Roberta

Part 7

Chapter 7 3,683 words Public domain Markdown

Così parlando, ella non ebbe forza a trattenere un affettuoso gesto istintivo, in cui la sorella pareva confondersi con l'amante; e le sue mani sfiorarono i capelli del giovane, e vi s'indugiarono in una mite carezza.

--Dimmi che mi ami, prima!--egli esclamò, stendendo le braccia a cingerle il busto, con un gioioso slancio di vittoria.

Le cercò avidamente la bocca, e la risposta migrò da labbra a labbra, non udita nemmeno dalle pallide foglie immote. Ma poichè Emilia sentiva la stretta divenire ardente, e il suo cuore e il cuore dell'uomo precipitare i battiti come nell'ora delle supreme follie, ella aggiunse:

--Lasciami!... Lasciami!... Lasciami!...

E si scostò con un balzo.

Da quel punto, tutto aveva mutato significazione. Il passato era sepolto nell'oscurità; non fiammeggiava di fronte ai due innamorati se non il futuro, un'ampia via pagana, che luccicò un attimo visibilissima ai loro sguardi; poi essa pure si spense, e Cesare ed Emilia si ritrovarono nella notte, nel chiosco, entro il circolo delle cose reali, che dovevano essere vissute ad una ad una. _Nero_ si drizzò inquieto. Aveva udito romore e scrutava nel giardino grigiastro, le orecchie aguzze; cominciò a ringhiare, e si slanciò fuori d'un tratto, abbaiando distesamente.

Emilia pure aveva guardato la villa, impallidendo; e mentre Cesare la raggiungeva, ebbro di desiderii, avido di baci, ella lo arrestò con la mano.

--Ve ne prego!--disse con voce spenta.--Che cosa ho fatto? Che cosa speri?

--Ah non pentirti di vivere!--esclamò il Lascaris, vedendole il volto tutto bianco di sgomento.--Più tardi, più tardi, mi dirai: concedimi ancòra un lampo di felicità.

E fissandola così ritta, pallida, pallidissima per l'abito bruno, per il diadema di capelli neri, coi grigi occhi illuminati da un'espressione in cui lottavano mille sentimenti contrarii, fissando la svelta forma, ch'egli aveva temuto di non potere allacciar mai colle braccia,--l'inno semplice e immortale gli sgorgò dal cuore e dalle labbra:

--Come sei bella!--proruppe, non osando quasi avvicinarla.--Come sei bella, anima mia, divina statua!... Come sei bella!

Emilia rabbrividì allora, al sogno: l'uomo che sorridendo le aveva preso una mano, appena per l'estremità delle dita, e l'aveva condotta sulla soglia della porta invarcabile. Fuori del sogno, in quella notte estiva, Cesare era ancòra innanzi a lei, ed ella rabbrividiva di spavento e di pudore....

--Dimmi che vuoi essere mia per sempre,--egli le susurrava, prendendole una mano, timidamente, appena per l'estremità delle dita, e chiamandola a sè.--Perchè non comprendi che io ti amerò sempre come oggi? Io darò per te il mio sangue, la mia vita, il mio orgoglio; abbandonerò gli amici, porterò superbo il più greve giogo che ti piaccia impormi; rinnegherò ogni fede, e avrò la tua sola fede, la tua religione....

Quindi aggiunse, esaltato, traendola dolcemente a sedere sulle sue ginocchia, e cingendola con le braccia:

--Tutto questo, io te l'ho già detto, da molto tempo. E tu l'hai udito, non è vero, senza che io parlassi? Hai capito che la mia esistenza cessava, per raddoppiarsi con la, tua?...

Abbandonata fra le braccia di lui, Emilia non osava far moto, bevendo la dolcezza dell'inno eterno. E di repente, sollevò la testa col suo atto risoluto, e offerse il viso ai baci, perdutamente, ebbramente, avvinghiata al petto dell'amante. Tutti i baci scesero sulla bocca di lei, sugli occhi, sui capelli, sulla gola; ella li rese, così assetata di delizie, che non avrebbe resistito al tentativo più audace.

