Saggio di ricerche sulla satira contro il villano

Part 14

Chapter 143,472 wordsPublic domain

[16] _Statuta... Florentiae... Rubrica XXXVI. De augumento poenarum contra comitatinos offendentes cives_. Negli Statuti di Ravenna (Op. cit., pag. 159) i rustici erano multati del quadruplo della pena comminata ai cittadini; e nel capo XXVI degli _Statuti dell'arte della seta_ compilati a Siena nel 1513, si legge: «se alcuno cittadino offendesse alcuno contadino od altra vile persona, sia condannato in la metà della pena solamente».

[17] PERRENS, _Histoire de Florence_, Paris, Hachette, 1877, t. III, pag. 302.

[18] D'ANCONA, _Origini del Teatro italiano_, Torino, Loescher, 1891, vol. I, libro II, pag. 547.

[19] È un opuscolo in-4 pic. car. rom. di fogli 4 non num. che si trova nella _Miscellanea marciana_, 2183, 9. Nel primo foglio, dopo il titolo, vi è una silografia di carattere fiorentino rappresentante tre villani che attendono a lavori campestri; poi: _In Perugia, Fiorenza, Bologna et di nuovo in Trevigi, appresso Angelo Righettini, 1624_. Ci fu comunicato dal prof. Vittorio Rossi.

[20] Nella «Frottola di due Contadini, Beco e Nanni» (Palermo, _Manoscritti Palatini_, II, 584-86).

Nanni dice:

E' non si vuol trattar gli osti altrimenti, I' vorrei vederlo, ve, Beco, traspare. No' lavoriamo all'acqua, a' caldi, a' venti, E lor si stanno al fresco a meriggiare.

[21] V. MARIO MENGHINI, _Canzoni antiche del popolo italiano_, vol. 1º, fascicolo 6º.

[22] Composizione di G. Pestelli, Firenze, Salani, 1888. — Vedi anche il _Contrasto curioso fra il Padrone e il Contadino che vuol mangiare a tutti i costi!_ di GIOVANNI FANTONI, Firenze, Salani, 1888.

Il BATINES, _Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre e profane_, Firenze, 1852, pag. 81, ricorda un «Contrasto del Cittadino e del Contadino» del sec. XVI, stampato in Siena, e il BRUNET, _Manuel du Libraire_, vol. 1º, col. 1569, ricorda una «Altercatione overo Dialogo composto dal Magnifico Lorenzo di Piero di Cosimo de' Medici, nel quale si disputa tra el cittadino el pastore». Edizione del sec. XVI, di venti fogli pic. in-8 s. n. V. D'ANCONA, _Op. cit._, II, 343.

[23] Alcuni di questi contrasti sono ricordati dal TORRACA, _Reliquie viventi del dramma sacro nel Napoletano_ in _Giorn. di Filologia Romanza_, IV, 8.

[24] BIANCHI GIULIO, _La proprietà fondiaria e le classi rurali nel medio evo_, Pisa, Spoerri, 1891, capitolo III (Vedine recensione in _Rivista di Scienze giuridiche_, marzo 1892).

[25] ALCIUS LEDIEU, _Les Vilains dans les œuvres des Trouvères_ (VIII volume della _Collection internationale de La Tradition_), Paris, Maisonneuve, 1890, pag. 31.

[26] Nei primi secoli del medio-evo la parola «villano» serviva a distinguere una classe speciale dei lavoratori del suolo; verso il secolo XIIº servì a designare in generale tutta la classe dei rustici e degli artigiani del contado; quando poi incominciò a colpirli la satira, la parola «villano» venne usata sempre in contrapposizione a «courtois» che serviva a designare la classe nobile. In quest'ultimo senso l'usa appunto Matazone da Calignano:

Però che in vilania, Non vose aver compagnia Se no da gli cortexi Da cui bontà imprexi.

