Romanzo d'una signorina per bene

Part 4

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Su la piccola scrivania, messa d'angolo, fra due finestre, vide, per la prima volta, in ricca cornice, la fotografia della signora Rabbi, in toeletta di ballo. Sussultò: un livido guizzo di gelosia per sè e per la mamma morta, le alterò l'anima. Ma fu un attimo. Ritornò tosto in pace con sè, con tutti! Poi che aveva dimenticato la soave compagna della sua giovinezza, la madre della sua unica figliuola, il suo papà aveva diritto di riammogliarsi quando e con chi voleva.

Giù, in salotto, zia Marta aveva una visita. C'era il signor Aldo Svarzi, che, da un poco, capitava spesso e si intratteneva a lungo con la signora Marta, che era amica di sua madre.

A la vista di Lucia, il giovine si alzò, inchinandosi con atto inappuntabile, da persona che si fa un dovere di seguire l'ultima moda.

«Stava a punto per mandarti a chiamare!--le disse la zia--Dove sei stata fino adesso, che sei sgusciata via tutt'a un tratto?... Il signor Aldo desiderava salutarti!

Che lo desiderasse non c'era dubbio. Glielo si leggeva in volto; lo attestava il suo sorriso fatuo.

Lucia si disse riconoscente a la gentilezza del signor Svarzi. Solo le spiaceva di non poter godere della sua compagnia; doveva uscire subito subito.

La zia volle porre un ostacolo a quell'uscita che contrariava i suoi disegni e disse che Adele non avrebbe potuto accompagnarla.

«Esco con Wise!--rispose la fanciulla, salutando con garbo che tradiva una certa impazienza.

Il giorno era agli ultimi bagliori; ma in casa non si pranzava mai prima delle venti. Aveva tempo di fare un giro nel parco. Sentiva bisogno d'una boccata d'aria aperta, di sgranchirsi in mezzo al verde, di ritrovarsi fuori, sola con i propri sentimenti.

Wise, felice, si lasciò adattare la musaruola lambendo la mano della padroncina. E tutti due infilarono il viale che si apriva subito al di là del giardino della villetta.

Le piante frusciavano le vette nel rosso tramonto; i passeri cinguettavano rumorosamente appollaiandosi; alcune balie con i bimbi in collo o a mano rincasavano; le mammine in ritardo si affrettavano al ritorno con i piccini saltellanti.

Su una panchina, a sedere con le mani su le ginocchia e il capo supino, un vecchio dal barbone bianco, guardava nel vuoto.

Wise gli corse dinanzi abbaiando. Il povero guardò, stese timidamente la mano a la signorina, che gli diede la moneta del suo borsellino.

«Grazie! pregherò per lei!--piagnucolò il vecchio, sorpreso a la carità di quelle monete, fra cui erano due venti centesimi di nikel.

«Sì, pregate!--gli rispose Lucia salutandolo del capo.

Dalla Chiesa del Corpus Domine, al di là di Porta Sempione, venivano i rintocchi dell'Ave Maria, che si diffondevano nell'aria come un invito a pensare al cielo.

Il fischio della fabbrica sibilò la sua nota acuta. Era finita la giornata di lavoro; gli operai tornavano alle loro case; in famiglia.

Lucia si rivolse a guardare. Primo ad uscire fu un signore alto e svelto, che prese frettolosamente a camminare a quella volta. Ella lo riconobbe e si sentì arrossire mentre infilava un viottoletto, fra i prati. Lo riconobbe anche Wise, che non svoltò, ma gli corse incontro abbaiando festoso.

«Wise! qua!--ordinò Lucia rivolgendosi.

E vide, a due passi, l'ingegnere Del Pozzo, che la guardava, forse un po' stupito di trovarla a quell'ora, lì sola con il cane. Si era fermato e l'avvolgeva del suo sguardo profondo, pieno di misteriosa espressione; quello sguardo che la fanciulla non poteva sostenere senza sentirsi stranamente commossa.

«Buona sera!--la salutò toccandosi il cappello.

«Buona sera!--balbettò Lucia.

E si rivolse per tirar via nel viottolo.

Il cane seguì per un piccolo tratto l'ingegnere abbaiando e saltellando; poi tornò presso la padroncina.

«Non voglio levar gli occhi per un poco; fin che egli non abbia scantonato--pensava intanto Lucia.