Sotto l'impeto della passione senz'argini, ebbe d'improvviso la visione della strada che conduceva a Pieve di Sori; vide sè stessa calma in apparenza e turbata nell'anima: vide Cesare al suo fianco; capì come già da quel giorno tutto fosse stato predisposto....

Ella aveva resistito assai, aveva sacrificato abbastanza alla verecondia del suo sesso. Nessuno avrebbe ormai osato condannarla.

--Ascoltami,--disse Cesare sottovoce.--Non mi negherai ciò che ti domanderò?

Sorrise, vedendo Emilia ritrarsi un poco, e fissarlo inquieta.

--È un piccolo capriccio,--aggiunse,--una cosa puerile.... Voglio salir con te nella tua camera da letto; voglio vedere dove tu riposi...

--No, no, no,--rispose la giovane, sgomenta.--È impossibile.... È già una pazzia riceverti qui.... Non chiedere.... Debbo rifiutare....

--Faremo così adagio,--proseguì Cesare, tranquillamente implacabile.--Saliremo all'oscuro: tu mi condurrai. Resteremo un solo minuto; vedrò dove tu riposi, e torneremo.... Non rifiutare, mia divina.... Voglio respirare il profumo della tua camera, un minuto solo....

Mentr'egli parlava, la donna s'era levata dalle ginocchia di lui, e guatava la villa piena d'ombra.

--Dov'è la _sua_ finestra?--interrogò il Lascaris, ritto alle spalle d'Emilia.

--La finestra di mezzo è la _sua_ finestra,--mormorò Emilia, immobile.

--Senti che silenzio?... Dorme.... Non la sveglieremo.... Suvvia, anima, non rifiutare!

--Ma non capisci?--esclamo Emilia, volgendosi a guardarlo.--Non capisci che rifuggo dal condurti nella casa dov'ella dorme...?

--Di che cosa siamo colpevoli, Emilia?--rispose Cesare.--Quando vivrai dunque per te, senza spettri? Manchi di fede a qualcuno? Sono io legato a qualcuno? Siamo liberi; ci amiamo.... Perchè devi arrossire?

E camminando per il chiosco, seguitò concitato:

--È dunque vero che hai rinunziato a vivere! Non potevo credere, tanto la cosa è triste e strana! Ti vergogni d'amare, e ti avveleni ogni istante di gioia! Dovrò nascondere la passione ch'è il mio orgoglio, per lasciar dormire i tuoi scrupoli?

--Cesare!--implorò la giovane, fermandolo e prendendogli una mano.

Esitava; guardava ora lui, ora la villa assopita coi due palmizii i quali ne vigilavano il sonno.

--Vieni!--disse rapidamente.

Cesare spense la lampada sulla tavola, ed uscirono dal chiosco.

Il giardino susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna, e il gracidar delle rane era cessato; ma certi fiori che non s'aprono, se non nell'umidità dell'ombra, effondevano un profumo di notte romantica ed antica. Emilia pensò alle sere innocenti in cui scendeva ad aspirar la fragranza selvatica di quei fiori, tra i quali le lucciole nottiludie vibravano i loro piccoli lampi.

--_Nero!_ Povero _Nero!_--ella mormorò, vedendo il cane sbucar da un viale, e tornare a lei.

Esso veniva cautamente, trascinandosi dietro la catena; Emilia si chinò a staccargliela dal collare, e il cane si drizzò a ringraziare, scodinzolando.

--Va, va, _Nero!_--disse Cesare, a bassa voce.

--È inquieto: vuol seguirci,--osservò Emilia.--Non si fida....

--Non si fida di me,--soggiunse il Lascaris, sorridendo.

Emilia gli strinse la mano in silenzio. Quanto più procedeva, tanto più si smarriva di coraggio; l'inutile audacia di ciò che stava per fare, le sembrava enorme.

