Saggio di ricerche sulla satira contro il villano
Part 15
i quali devono pregare per i laici, poi vengono i cavalieri che devono difendere il paese dagli infedeli, e da ultimo i villani:
Puis establi le vilain Pur gaanier as altres pain;
questa divisione è ripetuta nel _Des Putains et des Lecheors_; WRIGHT, _Op. cit._, pag. 60:
Quant Déex ot estoré le monde, . . . . . . . . . . . . . . Trois ordres establi de genz, . . . . . . . . . . . . . . Clers et chevaliers, laboranz. Lès chevaliers toz asena As tenes, et as clers dona Les aumosnes et les dimages; Puis asena les laborages As laboranz, por laborer.
E nella «Consultatio sacerdotum», WRIGHT, _Latins poems_..., p. 179 (citato dal BÉDIER, _Les Fabliaux_, Paris, Bouillon, 1893, pag. 361):
Laborare rusticos, milites pugnare Iussit, ac praecipue clericos amare.
Vedi pure _Li Mariages des Filles au Diable_, JUBINAL, _Op. cit._, pag. 283 e _Les Œuvres facétieuses de Noël du Fail_, Paris, 1874, tom. I, pag. 7-10.
[61] Assai popolare dovette essere nel secolo decimosesto questa operetta che appartiene a quel ciclo di componimenti satirici a cui si ricollegano _Le Malitie delle Donne scoperte dal Gobbo di Rialto_, della misc. marciana 2213, 3, riprodotte dal Menghini, e il cui ritornello, come avverte il Morpurgo, fu parodiato in una canzonetta satirica contro i villani (il Morpurgo ha ristampato per Nozze Cassin-D'Ancona, Firenze, 1893, un'altra poesia satirica intitolata pure «Le Malitie delle donne» che non ha nulla di comune con quella della misc. marciana) e le _Malitie dei Villani_, assai più note sotto il nome di _Sferza dei Villani_ che noi riproduciamo in Appendice. La Biblioteca Trivulziana possiede due edizioni delle _Malitie delle Arti_; la prima, di cui abbiamo qui sopra riferito l'ottava cinquantesimaquarta, diretta contro i villani, è un opuscoletto di settantadue ottave; dopo il titolo _Le Malitie di Tute l'arte_ segue una rozza silografia rappresentante varî attrezzi, e comincia:
Emprima io laudo te signor di gloria
e finisce colla chiusa solita di questi componimenti popolari:
fornita è questa storia al vostro honore.
Da una nota manoscritta è detto: _Ottave di Giampietro Salvetti (sec. XVI) di Pistoia, stampate in Firenze nel 1562_. L'altra edizione ha per titolo: _Historia nuova | delle Malitie, e Astutie, et | Inganni, che usa ciascheduna arte. Composte | in ottava rima et novamente stampate_, poi sei piccole silografie rap. lavori campestri, s. d. n. l., due fogli, doppia colonna, car. rom. sec. XVI; in questa i villani non sono nominati. Il D'Ancona e il Milchsack ne ricordano un'altra edizione del 1555.
[62] _Le Satire alla Carlona di M. Andrea da Bergamo_, Vinegia 1546, vol. 1, pag. 60, satira XIII.
[63] CURZIO MAZZI, _La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI_, Firenze, 1882, vol. 1, pag. 325.
[64] Questa «Frottola» (del sec. XVIº, 3 fogli a 3 col. s. d. n. l. adesp. 21 × 16), dopo il titolo ha nel primo foglio la medesima silografia preposta al «Contrasto del matrimonio de Tuogno e della Tamia» ricordato dallo STOPPATO, _Op. cit._, pag. 102. La grande diffusione che nel principio del sec. XVI ebbero queste produzioni popolari, non permetteva per ognuna di esse l'intaglio di una speciale silografia, e perciò molte volte possiamo venire a conoscere il luogo di origine di alcune di esse, per mezzo di queste ripetizioni di silografie tolte da operette più note.
[65] _Carmina illustrium poetarum italorum_, tomo X, pag. 262.
