Romanzo d'una signorina per bene

Part 8

Chapter 8 3,108 words Public domain Markdown

Era tanto strazio, tanta passione in questo grido dell'anima, che la malata aperse lentamente le palpebre e guardò.

Gli occhi chiari, aperti, spauriti, gonfi di lagrime, la fissavano con tenerezza, con passione; più non erano severi, più non esprimevano rimprovero.

La fanciulla sorrise, come in sogno, non staccando lo sguardo da quegli occhi, che la supplicavano di riposare, di dormire, imponendole una volontà che veniva dall'amore.

E cadde nel sonno; un sonno calmo e riparatore, che permise al prete di ritirarsi rassicurato, che fece strabiliare il vecchio medico.

I vaporetti, le barche, raccolte per la serenata, tornando a riva passarono dinanzi a la casetta dello scoglio.

La luce dei palloncini colorati entrò nella camera dell'inferma illuminandola fantasticamente.

Presso il letto, suor Teresa, inginocchiata, con la testa nelle mani, pregava.

Il medico, con il capo sporgente sopra la malata, ne spiava con ansia il respiro ormai regolare.

Presso lui un giovine signore, alto, bruno, dagli occhi chiari, stentava a vincere l'emozione, che gli faceva nodo a la gola.

Il vecchio Bortolo piangeva nello sguancio dell'ultima finestra; Adele, confortata dalla speranza, si dava in torno leggera a far ordine.

I vaporetti e le barche della serenata, toccando riva, diedero il saluto al mare, a la notte stellata, con una mesta barcarola suonata con maestria.

E la dolce musica fece sorridere la fanciulla addormentata, cullandola nel sogno d'amore che la rendeva felice.

* * *

Ai primi bagliori del mattino, suor Teresa spense la lucernetta e si fece a la finestra di fondo, che il medico aveva ordinato fosse sempre aperta per lasciar entrare liberamente l'aria marina.

Dal mare fumava un tenue vapore bianco che si andava inalzando in forme capricciose nella luce rosea e si perdeva nel vuoto.

Su l'orizzonte, la luna e le ultime stelle, svanivano nella luce mattinale.

Il silenzio era rotto dallo scrosciare stanco dell'onda su la spiaggia.

Un usignuolo gorgheggiava a poca distanza, nel folto d'una pianta.

Suor Teresa con gli occhi sgranati guardava ammirata lo spettacolo che le si spiegava dinanzi. Mai, nella sua povera vita, aveva goduto di tali grandiose bellezze. L'immensità del mare le metteva in cuore la commozione; elevava il suo sentimento, la faceva pensare al povero Cecchino. Le pareva che là, attraverso lo spazio, fra acqua e cielo, il suo e lo spirito del fratello, meglio potessero congiungersi e comprendersi; le pareva che la preghiera di lì volasse al cielo più pura e fosse meglio accetta.

Ci sono momenti in cui l'idea di Dio, che popola i luoghi solitari, rimargina le cicatrici delle nostre sciagure e dei nostri disinganni, innalza, il sentimento con un fremito soavissimo.

Suor Teresa si prostrò davanti a la bellezza sublime della veduta che le stava davanti agli occhi; e, con uno slancio di riconoscenza, susurrò una fervida preghiera.

Che cosa sarebbe stato di lei se Dio non avesse avuto pietà della sua giovinezza abbandonata, se non le avesse mandato un angelo a trarla dalla via della perdizione, ad aprirle le porte dell'asilo sicuro e santo!... Forse Iddio aveva voluto con sè in Paradiso, il suo fratellino, per risparmiare a lui i dolori della vita, per accordare a lei la possibilità dell'espiazione!.. il Signore sa lui quello che fa, e fa sempre per il bene.

Con le mani giunte, il volto supino, gli occhi nell'aria d'un azzurro rosato, suor Teresa pregava.

Era tutto uno slancio di riconoscenza verso la bontà suprema; era una fervente invocazione per la guarigione e la felicità della malata; il suo angelo pietoso.

Si alzò di scatto a sentirsi chiamare a nome.

Lucia, con il capo staccato dai guanciali, le mani puntate su la rimboccatura, la guardava con i grandi occhi scuri cerchiati di livido.

«Suor Teresa!

Si riadagiò subito, affievolita dal lieve sforzo; rinchiuse gli occhi che male sostenevano la languida luce, e disse i suoi sentimenti a frasi spezzate; in un soffio.

Aveva desiderato, aveva sperato che Dio la prendesse con sè. Il suo papà avrebbe ereditato il poco che possedeva e non sarebbe stato costretto a lavorare sotto gli altri. Ma il Signore non la voleva. Sentiva che sarebbe guarita!...

«Mi farò suora anch'io!--soggiunse movendo a pena le labbra.--Papà avrà lo stesso il poco che ho, come se fossi morta!...

Il lieve bisbiglio la stancò. Volse la testa da un lato, vinta dal sonno.

Il sole sorgeva sfavillante e caldo; alcune voci in lontananza, i rintocchi della campana per la prima Messa, una cantilena di pescatore, dicevano il risveglio del villaggio, il ritorno a la solita vita della giornata.

* * *

Un guaito pietoso, una carezza umida e calda su la mano sinistra, svegliarono Lucia dal lungo sonno tranquillo.

Si tirò a sedere su 'l letto a fatica.

Un altro guaito, un'altra carezza, attrassero la sua attenzione.