--Sai quale pericolo affrontiamo?--bisbigliò, quando giunsero a' piedi della breve scala di marmo--....Di notte, ella si sveglia, e qualche volta entra nella mia camera,

--Perchè?

--Ha paura.

--Di che cosa?

La giovane fece un gesto perduto, rabbrividendo.

--E tu temi anche per questa notte?--chiese il Lascaris, con lo stesso fremito.

Emilia tacque, guardò la scala bianca, e, al sommo, la porta chiusa.

--Vieni, vieni!--ripetè febbrilmente.--Non temo nulla.... Ti ho promesso....

Parve infinita la breve scala; parve ai due innamorati che nella oscurità qualche spirito potesse ergersi minaccioso; sentirono il respiro affievolirsi e il battito del cuore crescere vertiginosamente. Procedettero, sapendo pure che ad ogni passo il pericolo aumentava.

--Eccoci!--susurrò a un trattò la donna, aprendo cauta un uscio.--Sei nella mia camera.

--Chiudi la porta che comunica, ed accendi, accendi un lume, una lampada,--pregò Cesare, stringendo Emilia fra le braccia.

--No! No! Sei pazzo?--balbettò questa, tutta tremante.--Se non dorme?... Udrà il romore, vedrà la luce....

Ebbe un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi. Le sembrava già di scorgerla sulla soglia, d'ascoltarne il grido.... Come erasi potuta dimenticare così? In brevi ore, ella s'era mutata, compieva degli atti di cui non aveva quasi coscienza, e che in pieno giorno le sarebbero parsi d'un'arditezza proterva e malsana.

--Perchè siam venuti qua su?... È una cosa spaventevole, Cesare!--continuò, soffocata dalla paura.--Ella cammina così adagio!... E l'uscio è aperto; non si può chiuderlo; stride.

--Suvvia, anima,--tentò l'uomo,--non pensare.... Dorme!...

Parlavano senza vedersi, ritti ed abbracciati, con le voci morte; a un passo da loro, non si sarebbe udito verbo. Infine, dopo una pausa d'angoscia, Emilia dichiarò:

--È impossibile resistere.... Voglio assicurarmi che dorma.... Aspettami; non muoverti di qui; entro nella sua camera e torno.

Già si avviava decisamente; ma Cesare la trattenne.

--Vuoi andare così?--disse.--Così vestita?... Se non dorme, t'interrogherà.... Che cosa risponderai?... Spogliati!... Hai dimenticato che son le due di notte,--proseguì, sorridendo.--Spògliati, Emilia; devi fingere di essere scesa dal letto.... Spògliati!

La voce era commossa, quasi l'invito avesse avuto un'altra, ben più cara significazione; e l'idea lo incalzava senza pietà, non venuta da lui, non meditata prima, balzata viva dalle tenebre infide.

--Spògliati,--ripetè.--È oscuro; non potrò vederti. Dubiti di me?... Coraggio, mia divina; l'uscio è aperto, ed ella può giungere.

--Ah, non lo dire!--esclamò Emilia, aggrappandosi a lui, come per sottrarsi al pericolo.

Angosciata, smarrita, con un ronzìo di terrore negli orecchi, la giovane avrebbe in quell'istante obbedito a qualunque voce imperiosa.... Girò lo sguardo nella spessa tenebra; non uno spiraglio di luce che potesse tradirla.... Si decise.

--Sì, sì, mi spoglio,--acconsentì febbrilmente, senza pensare che la parola sembrava in bocca di lei un grido di passione.--Farò come tu vuoi, Cesare.... Mi spoglio!...

Cesare la sentì staccarsi e avventurarsi nella camera, francamente, con l'infallibile destrezza dell'abitudine. Egli aveva trovato il vano della finestra, e vi stava immoto.

