Romanzo d'una signorina per bene
Part 6
Pensava a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva abbandonata, che la dimenticava, la sacrificava a la passione sfrenata per quella signora... sua moglie... la donna che aveva preso il posto dell'altra, la buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella creatura; le memorie, gli affetti, la sostanza raggranellata a forza di economia e di attività, perfino l'avvenire dell'unica figliuola! Il suo avvenire!... Certo non sarebbe stato ora quello dell'ereditiera!... Di questo era sicura. Glielo aveva detto la ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo aveva mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e senza difesa.
Il vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava in volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di pensieri.
Quel giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di commovente riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva piangendo con lei e confortandola nello stesso tempo a sopportare con dignitosa forza la sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di Dio. Certo la ruina del padre le doveva recare preoccupazione e schianti d'ogni maniera, poi che ella era una ottima figliuola che amava il suo papà e non poteva a meno di soffrire delle sue sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo, seguire presto la vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro precipizio, il povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà; ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta lì della spiaggia, la fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano roba sua, che le veniva di sua madre e che nessuno avrebbe potuto toccare.
Certo non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza modesta.
«Se al papà mancherà il pane, io lo potrò soccorrere!--pensò ricordando le parole della lettera.--Starà qui con me; finirà nella quiete!
La dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E lei?... e sua moglie?.. la matrigna?...
Sorrise figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, lì nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche. Fissò gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole diafane e a strappi scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse scuotendo il capo: «La signora Rabbi qui a far vita ritirata, a far vita da borghesuccia economa!...
Era cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano, assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di sopra l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza. Il sole tornò a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare che veniva a la riva con l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su la ghiaia fremendo in un lieto scrosciare di spuma.
Lucia uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella contemplazione delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano l'anima dalle miserie della terra per innalzarla su su al grandioso, a la potenza sovrana.
Fra lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava rimproveri, poichè nel suo passato non giacevano rammarichi. I disgusti, i dolori venivano dal di fuori; scrosci che acciaccano, non distruggono; o se abbattono e svellono, è per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo interno.
Apparve su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore.
«È il vecchio Baciccia!--osservò Lucia.
Con voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava a fatica.
«Ha perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e canta!--pensò.--La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità dell'uomo onesto e pio.
Essere disgraziati è da tutti; non abbiosciarsi, saper sopportare con rassegnazione, pentirsi e riparare, è da pochi; è da buoni e forti!--susurrò.
Il pensiero le corse a Teresa, la sorella del povero Cecchino. La vide in convento, sorridente sotto la cuffia nera che le nascondeva i capelli d'oro, pietosa con gli infermi che avevano bisogno delle sue cure, lieta nell'idea di Dio.
C'era un gran silenzio intorno. L'aria calda e chiara pesava su 'l terrazzo e su le piante sgocciolanti del giardinetto. Il mare non mandava alito. Dopo la breve collera, quasi lotta momentanea fra esso e il cielo, ora tremolava nella sua vampa azzurra.
Suonavano le ore al campanile della parrocchia. Quello squillo argentino riportò ad un tratto la fanciulla al tempo della sua infanzia, quando c'era la mamma, ancora non erano fabbricati il villino in città e la villa su 'l lago, e lì si passava l'estate, nella intimità soave, nella onesta, cara semplicità di borghesi appena agiati.
La campana ripetè i due tocchi argentini. Era quella l'ora in cui, bambina, ella andava a la chiesa con la mamma per la _perdonanza_, come diceva lei. Le venne il desiderio di ritornare a la dolce abitudine; volle andare in chiesa. Entrò in salottino, mise il cappello e uscì.
La chiesa era vicina; a un cento di passi; vi si andava per una viuzza chiusa ai lati da due siepi di caprifoglio.
Gli scriccioli saltellavano tra le fronde, si cacciavano nel folto, sbucavano fuori pigolando.
