Part 5
--_Allora_,--ella disse con voce spenta,--Roberta non era ammalata. Ella viveva con _noi_, non aveva bisogno della mia assistenza, nè io gliel'aveva offerta.... E d'altra parte....
Voleva dire: e, d'altra parte, la dissonanza delle loro anime aveva avuto principio da quel tempo, appunto; gli occhi di Roberta, da quel tempo s'eran fatti vigili, gelosi, cattivi; in quel tempo, Emilia aveva dovuto nascondere la sua gioia, misurarne gli slanci, guardarsi dalla sorella.... E,--il sospetto era atroce, ma non mancavano i dati a nutrirlo e a renderlo verisimile,--ed Emilia sospettava che il giorno in cui la morte aveva visitato la sua casa, fosse stato un giorno di letizia crudele per Roberta, infine liberata d'una presenza agghiacciante, d'una minacciosa rivalità.
Voleva dir questo; ed esitava tra il timore di addentrarsi troppo nelle confidenze più delicate, e la paura di non arrivare a convincere....
Ma Cesare, obbedendo all'impazienza della sua superbia, scosso dal ricordo d'un passato che non gli apparteneva e che aveva evocato egli stesso, interruppe:
--Sì, sì, tutto questo è forse vero.... E, in ogni modo, io non ho alcun diritto a sapere, non ho alcun titolo per consigliare.... Vuole perdonarmi?... Perchè discutiamo di queste cose tristi?
--Infatti,--ripetè Emilia,--perchè discutiamo di queste cose inutili...
La forma brusca con cui l'uomo aveva troncato il sèguito del colloquio, le dava un cocentissimo dolore. In fondo all'incrollabilità del suo divisamento giaceva una oscura speranza, viveva il torturante piacere d'ascoltar le obiezioni di Cesare.
Per dissimulare lo spasimo, chiamò Roberta fortemente, nell'intervallo fra un colpo e l'altro delle onde.
--Roberta!--disse,--vieni qua con noi. Ti esponi troppo all'aria....
La fanciulla s'arrampicò per la distanza che la separava, dalla sorella, e Cesare la studiò in quell'atto, mentre s'appoggiava all'ombrellino chiuso, aiutandosi contro le difficoltà dello scoglio.
--«Non ha un anno di vita!»--egli pensò freddamente.
Poi, a voce alta osservò:
--Come si è fatta svelta, signorina!
Roberta sorrise di compiacenza, e tese la mano ad afferrar la mano che Cesare le offriva, per valicare l'ultima scabrosità della roccia.
--Ho bevuto tant'aria di mare!--ella rispose, quando fu seduta a fianco d'Emilia.--Il mare è mio amico; io gli voglio molto bene, ed esso mi lascia respirare così leggermente!...
Emilia sorrise alla sua volta, con un'ombra di tristezza.
Qualche notte prima, Roberta aveva avuto la febbre e un nuovo sbocco di sangue, non forte, appena da arrossare la pezzuola; ma lo spavento s'era ridestato in Emilia, più grave poichè Roberta sembrava fatalmente illusa, ricca di speranze, e faceva molti disegni per l'avvenire.
--Questa, è la prima volta che vedo il mare,--seguitò Roberta, con la stessa volubilità fanciullesca.--Ma ne sono felice. Un altr'anno voglio andare alla montagna, in Isvizzera.... Andremo, non è vero, Emilia?... C'è un piccolo paese, con un bel lago, a mille ottocento metri d'altezza.... Come si chiama?
Cesare ascoltava, rilevando senza pietà il sintomo delle strazianti illusioni; e Roberta continuò a fantasticare, garrula e variabile.
Aveva dei luoghi lontani una visione romantica, la visione dei giorni in cui il male non le si faceva sentire, ed ella poteva svelarsi in tutta la sua giovane ignoranza della vita e della realtà.
Per inconscio paganesimo, si figurava il paesaggio ancòra popoloso di creazioni mitiche; il mare, la montagna, il lago, la pianura, la notte ed i crepuscoli, eran gli elementi delle sue predilette fantasie.... Quando la sofferenza fisica e il terror della morte non le strappavano un grido di precoce disperazione, Roberta s'indugiava tra quei pensieri panteistici come fra uno stormo di Fauni capripedi.
