# Rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI

## Part 10

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Ahi, qual fora 'l mio stato o triste core, (tolga Iddio tale augurio) quale stato fora 'l mio s'a la mia dolce Talia fosse a grado d'udir ch'altri che Mopso, mia le dicesse. O pria fra questi boschi aspra, selvaggia fera, e l'unghie, e i denti contro me adopre; l'affamate voglie di mie tremanti membra e del mio sangue sbramando fiera e pia, finisca a un punto il mio amor, il mio duolo e la mia vita.

VII.

TIRRENIA

Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di esser sempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltra il desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostra indissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insieme siano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E per tanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è stato Elicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venuto fatta una mia composizione per avventura più affettuosa che artificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voi più particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto che sia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voi possa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata in maniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animi nostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati, così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiriti potranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or quale che ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se un altra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io porto già gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voi stessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voi o in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputa nella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ella volse

Mostrar quaggiù quanto lassù potea.

Interlocutori.- DAMETA e TIRSE

L'erboso prato e i verdeggianti allori, l'aura soave e 'l bel rivo corrente, m'invitan seco a far lieto soggiorno e ragionar del mio soave foco. Muse, Muse, mentr'io di lei favello, avvolgetemi alcun di questi rami intorno al crine, e non mi siate avare del favor vostro: i' canto il vostro onore. E tu, TITIRO mio, mcntr'io ricorro quel che mi detta Amor, le mie parole 10 va ricogliendo, e 'n quel surgente tronco le ripon di tua man; col tronco insieme sorgeranno il suo nome e i nostri amori.

T. Dunque avrò da lodar la mia fortuna, che qui a quest'ora ha volto il mio camino; che, se brami DAMETA ch'el suo nome per le piante si legga, non ti dee noiar che TIRSE, tuo fedele amico, l'oda sonar ancor per la tua lingua.

D. Tu se'qui Tirse? Anzi a me è caro assai 20 che tu ci sia, che con la tua zampogna porger potrai soccorso a le mie note

T. Ciò ch'a te piace. Ma saper disìo qual sia quella beata a cui tu intendi d'acquistar lode con tue eterne rime.

D. Anzi sarian beate le mie rime se pareggiasser le sue eterne lode. Di TIRRENIA cantar è 'l mio pensiero.

T. Di TIRRENIA? Ho più volte in queste selve il bel nome sentito; ma di lei 30 non ho particolare altra contezza.

D. Gran danno a lei, ch'un sì gentile spirto non le sia in tempo alcun stato soggetto: a te, che del suo chiaro e vivo lume ancor non t'hai sentita l'alma accesa.

T. Nova querela, udir ch'altri si doglia ch'altri non arda del medesmo foco.

D. Da diverse cagion diversi effetti nascon, mio TIRSE, e altramente s'ama cosa pura mortale, altri disiri 40 son quei che movon da cose divine. Come, perché dal soie il lume prenda una copia infinita d'animanti non perciò il suo splendore alcuno è scemo; così qual uom si sente l'alma piena de' diletti de l'alma, non si sente scemar il ben perch'altri ancor ne goda. Anzi gode quel cor, ch'oggetto eterno ha in se scolpito, che per molti cori cresca la gloria del superno raggio. 50 E di quel ch'io ti dico, chiara luce di TIRRENIA ne porge il divo lume.

T. Bramo di quel che di' saperne il come.

D. TIRSE, non ha veduto il secol nostro pastor ch'io creda alcun, che d'alcun pregio abbia colto ghirlanda in Elicona, che s'ha lei vista, e se gli accenti suoi ha ne l'alma raccolti, tale ardore non abbia conceputo, che 'l suo ingegno n'ha poi fuor dimostrati ardenti lampi. 60 Nè tra color giammai si vide o udìo che ne nascesse invidia o gelosia; anzi di lodar lei fa ognuno a gara, e ne l'udir di lei ciascun si gode de le sue laudi, e l'un l'altro n'invita a dir del bel suggetto. E 'n lei n'avviene quel ch'avvien de le cose rare e nove e ch'avverrìa se sopra l'orizzonte cominciasse a scoprirsi un nuovo sole a gli occhi nostri: che com'altri scorto 70 prima l'avesse, così immantenente si volgerebbe a dimostrarlo altrui. E ciò n'avvien perochè al suo focile non s'accende altro che gentil disire.