e nel medesimo senso la troviamo usata nel _Roman de la Rose_ di G. DE LORRIS ET JEAN DE MEUN, Amsterdam, Bernard, 1735:

t. I, verso 1956 Si me baiseras en la bouche A qui nul villain horns ne touche, Je ne laisse mye attouchier Chascun villain, chascun bouchier, Mais doit estre courtois et frans, Celluy du quel l'hommage prens. » » 3785 Villain qui est Courtois c'est rage.

come pure in più luoghi del _De Babilonia civitate infernali_ di frate GIACOMINO DA VERONA. Più tardi invece prese il significato di _homme de mauvaise vie_; così nel _Dit de la Rose_ di CHRISTINE DE PISAN (V. Société des anciens textes français) _Œuvres poétiques de Christine de Pisan publiées_ par MAURICE ROY, Paris, 1891, t. II, _Le dit de la Rose_, pag. 39, v. 336:

J'appelle villains ceulz qui font Villenies, qui les deffont, Je n'entens pas par bas lignage Le vilain, mais par vil courage.

così pure negli ultimi versi dell'_Enseignement à preudomme_

Nus qui bien face, n'est vilains: Mès de vilonie est toz plains Haus hom qui laide vie maine: Nus n'est vilains, s'il ne vilaine.

Vedi pure: NOVATI, _Le serie alfabetiche proverbiali_, in _Giorn. storico della Lett. ital._, XVIII, serie 2ª. Sul significato della parola in Francia vedi: LEYMARIE, _Histoire des Paysans en France_, Paris, Guillaumin et C., 1856, tomo I, pag. 287. Egli ricorda alcuni versi del _Roman de Rou_ in cui è fatta distinzione tra «vilains» e «païsans»:

verso 2825 Chevaliers et borges, vilains et païsans » 2985 De granz haches i fierent vilains et païsans. » 5979 Li païsan e li vilain. Cil del boscage e cil del plain.

Vedi anche LENIENT, _La satire en France au moyen-âge,_ Paris, Hachette, 1875, pag. 119, e MARIO MANDALARI, Op. cit., pag. 24:

Non è sulo gentilomo Quillo che nasse gentile Non le basta avere lo nomo Sili facte soy so vile.

[27] L'estrema miseria in cui la classe dei lavoratori del suolo si trovava nel medio-evo spingeva molte volte anche i villani liberi a vendersi a qualche signore per non morire di fame; il BLANCARD, _Documents inédits sur le commerce de Marseille au moyen-âge_, Marseille, 1884-85, pag. LX, ricorda, tra i contratti commerciali del secolo decimoterzo, la formola di un contratto con cui un villano vende sè ed i figli: «Ego, a fame et penuria inennarabili cohactus vendo, trado tibi tali et tuis heredibus, in perpetuum, personam et filiorum ad servitutis jugum, et dissiplinandum, tenendum et imperandum.....».

[28] Vedi _Archivio storico italiano_, tomo II. — A. SOZZINI, _Diario delle cose avvenute in Siena dai 20 luglio 1550 ai 28 giugno 1555_. Vi è narrata la guerra sostenuta dai Sanesi per cacciare dalla città la guardia spagnuola, chiamatavi da Don Ferrante Gonzaga, pag. 186: «Alli 15 detto (Marzo 1553) essendo stata abbandonata da' nemici la torre della Talfe, vi si riducevano circa venti villani per potar le vigne circonvicine. La mattina a buon'ora vi andorno li nimici con fanti e cavalli, e la ripresero e li fecero tutti prigioni; de' quali ne capporno tre e diecesette ne strozzorno e gli lasciorno tutti sotto una quercia ignudi intorno al pedone (dell'albero): il che dette grandissimo terrore agli altri villani».

[29] _Ibidem_, pag. 326, ottobre 1554.