Non mai un più energico dominio di sè stesso gli era stato imposto; si curava ben poco del pericolo, si rideva dell'uscio aperto. A due passi da lui, l'amante si spogliava tutta, e rivestiva la molle veste notturna. Oh, giungere alla donna invisibile, e sentirla palpitare fra le braccia!... Vi doveva essere un momento in cui l'oscurità ammantava il corpo nudo di Emilia, e glie la sottraeva allo sguardo innamorato. Egli pensava alla sventura dei ciechi, profonda come un abisso.

E sussultò, udendo; la voce della donna mormorare sommessamente:

--Ecco; ora vado.... Aspettami.... Tornerò sùbito....

Egli protese le braccia nell'ombra, bevendo, il profumo della giovane discinta; ma non riuscì se non a sfiorare una mano di lei, che non si lasciò attrarre.

--Aspettami,--disse ancòra Emilia.--Dopo, sarò più tranquilla.

Cesare si calmò.

Ella doveva tornare. Nessuna forza umana, allora, avrebbe potuto contenderla al suo destino.

XIII.

Il cane, che aveva abbaiato buona parte della notte, e che ancòra abbaiava, da lontano, da vicino, per una grande inquietudine,--non aveva permesso a Roberta di addormentarsi.

Era a letto, ma leggicchiava uno de' suoi libri romantici, alla luce di un doppiere, sul tavolino; e le avveniva di ripetere una stessa frase, senz'afferrarne il significato.

Quando scorse Emilia varcar la soglia, stese le braccia, ed un buon sorriso le rischiarò il volto. Emilia s'accostava, tutta chiusa in una leggera veste da camera, con un gran collare alla Stuart, i capelli crespi e lunghi snodati per le spalle.

--Anche tu non dormi?--chiese Roberta.--_Nero_ non è mai stato così cattivo...! Come sei rosea!--aggiunse, guardandola attentamente, nell'abbracciarla.--Come sei calda!--osservò ancòra, prendendole le mani.

--Smetti di leggere,--le ordinò Emilia.--Ora dormirai, non è vero?

I suoi occhi contemplarono quasi con ostilità il volto della sorella e le forme che s'indovinavano sotto le lenzuola. Ella tremava al pensiero che se non avesse affrontato così il pericolo, Roberta sarebbe venuta a trovarla; e sentiva nell'animo agitarsi il rancore per colei, la quale anche da lungi dava ombra a tutta la sua vita, e le dimezzava, le rubava un'ora della breve felicità.

Accomodò i guanciali a Roberta, e le tolse il libro. Sapeva d'avere sulla giovanetta un impero senza confini; la sua mano passata nei capelli di lei, per materna carezza, poteva addormentarla; la sua presenza era più volte bastata a rassicurarla da qualunque timore.

--Come sei calda!--ripetè la fanciulla, avvertendo la carezza tra i capelli biondi.

--Dormi, dormi!--Emilia mormorò impaziente.

Agiva con la tranquillità consueta; e tuttavia, se Roberta avesse voluto oltrepassar la soglia, ella si sarebbe uccisa, piuttosto che darle il passo.

--Chi sa perchè _Nero_, abbaia in questo modo?--osservò Roberta, udendo ancòra il latrato del cane, sotto la finestra.

--Risponde agli altri, che abbaiano nelle altre ville,--disse la giovane.--Hai paura anche del cane, stanotte?

--No, non ho paura.... Rimani fin che mi sono addormentata?

--Sì, certo; fin che ti sei addormentata....

Roberta sorrise, e chiuse gli occhi, tossendo di tempo in tempo.

--«Dormi,--le imponeva la sorella col pensiero.--Io sfiorisco lentamente qui, ma qui non dovrei essere, e il mio destino è più forte d'ogni calcolo pietoso. Dormi; non rapirmi il tempo che è mio, non amareggiarmi l'ebbrezza che tu ignori, e che mi appartiene.»