Nel giardino del parroco, al di là della siepe, un usignuolo gorgheggiava. Alcune galline prataiuole, beccuzzavano starnazzando lungo la viuzza; una chioccia, accucciata a l'ombra della siepe, chioccolava ai pulcini raccolti sotto le ale, le sue prime lezioni di prudenza. Il verde, lavato dalla piova, spiccava fresco e luccicante. L'abbaiare di qualche cane, il muggire, in lontananza, di qualche vacca, qualche grido di fanciullo e lo scrosciare stanco dell'onda morta su la ghiaia, erano i soli suoni che rompessero il silenzio di quell'ora, in quel luogo.
I bagnanti quel giorno, come succedeva sempre nei dì di cattivo tempo che l'acqua era fredda e non si potevano far bagni, dovevano essere raccolti nei salotti dello stabilimento, a leggere, conversare, _flirteggiare_, far musica e magari quattro salti. A passeggiare non c'era pericolo che uscissero in quell'ora calda, con il suolo bagnato che i piedi si infangavano e bisognava camminare sollevando le sottane da terra.
Nella sicurezza di non incontrare nessuno, Lucia tirava via spigliata, lieta di trovarsi sola, di non essere seccata nella solitudine cara, necessaria al suo stato d'animo.
Davanti a la chiesa, il viottolo si apriva in una piazzetta folta di piante da cui pioveva la luce d'oro riempiendo il suolo ombreggiato, di allegre macchie tremolanti.
Presso il tronco d'una pianta, un fanciullo sgambucciato, vestito solo d'un paio di calzoncini e d'una camicia greggia, dormiva boccone, con la testa poggiata su le braccia incrociate.
Alcuni piccioni scesero frullando attraverso il fogliame e presero a beccuzzare. Un bel maschio dalle ali e il collo di un cupo azzurro metallico cangiante a la luce, con vezzosi movimenti girava intorno a una femmina bianca, tubando le sue lusinghe amorose.
Un gattone soriano accovacciato, con il muso fra le zampe anteriori, l'atteggiamento felino da predatore, spiava inutilmente il saltellare di alcuni passeri arditi e pronti al volo.
Alcune cicale stridevano al sole la loro canzone monotona; da oziose.
Lucia entrò nella chiesuola deserta, illuminata da una semi-luce rossastra. Si inginocchiò davanti a l'altare della Madonna, si raccolse nella preghiera. Nella fede e nell'amore, o piuttosto nell'amore credente, cercò conforto, cercò un sollievo al peso delle cure.
Ci sono momenti nella vita, in cui una provvidenziale chiaroveggenza dello spirito, inspira, per così dire, una inconscia diffidenza, quasi ripugnanza della gente e spinge verso la bontà, la potenza suprema e fa che solo nell'idea grandiosa ci si affidi e abbandoni.
Lucia, che soffriva crudamente della ruina del padre, che misurava le conseguenze di quei momenti di delirio, quasi pazzia, che presentiva l'avvilimento e lo schianto che ne dovevano essere la conseguenza, colpita nella tenerezza, nel rispetto figliale, si trovava in uno di questi momenti; non sperava nulla dagli uomini; anzi ne temeva le volgari, piccole passioni; diceva i suoi dolori a la Madonna; fidava in Dio.
Sempre inginocchiala, sempre fissa nella soave immagine che le sorrideva quasi a incoraggiarla, non sentì lo scricchiolio d'un passo, fuori, sulla ghiaia della piazzetta, non si accorse dello Svarzi. che dalla soglia della chiesuola la stava guardando con occhi intensi.
Si scosse e rivolse all'improvviso abbaiare d'un cane, e vide il giovine.
La dolcezza di quel momento di astrazione, le fuggì tosto dall'anima per lasciar luogo a un subito sentimento di sdegno, di mortificazione e ribellione insieme. Fino lì, fino in chiesa, la veniva a tormentare ed offendere quell'antipatico, quel vigliacco!... Si era davvero proposto di comprometterla, di farla andare su le bocche di tutti, forse di meritarle la disapprovazione, il disprezzo dei lontani!
