Romanzo d'una signorina per bene
Part 2
Poteva star lì finchè voleva. La zia, dopo pranzo, appisolava per un'ora e più; e non c'era sugo stare a vederla ciondolare il capo e lasciarlo piombare su 'l petto con un russare faticoso di persona ben rimpinza di cibi succolenti. No; non c'era sugo.
Era meglio star lì a respirare una boccata d'aria, a veder passare ogni tanto qualche persona, a conversare con Wise.
«Non è vero Wise? che è meglio star qui con te, che mi capisci e mi vuoi bene?... Buon Wise!...
Bravo Wise!
«Bub! bub!
Il cane rispondeva abbaiando, scodinzolando, lambendo la mano della padroncina, dell'amica. Le si strofinava intorno quasi a farle intendere che le voleva bene davvero; oh quanto!
«Wise! buon Wise!... tu mi vuoi bene, lo so! e te ne voglio anch'io, sai, molto!... È così difficile essere voluti bene davvero!... così difficile!... così difficile!
«Bub! bub!
L'abbaiare finiva in un guaito, quasi in un gemito. Si sarebbe detto che la bestia fedele e intelligente leggesse nel cuore della fanciulla.
L'aria si andava raffittendo. I fiori della robinia mandavano effluvi dolcissimi; si sentiva, a distanza, il brusio della città; ogni tanto il tram elettrico, correndo veloce su le rotaie, passava rapido dinanzi a la cancellata del giardino.
Lucia s'era messa a sedere su lo sporto del muricciuolo e pensava a testa china. Che cosa importava a lei d'essere ricca, figlia unica, quasi un'ereditiera?.. Suo padre le era tolto, dagli affari lungo la giornata, la sera, dagli svaghi; in casa non ci aveva che la zia, una buona donna irta di pregiudizi, che non destava in lei nè poteva sentire nessuna simpatia per lei. Lena l'aveva lasciata. Chi le voleva bene davvero, erano, Bortolo, Adele e Wise. Del resto nessuno le era affezionato.
Ella non credeva per certo alle dichiarazioni dei vagheggini!... Era troppo ricca per lasciarsi andare a prestar fede a dei giovinotti che le volevano far intendere di amarla, lei, proprio, lei!
«Wise! povero Wise!--esclamò, in uno slancio di riconoscenza per la buona bestia che l'amava per sè stessa.
Ma Wise rispose, dal lato opposto del giardino, con un guaito, senza accorrere.
Lucia, insospettita, aguzzò gli occhi, si alzò e vide, fermo davanti al cane, al di là del cancello, l'alta figura dell'ingegnere Del Pozzo.
«Wise!--chiamò ancora la fanciulla.
L'ingegnere si mosse; una voce suonò nell'aria sommessamente:
«Buona sera, signorina!
«Buona sera!--rispose Lucia, quasi suo malgrado. E stette in ascolto finchè i passi dell'ingegnere si perdettero in distanza, dalla parte della fabbrica.
«Come mai il signor Conte Anton Mario Del Pozzo passeggia a quest'ora da queste parti e perchè è andato verso la fabbrica, che deve essere chiusa?
Entrò nel salotto, che la zia, finito di appisolare, già conversava con le sorelle Zolli, venute da un poco.
Salutò; passò subito nel salottino attiguo, si mise al piano sfogliando un album di musica classica.
Suonava sotto voce, interpretando la musica secondo la disposizione d'animo del momento, cercando e trovando una muta simpatia fra sè stessa e il suono.
Finì per dare un'espressione melanconica, a un pensiero brioso; e l'originalità della cosa, le diede impressioni strane; come d'un fiore divelto prima della fioritura; come d'un insetto alato morente nell'acqua in piena gioia di sole; come di gorgheggio d'uccello violentemente troncato da sparo crudele.
«Lucia!.. ci appresti il thè?--chiese la zia ad un tratto.
Lucia lasciò il piano, chiuse l'album, ritornò in salotto.
Apprestò il thè al piccolo tavolo; offerse chicche, biscotti, liquori, crema, vini; recò le tazze fumanti e profumate alle tre signore; stette a vederle sorbire la delicata bevanda, gustare le leccornie; e invidiò loro il volgare piacere.
«Poter godere delle piccole, sciocche cose!-- andava pensando--piacersi delle ghiottonerie! occuparsi e divertirsi di insulsaggini!... Beato chi è fatto così, e non si affanna a correr dietro a un ideale, che fugge e fugge lusingando e attraendo con una fiamma bugiarda; fuoco fatuo.