[30] _Ibid_., pag. 299, settembre 1554. «Il governo creò un magistrato di quattro cittadini, per distribuzione di Monte, sopra il mandar fuori le bocche disutili: e per essi fu mandato pubblico bando che chi aveva in casa contadini o lor famiglie rifuggite, gli dovesse aver mandati fuori della città in fra tre giorni, sotto gravissima pena: per il che ne uscirno dalla città assai, con buona scorta di soldati».

[31] «Alli 29 detto (marzo 1555) si partirono alcuni contadini compresi nel precetto delle bocche disutili; ed essendo poco lontani dalla città furono presi dagli Imperiali; e tagliatoli il naso e li orecchi, li rimandorno dentro nella città». Vedi anche la _Profezia sulla guerra di Siena_, Stanze del PERELLA accademico Rozzo, edite da L. Banchi (_Scelta di curiosità letterarie_, dispensa XCI) Bologna, Romagnoli, 1868, pag. 10, e le _Stanze del Nini a Don Ferrante, ibid._, pag. 37:

Strofa XIIIª Evvi certi paesi ruvinati Ch'altro non ci è rimasto che letame; E' povar contadin ci son restati Per lagorare e muoionsi di fame».

e L. FRATI, _Un'Egloga rusticale del 1508 in Giorn. storico della lett. it._, XX; due contadini lamentano la loro triste condizione:

POLO. L'uno ne sforza, e l'altro poi ne invola E missi e bariselli et exacturi, Ne' se po' dire una sola parola.

TONIO. O Pol, o Pol, se ancor dieci anni duri, Serem costretti arar como li boi Et a caval portar sti tradituri.

In un noto contrasto pubblicato dal Menghini, un villano fa questa descrizione della propria miseria:

. . . . . . . . . . son senza pan e vin ne letto ne litiera e nho se non la spiera Della chasa, Ho vendu luua in frasca & el formento in herba per me più non si serba se non el marz'hospedal

(M. MENGHINI, _Canzoni antiche del popolo italiano, riprodotte secondo le vecchie stampe_. Roma, 1891, vol. 1º, fascicolo VI, pag. 134).

[32] Vedi il «Pater noster dei contadini Lombardi» e il «Pater noster delli Villani» pubblicati dal NOVATI in _Giornale di Filologia Romanza_, luglio 1879, e in _Studi critici e letterari_, Torino, Loescher, 1889, pag. 175, _La parodia sacra nelle letterature moderne_; il Novati ricorda molti altri lamenti consimili francesi e tedeschi.

[33] Questi ultimi versi sono citati anche dal NOVATI, _Carmina m. e._, pag. 29; dovendo esser presto ripubblicato, come abbiamo già detto, non ci fermiamo a parlare più oltre di questo Alfabeto satirico contro i Villani. Solo ricorderemo come nella Biblioteca Trivulziana esista una stampa dell'orazione ricordata nella prima terzina dell'Alfabeto: _La sancta croce che se insegna alli putti in terza rima_ ed è unita all'_Alfabeto nel quale si trovano li errori che regnano nel mondo a questi tempi_ s. d. in fine: _Per il Binali, sul campo de San Stephano_.

[34] Vol. miscellaneo S. B. V., VII, 14. _Raccolta di Bosinate cd altre poesie in dialetto milanese e della campagna_. Di questa raccolta di Bosinate, che, a quanto afferma il Tosi, fu donata da Francesco Cherubini all'Ambrosiana, diede notizie ed estratti G. DE CASTRO, nella _Storia della Poesia popolare milanese_, Milano, Brigola, 1879, pag. 120 e sgg.

[35] Vedi per le condizioni nel medio-evo delle popolazioni rurali nel mezzogiorno d'Italia: DIEGO ORLANDO, _Il feudalesimo in Sicilia_, Palermo, Lao, 1847.

[36] _Les œuvres de Maistre Alain Chartier_, Paris par maistre P. VIDONE, 1529, pag. 402. Il WRIGHT, _Histoire de la caricature_, pag. 320, ricorda una caricatura del sec. XVI, in cui si accenna all'oppressione del terzo stato.