T. Nuovo ben, nuove grazie e santi amori. Ma bram'io da te, se non t'annoia, Dameta mio, che tu mi scopri ancora que' pastor onorati che pur dianzi hai detto c'han per lei cantato e arso.

D. E questo, Tirse, ancor farò di grado, 80 nè penso ch'altri altra più chiara fede possa altrui far del suo valor soprano che con sì gloriosi testimoni. Dirò di loro, e dirò con tal legge, che senza servar legge, di quel prima ch'a la mia mente pria farà ritorno, m'udirai favellar. Nè creder dei ch'io sia per ricordargli tutti a pieno; che lungo fora, e poi non m'assicuro di tutti aver memoria o conoscenza. 90

T. Com'a te aggrada: io ad ascoltare intendo.

D. Fra i primi che cantaro in riva al Tebro de la bella Tirrenia fu un pastore d'antico sangue e di gente Latina, e nel cui nome suona la sua gente e del cui canto ancor, e del cui suono, suonan le trionfali e altere sponde. Arse colui per lei lunga stagione: e ancor dolcemente ne sospira.

E per lei sospirò quel chiaro spirto 100 che morendo lasciò dubbiosi i boschi tra le Muse di Lazio e di Toscana quali al suo dir sian state più benigne. Dico di quel che per li sette colli abbandonò le piaggie di Panara. E un altro di patria a lui vicino per li paschi del Po ne 'l bel soggetto affaticò sovente le sue canne. TIRINTO dico, a costui 'l nostro Reno diè 'l patrio albergo; e poi, come 'l ciel volse, 110 fu costretto a lasciare i dolci gioghi e pascer le sue gregge per le valli che 'l fiume, che detto ho, parte e abbraccia.

Che dirò del pastor che l'Arbia onora? Di quel dotto pastore i cui vestigi van seguitando e pastorelli e ninfe, non altramente che lasciva greggia la lanuta sua guida? Ei le sue rime del bel nome ch'io canto ha fatte adorne.

T. Tu di', s'io non m'inganno, di colui 120 ch'un tempo parlar feo le nostre Muse con quelle leggi e con quelle misure, che già servò 'l Permesso, il Mincio e 'l Tebro.

D. Di' pur che dir di lui mia lingua intese. E di lei cantò ancor un'altro Tosco, un giovin pastor, ch'in riva d'Arno mentre ch'a lui spargeano il novo fiore le molli guance, con sì dolci note tenne le ninfe, i satiri e i silvani, de le donne cantando i pregi eterni, 130 che ne parlano ancor per questi poggi le quercie e gli olmi; e se da morte acerba non era tolto, a lui nel secol nostro si convenia l'onor de i primi allori.

Nè ci mancano ancor tra queste rive di quei che van segnando il chiaro nome in piante e in sassi. E sopra gli altri s'ode risonar BATTO: BATTO, che per l'erta del sacro monte sale a' sì gran varchi, che fatica è notar le sue pedate. 140 Ei d'or in or a lei volgendo gli occhi prende virtute a gli alti e bei suggetti.

Per lei fatto anco ha risonare i boschi colui, che sceso da gli alpestri gioghi onde discendon l'acque a i lieti paschi, de' pastor d'Insubria, in su le sponde del Re de' fiumi fe 'l suo nome chiaro cantando a l'ombra d'un gentil ginebro.

Fu cantata costei da l'aurea cetra d'un ben dotto pastore, a cui Parnaso 150 concedette non sol tener le Ninfe al dolce suon de le palustri canne, ma gli mostrò i secreti di natura, e render la salute a i membri infermi.