Rivide improvvisamente l'espressione di muto rimprovero che aveva sorpreso su 'l volto dell'ingegnere Del Pozzo quel giorno, a Milano, quando l'aveva veduta uscire dal salottino insieme con lo Svarzi. Un'onda, gonfia d'amarezza e sconforto, le riempì il cuore. «Forse--pensò--egli sa già; e crede che io accolga e gradisca gli omaggi di questo sfacciato; forse crede che mi lasci attirare dalle sue ricchezze, adesso che sono povera!
Una vampa le scottò il cervello a questo pensiero.
Con gli occhi accigliati e su la bocca una piega amara, si alzò ed uscì, passando dinanzi alla Svarzi senza neppure guardarlo.
Ma egli non si lasciò intimorire da quell'aria di sussiego e repulsione. La passionaccia ignobile che gli serpeggiava nel sangue, non soffriva certo delicature.
Le si pose di fianco; volle accompagnarla ad ogni costo, qualunque fossero la via, e gli scorciatoi che ella prendesse.
E l'accompagnò in silenzio, mentre ella, senza mai rivolgergli nè una parola, nè uno sguardo, camminava frettolosa verso casa.
Vi si trovò repentinamente di fronte dopo una brusca scantonata, ed ebbe a trasalire vedendo ritto su la porta, insieme con Bortolo e Adele, l'ingegnere Del Pozzo.
Un violento sussulto le fece tremare il cuore in petto leggendo subito negli occhi chiari dell'ingegnere una disgustosa sorpresa.
«Signorina!--disse l'ingegnere con voce un po' velata, inchinandosele dinanzi con il cappello in mano.--Sua zia mi manda qui per parlarle di affari!... Se ha la cortesia di ricevermi, mi sbrigherò presto. Devo tosto ripartire per Milano.
Disse senza badare allo Svarzi, come non fosse stato lì. Lasciò passare la fanciulla, che entrò in casa tutta pallida e agitatissima, e la seguì.
Nel salottino, aperto su 'l terrazzo al grandioso spettacolo del mare immenso, a la luce splendida, a l'aria profumata, seduti l'uno di fronte all'altra, Lucia con l'anima sconvolta da avvilimento e dolore, ascoltò per un quarto d'ora e più il conte Anton Mario Del Pozzo, che dignitosamente, freddamente, per incarico della signora Marta, la metteva al corrente degli affari della casa.
* * *
Come il conte Anton Mario del Pozzo se ne fu andato, impaziente di arrivare in tempo a la corsa, dopo di averle a pena sfiorato la mano ch'ella timidamente gli porgeva ringraziandolo, Lucia se ne stette con un gran freddo in cuore e un molesto formicolio nelle orecchie. Se ne stette a guardar fuori la veduta superba, senza vedere; perduta in uno smarrimento angoscioso. La richiamò a sè il fischio acuto del treno in partenza; il treno che portava a Milano il Del Pozzo. Ricordò le sue parole, l'espressione de' suoi occhi, quasi severa, il saluto freddo, il freddissimo modo con cui le aveva preso la mano.
Si guardò le dita affusolate e bianche della destra, che risentivano il contatto della mano di lui, che fremevano del desiderio d'una stretta. Inconsapevolmente se le portò a le labbra, le baciò per compensarle della delusione che le aveva lasciate diacce; le baciò là ove egli le aveva appena toccate; e un vivo rossore le corse su 'l volto melanconico.
Egli la credeva leggiera, non c'era dubbio. Peggio di leggiera, la doveva credere volgare e avida di ricchezza.
Oh quello Svarzi!
Nell'aria del salottino, risuonavano ancora certe frasi dell'ingegnere Del Pozzo.
Dopo di averle detto del fallimento di casa Ferretti, egli aveva subito soggiunto che a lei restava intatta la piccola sostanza di sua madre.
E poi che a quelle parole, che la ferivano nella generosità, come se ella avesse potuto consolarsi della disgrazia del padre con il pensiero della propria sicurezza, le lagrime le erano corse agli occhi, egli aveva avuto la crudeltà di confortarla, facendola sperare in un avvenire che l'avrebbe rimessa nella condizione di prima; avvenire bello, brillante quale anche sua zia, la signora Marta, sospirava per lei!
