Part 25
93. =La destituzione di Lucullo e la «Lex Manilia» (68-66 a. C.).= — Anche gli amici più devoti di Lucullo disperavano ormai della sua causa. Si potevano biasimare acerbamente gli intrighi di Pompeo e l’indisciplina dei soldati: ma chi poteva ancora sperare che Lucullo riuscirebbe a riconquistare il Ponto? Un inaspettato accidente piegò definitivamente le bilance del destino dalla parte di Pompeo. Nell’inverno dal 68 al 67, Roma e l’Italia furono afflitte da una grande carestia: per colpa dei pirati — si disse — che intercettavano sul mare i carichi di grano. Ma dell’onnipotenza dei pirati non erano forse colpevoli l’inerzia del senato e l’incuria di Lucullo, che era stato sino a poco prima il proconsole della Cilicia? Pronto, un tribuno, amico di Pompeo, Aulo Gabinio, riuscì a far votare una legge, la _lex Gabinia_, la quale senza nominare nessuna persona incaricava di far la guerra ai pirati un uomo di rango consolare, assegnandogli una flotta di 200 navi, un grosso esercito, e 6000 talenti, e conferendogli l’autorità proconsolare assoluta per tre anni su tutto il Mediterraneo e sulle coste sino a 50 miglia dalla costa, insieme con la facoltà di scegliersi 15 legati, di reclutare soldati e rematori e di raccoglier denari in tutte le province. La legge istituiva insomma per tre anni una vera dittatura dei mari, quale Roma non aveva ancora conosciuta. Il senato oppugnò accanitamente la legge, ma il popolo, affamato e furioso, minacciò di rivoltarsi; la legge fu approvata con poteri anche più larghi di quelli proposti da Gabinio, e del comando fu incaricato Pompeo(67).
Questi si mise subito all’opera, la quale era assai più facile che in Roma non si credesse. La potenza dei corsari nasceva dall’incuria del governo romano. Con poche operazioni e con pochi esempi severissimi, seguiti da opportuni atti di clemenza, Pompeo scardinò in poche settimane le fondamenta dell’impero di quel singolari dominatori del Mediterraneo; e ripulì, almeno per qualche tempo, i mari. Ma questa dittatura dell’acqua non doveva essere per lui che un mezzo. Nella primavera del 67, quando i suoi soldati glielo avevano permesso, Lucullo si era incamminato con le legioni al soccorso di Triario, ma troppo tardi, chè Triario già aveva dato battaglia a Mitridate ed era stato disfatto. Appena si seppe a Roma la disfatta di Triario, i tribuni della plebe insorsero; Gabinio, d’accordo con Pompeo, propose una nuova legge con cui si toglieva a Lucullo il comando della guerra contro Mitridate e la provincia del Ponto; e dava questa e la Cilicia al console Manio Acilio Glabrione. Il senato dovè questa volta abbandonare Lucullo e lasciar approvare la legge. Lucullo tentò ancora di imporsi ai soldati e di continuar la guerra a dispetto della legge; ma i soldati rifiutarono di obbedire. Roma aveva ormai in Oriente un generale senza esercito ed un esercito senza generale! La situazione era troppo pericolosa perchè potesse durare. Difatti, sul finir del 67, incominciarono a giungere a Roma lettere dall’Asia, che descrivevano paurosamente le condizioni della provincia: Lucullo senza comando; Mitridate di nuovo signore del Ponto; la Cappadocia devastata da Tigrane; colonne volanti già apparse in Bitinia ad abbruciare i villaggi di frontiera.... Roma di nuovo si spaventò; e dello spavento approfittò un altro tribuno, Caio Manilio, per proporre una nuova legge di eccezione, che concedeva al debellatore dei pirati, oltre i poteri già concessigli con la legge Gabinia, il governo dell’Asia, della Bitinia e della Cilicia, il comando della guerra contro Mitridate e Tigrane, e la facoltà di dichiarare la guerra e di concludere alleanze a nome del popolo(66). Questa legge in fin dei conti non faceva che autorizzare quella politica personale e indipendente dalla volontà del senato, che il partito popolare aveva rimproverata a Lucullo, e per cui questi era richiamato. Ma Pompeo non era, come Lucullo, un superstite solitario del detestato partito di Silla: era ormai il capo del partito popolare, il favorito dei cavalieri, il più autorevole dei senatori. Inoltre la nuova legge straordinaria fu raccomandata al popolo dall’eloquenza impareggiabile dei due maggiori oratori del tempo: C. Giulio Cesare, e un giovane avvocato già salito in molta fama: M. Tullio Cicerone. La legge dunque fu approvata[104].