[37] LEYMARIE, _Op. cit._, pag. 621.

[38] Per l'Italia vedi MURATORI, _Rerum it. script._, XX, col. 907. CORIO, _Storia di Milano_, vol. II, pag. 325. CIBRARIO, _Op. cit._, vol. I, pag. 132-141.

[39] LENIENT, _Op. cit._, pag. 11.

[40] BOLTE, _Op. cit._ Vedi a pag. 119: _Verzeichnis von Liedern über den Bauernstand_, e particolarmente i _Bauernklagen_, nº 52-69, e i _Contrasti tra il Contadino e il Soldato_, 70-80. Diamo qui due strofe del _Contrasto tra il Villano e il Soldato_, pag. 41:

SOLDAT.

3. Wilt du Bawr mif Güte nicht, So lauff ich dir ins Hauss Und hole heraus, was mir gebricht, Schlage dir die Fenster aus; Rinder, Ochsen, Schafe, Pferde und Küh, Die nehme ich und verkauffe sie Für mich, Und lebe also täglich im Sauss, Sehe mit fettem Maul zum Fenster auss Lustig.

BAWR.

6. Krieg ich dich aber einmahl allein, So schlag ich dich zu Todt, Mein Nachbarn mir behülfflich seyn, Du kriegst die schwere Noth Und kömpst zu letzt auff Galgen und Radt, Alssdan dein Leben ein Ende hat. Schmertzlich, Hast uns Bawren vexirt genug, Zu letzt Kömpst du in Nobis-Krug Endtlich.

SOLDAT.

15. Wann alles ist auff und verzehrt, Ziehe ich in ein frisch Landt, Und du Bawer must betteln gähn Mit einem Stab in der Handt; . . . . . . . . . . . . . . Ich lasse dir Pand und Sand.

Vedi anche il _Contrasto tra il Cavaliere e il Contadino_ pubblicato da LUDWIG UHLAND, _Alte hoch- und nieder deutsche Volkslieder_, Stuttgart, 1881, pag. 255.

[41] Questa poesia satirica contro i villani deve aver goduto una grande popolarità, perchè l'origine ridicolissima e molto umile attribuita ad essi, è spesso ripetuta dai loro detrattori; certamente il FOLENGO, che tanto copiosamente attinse alla tradizione popolare, ricordava la «ragione» del cantastorie pavese, perchè nell'_Orlandino_ [capo V, strofe 57-58] accorda ai villani la stessa origine:

Passava Giove per un gran villaggio Con Panno, con Priapo e Imeneo, Trovan che un asinello in del rivaggio Molte pallotte del suo sterco feo. Disse Priapo: questo è gran dannaggio: Tu, Domine, fac homines ex eo. Surge, _villane_, disse Giove allora E il villan di quei stronzi salta fora.

Ed in quel punto istesso quanti pani Fur di letame o d'asino o di bove, Insurrexerunt totidem villani Per tutto il mondo a far delle sue prove; Cioè pronte in rubar aver le mani E maledire il ciel, quando non piove, Esser fallaci, traditor maligni Di foco e forca per soi mirti digni.

Una origine simile è attribuita nella tradizione popolare ai Friulani; vedi Bernoni, _Tradizioni popolari veneziane_, Venezia, 1875, puntata 1ª, pag. 8: «Come xe nata la nazion dei Furlani». «Un giorno San Pietro, andando a spasso col Signore, lo prega, dacchè ha creato tante nazioni, di fare anche quella dei Friulani; il Signore gli osserva che i Friulani saranno cattivi e bestemmiatori, e per dimostrarlo, discende da cavallo e col piede tocca dello sterco di cane, da cui salta fuori un Friulano: Pofardio (el dise sto furlan) so' qua ancia io'». «Astu visto, el Signor alora ghe dise a San Piero, se xe vero che i biastema? Ben, za che i ghe xe, che i ghe staga anca lori. E cussì xe nata la nazion de' Furlani».