Oh come egli le leggeva male nel cuore, come calunniava il suo sentimento!... Credere ch'ella potesse affliggersi della povertà, agognare a un matrimonio ricco, dividere le aspirazioni, i desiderii di quella povera donnicciuola di sua zia!... No, no; egli non la conosceva punto; non aveva per lei nessuna amicizia, nessuna pietà.
Perchè, perchè dunque la sera prima della sua partenza per la spiaggia, l'aveva guardata con un lampo di tenerezza negli occhi, e le aveva stretto la mano quasi affettuosamente?
«In qualunque circostanza si ricordi ch'io sono a suoi ordini!--le aveva detto quella stessa sera, salutandola.
«Sì; se ci fosse bisogno, egli accorrerebbe ad una mia parola, questo lo sò!--diceva a sè stessa la povera fanciulla.--È cavaliere, è di carattere nobilissimo; non dimenticherà mai che mio padre gli volle bene e lo stimò. Ma... mi ha in conto d'una sciocca, d'una vanitosa! mi sprezza! mi disdegna forse!..
Su 'l mare si andava avanzando una nave dalle bianche vele spiegate; vogavano al suo incontro barchette, cannotti, vaporini eleganti.
Dallo stabilimento vicino, venivano grida di piacere e scoppi di allegre risate insieme con il suono del pianoforte che qualcuno strimpellava.
Sempre seduta nella poltroncina con le braccia conserte e il dorso poggiato a la spalliera, Lucia guardava e sentiva con malata indifferenza.
Che mai importava a lei della gente, delle cose?.. Il suo mondo interiore era chiuso a tutto ciò che succedeva fuori di sè. Era come se le facoltà tutte le stessero imprigionate nell'anima. Nulla avrebbe potuto commuoverla. Per fino il senso del bello le giaceva dentro soffocato.
Dalla nave ormai vicina, scoppiò il rimbombo del cannone; una, due, tre volte.
Lucia, scossa nell'annichilimento, si tirò presso il tavolino, aperse la cartella, preparò un foglio di carta e scrisse d'un fiato:
_Mia cara Lena,_
Il fallimento è dichiarato. Casa Ferretti, venuta dal nulla, ritorna nel nulla. Se non fosse per il babbo, a me non importerebbe niente. Ma il pensiero di lui mi accora. Che cosa farà adesso che non ha più i mezzi di bruciare oro davanti al suo idolo?.. Che cosa farà l'idolo strappato a forza dal suo piedestallo?... È possibile che si acconci a la vita che dev'essere d'ora innanzi la sua, di moglie d'un impiegato?
La notizia ufficiale della ruina di casa Ferretti, è venuta a darmela il conte Anton Mario del Pozzo; lui stesso!.. E volle confortarmi con la certezza che a me non mancherà mai nulla, poi che mi resta intatta la modesta sostanza di mia madre; volle anche incoraggire le mie speranze parlandomi d'un avvenire brillante. Pensava certo a un ricco matrimonio; forse a quello dello Svarzi. Oh! il signor conte Anton Mario Del Pozzo è generoso quando si mette a consolare!.. È stato qui fra una corsa e l'altra; giusto il tempo di recare la notizia e di farla da consolatore; poi via, che pareva il suolo gli scottasse di sotto i piedi!..
Lo sposo di Adele fu licenziato dal villino insieme con le altre persone di servizio; così il matrimonio di Adele sarà anticipato. Ella andrà ad abitare un villaggio vicino a questo; la vedrò spesso. Con me resterà il vecchio Bortolo che mi ama, che è forse il solo essere su la terra che mi ami davvero. Una volta c'era anche Wise; ma ora è lontano. Dove sarà?.. Forse qualche amico di casa l'avrà preso con sè e gli farà la carità del nutrimento!.. Povera bestia affezionata e fedele!..