La disgrazia di Lucullo era la fortuna di Pompeo.
94. =Pompeo in Oriente: la conquista del Ponto, dell’Armenia, della Siria e della Giudea (66-63 a. C.)=[105]. — Pompeo moveva baldanzoso a finire un regno, che sei anni di guerra avevano già stremato. Nel 66 invase il Ponto e con una breve e fortunata campagna riuscì a scacciare Mitridate, obbligandolo a rifugiarsi nella Colchide: quindi si volse a conquistare l’Armenia, pensando che avrebbe preso alla primavera Mitridate nel suo rifugio. Ma la fatica di conquistare l’Armenia gli fu risparmiata dalla dedizione spontanea di Tigrane, che venne solo, a piedi, in atto e vestimento umile, nel campo romano. Pompeo lo ricevè gentilmente, lo confortò, gli restituì tutti i dominî ereditari della famiglia, lo chiamò amico e alleato del popolo romano a condizione che pagasse 6000 talenti, cinquanta dramme a ogni soldato, mille a ogni centurione, diecimila a ogni tribuno militare. Poi portò le milizie a svernare sulle rive del Cyrus (il Kur), sull’estrema frontiera settentrionale dell’Armenia; e preparò, per l’anno dopo, l’invasione della Colchide, avviando trattative con gli Albani e con gli Iberi.
Al principio della primavera del 65, Pompeo invase il paese degli Iberi e li sottomise; passò nella valle del Rioni (l’antico Phasys) e scese nella Colchide, tutta piena dei ricordi di Medea, di Giasone, degli Argonauti, per catturar Mitridate.... Ma troppo tardi: l’indomabile vecchio aveva fatto quel che tutti credevano impossibile: aveva sforzato, con il suo piccolo esercito, il passaggio fino in Tauride, lungo le pendici del Caucaso dirupanti nel mare e infestate dai barbari, e riconquistato un altro Stato. Pompeo non volle invadere dal mare la Tauride; ma, ordinatone il blocco, tornò nella valle del Cyrus, e fece una spedizione nel paese degli Albani, che pare sorprendesse a tradimento; poi si ricondusse nella piccola Armenia; e tutto quell’anno attese a conquistare gli ultimi castelli e a confiscare gli immensi tesori di Mitridate. L’anno seguente, nella primavera del 64, raccolse ad Amiso una corte di Re orientali; distribuì, ingrandì, permutò regni; diede due nuovi re alla Paflagonia e alla Colchide; accrebbe i dominî dei tetrarchi galati; nominò Archelao, figlio del generale che aveva combattuto contro Silla, gran sacerdote di Comana; divise il territorio del Ponto in undici città e ricostituì in queste, sotto la sorveglianza del governatore romano, le istituzioni repubblicane della _polis_ greca. Indi volse la mente ad una nuova grande impresa, che avrebbe donato a Roma una ricca provincia e gloria eterna al suo autore: la conquista della Siria. Il momento buono era quello. Il paese, che Lucullo aveva liberato dalla dominazione armena, era di nuovo in piena anarchia: i pretendenti e gli usurpatori pullulavano a dozzine; le città greche invocavano ardentemente un liberatore. Pompeo si avviò verso Antiochia; mandò in Fenicia e in Celesiria i suoi luogotenenti, Aulo Gabinio e M. Emilio Scauro; e mentre le legioni occupavano a poco a poco tutta la Siria, la dichiarò provincia romana. Quindi discese verso il mezzogiorno. Nel 63 egli si trovava a Damasco, intento a decidere una grossa controversia interna della vicina Giudea.