T. Forse di lui vuoi dir, che già discese dal chiaro sangue di quel gran bifolco, che fuggendo l'incendio e la ruina de la sua patria, penetrando i seni de l'aspra Illiria e di Liburni e d'Istri, non lunge d'Adria pose la sua mandra? 160

D. Di lui dir volli. E dir ti voglio ancora che 'l ricordar de gl'Istri a la mia mente tornato ha MOPSO; MOPSO, in cui contende il favor de le Muse e lo intelletto. del terminar le sanguinose liti de' più audaci pastor. Or quanto e dove ei sia per TIRRENIA arso e quanto egli arda, e quanto abbia per lei cantato e canti, fan chiara fede il Po, il Ticino e l'Arno che mille piante han di sue rime impresse. 170

Ma dove lascio, lasso, il buono IOLA, IOLA che col dotto e nuovo suono de ben temprati calami, a' pastori solea far corto e agevole sentiero di gir al fonte che fa i nomi eterni? Questi venuto da gli aperti campi che bagna l'uno e l'altro Tagliamento, sè di gloria colmò, d'invidia altrui. Ei col vivace lume del suo ingegno solea in TIRRENIA, come aquila in sole, 180 gli occhi affissare e da' suoi chiari raggi formar lo stile, e le parole, e 'l canto. Morte pose silenzio a le sue note.

Invida morte, a lei rapisti ancora e al mondo insieme un'altra chiara luce d'un gran pastor, che nato in queste piagge fu cultor nel giardin de' pomi d'oro. Poi trapassando a le ricche pasture e a gli orti di Celio e d'Aventino, si trovò non pur d'edere e di mirti, 190 ma di purpurei fior cinte le tempie. Fior di gloria mortal com'è caduco! Ne sospirano ancor i sette colli del caso acerbo; e VIRBIO nei sospiri suona d'intorno. VIRBIO almo pastore e poeta e materia de' poeti; viverà in mille versi il pastor sacro e 'l pregio di Tirrenia ne' suoi versi. 200

Non patisce la gloria di costui ch'altri d'altro pastor, d'altro poeta, faccia memoria: e a te bastar ben puote d'aver sentito come tali e tanti, e poeti, e pastori, i loro ingegni abbian stancati intorno al caro oggetto.

T. Come sollecita ape per li prati suoi la novella state errando intorno di fior in fior gustare il dolce succo: o come innamorata pastorella 210 di varii fiori al suo diletto amante trecciar si vede una ghirlanda fresca, così visto ho DAMETA la tua lingua andar cogliendo il fior de i chiari spirti, onde composto è 'l mel di quelle lode, che rese ha 'l mondo a la tua cara amata, e coronata d'immortal corona.

D. Ma non men gloriosa è la corona ch'ella tesse a sè stessa: ch'oltra quelle rime che d'ella col favor suo ispira 220 a chi del suo amor arde, che da lei non men provengon che da l'altre Muse le rime e i versi de gli altri poeti. Ella suol d'or in or con le sue rime destare i boschi intorno; e ad ora ad ora, co' i più rari pastor cantando a prova tiene intenti al suo dir Fauni e Napee. Già sono impressi in più ch'in una pianta gli alti suoi amori; e la virtù d'amore quanto sia grande e come sia infinita, 230 si legge da lei scritta in nuove scorze: e suggetti altri, che felicemente viveran col suo nome chiari e eterni.

T. Ragion è adunque che sì altero spirto cantato sia da gli spirti più chiari.

D. TIRSE, non vo' lasciare ancor di dirti che se di lei scorgessi il divo aspetto, e le dolci maniere e i bei sembianti: s'udissi il suon de l'alte sue parole, e le sentenze de' profondi detti, 240 protesti dir, non quel che di Medusa si favoleggia che sua fiera vista altrui mutava in insensibil pietra; ma c'ha virtute a l'insensibil pietre d'ispirar sentimento e intelletto. O s'udissi talor quando accompagna la voce al suon de la soave cetra: o quando assisa tra Ninfe e Pastori move tra lor la lingua a dolci note: s'udissi, dico, come in nuovi accenti, 250 e come in soavissimi sospiri l'aria intorno addolcisca, e i vaghi augelli tra le frondi si stiano intenti e muti, e come i colli, e gli alberi, e le grotte mandin cantando al ciel novelle voci, so che non chiederiano i tuoi disiri altre Muse, altro Apollo, altro Elicona.