A un punto entrò Bortolo con il viso smorto. Pregava la signorina che gli desse qualche cosa di spiritoso per un povero fanciullo operaio che s'era fatto male a la fabbrica quel giorno stesso e che, dopo la medicazione del chirurgo, peggiorava a vista.
«Papà sapeva?--chiese con ansia Lucia togliendo dall'armadio una bottiglia di cognac e consegnandola a Bortolo, che accennò di sì con il capo.
«E anche tu, zia?--chiese la fanciulla.
Dio buono!... Certo che la zia sapeva. Ma non c'era ragione di affannarsi a quel modo; disgrazie ne capitano ogni giorno; e, si sa... a chi la tocca la tocca!
La zia parlava non smettendo di mangiare e offrendo chicche alle amiche, che si rimpinzavano.
Come si poteva ingollar leccornie a quel modo, quando lì, a pochi passi di distanza, un poverino, lavorando nella fabbrica che dava la ricchezza a la casa, soffriva forse acerbamente, forse anche lottava con la morte?
Come mai aveva potuto, il suo papà, che sapeva che per certo aveva veduto, fare come di solito la sua elegante toeletta, scherzare con lei, uscire per lo svago d'ogni sera, forse dimenticare il triste caso in un salotto allegro o fra amici gaudenti?
Un'ambascia, fatta di pietà per il poverino malato e di disgusto per l'indifferenza del padre, della zia, e di quelle insipide zitellone, gonfiò il cuore della povera fanciulla.
«Vado con Bortolo--finì per dire--voglio vedere anch'io!
E si incamminò, non badando alle rimostranze della zia, che trovava eccessivo quello zelo caritatevole, che temeva un'emozione troppo violenta per la nipote, in quell'ora di dopo pranzo; che si doleva di non poterla accompagnare, perchè troppo sensibile, incapace di sostenere la vista d'un sofferente.
«Bene, bene! fece Lucia--non darti pensiero per me; vado con Bortolo.
E uscì così com'era; a capo scoperto. Per andare a la fabbrica non c'era che da attraversare il giardino, che dava, in un cortiletto di comunicazione interna fra la casa e l'ufficina.
«S'è fatto male assai?--chiese, camminando frettolosa, al servitore.
«Assai!--rispose questi.--È difficile che se la cavi!... povero fanciullo!
Al buon uomo, tremava il pianto in gola, parlando.
Il malato giaceva in una camera presso la portineria, nel letto sempre pronto ad accogliere chi si fosse fatto male, che non era cosa straordinaria, o chi fosse assalito da improvvisa sofferenza.
Giaceva supino sui guanciali candidi, la testa bruna abbandonata, gli occhi semichiusi, il respiro affannoso; su la rimboccatura, le povere mani nere di polvere di carbone, stavano inerti. Insieme con il respiro ansimante, dal petto del poverino usciva un lamento continuo che straziava.
La fiammella del gaz abbassata, spandeva una luce smorta, rischiarando l'agonizzante con riflessi foschi, strani, paurosi.
Bortolo porse la bottiglia a un vecchio signore ritto a fianco del letto. Un altro signore si staccò dal fondo della camera e porse a questi un cucchiaio. Bisognava sollevare un poco il capo al poverino per fargli inghiottire qualche sorso.
Lucia si fece innanzi, tutta pallida ma senza tremiti, passò un braccio sotto al guanciale e lo alzò delicatamente; il povero fanciullo gemette più forte. Il cognac fu inghiottito a fatica. Lucia riabbassò il guanciale, su cui il malato girò lentamente il capo posandolo su una guancia; cessò il gemito, parve assopito. Parve morto a la fanciulla, che si rizzò presa da subito, invincibile sgomento e levò lo sguardo spaurito in cerca di conforto. Si incontrò in due occhi chiari, che la fissavano con intensità melanconica.
«Morto?...--chiesero le labbra della fanciulla, senza mettere suono.
No; gli occhi chiari risposero negativamente. Ma in quel no erano il dolore, quasi il rammarico. Così fosse!... dicevano quegli occhi. La morte sola può togliere il disgraziato a lo spasimo.