Da circa cento anni la Giudea era riuscita a riconquistare la sua indipendenza dall’impero siriaco dei Seleucidi, dopochè Roma, con la guerra contro Antioco III, aveva indebolito il regno di Siria e incoraggiato tutti i moti, nazionali e locali, che tendevano a disgregarne l’unità. Nel tempo a cui noi siamo pervenuti, la Giudea era di nuovo uno Stato prospero: ma era anche lacerata da una contesa dinastica, che era nel tempo stesso una lotta religiosa e nazionale; da una guerra civile tra i pretendenti Ircano ed Aristobulo, l’uno spalleggiato dalla fazione dei Farisei, l’altro, dai Sadducei. I partiti in contrasto avevano già chiamato aiuti dal di fuori; e, allorchè Pompeo arrivò, fu invitato dalle due parti a decidere. Uno dei tanti casi, che fanno assai spesso traboccare la bilancia dell’umano giudizio, lo indusse a sentenziare in favore di Ircano e dei Farisei. Ma Aristobulo e i Sadducei, che tenevano allora il governo, non credettero di dover piegare alla parola dell’invitto generale romano; onde questi fu costretto ad assediare la stessa Gerusalemme. Gerusalemme si arrese tosto. Solo il tempio, cinto da formidabili fortificazioni, resistette lungamente, e per prenderlo fu necessario un lungo assedio. Alla fine anche i suoi difensori capitolarono; e l’antico regno di Saul e di Salomone fu annesso alla nuova provincia di Siria. Ma mentre Pompeo indugiava in Siria e in Palestina, lo raggiunse la notizia della morte di Mitridate. Nel suo nuovo e piccolo regno di Tauride il vecchio sovrano aveva concepito un disegno audace: mettersi a capo dei barbari della moderna Russia meridionale e della valle del Danubio, e piombare, come Annibale o come i Cimbri, dalle Alpi centrali od orientali sull’Italia. Ma a eseguir questo piano occorrevano ben altre forze che quelle di un sovrano spodestato del Ponto; il blocco rovinava il commercio del paese; i sudditi, salassati dalle imposte, mormoravano minacciosi. Alla fine un suo figliuolo, Farnace, si mise a capo di una rivolta; e il vecchio Re fu costretto a darsi la morte col veleno (63). Così la fortuna toglieva di mezzo facilmente quel nemico implacabile di Roma. Pompeo potè tranquillamente fermarsi in Oriente quell’anno e tutto il seguente, visitandone molte parti e riordinando in vario modo i vasti territori conquistati; fuse il Ponto e la Bitinia in una provincia unica, che però avrebbe il nome di quello che un tempo era stato il regno di Mitridate; al figlio di costui diede la piccola Tauride, dove erano sepolte le ceneri invendicate del padre; il Re di Cappadocia, Ariobarzane, ottenne qualche aumento territoriale; la Paflagonia fu ricostituita; la Galazia, divisa in tre principati: l’Armenia, lasciata indipendente, ma privata di buona parte delle sue antiche conquiste. Dopo di che Pompeo ripigliava lentamente la via dell’Italia, salutato ovunque da onori divini. Nè a torto: chè in dieci anni erano maturate tutte le conseguenze di quel primo passo fatto da Roma accettando l’eredità del Re di Pergamo. Diventata potenza asiatica, per questo testamento, Roma era ormai la maggiore delle potenze dell’Oriente, e tale era diventata per merito di due uomini, Lucullo e Pompeo, secondati a Roma da piccoli, ma attivi gruppi politici. Il senato invece, come corpo, era stato passivo spettatore di questo grande rivolgimento, che aveva così rapidamente alterato l’assetto del Mediterraneo e che tanto influsso doveva avere sulla storia di Roma e del mondo.
NOTE AL CAPITOLO SEDICESIMO.
[99] Cfr. CIC., _Pro lege Man._, 11, 31 sgg.; PLUT., _Pomp._, 24.
[100] Le fonti principali della nuova ed ultima guerra mitridatica, per la parte che riguarda le campagne di Lucullo, sono APP., _Mithr._, 72 sgg.; PLUT., _Lucull._, 6-35. La monografia contemporanea più interessante è quella di TH. REINACH, _Mithridate Eupator roi du Pont_, Paris, 1890, pp. 320-372. Su Lucullo, la sua figura, la importanza storica e la cronologia delle sue guerre, cfr. G. FERRERO, _Grandezza e decadenza di Roma_, vol. I, cap. VII e VIII; vol. II, Appendice B.