Ma il chiacchierio febbrile passava sull'anima d'Emilia non diversamente d'una mano incauta sopra una ferita viva; e per troncarlo, la donna interruppe:
--Sarà tempo di tornare, Roberta. Il vento arriva fin qui, ed è più forte....
Il vento rabbuffava ancòra le acque, levandole attorno agli scogli in danza alterna, senza posa; per tornare, e ripercorrere un lungo tratto delle rocce, Cesare e le due sorelle aspettavano qualche volta l'onda si ritraesse crepitando; Roberta salutava con esclamazioni l'impeto dei flutti, ma procedeva a disagio sul dorso sdrucciolo ineguale dei massi, e barcollava, e di frequente doveva valersi delle mani....
--No: aiuti Roberta,--disse Emilia a Cesare, rifiutando.--Io non ho paura.
Ella non aveva paura; guardava le ondate non anco infrante, ricurve, concave, ergersi lontano, in pieno mare, correre unite in linea di battaglia, gettare un balzo, valicando i più facili scogli, ricomporsi, correre di nuovo compatte, arrivare alla spiaggia, stendersi pianamente lattiginose, echeggiar sonore contro le cavità, dissolversi, ripiegarsi, arricchir le ondate susseguenti, riattaccar gli ostacoli; ebbrezza del mare ampio e della goccia imponderabile.
Sull'ultimo tratto, Roberta vacillò, quantunque s'appoggiasse alla mano ferma di Cesare; egli stava giù avendo superato una costa rigidissima, e la fanciulla, al sommo, inciampò nelle vesti, non trovò tempo a riprendersi, e cadde sul petto dell'uomo, che dovette stringerla fra le braccia.
--Sono salva!--ella gridò, sulla spiaggia, sciogliendosi dal non forte amplesso inopinato. E rise per confortare Emilia, la quale giungeva in quel punto. Ma la donna era impallidita, alla rapida scena; non di paura; per un altro sentimento confuso, per un morso al cuore; e più da quel sentimento non mai avvertito innanzi, era turbata, che non dal fatto d'aver visto Roberta fra le braccia di Cesare.
Salirono una breve scala di pietra; poi, arrivati sulla strada presso la chiesa, s'accostarono al parapetto a salutare di nuovo il mare tuonante.
Roberta si staccò l'ultima, e rivolgendosi mentre gli altri s'erano, già incamminati, mandò un grido.
--È orribile!--disse.
Dalla strada provinciale veniva verso la chiesa una coorte di dolenti, alcuni recando sulle spalle un feretro coperto dello strato di velluto bruno, con una gran croce d'oro nel mezzo; altri al sèguito, salmodiando in lunga fila, rivestiti di càmici bianchi o di ampie vesti nere, il viso tutto nascosto dal cappuccio, ad eccezione degli occhi; altri, pigiandosi sui fianchi del corteo, in disordine; e la nuvolaglia tempestosa e l'ora già tarda proiettavano una lunga ombra sinistra.
Roberta s'indugiò a guardare, accasciata, fissando ostinatamente gli uomini della Confraternita procedenti in cadenza, grotteschi e solenni; i quali ridestavano nella giovanetta il terror della morte, la memoria, di qualche incubo....
--È orribile!--disse ancòra ad Emilia, che tentava persuaderla a seguitar la via.--Non li dimenticherò più!...
E a Cesare, che pure la rassicurava sorridendo, rispose:
--No, no, taccia! La prego! Lei non sa! Lei non sa!...
Egli non sapeva, infatti, il motivo di quello sgomento.
Tra gli spettri dolorosi della fantasia inferma, Roberta aveva fissa la visione del proprio cadavere, freddo e rigido, con le braccia incrociate sul petto, sopra un catafalco ricco di drappi funerei, presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna....
IX.
Forse la felicità non è che la simmetria del tempo; l'ora, il giorno, l'anno, eguali all'altra ora, all'altro giorno, all'altro anno.... La passione è il disordine, e il disordine è il dolore.
Emilia si divincolava invano sotto l'assillo. Celava il volto in mucchi di rose rosse, fresche e simili a labbra innamorate; si chiudeva in lunghi silenzii o prorompeva in risa febbrili.... Neppur l'alba riusciva ormai a quietarla: neanche il torpore suppliva al sonno. Cercava i narcotici, che distendono il corpo quasi sopra nuvole di bambagia.