La guardava con uno sguardo quasi magnetico, e la sua mano non ristava dalla lenta carezza, in cui si era trasfusa una volontà imperativa, in cui vibrava un dominio nuovo e assoluto. A poco a poco, il respiro della giovanotta si fece eguale; sotto le palpebre, gli occhi non vagarono più; la bocca si schiuse leggiadramente; il corpo tutto si distese in una quiete benefica e profonda.

Allora Emilia ritrasse la mano; il suo còmpito era terminato; Roberta dormiva....

Fu, d'un tratto, come se in un perduto villaggio di montagna risonassero inaspettate mille trombe di guerra.... Nell'animo d'Emilia, la quietudine della camera virginale e il proprio contegno affettuoso, non ebbero più senso; ella si volse ad altre imagini; una turba d'aspettazioni gioconde la invase.... L'intermezzo candido era finito, e la notte di fiamme la riallacciava....

Prima di spegnere il doppiere, si chinò sopra Roberta per udirne ancòra il respiro eguale, e la fissò un attimo duramente, con la crudeltà d'un egoismo che trionfa.

Poi soffiò sulle candele, uscì, accostò la porta, stette un poco in ascolto, e quasi di corsa traversò il salotto per raggiungere l'amante.

XIV.

--Non dormiva,--ella disse in un tronco bisbiglio.--Ora l'ho addormentata.... Ma, tu partirai, Cesare, non è vero?... È l'alba....

--Mancano tre ore all'alba. Non mandarmi via, adorata,--pregò Cesare, trovando la donna nell'ombra, e abbracciandola come avesse temuto di non più rivederla.

Egli, aspettando, aveva fatto il giro della camera, e nella densa oscurità poteva adesso muoversi non meno destramente d'Emilia.... Pure aspettando, aveva udito i colpi di tosse, e aveva pensato alla fanciulla; un confronto audace tra le due sorelle gli si era imposto allo spirito, gli aveva infiammato le vene d'un ardore quasi cupo....

Andò all'uscio che comunicava, e lo chiuse, senza farlo stridere, prudentemente.

--Che cosa fai?--domandò Emilia, la quale conosceva il romore.

--Chiudo.... Voglio vederti....--rispose il Lascaris, tornato a lei, riprendendola fra le braccia.

--Per carità, non pensarlo....

--Voglio vederti, mia unica bellezza, coi capelli sciolti così.... Che profumo hanno i tuoi capelli!

--Non insistere, Cesare.... Appena siamo sfuggiti a un pericolo.

--Dorme; se anche si sveglia, non oserà disturbarti nuovamente.

Emilia s'accorse ch'egli la lasciava...

--Si vedrà il lume,--disse, impaurita.

--È inutile; è tutto inutile,--esclamò il Lascaris, abbassando poi sùbito la voce imprudente.--Non resisto più a una simile tortura; dovessi perderti per sempre, voglio vederti così, come ti ho sognata e non ti ho vista mai.... Questa notte, non ha paura, è tranquilla,--continuò, mentre s'avvicinava al tavolino, sul quale aveva prima tastato un lungo candelabro.--Tu l'hai rassicurata,--soggiunse.--Una forza divina ci protegge....

E accese i cinque bracci del candelabro, e si rivolse.

Emilia s'avvide che il momento era terribile; non tanto pel pericolo di Roberta, forse, poichè ogni notte in camera era accesa la lampada pènsile, e l'oscurità sarebbe parsa alla fanciulla più strana della luce; quanto per l'uomo, superbo di desiderio e di speranze.

No; Emilia doveva confessarselo: ella non lo conosceva, non aveva mai supposto d'essere così violentemente agognata, di poter così intimamente mutarlo.... Per tutto il volto di lui raggiava un maschio tripudio; la linea scura della fronte era scomparsa; si sarebbe detto che la morte sola potesse arrestarlo.... Emilia lo fissava, amandolo; e cercava un mezzo, pensava a un grido per isfuggirgli.

--Non vi avvicinate!--gli ordinò, a bassa voce.--Non vi avvicinate!