[101] Sulla guerra così detta di Spartaco, cfr. specialmente APP., _B. Civ._, I, 116-20.
[102] Sui _tribuni ærarii_, cfr. DAREMBERG et SAGLIO, _Dictionnaire d’antiquités classiques_, a _Iudiciariæ leges_, e a _Tribus_.
[103] Si tratta di un’ipotesi, ma assai verisimile: cfr. G. FERRERO, _Grandezza e decadenza di Roma_, vol. I, p. 271 sgg.
[104] APP., _Mithr._, I, 97. — Cicerone la sostenne eloquentemente con la storica orazione _Pro lege Manilia_.
[105] Sulle campagne di Pompeo in Oriente, cfr. specialmente APP., _Mithr._, 97 sgg.; PLUT., _Pomp._, 30-42; TH. REINACH, op. cit., 381-410; FERRERO, op. cit., vol. I. capp. XI, XII, XIII.
INDICE ALFABETICO-ANALITICO
_Acerra_, presa da Annibale, 161.
_Achei_, e la prima Guerra illirica, 135; inclinano verso la Macedonia, 182; durante la seconda Guerra macedonica, 183; alleati di Roma (197 a. C.), 184; ottengono Erea e la Trifilia, 186; alleati di Roma durante la Guerra siriaca, 190; deportati a Roma, 208; la lega achea e sua competizione con Sparta, 119; insorge contro Roma, 217; dichiara guerra a Sparta, 219-220; privata da Roma di alcune città, 221-222; nuova dichiarazione di guerra a Sparta, 223; vinta da Metello e da Mummio, 223.
_Acilio_ (M.’ Glabrione) (trib. pl. 123 a. C.), e la lex Acilia de repetundis, 250.
_Acilio_ (M.’ Glabrione) (cons. 67 a. C.), 359; riceve le province del Ponto e di Cilicia, 359.
_Aderbale_, ammiraglio cartaginese, 128.
_Aderbale_, figlio di Micipsa e re di Numidia, 261; scacciato da Giugurta, 261; assalito e ucciso (112 a. C.), 263.
_Aegusa_, una delle isole Egadi, 127.
_Aenaria_ (_Ischia_), origini del nome, 6.
_Africa_, provincia romana, 223.
_Agatocle_, tiranno di Siracusa, 110, 115.
_Ager gallicus_, 141.
_Ager publicus_, 118, 133; dopo la guerra annibalica, 195; in Africa, 223, 236, 244; esentato d’imposta, 255; disposizioni del 119 a. C. su l’_a. p._, 260.
_Agricoltura_, nel Lazio primitivo, 8, 13, 83; decadenza della piccola proprietà in Italia durante la seconda Guerra sannitica, 82; dopo la Guerra tarantina, 118; dopo la prima punica, 137-138; nei sec. III-II a. C., 194-195; nella seconda metà del II sec. a. C., 226; la piccola e la grande proprietà nella seconda metà del II sec., 229; nella prima metà del I sec. a. C., 295.
_Agrigento_, fortezza cartaginese, 122-23; assediata e occupata dai Romani (262 a. C.), 123; rioccupata dai Cartaginesi (213 a. C.), 163, 164; ripresa dai Romani (210 a. C.), 165.
_Alba_, nel territorio degli Equi, colonia dei Romani, 91.
_Alba Longa_ (nel Lazio), 7, 9, 10, 12; distruzione, 16.
_Albania_ (Schirwan) conquistata da Tigrane, 353; invasa da Pompeo, 361.
_Alessandro il Molosso_, re d’Epiro, combatte contro Lucani, Bruzzi e Sanniti, 72.
_Alleati_ (Gli) italici, nell’esercito romano, 187; e la legge agraria sempronia, 236, 237, 245. V. _Italici_.
_Allife_, 74.
_Amasia_, città del Ponto, 349.
_Ambracia_, occupata da Pirro, 101.
_Ambroni_, 284; vinti da Mario ad _Aquae sextiae_ (102 a. C.), 284.