Ma proprio in quel momento, come attratta da forza ignota, superiore a la sua volontà, i suoi occhi si rivolsero e si incontrarono in quelli del giovine che pure in quel punto si era voltato.

«Che proprio si tratti di fascino?--pensò la fanciulla, sentendosi scottare la faccia e il collo da una vampata, che veniva da malcontento di sé, da ribellione impotente contro la propria volontà.

Al rosso tramonto era successo il bagliore mesto della prima sera. Dai prati si sollevava un vapore tenue, d'un bianco cenerognolo; le piante, scosse dalla brezza, frusciavano le vette nella semi-luce; il parco si andava facendo sempre più deserto; il brusio della città, arrivava attutito dalla distanza.

Lucia affrettò il passo verso casa. Al grande, doloroso turbamento recato a l'anima sua dalla inaspettata notizia del matrimonio del padre, era successa una mite rassegnazione, e una indefinibile soave speranza, che strappava il suo sentimento dalle angosce per innalzarlo su su, presso la mamma sua, che lo custodisse e lo proteggesse come una cosa pura e santa.

* * *

Il signor Pippo Ferretti non tardò molto ad annunciare in famiglia il suo matrimonio con la signora Rabbi; la bellissima e gentile signora, che si era degnata di concedergli la sua mano.

Il buon uomo era così felice, che non dubitava punto di rendere anche gli altri felicissimi con la fausta notizia. Tanto è vero, che disse la cosa senza titubanze, anzi con certi guizzi di gioia negli occhi e certi sorrisi beati, che dicevano chiaro e tondo come egli non avesse sentimento che per accogliere la sua contentezza.

Finì con raccomandare a la sorella e a la figliuola, che si trovassero pronte il domani per la tal'ora, ch'egli aveva promesso a la signora Rabbi di condurgliele per la prima visita doverosa.

Lucia, alla comunicazione fatta con tanta leggerezza, anzi con un piacere esclusivo che non ammetteva manco l'ombra d'un riguardo, manco un piccolo slancio di tenerezza per lei, si sentì a tutta prima, serrare il cuore come in una morsa. Ma fece violenza a sè stessa per nascondere la mortificazione e il dolore, ed ebbe la forza di sorridere dicendo quasi scherzosamente che quella non era per lei una novità. Cosa questa che aumentò il buon umore del babbo, il quale la chiamò birichina, furbetta, che capiva le cose a volo. E si fregava le mani rivolgendosi a la sorella, la quale, egli scommetteva, con i suoi anni e la sua esperienza, non doveva essersi accorta di nulla. Per questo la notizia l'aveva sbalordita che se ne stava lì come una statua senza trovare una parola da dirgli.

Infatti, la signora Marta, che non si aspettava così presto lo scoppio della bomba, come diceva lei, era davvero restata lì come intontita, e con gli occhi e l'atteggiamento della bocca, mostrava tutt'altro che esultanza.

Ma il signor Pippo Ferretti non era certo in condizione d'animo da avvertire i sentimenti altrui. E quel giorno, durante tutto il tempo del pranzo, parlò continuamente lui, in una smania di dire e dire della bellezza a specialmente delle virtù della sposa.

Uscendo subito dopo la solita toeletta, tornò a ripetere la raccomandazione, che per il domani a la tal'ora, si trovassero tutte due pronte per la visita.

Come le altre sere, Lucia accompagnò il babbo fino su la soglia della portineria e stette a vederlo allontanarsi svelto e ringiovanito dalla felicità.

Un senso di profonda, invincibile melanconia, turbò per un momento l'animo della fanciulla.

«Nel suo cuore--pensò--adesso il sentimento più forte non è certo il paterno!... Oh mamma!--sospirò alzando gli occhi al cielo stellato.

E riparò nell'affetto della morta.

In quel momento lo squillo del campanello annunciò visite.

«Le sorelle Zolli, per certo!--disse fra sè Lucia, con un senso di noia.

Ma dietro le due ombre, quella sera ce n'era un'altra; ed era quella d'un uomo.

Un guizzo di speranza attraversò il cuore della fanciulla; ma fu un rapido guizzo. La lampada pendente dal tettuccio della scala, illuminò, subito dopo le figure allampanate delle sorelle Zolli, la persona di Aldo Svarzi.