Girò lo sguardo intorno, più sgomenta di sè che di lui, non sapendo come togliersi all'abbraccio, che presentiva invincibile.

--Volete approfittare della mia debolezza e del pericolo!--gli lanciò ancòra.--È un tranello, questo!

Cesare s'era fermato, pallido.

--Che cosa dici, Emilia?--susurrò,--che cosa temi?

--Non avvicinatevi!--ripetè la giovane, con lo stesso imperio nella voce.

Ella ignorava d'essere straordinariamente bella. Abbandonata sul letto, svelata dalla luce aurea in ogni linea della sua positura di battaglia e di rifiuto, dominava l'uomo e i desiderii con uno sguardo bruciante.... Aveva chiamato a raccolta le formidabili energie di resistenza, insite nella donna; e ormai riposava tranquilla, sapendo che così debole, così indifesa, non aveva tuttavia nulla a temere, poichè non temeva più nulla da sè medesima.

Cesare capì.

--Perdonatemi,--disse lentamente.--Vi ho spaventata!, e ve ne chiedo perdòno.... Volete concedermi di baciarvi le mani?

Emilia lo lasciò avvicinare e gli diede le mani, ch'egli si chinò a coprire d'intensi baci; ella lo guardava, sommesso e vinto; ma quando Cesare allungò un braccio per cingerla intorno al busto, la donna si sciolse vivamente.

--Non osate di più,--disse.--O mi alzo, e vado da Roberta, e mi vi rinchiudo.

Poi, mentre il Lascaris le si sedeva ai piedi, sulla candida pelle d'orso ch'era stesa di fianco al letto, Emilia seguitò:

--Questa, è stata una notte di pazzie.... Anche ora, siamo in mano del caso, ed io posso perdermi, da un minuto all'altro.... Una simile notte, non tornerà più. Avete voluto sapere s'io vi amassi.... Lo avete saputo; ed è molto...., ed è tutto....

--Tutto?... Tutto finirà qui?--domandò Cesare angosciosamente.--Vi ho chiesto se volete essere mia per sempre.... Tu lo vedi, Emilia; io non ho mai supposto che tu potessi essere una conquista.... Per il tuo amore, ti offro la mia vita.....

«Dove vai?»--gridò in quel punto lo spirito loico nell'animo dell'uomo libero.... Ma l'uomo non ebbe tempo a rispondersi, che già l'attitudine d'Emilia s'era cangiata, e sul viso di lei tornava la chiara fiducia, e nella sua preziosa figura splendeva il gaudio d'una felicità senza sospetto.

Poi ebbe un cenno muto della testa, verso l'uscio chiuso.

--Il nostro avvenire è là,--disse.--S'ella si oppone, siamo perduti per sempre....

--Tu non lo pensi!--esclamò il Lascaris, levatosi in ginocchio a guardarla con intensità.--Non è possibile fidar due esistenze al capriccio d'una fanciulla!...

--Noi giuochiamo anche la sua vita, e tu non lo capisci!--insistette Emilia, solcando ancòra teneramente con la mano i capelli di lui.--Tu non capisci quale strazio sarebbe per me stessa il compiere un atto che potesse amareggiarla!... Ma lo capirai, non è vero? quando ti dirò che sono pronta a rinunziare, se la mia rinunzia le darà un giorno di pace....

--Siete pronta a rinunziare?--ripetè Cesare.--E come chiamate, allora, il sentimento vostro per me?... Se mi amaste, non esitereste un istante a superare un ostacolo...

Si drizzò in piedi, e rimase a testa bassa, pensando.... Aveva pronunziato le ultime parole con tanto odio, che la giovane sentì un leggero, brivido correrle per le spalle.

--Voi non pensate....--egli proruppe quindi.