_Amilcare Barca_, in Sicilia, 128 sgg.; sua politica dopo il 241 a. C., 145; in Spagna (238?-231 a. C.), 145-147; sua morte (231 a. C.), 147.
_Amiso_, città del Ponto, 349; assediata da Lucullo, 349, 350; Pompeo ad A., 361.
_Amulio_, 7.
_Anco Marzio_, 11, 16; e Veio, 46.
_Andrisco_, pseudofiglio di Perseo, 218; vinto da Metello (148 a. C.), 219.
_Annibale_, figlio di Amilcare Barca, generale degli eserciti cartaginesi in Spagna, 147; suo piano della guerra contro Roma, 148-49; sua marcia dalla Spagna in Italia, 149-51; suo esercito 149, 175, n. 3; presso _Victumulae_, 151; vince presso il Ticino (218 a. C.), 151, 175, n. 4; vince alla Trebbia (218 a. C.), 153-54; A. e gli Italici, 155; dalla Trebbia al Trasimeno, 155-56, 176, n. 5; vince al Trasimeno (217 a. C.), 156; in Umbria, nel Piceno, in Apulia, 157; vince a Canne (2 ag. 216 a. C.) 158-160; prende Nocera, Acerra, Casilino, 161; in Campania (215 a. C.), 161; tenta invano liberar Capua, 164; Cartagine e A. durante la seconda punica, 164-65; in Puglia (207 a. C.), 168; si ritira nei Bruzzi, 169; sua narrazione della impresa d’Italia, 171; medita una nuova alleanza con la Macedonia, 171; lascia l’Italia, 171; è vinto presso Zama (202), 171; consiglia la pace con Roma, 173; alla Corte del re di Siria (195 a. C.), 190; vinto dai Rodii (190 a. C.), 191.
_Antigonidi_, monarchia degli, 110.
_Antiochia_, città della Siria; Pompeo ad A., 362.
_Antioco III il Grande_, re di Siria, 178; sue mire sull’Egitto, 178; e sua alleanza con Filippo V, 178; invade la Palestina (202 a. C.), 178; occupa Efeso (197 a. C.) e Lisimachia (196 a. C), 189; si abbocca con ambasciatori romani, 189; A. e Roma alla vigilia della Guerra siriaca, 190: in Tessaglia (192 a. C.); ripassa in Asia, 190; è vinto nelle acque di Chio, 191; è vinto a Magnesia (190 a. C.), 191; perde tutta l’Asia al di qua del Tauro (189 a. C.), 192.
_Antioco IV_, re di Siria, assale l’Egitto, 206-7; si ritira dietro ingiunzione di Roma, 208-9.
_Antioco l’Asiatico_, 355; riceve da Lucullo il regno di Siria, 355.
_Antonio_ (M.), oratore, candidato al consolato pel 99 a. C., 291.
_Antonio_ (C. Ibrida), un sillano accusato da Cesare, 347.
_Anzio_, 28, 29, 70.
_Aoo_ (Fl.), 184.
_Apollonia_, nella Confederazione italica, 135.
_Appaltatori_, in Roma, 136-37. V. _Pubblicani, Cavalieri_.
_Apuleio_ (L. Saturnino) (trib. pl. I, 103 a. C.), 282; capeggia le dimostrazioni contro gli ambasciatori di Mitridate, 283; trib. pl. II (100 a. C.), 287; 288; sue legg., 288-89; eletto tr. pl. III, 291; ucciso (dicembre 100 a. C.), 292.
_Apulia_, gli Apuli alleati di Roma nella seconda Guerra sannitica, 47, 79; spedizione romana in Apulia (320 a. C.), 78, 79; nuova spedizione romana (314 a. C.), 80; l’A., invasa da Pirro, 103; devastata da Annibale, 157; campagna del 216 a. C. in A., 158; passa ad Annibale, 160, 168; sgombrata da Annibale, 169; nella Guerra sociale, 305.
_Aquae Sextiae_, battaglia (102 a. C.), 284.
_Aquilio_ (M.’) (cons. 129 a. C.), vince Aristonico, 245.
_Aquilio_ (M.’) ambasciatore a Mitridate, 306; e Nicomede III, 306.
_Aquitania_, 268.