Un fremito corse nei sangue di Lucia. Si inginocchiò di fianco al letto, chinò le labbra su la manica nera del morente. Quale tenerezza di pianto, quale religioso rispetto le inspirava, quella disgraziata vittima del lavoro!... Perchè succedono quei casi dolorosi?... Perchè non si era ancora trovata la maniera di farli evitare, di impedirli?... Perchè Iddio permetteva che accadessero?...
Il sentimento di superba investigazione fu tosto soffocato nella preghiera.
«Signore!... fate che cessi di soffrire!--sospirò in un singhiozzo represso.
«Signore! chiamatelo in Paradiso con voi!
Levò il capo, colpita da un improvviso lamento, lungo, spasmodico; scattò ritta.
Il malato in un supremo sforzo, si era tirato su a sedere su 'l letto, e guardava nel vuoto con gli occhi sbarrati, vitrei. Aperse le braccia come se le stendesse a qualcuno e mormorò il nome di Teresa. Poi si lasciò andare su 'l guanciale, supino, la bocca aperta, inanimato.
Lucia si sentì vacillare; le girava la testa; nel cervello sentiva un ronzio doloroso; non scerneva più le persone; più non si raccapezzava.
Qualcuno le offerse il braccio, la strascinò via, le fece sorseggiare del cognac.
Sentì salire un groppo a la gola e scoppiò in pianto.
«Coraggio!--le sussurrò presso una voce commossa e carezzevole.--Iddio ha voluto così; non si può andar contro a' suoi voleri!
Chi le parlava?... chi era con lei e la guidava a casa attraversando il cortile?
Levò gli occhi su 'l volto pallido del suo compagno; l'ingegnere Del Pozzo.
Ah! egli non l'aveva lasciato il povero fanciullo che s'era fatto male a la fabbrica!... Non era fuggito dal povero moribondo!... Non era andato a distrarsi dopo la giornata di lavoro!... Non aveva avuto riguardi per la propria sensibilità!...
Avevano attraversato il cortile; erano entrati in giardino. Ai piedi della scalea, che dava su la porta d'entrata del villino, Lucia si arrestò; porse tutte due le mani a l'ingegnere e gli disse in un soffio: «Grazie!»
«Coraggio!--le ripetè lui, stringendole le mani.
Che espressione soave, che espressione pietosa avevano in quel momento, quegli occhi chiari!.. Oh sì sì!.. essi dovevano possedere un fascino; ma era un fascino buono, che comanda carità, che chiede il bene!
«Grazie!--tornò a dirgli Lucia mentre egli ritoccava il cappello in segno di saluto. E soggiunse: «Si informi della famiglia di quel poverino, e, me ne sappia dire qualche cosa!..
A sommo della scala si rivolse: «Torna là?--chiese subitamente.
«Sì!--rispose l'ingegnere avviandosi.
In salotto, la zia e le sorelle Zolli giuocavano a scopa.
«E così?--chiesero in coro senza smettere il giuoco.
«È morto!--rispose cupamente Lucia.
«Ha finito di penare!--disse la zia buttando una carta.
«È al riparo dai pericoli!--fece la signora Aurora.
«Dio lo accolga!--esclamò la signora Rosetta.
«Scopa!
Zia Marta, con moto rapido, raccolse le carte vincitrici con un sorriso di soddisfazione e segnò il punto.
«Io vado a letto!--disse Lucia uscendo--Felice notte!
«Felice notte!--risposero tutte tre insieme le giuocatrici!
«Scopa!
La signora Marta era fortunata quella sera.
Lucia l'udì annunciare ancora due volte la vincita, mentre ella saliva lo scalone per ritirarsi in camera con le sue emozioni, i suoi sentimenti.
* * *
Alcuni giorni dopo quella triste sera, il babbo tornando a casa per la colazione, consegnò a Lucia una lettera non suggellata.
«È dell'ingegnere del Pozzo--disse,--pregò me che te la consegnassi.
Un'ondata calda corse a la fronte della fanciulla. Prese la lettera, l'aperse, lesse ad alta vece:
«_Gentile Signorina_,
«Il povero fanciullo ch'Ella ha veduto morire, non aveva altri al mondo che una sorella, la quale gli faceva da madre. Essa ha vent'anni ed abita in un abbaino su 'l Corso di Porta Nuova N.... Lavora da sarta.
«Con rispetto. Le porgo i miei doveri.
«ANTON MARIO DEL POZZO.»
