Roberta

Part 12

Chapter 12 959 words Public domain Markdown

Fu colpito dalla bellezza malinconica di quel viso giovanissimo, prima ancòra che dall'aspetto di sofferenza onde il viso e il corpo sembravano chiedere sollecitudine. La fanciulla sfolgorava negli occhi, pieni di febbre e tuttavia ignari di sguardi procaci e ingannevoli; le labbra curve eran deliziose di colorito, un poco umide; per tutto il volto, la stanchezza, la commozione, la malattia, avevan diffusa un'ombra grave, in aperto contrasto con la palese giovanezza di Roberta. Non mai era stata così bella, e il sole morente che dallo sportello la illuminava senza darle molestia, cresceva forza al significato romantico della gentile figura.

Lo sconosciuto ritornò al libro aperto, notando un'occhiata della fanciulla, che sembrava disporsi a continuare il suo studio. In verità, il giovane attirava l'attenzione di lei potentemente, ed ella cominciava a farsi delle domande che non trovavano risposta; andava a Nizza egli pure? come si chiamava? era ammogliato?... Cercò sulle dita di lui il cerchietto d'oro, ch'ella credeva indivisibile dalle persone non più libere; ma alla mano destra, nuda, non aveva anelli, e la sinistra era ancòra guantata. E perchè non parlava? In molti romanzi, Roberta aveva letto i dialoghi d'un giovane e d'una giovane incontratisi nel treno; e veniva poi una sfilata, di capitoli interessanti, che si rannodavano tutti a quel primo capitolo dell'incontro. Lo sconosciuto non le parlava, non la degnava d'uno sguardo; credendo fare piacere, aveva tirato la cortina per toglierle il sole ultimo, e sùbito s'era rimesso a leggere, in modo ch'ella non aveva potuto ringraziarlo con un cenno del capo, come in quei romanzi.... Egli pure vestiva un abito grigio, calzava stivaletti di cuoio giallo,--aveva i piedi piccoli--e il collo della camicia era molto alto, con una cravatta enorme, di gusto inglese. La fronte di lui era ampia, con qualche sottilissima ruga, visibile a pena; ma i capelli erano tutti nerissimi, naturalmente lucidi, un poco arricciati. Solo, pareva a Roberta ch'egli fingesse di leggere, perchè non voltava mai pagina; e a un tratto, ella s'avvide con maraviglia, che lo sconosiciuto non poteva leggere affatto, perchè aveva ripreso il libro capovolto. Cominciò a temere di nuovo; perchè fingeva? a che cosa pensava?

In quel punto gli sguardi suoi s'incontrarono con gli sguardi del giovane, e non sapendo come reggere all'onda carezzevole di quegli occhi bruni, e sentendo d'arrossire, Roberta cercò in fretta i guasti e cominciò a calzarli, con la testa china.

Il treno si fermò a Sampierdarena lungamente. La fanciulla guardò in basso la sfilata gaja dei molti edifizi, dispersi in una pianura grigia e uniforme; l'ombra cominciava a scendere tristissima. Il ricordo di Emilia, la visione della villetta, l'intuizione dello spavento cui la sorella doveva essere in preda, vennero tutti insieme a turbarla. Che cosa aveva fatto? Dove andava? Aveva commesso un crimine....

Fra il brusco estollersi di quei pentimenti, una cosa sola poteva consolarla; ella si sentiva bene, d'improvviso, quanto non s'era; mai sentita, e irrompeva nel suo cuore una turba di speranze magnifiche, audaci, sicure; era tuttavia molto affaticata molto languida, ma la cosa pareva ben naturale, dopo le orribili torture. Sperava, tornava a sperare violentemente nell'avvenire; la giovane età avrebbe trionfato de' suoi mali nervosi.

E ritraendosi dal finestrino perchè il treno ripartiva, questa volta per una ben lunga corsa, Roberta vide gli sguardi del compagno fissi ai capelli di lei, biondi, copiosi, rutilanti sotto il raggio della lampada elettrica, la quale pendeva dall'alto della carrozza e cominciava a dar luce non contrastata dalla luce diurna.

La fanciulla gli fu riconoscente; l'attenzione del giovane significava l'avvenire e la vita: egli doveva pensare a lei, non come a larva moritura, ma come a donna vibrante di calda sensibilità, ricca di delicati sentimenti.

Allora, non sapendo d'agire in modo strano, ella si abbandonò a quell'attenzione, vi si offerse scaltramente. Perchè l'uomo non avesse a temere d'essere sorpreso, restò col capo inclinato, ma non così che il suo volto bianco non si vedesse, non così che i suoi occhi azzurri paressero spenti; e si dispose un po' in obliquo sul sedile, perchè tutta la linea dei fianchi acerbi risaltasse sopra lo sfondo grigiastro.

Provò un gaudio nuovo, a quella dedizione capricciosa; più forte, accorgendosi che il giovane si lasciava attirare, e la studiava, l'ammirava con intensità, riusciva a definirla in quanto aveva di raro e di meno atteso: l'incoscienza virginale e la civetteria mite.... La curiosità di lui non era volgare e momentanea, ma doveva, certo doveva risvegliare a poco a poco un sentimento, una brama di non finire così la muta avventura.

Vi fu un istante, in cui Roberta osò levare il capo, e da tutto l'atteggiamento del compagno vide perspicua la certezza ch'egli si accingeva a parlare, a gettare la rete, la quale avrebbe involto lei, e forse non lei sola, per sempre.

--Ora mi parla!--ella pensò.

Fu come un tremendo schianto, un balzo in una voragine profonda.

La fanciulla avvertì di nuovo l'orribile sapore dolciastro del sangue; ebbe un sussulto visibilissimo, tossì seccamente due volte, e con la fronte imperlata di sudor freddo, aspettò.

Poi, quando la prima spuma rosea comparve alla connessura delle labbra, portò il fazzoletto alla bocca, serrandolo contro, perchè nulla si vedesse; ma non era un filo di schiuma, e non cessava, diffondendosi per la pezzuola, empiendole la bocca tutta, minacciando di soffocarla.

Tossì ancòra; venne ancòra il liquido vermiglio su per la gola; e smarrendo ogni speranza, ogni senso della vita formale, Roberta balzò in piedi, afferrò le mani già tese del giovane, e rantolò con un urlo:

--Muoio!

L'impeto enorme del sangue proruppe, non più affievolito dal lieve ostacolo del fazzoletto; e la figura bianca della vergine insanguinata, ritta fra le braccia del compagno che la sorreggeva, precipitò nella spessa ombra d'una galleria come in una voragine profonda.

FINE.

_Bogliasco, luglio 1896._ _Blevio, febbraio 1897._