Emilia fece un gesto di preghiera, perchè smorzasse la voce incauta; scivolò dal letto, continuando il gesto silenzioso, e andò all'uscio, e vi restò qualche minuto, con tutto il sangue alle tempia e al cuore.... Le era parso d'udire un colpo secco di tosse, lontano; poi, rassicurata dalla taciturnità successiva, s'appressò a Cesare.

--Può svegliarsi,--disse.--Non abusiamo della nostra fortuna!... Va! Va! Tornerai quest'altra notte, mio amore!

Ma Cesare non ascoltava; osservando l'atto pieno di grazia, col quale ella s'era un po' inchinata a studiare il silenzio oltre la porta, e l'armonìa del suo passo inavvertibile,--l'uomo le andò incontro, di nuovo in preda a un'esultanza veemente, l'accolse e la serrò nel cerchio delle braccia, la ricoperse di baci vivi, sentendola tutta fremere.

Fu di quegli schianti appassionati, che sfiorano i giovani corpi come folate aquilonari, e in una vita rimangono, inestinguibili. Ambedue gl'innamorati risplendevano, per la gioia di spezzar fugacemente la catena diuturna, di riscattare il passato gelido, forse l'avvenire temibile, con un magnifico slancio d'oblio....

Cesare adagiò sul letto la donna, languida; le mani di lui avevano sganciato l'abito notturno d'Emilia, e ancòra un gesto gli avrebbe tutta scoperta l'amante, nuda e bianca, sotto i cinque raggi del candelabro.... E osò il gesto rapido, e la contemplò nivea fra la molle custodia della veste, e le sue labbra diedero i baci ultimi....

La scena era stata così violentemente fuggevole, che Emilia sentì quasi a un tempo il gesto e i baci.... Si sollevò d'un balzo, si ristrinse l'abito attorno al corpo.

Era pallida del mortale pallore che aveva sgomentato Cesare, al principio del convegno....

--Ah, tu credi,--bisbigliò questi, chiamandola a posare il capo su la sua spalla,--ah tu credi ch'io vorrò rinunziare a te?... È dunque così difficile, a voi donne, penetrare il senso della vostra propria bellezza, e comprendere ciò che potete in noi? Nessuna forza umana, capisci?... arriverà a contrastare la mia passione!... Perchè sei così pallida, anima? Perchè piangi? Perchè piangi?...

Ella piangeva, ma, dominata ed ebbra, non si staccava da lui....

Rimasero in un calmo silenzio lungamente, avvinti; udirono nell'aria qualche cosa eterna passare,--il tempo, l'amore, la morte?--e sfiorarli, e procedere incontro ad altri destini, che aspettavano.

--Ancòra mi darai una notte come questa, è vero?--mormorò Cesare timidamente.--Ancòra molte notti di gioia?

--Sì, ancòra molte notti di gioia!--ripetè Emilia.

--Non senti come tutto è strano, in questa notte? Noi rapiremo alla sorte una grande felicità senza confine.... Bisogna vivere, vivere _diversamente_.

Emilia rabbrividì. V'era infatti qualche grande energia che li stimolava all'amore quasi ad un farmaco delizioso, dalle inesauste ebbrezze; era in loro il bisogno di vivere la doppia esistenza degli appassionati, con doppia forza, con doppia anima, per gli altri e per sè.

Tutte le cose grige dovevano fondersi nel calore febbrile di molte notti misteriose, fra gli alti silenzii che vanno dispersi nel sonno.

Lo stridore di una candela più breve li fece sussultare insieme. Guardarono insieme la finestra oramai chiara.

--È giorno!--disse Emilia, sciogliendosi dall'abbraccio, e correndo smarrita alla finestra.--È giorno! Mio Dio, come farai?

Cesare l'aveva raggiunta e guardava l'alba apparire, con le nuvolette rosee; una fresca alba estiva, sotto il cui sorriso si stendeva il mare.... Mostruoso d'ombra, solo il puntazzo di Portofino pareva ancòra addormentato.

--Va presto, mia vita!--susurrò Emilia.--Che non ti vedano!