T. Grazie son queste così belle e care, ch'in lei racconti, che fan dubbio altrui se sia da dir ch'essa sia rara, o sola. 260 Ma perché spesso avvien ai nostri cori che da l'un bel disio l'altro risorge, poi che m'hai di TIRRENIA il gran valore fatto sì aperto, ancor saper disio qual sia di lei la stirpe e 'l patrio suolo; salvo se del parlar già non se' stanco.

D. Di ragionar di lei sazio nè stanco esser non poss'io mai; poi vizio fora non sodisfare a sì giusti disiri. Or porgi orecchie al chiaro nascimento. 270

In quelle parti ove si corca il sole, si stende un'onorato ampio paese, lo qual da l'oceano e dal mar nostro è cinto d'ogni intorno, se non quanto lunga costa di gioghi s'attraversa: e questi son chiamati i Pirenei. Da questi monti un gran fiume discende, il qual porta tributo al sale interno, e IBERO è 'l suo nome: or quanto serra il giogo, e l'acque dolci, e l'acque salse, 280 vien nomato ARAGON. In quel paese già surse un'onorata e chiara stirpe ch'in tutti que' confìn co 'l suo vincastro diede legge a' pastori ed a' bifolchi; e questa dal paese il nome tolse. Poi co 'l girar del ciel volgendo gli anni passò l'alto legnaggio a i nostri liti, a gl'italici liti; e s'alcun nome ci fu mai chiaro o altero, sopra gli altri questo gran tempo risonar s'udìo. 290 Che donde di là in Adria il fiume Aterno, e di quà passa il Liri al gran Tirreno, quanto circonda 'l mar fin là ove frange l'orribil Scilla i legni a i duri scogli, e quanto ara Peloro e Lilibeo, solea già tutto a la famosa verga del generoso sangue esser soggetto.

Or fra molti altri uscìo del chiaro sangue un gran pastor, che di purpuree bende ornato il crine e la sacrata fronte, 300 com'amor volle, un giorno per le rive del vago Tebro errando, a gli occhi suoi corse l'aspetto grazioso e novo de la bella IOLE. Questa tra le sponde nata del Re de' fiumi, ove si parte l'acqua del suo gran fiume in molti fiumi, avea cangiato 'l Po coi sette poggi: e di questa 'l pastor, di ch'io ragiono, caldo di dolce amore fe' 'l grande acquisto di lei, ch'or m'arde il cor d'eterno amore. 310

T. Già non si convenìa men chiaro seme per dare al mondo pianta sì gentile.

D. E non si convenìa men chiaro loco al gran concetto e al glorioso parto che l'onorate piaggie trionfali de l'almo Tebro, il quale andar si vede non men superbo che tra le sue arene sia germogliata pianta sì felice, che di solenne alcun altro trionfo.

T. Dunque felice il luogo, e 'l seme, e 'l ventre, 320 onde frutto sì eletto al mondo nacque: e più felice a cui dal cielo è dato gli occhi affissar nel lume de' begl'occhi, ai dolci accenti aver l'orecchie intente, e aver de gli occhi e de gli orecchi aperte le porte a l'alma e aver l'alma rivolta a la beltà del doppio eterno oggetto da salir sopra 'l cielo. E sopra ogn'altro felicissima lei, ch 'l gran legnaggio e l'alto onor del bel nido natìo 330 vinto ha col pregio del valore interno.

Ma mentre abbiam la lingua e 'l cor rivolti al tuo bel Sole, è già 'l celeste sole presso che giunto a l'ultimo orizzonte: perché buon sia che diam luogo a la sera.

D. Vanne felice. Io pria che 'l vago piede, rivolga altrove, questa bella pianta sacrare intendo a lei, cui 'l petto ho sacro con la memoria de l'amato nome

[5 O sante Dee.] [11 raccogliendo.] [15 ch'a quest'ora qui volto ho 'l] [20 m'è.] [23 Eccomi presto.] [24 il cui valore.] [25 cerchi inalzar con le tue.] [44 Non è in alcuno il suo splendore scemo.] [48 Nel core ha impresso.] [60 eterni lampi.] [63 fan tutti.] [76 ben da te.] [127 Nel tempo che.] [128 Sue molli.] [147 Del real fiume.] [174 Agevolar solea l'aspro sentiero.] [205 Bastar ben ti puote.] [225 e d'or in ora.] [231 Leggesi.] [233 col suo nome eterna vita.] [252 L'aria addolcisca donde i vaghi augelli.] [261 Ma perché avvenir suol ne i nostri cuori.] [262 Che spesso l'un disio dall'altro sorge.] [289 chiaro sopra gli altri nomi.] [290 Questo oltra gli altri risuonar s'è udito.] [314 beato parto.]