«Wise!--esclamò in un sussulto--Wise!

Il cane, con le zampone poggiate su lo scrimolo del letto, guaiva dimenando la coda.

Lucia gli pose la mano sopra il collo. La povera bestia non potè frenare la gioia; abbaiò in segno di festa; un abbaiare che fini in un gemito, quasi espressione di piacere e dolore insieme.

«Wise! mio povero Wise!

Nella debolezza, sopra fatta dalla emozione, la fanciulla pianse tacitamente.

Il medico, dai piedi del letto le sorrideva; suor Teresa l'obbligò a prendere alcune cucchiaiate di cordiale. Poi con Adele, che era entrata in punta di piedi, le pose un altro guanciale di sotto il capo, le acconciò i capelli copiosi, sfuggenti in ciocche e riccioli, intorno al volto smagrito e pallido; e uscirono quindi tutte due in silenzio, lasciandola sola con il medico.

Meno una grande stanchezza, un affievolimento dei sensi, Lucia non sentiva alcun male. Le era entrata nell'animo una calma dolcissima; il suo sguardo si posava con compiacenza e tenerezza, su gli oggetti famigliari raccolti nella camera; accarezzava il cane con atto monotono e lento, risentiva inconsciamente il piacere di tornare a la vita, a la giovinezza.

Non pensava che aveva desiderato di morire. L'avvilimento e le pene sofferte le giacevano in petto illanguiditi; come se sopra vi fossero passati parecchi anni.

Un raggio di sole sfuggente da una stecca della gelosia, che segnò un striscia d'oro scintillante di polviscolo nel mezzo della camera, la fece sussultare ricordandole la bella luce aperta su la campagna verdeggiante, su 'l mare immenso.

Il medico si era messo a sedere nella poltrona e la guardava con compiacenza, senza parlare.

Come era buono il vecchio medico!... Come erano buone suor Teresa e Adele!... E Bortolo?.. E Wise, il fedele Wise che era venuto a trovarla?

«C'è della gente buona!--pensava--Ce n'è molta di gente buona!

La fiducia serena le scendeva in cuore, riscaldandolo con la simpatia per le persone.

Ricordò il suo papà, zia Marta, i molti amici del tempo felice.

Nessuno era venuto; forse non avevano saputo della sua malattia; forse anche, sapendolo, non se ne erano interessati.

L'amarezza non la turbò a questo pensiero.

Suo padre ormai non aveva cuore e mente che per sua moglie; la signora Rabbi.

Manco un fremito di gelosia la fece sussultare a questa sicurezza.

«Quando sarò guarita mi farò suora come Teresa e papà avrà il poco che possiedo!--concluse.

Avrebbe compiuto quello che credeva suo dovere e la sua coscienza riposava in pace.

La fantasia le fece vedere a sè dinanzi la figura alta e bruna d'un giovine signore, che la guardava severamente, con muto rimprovero.

Il povero cuore prese a batterle in petto con violenza e le venne voglia di piangere, come un bambino, che si sente vittima dell'ingiustizia.

Nello stesso tempo il cane abbaiò staccandosi dal letto e balzando verso l'uscio

Che cosa aveva Wise?... Ella lo seguì dello sguardo, e stette sorpresa, quasi spaurita, con gli occhi grandi aperti.

Un giovine signore alto, bruno, pallido, era apparso su l'uscio, si avanzava, le veniva vicino, di fianco al suo letto; con voce tremante la chiamava a nome, come nel sogno, il suo ridente sogno.

«Lucia!

Le si chinò sopra; e sotto voce, avvolgendola del suo sguardo dolce e potente, le susurrò alcune parole, la baciò in fronte con rispetto.

Un grido fioco di gioia uscì dal petto della fanciulla che si abbandonò svenuta su i guanciali.

«Non è nulla!--disse il medico accorrendo.--È la felicità che deve guarirla del tutto.

* * *

Nel salottino che dava su 'l terrazzo inondato di sole, profumato dalle gaggie in fiore, Lucia ancora un po' pallida, ancora molto debole, ma raggiante di gioia, scriveva a l'amica lontana.

«_Lena mia_!

«Ho veduto la morte da vicino. Ora sono guarita.

Quando caddi ammalata era tanto infelice da desiderare la fine. Adesso non ho parole per ringraziare Iddio della gioia che mi concede.

L'ingegnere Del Pozzo mi amava quando lo credeva indifferente e disdegnoso. Mi ama e sarò sua moglie.

Moriva volentieri per lasciare a mio padre il poco che possiedo; volevo farmi monaca per cedergli tutto, quando sentii di guarire.

Mario Del Pozzo esige che sia soddisfatto il mio desiderio. Mio padre avrà quello che è mio di diritto.

Egli ama me. Ricca non mi avrebbe sposata per orgoglio; povera mi sposa per amore.

Oh Lena! come sono felice e come Dio fu buono con me!

«_Tua_ LUCIA.»

FINE

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NOTA DEL TRASCRITTORE

I seguenti refusi sono stati corretti:

arrossendo con un segreto inespicabile rincrescimento erano i suoi occhi, che le facevono trovare su 'l volto scrosci che acciaccono, non distruggono; qualche croce arruginita sorgente fra e erbe alte, e cippi, alcuni Cpogli, sepolti nel verde, era messo di sgembo su la costa del soggio, che le rivegliavano in cuore l'antica pietà di sentirsene guaridata fosse anche torbidamente,