[42] L'asino, che nella favola è sempre l'oggetto dello scherno e dei sorprusi degli animali forti e prepotenti (negli _Animali parlanti_ del CASTI, per un intento satirico speciale, è innalzato alla dignità di precettore del principe ereditario) si trova spesso nella satira accomunato col villano; il FOLENGO nell'_Orlandino_ [cap. II, strofa 29] li dice cugini, forse anche qui ricordando le parole di Matazone:

Vedestu mai qualche poltron villano _Poltron_ s'appella di suo proprio nome, Discalzo cavalcar il suo _germano_ _L'asino_ dico, a mezzo inverno, come Spesso mena le gambe, quale insano Acciò di borea il spirto nol dome.

Nel _Catorcio d'Anghiari_ di FEDERICO NOMI è narrato [canto VII, pag. 103] lo strano connubio di un asino con una villana, da cui nasce il mostro Miccione, mezzo uomo e mezzo asino, che diventa poi marito della villana Sandra:

Dicono che una donna empia ignorante Come sono d'ordinario le villane, Sprezzando altiera ogni altro caldo amante Per un somier sentì voglie ben strane...

e nel _Nuovo Thesoro de' Proverbji italiani_ di BUONI THOMASO, Venetia, 1604, pag. 372: «L'asino è un animale tutto pigro, tutto ostinato, tutto pieno di villania, degno della villa... accompagnato sempre da buon bastone, et la sua guida è un villano pur anco egli voto d'ogni discretione...». Sull'asino nella leggenda ha parlato il Finzi nel noto opuscolo; lo STRAPAROLA, _Le tredici piacevolissime notti_, Venetia, Zanetti, 1604 (notte X, nov. 2) ci raffigura l'asino che riesce coll'astuzia vincitore nella lotta impegnata col leone.

[43] Fu pubblicato da F. MICHEL, Paris, 1833, e da A. JUBINAL, _Des XXIII Manières des vilains, pièce du XIIIe siècle, accompagnée d'une traduction en regard, suivie d'un commentaire_ par Eloi Johanneau, Paris, 1834.

[44] Questa parodia delle Litanie è uno dei più caratteristici componimenti che abbia prodotto l'irriverente vena satirica-parodica nel medio-evo, ed appartiene a quel genere speciale di produzioni «farsite», cioè composte di volgare alternato colle parole del testo sacro, a cui appartengono pure i «Pater noster» satirici contro i villani. Vedi sulla parodia sacra nelle letterature moderne lo studio già ricordato del NOVATI negli: _Studi critici e letterari_, Torino, Loescher, 1875, pag. 175. Molto più recente è la parodia delle Litanie contenuta nel _Catéchisme à l'usage des grandes filles qui souhaitent se marier_ (_Bibliographie des ouvrages relatifs à l'amour, aux femmes, au mariage, et de livres facétieux_ par M. Le C. D'I***, Turin-Londres, 1871, vol. II, pag. 141):

Kyrie, je voudrais Christe, être mariée Kyrie, je prie tous les Saints Christe, que ce soit demain . . . . . . . . . . . .

[45] Veramente bizzarra è l'enumerazione dei mali che si invocano da Dio sui villani, e si potrebbe comparare a quella non meno bizzarra della _Lauda de l'infirmità_ di IACOPONE DA TODI:

O Signor per cortesia mandame la malsania a me la freve quartana la continua e la terzana la doppia cottidiana colla grande idropesia a me venga mal de dente mal de capo mal de ventre a lo stomaco dolor pungente ecc.

[46] WRIGHT, Op. cit., pag. 53: _Des vilains._ Vedi anche il fabliau: «Le pet au vilain» di RUTEBEUF (MONTAIGLON et RAYNAUD, _Recueil des Fabliaux_, III, 68).

[47] WRIGHT, _Op. cit._, pag. 49: _Satire on the men of Stokton_, satira politica contro i servi del monastero di Stockton (contea di Durham); vedi pure dello stesso, _Histoire de la Caricature et du Grotesque_, pag. 162-163.