INDICE

(ARAGONA) Alma del vero bel chiara sembianza (ARRIGHI B.) Alma gentile che già foste al paro (ARAGONA ) Alma gentile in cui l'eterna mente (STROZZI F.) Alma gentile ove ogni studio pose (ARAGONA) Almo Pastor che godi alle chiare onde (Muzio G.) Amore ad ora ad or battendo l'ale (ARAGONA ) Amore un tempo in così lento foco (MUZIO G.) Amor nel cor mi siede e vuol ch'io dica (LO STESSO) Anima bella che da gli alti chiostri (ARAGONA) Anima bella che dal Padre Eterno (DE' MEDICI I.) Anima bella che nel tuo bel lume (ARAGONA) Bembo, io che fino a qui di grave sonno (LA STESSA) Ben fu felice vostro alto destino (CAMILLO G.) Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno (ARAGONA) Ben mi credea fuggendo il mio bel sole (LA STESSA) Ben si richiede al vostro almo splendore (LA STESSA) Ben sono in me d'ogni virtute accese (LA STESSA) Bernardo, ben potea bastarvi averne (MUZIO G.) Canti chi vuol le sanguinose imprese (ARRIGHI A.) Come di dolce più che d'agro parte (MUZIO G.) Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo. (DE' BENUCCI L.) Deh, non volgete altrove il dotto stile (MUZIO G.) Dive ch'al suon de la dorata cetra (ARAGONA) Dive che dal bel monte d'Elicona (MUZIO G.) Donna a cui 'l santo coro ognor s'aggira. (VARCHI B.) Donna che di bellezza e di virtute (MUZIO G.) Donna che sete in terra il primo oggetto (LO STESSO) Donna i cui beati ardori (LO STESSO) Donna il cui grazioso e altero aspetto (LO STESSO) Donna l'onor de' i cui be' raggi ardenti (LO STESSO) Donna più volte m'ha già detto amore (ARAGONA) Donna reale a i cui santi disiri (MUZIO G.) Donna se mai vedeste in verde prato (ARAGONA) Dopo importuna pioggia (MUZIO G.) Ebbe la favolosa antica etade (LO STESSO) È già gran tempo o Muse il mio suggetto (ARAGONA) Felice speme che a tant'alta impresa (MUZIO G. ) Fiamma che chiaramente il mio cor ardi (ARAGONA) Fiamma gentil che da gl'interni lumi (MUZIO G.) Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora. (LO STESSO) Già risalito sopra l'orizzonte (LO STESSO) Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro (ARAGONA) Ho più volte signor fatto pensiero (MUZIO O.) Il valor vostro Donna il cor m'incende (LO STESSO) In su le rive del superbo fiume (ARAGONA) Io ch'a ragion tengo me stessa a vile (LA STESSA) Io che fin qui quasi alga ingrata e vile (VARCHI B.) Io non miro giammai cosa nessuna (ARAGONA) La nobil valorosa antica gente (MUZIO G.) La sembianza di Dio che 'n noi risplende (ARRIGHI A). L'aspetto sacro e la bellezza rara (MUZIO G.) Lasso onde avvien che qui non fa ritorno (LO STESSO ) L'erboso prato e i verdeggianti allori (......) Lieto viss'io sotto un bianco lauro (ARAGONA) Mentre ch'al suon de' i dotti ornati versi (MUZIO G.) Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti (DA MONTE VARCHI C.) Mosso da l'alta vostra chiara fama (ARAGONA) Nè vostro impero ancor che bello e raro (VARCHI B.) Ninfa di cui per boschi, o fonti, o prati (ARAGONA) Non così d'acqua colmo in mar discende (LA STESSA) Nuovo Numa Toscan che le chiar'onde (DE' BENUCCI L.) O fiumicel se 'l più cocente ardore (MUZIO G.) O novo esempio de l'eterna luce (ARAGONA) O qual vi debb'io dire o Donna o Diva (MUZIO G.) Or di là se ne vien questa dolce ora (PORZIO S) Or qual