[66] Anche il GARZONI, un secolo circa dopo il Vegio, dopo di aver nel suo curioso libro _La Piazza universale di tutte le Professioni del mondo_, Venetia, 1587, ricordate le lodi che gli scrittori dell'antichità avevano tributato alla vita campestre proclamandola più invidiabile di quella cittadina, soggiunge: «Con tutte le preminenze et lodi ch'hanno gli Agricoli della terra se io tacessi, Momo mi accuserebbe per partiale; onde è forza contare tutte quelle che io mi ricordo, per fuggir le calonnie di costui; come che il contadino o villano è da meno che un plebeo, perchè il plebeo riposa pur la domenica, et esso molte volte anco la festa è sforzato a sudare intorno al frumento... Il villano è sordido quanto dir si possa... si muta di camiscia se non allo spontar delle luserte, o al rinovar della pelle che fanno i serpenti, o delle corna come fanno i cervi, la qual cosa avviene una volta l'anno... I villani hanno ancora comunemente la conscienza grossa, et massime nel pigliar la robba del padrone, servendosi di quella ordinaria ragione, che son troppo aggravati et angariati da lui. Questa è quella che gli fa diventar furbi et ladroni... che gli induce a fornicar volentieri con le mogli dei vicini, a tornar Gomorra in piedi, a partirsi da messa innanzi all'«Ite missa est»... Hoggidì sono i villani astuti come volpi, malitiosi come la mala cosa, pieni di magagne come il cavallo del Gonella..., e quando si dice villano, tanto è dire, come se alcuno dicesse Barraba fra' ladri, Euribato fra' furbi, Procuste fra gli assassini, Harpalo fra sacrilegi, perchè non regna in lui comunemente nè conscienza, nè ragione, essendo un bue nel discorso, un asino nel giudizio, un cavallaccio nell'intelletto, un alfanna nel sentimento grasso più che il brodo dei macheroni, eccetto che nel male è peggior di un mulo, havendo tanta malitia che lo copre tutto da capo a piede. Per questo il villano è battezzato con tanti nomi di rustico, di tangaro, di serpente, di madarazzo, d'irrationale, di ragano, di villan scorticato, e di villan Cucchino che più dispiace a loro che ogn'altro vocabolo».
[67] È il cod. 1393, cart. del sec. XV di carte 187; contiene, come già abbiamo detto, a c. 112-114 r. la satira _De Natura rusticorum_, edita dal Novati; è descritto dal BIADEGO, _Catalogo descrittivo dei Manoscritti della Biblioteca comunale di Verona_, Verona, 1892, pag. 37. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del prof. conte Carlo Cipolla.
[68] «E similmente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene, che la zappa e la vanga e le grosse vivande et i disagi, tolgano del tutto ai lavoratori della terra i concupiscevoli appetiti, e rendan loro d'intelletto e d'avvedimento grossissimi». BOCCACCIO, _Decamerone_, giornata III, nov. I. Queste parole di Filostrato sono ripetute nell'_Heptaméron des nouvelles de très haute et très illustre princesse Marguerite d'Angoulême, royne de Navarre_, Paris, 1858, nov. XXIX: «Je ne trouve point etrange, dist Parlamente, que la malice y soit plus que aux autres, mais ouy bien, que l'amour les tourmente parmy le travail qu'ilz ont d'autres choses...».
[69] ATTILIO PORTIOLI, _Le Opere Maccheroniche di Merlin Cocai_, Mantova, 1892, Volume I, Maccheronica VII, pag. 186:
. . . . . . . . quid sueta ligone Vomere et attrito rigidas sub vertere glebas Rustica progenies aspirans grandibus ambit? En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et qui Non nisi festivo tellurem tempore sputis Inficit, abiectus, sordens, alienus ab omni Morigero cultu, tantum suefactus aratro, Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...
Maccheronica XI, pag. 257:
Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos. Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.
E a pag. 261, parlando delle devastazioni portate dalla grandine:
Poltronos facit haec se desperare vilanos. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Audis gaioffos tali pro sorte vilanos Blasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.
E nell'_Orlandino_, cap. V, ottava LVI:
Perch'esser al villan crudo e severo Altro non è se non bontà e clemenzia; Anzi dirò che un fusto grosso intero È quello che gli spira gran prudenzia: Dalli pur bastonate sode e strette Che non si ha di guarirlo altra ricetta.
dove è ripetuto il notissimo proverbio degli Alfabeti e di tutte le altre poesie satiriche contro i villani.