«Va bene!--disse Lucia piegando la lettera, mentre uno strano senso di incresciosità le sconvolgeva il cuore. Trovava quelle righe troppo cerimoniose, troppo fredde, dopo che tutti due avevano passato un'ora al letto del morente, risentendo le medesime impressioni, soffrendo le medesime ansie. Le pareva ch'egli avrebbe potuto aggiungere almeno una, una sola parola un po' gentile nel darle l'informazione di cui ella lo aveva incaricato. Sentì eccessiva la delicatezza del giovine che aveva voluto consegnare la lettera, aperta al suo babbo.
«Va bene!--tornò a dire.--E se tu, papà, lo permetti, andrò con Adele a vedere la sorella del povero fanciullo e le porterò i miei risparmi.
Vide negli occhi della zia lampeggiare la disapprovazione per quel passo imprudente, quasi ardito. Una signorina che andava in un abbaino!.. che si metteva a contatto con una ragazza sconosciuta; una sartina; forse peggio; e vi andava con Adele, che ella, se avesse potuto, avrebbe licenziata volentieri.
Questo, Lucia lesse negli occhi della zia e fece una impercettibile spallucciata.
Il papà, lui, acconsentiva; altro!.. anzi toglieva dal portafoglio alcuni biglietti di Banca e li dava a la figliuola. Il povero ragazzo operaio era morto lavorando in fabbrica; era un dovere pensare, provvedere a chi lasciava.
Lucia rispose al suo papà buttandogli le braccia al collo. Come era contenta di quel tratto di generosità, lei che aveva tanto sofferto per la sua indifferenza il giorno della disgrazia del povero fanciullo!..
Dunque anche suo padre aveva cuore caritatevole e generoso, malgrado le apparenze, che lo facevano parere insensibile, freddo, amante delle abitudini, della quiete morale!... No; no; il suo papà non era, come la zia, incapace di vedere un palmo in là del proprio orizzonte; lui non dimenticava, per quanto spesso sembrasse, d'essere stato povero; d'aver passato l'infanzia, l'adolescenza e parte della giovinezza nelle ristrettezze non di rado dolorose; insieme con la fortuna, egli non aveva accolto certi pregiudizi ridicoli e crudeli!...
In fatti, quando aveva saputo dell'amore di Adele, aveva interrogato il cocchiere per veder chiaro nella cosa e per interesse della giovine, che era in casa da parecchi anni. Il cocchiere, un onesto giovanotto, aveva subito confessato il suo affetto e dette le sue buone intenzioni; ed egli, il babbo, aveva stabilito il tempo delle nozze, aggiungendo che una volta marito e moglie, se volevano, avrebbero potuto continuare a servire in casa. Alle osservazioni della sorella, a' suoi atti scandolezzati, un po' ridendo, un po' su 'l serio, aveva bellamente fatto capire, che era sua intenzione fosse fatto così, e che così si sarebbe fatto.
Lucia ingollò in fretta la colazione, nella impazienza di uscire, di andare dalla povera fanciulla, che aveva così barbaramente perduto l'unico fratello.
Indossò un vestito scuro, modestissimo; in testa mise un cappello di paglia nera senza ornamenti; e così semplice e nella semplicità più che mai elegante e graziosa, si incamminò con Adele.
La giornata, era smagliante di sereno; l'aria calda e piena di effluvi odorosi.
Presero per un viale del parco, che avrebbero attraversato per sboccare su 'l corso Garibaldi, e di là, infilare i bastioni fino a Porta Nuova.
Il babbo aveva proposto di ordinare la carrozza. Ma Lucia non aveva voluto; la delicatezza che le aveva suggerito di vestire modestamente, la faceva rifuggire da ogni apparenza di lusso. Recare soccorso e conforto al povero, in toeletta sfoggiata e in carrozza, le sarebbe sembrato brutto, meschino, quasi vile.
Il sole abbagliante indorava il parco dalle piante tutt'ora in arbusto; senz'ombra.
Su l'erba de' prati, le prime farfalle volavano in avida ricerca dei fiori.
I passeri, gli usignuoli, qualche cincia, volavano da una pianta a l'altra, in gran faccende per la costruzione del nido; da un boschetto veniva il gorgheggio della capinera; ogni tanto un volo di rondini segnava una mobile striscia nera nell'aria d'oro e un garrito prolungato diceva la gioia del ritorno.
Lucia e Adele, con l'ombrellino aperto, trotterellavano via svelte e leggiere chiacchierando con la confidenza benevola e rispettosamente affettuosa, che sempre è fra una padroncina buona e giusta, e una domestica riconoscente e affezionata.