«Cosa viene a far qui così spesso da un poco in qua, quel biondone scipito?--si trovò a chiedersi Lucia, con un aggrottamento delle ciglia che traduceva l'apparire d'un dubbio fastidioso, in sè stessa.

Ma al senso fastidioso, rispose con indifferenza. Venisse! che cosa importava a lei?

Dal salotto, aperto a l'aria tepida di primavera, venivano le voci sommesse della zia, delle signore Zolli e del signor Svarzi; voci monotone, senza intonazione, senza varietà d'accento, da gente che parla per dire; che non dice per esprimere sentimenti e pensieri.

Entrò anche lei, chiamata dalla convenienza. Come di solito, fu accolta dal signor Aldo con atto e sorriso di piacere. Ella stese la mano che fu tosto serrata con effusione e s'inchinò davanti alle sorelle Zolli.

Prima che avesse il tempo di mettersi a sedere, la zia la pregò che facesse un po' di musica.

Lucia si arrese tosto all'invito. La musica l'avrebbe dispensata dalla noia di quella conversazione sbiadita. Passò nel salottino attiguo a quello e il signor Svarzi la seguì. Zia Marta voleva sentire il suono del piano a qualche distanza.

«È un suono smorzato che riesce più soave!--diceva.

Fatt'è che Lucia si trovò nel salottino sola con Aldo Svarzi; cosa che la seccò, ma a la quale non avrebbe potuto mettere rimedio senza usare uno sgarbo.

Aperse su 'l leggio la prima musica che le capitò sotto mano; un pezzo brillante, che ella suonò con foga un po' stizzosa, sentendosi addosso lo sguardo del giovine.

Perchè egli la guardava così intensamente?... Che cosa voleva da lei quel signore?...

Gli ultimi accordi del pezzo staccarono suoni aspri, stizziti.

«Brava!--disse dal salotto zia Marta, che non capiva che la musica fragorosa.

«Benissimo!--fecero in coro le sorelle Zolli.

«Perfettamente eseguito!--esclamò Svarzi, aprendo su 'l leggio un altra musica tolta a caso; e la musica era una _suonata_ di Beethowen.

«Questa non piacerà che a me!--pensò Lucia con un senso di piacere per la certezza di non essere capita dagli altri, che la seccavano.

«Questa musica--disse poi a Svarzi--è come un pallido chiarore di luna su una landa deserta; cosa che non commuove tutti!

E attaccò la musica sublime con raro sentimento di interpretazione, dilettando l'animo suo, dimenticando, dimenticandosi.

Il signor Svarzi stava attento a voltare le pagine e, ogni tanto si lasciava sfuggire un'esclamazione di lode.

Ma Lucia non gli badava e tirava via a suonare per sé stessa.

Ad un tratto la colpì una voce di là nel salotto. Smorzò il suono e tese l'orecchio. Quella voce ella la conosceva. Arrossì di dispetto. Doveva star lì a strimpellare con quello spilungone dietro, che aveva l'aria d'essere autorizzato a farle la corte!.. Ebbe voglia di chiudere il piano, di lanciare un'insolenza allo Svarzi, di scappare da tutto e da tutti, di correre a chiudersi in camera!

Troncò il pezzo a mezzo, si alzò è passò di là seguita dal signor Aldo.

L'ingegnere Del Pozzo, già ritto, stava per congedarsi.

Lucia vide i suoi occhi chiari fissarsi su lei con muta sorpresa, quasi con interrogazione; le parve di indovinare un rimprovero in quello sguardo; si sentì offesa, si irrigidì, rispose freddamente, quasi altezzosamente all'ingegnere, e appena lui partito, salutò la compagnia dicendosi stanca e si ritirò.

La perseguitava quello sguardo di sorpresa e di muta interrogazione. Che diritto aveva lui, il conte Anton Mario Del Pozzo, di meravigliarsi? di chiedere?.. Non era forse padrona lei di fare quanto meglio le piaceva?.. Gli doveva aver fatto senso quello scoprire ch'ella era stata di là a fare della musica, tutta sola con il signor Svarzi: questo gli doveva aver fatto senso; si capiva. Ma perché?.. Che cosa mai si poteva egli figurare?.. Che male c'era, in fin de' conti, a stare per una mezz'ora a suonare il piano in un salottino attiguo a quello ove era sua zia, in compagnia d'un giovinotto?... «Perchè è addetto alla fabbrica e papà lo chiama il suo braccio destro, si crede forse autorizzato a fare a me da angelo custode?