[48] Nell'«oremus» dell'_Officium lusorum_ è detto: «Omnipotens sempiterne deus, qui inter rusticos et clericos magnam discordiam seminasti, praesta, quaesumus, de laboribus eorum vivere, de mulieribus ipsorum vero... semper gaudere». BARTOLI, _Storia della lett. it._, vol. I, pag. 285, nota 3. E l'autore del fabliau «De Gombert et des II Clercs» dopo di aver narrato il brutto tiro giuocato ad un villano da due chierici che egli aveva ospitati, consiglia ironicamente i mariti a negare l'ospitalità ai chierici.

[49] JUBINAL, _Jongleurs et trouvères_, Paris, Merklein, 1835, pag. 107.

[50] Nel _Catalogue de la Bibliothèque de M. Libri_, Paria 1847, è fatto risalire al 1470 circa; questo Contrasto è ricordato anche dal D'ANCONA, _Op. cit_., vol. II, pag. 561, e dal BRUNET, _Manuel du Libraire_, pag. 203, che ripete la data sopradetta.

[51] Esiste manoscritto nel cod. 443 del sec. XV, della Regia Biblioteca di Monaco di Baviera, fol. 160, nel quale fa seguito alla novella «De uxore cerdonis a presbytero compressa». Vedi HALM et LAUBMANN, _Catalogus codicum latinorum bibl. regiae monacensis,_ Monachii, 1868. La stessa biblioteca ne possiede pure una rarissima stampa [s. a. 126] adesp. 4 fogli non numerati, s. d. n. l. (cm. 20 × 14), car. rom. con segnature rosse nei fogli 1 r. 2 r. 3 r., che noi abbiamo potuto vedere qui per la cortesia di quel Bibliotecario, Dr Enrico Simonsfeld, al quale rinnoviamo i nostri cordiali ringraziamenti.

[52] Questo Contrasto è sempre menzionato col titolo di «Altricatio» invece di «Altercatio»; ignoriamo se l'edizione di cui noi parliamo sia quella descritta nel Catalogo Libri e nel _Repertorium Bibliographicum_ dell'HAIN, ma essa certamente non è posteriore all'anno 1470, da quanto appare dalle particolarità tipografiche.

[53] _Anche nella Disputatio Mundi et Religionis_ il Papa è chiamato a pronunziare la sentenza. V. D'ANCONA, _Op. cit._, II, pag. 549, nota 1.

[54] Nelle commedie rusticali dei Rozzi sono frequentissimi questi Contrasti, particolarmente del «Villano» e dell'«Oste» (padrone) dinanzi al giudice.

[55] Nella strofa VIII è detto di essi:

Sunt a rure rusticani et a villa sunt villani.

Ciò contrasta con quanto abbiamo notato più addietro, e dimostra come la corrente satirica contro i villani tendesse ad unire il concetto delle loro rozze maniere con quello del loro vivere lontano dalla vita civile; così nel _Flabel d'Aloul_ la moglie del villano grida:

Bien vous noma à droit vilain Cil qui premiers noma vo non Par devit avez vilain à non Quar vilain vient de vilonie.

MONTAIGLON et RAYNAUD, _Recueil des Fabliaux_, vol. III, 26; e in quel violento sonetto del PUCCI, contro i villani, ricordato dal Novati:

Cristo abbia l'alme di quelle persone Che chiamar prima il Contadin Villano E poi facciasi allegro, grasso e sano Quanto quel detto è posto con ragione. . . . . . . . . . . . . . . . . .

_Sonetti del Burchiello, del Bellincioni e d'altri poeti fiorentini alla Burchiellesca_, Londra, 1757, pag. 214.