Adele diceva della sospettosa sorveglianza, dei rimproveri, dalle continue stoccate della signora Marta, che pareva si imbattesse nel diavolo ogni volta che vedeva lei o il cocchiere, e che mandava saette dagli occhi quando li sorprendeva insieme a scambiarsi due parole, da gente che si vuol bene.
«È pure stata maritata anche lei!--soggiungeva.--E se fu maritata è segno che ha voluto bene a suo marito, anche prima che fosse suo marito. O in certi casi, essere poveri o ricchi non è lo stesso?...
Lucia dava ragione a Adele senza però dare apertamente torto a la zia. Oh tutt'altro!... La povera donna bisognava compatirla; era in là con gli anni; aveva sofferto per la lunga malattia del marito.
«Ed ha un cervellino da coniglio, poveretta!--finiva fra sé.
Al vecchio Tivoli, si imbatterono nell'ingegnere del Pozzo, che vedendo Lucia, fece un leggero atto di sorpresa e salutò cerimoniosamente facendo di cappello.
Quell'improvviso, inaspettato incontro, fece dare un tuffo nel sangue della fanciulla. Emozione della quale rise tosto in cuor suo. Che sciocca era a commuoversi d'una cosa così naturale!... Proprio una sciocca che ella stessa non riusciva a capire.
Arrivarono lungo i bastioni di Porta Garibaldi. Gli ippocastani erano già coperti di foglie d'un color verde tenero; foglie di poco sbocciate dalle gemme. Di sotto il viale, dal suolo ricamato di ombre fantastiche e mobili, la gente camminava frettolosa e allietata dall'aria primaverile.
Giunsero presto su 'l corso di Porta Nuova, a la casa additata.
La giovine sarta a la quale era morto il fratello nella fabbrica ove lavorava, era in casa.
«Scala a destra, seconda corte, abbaino numero otto!--informò il portinaio, dal deschetto, non smettendo di battere il cuoio d'una suola di scarpa.
Attraversarono la prima corte; entrarono nella seconda. Lucia si mise per la prima nella scaletta ripida e scura; e su, su, su, seguita da Adele che cominciava a ansimare. A l'ultimo pianerottolo, infilò un'altra scaletta serrata fra i muri, finchè giunse nello stretto corridoio dove mettevano gli usci numerizzati degli abbaini.
In uno di questi, aperto, una vecchia si cullava su le ginocchia un bimbo in fasce, cantandogli il ninna nanna con voce roca.
Da un altro, insieme con un piagnucolare di fanciullo, veniva un odore tignoso di merluzzo fritto.
In un terzo, chiuso, si rideva vociando.
L'abbaino numero otto, era l'ultimo ed aveva l'uscio aperto sbarrato.
Lucia e Adele si arrestarono un momento su la soglia.
Seduta a un tavolino ingombro di matassine e rocchetti e cuscinetti per aghi e spilli e forbici e ritagli di stoffa, una giovine donna, baciata dal sole che pioveva un suo raggio dal finestrino, in alto, staccando una tinta d'oro dai suoi capelli biondi e copiosi, era intenta al lavoro.
Levò gli occhi cerchiati d'azzurro come Lucia chiese il permesso d'entrare; si alzò premurosamente, stette in attesa di sapere il perchè della visita.
Lucia si spiegò.
A le parole della signorina, il volto pallido e soave della giovine bionda, prese poco a poco un'espressione dura; la bocca le si atteggiò a disdegnosa amarezza; gli occhi turchini si fecero torbidi.
Con i pugni serrati su 'l tavolino, il busto sporgente innanzi, aveva l'aria d'una creatura offesa, che si ribella a soprusi e prepotenze.
«L'hanno lasciato morire senza chiamarmi!...--sibilò con accento cupo.
E soggiunse tosto in un gemito: «Per i poveri non c'è pietà!.. Oh il mio Cecchino! il mio Cecchino!
Con rapidità dolorosa, mutò espressione; gli occhi le si empirono di lagrime; la bocca, quasi ancora infantile, tremò nel pianto, e i singhiozzi le uscirono dal petto ansante, che ella comprimeva con le mani incrociate.
Pallida di sorpresa e di dolore, Lucia si fece presso a la povera giovine, e l'accarezzò mormorandole parole di conforto.