[70] Anche nella poesia popolare tedesca sono frequenti le lodi all'utilità del contadino. Ricordiamo i canti nº 1-6 editi dal Bolte nella raccolta ricordata.
[71] Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanile _Adolescentia_, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:
Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore: Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis; Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...
L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:
Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostes Sunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantque Non habita nostri capitis ratione coarctant.
[72] Confronta questa accusa d'irreligiosità fatta dal Folengo ai villani, colle lodi che invece il MANTOVANO tributa alla loro pietà nell'egloga VIII «De rusticorum religione».
[73] È degno di osservazione il fatto di veder qui i pastori trattati nella satira assai peggio dei villani, mentre vedremo nella drammatica popolare dei Rozzi e nel dramma pastorale continuamente distinte le due classi, e il villano rappresentato sempre come disturbatore degli amori idillici dei pastori, ufficio che più tardi fu assegnato al satiro. Anche il Bolte ha osservato come avvenga ben presto nella poesia pastorale questa disparità di trattamento tra i villani ed i pastori: «Den meisten dünkt der Abstand zwischen dem vergilischen Ideal und der gemeinen Wirklichkeit zu gross, und sie verfallen auf den seltsamen Ausweg, die Landbevölkerung in zwei Gruppen, edle Schäfer und grobe Bauernrüpel, zu teilen. Für die letzteren haben sie nur stolze Zurückweisung oder Hohn» BOLTE, _Op. cit._, pag. 8. In un poemetto rusticale di FERDINANDO FRANCHI, intitolato _Gli Sciali dei Contadini del Piano_ (sec. XVIII) e inteso a satireggiare la voracità dei villani, vediamo il perdurare, in questo genere di componimenti, di questa distinzione:
Le sontuose mense dei villani, le feste, i balli e le allegrie io canto non già di quei che con industri mani fendono al vago colle il duro manto, ma sì de' malcreati _pianigiani_ che sopra tutti han di rapaci 'l vanto: razza ignorante e rustica nazione, che duro più dell'asino ha 'l groppone.
Ma avremo occasione più tardi di ritornare su questo argomento; dacchè abbiamo ricordato il poemetto del Franchi, non sarà fuor di luogo che riproduciamo qui la descrizione curiosa ch'egli fa di un pranzo nuziale di contadini. Appena è portata la minestra in tavola:
XXIV. Getta la turba a cotal vista un grido grido di gioia e di letizia adorno che ne rimbomba ogni vicino lido e ne trema la terra intorno intorno: giunge perfino dentro al Regno infido, . . . . . . . . . . . . . . . . e nelle ombrose solitarie selve le feroci spaventa orride belve.
XXV. Vedeste mai rabbioso stuol di cani da cruda fame oppressi e tormentati dal ferro uccisa belva a brani a brani divorarsi coi denti smisurati? . . . . . . . . . . . . . . . . sono cotali que' villan cornuti che per vantaggio lor son molto astuti.
XXVII. . . . . . . . . . . . . . . . . O razza buscherona contadina, o rustica progenie sconsagrata! laggiù nell'eternale atra fucina la moglie di Pluton t'ha ingenerata! Ingolleresti tutta la cucina, mangeresti un demonio in carbonata.
Questo poemetto fu pubblicato da G. NERUCCI nell'_Archivio per le trad. pop._, vol. II, pag. 294.
[74] _La Cortona Convertita del Padre Francesco Moneti con la Ritrattazione ed altri bizzarri componimenti poetici del medesimo autore_, Amsterdam, 1790, pag. 292. — Il MONETI scrisse anche una satira _Della vita e costumi de' Fiorentini_, ristampata nel nº 8 della _Bibliotechina grassoccia_.