Sento squillare il campanello. Oh Dio! sono le sorelle Marri che vengono a prendermi!.. Mi tocca andare allo stabilimento, in mezzo a la gente chiassosa e lieta!.. Come rifiutarmi se non c'è mezzo di resistere alle insistenze di queste ragazzone?.. Coraggio, e via. E si scherzi e si rida e si ricevano gli omaggi degli oziosi e si accarezzi la speranza d'un _avvenire brillante_ con l'accettare lo sfacciato omaggio del fatuo e ardito Svarzi. Ciao, cara; e te beata che vivi tranquilla in codesto collegio, via della società che dicono bella!
_tua_ LUCIA.»
* * *
Allo stabilmento, quel giorno, Lucia non era d'umore da tollerare le occhiate, i susurri, i sorrisetti con cui veniva ricevuta da che si sapeva del fallimento e più non si ammirava nè si invidiava in lei l'ereditiera.
Non volle sentirsi mortificata; non volle rinchiudersi nell'avvilimento. Per un inesplicabile senso di rivolta, quasi di sfida, volle invece apparire indifferente, anzi non curante. Era forse dignitoso che ella mostrasse le sue angustie a quella gente verso la quale non aveva nè vincoli nè simpatia?... La sua anima aveva forse bisogno della compassione, e magari del compatimento degli estranei?... Perchè non era più la ricca signorina Ferretti, perchè era anzi quasi povera, avrebbe dovuto tenersi in disparte, far pompa di inutile accasciamento, vergognarsi quasi?
Entrò a testa alta, bellissima nel vestito scuro, il volto animato da interno eccitamento, gli occhi sfolgoranti. Impose con il contegno, attirò con il fascino della bellezza, della grazia, della disinvoltura.
Allo Svarzi, che le fu tosto vicino, come di solito, parlò ridendo, celando l'ironia sotto la frase improntata a leggerezza, mascherando le punture, le piccole insolenze con la leggiadria dello spirito acuto e garbato.
Così insolitamente tollerato, lo Svarzi andava in solluchero; gli lucevano gli occhietti stupidi, si impettiva, rimbeccava con freddure, pavoneggiandosi. Diventò presto così melenso, così ridicolo, che Lucia ebbe voglia di mortificarlo in mezzo a tutti con una frase piccante. Ma si ricacciò in petto la frase insieme con la voglia; e per avere un momento di respiro, sedette al piano e attaccò con bravura, a memoria, un pezzo brillante.
Si fece un improvviso silenzio nel salotto. Tutti ascoltavano ammirati, strascinati da quella foga allegra, che metteva il brio nei cuori.
Ma ad un tratto la foga scemò, il brio morì in un brusco cambiamento d'espressione, in una interpretazione strana. Il pezzo pazzamente allegro diventò triste; quasi marcia funebre piena di singhiozzi, di gridi di dolore; il disfogo d'un'anima travagliata.
Molti s'erano fatti presso il pianoforte, sorpresi, commossi.
Con gli occhi aggrottati, il volto pallidissimo, Lucia adesso si isolava; l'anima sua si trasfondeva nei suoni; e nei suoni ella sentiva sè stessa con i suoi crucci, le sue care speranze infrante, il suo dolore.
Finì con un accordo che parve uno strappo. Si alzò come trasognata; allo Svarzi che la pregava di suonare ancora, rispose sgarbata, che ne aveva abbastanza. Salutò la signora Marri e le amiche frettolosamente, e guizzò via, inuggita della compagnia, smaniosa di solitudine.
A pochi passi dalla casa, Adele ed il suo fidanzato passeggiavano tenendosi per mano.
Come ella passò loro d'innanzi, il servitore di poco tempo prima lasciò la mano della sposa, si tolse il cappello, e, impettito, salutò con il solito rispetto. Adele le sorrise arrossendo un poco.
«Sono contenti!--pensò Lucia, ricambiando gentilmente il saluto--non fa bisogno di essere ricchi per amarsi ed essere felici!
«È però necessario che ci sia la stima!--soggiunse con un sospiro.
In vece di entrare in casa, si mise nel sentieruolo che saliva su 'l poggio, e guidava, fra due filari di pini, al cimitero.