Il suo povero fratellino ella l'aveva visto morire, nè gli erano mancate le cure più affettuose. Non si era potuto mandar a chiamare lei, per la ragione che, certo, non si sapeva quale e dove fosse la famiglia del poveretto; ed anche, forse, perchè la disgrazia era stata troppo repentina. E lei, poverina, certe brutte cose non le doveva pensare, non le doveva dire!
La giovine scrollava la testa non smettendo di piangere. Ah non doveva pensarle, non doveva dirle certe cose?... La signorina parlava a quel modo perchè ella non sapeva nulla della vita grama!... Lei, a vent'anni, ne aveva già passate tante!... La ricca casa commerciale ove il suo povero padre aveva lavorato per tanti anni, onestamente, quando egli moriva, aveva pensato a' suoi figliuoli, orfani e poveri?...
Lei faceva l'ultimo anno a la Scuola Normale quando suo padre moriva; e suo fratello andava alle tecniche.
La miseria aveva obbligato l'una e l'altro a troncare gli studi per il pane. Ella si diede al mestiere della sarta per far presto a guadagnare e il fratellino entrò nella fabbrica maledetta dove doveva morire!...
Lavorando tutti due, non sempre riuscivano a sfamarsi, a pagare a tempo l'affitto dell'abbaino. E..... e.....
Parlando le si erano essiccate le lagrime; non le restava che un ansimare faticoso e un triste lampo negli occhi, che fisava in volto a Lucia.
«Quando si ha fame e non si vuol veder penare una persona cara--continuò stillando le parole--quando si ha fame e non si vuol morire nè rubare, sa lei su che via si mette una ragazza giovine e non brutta?.... Lo sa?... Lo sa?
Adele prese per una mano Lucia. La voleva condur via, adesso che capiva. Le scottava la terra di sotto i piedi; le pareva impossibile che la padroncina non prendesse l'uscio, non precipitasse in fuga giù dalle scale.
Ma Lucia non aveva nessuna intenzione di prendere l'uscio nè di precipitare giù dalle scale. Guardava in vece con profonda pietà la giovine che aveva finito per chinare il capo su 'l petto, arrossendo fino al collo.
Poi fattosele presso, le stese la mano che la giovine non prese, accennando di no con la testa.
«Perchè?... perchè?--disse Lucia con voce un po' tremante--siete in collera con me, che non vi ho fatto nulla di male, che anzi vorrei farvi del bene?
No; non era certo la collera che faceva agire così la povera fanciulla. Lucia lo capì dallo sguardo umido che ella le levò in volto. Era tutt'altro che collera; era un sentimento delicato, un senso di avvilimento morale, da anima punto volgare.
Lucia si fece coraggio. Levò l'involto dal portafoglio e lo pose timidamente su 'l tavolino.
«Sono cinquecento lire!--balbettò, mentre il rossore le correva su 'l volto bello e gentile.--Ve le manda il mio papà e vi prega di accettare in memoria di vostro fratello. E io.... vi prego di ricordarvi di me!... Vi lascio il mio biglietto di visita.
A le parole di Lucia, la giovine aveva sussultato. Afferrò l'involto; con mano tremante lo aperse; guardò i biglietti, li contò rapidamente; poi, in uno slancio subitaneo, si buttò ai piedi di Lucia esclamando nelle lagrime: «Grazie! grazie!... il povero Cecchino ha pregato per me!... mi ha mandato un angelo del Signore!.. Grazie! grazie!.. Adesso potrò essere accettata in convento!.. Ci volevano cinquecento lire; ci sono!
Le baciava le mani, le baciava il vestito in una foga di riconoscenza.
Ora anche Adele piangeva; più non si sentiva scottare il suolo di sotto i piedi; capiva che la signorina aveva fatto bene a non fuggire come un'appestata, quella povera creatura.
Lucia fece alzare la poverina, e baciandola, la pregò che la tenesse informata di quanto avrebbe fatto.
«Faccio subito le pratiche per entrare in convento!--mormorò la giovine con il fiato mozzo dall'emozione.
E disse che quello era sempre stato il suo desiderio, dopo che le era morto il padre; e che dal giorno che anche il suo povero fratello era andato in Paradiso, essendo libera, s'era prefissa di lavorare giorno e notte a lo scopo di raggranellare i danari necessari per essere accettata come novizia.
«Adesso i denari ci sono!... Cecchino ha pregato per me!... Corro oggi stesso al convento!... Grazie! grazie! grazie!