«Io voglio e posso fare quello che meglio mi piace; e se quello che piace a me non va a genio a vossignoria, _à chacun son goût_, signor conte Anton Mario del Pozzo!--pensò sdegnosamente.

In fin de' conti se ella era andata di là a suonare con il signor Svarzi, era stato tutto per la politica della zia; che lei s'era subito seccata vedendosi seguita dal giovine; aveva sentita l'irregolarità della cosa.

E quella irregolarità era saltata subito agli occhi dell'ingegnere.

«Avrà pensato che mi lascio corteggiare da quel _gommeux_!--disse arrossendo.--Mi avrà trovata leggera e vana come molte altre; e questa forse non era l'opinione che aveva prima di me.

A questo pensiero le scese in cuore un'angoscia amara; e insieme con l'angoscia, un sentimento di dispetto verso lo Svarzi e verso la zia, che se egli frequentava ormai la casa con troppa assiduità, la colpa era tutta sua, che lo riceveva sempre con festa e lo invitava a tornare presto, a venire di sovente, come un amico intimo. Ed egli non se lo lasciava dire due volte. Ormai veniva quasi tutti i giorni e faceva delle visitone. La gente non poteva certo pensare ch'egli venisse per la zia; avrebbe pensato quello che era passato nella mente dell'ingegnere del Pozzo.

«Se ci fosse stata Lena, ciò non sarebbe avvenuto!--mormorò.

«Se ci fosse stata la mamma, le cose sarebbero andate diversamente!--disse in un sospiro.

Si era spogliata; e avvolta nella vestaglia leggera, respirava l'aria fresca della notte a la finestra aperta.

Con gli occhi fissi ai mille lumi lontani che lucevano fantasticamente attraverso le fronde del platano, ricordò che il domani avrebbe dovuto andare a far visita a la signora Rabbi.

«Papà è certo da lei, adesso!--pensò.--È là che deve passare le lunghe serate; e quando egli è là, non ricorda certo nè me, nè la povera mamma!

La signora Rabbi sarebbe venuta in casa presto, per certo; e con lei sarebbero entrati nel villino un lusso maggiore, il movimento, le feste, bisognava rinunciare alle abitudini semplici e tranquille; a la quiete. La casa sarebbe stata messa sossopra; tutto avrebbe dovuto ubbidire ai gusti, forse ai capricci della nuova padrona.

E lei? che sarebbe stato di lei?..

Già si sentiva un inciampo fra suo padre e la sposa: lei, una ragazzona di diciott'anni, che più non si poteva trattare da bimba, davanti a la quale si avrebbero dovuto usare dei riguardi!..

Sarebbe stata ottima cosa per suo padre e la sposa ch'ella lasciasse libero il posto andando a marito.

Sicuro! un bel matrimonio avrebbe accomodato tutto. Pur certo suo padre vi doveva pensare; e forse anche la sposa. Forse tutti due sapevano dell'assiduità dello Svarzi; forse questi già conosceva le loro intenzioni; erano tutti d'accordo contro di lei.

«Scommetto che quanto prima il signor Aldo mi fa la sua brava dichiarazione!... Dirà che mi ama, che mi adora; che gli è bastato di vedermi la prima volta perchè, pim pum!... il suo cuore fosse colpito, ferito per sempre!... Dirà, che ha bisogno di me più dell'aria che respira, più del pane che lo nutre!... che se io non rispondessi al suo amore, guai! guai! guai!

«Stupido!--mormorò a l'aria scura che la glicine in fiore profumava.

Le parve davvero di vederselo dinnanzi in atteggiamento buffo da innamorato, di sentire le sue esagerate espressioni; e ripetè: Stupido!

Oh! suo padre e la signora Rabbi potevano bene desiderarlo un matrimonio che li liberasse di lei; potevano bene vagheggiare per genero il ricco figlio del banchiere Svarzi!.. Ella non si sentiva di sacrificare il proprio sentimento; questo no. Se non la volevano in casa, sarebbe andata via; ma maritarsi per non esser loro d'imbarazzo, questo no e poi no!..