[56] WRIGHT, _Histoire de la Caricature et du Grotesque_ pag. 121-128. Si ricordi anche il fabliau _Des chevaliers, des clercs et des vilains_. Due cavalieri giungono, cammin facendo, in un luogo delizioso, e la vista incantevole strappa loro questa esclamazione: «Oh! se avessimo qui delle vivande delicate e dei vini generosi!» Due chierici, giunti nel medesimo luogo, esclamano: «Quanto saremmo felici di avere al nostro fianco in questo paradiso terrestre la nostra dama!» Da ultimo arrivano due villani sui quali la bellezza della natura non fa alcun effetto, e sulle loro azioni è bene non insistere. La satira sta intieramente nel duro contrasto tra i sentimenti delle due prime classi e il ributtante contegno della più spregiata, quella dei villani; la parte più poetica è qui riservata ai «clercs», a cui appartiene senza dubbio l'autore del fabliau.

[57] _Poésies inédites du moyen-âge_, Paris, Franck, 1854, pag. 317.

[58] _Ibidem_, pag. 341. — Nella stessa raccolta del DU MÉRIL appartiene pure alla satira contro il «Villano» il poemetto _De Paulino et Polla_ del giudice venusino RICHARDUS, e che giustamente dal Du Méril è detto «uno dei saggi meno imperfetti della letteratura drammatica anteriore al Rinascimento». L'argomento del poemetto ci è esposto dall'autore nei seguenti versi:

Materiam nostri, quisquis vis, nosce libelli, haec est: Paulino nubere Polla petit, Ambo senes; tractat horum sponsalia Fulco».

Questo comicissimo soggetto è trattato con molto brio dall'autore, che certamente ha voluto dipinger sè stesso nel Fulcone che fe incaricato dalla vecchia, innamorata di Paolino, di concludere il matrimonio; Fulcone le domanda quale dote porti al futuro sposo:

Alveoli veteres non melle carere feruntur tu quoque denarios, ut meditamur, habes,

e le fa un'umoristica apologia della potenza dell'oro. La vecchia, poco lusingata da questo complimento, si decide a malincuore a fare l'enumerazione dei beni da lei posseduti:

Septem gallinas cum gallo quae generare non cessant.........

Notiamo qui che nel vol. miscell. S. B. V. VII. 14 dell'Ambrosiana si legge pure un'altra comica descrizione del corredo nuziale di una villana: _Nova | Cipolata | in lingua rustica | Dove si tratta di Maritare Suanina, et tutto | quello se gli vuol dare per Dotta_, Milano, Pandolfo Malatesta, 1616.

Fulcone cerca di persuadere Paolino a sposare la vecchia, ma Paolino si scaglia contro le donne, causa di tutti i mali, e siccome Polla è una villana, ecco come dipinge la classe dei rustici:

In toto mundo vix peior bestia vivit, reptilibus cunctis vilior ipse manet. Tam mala res usquam puto quod non inveniatur. Aera cum flatu, corpore fœdat humum . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non homo sed pecus est qui non perpendit honorem est ideo fatuus quisquis honorat eum. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non precibus, sed verberibus, terrore minisque rusticus assiduis aggrediendus erit. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Esse reus mortis deberet quisquis honorat villanum, et titulis intitulare studet.

[59] JUBINAL A., _Nouveau recueil de contes, dits, fabliaux et autres pièces inédites des XIIIe, XIVe et XVe siecle_, Paris, 1839, vol. I, pag. 181.

[60] Confronta queste accuse con quelle lanciate contro i villani nel _Libro de Alexandre_, strofa 1665:

Lauradores non quieren derechamientre dezmar Amanse unos a otros escarnios se buscar: Buscan so dia negro quando estan de vagar Suel mucha cobdicia entrellos entrar.

SANCHEZ, _Poetas castellanos anteriores al siglo XV_, Madrid, 1864. Il MEYER [_Romania_, IV, 385] ricorda alcuni altri componimenti di questo genere; nel frammento di poema sopra le classi sociali da lui pubblicato, vengono primi nell'enumerazione:

li clers qui les corunes unt