Fuggire! Pareva quello il sogno più caro alla sua anima.... Era il formidabile istinto di salvezza, che sul viso del soldato nuovo diffonde un pallore mortale, e lo fu guardare indietro con immenso desiderio ai piani liberi e tranquilli, mentre la massa oscura del nemico si delinea e giganteggia di minuto in minuto.... Fuggire in qualche paese straordinario, dove il suo cuore avesse potuto riprendere il battito quieto, dove le sue notti fossero potute ridiventar calme e senza sogni.... Ma il paese straordinario, il cielo iperbolico sotto il quale tacciono le miserie, non sono cogniti ad alcuno. Nella più serena plaga del mondo non s'incontra che tenebra umana....
Ella avrebbe voluto confessarsi a qualche anima intenditrice. A fianco di lei era soltanto Roberta, una fantasima ammalata, la quale trascinava la vita sotto un altro peso, con un altro spettro.... Oh come le teste giovanili piegavano in quei giorni al soffio delle cose implacabili, al rinascere infaticato delle visioni! La casa era piena di silenzio, e le donne camminavano in una lieve nube di sonnambulismo, senza parlarsi; e spesse volte calava la sera e l'ombra si faceva sempre più densa e nessuna delle due sorelle pensava a difendersi da quell'oscurità, in cui l'anima cercava un rifugio avidamente....
Ciascuna era assorta nelle variazioni infinite del proprio tema. Roberta, nelle variazioni sul tema della morte; Emilia, nelle variazioni sul tema dell'amore.... Spingevano e rivolgevano ambedue il fardello, arrivavano al culmine d'una faticosa salita imaginaria, e il fardello ricadeva in basso, e le due condannate riprendevano a sospingerlo, indefessamente così, l'intero giorno.
Emilia era afferrata dalla follia di gettarsi ai piedi di Roberta.... (Roberta non s'era a lei confessata? non le aveva detto il mistero dello spavento che la divorava?).... E di gridarle:
--«Ascolta, ascolta; anch'io sono malata. Anch'io ho bisogno d'illudere la mia vita e di snebbiare una visione.... Ascolta la mia tortura: da notti innumerevoli, non riposo; da giorni e da notti innumerevoli, un pensiero mi coglie di soprassalto, mi passa traverso l'anima come una lama infuocata.... Aiutami a salvarmi, Roberta!... Dimmi in qual modo potremmo distruggere gli spettri della nostra vita.... Non v'ha un paese di silenzio, di là da quell'orizzonte? un paese d'oblio, dove tutti vivano in pace solenne e la vita sia una meccanica semplice, la quale non muterà mai, non sarà mai turbata dal mistero del domani? Vuoi che viviamo laggiù?... Tu non temerai la morte; io non temerò l'amore.... Ogni cosa avrà i suoi colori ingenui, e le notti saranno calme.... Dimmi se v'ha una terra così felice, e dovunque ella sia, noi la raggiungeremo.... Oh fuggire all'ignoto, comprendi? sarà la nostra salvezza.... Anche tu soffri il terrore dell'ignoto; anche tu ti domandi: «Quando sarà? Sarà oggi? Sarà domani? Quanto manca ancòra?...» Dobbiamo fuggire, per non interrogare l'anima nostra.... Non v'è un paese dove l'anima tace?».
Ella avrebbe voluto confessarsi, gettarsi ai piedi di Roberta e piangere con lei, come altre volte.... Ma se la furia del tormento la spingeva fino alla sorella, e se Roberta alzava gli occhi interrogativi a guardarla, Emilia sentiva le fiamme salirle alle guance e alla fronte.... Che pensava?... Colei era la fanciulla, era la vergine, monda nel corpo e candida nel pensiero.... Poteva dirle?.... Poteva confessarle?...
Poteva dirle:--«Le mie notti sono più torturanti delle tue; la mia vita è più spaventevole della tua; la mia giovinezza sfiorisce in un desiderio vano di sentirmi amata, nell'agonia di trovare un affetto più caldo, più misterioso, più inebbriante del tuo affetto di sorella?»;
Poteva confessarle:--«Non so rimanere sola; ti ho promesso di vivere sempre al tuo fianco, e mi sono ingannata, e ti ho ingannata, perchè invoco l'amore, perchè invoco la felicità fuori della nostra esistenza, quotidiana. E so che l'amore esiste, e verrà a cercarmi, e dovrò rifiutare la felicità implorata?»