penna d'ingegno m'assecura (MUZIO G.) O se tra queste ombrose e fresche rive (ARAGONA) Ov'è misera me quell'aureo crine (VARCHI B.) Per non sentir la turba iniqua e fella (ARAGONA) Più volte Ugolin mio mossi il pensiero (CAMILLO G.) Poi ch'a la vostra tanto alma beltade (BENTIVOGLIO E.) Poi che lasciando i sette colli e l'acque (ARAGONA) Poi che mi diè natura a voi simile (LA STESSA) Poi che rea sorte ingiustamente preme (LA STESSA) Porzio gentile a cui l'alma natura (LA STESSA) Poscia, ohimè, che spento ha l'empia morte (MUZO G.) Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi (ARAGONA) Qual vaga Filomela che fuggita (MUZIO G.) Quando, com'Amor vuol, la donna mia (VARCHI B.) Quando doveva ohimè l'arco e la face (TOLOMEI C.) Quando la Tullia mia che vien dal cielo (MUZIO G.) Quando 'l raggio del bel ch'in voi risplende (ARAGONA) Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo (LA STESSA) Sacro pastor che la tua greggia umile (LA STESSA) S' a l'alto Creator de gli elementi (MUZIO G.) Sebben gli occhi e l'orecchie alcuna volta (MARTELLI U.) Se bella voi così le Grazie fero (ARAGONA) Se ben pietosa madre unico figlio (VARCHI B.) Se da i bassi pensier talor m'involo (LO STESSO) Se di così selvaggio e così duro (ARAGONA) Se forse per pietà del mio languire (LA STESSA) Se gli antichi pastor di rose e fiori (LA STESSA) Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati (DE' MEDICI I.) Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro (MARTELLI N.) Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino (MARTELLI U.) Se lodando di voi quel che palese (MOLZA B.) Se 'l pensier mio, ov'altamente amore (GRAZZINI A.) Se 'l vostro alto valor, Donna gentile (ARAGONA) Se materna pietate affligge il core (DE' BENUCCI L.) Se per lodarvi e dir quanto s'onora (ARAGONA) Se veston sol d'eterna gloria il manto (LA STESSA) Siena dolente i suoi migliori invita (LA STESSA) Signor che con pietate alta e consiglio (LA STESSA) Signor d'ogni valor più d'altro adorno (LA STESSA) Signore in cui valore e cortesia (LA STESSA) Signor nel cui divino alto valore (LA STESSA) Signor pregio e onor di questa etade (ARRIGHI A.) S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi (ARAGONA) S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva (MUZIO G.) Sogni chi vuol di riportar corona (LO STESSO) Spirto felice in cui sì rare e tante (ARAGONA) Spirto gentil che dal natio terreno (LA STESSA) Spirto gentil che vero e raro oggetto (MOLZA B.) Spirto gentile che riccamente adorno (MUZIO G.) Spirto gentile in cui sì chiaramente (ARAGONA) Spirto gentil s'el giusto voler mio (ARRIGHI A.) S'un medesimo stral due petti aprio (MUZIO G.) Superbo Po ch'a la tua manca riva (LO STESSO) Torniamo o Muse a i pianti e ai sospiri (CAMILLO G.) Tullia gentile a le cui tempie intorno (DALLA VOLTA S.) Tullia mostro miracol Sibilla (STROZZI F.) Uscendo 'l spirto mio per seguir voi (BENTIVOGLIO E.) Vaghe sorelle che di trecce bionde (ARAGONA) Varchi, da cui giammai non si scompagna (LA STESSA) Varchi, il cui raro e immortal valore (GlOVENALE L.) Vide già la famosa antica etade (ARAGONA) Voi ch'avete fortuna sì nemica (MARTELLI L.) Voi che lieti pascete ad Arno intorno (ARRIGHI B.) Voi che volgete il vostro alto disio