[75] Il Rossi illustrando un componimento di questo genere che si trova nelle Lettere del Calmo (_Le lettere di M. A._ Calmo, Torino, Loescher, 1888, pag. 149) annunziò di aver raccolto un gran numero di questi testamenti umoristici; speriamo ch'egli attenga presto la promessa fatta di trattare ampiamente di questo argomento tanto caratteristico della letteratura popolare. Ricorderemo qui solo alcuni dei più noti. Che il protagonista di questi testamenti umoristici fosse molto spesso il Villano, e ch'essi fossero recitati dai buffoni e dai giullari per dar spasso nei conviti alle liete brigate, ci è attestato dal GARZONI, _La Piazza universale_, cap. dei Buffoni, pag. 352: «Hor ne' moderni tempi la buffoneria è salita sì in pregio, che le tavole signorili sono più ingombrate di buffoni, che d'alcuna specie di virtuosi; e quella Corte par diminuita, e scema, dove non s'oda, o non si veda un Caraffula, un Gonnella, un Boccafresca in catedra, che dia tratenimento con favole, con motti, con piacevolezze, con bagatele, con mocche, all'honorata udienza, che gli siede intorno. Quivi il buffone recita i testamenti villaneschi di Barba Mengone, e di Pedrazzo; adorna l'instromento, che fa Sier Cecco di parole più grosse, che quelle del Cocai... parla di medicina come un Mastro Grillo...». Oltre il noto _Testamentum asini_ pubblicato dal NOVATI nei _Carmina m. e_., ricorderemo i seguenti altri:
I. _Desperata: Testamento: et Tran | sito de Gratios da Bergem | per venturina de val Lu | gana. Composta per el dottor Farina: | Cosa da crepar | dal ridere..._ In Venetia per Stephano Bindoni, 1554, Miscell. marciana 2213, 5:
. . . . . . . . . . . . . . . . . . E lagi, mi brigadi, a i me paret un per de scarpi vechi senza suoli che combri za tre agn per do marchet . . . . . . . . . . . . . . . . . . E sto gabà el lagi e la gonella al spicial fò da San Salvador perchè i robè una volta una porcella...
II. _Il Testa | mento de Zuan Polo | alla schiavonescha col nome del | noder et di testimonii et | comessarii con l'epitaphio che | va sopra la sepoltura et | un sonetto molto ridiculoso_. Miscell. marc. 195, 7.
III. _El contrasto del matrimonio de Tuogno e de | la Tamia el quale e Bellissimo et notamente composto da ridere et sgrignare ecc. | Item un bel testamento de un altro | villan da havere grande piacere: | et el Pianto de la Tamia_, poi segue una silografia rappresentante quattro villani che si appellano davanti al giudice. Del Contrasto ha parlato lo Stoppato; nel testamento burlesco Tuogno lascia sua erede universale la Tamia:
el corpo me a le grole e l'anima a chi la vole.
IV. _Il Testamento | di M. Latantio | mescolotti | cittadin del Mondo_. Miscell. Marc. 2208, 12:
Lascio a color che sono innamorati mille rivolgimenti di cervello . . . . . . . . . . . . . . . . . . L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lascio ch'ognun d'estate goda il caldo Item lascio le scuse a i debitori.
Vedi GUERRINI, _La Vita e le Opere di G. C. Croce_, Bologna, Zanichelli, 1879, Saggio bibliografico nº 258. Confronta anche nel medesimo i testamenti burleschi dei numeri 139, 220, 252, 256, 257.
_V. Testamento novamente | fatto per Messer | Faustin Ter | dotio_ Miscell. Marc. 2147, 3:
el capello ai tignosi li capilli ai tosi le orecchie a i sordi il cervello ai balordi il lassa ai cechi gli occhi ai zaltruni i pidocchij la lingua dona ai mutti e la vesica ai putti.
Questo testamento burlesco è ricordato dal Rossi, _Lettere di M. A. Calmo_, Appendice II. Il Rossi ha pure pubblicato un altro testamento burlesco satirico nell'_Intermezzo, Rivista di Lettere, Arti e Scienze_, Anno I, Alessandria, 1890, pag. 629.
