cit._, II, pag. 225. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del Bibliotecario della Comunale di Siena, signor Fortunato Donati, a cui rinnoviamo i più vivi ringraziamenti.

[247] Confessiamo d'ignorare chi siano questi Ambrogini, uniti alle note maschere degli Zanni e dei Pantaloni. Nello stesso codice H, XI, 5, fogl. 205-t-207, si legge un _Riscatto degli Ambrogini dalle donne Ambrogine_.

[248] GASPARY, _Op. cit._, pag. 278.

[249] CAMERINI, _I Precursori del Goldoni_, Milano, Sonzogno, 1872, pag. 130.

[250] Basterà che ricordiamo la _Calandria_ del BIBBIENA, e la _Cofanaria_ di F. D'AMBRA.

[251] La nota storiella dell'asino rubato da Pulcinella al villano, vive nella tradizione popolare; nella Trivulziana esiste una novella di M. AGNOLO PICCIONE, _L'asino mutato in frate_, Omate, 1810, dove Pulcinella è sostituito da frate Taddeo. Vedi pure _Archivio per le trad. pop._, vol. V, pag. 205. Così nel _Conte d'un Paysan qui avoit offensé son Seigneur_ del LA FONTAINE è ripetuta la scena delle varie pene scelte da Pulcinella nel primo intermezzo del _Malade imaginaire_ di MOLIÈRE, la quale ricorda alla sua volta la bastonatura del pedante Manfurio.

[252] VERZONE, _Rime del Grazzini_, ecc., pag. 521.

[253] C. DATI, _Op. cit._, pag. 111.

[254] G. GIUSTI, _Raccolta di Proverbi toscani_, pag. 172. Questo proverbio si incontra, tra l'altro, in una poesia di Pietro Jacopo de Jennaro (MANDALARI, _Op. cit._, pag. 99):

Io conoscho tua persone Che de schacta de villano Che non va sencza bastone E per prego non se fa humano...

ed è ripetuto nell'atto IV della _Tancia_ del BUONARROTI, e negli _Alfabeti satirici_. Nell'ott. LXXVIII del _Sonaglio delle donne_ del GIAMBULLARI, è rivolto contro le donne:

che la bestia si doma con lo sprone et la donna perversa col bastone.

[255] NOVATI, _Carm. m. e._; _Alfabeto_ pubbl. dal MEYER, ecc.... La maggior parte di questi proverbi satirici contro i villani s'incontra già nelle _Serie alfabetiche_ pubblicate dal NOVATI, in _Giorn. St._, XVIII, pag. 104 e seg., nella raccolta del PESCETTI, _Proverbi italiani_, Venetia, Spineda, 1618, pag. 271, del BUONI, del PASQUALIGO, dello STRAFFORELLO, ecc.

[256] NINNI, _Materiali per un Vocabolario della Lingua rusticana del Contado di Treviso, con un'aggiunta sopra le superstizioni, le credenze ed i Proverbi rusticani_. Venezia, Longhi, 1892.

[257] Il PUCCI, nel sonetto satirico già ricordato, dice:

E come anticamente Dice il Proverbio che per me si conta, Che chi a villan fa ben, a Dio fa onta.

[258] Dobbiamo la notizia di questa satira al prof. Vittorio Rossi.

[259] Confronta l'_Alphabeto delli Villani_ già ricordato:

. . . . . . . . . . nu martoregi, Con un po' de sorgo se fazon del pan, Galli, galline, oche, e polastriegi Gli altri si magna, e [nu] con un po' de nose Magnon di raui, come fa i porciegi.

[260] Il LASCA nel _Canto Carnascialesco dei Maestri di far Razzi_ dice pure:

Vedete questi che pe' contadini e per la goffa gente Son fatti solamente che gli appiccano i putti e i mattaccini.

In un capitolo di un Senese, antecessore dei Rozzi (MAZZI, II, 243) è pure detto altrettanto.

[261] F. NOVATI, _Studi critici e letterari_, Torino, 1889, pag. 175.

[262] _Sitzungsberichte der Philosophisch-Historichen Classe der K. Akad. der Wissenschaften_, 1864, Wien, vol. XLVI, pag. 119.

[263] _Romania_, VII, p. 44.

[264] B. BIONDELLI, _Poesie Lombarde inedite del sec. XIII_, Milano, Bernardoni, 1856, pag. 11 e segg.

[265] C. LOZZI, _De' segni distintivi delle antiche Edizioni e Stampe_ (_Il Bibliofilo_, II, 33).

[266] _Giornale Storico della Lett. It._, vol. I, pag. 62.

[267] G. CASTELLI, _La vita e le opere di Cecco d'Ascoli_, Bologna, Zanichelli, 1892, pag. 51; V. ROSSI in _Giorn. St._, XXI, pag. 385.

[268] Nelle _Rime genovesi della fine del sec. XIII e del principio del XIV_ pubblicate dal LAGOMAGGIORE in _Arch, glott. it._, vol. II, pag. 161, ricorre spesso questo motivo; così al nº LXVII, pag. 249:

=De Rustico: moto=

Vilan chi monta in aoto grao per noxer a soi vexim, de per raxoin in la per fim strabucar vituperao.

e al nº CXVII, pag. 286:

=De Rustico ascendentem in prosperitate.=

E no so cossa più dura ni de maor prosperitae como vilan chi de bassura monta en gran prosperitae: otre moo desnatura, pin de orgoio e de peccae . . . . . . . . . . . . . per zo che in lui no e dritura ni cortesia ni bontae.

Vedi anche il nº CXVIII.