Già, avrebbero dovuto rassegnarsi; ella non aveva nessuna intenzione di prendere marito; nessuna. Tant'è vero che i giovinotti che l'avevano fino allora corteggiata, non le avevano inspirato manco il più tenue sentimento.

«La via del matrimonio dev'esser quella dell'amore!--bisbigliò.--Due che uniscono le loro esistenze spinti dall'amore, sono nobili; due che si sposano aspettando l'amore dal matrimonio sono calcolatori volgari e tristi.

«E se io non potrò unire la mia esistenza con quella d'una persona che mi amasse ed io amassi, resterò zitella!--concluse ritirandosi dalla finestra e chiudendo i vetri.

* * *

Oh quella signora Rabbi vestita di raso rosso a ricche guarnizioni di pizzi antichi, scintillante di diamanti, che ne aveva nei capelli, nelle dita, nei braccialetti, alle orecchie!... quella signora Rabbi rigogliosa, che le si vedevano le forme ardite disotto le veste troppa attillata!... quella signora Rabbi dal sorriso sfacciato, che metteva in mostra due file di denti forti e bianchissimi, veduta da vicino, sentita al tu per tu, che impressione volgare aveva fatto a Lucia!

Impressione volgare lei e volgarissima i suoi salotti, fino a l'ultimo, piccolo gabinetto ove ella riceveva gli amici. Tre stanze di fila messe con lusso sfoggiato; una mostra ricchissima e pesante di tende e tendoni, di mobili costosi, di ninnoli costosissimi; un ammasso di roba di valore, che pareva volesse dire ai visitatori: «Qui ogni oggetto costa un occhio!.. guardatevi bene in torno; imitate se potete; se no, invidiate!

Lucia non avrebbe voluto per certo imitare e nè pure invidiò. Si era più tosto sentita sconvolta e dal lusso sfacciato e dalle arie della signora, che pareva una regina su 'l trono, e si sarebbe detto, volesse onorare d'un sorriso, far andare in solluchero con una parola.

Zia Marta, del numero delle persone che sono facilmente afferrate nelle spire della brillante superficialità altrui e più vi sono strette serrate dentro e più sono liete, fu subito acciecata e conquistata dal fare della signora Rabbi.

Ma Lucia invece si sentì irrigidire in una diffidenza inesplicabile, e, fu correttissima, ma fredda. Così che suo padre ebbe più d'una volta a saettarla degli occhi per tenerla su l'avviso e imporle la sua volontà.

Oh non c'era bisogno che egli imponesse la propria volontà a la povera fanciulla!.. Ella obbediva e avrebbe sempre ubbedito suo padre. Ma se qualche volta la serrava a la gola un nodo amaro, bisognava compatirla, bisognava!.. Se davanti a quella signora così bella e in mezzo al fasto, ella pensava a la sua povera mamma, modesta, semplice, dal sorriso soave e la parola mite e timida, bisognava capirla e compatirla!... E leggerle in cuore con occhio indulgente l'impressione dolorosa per il confronto ch'ella faceva naturalmente, quasi involontariamente, fra la mamma morta e quella rigogliosa e orgogliosa donna, che ne doveva prendere il posto!

Quando, uscendo dal salotto, con il suo papà e la zia, la signora Rabbi la baciò in fronte, la povera fanciulla si sentì impallidire, e a pena fuori, si trovò a fregarsi la fronte al posto del bacio, quasi a cancellarne la traccia.

Lucia aveva sentito che la sua presenza sarebbe stata importuna in casa in quel momento, che a provvedere, a bastare a tutto, meglio sarebbe riuscita la zia. Là ove ella avrebbe incontrati continui urti a la sua suscettività, a' suoi ricordi, la zia avrebbe trovato distrazioni e piaceri. E propose di anticipare la sua solita andata in Riviera, nel paesuccio ove era nata la sua mamma, nella modesta casetta che era sua proprietà e ove ogni anno passava qualche mese di vacanza.

«Verranno con me Adele e Bortolo! pensò.

Nè l'una nè l'altro si fecero pregare a dir di sì; tanto più Adele, che doveva sposarsi in autunno ed era anche lei della spiaggia, di un paesello vicino a quello della signorina; lì sarebbe venuto il fidanzato dopo le nozze del padrone, perchè aveva pensato di lasciare il servizio per rizzare una piccola bottega.