Nulla poteva dirle di tutto questo; si rinchiudeva in sè e si smarriva per le solitudini del dolore.... Oh, come in quei giorni le teste giovanili piegavano al soffio della sventura prossima!... La catena delle abitudini s'era spezzata, e nulla le due donne facevano, che non fosse per ingannare la tenacità del pensiero caparbio. Uscivano a passeggio, andavano al mare, camminavano pel giardino, aspiravano i profumi dei fiori, assistevano alle feste del sole, udivano le minacce degli uragani; e lo spirito invisibile dentro di loro martellava la domanda:--«Quando sarà?... Quanto manca ancòra?...»--«Non v'è un paese dove l'anima tace?...»
Gli episodii esterni erano indifferenti. Esse non percepivano con acutezza se non gli episodii delle proprie ossessioni, i quali erano senza fine; poichè all'una tutto intorno parlava della morte, e all'altra tutto parlava d'amore; l'una, in ogni filo d'erba, in ogni albero, in ogni farfalla, vedeva qualche cosa destinata a scomparire miseramente, e presto; l'altra vedeva il frutto d'un amplesso universale, necessario, sacro, divino.
E dopo aver lottato per metodica resistenza, si abbandonavano perdutamente alla sciagurata voluttà delle inquietudini diuturne, quasi calando a poco a poco in un abisso pieno di raggi lunari....
X.
Ella aveva passato la notte fra un corteo di sogni lubrici e maravigliosi che s'innestavano l'un nell'altro, e non finivano.... Le erano sembrati la carezza d'una mano sagace, uno sfiorar di labbra ardite, un principio di tutte le voluttà e un'interruzione di tutte, un invito al piacere e una lusinga ingannatrice, un vellicar di piume, dalla nuca alle reni....
Da ultimo, sull'alba, s'era vista per una lunga amplissima scala, i cui gradi erano dissimulati con drappi vivaci così di tinte, così poderosi nel disegno, che si sarebbero creduta l'opera di molti artisti immortali. La scala metteva capo a una porta chiusa, pesante per ornati di bronzo a cesello. Stagnava una grigia penombra....
E sugli scalini,--indimenticabile spettacolo,--seminude o nude, erano sdraiate numerose femmine di bellezza magica.... Alcune Emilia poteva ricordar tuttavia; adagiata alla sommità era una, intensamente bionda, una bionda simile a luce d'oro, a torrente di luce; ed ogni sua bianchezza appariva, ogni curva, ogni delicatezza di vene azzurreggianti.... V'era anche una bruna ridente con la grande e pur deliziosa bocca aperta a uno schianto irresistibile., pel quale più rosse parevano le labbra schiuse a mostrar denti perfetti.... V'era una creola, dagli occhi ingenui e larghi.... Ah quei capelli, non lunghi ma folti, dal torpido profumo, quelle ciocche selvagge che cadevan dietro le spalle, passavano per le spalle sul petto, e lo baciavano, attorcendovisi intorno,--quale illustre guanciale, quale acqua di Lete a tutte le angosce!...
Nessuna parlava, nessuna aveva idea del tempo. Un magnifico silenzio d'accidia sopiva le donne, viventi d'ineffabile vita animale.
Anch'ella, Emilia, stava tra di loro.... A capo della scala o al fondo? Non rammentava se non d'avere visto dopo di sè, sotto di sè altri corpi femminili digradanti in basso, fino a smarrire la perspicuità delle linee, giù nella lontananza.
Non rammentava se non il turbamento che le era penetrato nell'animo quando, imbevuti gli occhi di quelle forme e i sensi di quella invincibile pigrizia, aveva richiamato lo sguardo sopra sè medesima, e si era scorta nuda, tutta nuda, tanto crudelmente nuda, ch'ella non aveva trovato fra le compagne se non la bionda aurea la quale potesse competere con lei d'impudicizia.... Era rimasta sgominata dalla molesta punta di verecondia; i suoi occhi non s'erano più vòlti a guardare in giro, e con una mano aveva nascosto infantilmente un piccolo nèo che le macchiava d'una macchia graziosa il petto, fra i due seni.