_Arausium_ (Oranges), battaglia (6 ottobre 105 a. C.), 277.
_Archelao_, generale di Mitridate, 309; occupa Delo, 310; in Atene, 317; lascia la Grecia (86 a. C.), 320; vinto a Cheronea, 320.
_Archelao_, figliuolo del prec., gran sacerdote di Comana, 362.
_Archimede_, 163.
_Ardea_, 28.
_Arevaci_, 213, 232.
_Arezzo_, città etrusca, 4; durante la seconda Guerra sannitica, 87; assediata dai Galli (285 a. C.), 96; battaglia (285 a. C.), 96.
_Ariminum_ (Rimini), 151; in mano di Silla, 351.
_Ariobarzane_, re di Cappadocia, 293; rimesso sul trono da Silla, 294; riceve da Pompeo nuovi territorî, 364.
_Aristione_, generale di Mitridate, in Atene, 317.
_Aristobulo_, pretendente al trono di Giudea, 367.
_Aristonico_, figliuolo illegittimo di Eumene e pretendente al trono degli Attalidi, 244; insurrezione, 244.
_Armata_, creazione di un’armata romana durante la seconda Guerra sannitica, 82, 85-86; la prima grande armata romana (261 a. C.), 123-24; Roma manca di un’armata, 319, 342, 348.
_Armenia_, 294; popolazione, 352; storia, 353; suoi confini nella prima metà del I sec. a. C., 353; mercenari, 306; Mitridate in Armenia, 352; e Lucullo, 353; e Pompeo, 364; Piccola Armenia, 361. V. _Tigrane_.
_Arniensis_, 54.
_Arpi_, occupata dai Romani, 163.
_Arsaniade_ (Fl.), battaglia, 357.
_Aruspici_, 13-14. V. Sacerdoti.
_Arverni_ (nella Gallia Transalpina), guerra con Roma, 260; distruzione dello Stato degli A., 260, 267; conseguenze, 267-68.
_Ascanio_, 7.
_Asdrubale_, generale di Amilcare Barca, 146; generale cartaginese in Spagna, 146-47; trattato con Roma (226 a. C.), 146, 175, n. 1; morte (221 a. C.), 147.
_Asdrubale_, fratello di Annibale e generale degli eserciti cartaginesi in Spagna, durante la seconda punica, 161; ricaccia i Romani al di là dell’Ebro, 165; prepara una invasione in Italia, 166; vinto a _Baecula_ (208 a. C.), 167; in Italia (207 a. C.), 167; vinto e ucciso presso il Metauro (207 a. C.), 168.
_Asdrubale_, generale cartaginese contro Massinissa, 215; disfatto, 215; condannato a morte, 216; generale cartaginese nella 3ª punica 219.
_Asia_, provincia romana, 241; l’appalto della _decima_ ai cavalieri, 250; importanza finanziaria per Roma, 307; e Mitridate, 307; invasa da Mitridate, 307; Silla amnistia le città ribelli d’A., 323; nuova invasione di Mitridate (74 a. C.), 344 sgg.; liberata da Lucullo, 346.
_Asia minore_; possessi dei Tolomei in, 110; dopo la Guerra siriaca, 192; Italici in A., 226.
_Atamania_, occupata da Pirro, 101; alleata di Roma nella seconda punica, 183.
_Atene_. V. _Ateniesi_.
_Ateniesi_, e la prima Guerra illirica, 135; invocano Roma contro Filippo V, 178; alleati con Roma, 182, 190; ricevono Delo, 208; si sollevano contro Roma, 309; i generali mitridatici in Atene, 316; Atene assediata da Silla (87-86 a. C.), 319-20.
_Atilio_ (M. Regolo) (cons. 256 a. C.), 125; in Africa, 125, 126; prigioniero (255 a. C.), 127.
_Attalo I_, re di Pergamo, contro Filippo V, 167; alleato con Rodi, Chio, ecc., 178; contro Filippo V, 178; invoca Roma (201 a. C.), 178; alleato con Roma, 182; nella seconda Guerra macedonica, 183.
_Attalo II_, re di Pergamo, manda la flotta in aiuto di Metello, 223.
_Attalo III_, re di Pergamo; sua morte (133 a. C.); lascia il regno a Roma, 239.
