Part 15
In politica le sue idee sono egualmente nette. È repubblicano, e non ha fede che nella repubblica; ed ha per il popolo quella simpatia affettuosa che nutrono tutte le anime nobili per chi soffre e lavora. Ma non si lascia dominare dal sentimento poetico nei suoi giudizi intorno all'avvenire della società umana. In questo va d'accordo con lo Zola, che se la piglia coi poeti dell'_humanitairerie_, i quali sognano un avvenire impossibile di prosperità e di pace universale, e credendo di far del bene col mostrare di crederci, non fanno che sciupare le proprie forze per mantenere un'illusione funesta. Io capisco, dice, che predichino contro la guerra coloro che non hanno terre conquistate nè concittadini rubati con la forza, da liberare e da riconquistare con quella medesima forza: le anime generose e dolci hanno sempre sognato un avvenire senza eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più facile il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento dell'orrore del pericolo, che suscitare o conservare in lui il sentimento del coraggio! Un grande merito della civiltà moderna è d'aver creato degli eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino, senza speranze, senza interessi positivi di nessuna sorta, migliaia e migliaia di contadini vanno docilmente a farsi uccidere per il loro paese. Anche a me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono gli occhi di lacrime; ma son più lacrime di ammirazione che di pietà. Non c'è cosa più nobile del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo il più grave a compiersi, mi par che non ci sia nulla al mondo di più ammirabile che questo grande consenso popolare che fa pagar senza rivolta l'imposta del sangue a tutta una nazione, della quale una metà appena sa che cosa sia la patria, e nove decimi non sanno che cosa sia la gloria, e non l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono non è che si _faccia male_ la guerra; ma che non si faccia più; e a questo voto direi volontieri: così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente.... o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui l'Europa, incivilita come gli umanitari la sognano, avesse perduto quel resto di barbarie che si chiama il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente. Ciò che forma ancora la vitalità della nostra vecchia Europa, è che noi sappiamo ancora farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più che vivere e viver bene: _finis nostrum!_ — Son le opinioni del maresciallo Molke: le riferisco e non le discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari più pacifici, poichè la differenza che passa tra gli uni e gli altri non è, in fondo, differenza di affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una stessa dolorosa certezza, che gli uni, più forti confessano arditamente, e di cui gli altri, più miti di natura, han bisogno di consolarsi con la fantasia: quistione di _veristi_ e d'_idealisti_, come nell'arte.
Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione esplicita nella prefazione della _Moabite_: — Sono repubblicano e religioso. — Ma come religioso? E una di quelle domande, si capisce, che non son lecite se non ad un'antica amicizia. Un altro critico del Déroulède cercò di ricavare la definizione del suo sentimento religioso dai suoi versi. Ma il sentimento religioso del poeta non è sempre quello dell'uomo. Nel poeta, eccitato dalla passione, una tendenza del cuore si cangia facilmente in un'affermazione del pensiero: la fede che è nei suoi versi non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so se quella del Déroulède sia fede vera, o quello stato della coscienza comune al maggior numero, nei quale tien luogo della fede una speranza grande e confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una speranza, intorno alla quale ci s'affollano continuamente mille argomenti favorevoli e contrarii, tra cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i più piccoli avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono con una vicenda incessante, e ch'è tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro pensiero, agli affetti di cui viviamo. Il certo è che nella sua idea della morte c'è qualche cosa d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo. I suoi soldati muoiono «con l'amore nell'anima e col cielo negli occhi.» In tutti i suoi pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia che nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale verso un _più spirabil aere_, che solleva il cuore e la mente. Si può dissentire da lui su tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di aver discusso con lui; ci si sente come una chiarezza intima, che dispone alla bontà e alla gentilezza; e ci pare che si sia allargata la strada per cui camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci si stende dintorno.
Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo venir su per la strada della sua villa di Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo lungo soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi cani levrieri; e di sentirgli fare i suoi esercizi di lingua italiana pronunziando costantemente _santò_ invece di _cento_, senza il più lontano sospetto di non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in mezzo a un'elegante collezione di libri, si ritrovano tutti i suoi ricordi più preziosi; i fiori mandati a sua madre dai campi di battaglia, la palla estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso caduti dal suo braccio, gli occhiali verdi d'ebreo polacco che servirono a coprire lo scintillamento pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga dalla Germania. Un particolare curioso: il suo avo materno e il suo avo paterno, di cui conserva delle memorie in un quadretto, si trovarono insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di Valmy. Il suo studio di poeta è tutto pieno dei suoi ricordi militari; si mette la mano tra i volumi del Corneille, e si trova un trattato di tattica; si sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla Bibbia, e si scopre la fotografia d'un _turcò_; si scompongono le sue prove di stampa, e salta fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e raccolto: dalla finestra si scoprono i tetti di Bougival, dove seguì un combattimento accanito durante l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e i vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa e verde che par il lago d'un giardino. In quella piccola stanza egli passa la maggior parte del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta tutto il giorno in una sala a terreno, distesa sopra un letticciuolo, e rivolta verso la porta da cui si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza pietose e riverenti per esprimere il senso che si prova vedendo per la prima volta quella santa donna, immobile come una statua, e tormentata da continui dolori, ma ancor piena di coraggio, e sempre sorridente coi suoi grandi occhi neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata tutta la sua bell'anima di madre e di martire. Vengono sulle labbra certi versi inediti del suo figliuolo:
Bonjour, maman! O nom sacré! Premier mot des premiers langages Qu'à travers le monde et les âges Le genre humain ait proféré! Mère est un beau nom, un nom grave; Mais dans son élan sans entrave L'autre en dit tant, si simplement: Bonjour, maman!
Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi figliuoli giovani, pieni di speranze, e amati da tutti, che le stanno intorno e le parlano con una venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi e sorridenti essa segue ogni loro movimento, dice tutto quello che la sua bocca non può dire, consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima loro col proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono passare in quelle pupille! Tutta la storia dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi dalla rappresentazione di _Juan Strenner_ alla ferita di Sédan, da Breslau ad Algeri, da Algeri alla barricata di Belleville; e tra le varie espressioni di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza serena, che le viene dalla coscienza d'aver dato alla patria tutto quel che poteva, d'aver adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra. Nei giorni ch'ero là, arrivò da un lungo viaggio in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano d'artiglieria. Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati accanto al letto, con la bocca inchiodata sulle mani tremanti della loro madre; — lo zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto, li guardava, muto e commosso; — e una sua sorella suonava il pianoforte per distrarre l'inferma. C'eran tutte le più belle e le più grandi cose umane in quel quadro: l'amor di patria, l'amor materno, l'eroismo, la sventura, la poesia, la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più grande, perchè era rischiarato da una speranza immortale. Amabile e gloriosa casa! Non vi si può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare senza piangere, non si può ricordare senza benedirla.
FINE.
INDICE
Alfonso Daudet Pag. 1 Emilio Zola polemista » 51 Emilio Augier e Alessandro Dumas » 107 L'attore Coquelin » 173 Paolo Déroulède » 227
DELLO STESSO AUTORE:
_La Vita Militare_, 1868. (Nuova edizione, completamente rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione. _Ricordi del 1870-71._ (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz. _Spagna._ (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz. _Novelle_. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata. _Ricordi di Parigi_. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione. _Ricordi di Londra_. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz. _Pagine sparse_. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz. _Marocco._ (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz. — Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879). _Costantinopoli._ (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz. _Poesie._ (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione.
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:
_Cuore._
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.