Poi, di repente, all'orecchio le avevano susurrato una parola, qualche parola imperativa per la quale ella s'era alzata, aveva asceso la scala fino alla sommità, movendosi, non sapeva perchè, non meno leggiadramente che se il suo corpo fosse stato protetto dalle vesti.
Nessuna delle donne al suo passaggio aveva sollevato la testa a lanciarle gli sguardi invidi, che nella realtà le dilaniavano le carni. Il silenzio e la penombra incombevano dovunque.
Su, a capo della scala, s'era trovata a seguire un essere bizzarra, nè maschio, nè femmina; il volto era infantile e le membra, come fuse nel bronzo, erano glabre, neutre.
La strana guida l'aveva condotta in una sala marmorea, radiosa di luce.... (Emilia soffriva ancòra la sensazione del marmo freddo sotto i piedi)...., impregnata di fragranze le quali per un attimo le avevan dato le vertigini.... Un largo bagno tepido, più limpido del cristallo, si apriva nel mezzo.... Emilia v'era accorsa, vi si era tuffata: l'acqua emanava globi d'odori floreali e mormorava discreta intorno al corpo della donna.
Allora la strana guida accosciata presso la vasca aveva dato principio a narrare le voluttà che aspettavano Emilia.
Quali parole!... Non mai Emilia ne aveva udito di simili...! Quella bocca dalle labbra piatte, dai denti aguzzi, sprigionava un fiume incandescente, soffiava un vento infuocato, così le imagini erano procaci e le parole schiumanti di lascivia.....
Ritta nell'acqua, la quale giungevale poco oltre i fianchi, e con le braccia stese ai due lati della vasca, Emilia ascoltava: il liquido mormorìo era cessato, ma salivano ancòra i globi di profumo; la donna aveva conservato la sensazione del suo corpo lentamente preso da un tremito di concupiscenza, e degli occhi dilatati quasi ad afferrare le imagini fluenti dalla bocca del neutro narratore.... Che cosa egli prometteva? Che cosa raccontava? A chi era ella destinata, a quale non comune Iddio di libidine inesausta?
Il viso di lei doveva essere purpureo di vergogna, mentre il suo corpo si dibatteva sotto la scudisciata delle cùpide visioni; più volte l'aveva scossa l'impeto di balzar dall'acqua e di fuggire; ma la curiosità di quella facondia sensuale la tratteneva, con le braccia spalancate e le mani ferme ai due bordi della vasca.... Se il suo sguardo vagava, sotto di sè ella poteva veder nel liquido cristallino il riverbero del seno, del collo, del viso, dei capelli diffusi per le spale; e si sorrideva, e socchiudeva le labbra ad ammirarsi i denti piccoli ed eguali.
Le parole soffiavano intanto sopra la sua testa, fischiava il vento infiammato delle promesse lascive.
E come avviene nei sogni in cui la personalità non è morta intera, Emilia si diceva: «Ora, tutto sparirà; ancòra un poco e potrò risvegliarmi e rientrar nella vita; dopo questa tortura, tutto sparirà.»
Invece la forma umana che parlava, l'aveva afferrata intorno al busto, le aveva passato sul petto, sulle reni, una mano accorta comunicandole brividi inenarrabili, con una carezza nuova, con uno sfiorar di piume sulla vibratile colonna nervosa; onde a poco a poco entro le vene ella aveva sentito scorrere non sangue ma lava, e dalla bocca le erano sfuggiti singulti di desiderio.... Era balzata infine dall'acqua, le membra asciutte quasi per magìa e odoranti un balsamo più intenso dei profumi che esalavano dal bagno.... Pronta per l'amore, era uscita, s'era ritrovata presso la gran porta chiusa, al sommo della scala ricoperta di tappeti doviziosi e di femmine o seminude o nude.