«Vado a trovare la povera mamma!--si rivolse a dire a Adele.
Il cimitero, piccolo, modesto, senza lusso d'ornamenti, con una sola cappella mortuaria che raccoglieva le ossa degli avi, dei nonni e della mamma di Lucia, qualche croce arruginita sorgente fra le erbe alte, qualche angioletto di ferro dipinto indicante la tomba d'un bimbo, e cippi, alcuni spogli, sepolti nel verde, altri adorni di ghirlandine di fiori freschi o circondati da brevi aiuole coltivate, era messo di sghembo su la costa del poggio, riparato dal sole che vi batteva in pieno da un folto di piante che si innalzavano lungo il muricciolo di cinta.
Lucia vi giunse in pochi minuti. Al cigolio del cancello di ferro, che stentava ad aprirsi, frullò dalla pianta vicina, una capinera, che andò a posarsi un istante sopra il tetto della cappella, poi spiegò il volo alto.
Il piccolo viale era ingombro di erba che conveniva acciaccare per percorrerlo. Nell'erba era un guizzare di lucertole, un rincorrersi d'insetti, un fremere di vita fra le tombe dei morti; un monotono, flebile suono di zizzio e stridio, e susurro, che rompeva il silenzio senza disturbarlo.
Lucia si guardava intorno; ricordava persone conosciute nei nomi scolpiti nei cippi e nelle croci. Quanti non erano morti dalla sua infanzia in poi!
Si fermò dinanzi a una colonnetta spezzata di marmo bianco, che portava il nome di «Anna Ladini.»
«Aveva vent'anni quando la tisi la distrusse!--pensò; e pregò per l'anima della fanciulla che aveva veduta fiorente di salute, forte al lavoro, felice.
Una bruna pietra orizzontale, ricinta da una siepe di mortella, segnava la tomba di Marina del fabbro, morta di dolore per l'abbandono del marito.
Una croce pendente indicava il posto ove riposavano le spoglie di Bista, l'affittaiuolo che era morto solo invocando i figli sparsi per il mondo.
Lì sotto un rosaio incolto, bianco di fiori, giaceva Carolina del fornaio, sua compagna d'infanzia, che il mare aveva buttata a riva annegata, dopo una tempesta.
Più in là, sotto un capannuccio coperto di madreselva, consumavano i resti di Rosa, la vedova che aveva lasciati orfani sei figli.
«Si soffre tanto, si passa per ogni sorta di pene, per poi finire così, al cimitero!... Che mette conto di affannarsi per una vita così breve?
Era entrata nella cappella, fredda in confronto dell'aria esterna, illuminata dalla luce rossastra che pioveva passando attraverso i vetri delle alte finestrette. Vi ora un odore morto di rinchiuso e di fiori appassiti.
Lucia si inginocchiò. Ma in vece di pregare come soleva, quel giorno si ritrovò a monologare senza avvedersene.
Dov'era lo spirito dei morti?... si staccava dalle persone che aveva amate in terra?... le dimenticava?... o pure vive con noi, d'una vita che i nostri sensi imperfetti non possono sentire?... vita confusa, misteriosa, che forse si rivela nelle nostre aspirazioni, nei vaneggiamenti, nei sogni!
Hanno i morti pietà delle nostre debolezze, dei nostri dolori?
O sono severi della severità di chi più non lotta con la materia e più non può comprendere la miseria delle creature?
Fra questo mondo e l'altro c'è un invisibile legame, o pure una inesorabile rottura?...
«Mamma!... mi sei tu vicina con lo spirito o io ti invoco in vano?--susurrò la fanciulla tremante di dubbio, con in cuore un immenso desiderio di fede, di protezione e conforto.
Si raccolse; volle scacciare da sè la superba titubanza, che la scoraggiava e desolava.
No; non era possibile, che dopo tanta tenerezza, la mamma sua l'avesse lasciata sola su la terra!...
Il suo spirito le stava vicino sempre; esso le susurrava al cuore suggerimenti buoni e santi; le dava la forza di sopportare il dolore e le delusioni, la confortava a sperare, la compativa.