_Auguri_, 13. V. _Sacerdoti_,
_Aurelio_ (C. Cotta) (cons. 75 a. C.), e l’abolizione della legge di Silla circa il tribunato, 342-43.
_Ausculum_ (Ascoli di Puglia), battaglia (279 a. C.), 103; (del Piceno), nella Guerra sociale, 305.
_Auspicia_, 14, 15, 33, 40.
_Baecula_ (in Spagna), prima battaglia (208 a. C.), 167; seconda battaglia (206 a. C.), 169.
_Baetis_ (Fl.), in Spagna, 167.
_Baleari_, conquistate da Roma, 260.
_Bastarni_, 281; mercenari, 307.
_Belli_, 213, 232.
_Benevento_, battaglia (275 a. C.), 107.
_Beoti_, 223.
_Bisanzio_, contro Filippo V, 178.
_Bitinia_, 178; il re di B. battuto da Aristonico, 245; invade con Mitridate la Paflagonia, 281. V. _Nicomede_; la B. in eredità a Roma (75 a. C. o 74 a. C.), 343; invasa da Mitridate (74 a. C.), 344; riconquistata da Lucullo, 346, 348; invasa di nuovo da Mitridate (67 a. C.), 359; provincia unica col Ponto, 364.
_Bituito_, re degli Arverni, 260; catturato e deportato in Italia, 260, 267.
_Bocco_, re di Mauretania, alleato di Giugurta, 274; consegna Giugurta a Mario, 276; riceve la porzione occidentale della Numidia, 278.
_Boi_, 96, 97, 142; assalgono Piacenza e Cremona (218 a. C.), 150. V. _Galli_.
_Bologna_, colonia romana, 195.
_Boviano_, capoluogo del Sannio, 88; distrutta da Silla, 333.
_Bruzii_, combattuti da Alessandro il Molosso, 72; contro Roma (285 a. C. sgg.), 96-97; perdono parte del territorio dopo la guerra tarantina, 108; passano ad Annibale, 160.
_Cabira_, città del Ponto, 349, 357.
_Caere_, città etrusca, 4.
_Calcide_, piazzaforte macedone in Grecia, 185; occupata da forze romane e pergamee, 183.
_Cales_ (Calvi), colonia romana, 72.
_Callife_, 74.
_Calpurnio_ (L. Bestia) (cons. 111 a. C.), generale contro Giugurta, 264; e Giugurta, 264-65.
_Calpurnio_ (L. Pisone) (cons. 148 a. C.), combatte in Africa, 219.
_Camerino_, 92.
_Camillo_, «secondo fondatore» di Roma, 287.
_Campania_, Etruschi in C., 3, 10-11; Campania preromana, 64 sgg.; assoggettamento a Roma, 70-71; passa in parte ad Annibale, 160, 161; guerra in C. (215 a. C.), 161; nella guerra sociale, 305; colonie militari in C., 333.
_Campidoglio_, 17.
_Canne_, battaglia (2 agosto 216 a. C.), 158-60.
_Canuleio_ (C.), tribuno della plebe; sua legge (444 a. C.), 40.
_Canusio_, 79.
_Capio_, 6.
_Cappadocia_, alleata di Antioco, 191; il re di C. battuto da Aristonico, 245; occupata da Mitridate VI, 293. V. _Ariobarzane_; seconda invasione mitridatica, 294, 295; terza invasione mitridatica (88 a. C.), 307; la Grande C., invasa da Tigrane, 342, 359.
_Capri_, origine del nome, 6.
_Capua_, origine del nome, 6; occupata dagli Etruschi, 65, 66; dai Sanniti, 65; in rotta con la confederazione sannitica, 65-66; guerra coi Sanniti (343 a. C.), 67; alleanza con Roma, 67; in lega coi Latini contro Roma, 68; dopo la Guerra latina del 340-338 a. C., 70; passa ad Annibale, 160; ripresa dai Romani, 164; scuola di gladiatori, in C., 349.
_Caria_, possesso dei re di Pergamo e dei Rodii (189 a. C.), 192.
_Carrinate_, 329.
_Cartagena_, 150; presa da Scipione (209 a. C.), 167.