Allora (i polsi le battevano più forte, ricordando) s'era incontrata nell'uomo al cui capriccio doveva sacrificarsi; e sùbito le mani di lei avevan tentato invano di celare la nudità, ma comprendendo il malgarbo dell'inutile movimento, era rimasta dritta in piedi, le braccia lungo i fianchi, a testa china. Ella avrebbe detto che la sua vita fisica si fosse in quell'istante sospesa; assorta nella trepidanza dell'aspettazione, solo il palpito del cuore veemente aveva segnato l'attimo d'angoscia. «Ti guarda! Non temere; sei bella.» Ma alzando gli occhi, un grido le era sfuggito. L'uomo sorridendo le aveva preso una mano appena per l'estremità delle dita. Ella non aveva visto di lui se non lo sguardo; ma non s'era ingannata, o colui che doveva possederla era ben lo stesso ch'ella amava nella realtà d'ogni giorno. Il misterioso lavacro l'aveva così preparata all'amore di lui; il canto fescennino ricco di promesse infernali le aveva trasfuso il fuoco nelle vene, perchè ella gli fosse potuta giungere assetata di voluttà, perchè non avesse più avuto requie se non fra quelle braccia, perchè il suo corpo si fosse piegato, allacciato a rosee spire sotto le labbra dell'uomo; perchè non fosse stata infine più nulla di cògnito, se non una splendida forma armonizzata dalla passione.
Ed aveva seguìto l'uomo con la tremante gioia di essere costretta alla felicità.
Ma qual terribile cosa, quale scherno satanico era avvenuto poi?
La donna bionda, a sommità della scala, si era gettata fra le braccia dell'amante, ed egli, sollevatala in un amplesso gagliardo, l'aveva raccolta trasportandola via.
Sulla soglia della porta invarcabile, Emilia era piombata in ginocchio, senza il conforto delle lacrime.
Risvegliatasi dal sogno, ella girò gli occhi per la camera. La lampada notturna era spenta, e l'alba entrava dalle finestre.
Nella mente della donna, le inconfessabili promesse cantate al suo fianco nel bagno eran rimaste intatte, quasi scolpite sopra tavole di bronzo; e avrebbe potuto ripeterle in un giorno di delirio; e le davano ancòra un brividìo di cupidigia e di spavento.
Ora, con le membra estenuate di fatica, dopo il sogno molle e focoso non aveva tardato a riaddormentarsi, cercando una tranquilla pace; e sùbito avevan ripreso le figurazioni di malìa.
Erale parso le si fosse aperto innanzi un libro dalle pagine smisurate, sulle quali le imagini raggiungevano quasi la dimensione delle umane sembianze; i fogli passavano adagio, svolti da una mano occulta.
Inutilmente Emilia, aveva tentato di staccarne gli sguardi. La curiosità era viva; attraente il mistero dei gruppi figurati, e la donna aveva finito per guardare ad una ad una le pagine enormi, seguendo tutta la liturgìa d'amore, che di foglio in foglio diveniva più mordace.
I margini erano all'intorno carichi di ornati massicci, spesse volte intrecciantisi con l'imagine principe, avviluppandola in tale rigiro di draghi, di convolvoli, di èdere, di gigli e di grifoni, che il disegno centrale si faceva oscuro.
Sfilava, in principio, una serie di ritratti femminili; teste di donne, classiche nelle vicissitudini amorose, delineate con gagliardìa fino al busto sopra uno sfondo turchiniccio. Ognuna portava, o negli occhi, o sulle labbra, o sulla fronte, una stimate vigorosa di passione; ognuna aveva, in diverso grado ed espressi con diversa perizia tecnica, il senso di vitalità esuberante, la luce incontenibile, palese sul volto delle donne che amano l'amore e gli si dànno senza limiti.
L'iconografia partiva da tempi lontanissimi e procedeva attraverso tutte le epoche, attraverso tutte le nazioni. Vi erano dapprima alcuni tipi di femmine quasi selvagge, probabilmente fantasticate dall'artista, meglio che ricordate in una qualunque storia: seguivano di mano in mano tipi più calmi ed evoluti, i quali avevano qualche legame di somiglianza con le prime, nella manifestazione di un non comune calore; e spesso i simboli mitologici rammentavano la loro divinità, o un diadema sui capelli indicava la loro origine gentilizia o regale.
Dai margini, i capricciosi avvolgimenti degli ornati concorrevano talvolta a portare una nota originale, allargandosi dietro le teste gentili a guisa di verzura iperbolica, formando con quei visi eburnei, e quei capelli bruni e fulvi uno stridulo contrasto, creando nuovi intrecci o qualche coppa non mai veduta, da cui sorgevano e la testa e il busto, sveltamente.
Eran così forse passate centinaia di ritratti, ed a similitudine di rapide meteore avevan lasciato negli occhi d'Emilia una pertinace luminosità, lo strascico di molte scintille.