Pippo Ferretti trovò giusta e assennata l'idea della figliuola di anticipare la partenza; e, in cuore, si compiacque di quella decisione che lo liberava da mille preoccupazioni e lo lasciava perfettamente libero di darsi, senza restrizioni, a la felicità. Oh il povero signor Pippo sentiva di essere spadroneggiato da una passione violenta; sentiva, che pur troppo, a quella passione sarebbe stato capace di sacrificare ogni cosa, anche i riguardi dovuti a l'unica figliuola!.. E quella decisione lo sgravava d'un peso, destandogli in petto un sentimento di riconoscenza verso Lucia, che capiva e si ritirava per non essergli d'inciampo, a lui, suo padre!

La sera prima del giorno della partenza, Lucia faceva il baule con l'aiuto di Adele.

Adele pensava a la biancheria, ai vestiti; lei, sceglieva i libri e la musica che avrebbe suonato su 'l vecchio piano della povera mamma.

In quei preparativi, Lucia non poteva difendersi da un senso di tristezza. A la spiaggia, nella casetta piena per lei di ricordi, dove aveva passate tante belle stagioni con la mamma, nella semplicità così cara a la poveretta, ella vi andava volentieri. Lo lasciava volentieri il villino, nel quale erano già cominciati i cambiamenti, i miglioramenti; che già aveva aperta le porte a sfoggio nuovo, come se il vecchio non fosse bastato. Si sentiva quasi obbligata a togliersi di lì; sentiva l'impazienza di suo padre, che con bei ragionamenti persuasivi, era riuscito a farle anticipare la partenza di qualche giorno. Le pareva quasi di essere scacciata!

Giù nel salotto erano visite. Le sorelle Zolli, il signor Svarzi e altri.

Lucia stava per scrivere un biglietto di saluto a la sorella del povero Cecchino, già in convento, quando venne Bortolo a pregarla in nome della zia, che scendesse. Gli amici desideravano salutarla.

Ubbidì a malincuore. Sarebbe stata più volentieri lì a scrivere il suo biglietto.

Entrò in salotto con aria abbattuta, il volto pallido. Ma ebbe tosto ad arrossire incontrando gli occhi dell'ingegnere del Pozzo, che pareva spiassero la sua entrata. Senza darsi una ragione di quello che faceva, dimenticando ogni regola di saper vivere, che impone di salutare le signore prima degli uomini, ella si trovò a stendere la mano a l'ingegnere, che gliela serrò in una stretta quasi affettuosa, lui che di solito, non le sfiorava che la punta delle dita.

Quella insolita stretta, commosse così fortemente la fanciulla, che si smarrì e sentì corrersi le lagrime agli occhi.

«La signorina parte domani?--chiese l'ingegnere, con voce un po' rauca, osando una domanda, strana in lui, sempre così freddamente riguardoso.

Lucia capì ch'egli voleva impedire agli altri di notare il suo turbamento e lo ringraziò dello sguardo.

Aldo Svarzi e gli altri che erano raccolti in salotto, furono tosto in torno a la signorina, con parole di rammarico e di rimprovero. Aveva cuore di scappare prima del tempo!.. di lasciare Milano e gli amici in quella stagione!.. Quella era una cattiveria bella e buona, ecco.

Lucia si sforzava di rispondere a tono; di scherzare. Ma vi riusciva male!

Si sentiva seguita dallo sguardo del signor Del Pozzo e non voleva assolutamente parere tale da piacersi delle insulsaggini e da gradire gli omaggi; non voleva ch'egli si facesse di lei un concetto meschino.

«Ha capito lo stato del mio animo e ne ha pietà!--pensava.--Vorrei che questa pietà gli restasse in cuore non offuscata dall'idea che io mi possa consolare con i vagheggini insulsi e confortarmi delle loro menzognere espressioni!

Ultimo a partire quella sera fu l'ingegnere Del Pozzo, che salutando Lucia, trovò modo di susurrarle: «In qualunque circostanza, si ricordi ch'io sono a' suoi ordini!

E la lasciò con un ultimo sguardo de' suoi occhi chiari e parlanti.

* * *

I raggi di sole tingono di luce rosata l'azzurro smagliante del cielo, battono sul mare, guizzano fra il verde degli aranceti e degli oleandri.

Dalla montagna, insieme con una dolcissima armonia di colori, spira una brezza che pare un susurro, una carezza, e vola ad increspare la marina liscia e calma.