VI. Un altro testamento burlesco è nell'atto quarto della _Tragicomedia di Squaquadrante Carneval et di Madonna Quaresima..._, Brescia 1544 (Vedi la descrizione bibliografica di quest'operetta in: LUIGI MANZONI, _Il libro di Carnevale dei sec. XV e XVI_, Bologna, Romagnoli, 1881, _Scelta di curiosità letterarie_, dispensa CLXXXI), operetta che da una nota manoscritta dell'esemplare posseduto dalla Trivulziana è attribuita a Filippo Ferroverde Pittore senese, e che continua ad essere ristampata per il popolo (V. BIONDELLI, _Saggio sui dialetti gallo-italici_, Milano, Bernardoni, 1853, parte I, pag. 178 e 188); e molti altri ne ricorda il NISARD nell'_Histoire des Livres populaires ou de la Litérature du colportage_, Paris, 1864, tomo I, cap. VI. Ricordiamo pure: _La Farce de M. P. Pathelin avec son Testament à quatre personnages_, Paris, 1723. Nel volume miscell. S. B. V. vi. 65 dell'Ambrosiana si legge pure un testamento burlesco, che ha il seguente titolo: _Vita e testament de l'Omm de preja_, Milano, 1850.
[76] _Usi e pregiudizi de' Contadini della Romagna_, operetta seriofaceta di PLACUCCI MICHELE, Forlì, Barbiani, 1848, in _Archivio per le tradizioni popolari_, vol. III, pag. 486; fu poi ristampata dal Pitrè, Palermo, Pedone, 1885, nel vol. I delle _Curiosità popolari tradizionali_.
[77] T. WRIGHT, _Histoire de la Caricature et du Grotesque_, Chapit. V, pag. 70.
[78] E. DU MÉRIL, _Poésies inédites du moyen âge précédées d'une Histoire de la Fable Ésopique_, Paris, Franck, 1854, pag. 9.
[79] LÉOPOLD SUDRE, _Les Sources du Roman de Renart_, Paris, Bouillon, 1893, pag. 12. Vedi anche CANELLO, _Saggi di critica letteraria_, pag. 170: _Favole, Fabliaux e Fiabe su Renardo e Isengrino_.
[80] LENIENT, _La satire en France au moyen-âge_, pag. 127.
[81] DU MÉRIL, _Op. cit._, pag. 108.
[82] Nelle favole non è raro di vedere il villano contrapposto al lupo; ricorderemo la XXII del _Novus Aesopus_ di ALESSANDRO NECKAM: _De lupo et bubulco_. V. DU MÉRIL, _Op. cit._, pag. 193. Nella facezia CLXII del Poggio il lupo è sostituito dalla volpe.
[83] SUDRE, _Op. cit._, pag. 341.
[84] LENIENT, _Op. cit._, pag. 134. «Renart est le type et le héros d'une generation nouvelle. Le monde commence à se désenchanter de la force pour adorer une autre puissance, l'adresse, la ruse, ce qui s'appellera plus tard la politique.
Tot cil qui son d'engin et d'art Sont mes tuit apelé Renart.
[85] MARTIN, _Le Roman de Renart_, Paris, 1882-87, v. 10180.
[86] _Lateinische Gedichte des Xe und XIe Jh. herausgegeben von_ I. GRIMM _und_ A. SCHMELLER, Göttingen, 1838; vedi quanto è detto nella Prefazione, pag. XVIII, sulla origine popolare di questa novella.
[87]
Ad mensam magni principis Est rumor unius bovis Presentatur ut fabula Per verba jocularia.
[88] Nei fabliaux si accenna sempre alla classe dei villani benestanti:
Jadis estait uns vilains riches Més moult estoit avers et ciches.
[89] Nel: _Vanto di duoi | Villani | cioè | Sandron e Burtlin | Sopra le astutie | tenute da essi nel vender le | castelate quest'anno | Cosa bella, e da ridere, del Croce_ || In Bolog. per lo Erede del Cochi al Pozzo rosso con Licenza dei Super. e Pri. (Vedi Guerrini, Op. cit., pag. 481, nº 262)
A tal ch'sti Zittadin, Han ben dal gof a dirla qui fra nu, Sis credin cha siamo turlurù. Ch's'iavesin ben più Occhi ch'n'nha al Pavon in t'la cova I n'aran mai da nu la part sova . . . . . . . . . . . . . . nu cuntadin, Nassem tut cun l'man fat a rampin.
[90] Vedi sulle descrizioni del _Paradiso deliziano_ e del _Paese di Cuccagna_, ALBINO ZENATTI, _Storia di Campriano contadino_, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CC), pag. LVIII, e VITTORIO ROSSI, _Lettere di A. Calmo_, Appendice II, pag. 398.
[91] SUDRE, _Op. cit._, pag. 228.
[92] Anche _Renart_, vinto in combattimento da _Roonel_, si finge morto ed è messo in un sacco e gettato nel fiume, ma è poi salvato dal cugino _Grimbert_. Ricordiamo come riscontro all'aneddoto del sacco, oltre quelli già notati, dal Köhler, dall'IMBRIANI, dallo ZENATTI, dal PITRÉ e dal RUA, la seconda farsa di TABARIN nella quale il capitano Rodomonte, colla solita promessa, induce lo sciocco Lucas ad entrare nel sacco. Anche nella novella _Les Lunettes_ di LA FONTAINE (MARTY-LAVEAUX, _Œuvres complètes_ de LA FONTAINE, Paris, Jannet, 1857, t. II, parte IV, pag. 295), il giovane che si era introdotto nel monastero e si era tradito rompendo gli occhiali dell'abbadessa, legato ad un palo, sta per essere castigato della sua temerarietà; ma fortunatamente passa un mugnaio, a cui il giovane fa credere che i tormenti che lo aspettano sono una punizione delle sue oneste ripulse, e il mugnaio si fa mettere al suo posto e viene in sua vece bastonato.
[93] Questo caratteristico fabliau (MONTAIGLON et RAYNAUD, _Op. cit._, t. III, 74) che ha ispirato a MOLIÈRE il suo _Médecin malgré lui_ è noto nella novellistica italiana sotto il nome di: _Storia | nuova | piacevole | e da ridere | di un Contadino nominato Grillo, il quale si volse far medico | e per le sue astutie diventò ricco, ecc..._ Oltre i numerosi riscontri che ne diedero il KÖHLER nella decimanona illustrazione alla _Posilecheata di Pompeo Sarnelli_ nella ristampa curata dall'IMBRIANI, e il Rossi, _Op. cit._, libro IV, pag. 270, ricorderemo la novella quinta del SERMINI (_Le Novelle di Gentile Sermini da Siena_, Livorno, Vigo, 1874): «Maestro Caccia da Seiano era sì in cerusica ed in fisica valentissimo, che veduto, senza dare medicina alcuna, in meno di due naturali, ogni infermità curava perfettamente» nella quale, come nelle _Aventures des Til Ulespiègle_, première traduction complète par P. JANNET, Paris, Lemerre, 1880, pag. 26, è riprodotta la seconda parte dell'aneddoto. Il BARUFFALDI, come è noto, ha sciupato questo comicissimo tema, diluendolo in un poema di dieci canti (_Grillo, Canti dieci d'Enante Vignaiuolo_, Venezia, apresso Homobon Bettanino, 1738), nel quale ha tentato di fare del villano Grillo un successore della tradizione Bertoldesca:
Tenea in fronte però tal signatura, Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno, Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. (Pag. 4, strofa X).
[94] MONTAIGLON et RAYNAUD, _Op. cit._, tomo III, nº LXXXI.
[95] Vedi LENIENT, _Op. cit._, cap. V.
[96] Confronta le circostanze spaventevoli che accompagnarono la nascita del mago Merlino, con quelle molto comiche narrate nel capitolo primo delle _Aventures de Til Ulespiègle_, P. Jannet, Paris, 1880: «De la naissance de Til Ulespiègle, et comment il fut baptisé trois fois en un jour».
[97] _I due primi libri della Istoria di Merlino_, per cura di G. ULRICH, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCI), pag. 39.
[98] _L'Esopo di Francesco del Tuppo_, per cura di CESARE DE LOLLIS, alla libreria Dante in Firenze, 1886, pag. 27. Vedi anche DU MÉRIL, _Op. cit._, pag. 34, e la _Vita di Esopo_ del LA FONTAINE (_Œuvres de J. de La Fontaine_, Paris, Hachette, 1883, t. I, pag. 26-54).